Traduzione: un nuovo snippet da The Last Hours!

A volte Cassie ci regala degli estratti inattesi – in questo caso, un breve snippet da TLH che ha per protagonisti James Herondale, Will e Tessa. :)

Non vi diciamo altro per non rovinarvi la sorpresa!

 

 

 

 

 

« James poteva vedere sua madre muoversi tra gli ospiti come un’ansiosa stella pallida nel suo abito lilla, salutando con calore ognuno di loro, dando loro il benvenuto a casa sua. Non aveva modificato il suo aspetto per apparire dell’età del marito, quella sera, e sembrava enormemente giovane, sebbene i suoi capelli fossero stati acconciati come quelli di una graziosa donna adulta, e non di una fanciulla. Quando Will si materializzò fuori dalla folla e si avvicinò a Tessa per metterle un braccio intorno, sorridendole, il grigio sulle sue tempie scintillò come argento. James distolse lo sguardo; amava i suoi genitori per il loro essere straordinari, ma a volte li odiava anche per quella stessa ragione. »

Traduzione: “After the Bridge”, ultima parte

Ed ecco arrivare anche la quinta e ultima parte di After the Bridge, il racconto Jessa (post-Clockwork Princess) che Cassandra ci ha regalato in questi giorni.
:)

Anche questo pezzo ci ha fatte piangere – e ci è ovviamente piaciuto molto. Speriamo sarà così anche per voi!

PS: in fondo al post c’è anche un disegno di Cassandra Jean! ;)

« Una storia per quanti si sono chiesti cos’hanno fatto Tessa e Jem dopo essersi contrati sul Blackfriars Bridge nell’epilogo de La Principessa.
Tutti coloro che non apprezzano Tessa&Jem insieme o i momenti sexy Jessa probabilmente dovrebbero saltare questo racconti. (Non vi perderete nulla che potrebbe minare la vostra comprensione dei prossimi libri.) Quelli che apprezzano questo genere di cose troveranno invece roba che a loro piace.
After the Bridge alterna i POV di Jem e Tessa. Verrà pubblicato in capitoli.
Questa è la Quinta Parte. Non si tratta della storia completa. Ce ne sono altre, di parti. Visto che è più una storia breve che un racconto a capitoli, ogni post conterrà la storia dall’inizio fino al punto dove la parte si conclude, così che i nuovi lettori o i lettori che non ricordano cos’è successo nei pezzi precedenti non debbano dare la caccia al vecchio post/ai vecchi post [NdT: nella versione originale. Noi linkeremo di volta in volta le traduzioni precedenti. Tuttavia, per rendere più semplice il “collegamento”, prima di cominciare col nuovo pezzo riporteremo un passaggio della parte precedente]. »

 

After the Bridge

[Parte 1: QUI]
[Parte 2: QUI]
[Parte 3: QUI]
[Parte 4: QUI]

 

 

“Jem?” disse. “Jem, sei a mille miglia di distanza!” Si era avvolta in un copriletto ripiegato che aveva preso dal divano; gli sedeva accanto; le lacrime erano sparite, e adesso Tessa era calda e sorridente. “Davvero, se quello che abbiamo appena fatto non ha ottenuto la tua attenzione, allora non so cosa potrebbe riuscirci.”
Jem la fissò. “Ma stavi piangendo,” fece alla fine.
Tessa gli lanciò un’occhiata interrogativa. “Perché sono felice. Visto che è stato meraviglioso.”
A lui scappò un sospiro di sollievo. “Quindi è stato – andava tutto bene? Potrei migliorare, potremmo far pratica…”
Quando si rese conto di ciò che aveva detto, serrò la bocca.
Un ghigno malvagio si dipinse sulle labbra di Tessa. “Oh, faremo pratica,” confermò. “Appena sarai pronto.”
“Non ho altri appuntamenti, questa sera,” disse Jem in tono grave.
Lei arrossì. “Il tuo corpo potrebbe aver bisogno di tempo per… per recuperare.”
“No,” fece lui, e questa volta si concesse una lieve nota di compiacimento. “No, non credo.”
Tessa arrossì ancora di più. Amava farla arrossire; gli era sempre piaciuto. “Beh, io ho bisogno di almeno cinque minuti!” esclamò. “E ho bisogno che tu veda questo. Per favore?”
Gli porse un pezzo di carta. Aveva un’espressione sorprendentemente seria; il compiacimento di Jem si prosciugò, e così anche il suo desiderio di prenderla in giro. Non osando parlare, prese il foglio e lo aprì.
Tessa si schiarì la voce. “Forse stavo scherzando, prima,” rivelò, “quando ho detto di possedere quest’appartamento col nome di Bedelia Codfish.”
Jem fissò l’atto di proprietà dell’appartamento di Queen’s Gate. Era stato redatto a nome di Tessa, o qualcosa di simile. Non Tessa Gray, comunque, e neanche Tessa Herondale. Era a nome di Tessa Herondale Carstairs.
“Quando ho parlato a Magnus, a Idris, dopo la Guerra Mortale,” gli disse, “mi ha detto che ti aveva sognato guarito. Sai com’è fatto Magnus. A volte i suoi sogni si realizzano. Così mi sono concessa di sperare per la prima volta dopo tanto tempo. Sapevo che la cosa era improbabile, se non proprio impossibile. Sapevo che ci sarebbero potuti volere anni. Ma mi hai chiesto di sposarti, una volta, un sacco di tempo fa. E, in un certo senso, questa è la nostra prima notte di nozze. Una consumazione a lungo rimandata.” Gli sorrise, mordendosi il labbro, chiaramente nervosa. Con le dita giocherellava con la coperta intorno a sé. “Non avrei dovuto prendere in prestito il tuo cognome, forse, ma ho sempre sentito, nel mio sangue, che eravamo una famiglia.”
“Tessa Herondale Carstairs,” sussurrò Jem. “Non dovresti mai preoccuparti di prendere in prestito il mio nome, quando sai che puoi tenerlo.”
Lasciò cadere il foglio e si allungò verso Tessa. Lei gli finì in grembo, e Jem la strinse forte, combattendo contro la sensazione di soffocamento che sentiva in gola.
Tessa non aveva mai rinunciato a lui. Ricordava di aver detto a Will, una volta, che gli aveva dato fiducia quando Will non ne aveva nessuna in sé. Aveva sempre sperato il meglio per Will, anche quando Will non aveva speranze per sé. E Tessa aveva fatto lo stesso per lui. Jem aveva a lungo disperato che ci fosse una cura, ma lei – lei se l’era sempre auspicato.
Mizpah, Tessa,” sussurrò. “In verità, perché di certo Dio ci stava guardando mentre ci separavamo. E stava guardando quando entrambi siamo stati separati da Will, e ci ha riportati l’uno dall’altro.”

 

*

 

Dormirono, accoccolati l’uno contro l’altra, sui resti del vestito di Tessa, e più tardi si spostarono sul divano. Era piuttosto buio, e bevvero tè freddo e fecero di nuovo l’amore, questa volta più gentilmente e lentamente, mentre Tessa stringeva le spalle di Jem e lo pregava di andare più veloce. “Dolcissimo, non appassionato,” le disse Jem, sorridendo per il puro divertimento che gli dava tormentarla.
“Oh?” Tessa si chinò e fece qualcosa con la mano per cui lui non era chiaramente preparato. Tutto il suo corpo si irrigidì. Lei rise mentre Jem le artigliava di scatto la vita, affondando le dita. I suoi capelli scuri gli cadevano negli occhi; la pelle gli brillava di sudore. Prima Tessa aveva chiuso gli occhi: questa volta lo guardò, osservò il cambiamento nella sua espressione mentre il suo controllo andava in pezzi, la forma delle sue labbra mentre boccheggiava il nome di lei.
Tessa…”
E questa volta dimenticò di mordersi la mano per attutire i suoi stessi suoni. Oh, beh. Al diavolo i vicini. Era rimasta in silenzio per quasi un secolo.
“Forse era più presto di quanto avessi previsto,” disse Jem, ridendo, quando dopo giacquero insieme, incastrati tra i cuscini. “Ma hai barato. Hai più esperienza di me.”
“Mi piace.” Tessa gli baciò le dita. “Mi divertirà tantissimo introdurti a tutto. Non vedo l’ora che tu senta la musica rock, Jem Carstairs. E voglio vederti usare un iPhone. E un computer. E prendere la metro. Sei mai stato in aereo? Voglio andare in aereo con te.”
Jem stava ancora ridendo. I suoi capelli erano un disastro terrificante, i suoi occhi scuri e splendenti sotto la luce della lampadina. Sembrava il ragazzo che era stato, così tanti anni fa, ma era anche diverso: questo era un Jem che Tessa aveva solo iniziato a conoscere. Un Jem giovane e in salute, non un ragazzo morente o un Fratello Silente. Un Jem che poteva amarla con tutta la sua forza, come lei lo ricambiava.
“Prenderemo un aereo,” le disse. “Forse per Los Angeles.”
Gli sorrise. Sapeva perché dovevano andare lì.
“Abbiamo tempo di fare tutto,” fece Jem, facendo scorrere le dita lungo il viso di Tessa. “Abbiamo per sempre.”
Non per sempre, pensò Tessa. Avevano molto, molto tempo. Una vita. La vita di Jem. E lei un giorno l’avrebbe perso, come aveva perso Will, e le si sarebbe spezzato il cuore, così come si era spezzato in passato. E si sarebbe ricomposta e sarebbe andata avanti, perché la memoria di aver avuto Jem sarebbe stata meglio della consapevolezza del non averlo mai avuto.
Era abbastanza saggia da saperlo, ora.
“Ciò che stavi dicendo prima,” chiese. “Che Jace Herondale ama Clarissa Fairchild più di chiunque tu abbia mai conosciuto, eccetto qualcuno – non hai finito la frase. Chi è?”
“Stavo per dire, eccetto te e me e Will,” le rispose Jem. “Ma – è una cosa piuttosto strana da dire, vero?”
“Per niente.” Gli si accoccolò contro il fianco. “Hai esattamente ragione. Sempre e per sempre, esattamente ragione.”

