Extra tradotto: numerose scene tagliate da City of Lost Souls!

Alla fine le restanti scene tagliate (sono dodici, di varie dimensioni) le abbiamo caricate oggi. ;) Speriamo vi piacciano!

PS: se vedete un “____”, è perché la parola nella versione originale del testo era stata omessa (visto che la scena tagliata era stata regalata a noi fan prima dell’uscita effettiva di Città delle Anime Perdute).

1 – Questa volta, quando Clary suonò il campanello, lei e Simon, anziché ritrovarsi nel corridoio buio davanti alla stanza della Regina, finirono in una caverna umida che sapeva di muffa; le pareti gocciolavano acqua fredda, il terreno era fangoso e marrone sotto ai loro piedi. Svariati passaggi conducevano a quella che pareva essere la stanza principale. Mentre si voltava, gli stivali di Clary scivolarono sulla pietra bagnata, e dovette afferrare il braccio di Simon per tenersi in equilibrio.
Lui stava guardando in alto, osservando le pareti della caverna, gli occhi scuri pieni di curiosità. Posò una mano sulla pietra e poi la tolse, mostrandole il palmo luminoso. “Guarda,” disse. “Muschio fosforescente.”
“Le fate lo usavano per creare delle torce,” spiegò Clary, ricordando ciò che aveva letto nel Codice. “Quello, e fuochi fatui intrappolati nel vetro.”
“Andiamo.” Simon la spinse dolcemente in avanti verso uno degli scuri passaggi che attraversavano la parete.
“Sai dove stai andando?”
“In caso di dubbio, muoviti in avanti,” le rispose. “L’ho imparato nei Boy Scout. Inoltre, vedo perfettamente bene, al buio.”
“Ci riuscirei anche io, se mi facessi una runa della visione notturna – oh!” Clary boccheggiò, e i due si fermarono mentre Meliorn gli compariva davanti, l’armatura bianca che luccicava come una stregaluce nella penombra. C’era un’espressione sgradevole nei suoi occhi chiari.
“Dunque sei tornata nella nostra terra, umana bugiarda,” disse a Clary. “Devi essere o molto coraggiosa o molto stupida se desideri presentarti davanti alla Regina dopo il trucco che hai tentato di giocarle.”
“Non lo definirei un tentativo,” osservò Clary. “L’ultima volta che ho controllato, aveva funzionato.”
“Sì,” disse Simon. Clary lo sguardò di sbieco, e lui si strinse nelle spalle. “Ti stavo solo dando manforte.”
“Cosa mi impedisce di ucciderti qui e prenderti il premio?” domandò Meliorn senza alcuna emozione.
“Due cose,” rispose Clary, contandole sulle dita. “Uno, non ce l’ho io. Ce l’ha lui.” Indicò Simon. “Buona fortuna se cercherai di ucciderlo. Due, se dovessi farlo la Regina non scoprirà mai cosa desideravo, e sai che è curiosa. Se non lo fosse, mi avrebbe tolto il richiamo, non me l’avrebbe lasciato.”
Meliorn sospirò. “Sei una sciocca del peggior genere. Quello che crede di essere intelligente. Molto bene, piccola Nephilim umana. Seguimi. Forse, se sei fortunata, la Regina ti lascerà vivere.” Si voltò e attraversò il passaggio.
“Ricordi quando pensavamo che le fate fossero piccoli esserini che vivevano nei funghi e indossavano cappelli fatti di ranuncolo?” Clary guardò Simon mentre cominciavano a seguire il cavaliere delle fate. “Non era meraviglioso?”
Simon ghignò, un lampo nell’oscurità, e le strinse la mano.

