Traduzione: un nuovo snippet da Lord of Shadows!

Shadowhunters, per prima cosa vorrei scusarmi con voi sia per questa lunga sparizione che per non aver portato a termine le due giornate promesse (comincerò domani a recuperarle!) – per sfortuna non sono stata troppo bene. :/ Qualche giorno fa avevo anche cercato di “avvisarvi” dal telefono, ma il messaggio non si è mai caricato. </3

E quindi niente, mi spiace davvero. T___T/

 

Detto ciò… nuovo snippet (un po’ in ritardo)! Da LoS!

 

Spero che vi piacerà. <3 ;*

 

 

 

 

Lasciarono cadere le loro armi e si precipitarono verso la fila di cavalli, uno dopo l’altro – Livvy balzò addosso a Julian e gli strinse le braccia intorno al collo. Mark saltò giù dal cavallo e si ritrovò a essere abbracciato con forza da Dru e Tavvy. Ty li raggiunse stando maggiormente in silenzio, ma con la stessa gioia incandescente in viso. Aspettò che Livvy avesse quasi finito di strangolare il fratello prima di avvicinarsi e prendere le mani di Julian.
E Julian, che Kit aveva sempre considerato un esempio quasi inquietante di autocontrollo e distacco, afferrò il fratello e lo tirò contro di sé, torcendogli il retro della maglia con le dita. Teneva gli occhi chiusi, e Kit sentì il bisogno di distogliere lo sguardo.
Non aveva mai avuto nessuno oltre a suo padre, lui, ed era oltremodo certo che il genitore non l’avesse mai amato così.

Traduzione: tutti i post su Lady Midnight che Cassie ha pubblicato finora!

Buonasera, Shadowhunters, e buona Pasqua (in ritardo) e Pasquetta (ancora in tempo, YAY)! :) Come vi avevamo promesso, ecco arrivare i post su Lady Midnight che Cassie ha caricato fino a oggi.

Nel caso vi steste chiedendo perché ci abbiamo messo così tanto… beh, da diciannove pagine siamo arrivate a ventitre. XD Cassandra continuava a pubblicare risposte – e perché dividere il post quando potevamo tradurre e caricare tutto insieme? ^^

 

Le risposte sono divise in tre categorie: quelle che non spoilerano (NO SPOILER), quelle che spoilerano lievemente (LIEVI SPOILER) e quelle spoilerose (SPOILER PRESENTI). :D

In ogni caso, fate attenzione, potrebbe esserci sfuggito qualcosa!

 

 

 

 

 

 

NO SPOILER

 

 

« “Ciao, Cassie! Beh, ho adorato Lady Midnight, e quando l’ho finito ho pianto: era come se fosse una parte di me, e non vedo l’ora che esca Lord of Shadows – ma non so quando verrà pubblicato! Potresti darmi un indizio…?

Aprile 2017, molto probabilmente. »

 

 

« “Ciao, Ms. Clare! Grazie mille per aver scritto di questo mondo meraviglioso! Amo assolutamente tutti i tuoi libri, ma credo che Lady Midnight sia il mio preferito! Grazie! Amo Livvy e Ty. So che hai detto che Ty si innamorerà di qualcuno, nei libri. Ma Livvy? So che è prestissimo, ma venderai mai i diritti di The Dark Artifices perché venga adattato in una serie TV o un film? Sei la mia autrice preferita! Grazie per l’ispirazione che mi dai!

Grazie! Per Ty ho in programma, in futuro, una storia d’amore, e forse anche per Livvy. The Wicked Powers [NdT: la quinta e ultima serie sugli Shadowhunters, che verrà pubblicata dopo l’uscita dell’ultimo libro di The Last Hours] ha al suo interno tutti i personaggi; lì sono più grandi, quindi anche per Dru sarà possibile una trama romantica – anche se Tavvy lì avrà solo una decina d’anni!

Non ho venduto i diritti né del solo Lady Midnight né di The Dark Artifices, e non ho in programma di farlo. »

 

 

« “Wow, ciao, Cassie! Sono assolutamente innamorata dei tuoi libri: mi fanno sentire parte di un altro mondo. È meraviglioso. Mi chiedevo quanti anni avessero Emma e Julian in CoHF e in LM. E, se puoi, mi diresti quando sono nati? E magari l’età di tutti i bambini Blackthorn? Grazie, x. Inoltre, amo il ‘nuovo’ Max. :)

Penso, basandomi sugli appunti, che Julian sia nato ad aprile ed Emma a maggio. Cerco sempre di non scegliere mai un compleanno per i personaggi, ammesso che la cosa non influenzi la trama, come, ad esempio, il fatto che Clary abbia compiuto sedici anni ad agosto. Mi ricordo di aver tentato di individuare quelli di Emma e Julian per The Fiery Trial [NdT: uno dei racconti de Le Cronache dell’Accademia Shadowhunters], ma non ho deciso niente di più specifico del mese.