 

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Traduzione: “After the Bridge”, quarta parte

Prima di tutto: ci sarà una quinta parte; Cassie ha detto che la posterà domani. È probabile che abbia deciso di dividere in due quella che in origine era la quarta parte.
:)

Detto ciò – questo pezzo del racconto è RATING ROSSO. Ovviamente non abbiamo modo di vietare ai minorenni di leggere, ma vi chiediamo la cortesia, nel caso in cui non dovessero piacervi le scene di sesso (quelle Jessa in special modo), di CHIUDERE IL LINK.

Shadowhunters avvisati, mezzi salvati.

« Una storia per quanti si sono chiesti cos’hanno fatto Tessa e Jem dopo essersi contrati sul Blackfriars Bridge nell’epilogo de La Principessa.
Tutti coloro che non apprezzano Tessa&Jem insieme o i momenti sexy Jessa probabilmente dovrebbero saltare questo racconti. (Non vi perderete nulla che potrebbe minare la vostra comprensione dei prossimi libri.) Quelli che apprezzano questo genere di cose troveranno invece roba che a loro piace.
After the Bridge alterna i POV di Jem e Tessa. Verrà pubblicato in capitoli.
Questa è la Quarta Parte. Non si tratta della storia completa. Ce ne sono altre, di parti. Visto che è più una storia breve che un racconto a capitoli, ogni post conterrà la storia dall’inizio fino al punto dove la parte si conclude, così che i nuovi lettori o i lettori che non ricordano cos’è successo nei pezzi precedenti non debbano dare la caccia al vecchio post/ai vecchi post.
[Inoltre, solo una nota personale: sin da quando ho cominciato a pubblicare questo racconto, sono stata bombardata da richieste di scrivere storie sui Clace, Malec, Sizzy, Wessa, Jemma, Jordelia, coppie che non hanno neanche un nome, ecc. Di solito rifiuto quando mi chiedono di scrivere storie per antologie che verranno pubblicate perché non ho tempo – non ho davvero il tempo di scrivere migliaia di scene lunghe quanto racconti. Sto scrivendo questa perché è nata da una discussione con Holly Black e Kelly Link riguardo al come il romanticismo plasmi, mi si è seduta in testa e ha richiesto di essere scritta. Quando succederà di nuovo, sarà più che felice di scrivere, perché mi piace condividere contenuti gratuiti. Ma adesso devo concentrarmi su TLH e TDA, e non c’è altro che chieda di essere messo su carta. In altre parole, e mi auguro di starlo dicendo nel modo più carino possibile, non posso accettare richieste. Dovremo solo aspettare e vedere se l’ispirazione colpirà di nuovo, e sperare che non si tratti di una storia Mortmain/Benedict “Il Verme” Lightwood.
Nel frattempo, quello qui in basso è decisamente rating Rosso. Ammetto di non capire davvero come funziona il sistema di rating. MOMENTO SEXY. Questi personaggi sono consenzienti e hanno 135 anni, ma io probabilmente terrei la storia lontana dai ragazzini. »

 

 

After the Bridge

[Parte 1: QUI]
[Parte 2: QUI]
[Parte 3: QUI]

 

 

Jem aveva la sensazione che più tardi la mano gli avrebbe fatto male (non aveva mai strappato un corsetto, prima), ma al momento non riusciva a sentire nient’altro che Tessa. Era seduta a cavalcioni sui suoi fianchi, gli occhi spalancati, i capelli che le piovevano sulle spalle nude e il seno. Sembrava la Venere che sorge dalle onde, con il solo pendente di giada a coprirla, scintillante contro la sua pelle.
“Penso,” disse lei, con voce alta e ansimante, “di aver bisogno che mi baci, adesso.”
Jem si allungò e la tirò giù, afferrando le sua spalle esili. Rotolò in modo da starle sopra, tenendosi in equilibrio sui gomiti, attento al suo peso. Ma a Tessa non sembrava importare. Si sistemò sotto di lui, curvando il corpo in modo gli sia adattasse contro. La morbidezza dei suoi seni premeva contro il petto di Jem, l’incavo dei suoi fianchi era una coppa per tenerlo, e i piedi nudi di Tessa corsero giù lungo i polpacci di lui.
Jem emise un suono gutturale, buio, bisognoso; un suono che a stento riconobbe come suo. Un suono che fece dilatare le pupille di Tessa, affrettare il suo respiro. “Jem,” disse, “per favore, Jem,” e voltò il viso di lato, utilizzando i capelli sciolti come cuscino per la sua guancia.
Lui si chinò su di lei. A questo punto ci erano già arrivati, prima. Questo se lo ricordava. Che le piaceva quando le si baciava la gola, scendendo verso il basso, e che, se le avesse seguito la forma della clavicola con la bocca, Tessa avrebbe emesso un gemito e affondato le mani nella sua schiena. E se era stato terrorizzato dall’idea di ciò che sarebbe venuto dopo – non sapendo che fare, o come darle piacere –, la paura venne spazzata via dalla rapida risposta di Tessa: i suoi deboli gemiti mentre le faceva scorrere le mani lungo le gambe e le baciava il petto e lo stomaco.
“Il mio Jem,” sussurrò Tessa mentre lui la baciava. “James Carstairs. Ke Jian Ming.”
Nessuno lo chiamava col suo nome di battesimo da più di mezzo secolo. Era intimo quando un tocco.
Jem non era del tutto certo di come si fossero tolti il resto dei vestiti; sapeva solo che in qualche modo si erano sdraiati sui resti rovinati dell’abito di seta di lei e della sottoveste. Tessa non era morbida e docile sotto di lui quanto aveva immaginato; era reattiva ed esigente, alzava per il viso per essere baciata più e più volte, faceva scorrere le mani su di lui, e ogni tocco delle sue vita accendeva scintille di fuoco in delle terminazioni nervose che Jem aveva temuto fossero morte da tempo.
Era molto meglio di quanto avesse immaginato. Era circondato da lei, dal suo profumo di sapone all’acqua di rose e dalla sua pelle morbida e dalla sua fiducia implicita. Non è che lei credesse semplicemente che non le avrebbe fatto male; era più di così. Tessa credeva che la sua inesperienza non sarebbe stata importante; che niente importava a eccezione del fatto che fossero loro due, e avevano sempre cercato di rendersi felici a vicenda. Quando Jem esitò e disse: “Tessa, non so come…”, lei gli sussurrò contro la bocca e piazzò le mani di lui lì dove dovevano andare.
Una specie di lezione, ma era la più gentile che Jem avesse mai ricevuto, e la migliore. Non aveva mai immaginato tutto questo, che le loro risposte sarebbero state l’una lo specchio dell’altra, che il piacere di lei avrebbe ingrandito il suo. Che ogni pensiero gli sarebbe volato via di mente, e sarebbe rimasta solo la sensazione di Tessa sotto di lui, e poi intorno a lui, mentre lo guidava nel punto in cui aveva bisogno di essere.
Sentì se stesso gemere, ma come se fosse distante, mentre affondava in lei. “Tessa.” Le afferrò le spalle, come per stringere i brandelli del suo controllo. “Tessa, oh, Dio, Tessa, la mia Tessa.” La coerenza l’aveva completamente abbandonato. Balbettò qualcos’altro, non più in inglese, non sapeva neanche lui cosa, e sentì le braccia di Tessa stringersi intorno al suo collo.
Jem respirava a rantoli mentre si muoveva, lottando per trattenere gli ultimi residui del suo controllo. Aveva gli occhi chiusi; la luce gli sfolgorava dietro le palpebre. Tanta luce. Lottò disperatamente per trattenere se stesso, non volendo far finire tutto, non ancora. Sentì la voce di Tessa che sussurrava il suo nome; erano così vicini, più vicini di quanto avesse mai creduto possibile. Le mani di Tessa gli scivolarono lungo il corpo per afferrargli la vita. C’era una sottile ruga di concentrazione tra le sue sopracciglia; aveva le guance rosso scarlatto, e quando cercò di pronunciare di nuovo il nome di Jem, un ruvido singhiozzo glielo fece ingoiare. Si portò una mano alla bocca, e si morse le dita mentre il suo corpo si stringeva intorno a Jem.
Fu come accendere una scintilla. L’ultimo residuo del controllo di Jem evaporò. Affondò il viso contro il collo di Tessa, mentre la luce davanti ai suoi occhi si frantumava in colori caleidoscopici. Si era portato dietro l’oscurità della Città Silente anche dopo aver lasciato la Fratellanza. E adesso Tessa stava aprendo la sua anima e stava lasciando che ci entrasse la luce, ed era fantastico.
Jem non l’aveva mai immaginato. Non aveva mai nemmeno immaginato di immaginare tutto ciò.
Quando tornò in sé, scoprì che la stava ancora stringendo forte, la testa china sulla sua spalla. Tessa stava respirando piano e regolarmente, le dita tra i capelli di Jem, accarezzandolo, mormorandogli parole affettuose.
Jem si allontanò a malincuore da lei, rotolando in modo che potessero stare faccia a faccia. La maggior parte della luce del giorno se n’era già andata; si guardarono nel fioco tramonto che ammorbidiva ogni angolo. Il cuore gli batteva forte, mentre allungava una mano per far scorrere il pollice sul labbro inferiore di Tessa.
“Stai bene?” le chiese con voce roca. “Era…” Si interruppe, realizzando con orrore che il bagliore negli occhi di Tessa erano lacrime. Una le rotolò lungo la guancia, incontrollata.
“Tessa?” Poteva avvertire il panico selvaggio che gli riempiva la voce. Lei gli fece un rapido sorriso tremante, ma dopotutto era Tessa. Non avrebbe mai mostrato la sua delusione. E se per lei fosse stato terribile? A Jem era sembrato meraviglioso, perfetto; aveva pensato che il suo corpo sarebbe andato in frantumi per aver sentito così tanta beatitudine tutta insieme. E gli era parso che lei avesse risposto, ma che ne sapeva? Maledì la sua inesperienza, la sua arroganza e il suo orgoglio. Cosa gli aveva fatto pensare di poter…
Tessa si mise a sedere, allungandosi sul tavolino da caffè, facendo qualcosa con le mani che a lui non riuscì di vedere. Il suo corpo svestito era delineato dalla luce del crepuscolo, bello al punto da essere insopportabile. Jem la osservava col cuore tremante. In qualsiasi momento si sarebbe potuta alzare e avrebbe potuto recuperare i suoi vestiti, gli avrebbe potuto dire che lo amava, l’avrebbe amato sempre, ma in quel modo. Che la loro non era passione, ma amicizia.
E si era detto che avrebbe potuto sopportarlo, prima di andare sul ponte a dichiararsi. Si era detto che avrebbe potuto accettare la loro amicizia e nient’altro, che era meglio quella del non averla affatto vicino.
Ma ora che lo sapeva, ora che avevano condiviso i respiri e i corpi e le anime, non sarebbe più potuto tornare indietro. Essere solo suo amico, non toccarla mai più, l’avrebbe lacerato in un milione di pezzi. Sarebbe stato un’agonia peggiore del fuoco celeste.
Tessa si voltò di nuovo verso di lui, stringendo qualcosa in mano.
“Jem?” disse.