2 – Clary scosse il capo. “L’onestà è più… più dell’ordine delle parole. Dicono che le fate non sono in grado di mentire, ma tu lo fai con le tue intenzioni, il tuo atteggiamento, i tuoi gesti…”
“E gli umani no?” Lo sguardo della Regina scivolò da Clary a Simon. “Questo vampiro, questo Diurno che ti porti sempre dietro – è il ragazzo il cui bacio non desideravi, qui nella mia Corte, non è così? Ti importa qualcosa di lui, o è solo il Marchio di Dio che porta su di sé a fare in modo che tu lo voglia con te, come se fosse uno scudo? E tu,” aggiunse, voltandosi verso Simon, “tu che la amavi, adesso le presti il tuo non insignificante potere per aiutarla a trovare colui che ama di più? Cosa ci guadagni?”
Simon si schiarì la gola. “Forse è questa la differenza tra la mia specie e la tua,” disse. “A volte facciamo delle cose non per il nostro guadagno.”
“Ah,” rispose la Regina. “Per stupidità, vuoi dire.”
“Non la chiamerei così.” Clary non riuscì a non restare impressionata – l’ultima volta che erano stati lì, Simon si era sentito troppo a disagio e fuori luogo per pronunciare più di una manciata di parole; adesso difendeva le sue decisioni. “Ora, vuoi ____ o no? Ci sono delle questioni che richiedono la nostra presenza.”
“Potrei prendervelo,” rispose la Regina. “Sbarazzarsi della ragazza non sarebbe difficile, e per quanto riguarda te, Diurno, coloro che mi servono lo fanno con la loro vita. Una carica suicida potrebbe procurarti notevoli fastidi, a dispetto della tua maledizione.” Spostò lo sguardo su Simon, facendoglielo indugiare addosso.
“Sono la figlia adottiva del membro del Consiglio Lucian Graymark,” si inserì Clary. “Sono vicina ai Lightwood dell’Istituto. Varrebbe la pena di guadagnarsi la loro collera e ira solo per vendicarti del mio inganno? Inoltre – mi hanno sempre detto che le fate apprezzano l’intelligenza. Non desideri che si dica che non sai apprezzare un bel trucco, per quanto a tue spese, no?”
Clary capì guardando gli occhi della Regina sbarrarsi di aver scommesso molto – forse troppo – sull’orgoglio della fata; un attimo dopo, però, la Regina cominciò a sorridere, e le creature nella parete strillarono in tono d’apprezzamento. “Furba come tuo padre,” le disse, e Clary ebbe la sensazione di aver ricevuto un calcio nello stomaco. “Molto bene. Cosa vorresti in cambio del ___? Devo decidere se la tua proposta merita una negoziazione.”

3 – “Beh, salve, madre,” disse Sebastian; la sua voce era simile alla seta. “Ti sorprende vedermi?”

4 – Jace la raggiunse e protese le mani verso di lei; Clary le strinse e lasciò che la tirasse in piedi. I suoi occhi d’oro pallido le cercarono il viso. “Ti voglio con me,” le disse. “Ma voglio che sia una tua scelta. Una volta che saremo andati via, non potrai tornare indietro.”

5 – Jace posò ciò che aveva tenuto in mano sul davanzale e la raggiunse. Clary gli si poggiò contro, e la mano di Jace le scivolò sotto la maglia, posandosi con fare carezzevole, possessivo, sulla sua schiena. Lui si chinò per baciarla, all’inizio dolcemente; la dolcezza andò via alla svelta, però, e presto Clary si ritrovò premuta contro il vetro della finestra, le dita di Jace sull’orlo della maglia di lei – di lui
“Jace.” Clary si spostò lievemente. “Sono abbastanza sicura che le persone lì in strada possano vederci.”
“Potremmo…” Jace fece un gesto in direzione del letto. “Spostarci… di là.”
Lei ghignò. “L’hai detto come se ti ci fosse voluto un po’ per farti venire quell’idea.”
Quando Jace parlò, la sua voce suonò attutita dal collo di Clary. “Posso solo dire che fai rallentare i miei processi mentali. Adesso so cosa si prova a essere una persona normale.”
“Cosa… si prova?” Le cose che le stava facendo con le mani sotto la maglia erano una distrazione.
“È terribile. Sono già parecchio lontano dal mio numero minimo di battute spiritose, oggi.”

6 – “Vuoi che porti Isabelle?”
“Isabelle è qui?” A dispetto di tutto, Magnus riuscì a suonare divertito.
“Lei – lei, ah, ha passato la notte qui.”
“Alec ne sarà deliziato. Magari potremmo organizzare una gara per scoprire chi tra lui e Jocelyn ti ucciderà per primo.” Ridacchiò.