Emma e Julian hanno diciassette anni. Mark ha un’età non meglio specificata per colpa della terra delle Fate. Livvy e Ty hanno quindici anni. Dru tredici. Tavvy sette. »

 

 

« “Ciao! Amo i tuoi libri! Mi stavo solo chiedendo chi fosse più grande tra Ty e Livvy.

Livvy per un paio di minuti! »

 

 

« “Mentre leggevo LM, dopo l’introduzione di Diana, mi sono chiesta: è la stessa persona che ha dato a Clary la sua spada?

Sì! Era la proprietaria del Diana’s Arrow in Città del Fuoco Celeste. »

 

 

« “Ehi, Cassie, ho davvero amato Lady Midnight, e sono una grande appassionata di fate. Mi chiedevo cosa determini il colore dell’occhio che muta quando le persone si uniscono alla Caccia Selvaggia. È una coincidenza il fatto che Mark avesse già gli occhi di colori diversi?

Non li aveva – in Città del Fuoco Celeste i suoi occhi sono entrambi blu-verdi, e poi, nel momento in cui si unisce alla Caccia Selvaggia e Jace e Clary lo incontrano nella terra delle Fate, fanno un commento su come il suo occhio sia cambiato, e sia diventato dorato.

Quella della Caccia Selvaggia è una magia specificatamente selvaggia – qualcosa di numinoso, e slegato da ogni regola. Non so dire come esattamente faccia la magia della Caccia a decidere quale occhio cambiare e di che colore farlo. Succede e basta, per così dire! »

 

 

« “Ciao, Cassie! Non vedo davvero l’ora che esca Lord of Shadows! Mi stavo solo chiedendo se il libro comincerà lì dove è finito Lady Midnight, oppure partirà dopo qualche giorno, o settimana, ecc.?

Uscirà ad aprile 2017, e inizia circa una settimana dopo gli eventi di Lady Midnight. »

 

 

« “So che è troppo presto… ma avremo dei POV [NdT: punti di vista] di Julian? Così com’è successo per Jace e Will?

Ci sono dei POV di Julian, in Lady Midnight, e non temere, continueranno a esserci anche in Lord of Shadows! »

 

 

« “Kieran ha letteralmente i capelli più FIGHI in assoluto! Pensi che potremmo incontrare sua madre, prima o poi? O scoprire altro sul suo misterioso passato?

Sto rispondendo alle domande che trovo solo mediamente spoilerose in maniera pubblica, quindi… la madre di Kieran è morta, in verità, e non la incontreremo. Il Re della Corte Unseelie ha un sacco di figli (e due figlie) che incontreremo, e tutti loro sono fratellastri di Kieran, perché il Re passa raramente molto tempo in compagnia della stessa donna/fata/nixie/pixie/quel che è. La madre di Kieran non era una fata nobile, ma una nixie, quindi Kieran è per certi versi in basso nella classifica di famiglia.

Mi piacciono i suoi capelli! »

 

 

« Sul fumo.

Ciao! Ho amato LM, è stato una meravigliosa distrazione dalle mie prove di metà semestre. Mi chiedevo se l’abitudine che aveva Julian di fumare fosse stata tagliata dalla versione definitiva del romanzo. Nel libro si dice che odora di chiodi di garofano. Sento che il poveretto dovrebbe proprio fumare per riuscire a sopportare tutto questo fallimento.

Penso che LM sia davvero bello, e apprezzo che il primo romanzo di una serie sia così lungo. Gli altri libri saranno tutti di quella lunghezza o simili, oppure ci hai solo viziati con LM? Inoltre, potresti averlo detto altrove, ma – stavo sfogliando il blog di Cassandra Jean e ho visto un’immagine di Julian mentre fuma. Se hai rimosso quella peculiarità del romanzo, potrei sapere il perché?

Ricordo che in passato avevi detto che Julian fumava sigarette ai chiodi di garofano, e mi stavo chiedendo se avessi deciso di rimuovere completamente quell’aspetto, o se inizierà a fumare più in là nei libri. (PS: ho amato da morire Lady Midnight, anche se il mio cuore resterà in eterno danneggiato a causa tua.)

I chiodi di garofano  sono decisamente un rimasuglio del Julian fumatore, ovvero il Julian della prima bozza. A volte, però, le cose presenti nelle prime versioni dei romanzi non funzionano. Questa non andava, perché per quanto sentissi pure io che Julian a volte potrebbe aver bisogno di fumare, per riuscire a sopportare la sua vita, avevo ancor di più la sensazione che non l’avrebbe fatto a causa dei bambini. Non ho mai pensato che potrebbe fare qualcosa di dannoso che poi loro potrebbero scoprire e imitare. È stato parte dello scoprire il personaggio di Jules come genitore, oltre che fratello e parabatai. Perché in ogni senso importante, lui è davvero un genitore.

Ho lasciato i chiodi di garofano, però, come cenno in direzione della bozza precedente. Immagino che potrebbe essere per via di un incenso, o della sua colonia.

Quanto alla lunghezza del libro, ha un sacco a che fare con la quantità di personaggi coinvolti – è un gruppo enorme, cosa che non cambierà tanto presto! »

 

 

« “Ehi, Cassie! Dunque, ho finito Lady Midnight e l’ho amato, ma ho una domanda: perché la runa parabatai di Emma è sul braccio, mentre quella di Julian sul cuore? Inoltre, quanti libri su TDA ci saranno? Ti adoro.