(CONTINUA IN UN’UNICA PARTE CONCLUSIVA, CHE POSTERÒ DOMANI)

Traduzione: “After the Bridge”, terza parte

Ed ecco arrivare la terza parte di After the Bridge! :) Per ora è in assoluto la più lunga (2500 parole!), e qui le cose si sono scaldate davvero, davvero parecchio.

;) Se ci sono minorenni in sala(?), forse dovrebbero chiudere il post.

Vi ricordiamo che After the Bridge è un racconto Jessa che Cassie sta pubblicando sul suo Tumblr (saranno quattro parte in totale; questa è la terza). Se la coppia non vi piace, fareste meglio a non leggere.

« Una storia per quanti si sono chiesti cos’hanno fatto Tessa e Jem dopo essersi contrati sul Blackfriars Bridge nell’epilogo de La Principessa.
Tutti coloro che non apprezzano Tessa&Jem insieme o i momenti sexy Jessa probabilmente dovrebbero saltare questo racconti. (Non vi perderete nulla che potrebbe minare la vostra comprensione dei prossimi libri.) Quelli che apprezzano questo genere di cose troveranno invece roba che a loro piace.
After the Bridge alterna i POV di Jem e Tessa. Verrà pubblicato in capitoli.
Questa è la Terza Parte. Non si tratta della storia completa. Ce ne sono altre, di parti. Visto che è più una storia breve che un racconto a capitoli, ogni post conterrà la storia dall’inizio fino al punto dove la parte si conclude, così che i nuovi lettori o i lettori che non ricordano cos’è successo nei pezzi precedenti non debbano dare la caccia al vecchio post/ai vecchi post [NdT: nella versione originale. Noi linkeremo di volta in volta le traduzioni precedenti. Tuttavia, per rendere più semplice il “collegamento”, prima di cominciare col nuovo pezzo riporteremo un passaggio della parte precedente]. »

 

 

After the Bridge
[Parte 1: QUI]
[Parte 2: QUI]

 

“Non ho mai visto nessuno così innamorato, eccetto…” La voce di Jem si spense, perché Tessa era uscita fuori dal paravento, e ora capiva perché ci avesse messo così tanto tempo.
Indossava un abito di seta faille color orchidea, il genere di vestito che avrebbe potuto mettere per cena durante il periodo del loro fidanzamento. Era ricamato in filo di velluto bianco, con la gonna che cadeva a campana – indossava una crinolina?
Gli si spalancò la bocca. Non poteva farne a meno. L’aveva trovata bellissima durante tutti i mutevoli anni del secolo: bellissima con gli abiti accuratamente tagliati degli anni delle guerre, quando il tessuto era razionato. Bellissima nei vestiti eleganti degli anni Cinquanta e Sessanta. Bellissima nelle gonne corte e gli stivali della fine del secolo.
Ma questo era l’aspetto che avevano le ragazze quando per la prima volta aveva cominciato a notarle, quando per la prima volta gli erano parse affascinanti e non fastidiose, quando per la prima volta aveva fatto caso all’aggraziata linea del collo o al pallore dell’interno del polso femminile. Questa era la Tessa che l’aveva, per la prima volta, tagliato con amore e lussuria miscelati: un angelo carnale con un corsetto che le modellava il corpo a clessidra, sollevava i seni, sottolineava i suoi fianchi.
Si costrinse a distogliere lo sguardo dal suo corpo. Si era legata i capelli, e dei riccioli le erano sfuggiti sulle orecchie; il suo pendente di giada splendeva al collo di Tessa.
“Ti piace?” gli chiese. “Mi sono dovuta fare da me i capelli, senza Sophie, e chiudere da sola i lacci…” La sua espressione era timida e più che nervosa – era sempre stata una delle contraddizioni del cuore di Tessa, il suo essere una delle persone più coraggiose e al contempo timide che Jem conoscesse. “L’ho comprato da Sotheby – una vera e propria antichità, adesso, e costava un sacco di soldi, ma mi sono ricordata che quando ero ragazza mi hai detto che le orchidee erano il tuo fiore preferito, e così mi ero fissata col voler trovare un abito che fosse del loro colore, ma non ne ho mai trovato uno, prima che tu – non ci fossi più. Ma questo qui lo è. Tinto all’anilina, immagino, niente di naturale, ma ho pensato – ho pensato che avrebbe te l’avrebbe ricordato.”  Alzò il mento. “Di noi. Di ciò che sarei voluta essere per te, quando pensavo che saremmo stati insieme.”
“Tess,” disse lui con voce roca. Si era alzato, senza però sapere come fosse arrivato lì. Fece un passo verso di lei, poi un altro. “Quarantanovemiladuecentosettantacinque.”
Tessa capì immediatamente di che stava parlando. Jem sapeva che l’avrebbe compreso. Lo conosceva come nessun altro in vita. “Stai contando i giorni?”
“Quarantanovemiladuecentosettantacinque giorni dall’ultima volta che ti ho baciato,” le rispose. “E ho pensato a te ogni singolo giorno. Non devi ricordarmi della Tessa che amavo. Sei stata il mio primo amore, e sarai il mio ultimo. Non ti ho mai dimenticata. Non ho mai non pensato a te.” Era abbastanza vicino, adesso, da poter vedere le pulsazioni nella gola di Tessa. Da potersi allungare e prendere un ricciolo dei suoi capelli tra le dita. “Mai.”
Gli occhi di Tessa erano socchiusi. Gli prese la mano, quella con cui le accarezzava i capelli. Il sangue di Jem gli tuonava nel corpo, così forte da fargli male. Tessa gli abbassò la mano, la abbassò sul corpetto del suo vestito. “La pubblicità dell’abito diceva che non ci sono bottoni,” sussurrò. “Solo ganci sul davanti. È più semplice per una persona chiuderlo.” Tessa abbassò la sua mano, prese l’altro polso di Jem e lo alzò. Ora tutte e due le mani di lui le stavano sul corpetto. “O slacciarlo.” Chiuse le dita su quelle di Jem mentre, molto deliberatamente, si slacciava il primo gancio dell’abito.
E poi il successivo. Spostò le mani verso il basso, le dita intrecciate a quelle di lui, slacciando finché l’abito non cominciò a prendere sul corsetto, coi lati piegati come petali di un fiore. Stava respirando con affanno; Jem non riusciva a distogliere lo sguardo dal punto in cui il suo ciondolo si alzava e abbassava seguendo il ritmo dei sospiri di Tessa. Non riusciva muoversi di un altro centimetro verso di lei: desiderava, desiderava troppo. Voleva scioglierle i capelli e avvolgerseli intorno al polso come corde di seta. Voleva i seni di Tessa sotto le mani e le sue gambe intorno alla vita. Voleva cose per cui non aveva nome e di cui non aveva esperienza. Sapeva solo che, se si fosse fatto un altro centimetro più vicino a lei, quella barriera di vetro di controllo che aveva costruito intorno a sé sarebbe andata in frantumi, e non era certo di cosa sarebbe successo dopo.
“Tessa,” disse. “Ne sei sicura…?”
Le ciglia di Tessa svolazzarono. Aveva ancora gli occhi mezzi chiusi, i denti che le disegnavano delle mezzelune nel labbro inferiore. “Ne ero certa allora,” rispose, “e ne sono certa adesso.”
E strinse saldamente le mani di Jem contro i suoi fianchi, dove la sua vita si curvava, sulle anche.
Il controllo di Jem si ruppe in un’esplosione silenziosa. La tirò verso di sé, si chinò a baciarla con forza selvaggia. La sentì gemere di sorpresa e poi le sue labbra azzittirono quelle di lei, e la bocca di Tessa si aprì entusiasta sotto la sua. Le mani di lei gli stavano tra i capelli, stringendoli con forza; si stava sollevando sulle punte per baciarlo. Gli morse il labbro inferiore, mordicchiò la mascella, e lui gemette, facendo scorrere le mani dentro al vestito, tracciando il retro del corsetto con le dita; la pelle le bruciava nei pezzi di sottoveste che Jem riusciva a sentire attraverso i lacchi. Calciò via le sue scarpe e si tolse i calzini; il pavimento contro le sue piante nude era freddo.
Tessa sussultò leggermente e si fece più vicina, stretta tra le braccia di Jem. Lui tolse le mani dal vestito e le afferrò la gonna. A Tessa scappò un verso di sorpresa, e poi Jem le stava togliendo l’abito da sopra la testa. Fece un’esclamazione, ridendo, mentre il vestito si lasciava sfilare per la maggior parte, restando però allacciato al suo polso, dove dei piccoli bottoncini lo tenevano saldamente chiuso. “Fa’ attenzione,” lo prese in giro; le dita frenetiche di Jem stavano aprendo i bottoni. Le sollevò il vestito e lo gettò in un angolo. “È antico.”
“Lo sono anch’io, tecnicamente,” rispose lui, e Tessa ridacchiò di nuovo, guardandolo, il viso caldo e aperto.
Aveva già pensato, in precedenza, di fare l’amore con lei; è ovvio che l’avesse fatto. Aveva pensato al sesso, quando era un adolescente, perché è a questo che pensano i ragazzi adolescenti, e quando si era innamorato di Tessa, aveva pensato di farlo con lei. Vaghi pensieri rudimentali sul fare delle cose, sebbene non fosse certo di che cosa – immagini di braccia pallide e gambe, l’immaginaria sensazione di una pelle morbida sotto le sue mani.
Ma non aveva sognato questo: che potessero esserci delle risate, che sarebbe potuta essere una cosa affettuosa e calda tanto quanto passionale. La realtà di tutto quello, di Tessa, lo lasciava stordito e senza fiato.
Tessa si allontanò, e per un attimo Jem andò nel panico. E se avesse fatto qualcosa di sbagliato? Le aveva fatto male, l’aveva contrariata? Ma no, le dita di Tessa erano corse alla gabbia di crinolina che teneva in vita, e la torcevano e colpivano. Poi sollevò le braccia e gliele intrecciò intorno al collo. “Sollevami,” disse. “Sollevami, Jem.”
La sua voce sembrava un caldo far le fusa. Jem le prese le vita e la sollevò in alto, fuori dalla sua sottogonna, come se stesse togliendo un’orchidea costosa dal suo vaso. Quando la rimise giù, Tessa non indossava altro che il suo corsetto, le mutande e le calze. Le sue gambe erano lunghe e adorabili così come le aveva ricordate e sognate lui.
Jem si allungò verso di lei, ma Tessa gli prese le mani. Stava ancora sorridendo, ma adesso la sua espressione aveva una nota birichina. “Oh, no,” disse, indicando lui, vestito dei suoi jeans e il maglione. “È il tuo turno.”