7 – Gli sforzi di Clary quasi risultarono sprecati quando alzò lo sguardo e vide Sebastian appoggiato contro il muro opposto del corridoio; aveva le braccia incrociate e la guardava.
Si sentì improvvisamente molto consapevole degli abiti che indossava. Lo stesso vestito a sottoveste che aveva messo per andare al club, ma senza i suoi stivali, la sua giacca e, cosa più importante, il ronzio che l’aveva guidata la notte precedente, aveva la sensazione di essere indifesa, vulnerabile. “Chi mi ha tolto le scarpe?”
“È questo che vuoi sapere?” Sebastian sembrava incredulo. “Svieni in un locale, ti risvegli ricoperta di sangue e tutto ciò che desideri sapere è dove si trovano le tue scarpe?”

8 – [NdT: detta presumibilmente ad Alec] “Non prenderla male, ma odori come Magnus.”

9 – “Hai rubato una barca,” scattò [NdT: presumibilmente Clary]. “Che devo farmene di te, ladro di barche lunatico?”

10 – “È uno Shadowhunter,” disse Jocelyn. “La sua lealtà va al Conclave e all’Alleanza.”
“È mio amico,” rispose freddamente Magnus. “La sua lealtà va a me.”

11 – La legge degli Stregoni era parecchio chiara, a riguardo: potevi amare un mortale, era accettabile, ma non spettava a te interferire con la sua mortalità. Ci voleva del tempo per abituarsi a una regola del genere… di norma finché non ti rendevi conto che essere immortale era meno un dono e più un peso.
Magnus lasciò cadere la tabacchiera sulla scrivania e prese il telefono, digitando il pulsante di chiamata rapida associato al numero di Alec. Quando Alec rispose, sembrava sia tormentato che speranzoso: “Magnus? Hai trovato qualcosa?”
“Niente. Mi spiace.”
“Oh.” La bruciante delusione fece suonare la voce di Alec più debole.
“Ma pensavo ai parabatai,” disse Magnus. “Quando i parabatai sono particolarmente intimi, riescono a sentire se l’altro è morto, o Mutato, o…”
“Lo so,” rispose Alec. “Questo lo so. L’ho sentito – quell’istante in cui Jace è morto, a Idris. Ma stavolta non è così.” Magnus riusciva a immaginarselo, gli occhi blu sul suo viso pallido, mentre si tirava una ciocca di capelli. Normalmente Alec pareva uno caduto fuori dal letto e dentro una pila a caso di vestiti, anziché aver scelto con cura gli abiti; da quando Jace era sparito, sembrava anche che non si stesse più spazzolando i capelli. “Non sento niente, semplicemente.”
“Nel senso, niente davvero? Come in… nulla?”
“Giusto…?” Alec suonò confuso.
“Questo mi dà delle idee, in effetti,” disse Magnus. “Farò tutto ciò che è in mio potere per aiutare, lo sai, vero, Alexander? Non per il Conclave, ma per te.”
“Lo so.” Alec rimase in silenzio per un attimo. “È bello sentire la tua voce, anche se non puoi fare nulla,” aggiunse, e attaccò bruscamente.
Magnus si mise accanto il telefono e rimase seduto per un attimo, abbastanza immobile da sentire il suo stesso respiro. Lo sto perdendo, pensò. Non so come né perché, ma so che è così.

12 – [Un consiglio di Jace per il combattimento] “Entra lì dentro. Ammazza un sacco di persone. Cerca di non farti ammazzare a tua volta.”

 

Traduzione: “The Wild Hunt”

Continuiamo la pubblicazione dei post spoiler su Città del Fuoco Celeste! ;) Quest’oggi vi postiamo due domande: una sulla Caccia Selvaggia, l’ultima sulla Regina della Corte Seelie.
Non aggiungiamo altro sull’argomento per non spoilerare. :3 Speriamo siano di vostro gradimento!

 

 

 

SONO PRESENTI SPOILER SU CITY OF HEAVENLY FIRE.

Sconsigliamo a quanti non avessero terminato il libro di continuare a leggere.

 

 

 

« “Ho amato la conclusione della serie. Ma, solo per curiosità, perché potrei essermelo perso nei libri: cos’è esattamente la Caccia Selvaggia? Sembrava che fossero fate, ma non è così.