Puoi farti disegnare la runa parabatai ovunque tu voglia. A differenza di quella matrimoniale.

Ci saranno tre romanzi su TDA: Lady Midnight, Lord of Shadows e Queen of Air and Darkness. »

 

 

« “Ciao, ho appena finito Lady Midnight, e mi chiedevo perché l’avessi concluso così. Penso che ci fossero altre strade che avresti potuto percorrere, e mi stavo solo chiedendo perché avessi scelto quel finale lì. Non sto cercando di insultarti, sono solo curiosa. Inoltre, amo il modo in cui hai reso Mark bisessuale.

Beh, ho accidentalmente reso questa risposta pubblica, quindi mi scuso sia per quello che per qualsiasi spoiler.

Quanto al finale: non penso che ci fossero altre strade per cui avrei potuto optare. Quando comincio, di solito so sempre come finirò. La sfida è narrare la storia in modo che mi porti alla conclusione che volevo. »

 

 

« “Ciao, ho molto amato Lady Midnight, ma posso chiederti se A Long Conversation sarà disponibile in formato Kindle oppure online, in futuro?

Ai tempi in cui ho parlato delle prime edizioni, ho detto che l’extra non sarebbe stato disponibile nelle edizioni digitali. Questo a causa del mio editore, preoccupato per la pirateria. Tra circa sei mesi, verrà pubblicato come ebook su Amazon, in modo che possiate ottenerlo separatamente. »

[NdT: logicamente, Cassie parla dell’edizione americana del romanzo. Gli ebook italiani venduti entro il 21 marzo CONTENEVANO il racconto.]

 

 

« “Nei prossimi libri vedremo come si sono incontrati Emma e Julian?

Le loro mamme erano amiche, e si sono incontrati da piccoli. Li vedremo di sicuro ricordare dei momenti della loro infanzia – quello è parecchio indietro, però! »

 

 

« “Ciao, Cassie! Ho appena finito LM, ed è stato veramente epico! Mi stavo domandando, riguardo al fidanzamento degli Shadowhunters – fanno qualcosa di speciale? Si scambiano gli anelli di famiglia, o chiedono e basta? Grazie!

Ehi, devono fare la proposta, proprio come chiunque altro. Ma poi sì, tradizionalmente il ragazzo dà alla ragazza l’anello della sua famiglia. È diventato tutto più progressista, però, e due ragazzi, un ragazzo e una ragazza e due ragazze, ecc., spesso se li scambiano. »

 

 

« “Julian sarà sulla copertina di Lord of Shadows?

Molto probabilmente. :)

Okay, sì. E io ho il tragico incarico di dover scegliere il modello, quindi ho passato numerosi giorni sfogliando un portfolio pieno di foto di bei ragazzi.

È un lavoro orribile, ma qualcuno deve pur farlo. »

 

 

« “Ehi, Cassie! Ho una domanda su LM. Cos’è esattamente la Caccia Selvaggia, e com’è che rivendica Mark Blackthorn? Dal momento che Mark è per metà Shadowhunter, e che il sangue Shadowhunter è sempre dominante, perché la Caccia (e il suo lato da fata) ha un tale potere su di lui?

Originaria della mitologia europea, la Caccia Selvaggia è un gruppo di cacciatori che cerca guerra e distruzione, raccogliendo le anime dei morti. Sono una parte antica dei miti sulle fate. Wikipedia in realtà fornisce una descrizione piuttosto buona della Caccia Selvaggia e delle sue varianti: https://en.wikipedia.org/wiki/Wild_Hunt Certo, la Caccia Selvaggia nei libri degli Shadowhunters è adattata al contesto.

La Caccia Selvaggia esiste lontana dalle corti fatate, e ogni ragazzo o uomo con almeno un po’ di sangue di fata può potenzialmente correre al loro fianco, nel caso dovesse essere così sfortunato. La magia che lega i cacciatori alla Caccia è vecchia e selvaggia magia fatata, e le sue particolarità sono sconosciute alla maggior parte degli Shadowhunters. In effetti, sono sconosciute pure per gli altri Nascosti. Le fate sono molto riservate. Sebbene non possano mentire, si dilettano coi sotterfugi, e potete scommettere sul fatto che ogni informazione riguardo la magia della Caccia che hanno condiviso fosse di proposito ingannevole.

Sappiamo dagli eventi di Città del Fuoco Celeste e Lady Midnight che a Mark avevano detto che la sua famiglia era morta, ed era stato obbligato a mangiare cibo di fata e bere il sangue di Gywn il Cacciatore. Questi atti hanno rafforzato la presa delle fate su Mark, e l’hanno reso parte della Caccia Selvaggia. Poiché credeva che la sua famiglia fosse morta, Mark è diventato leale a Gwyn e alla Caccia stessa. Quella è diventata la sua vita.