 

*

 

Jem rimase immobile e, per un momento, fu in preda al panico, e Tessa si chiese se non gli avesse chiesto troppo. Era rimasto per così tanto tempo distaccato dal suo corpo – una mente in un guscio di carne che veniva per la maggior parte del tempo ignorato, sempre che non avesse bisogno di essere ricoperto di rune che gli donassero qualche nuovo potere. Forse tutto questo era troppo, per lui.
Ma Jem prese un profondo respiro, e le sue mani si posarono sull’orlo del suo maglione. Se lo tolse dalla testa e riemerse coi capelli adorabilmente arruffati. Non indossava nessuna maglietta, sotto il maglione. La guardò e si morse il labbro.
Tessa gli si avvicinò, facendo scorrere occhi e dita. Lo guardò prima di posargli le mani addosso, e vide il suo annuire, .
Deglutì a fatica. Aveva fatto avanzare tutto molto velocemente, come una foglia sull’onda dei suoi ricordi. Ricordi di James Carstairs, il ragazzo con cui era stata fidanzata, che aveva progettato di sposare. Avevano quasi fatto l’amore, sul pavimento della stanza della musica dell’Istituto di Londra. A quel tempo aveva visto il suo corpo, a torso nudo, la pelle pallida come carta che si allungava sopra le sue costole sporgenti. Il corpo di un ragazzo che sta morendo, anche se per lei era sempre stato bellissimo.
Adesso la sua pelle sulle sue costole e sul torace era una muscolatura liscia; il suo petto era ampio, e si assottigliava in basso, stringendosi in una vita sottile. Posò timidamente le mani su di lui; era caldo e duro, sotto il suo tocco. Poteva sentire le lievi cicatrici delle antiche rune, pallide contro la sua pelle dorata.
Il respiro di Jem sibilò tra i suoi denti, mentre Tessa faceva scorrere le dita sul suo petto e poi giù per le sue braccia, la curva dei suoi bicipiti che si plasmava sotto il tocco di lei. Lo ricordò mentre combatteva con gli altri Fratelli a Cader Idris – e di certo aveva combattuto alla battaglia nella Cittadella; i Fratelli Silenti si tenevano sempre pronti a combattere, anche se lo facevano solo di rado. Per qualche ragione Tessa non aveva mai pensato cosa sarebbe potuto significare tutto questo per Jem, una volta che non fosse più stato in punto di morte.
I suoi denti sbatterono un po’; si era morsa il labbro per mantenere il loro silenzio. Il desiderio le scorreva in corpo, insieme a un po’ di paura: come poteva star succedendo? Succedendo davvero?
“Jem,” sussurrò. “Sei così…”
“Sfregiato?” Jem si posò una mano sulla guancia, dove il marchio nero della Fratellanza ancora spiccava sull’arco dello zigomo. “Orribile?”
Tessa scosse il capo. “Quante volte devo dirti che sei bello?” Fece scorrere la mano dalla curva della sua spalla nuda al collo; Jem tremava. Sei bello, James Carstairs. “Non hai visto che ti fissavano tutti, sul ponte? Sei molto più bello di me,” mormorò, lasciando scivolare le mani per toccargli i muscoli della schiena; si irrigidirono sotto la pressione del suo tocco. “Ma se sei così stupido da volermi, allora non metterò in discussione la mia fortuna.”
Jem voltò il capo di lato, e Tessa lo vide deglutire. “Durante tutta la mia vita,” fece, “quando qualcuno ha detto la parola ‘bello’, è tuo il volto che ho visto. Sei tu la mia definizione di bellezza, Tessa Gray.”
Il cuore di Tessa fece una capovolta. Si alzò sulle punte – era sempre stata alta, ma Jem era anche più alto di lei – e posò la bocca su un lato della sua gola, baciandolo gentilmente. Le sue braccia la circondarono, premendola contro di lui, contro il suo corpo duro e caldo, e Tessa sentì un’altra fitta di desiderio. Questa volta lo mordicchiò, mordendo la pelle lì dove la sua spalla si curvava nel collo.
Tutto andò sottosopra. A Jem scappò un suono dalla parte bassa della gola, e all’improvviso i due erano sul pavimento, e Tessa gli stava sopra; il corpo di Jem le aveva ammortizzato la caduta. Lo guardò con stupore. “Che è successo?”
Jem sembrava sconcertato a sua volta. “Non riuscivo più a stare in piedi.”
Il petto di Tessa si riempì di calore. Era passato così tanto tempo che si era quasi scordata la sensazione che si prova baciando qualcuno con così tanta forza da farti indebolire le ginocchia. Jem si tirò sui gomiti. “Tessa…”
“Non c’è niente di sbagliato,” gli rispose con fermezza, prendendogli il viso tra le mani. “Niente. Capito?”
Lui strizzò gli occhi, guardandola. “Mi hai fatto lo sgambetto?”
Tessa rise; il cuore ancora le batteva forte, frastornato da gioia e sollievo e terrore. Ma l’aveva osservato, prima, aveva visto come aveva guardato i suoi capelli quando erano sciolti, aveva sentito le sue dita tra i riccioli, mentre li accarezzava timidamente, quando l’aveva baciata sul ponte. Alzò una mano e tolse le forcine dai capelli, gettandole per la stanza.
I suoi riccioli caddero giù come l’acqua di una fontana, scivolandole lungo le spalle, giù per la vita. Si sporse il avanti al punto da sfiorargli il viso, il petto nudo.
“Ti importa?” domandò.
“Visto lo sviluppo,” le rispose contro le labbra, “no. Trovo preferibile essere reclinabile.”
Tessa rise e fece scorrere le dita giù, sempre più giù lungo il suo corpo. Jem si voltò, inarcandosi sotto il suo tocco. “Per essere antico,” mormorò lei, “varresti un bel prezzo, da Sotheby. Tutte le tue parti funzionano piuttosto bene.”
Le pupille di Jem si dilatarono, e poi rise, e il suo alito caldo accarezzò la guancia di Tessa. “Avevo dimenticato cosa significa essere preso in giro, penso,” disse. “Nessuno prende in giro i Fratelli Silenti.”
Tessa approfittò della sua distrazione per liberarlo dei jeans. C’era davvero poco abbigliamento, tra loro, ed era fonte di distrazione. “Non sei più nella Fratellanza,” gli disse, accarezzandogli lo stomaco con le dita, la peluria sottile appena sotto l’ombelico, il petto nudo e liscio. “E ci resterei davvero male se rimanessi in silenzio.”
Jem si allungò alla cieca verso di lei e la tirò verso il basso. Le sue mani si seppellirono tra i capelli di Tessa. E si stavano baciando di nuovo, le ginocchia di lei ai lati dei fianchi di lui, i suoi palmi contro il petto di Jem. Le mani di lui corsero ripetutamente tra i capelli di Tessa, e ogni volta le riusciva di sentire il corpo di Jem premere contro il suo, le labbra di lui contro quelle di lei. Non erano baci selvaggi, non ora: erano decadenti, crescevano di intensità e fervore ogni volta che si separavano e poi si riunivano.
Jem posò le mani sui lacci del corsetto di Tessa e li tirò. Lei si mosse per mostrargli che si apriva anche davanti, ma Jem si era già spostato per afferrare la parte anteriore. “Le mie scuse,” disse, “all’antichità,” e poi, in un gesto assai poco da Jem, strappò il corsetto a metà e lo gettò via.
Sotto Tessa aveva una camiciola, che si tirò su e lanciò di lato.
Prese un respiro profondo. Adesso era nuda davanti a lui, come mai era stata prima.