Beh, ecco ciò che dice di loro Jace in Città delle Anime Perdute, dove erano state accennate la prima volta:

 

Alla fine Clary lo sentì, uno lento, lunghissimo scroscio, simile a quello che produce l’acqua riversandosi attraverso un argine rotto. Il cielo divenne più scuro e si contorse, mentre delle figure lo attraversavano impetuoso. Riusciva a stento a distinguerle per via delle nubi e della distanza, ma sembravano essere degli uomini, con capelli lunghi che parevano fili di nuvole, in groppa a cavalli i cui zoccoli rilucevano del colore del sangue. Il suono di un corno da caccia echeggiò attraverso la notte, e le stelle tremarono e la notte si piegò su se stessa mentre gli uomini svanivano dietro la luna. Clary esalò lentamente.
“Cos’era?”
“La Caccia Selvaggia,” rispose Jace. La sua voce suonò distante, trasognata. “I Segugi di Gabriel. L’Esercito Furioso. Hanno molti nomi. Sono fate che disdegnano le Corti terrene. Cavalcano per il cielo, impegnati in una caccia eterna. Una notte l’anno un mortale può unirsi a loro – ma se entri a far parte della Caccia, poi non puoi più uscirne.”

 

Quindi per certi versi hai ragione – sono fate e al contempo non lo sono, nel senso che non rispondono né alla Corte Seelie né alla Unseelie.

E ora una risposta spoiler sulla Regina:

C’è una ragione per cui la Regina Seelie non si è mostrata all’incontro del Consiglio, e ha mandato al suo posto Kaelie? È morta?

Non è morta. Ma ha davvero delle buone ragioni per non volersi far vedere dal Conclave. »

Extra tradotto: Because It Is Bitter

Per una volta, l’extra che abbiamo deciso di tradurre è dedicato a Clary e Jace. :) “Because It Is Bitter” (questo il titolo datogli da Cassie) è il POV di Jace di una famosa scena di Città di Cenere – una scena che si svolge al cospetto della Seelie Queen. E che implica un bacio.

L’extra non è molto recente (molti di voi lo conosceranno già), ma abbiamo pensato che a qualcuno avrebbe potuto far piacere leggerlo. ;) E così… eccolo qui!
Fateci sapere che ve ne pare!

 

“So che non lascerò mia sorella qui nella tua corte,” disse Jace, “e visto che non c’è nulla che tu possa apprendere da lei o da me, potresti farci il favore di liberarla?”

La Regina sorrise. Si trattava di un sorriso bellissimo, terribile. La Regina era una donna dall’aspetto adorabile; aveva l’inumana dolcezza delle fate, più simile alla dura dolcezza di un cristallo che alla bellezza di un essere umano. Pareva non avere un’età definita: avrebbe potuto avere indifferentemente sessanta o quarantacinque anni. Jace pensò che probabilmente c’erano persone che l’avrebbero trovata attraente – persone che per lei sarebbero morte –, ma a lui la Regina dava una sensazione gelida nel petto, quel genere di fastidio che provi quando hai bevuto acqua ghiacciata troppo in fretta. “E cosa succederebbe se ti dicessi che per liberarla sarebbe sufficiente un bacio?”

Fu Clary a rispondere, disorientata: “Vuoi che Jace ti baci?”
Mentre la Regina rideva, il ghiaccio nel petto di Jace crebbe. Clary non riusciva a capire le fate, si disse. Aveva cercato di spiegarglielo, ma in realtà non c’era alcuna spiegazione. Qualunque fosse la cosa che la Regina voleva da loro, di certo non si trattava di un suo bacio; avrebbe potuto chiederglielo senza tutta quella messinscena e quei discorsi insensati. Ciò che la Regina desiderava era vederli trafitti da degli spilli come delle farfalle, tutti presi a dibattersi. È questo il genere di cose che ti fa l’immortalità, era capitato spesso di pensare a Jace; le risposte taglienti, incontrollate e pietose degli umani erano per le fate simili al sangue fresco per i vampiri. Qualcosa di vivo. Qualcosa che loro non possedevano.

“Sebbene egli abbia molto fascino,” disse la Regina, lanciando un’occhiata a Jace – aveva gli occhi verdi, come Clary, ma totalmente diversi dai suoi –, “quel bacio non servirebbe a liberare la fanciulla.”
“Potrei baciare Meliorn,” suggerì Isabelle, scrollando le spalle.