“Il sangue Shadowhunter è dominante” significa che Mark è fisicamente uno Shadowhunter, può portare i Marchi, può brandire una spada angelica. Non significa che sarà sempre emotivamente più leale agli Shadowhunters che a qualsiasi altra cosa. La mente di Mark e le sue emozioni appartengono solo a lui. »

 

 

« “Ho amato Lady Midnight, così come ho amato tutti gli altri tuoi libri! Ho amato Emma e Julian. Uno dei miei personaggi preferiti è Tiberius. Ma ho una domanda. Viene detto in Lady Midnight che Jem non è più uno Shadowhunter. Perché? È ancora un Nephilim, può ancora portare i Marchi, quindi per quale motivo non è più uno Shadowhunter?

Viene detto anche in Clockwork Princess e City of Heavenly Fire. :) Non è una nuova informazione su Jem – Jem ricade nella stessa, insolita categoria di Jocelyn, la mamma di Clary. Sebbene Jocelyn e Jem siano biologicamente degli Shadowhunter, non si considerano più parte di quella comunità. Hanno ripudiato le leggi e i valori del Conclave. Hanno scelto di creare il loro percorso di vita lontani dalla cultura militare che li ha cresciuti. Entrambi hanno dei motivi personali per aver preso questa decisione.

Jocelyn ha vissuto un inferno, da giovane Shadowhunter, per via di un marito abusivo e manipolatore, e il tragico destino della sua famiglia l’ha spinta a scegliere di non volere più avere niente a che fare con una vita di caccia ai demoni. Si è nascosta, e quando è stata ritrovata ha brevemente aiutato a combattere la Guerra Mortale, ma poi si è allontanata di nuovo dalla società degli Shadowhunters.

Jem ha già prestato numerosi anni di servizio al Conclave come Fratello Silente: più di quanti ne diano la maggior parte degli Shadowhunters. Quando è stato trasformato, privato di ciò che lo rendeva uno dei Gregori, Jem ha esplicitamente detto di volersi creare una vita lontano dalla società degli Shadowhunters. Dall’epilogo de La Principessa:

“Non penso che andrò a Idris, o in qualsiasi Istituto,” disse dopo una pausa così lunga da far pensare a Tessa che, se non avesse detto nulla, le sue ginocchia avrebbero ceduto. “Non so come stare al mondo come Shadowhunter senza Will. Non penso neanche di volerlo fare. Sono ancora un parabatai, ma l’altra mia metà non c’è più. Se dovessi andare in un qualche Istituto e chiedere loro di farmi entrare, non lo dimenticherei mai. Non potrei mai sentirmi completo.”

Queste sono scelte che devono prendere loro. Ci sono dei Nephilim che non li rispetteranno, per questo, ma ci saranno anche Shadowhunters che li onoreranno per le loro decisioni e li ammireranno per aver combattuto per le cose in cui credevano. Sono pure entrambi degli eroi – Jem, per tutto il suo servizio e per le cose che ha fatto in The Last Hours e The Infernal Devices; Jocelyn, per aver nascosto la Coppa Mortale da Valentine. Come veterani ed eroi, è probabile che abbiano più possibilità di essere creduti quando dicono che lasceranno gli Shadowhunters ma manterranno i loro segreti. »

 

 

« “Ehi, Cassie, ho finito LM una settimana fa, e risento ancora dei postumi della lettura! Mi chiedevo: se qualcuno avesse la runa parabatai sul braccio, e quel braccio venisse tagliato, il legame si spezzerebbe?

No. La ragione per cui il legame dei parabatai è creato con un rituale e un incantesimo complesso è proprio per evitare che cose simili succedano. Anche se la runa venisse danneggiata o amputata, quelle due persone resterebbero comunque parabatai. È la magia a legarle.

Quella degli Shadowhunters è una cultura guerriera. Si aspettano ferite e deturpazioni. Fa parte della loro vita. Sarebbe poco pratico, e sciocco, legare una delle loro istituzioni culturali e dei metodi per rafforzare loro stessi più importanti a qualcosa che sarebbe così semplice distruggere per errore. »

 

 

« Domande su Lady Midnight: la tecnologia e gli Shadowhunters

Ho appena finito Lady Midnight (woo!). Usano un sacco di tecnologia, o comunque più che in qualsiasi altro tuo libro sugli Shadowhunters, e ovviamente mi sto riferendo a TMI. TMI è ambientato in tempi molto più recenti rispetto a TID, quindi posso comprendere perché non usino la tecnologia, in TID. In Lady Midnight guidano auto e usano telefoni e computer. Credevo che il potere delle rune influenzasse i modi in cui viene utilizzata la tecnologia dagli Shadowhunters. Inoltre, i personaggi di TDA guidano, a differenza di quelli di TMI, per via del posto in cui abitano?

Grazie per questa nuova storia meravigliosa! :) Mi ha davvero confuso una cosa: in TMI, gli Shadowhunters (specialmente Jace) non sembrano conoscere granché né la cultura mondana né la tecnologia. Eppure in LM Emma e compari guidano auto e guardano Nothing Hill. So che dicono che il computer di Ty è un segreto che devono nascondere al Conclave – ma ciò significa che gli Shadowhunters della West Coast sono più ‘moderni’ di quelli sulla East Coast, oppure è una conseguenza della Guerra Oscura? O magari è proprio un aspetto specifico dei Blackthorn?