Traduzione: “After the Bridge”, seconda parte

Ho detto: “Vado a dormire”? XD Sul serio? No, perché Cassandra deve avermi sentito, visto che ha pubblicato la seconda parte di After the Bridge

« Una storia per quanti si sono chiesti cos’hanno fatto Tessa e Jem dopo essersi contrati sul Blackfriars Bridge nell’epilogo de La Principessa.
Tutti coloro che non apprezzano Tessa&Jem insieme o i momenti sexy Jessa probabilmente dovrebbero saltare questo racconto. (Non vi perderete nulla che potrebbe minare la vostra comprensione dei prossimi libri.) Quelli che apprezzano questo genere di cose troveranno invece roba che a loro piace.
After the Bridge alterna i POV di Jem e Tessa. Verrà pubblicato in capitoli.
Questa è la Seconda Parte. Non si tratta della storia completa. Ce ne sono altre, di parti. Visto che è più una storia breve che un racconto a capitoli, ogni post conterrà la storia dall’inizio fino al punto dove la parte si conclude, così che i nuovi lettori o i lettori che non ricordano cos’è successo nei pezzi precedenti non debbano dare la caccia al vecchio post/ai vecchi post [NdT: nella versione originale. Noi linkeremo di volta in volta le traduzioni precedenti. Tuttavia, per rendere più semplice il “collegamento”, prima di cominciare col nuovo pezzo riporteremo un passaggio della parte precedente]. »

 

After the Bridge

[Parte 1 – QUI]

 

Sollevò le tazze di tè con le mani che ancora le tremavano e si diresse in salotto. L’aveva decorato da sé nel corso degli anni, a partire dai cuscini del divano sino al lungo paravento giapponese dipinto con un disegno di papaveri e bambù. Le tende che incorniciavano la finestra in fondo alla stanza erano mezze tirate, lasciando passare quel tanto di luce sufficiente a toccare i tocchi d’oro nei capelli scuri di Jem, e a Tessa quasi caddero le tazze.
Quasi non si erano toccati, nel taxi che li aveva riportati a Queen’s Gate; si erano solo tenuti saldamente per mano. Jem aveva fatto scorrere le dita sul dorso di quelle di Tessa, ripetutamente, mentre cominciava a raccontarle la storia di ciò che era successo dopo la sua ultima visita a Idris, quando la Guerra Mortale, che lei aveva combattuto, era finita. Quando Magnus le aveva indicato Jace Herondale, e lei aveva visto il ragazzo che aveva il bellissimo viso di Will e gli occhi come quelli di suo figlio.
Ma i suoi capelli erano uguali a quelli del padre, un groviglio di riccioli dorati, e, ricordando ciò che aveva saputo di Stephen Herondale, si era voltata senza parlare.
Herondale, le aveva detto qualcuno una volta. Erano tutto ciò che gli Shadowhunters avevano da offrire, tutto in una sola famiglia; sia il meglio che il male.
Sistemò le tazze sul tavolino da caffè – un vecchio baule ricoperto dai francobolli raccolti durante i suoi numerosi viaggi – con un sonoro tonfo. Jem si voltò verso di lei e Tessa vide ciò che teneva tra le mani.
Su una delle librerie c’erano esposte varie armi: cose che aveva raccolto durante i suoi viaggi. Una misericordia sottile, un kriss ricurvo, un coltello da trincea, una spada corta e decine di altri oggetti. Ma quello che Jem aveva raccolto e stava fissando era un sottile coltello d’argento con l’impugnatura scurita da molti anni di sepoltura nello sporco. Tessa non l’aveva mai pulita, perché la macchia sulla lama era il sangue di Will. Il pugnale di Jem, il sangue di Will, sepolti insieme alle radici di una quercia; una sorta di magia solidale che aveva compiuto Will quando pensava di aver perso Jem per sempre. Tessa l’aveva recuperato dopo la morte di Will e l’aveva offerto a Jem; si era rifiutato di prenderlo.
Era successo nel 1937.
“Tienilo,” le disse in quel momento, la voce ruvida. “Potrebbe ancora giungere il giorno.”
“È questo che mi hai detto.” Tessa gli si avvicinò, le scarpe che picchiettavano contro il pavimento di legno duro. “Quando ho cercato di dartelo.”
Jem deglutì, facendo scorrere le dita su e giù per la lama. “Era appena morto,” le disse. Tessa non aveva bisogno di chiedergli di chi stesse parlando. C’era un unico Lui quando a parlare erano loro due. “Avevo paura. Ho visto cos’è successo agli altri Fratelli Silenti. Ho visto come si sono induriti nel corso del tempo, come hanno perso le persone che erano. Come, mentre le persone che li avevano amati e che amavano morivano, diventavano meno che umani. Temevo che avrei perso la mia abilità di provare interesse. Di sapere cosa significava questo coltello per Will, e cosa Will significava per me.”
Tessa gli poggiò una mano sul braccio. “Ma non l’hai dimenticato.”
“Non ho perso tutti quelli che amavo.” Jem alzò lo sguardo, e Tessa vide anche nei suoi occhi dell’oro, preziosi fiocchi luminosi in mezzo al marrone. “Avevo te.”
Espirò; il suo cuore batteva così forte che il petto le faceva male. Poi vide che Jem stava stringendo la lama del coltello, non solo l’elsa. Glielo tolse rapidamente di mano. “Per favore, non farlo,” gli chiese. “Non posso disegnare un iratze.”
“E io non ho uno stilo,” le rispose Jem, guardandola sistemare il coltello sullo scaffale. “Non sono uno Shadowhunter, adesso.” Si osservò le mani; c’erano delle sottili linee rosse, attraverso i suoi palmi, ma non si era tagliato la pelle.
Tessa si chinò d’impulso e gli baciò le pelle; poi chiuse le dita di Jem, le mani di lei su quelle di lui. Quando alzò lo sguardo, le pupille di Jem si erano dilatate. Poteva sentirlo respirare.
“Tessa,” le disse. “Non farlo.”
“Non fare cosa?” Si allontanò da lui, però, istintivamente. Forse non voleva essere toccato, anche se sul ponte non le era sembrato così…
“I Fratelli mi hanno insegnato il controllo,” spiegò Jem, la voce tesa. “Ho ogni genere di controllo, che ho imparato nel corso di decenni e decenni, e li sto utilizzando tutti per non spingerti contro la libreria e baciarti finché nessuno di noi due potrà respirare.”
Tessa sollevò il mento. “E che ci sarebbe di male?”
“Quando ero un Fratello Silente, non provavo ciò che sentono gli uomini normali,” le disse. “Non il vento sul mio viso o il sole sulla mia pelle o il tocco della mano di un altro. Ma ora sento tutto. Sento – troppo. Il vento è come un tuono, il sole brucia, e il tuo tocco mi fa dimenticare il mio stesso nome.”
Una vampa di calore si diffuse nel corpo di Tessa, un calore che partiva dal basso del suo stomaco e si spargeva in ogni parte di lei. Un genere di calore che non aveva sentito per decenni. Quasi un secolo. Le formicolava la pelle. “Al vento e al sole ti abituerai,” disse. “Ma il tuo tocco fa dimenticare anche a me il mio nome, e io non ho scuse. Solo il fatto che ti amo, e l’ho sempre fatto e sempre lo farò. Non ti toccherò se non lo desideri, Jem. Ma se stiamo aspettando che l’idea di stare insieme non ci spaventi più, potremmo attendere molto a lungo.”
Il respiro sfuggì a Jem in un sibilo. “Dillo di nuovo.”
Perplessa, Tessa ricominciò: “Se stiamo aspettando che…”
“No,” disse Jem. “La parte prima.”
Tessa sollevò il viso verso di lui. “Ti amo,” fece. “L’ho sempre fatto e lo farò sempre.”
Non sapeva chi si fosse mosso verso chi per primo, ma Jem le afferrò la vita e la stava baciando prima che lei riuscisse a prendere un altro respiro. Questo bacio non era come quello che si erano scambiati sul ponte. Quello era stato una comunicazione silenziosa di labbra su labbra, lo scambio di una promessa e una rassicurazione. Era stato dolce e sconvolgente, come una specie di tuono gentile.
Questo era una tempesta. Jem la stava baciando, forte e con durezza, e quando Tessa gli aprì le labbra con le sue e assaggiò l’interno della sua bocca, lui ansimò e la tirò con più forza contro di sé, premendosela contro mentre esplorava le sue labbra e la lingua, carezzava, mordeva, poi baciava per lenire il dolore. In passato, quando l’aveva baciato, Jem aveva avuto il sapore dello zucchero amaro: adesso sapeva di tè e – dentifricio?
Ma perché non dentifricio. Ogni Shadowhunter centenario deve lavarsi i denti. Le scappò una risatina nervosa, e Jem si tirò indietro; aveva un’aria stordita e deliziosamente disfatta. Aveva i capelli in tutte le direzioni, visto che Tessa ci aveva fatto correre le dita.
“Per favore, non dirmi che stai ridendo perché bacio così male da essere divertente,” le disse con un sorriso sbilenco. Tessa riusciva a percepire la sua seria preoccupazione. “Potrei essere un po’ fuori allenamento.”
“I Fratelli Silenti non baciano un sacco?” lo prese in giro lei, lisciandosi la parte anteriore del maglione.
“No, sempre che non ci fossero orge segrete a cui non sono stato invitato,” rispose Jem. “Mi sono sempre preoccupato perché pensavo di non essere molto popolare.”
Tessa gli strinse la mano intorno al polso. “Vieni qui,” disse. “Siediti – bevi del tè. C’è qualcosa che voglio mostrarti.”
Lui fece come gli aveva chiesto e si sedette sul divano di velluto, appoggiandosi contro i cuscini che Tessa aveva cucito da sé con del tessuto comprato in India e Tailandia. Non le riusciva di nascondere un sorriso – sembrava solo un po’ più vecchio di quando era entrato tra i Fratelli Silenti, come un qualsiasi ragazzo in jeans e maglione, ma sedeva come avrebbe fatto un uomo dell’epoca vittoriana – con la schiena dritta, i piedi appoggiati al pavimento. Jem colse il suo sguardo e la bocca gli si sollevò al lati. “Va bene,” le disse. “Che vuoi mostrarmi?”
In risposta, Tessa si avvicinò al paravento giapponese in un angolo della stanza e si mise lì dietro. “È una sorpresa.”
Il suo manichino da sarta era lì, nascosto dal resto della stanza. Non poteva vedere Jem, attraverso il paravento; solo una sagoma sfocata. “Dimmelo,” gli disse, togliendosi il maglione dalla testa. “Hai detto che era una storia di Lightwood e Fairchild e Morgenstern. So un po’ di ciò che è accaduto – ho ricevuto i tuoi messaggi, mentre ero al Labirinto –, ma non so come la Guerra Oscura ti abbia curato.” Lanciò il maglione sopra la parte superiore del paravento. “Puoi dirmelo?”
“Adesso?” le domandò Jem. Tessa sentì che aveva messo giù la tazza.
Calciò via le scarpe e si slacciò i jeans; il rumore risuonò forte nella stanza silenziosa. “Vuoi che venga fuori da questo paravento, James Carstairs?”
“Assolutamente.” Aveva la voce strozzata.
“Allora comincia a parlare.”