La Regina scosse il capo lentamente. “Non lui. Né nessuno della mia corte.”

Isabelle alzò in alto le mani; Jace desiderava chiederle cosa si era aspettata – baciare Meliorn non avrebbe causato alcun disagio a Isabelle, quindi ovviamente alla Regina non sarebbe importato. Pensò che era stata gentile a proporsi, ma Iz, almeno lei, avrebbe dovuto capirci qualcosa. Aveva già avuto a che fare con le fate, in precedenza.

Forse non si trattava di conoscere la gente fatata, si disse Jace. Forse bisognava conoscere il modo di pensare delle persone che apprezzano essere crudeli per amore della crudeltà. Isabelle era sconsiderata, e a volte vanesia, ma non crudele. La vide gettare indietro i capelli neri e accigliarsi. “Non bacerò nessuno di voi,” disse con fermezza. “Giusto per ufficializzare la cosa.”

“Non penso ce ne fosse bisogno,” asserì Simon, avanzando. “Se basta un bacio…”

Si avvicinò a Clary, che non indietreggiò. Il ghiaccio nel petto di Jace si trasformò in fuoco liquido; strinse le mani a pugno mentre Simon prendeva gentilmente Clary tra le braccia e la guardava in viso. Lei teneva le mani sul petto di Simon, come se quella scena si fosse ripetuta già milioni di volte in passato. E forse era davvero successo, per quel che ne sapeva Jace. Simon era innamorato di Clary, e di questo lui era a conoscenza; l’aveva capito sin dal momento in cui li aveva visti insieme in quello stupido caffè, con Simon che praticamente si stava strozzando per pronunciare le parole “Ti amo” mentre Clary si guardava intorno, irrequietamente viva, fissando i suoi occhi verdi su ogni cosa. Non le interessi, mondano, aveva pensato allora Jace con soddisfazione. Smamma. E poi si era sorpreso rendendosi conto di ciò aveva pensato. Che differenza facevano, per lui, i pensieri di una ragazza che conosceva a stento?

Sembrava essere successo tutto una vita prima. Ora non si trattava più di una ragazza che conosceva a stento: adesso era Clary. Era l’unica cosa nella sua vita a essere più importante del resto, e guardando Simon mentre le metteva le mani addosso nel modo in cui avrebbe voluto farlo lui non poteva non sentirsi di nuovo nauseato, debole e mortalmente arrabbiato. Il bisogno di avanzare e dividerli era così forte da impedirgli quasi di respirare.

Clary ricambiò il suo sguardo, i capelli rossi che le cadevano oltre le spalle. Sembrava preoccupata, cosa che da sola era già abbastanza brutta. Non poteva sopportare l’idea che lei provasse pietà per lui. Distolse lo sguardo, e si imbatté negli occhi della Regina della Corte Seelie, che rilucevano di delizia: adesso era questo che mirava. Al loro dolore, alla loro agonia.

“No,” rispose la Regina a Simon, la voce morbida come la lama di un coltello. “Non è neppure questo ciò che voglio.”

Simon si allontanò riluttante da Clary. Simile al sangue, il sollievo cominciò a scorrere nelle vene di Jace, soffocando tutto ciò che i suoi amici stavano dicendo. Per un attimo riuscì a pensare solo che dopotutto non sarebbe stato costretto a guardare Clary baciare Simon. Poi Clary cominciò a tornare a fuoco: era molto pallida, e Jace non poté evitare di chiedersi a cosa stesse pensando. Le dispiaceva non essere baciata da Simon? Era sollevata? Pensò a Simon che, qualche ora prima, le aveva baciato la mano e poi allontanò il ricordo con furia, senza smettere di osservare sua sorella. Alza lo sguardo, pensò. Guardami. Se mi ami, guardami.

Clary incrociò le braccia sul petto, come faceva ogni volta che aveva freddo o era irritata. Ma non alzò lo sguardo. Jace si sentì invadere da una rabbia inutile, e come al solito trovò una via di fuga solo attraverso il sarcasmo.

“Beh, io non ho alcuna intenzione di baciare il mondano,” disse. “Preferirei restare qui e marcire.”