Gli Shadowhunters usano la tecnologia in maniera limitata per varie ragioni: alcune culturali (è come se si considerassero separati dal mondo mondano e dai suoi avanzamenti). A volte la tecnologia mondana non interagisce bene con la magia delle rune. E poi c’è anche da dire che hanno una magia che spesso ha la stesse funzioni della tecnologia – quindi non hanno bisogno di una tecnologia capace di fare un lavoro simile o inferiore. Perché andarsene in giro con degli occhiali per la visione notturna quando hanno una runa con la stessa funzione e che lavora meglio? Perché utilizzare i computer quando hai i Fratelli Silenti che non si limitano ad assimilare le informazioni, ma sono anche capaci di pensare e ragionare? Non ti serve un monitor alla caviglia quando hai una runa in grado di rintracciare. Ecc. E funziona anche al contrario: se lasci che gli Shadowhunters utilizzino un sacco di tecnologia, finiranno con l’usare quella pigramente, anziché affidarsi alla loro magia, alle rune e a tradizioni vecchie di secoli. Smetteranno di conoscere le cose che hai bisogno di sapere se vuoi essere uno Shadowhunter e non avranno idea di come agire in situazioni dove la tecnologia non è disponibile (per esempio, Edom, o la terra delle Fate).

Eppure non possono neanche evitarla del tutto (Henry di certo non aveva paura di sperimentare con la tecnologia, in TID!). I cellulari vengono regolarmente utilizzati, in TMI, e il telefono di Simon fa parte del piano per catturare Camille, in Città degli Angeli Caduti. Hai ragione quando dici che i residenti dell’Istituto di New York non guidano perché vivono a Manhattan; in genere lì ha più senso che utilizzino la metro o vadano a piedi. (Non c’è niente di meglio che restare imbottigliati nel traffico mentre si sta tentando di inseguire un demone!) Quindi c’è un complesso equilibrio, perché in posti in cui la tecnologia non ha un equivalente nella magia degli Shadowhunters i Nephilim useranno i telefoni e cose simili.

Gli Shadowhunters di TDA usano più tecnologia mondana (e le auto) per un paio di motivi:

1. Los Angeles non ha una buona rete di trasporti pubblici, e la città è più sparpagliata, quindi i veicoli sono importanti nella vita di tutti i giorni. Il GPS è utile per lo stesso motivo. Los Angeles è anche una città industriale, e l’industria in questione è quella cinematografica. Non puoi sfuggire al livello di persuasione di Los Angeles, e quindi per me aveva senso che gli Shadowhunters dell’Istituto di LA sapessero qualcosa in più di film, e magari li guardassero pure.

2. I Blackthorn ed Emma sono cresciuti più lontani dallo sguardo del Conclave della maggior parte degli Shadowhunters. Ad Arthur non interessa granché del loro rapporto con la tecnologia. Non ha neppure notato il loro computer. Diana lo sa, ma non ci trova niente di male. Inoltre, sono pure in una situazione in cui non possono affidarsi al solito aiuto – nessun Fratello Silente, nessuna mano dai Nascosti –, quindi ripiegano sulla tecnologia perché è tutto ciò che resta loro. Il risultato è che si ritrovano più fregati quando la loro tecnologia muore o non funziona degli Shadowhunters addestrati a non affidarsi troppo a lei. »

 

 

« “Ehi, Cassie, visto che di recente hai rilasciato degli snippet da Lord of Shadows… significa che hai quasi finito di scriverlo?

È scritto, ma non editato. Il che non modificherà la data d’uscita – le revisioni/l’editing portano via lo stesso tempo che serve per concludere la prima stesura, a volte.

Significa pure che tutti questi snippet ricadono nella Legge degli Snippet, e questo significa che potrebbero finire nel libro, o forse no, o magari verranno riscritti. Tutto nel manoscritto potrebbe cambiare, al momento. »

 

 

 

 

 

LIEVI SPOILER

 

 

« Domande su Lady Midnight: le fate – e le regole degli Istituti.

Ciao, Cassie! Visto che stai pubblicando spoiler di LoS (specialmente su Mark e Kieran. Oddiomiosantissimo), ho una domanda… Le Corti saranno più attive, in LoS, rispetto a LM? Perché amo le fate, onestamente. Inoltre, hai accennato al fatto che Kieran fosse in libreria, in uno dei tuoi spoiler. Si tratta della libreria dell’Istituto? E, se sì, come può Kieran entrare al suo interno? Non c’è qualche magia che impedisce alle fate di entrare negli Istituti, fatta eccezione per il Santuario?