*

Jem parlò. Parlò dei giorni bui a Idris, dell’esercito di Sebastian Morgenstern e degli Inoscuriti, di Jace Herondale e Clary Fairchild e dei ragazzi Lightwood e del loro pericoloso viaggio a Edom.
“Ho sentito parlare di Edom,” fece Tessa, la voce soffocata. “Se ne parla nel Labirinto a Spirale, dove c’è traccia di tutte le storie del mondo. Un posto in cui i Nephilim vennero distrutti. Un deserto.”
“Sì,” disse Jem, un po’ distrattamente. Non riusciva a vederla, attraverso lo schermo, ma poteva scorgere la sagoma del suo corpo, e quello era quasi peggio. “Un deserto bruciato. Molto… caldo.”
Aveva avuto paura che i Fratelli Silenti gli avessero portato via il desiderio: che avrebbe guardato Tessa e sentito un amore platonico, senza però essere in grado di volerla; ma era vero il contrario. La desiderava, pensò, più di quanto avesse mai fatto in vita sua.
Si stava chiaramente cambiando i vestiti. Jem aveva rapidamente guardato in basso, quando Tessa aveva cominciato a far ondeggiare i jeans, ma non è che potesse dimenticare quell’immagine, la silhouette del suo corpo, i suoi capelli lunghi e le lunghe, adorabili gambe – aveva sempre amato la sue gambe.
Di certo si era sentito così, prima, quando era ragazzo? Ripensò alla notte nella sua stanza da letto, quando lei gli aveva impedito di distruggere il suo violino, e lui in quell’attimo l’aveva voluta, voluta così tanto da non pensare affatto mentre crollavano sul letto: le avrebbe preso l’innocenza, avrebbe ceduto la sua, senza fermarsi, senza pensare neanche un momento al futuro. Se non avessero fatto cadere lo yin fen. Se. Quello l’aveva fatto tornare in sé, gli aveva ricordato chi era, e quando Tessa se n’era andata, aveva strappato le lenzuola con le dita per la frustrazione.
Forse è solo che il ricordo di un desiderio impallidisce in confronto al sentimento stesso. O forse a quel tempo era stato più malato, più debole. Era stato sul punto di morire, dopotutto, e di certo il suo corpo non avrebbe potuto sostenere tutto questo.
“Una Fairchild e un Herondale,” disse Tessa. “Ora, mi piace. I Fairchild sono sempre stati pratici, e gli Herondale – beh, tu lo sai.” Sembrava affezionata, divertita. “Forse lo farà stabilizzare. E non dirmi che non ha bisogno di stabilizzarsi.”
Jem pensò a Jace Herondale. A come sembrasse Will se qualcuno ne avesse fatto una copia e l’avesse ricoperto di fuoco vivente. “Non sono certo che si possa stabilizzare un Herondale, e certo non questo.”
“La ama? La ragazza Fairchild?”
“Non ho mai visto nessuno così innamorato, eccetto…” La voce di Jem si spense, perché Tessa era uscita fuori dal paravento, e ora capiva perché ci avesse messo così tanto tempo.

Traduzione: “After the Bridge”, prima parte

Fun fact: questa traduzione l’ho iniziata alle 5 del mattino (Cassie l’aveva pubblicata da poco).

Tuttavia, “causa” Tribute Day ;), ho avuto modo di terminarla e postarla solo adesso (sono tornata a casa più o meno un’ora fa) – mi spiace!
PS: prima di lasciarvi al racconto, una premessa: non accetteremo commenti anti-Jessa. Se la coppia non vi piace, saltate la storia! Abbiamo un sacco di altri extra, qui sul sito.

« Una storia per quanti si sono chiesti cos’hanno fatto Tessa e Jem dopo essersi incontrati sul Blackfriars Bridge nell’epilogo de La Principessa.
Tutti coloro che non apprezzano Tessa&Jem insieme o i momenti sexy Jessa probabilmente dovrebbero saltare questo racconti. Quelli che apprezzano questo genere di cose troveranno invece roba che a loro piace.
After the Bridge [NdT: “Dopo il ponte”] alterna i POV [NdT: “Punti di vista”] di Jem e Tessa. Verrà pubblicato in capitoli.
Questa è la Prima Parte. »

After the Bridge

 

Now is the time of our comfort and plenty

These are the days we’ve been working for

Nothing can touch us and nothing can harm us

And nothing goes wrong anymore

 Keane – Love Is The End 

 

Venne fuori che Tessa aveva un appartamento a Londra. Era al secondo piano di una casa di città bianco pallido a Kensington, e, mentre faceva entrare entrambi – le sue mani, girando la chiave, tremavano appena leggermente –, spiegò a Jem che Magnus le aveva insegnato come possedere un’abitazione per secoli desiderando le proprietà per se stessi.
“Dopo un po’ ho cominciato semplicemente a darmi dei nomi stupidi,” disse, chiudendo la porta dietro di loro. “Credo di possedere questo posto con lo pseudonimo di Bedelia Codfish.”
Jem rise, anche se era solo in parte concentrato sulle sue parole. Stava osservando l’appartamento – le pareti erano di colori brillanti: un soggiorno lilla, con divani bianchi sparsi qui e là, una cucina verde avocado. Quando aveva comprato l’appartamento, Tessa, si chiese, e perché? Aveva viaggiato così tanto, quindi perché crearsi una base a Londra?
La domanda gli si seccò in gola quando si voltò e realizzò che, attraverso una porta parzialmente aperta, riusciva a dare un’occhiata alle pareti blu di quella che molto probabilmente era una camera da letto.
Deglutì, la bocca improvvisamente asciutta. Il letto di Tessa. In cui lei dormiva.
Tessa lo guardò con gli occhi assottigliati. “Stai bene?”
Gli prese il polso, e Jem sentì le pulsazioni accelerare sotto il suo tocco. Finché non era diventato un Fratello Silente, era sempre stato così. Si era chiesto, durante il tempo passato a Idris, dopo che il fuoco celeste l’aveva curato, se sarebbe stato di nuovo come un tempo: se i suoi sentimenti umani sarebbero tornati. Quando era un Fratello Silente era stato in grado di toccarla e starle vicino, ma senza desiderarla come la voleva da mortale. L’amava ancora, ma era stato un amore dello spirito, non del corpo. Si era chiesto – aveva temuto, persino, che i sentimenti fisici e la risposta non sarebbero tornati così come era tornato lui. Si era detto che, se anche i Fratelli Silenti avessero ucciso la capacità dei suoi sentimenti di manifestarsi in maniera fisica, non se ne sarebbe dispiaciuto. Si era detto di aspettarselo.
Non avrebbe dovuto preoccuparsi.
Dal momento in cui l’aveva vista sul ponte, che gli si avvicinava attraverso la folla con addosso i suoi jeans moderni e una sciarpa liberty, coi capelli che le volavano dietro la schiena, aveva sentito il fiato mozzarglisi in gola.
E quando Tessa aveva tirato fuori il ciondolo di giada che le aveva dato e gliel’aveva timidamente offerto, il suo sangue aveva ruggito nelle vene come un fiume privo di ostacoli.
E quando gli aveva detto, Ti amo. Ti ho sempre amato, e sempre ti amerò, gli ci era voluta tutta la sua forza di volontà per non baciarla in quello stesso momento. Per non fare più che baciarla.
Ma se la Fratellanza gli aveva insegnato qualcosa, era il controllo. La guardò e costrinse la sua voce a restare salda. “Un po’ stanco,” disse. “E assetato – a volte dimentico che adesso ho bisogno di mangiare e bere.”
Tessa lasciò cadere le chiavi su un piccolo tavolino di legno di palissandro e si voltò verso di lui con un sorriso. “Tè,” gli disse, dirigendosi verso la cucina verde avocado. “Qui non ho molto cibo, perché di solito non resto a lungo, ma ho del tè. E dei biscotti. Va’ nel salottino; arrivo subito.”
Jem fu costretto a sorridere, quando Tessa concluse la frase; persino lui sapeva che nessuno diceva più “salottino”. Era forse nervosa tanto quanto lui? Non poteva che sperare.