“Per l’eternità?” chiese Simon. Aveva gli occhi grandi e scuri e seri. “L’eternità è un periodo di tempo tremendamente lungo.”

Jace tornò a fissare quegli occhi. Probabilmente Simon era una brava persona, pensò. Amava Clary, e voleva prendersene cura e renderla felice. Sarebbe stato quasi sicuramente un ottimo fidanzato. Di solito, Jace lo sapeva, è questo il genere di persona che desideri per tua sorella. Ma proprio non poteva guardare Simon senza desiderare di uccidere qualcuno. “Lo sapevo,” gli rispose con cattiveria. “Vuoi baciarmi, non è così?”

“Certo che no. Ma se…”

“Suppongo sia vero ciò che dicono. Non ci sono uomini etero in trincea.”

“È atei, idiota.” Simon era di un rosso scarlatto. “Non ci sono atei in trincea.”

Fu la Regina a interromperli, sporgendosi in avanti; il suo collo bianco e il seno si ritrovarono così proprio sulla scollatura dell’abito che indossava. “Benché trovi tutto ciò tremendamente divertente, sappiate che a liberarla sarà solo il bacio che lei desidera di più,” spiegò. “Solo quello, e nessun’altro.”

Simon passò dal rosso al bianco. Se il bacio che Clary desiderava non era quello di Simon, allora… il modo in cui il suo sguardo andava a Jace, da Jace a Clary, era la risposta.

Il cuore di Jace cominciò a battere. Incontrò lo sguardo della Regina. “Perché stai facendo tutto questo?”

“Preferirei pensare di starvi facendo un favore,” gli rispose. “Il desiderio non sempre viene smorzato dal disgusto. Né lo si può concedere, come fosse un dono, a colui che più lo merita. E poiché ciò che dico è sempre vincolato alla mia magia, puoi star certo che è la verità. Se lei non desidera il tuo bacio, allora non sarà liberata.”

Jace sentì il sangue propagarglisi sul viso. Era vagamente consapevole di ciò che stava dicendo Simon sul fatto che loro due erano fratelli, che non era giusto; lo ignorò. La Regina della Corte Seelie lo stava guardando, e i suoi occhi somigliavano al mare prima di una tempesta mortale, e lui desiderava poterla ringraziare. Grazie.

Ed era questa la cosa più pericolosa di tutte, si disse mentre intorno a lui i suoi compagni litigavano per decidere se Jace e Clary avrebbero dovuto davvero farlo, o che cosa avrebbero fatto loro pur di sfuggire alla Corte. Permettere alla Regina di concederti una cosa che desideri – che desideri davvero, davvero tanto – significa assoggettarti al suo potere. Come aveva fatto a guardarlo e capire, si chiese? Che era questo ciò a cui lui pensava, ciò che voleva, ciò che affollava i suoi sogni, la cosa per cui ansimava e sudava? Che quando gli capitava di pensare, pensare sul serio, che forse non avrebbe mai più avuto la possibilità di baciare Clary, allora desiderava morire o farsi del male o sanguinare così tanto da correre nell’attico ad allenarsi da solo per ore, fino a che non si sentiva così esausto da non poter far altro che svenire, distrutto. E al mattino aveva dei lividi, lividi e tagli e pelle raschiata; e se avesse potuto dare un nome a quei lividi, allora ne avrebbe scelto solo uno, sempre lo stesso: Clary, Clary, Clary.

Simon stava ancora parlando, dicendo qualcosa, di nuovo arrabbiato. “Non sei obbligata a farlo, Clary, è un trucco…”

“Non un trucco,” disse Jace. La calma con cui pronunciò quelle parole lo sorprese. “Un test.” Guardò Clary. Si stava mordendo il labbro, attorcigliandosi un ricciolo con una mano; gesti così caratteristici, così parte di lei, che gli spezzarono il cuore. Nel frattempo Simon si era messo a litigare con Isabelle, mentre la Regina tornava a distendersi e li osservava come un gatto divertito ed elegante.

Isabelle sembrava esasperata. “E comunque, a chi importa? È solo un bacio.”

“Giusto,” concordò Jace.