Solo i vampiri devono limitarsi al Santuario. È per questo che Camille viene intrappolata al suo interno sia in TMI che in TID, mentre Luke può liberamente girare all’interno dell’Istituto. Sia Woolsey che Luke camminano negli Istituti; Magnus, Ragnor e Malcolm visitano numerosi Istituti senza problemi. Una sirena (ovvero un tipo di fata) sta passando del tempo nell’Istituto di Londra, nelle Bane Chronicles. Le porte si aprono solo per gli Shadowhunters, ma i Nascosti (eccezion fatta per i vampiri) possono assolutamente passare il tempo lì, se invitati.

Suppongo che il Conclave avrebbe potuto creare delle nuove regole anti-fata, dopo la Pace Fredda, ma dubito che aggiungerebbero delle contingenze magiche in ogni Istituto. Imporrebbero semplicemente a ogni Istituto di rinforzarsi da solo. Non dovrebbero esserci ragioni fisiche per cui Kieran non può entrare nell’Istituto. Il contingente delle fate si incontra con Diana, Arthur e gli altri nel Santuario. Ma loro non si sarebbero dovuti AFFATTO incontrare con le fate, quindi non è che stessero seguendo un qualche tipo di politica.

Quanto alle Corti fatate in forma fisica, le vedremo entrambe in Lord of Shadows. »

 

 

« Helen…

Ciao, Cassie! Amo tantissimo i tuoi libri, sono i miei preferiti in assoluto! Ho appena finito di leggere LM (era persino migliore di quanto mi aspettassi!) e mi chiedevo se Helen comparirà nei prossimi romanzi. Capisco che non potesse esserci per davvero, in Lady Midnight, perché tutto è successo all’improvviso e lei è ancora esiliata, ma è il mio personaggio preferito, e vorrei davvero vedere di più lei e Aline! Grazie per queste storie eccezionali! Tanto amore dal Brasile!

Ciao! Anche io tengo moltissimo a Helen, e ad Aline, e alla loro relazione. Comunque, sì, per loro non è stato possibile comparire in ruoli importanti in questo libro. Ci sono un paio di ragioni:

1) Helen è ancora esiliata. Deve esserlo perché tutta la trama della Pace Fredda possa funzionare. Dobbiamo avvertire la sua assenza, e sentire la sua mancanza, per poter comprendere cosa significhi per i Blackthorn sentire la sua mancanza. Cosa significhi per Mark poterle parlare solo a telefono quando ha bisogno di lei. Per Julian essere cresciuto prendendosi cura di tutta la sua famiglia, perché Helen se n’era andata ed era necessario che non ci fosse. Inoltre, ciò che è stato a Mark e Helen forma la colonna vertebrale delle obiezioni alla Pace Fredda. Si può essere contrari moralmente a qualcosa, in maniera indiretta, ma è quando a essere colpite sono cose che ami che la cosa importa davvero. Se Helen potesse vagare dentro e fuori l’Istituto, allora la Pace Fredda non sarebbe una questione così seria.

2) Questa ragione riguarda più la scrittura e la struttura del romanzo, ma Helen è semplicemente troppo grande. Sono passati cinque anni; è un’adulta. Se fosse nei paraggi, allora i personaggi adolescenti non sarebbero da soli, e perché questa serie funzioni, devono esserlo. Devono affrontare da soli i problemi, non farsi salvare dai fratelli maggiori. Tutta la storyline di Julian e la sua personalità ruotano intorno al fatto che ha dovuto affrontare da solo queste cose. Tutta la struttura della famiglia richiede che gli altri guardino a Julian come al maggiore. E anche Emma deve risolvere i suoi problemi da sola. C’è un motivo se gli unici adulti nell’Istituto sono o incapaci di aiutare o impossibilitati a farlo.

Questo non vuol dire che Helen non comparirà mai; ci sarà, come pure Aline. I protagonisti, però, resteranno gli adolescenti, e non gli adulti. (Proprio come in The Last Hours tutti gli adulti fanno un passo indietro rispetto a James, Matthew, Anna, Cordelia e Lucie.) »

 

 

« “Scopriremo di più sul passato di Cristina/sul suo personaggio, nel prossimo libro di TDA? Ha assolutamente vinto il mio cuore, e la adoro, in tutta franchezza. Non è che magari potresti condividere qualcosa su di lei, anche di piccolissimo e molto a caso? :)

Certo! Cristina è un personaggio principale, importante tanto quanto Mark. Posso dire che farà una scoperta molto sorprendente su Diego, in Lord of Shadows, proprio all’inizio del libro. »

 

 

« “Ciao, Cassie, libro stuuuuupendo come al solito! Mi stavo chiedendo, però… Se, diciamo, la runa dei parabatai venisse distrutta, magicamente o meno – questo potrebbe spezzare il loro legame, permettendo a una certa coppia di amanti proibiti di stare liberamente insieme?

No. Neanche la (per quanto breve) morte di Jace in Città di Vetro ha spezzato il suo legame con Alec. La runa dei parabatai è sostenuta da un incantesimo potente e una cerimonia. Se potessi spezzarla solo rovinando la runa, non sarebbe una connessione così significativa, né le “conseguenze” che abbiamo scoperto risulterebbero troppo temibili… perché potresti sempre evitarle togliendoti la runa.