*

Tessa imprecò silenziosamente per la quarta volta, mentre si chinava per recuperare la scatola delle zollette di zucchero dal pavimento. Aveva già acceso il bollitore senza metterci l’acqua, mescolato le bustine del tè, rovesciato il latte, e ora questo. Lasciò cadere un cubetto di zuccherò in entrambe le tazzine e si disse di contare fino a tre, osservando le zollette che si dissolvevano.
Le sue mani stavano tremando, lo sapeva. Il suo cuore era accelerato. James Carstairs era nel suo appartamento. Nel suo salotto. In attesa del tè. Parte della sua mente le urlava che era solo Jem, mentre l’altra strillava con la stessa forza che quel solo Jem non lo vedeva da centotrentacinque anni.
Era rimasto Fratello Zaccaria per così tanto tempo! E, certo, nel suo cuore lui era sempre stato Jem, con la sua arguzia e immancabile gentilezza. Non aveva mai fallito nell’amare lei o Will. Ma i Fratelli Silenti – loro non sentono le cose come le persone ordinarie.
È qualcosa su cui Tessa aveva riflettuto, di quando in quando, negli anni successivi, molte decadi dopo la morte di Will. Non aveva mai desiderato nessun altro, mai nessuno che non fossero Will e Jem, ed entrambi le erano irraggiungibili, benché Jem fosse ancora vivo. Si era chiesta, a volte, cosa sarebbe successo se ai Fratelli Silenti fosse semplicemente stato vietato di sposarsi o amare; ma era più di così: Jem non poteva desiderarla. Non provava sentimenti del genere. Si era sentita come Pigmalione, a bramare il tocco di una statua di marmo. I Fratelli Silenti non provavano il desiderio fisico di toccare, non più di quanto non avessero bisogno di acqua o cibo.
Ma ora…
A volte dimentico che adesso ho bisogno di mangiare e bere.
Sollevò le tazze di tè con le mani che ancora le tremavano e si diresse in salotto.

Traduzione: “Jessa stuff”

Per “mantenere l’equilibrio” (per citare Cassie XD), ecco un post anche su Jem e Tessa. ;) Speriamo vi piacerà!

 

 

« Devo mantenere l’equilibrio!

Ciao, Cassie! Ho amato tutti i tuoi libri, specialmente gli Infernal Devices – mi sono innamorata di Will. *-* Ho una domanda sulla Jessa dopo CoHF: avranno dei bambini? Spero mi risponderai. :) Grazie per questo meraviglioso mondo che hai creato!

Ciao, Cassie! Adoro assolutamente i tuoi romanzi, come molte altre persone, ma io e il mio ragazzo (che mi ha fatto conoscere i tuoi libri) abbiamo una domanda: dopo essere uscito dai Fratelli Silenti, Jem è rimasto immortale come Tessa? O Tessa finirà col perdere anche lui come ha perso Will? Grazie per il tuo tempo, se risponderai; siamo entrambi davvero curiosi.

Ciao, Cassie! Amo i tuoi libri! Dunque… Ho finito di leggere CoHF, e sappiamo che Tessa è immortale e può avere dei figli, ma ho un dubbio. Dopo tutto questo tempo, può ancora restare incinta? O tutti questi anni, anche con l’immortalità, l’hanno indebolita in qualche modo? Grazie!

Amo tutti i tuoi libri, e il mio personaggio preferito è Jem. Lo amo e basta. Quindi dimmi, lo vedremo nei prossimi libri sugli Shadowhunters? Ho amato lui e Tessa in CoHF. Ancora una domanda, Jem e Tessa avranno dei bambini? Sono così curiosa! Per favore, rispondimi!

Domanda veloce: so che hai confermato che i personaggi di TMI compariranno nei prossimi libri, ma che ci dici di Jem e Tessa? Conosciamo la loro storia per quel che riguarda il fumetto in CoHF, ma dopo? Non mi aspetto che ne parlerai quanto della vita matrimoniale di Will e Tessa (che, capisco, non sarà il fulcro di TLH, ma verrà inclusa com’è stata inclusa nelle Bane Chronicles), ma ci verrà almeno detto come sta andando la loro vita, e magari se ci sono dei bambini Jessa?

Ciao, Cassie! Ho appena finito CoHF, e so che potrebbe suonare strano, ma Jem e Tessa compariranno mai in TDA, visto stavano partendo per Los Angeles? Inoltre, avranno mai dei bambini? Sto MORENDO all’idea di saperlo perché Jem è il mio personaggio preferito di sempre. <3

Ciao, Cassie! Ho questa domandina su Tessa Gray. È immortale, ma è stata in grado di avere dei bambini con Will. C’è la possibilità che ne abbia uno anche con Jem? Inoltre, come sopporta centotrent’anni di ciclo?

Sulla mortalità di Jem: pagina 562 de La Principessa:

Jem era mortale, adesso. Sarebbe invecchiato come Will, e come Will sarebbe morto, e non era certa di poterlo sopportare di nuovo.

Pagina 711 di Città del Fuoco Celeste:

“Quindi è – Zaccaria ora è mortale?” chiese Clary. “Solo – uno Shadowhunter ordinario?”
“Sì,” rispose Tessa. “Ci conosciamo da molto tempo. Ci incontravamo tutti gli anni all’inizio di gennaio. Quest’anno, quand’è arrivato, con mio grande sorpresa era mortale.”
“E prima che comparisse non lo sapevi? Io l’avrei ucciso.”
Tessa ghignò. “Beh, questo avrebbe per certi versi reso tutto inutile. E penso non fosse certo di come l’avrei accolto, da mortale, quando io invece non lo sono.”

Jem è mortale. Ha una vita umana da vivere. È una cosa terribile, per Tessa, ma, come credo che ormai abbiate capito, non sono una gran fan del “sistemare” le relazioni mortale-immortale rendendo quelli che sono mortali immortali, o togliendo l’immortalità al personaggio immortale. L’immortalità è una maledizione e un dono, togliendola come se non nulla fosse stai indebolendo entrambi gli aspetti; la mortalità è una maledizione e un dono, e togliendola come se nulla fosse stai indebolendo entrambi gli aspetti.
Jem e Tessa vivranno una vita insieme; Jem poi passerà oltre e vedrà Will “dall’altra parte del fiume”; Tessa verrà lasciata a portare il lutto. Ho sempre pensato che, di tutti i personaggi di Clockwork Princess, per molti versi è quello di Tessa il destino più triste. Però:
Riguardo al fatto che Tessa possa avere dei figli: può assolutamente! Quell’aspetto non invecchia, visto che è Tessa stessa a non invecchire. Cindy Pon è stata persino così gentile da aiutarmi con dei nomi cinesi d bambini, così che il nome di famiglia di Jem, Ke, possa essere rappresentato. Immagino che Tessa e Jem vorrebbero viaggiare un po’ e permettere a Jem di adattarsi al mondo moderno (credo che gli piacerebbe avere un iPod pieno di pezzi suonati al violino) – e, come ho detto, hanno da fare a Los Angeles – prima di avere dei bambini, ma possono di certo averne.

Sui centotrent’anni di ciclo: immagino che questo cada tra gli aspetti “non così grandiosi” dell’immortalità. Comunque, ci sono dei modi parecchio semplici per non avere il ciclo, se non lo vuoi (pillole anticoncezionali), e immagino che Tessa abbia accesso anche a soluzioni magiche. Gente, non avrei mai pensato di rispondere a questa domanda!

so che hai confermato che i personaggi di TMI compariranno nei prossimi libri, ma che ci dici di Jem e Tessa?

Al momento, compaiono letteralmente nel primo capitolo di Lady Midnight! »

Traduzione: “Wessa stuff”

Penultima domanda di oggi – stavolta, sui soli Will e Tessa. Anche in questo caso sconsigliamo la lettura a quanti non avessero letto CP2. :*

 

 

 

« “Ciao, Cassie. Ho una domanda su CP2. Will ovviamente sa che Tessa lo ama, alla fine del libro, ma quella notte nel salotto (quando Tessa si è bruciata la mano con l’attizzatoio del camino), quando non gli ha detto di amarlo, Will ha creduto che non lo amasse e ovviamente ci è stato male. Sempre che non mi sbagli, il che è possibile, Tessa non gliel’ha mai spiegato, più avanti, quando hanno cominciato a uscire insieme/si sono sposati. Will lo sapeva? Intendo, è molto intelligente, quindi ho la sensazione che potrebbe averlo capito da sé, ma è così? Non riesco a sopportare l’idea che il povero Will non lo sapesse. :( Inoltre, Isabelle troverà un parabatai? D: Grazie!