Clary alzò lo sguardo, finalmente, e i suoi grandi occhi verdi si posarono su di lui. Le si avvicinò e, come sempre, il resto del mondo svanì lasciando solo loro, in piedi sul palco illuminato di una sala vuota. Jace le posò una mano sulla spalla, facendola voltare verso di lui. Clary smise di mordicchiarsi il labbro e arrossì, gli occhi di un verde brillante. Jace poteva sentire la tensione nel suo corpo, lo sforzo che stava facendo per non indietreggiare, per non tirarsela contro e approfittare di quest’unica possibilità, anche se pericolosa e stupida e per niente saggia, per baciarla come non avrebbe potuto fare mai più.

“È solo un bacio,” disse, e sentì l’asprezza nella sua stessa voce, e si chiese se anche lei l’aveva sentita. Non che questo fosse importante – non c’era modo per nasconderla. Tutto ciò era troppo. Non aveva mai voluto nessuna così, prima. C’erano sempre state delle ragazze. Si era chiesto lui stesso, nel mezzo della notte, mentre guardava le pareti bianche della sua stanza, cosa rendesse Clary così diversa. Era bellissima, ma anche le altre ragazze lo erano. Era intelligente, ma c’erano anche altre ragazze intelligenti. Lo capiva, rideva per le cose che facevano ridere lui, riusciva a vedere attraverso le difese che Jace aveva posto intorno a sé. Non c’era Jace Wayland più vero di quello che lui poteva scorgere riflesso negli occhi di Clary quando lo guardava.

Ma anche così avrebbe potuto, forse, trovare tutto questo da un’altra parte. Le persone si innamorano e perdono l’amore e vanno avanti. Non sapeva perché lui non ci riuscisse. Non sapeva neppure perché non gli andasse neanche di farlo. Però sapeva che avrebbe fatto buon uso di quell’opportunità, qualsiasi cosa gli avessero poi chiesto in cambio l’Inferno o il Paradiso.

Si chinò in avanti e le prese le mani, intrecciando le sue dita con quelle di lei, e le sussurrò all’orecchio, “Puoi chiudere gli occhi e pensare all’Inghilterra, se lo desideri.”

Clary socchiuse gli occhi, le ciglia che sembravano linee ramate contro la sua pelle pallida, fragile. “Non sono neppure mai stata in Inghilterra,” gli rispose, e la morbidezza, l’ansia nella sua voce quasi lo distrusse. Non aveva mai baciato una ragazza senza avere la certezza che fosse quello che desiderava anche lei, di solito anche più di lui, e questa era Clary, e lui non aveva la più pallida idea di cosa volesse. Fece scivolare le mani su quelle di lei, sulle maniche della sua camicia, sulle sue spalle. Clary teneva gli occhi ancora chiusi, ma tremò e si sporse verso di lui – lo fece appena, ma come permesso bastò.

La bocca di Jace si posò su quella di Clary. E fu tutto. Tutto l’autocontrollo che lui aveva esercitato su se stesso nelle settimane precedenti andò via, come acqua che fluisce attraverso una diga rotta. Le braccia di Clary si allacciarono intorno al suo collo e lui se la strinse ancora di più contro, e Clary era morbida e malleabile, ma allo stesso tempo forte come nessuna delle persone che Jace aveva abbracciato in precedenza. Le mani di Jace si posarono sulla schiena di Clary, premendola contro di sé, e lei si sollevò sulle punte dei piedi, baciandolo con la stessa fierezza con cui la stava baciando lui. Jace le accarezzò le labbra con la lingua, aprendole la bocca, e Clary aveva un sapore fatato e dolce come l’acqua delle fate. La strinse con più forte, affondando le dita tra i suoi capelli, cercando di dirle, con la sola pressione della bocca, tutte le cose che non avrebbe mai potuto pronunciare ad alta voce: ti amo; ti amo, e non mi importa se sei mia sorella; non stare con lui, non desiderarlo, non andare con lui. Sta’ con me. Desidera me. Resta con me.

Non so esistere senza te.

Le sue dita scivolarono sui fianchi di Clary, e la spinse contro di sé, perso nelle sensazioni che gli fluivano attraverso i nervi e il sangue e le ossa; non sapeva cosa avrebbe detto o fatto, subito dopo, se avrebbe pronunciato qualcosa che poi non avrebbe potuto fingere di non aver detto o rimangiarsi, ma una debole risata – la Regina delle Fate – raggiunse le sue orecchie, e lo fece tornare alla realtà. Si allontanò da Clary prima che fosse troppo tardi, scostando le braccia di lei dal suo collo per poi indietreggiare. Fu come tagliarsi la pelle da solo, ma lo fece.