Mi piace vedere come tutti stiate cercando dei metodi per aggirare il legame dei parabatai, però. :) »

 

 

« “Perché i Blackthorn hanno il permesso di avere un loro motto? Scopriremo come l’hanno avuto?

Non penso che il Conclave l’abbia preso come un attacco personale, ma probabilmente avrebbero dovuto farlo. »

 

 

« “Salve, Signora Clare, per il momento sto amando Lady Midnight, ma ho una veloce domanda: di che parte del Mondo Nascosto fanno parte i negromanti? Sono stregoni, fate, o solo umani che hanno imparato da sé la magia? Grazie mille!

Ciò che ti rende un negromante è praticare la negromanzia – un tipo di magia che riguarda gli incantesimi legati alla morte e il far risorgere i defunti. Puoi essere umano, o fata, o stregone, o quant’altro; è una descrizione di ciò che si fa, non di ciò che si è. »

 

 

« Lady Midnight, Lord of Shadows – domanda sui punti di vista.

Ciao, Cassandra: Lady Midnight è un romanzo meraviglioso, e sono rimasta molto colpita dalla maggior parte dei tuoi personaggi! La mia domanda è: ci verranno mostrati i punti di vista di Ty, o altro dal POV di Kit, nei prossimi due libri?

Ciao, Cassie! Ho amaaaaato Lady Midnight. Julian mi ha spezzato il cuore almeno un migliaio di volte. Mark mi ha fatto ridere così tanto. Era stupendo. Volevo chiederti informazioni sui POV futuri. Mi sono ritrovata a voler vedere molto di più Mark e Cristina, e continuo a chiedermi se ci sarà un POV di Ty, o uno di Kieran. Quindi volevo domandarti: avremo più punti di vista nei prossimi romanzi? Anche Kit diventerà un POV principale? O i narratori resteranno perlopiù Emma, e poi Julian, Cristina, Mark e un po’ Kit? Abbracci!

Non è semplice rispondere alle domande sui POV, perché dipendono incredibilmente dal libro stesso e dal suo contenuto. Per esempio, Jem non aveva praticamente POV ne La Principessa, e non perché non fosse importante, ma perché c’era bisogno, per una parte di libro, di far credere al lettore che fosse morto.

Non credo che la divisione dei POV in Lord of Shadows rispecchi esattamente quella di Lady Midnight – ho sicuramente scritto un sacco di scene dal punto di vista di Cristina, di Kit e di Mark. Ma finché il libro non sarà finito, e con tante scene ancora da scrivere – o anche riscrivere durante la fase di editing –, non posso davvero dire con certezza come si divideranno i POV. Posso solo dire che Emma resterà la protagonista, e che cerco di scegliere il POV che funziona bene in ogni scena. »

 

 

« “In Lady Midnight, quando Julian ed Emma vanno a casa di Malcolm, Magnus lascia intendere che l’ultimo matrimonio a cui li ha visti non era quello di Helen. E allora di chi era? Puoi rispondere, o è qualcosa che verrà affrontato nei prossimi libri?

In quel momento è un deliberato mistero. È una frase inserita di proposito, e ancora non conosciamo la risposta, sebbene in tanti abbiano indovinato! »

 

 

« “Credo onestamente di parlare a nome di molti quando dico che vorrei disperatamente sentire il discorso che Jace avrebbe fatto al party di fidanzamento.”

Sospetto che sarebbe stato particolarmente terribile. »

 

 

« “Ehi, Cassie, ho finito Lady Midnight una settimana fa e ancora non mi capacito di quanto fosse bello! La trama era meravigliosa, e mi sono innamorata di ogni personaggio (in special modo di Cristina e Ty). Le mie domande sono queste: vedremo come funzionavano le cose tra Cristina, Diego e Jaime prima degli eventi di LM, in Lord of Shadows? E: Jaime verrà introdotto nella trama più o meno come è entrato in scena Diego?

Grazie! Sì, incontrerete Jaime, e scoprirete nuove informazioni sulla famiglia Rosales e sulle cose complicate che succedono al suo interno. »

 

 

 

 

 

 

SPOILER PRESENTI

 

 

« “Ciao, Cassie, ho una domanda su Mark: adesso che è nel mondo dei mondani, ricomincerà a invecchiare come qualsiasi altro umano? E sai già come terminerà TDA?

Sì, e sì. :) »

 

 

« Verginità, e la runa inventata da Clary che ha a che fare coi momenti sexy.

Domanda piuttosto spoilerosa… Emma era vergine prima di farlo con Julian? Oppure era stata con qualcun altro, prima? Lo chiedo solo per curiosità.

Fangirlerò prima: grazie per aver creato delle persone e dei momenti e delle graziose fila di parole perché noi potessimo amarle. Poi, la spiaggia. È molto chiaro che, sebbene questo sia il primo ‘bacio’ di Julian, lo stesso non valga per Emma. Non per trasformare un piccolo dettaglio in una faccenda grossa, ma amo davvero quest’aspetto del suo personaggio. Credo parli della sua indipendenza e capacità; il modo in cui è in pieno controllo della sua vita e del suo corpo. Quindi mi chiedevo: è una cosa di Emma che hai sempre saputo, oppure si è evoluta col tempo? (E: è successo col Lama?)