Isabelle non avrà un parabatai. La maggior parte delle persone non lo ha, e Isabelle sta bene ed è felice senza averne uno. Danno un sacco di lavoro e problemi. :)

Ero confusa, mentre leggevo la domanda la prima volta, e pensavo che mi stessi chiedendo se Will avesse mai capito che Tessa lo amava (se dopo cinquant’anni, due bambini e un favoloso matrimonio non ci fosse arrivato, Will sarebbe dovuto andare in terapia), ma adesso penso di aver compreso che in realtà volessi sapere se Will ha poi capito che Tessa, in quella specifica notte in salotto, lo amava.
Come hai detto, Will è intelligente, e penso abbia capito perché Tessa ha fatto ciò che ha fatto. Sa che lo amava e che amava anche Jem, e sa che ha lasciato che credesse che non lo amava perché stava cercando di liberarlo. Avrebbe fatto lo stesso anche lui.
Se anche lui non avesse potuto intuirlo (e potrebbe farlo), Tessa gli dice questo:

“So come sei con le tue parole, e, Will – le amo tutte. Ogni parola che dici. Quelle sciocche, le folli, le belle e quelle solo per me. Le amo, e amo te.”
Will cominciò a parlare, ma Tessa gli coprì la bocca con la mano.
“Amo le tue parole, mio Will, ma trattienile per un momento,” gli disse, e sorrise nei suoi occhi. “Pensa a tutte le parole che ho trattenuto dentro di me per tutto questo tempo, mentre non conoscevo le tue intenzioni. Quando sei venuto da me in salotto e mi hai detto che mi amavi, mandarti via è stata la cosa più difficile che io abbia mai fatto. Hai detto che amavi le parole del mio cuore, la forma della mia anima. Me lo ricordo. Ricordo ogni parola che mi hai detto da quel giorno a oggi. Non le dimenticherò mai. Ci sono così tante parole che vorrei poterti dire, e così tante che desidero che tu mi dica. Spero che avremo tutta la vita per dircele.”

È abbastanza esplicita. Bisogna fare attenzione, quando i personaggi si stanno spiegando le cose a vicenda (specialmente cose che il lettore già sa), perché non sembrino pensare che l’altro personaggio sia un idiota che ha bisogno che gli venga detto tutto chiaramente. Tessa deve fidarsi della capacità di Will di comprenderla, perché se non è in grado di capire una cosa simile, allora lei non dovrebbe amarlo o sposarlo.

Ciao, Cassie. <3 Ho questa domanda imporante. Beh, importante per me, ihih. Scriverai altro sui soli Will e Tessa? Come, per dire, delle scene dal punto di vista di Will o di Tessa? :) (PS: AMO AMO AMO la nuova illustrazione su di loro. <3 Grazie per averla condivisa.)

Cassandra Jean è un’artista fantastica, questo è certo. Penso che sia importante ricordare che TLH riguarda Cordelia, Jesse, Lucie, James, Matthew e il resto – anche se Tessa e Will sono nei libri, e di certo sono i genitori più importanti. Hanno anche, inoltre, delle scene che credo siano toccanti e riguardano solo loro… e inoltre sono presenti nella mente di James, e anche di molti altri nella loro cerchia, come una Grande Storia D’Amore (più informazioni riguardo questo e il fatto che James tema che la sua vita non potrà mai competere sono in The Midnight Heir).
Forse il miglior modo per pensare al loro ruolo in TID è immaginarli come Charlotte e Henry in TID. Non sono i protagonisti, ma sono figure sullo sfondo importanti che hanno una loro relazione, ottengono delle scene occasionali dal loro punto di vista e servono come una forza di ordine in un mondo altrimenti caotico. :)
(Ci sono di certo degli eventi, in TLH, che hanno specificamente a che fare con la relazione di Will e Tessa, e anche col posto di Jem nel loro rapporto. Proprio come ci saranno dei momenti, in TDA, riguardo Jem e Tessa. È interessantemente difficile mantenere l’equilibrio, ma si potrebbe dire lo stesso degli interi Infernal Devices.) »

Traduzione: “TLH questions”

Se non avete letto Clockwork Princess, vi sconsigliamo di continuare con la lettura. ;)

 

 

 

« “Ciao, Cassie. Mi stavo chiedendo se, mentre lei e Will invecchiavano, Tessa si è data un aspetto più anziano, quando uscivano in pubblico, così da non far inarcare nessun sopracciglio, o se si limitavano a ghignare e sopportare le occhiate rivolte a un diciamo cinquantenne che se ne andava con una sedicenne? Ricordo che in Clockwork Prince, credo, Tessa si è resa conto di poter alterare leggermente il suo aspetto fisico, come per darsi labbra più grandi o una vita più stretta. Ma ha scelto di non farlo perché pensava fosse sbagliato (penso). Questa stessa ragione le impedirebbe di aggiungersi rughe sulla pelle a mano a mano che invecchia?

Tessa si modifica in modo da sembrare più vecchia ogni volta che lei e Will stanno per essere visti da persone che non li conoscono già/non sono Shadowhunters. Non lo fa se è un raduno Shadowhunters. Sanno chi è.

Ciao, Cassandra Clare! Amo davvero tanto i tuoi libri, e ti ringrazio per averli scritti. Ho una domanda su James e Cordelia. Hai detto su Twitter che la ragione per cui gli Heronstairs si sposano è inaspettata, quindi il loro è il matrimonio finto/politico di cui parlavi? In CoHF abbiamo scoperto i Carstairs hanno un debito con gli Herondale per una qualche ragione; ha qualcosa a che fare col matrimonio tra James e Cordelia? Spero che si innamoreranno l’uno dell’altra. Hai detto che TLH parla di un insolito triangolo amoroso, e, se non mi sbaglio, credi che in un triangolo tutti debbano avere una connessione. Come ho detto, spero ci sarà amore tra James e Cordelia. Non vedo l’ora che escano TDA e TLH. Sarei felice se rilasciassi maggiori informazioni sulle serie in arrivo, e se mi rispondessi. Grazie.

C’è almeno un matrimonio finto/politico, in TLH. Ho anche detto che James e Cordelia non si sposano per le ragioni che chiunque potrebbe immaginare (sospetto). Si sposeranno durante TLH, quindi scoprirete perché l’hanno fatto, se è stato un vero matrimonio, se è durato, ecc., nei libri. Grazie a L’Erede di Mezzanotte sappiamo che James è innamorato… di un’altra. Imbarazzante.

Ciao, Cassie! Amo i tuoi libri! Ho notato che, benché tu abbia parlato dei personaggi di TLH come dei figli di Will/Tessa, Gabriel/Cecily, Titania [NdT: Tatiana], Charlotte/Henry e dello zio di Jem, Elias, non hai mai detto sulla sui figli di Sophie e Gideon. Ne hanno avuti? O forse non potevano averne? Muoio di curiosità; spero potrai rispondere alla mia domanda!

Hanno avuto dei bambini. Barbara ed Eugenia sono un po’ più grandi degli altri, e tendono a non passare molto tempo in loro compagnia. Thomas è un personaggio importante; è solo che non mi è capitato di chiedere a Cassandra Jean di disegnarlo, ma probabilmente dovrei farlo. Potrebbe anche essere interessante vedere dei ritratti di tutti i personaggi che conosciamo – Will, Jem, Cecily, Gabriel, ecc. – nella loro versione adulta in TLH. »

 

 

PS: Cassie ha taggato il post così: “Purtroppo ragazze quindicenni con uomini cinquantenni non sono una cosa così rara”, “specialmente in quel periodo storico”.

Traduzione: “the measure of love”

Cassie ha risposto anche a una nuova domanda su Will, Jem e Tessa – la sua è una bella risposta, e, come sempre, ci è parso il caso di tradurla. Speriamo vi piacerà!

 

 

 

 

« “Ho una domanda su TID. *CONTIENE SPOILER* Perché Jem si assicura di vedere Tessa un giorno ogni anno, mentre è un Fratello Silente, ma non fa lo stesso con Will? So che ama Tessa, ma ama anche Will, e ho sempre pensato che fossero molto più intimi tra loro che con Tessa. È solo qualcosa su cu non riesco a smettere di riflettere. :) Grazie mille!

Penso ci sia un’innata tensione tra ciò di cui parla TID – tre persone che si amano in egual misura – e ciò che siamo socialmente programmati a credere: che qualcuno ami qualcun altro di più, che l’amore si possa sempre misurare in qualche modo, che un amore più grande richiede un gesto più grande, che l’amore è in qualche maniera misurabile.
Jem non ama Will più di quanto ama Tessa. Non ama Will meno di quanto ama Tessa. Sono persone diverse. Gesti differenti significano cose differenti, per loro. Non è che Jem non veda più Will, durante la vita di quest’ultimo – se hai letto L’Erede di Mezzanotte puoi vedere che si presenta abbastanza spesso perché James lo chiami Zio Jem.
Gran parte dell’idea per cui Jem e Tessa si sarebbero incontrati una volta l’anno sul ponte per sempre si basa sul fatto che Jem e Tessa hanno un per sempre. Sono entrambi immortali [NdT: una volta lasciata la Fratellanza, Jem ha ricominciato a invecchiare a ritmo normale]. Stanno commemorando non solo la loro relazione, ma anche lo stato non mutato delle cose e la natura dell’immortalità, con questi incontri annuali. Non avrebbe senso se Will e Jem si incontrassero nello stesso modo, perché Will non è immortale, e un incontro annuale nello stesso posto e nello stesso luogo lo sottolineerebbe in quella che mi sembra una maniera piuttosto crudele.
Tessa e Will sono persone diverse; hanno relazioni differenti con Jem, e necessitano di cose diverse da lui. Questo non rende nessuno dei due più intimo con Jem (è difficile immaginare Will più vicino a Jem che alla madre dei suoi figli, o a Tessa piuttosto che al ragazzo che ha dato senso alla sua vita per anni) – li rende solo persone diverse con bisogni diversi e relazioni diverse. È okay che Jem e Tessa abbiano qualcosa che è solo loro, così come va bene che Will e Jem abbiano cose che sono solo loro e che Will e Tessa abbiano cose che sono solo loro. Cosa che – come vedremo maggiormente in TLH – è vera! »