Clary lo stava fissando. Aveva le labbra dischiuse, le mani ancora aperte. Gli occhi sbarrati. Dietro di lei, Isabelle li guardava a bocca aperta; Simon sembrava sul punto di vomitare.

È mia sorella, pensò Jace. Mia sorella. Ma quelle parole per lui non significavano nulla. Per quel che valeva, avrebbero potuto anche essere in un’altra lingua. Se aveva avuto qualche speranza di poter cominciare a vedere Clary come una semplice sorella, questa – ciò che era appena successo – era esplosa in un migliaio di pezzi, simile a un meteorite che va a schiantarsi contro la superficie della Terra. Si sforzò di leggere l’espressione di Clary – era lo stesso anche per lei? Sembrava non desiderare altro che voltarsi e scappare via. Lo so che l’hai sentito, le disse con gli occhi, e fu per metà un trionfo amaro, per metà una supplica. So che l’hai sentito anche tu. Ma sul volto di Clary non c’era risposta; si circondò con le braccia, così come faceva ogni volta che era arrabbiata, e si abbracciò come se avesse freddo. Distolse lo sguardo da lui.

Jace sentì il suo cuore stringersi. Si voltò verso la Regina. “Andava abbastanza bene?” domandò. “Ti ha divertito?”

La Regina gli lanciò un’occhiata: uno sguardo speciale e segreto e condiviso solo da loro due. L’hai messa in guardia su di noi, lo sguardo sembrava dire. Le hai detto che le avremmo fatto male, l’avremmo distrutta come si può rompere un ramoscello con le dita. Ma tu, che pensavi di non poter essere toccato – sei tu quello che è stato distrutto. “Ci siamo divertiti abbastanza,” gli rispose. “Ma non, penso, quanto voi due.”

Casting call per City of Ashes – Lily Cole sara’ la Regina?

Pare proprio che siano cominciati i casting per le comparse di Città di Cenere: il sito Torontofilm.net ha pubblicato una lista di creature (vampiri, licantropi, stregoni, fate e Shadowhunters), con i relativi requisiti necessari per interpretarle.

 

Prima di entrare nello specifico di ogni razza, però, ci teniamo a darvi una notizia che ha messo un po’ sottosopra il fandom, perché è tanto inaspettata quanto interessante: stando a Torontofilm.com Lily Cole (Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo, Doctor Who, Biancaneve e il Cacciatore) interpreterà la Regina della Corte Seelie.

 

Questa infatti è la descrizione fatta per le aspiranti fate: « Si cercano persone pallide, magre, dall’aria fragile, con gli occhi distanti tra loro. Lily Cole interpreterà la ‘Regina delle Fate’. Uomini e donne tra i 18 e i 40 anni, di qualsiasi etnia. »

 

I requisiti per le altre razze li trovate tradotti da noi qui di seguito. :)

 

Vampiri: « Si cercano persone dall’aria gotica/punk/fetish; devono poter essere stati nella scena del bar nel primo film. Tra i 18 e i 35 anni, qualsiasi etnia. »

Licantropi: « Si cercano tipi che sembrino boscaioli/motociclisti, grandi, rozzi, pelosi, tra i 18 e i 45 anni, di qualsiasi etnia. »

Stregoni: « Si cercano persone dall’aria esotica/asiatiche/persiane/dall’aspetto interessante. SOLO UOMINI. Qualsiasi razza tranne la caucasica. L’attore Godfrey Gao interpreta ‘Magnus Bane’, lo stregone ‘capo’. Questo dovrebbe darvi un’idea di ciò che stanno cercando. Tra i 18 e i 45 anni. »

Shadowhunters: « Si cercano attori giovani e in forma (ginnasti e nuotatori, non bodybuilder). La maggior parte dei protagonisti sono degli ‘Shadowhunters’. Tra i 18 e i 35 anni, qualsiasi etnia. »

Allora, Shadowhunters? Che dite, Lily Cole come Regina Seelie vi piace?