Ho immaginato, vista l’attuale natura del suo legame con Cameron il Lama, che sì, molto probabilmente abbia dormito con lui. E sì, visto che Emma porta la runa anticoncezionale e non accenna mai al fatto che sia la sua prima volta, benché per Julian sia così, ho pensato che fosse abbastanza chiaro che Emma non fosse vergine – sono felicissima che si sia compreso!

In verità avevo già parlato su Tumblr di come Emma avesse avuto dei ragazzi, prima di Julian, e avesse fatto sesso prima dell’inizio del libro. Non è mai stato chissà che cosa, ma comunque. Emma è davvero in pieno controllo della sua vita e del suo corpo (anche se non interamente sui suoi sentimenti per Jules), ed è una cosa che desideravo. Julian non la giudicherà mai per questo – non potrei mai perdonarlo se così fosse! –, sebbene a volte sia geloso di Cameron. È un aspetto di lei che ho sempre conosciuto: è più normale che il ragazzo non sia vergine mentre la ragazza sì, e visto che The Dark Artifices capovolge i ruoli destinati in genere a un determinato sesso (Julian è quello domestico, che cresce i bambini; Emma è la guerriera, quella che viene frustata e tagliata dai demoni), mi interessava rovesciare anche questo.

Ehi, Cassie! Ho assolutamente amato Lady Midnight! Mi stavo facendo delle domande sulla runa anticoncezionale, e su come funzioni – devi applicarla ogni volta, oppure è permanente? E nel caso fosse permanente, e tu invecchiassi e volessi avere dei figli: sbarrarla basterà a fermare i suoi effetti? Me lo stavo solo chiedendo. :) Grazie per questo mondo meraviglioso!

La runa anticoncezionale dura circa tre mesi prima che tu debba rifartela. Funziona su ogni sesso. Non devi sbarrarla; sparisce da sola. È una runa molto pratica per un popolo guerriero che potrebbe ritrovarsi coinvolto in una guerra in un qualsiasi momento – non riesco a capire perché l’Angelo non ci abbia pensato prima. :) »

 

 

« Domande su Lady Midnight… e risposte… sugli… Stregoni!

Ciao, Cassie! Dal momento che ci conosci troppo bene, potrai immaginare quanto amiamo gli Stregoni. :) È stato difficile, per te, mettere Malcolm Fade in questa posizione, nel libro? E com’è stato, emotivamente, il processo di scrittura? Sapevi sin dalla prima pagina che quello da biasimare era Malcolm? Grazie per queste storie eccezionali! La mia vita non sarebbe la stessa [senza di loro]! Ho dato cinque stelle su Goodreads a Lady Midnight, ma solo perché non potevo dargli tutte le stelle del cielo notturno!

Aw, grazie.

Ho sempre saputo che Malcolm era il cattivo, perché l’ho letteralmente creato per questo ruolo.

Parte del divertimento che sta nell’avere un universo fittizio già consolidato è poter giocare a ribaltare le aspettative dei lettori. Come hai detto tu, tutti amano gli Stregoni – perché fino a ora ne avevamo incontrati per davvero solo di buoni. E Magnus è uno Stregone, e Magnus è molto amato. Quindi quando mi sono messa a pensare al cattivo di Lady Midnight (che è dietro a tutti i misteri che circondano gli omicidi) ho cercato di ideare qualcuno che non avrebbe fatto sospettare le persone, e di cui tutti si sarebbero istintivamente fidati. E ho pensato: uno Stregone, qualcuno che un po’ ricordi Magnus senza essere esattamente lui.

Devo ammettere che non è stato per niente difficile, e si è rivelato molto divertente, perché è stata una sfida delineare Malcolm in modi che spingessero i sospetti lontani da lui usando ciò che sapevo che le persone avevano accettato e capito grazie ai romanzi precedenti: che gli Stregoni sono buoni, che sono comprensivi e disponibili. Ma nessun gruppo di persone è composto da soli buoni: c’è sempre un miscuglio di buoni e cattivi. Mi sembrava il momento di inserire uno Stregone che non fosse totalmente un santo. Inoltre, sapevo che incontreremo di nuovo Malcolm in The Last Hours, in un momento diverso della sua vita, e la cosa per me è molto interessante, perché è successo prima che diventasse ciò che è in Lady Midnight. Come ha detto Magnus, un tempo Malcolm era una brava persona.

A volte le persone mi chiedevano se Malcolm fosse come Magnus, o perché Magnus non potesse essere al posto di Malcolm, nei libri. Ammetto di aver pensato: alla fine vi farà davvero piacere che quello non fosse Magnus! »

 

 

« Lady Midnight… A Long Conversation [NdT: La Festa di Fidanzamento, il racconto extra], domande Clace e spoiler!

Ho assolutamente ADORATO Lady Midnight, e amo come Julian sia moralmente ambiguo – lo rende un personaggio molto interessante da leggere! Mi stavo solo chiedendo perché in ‘A Long Converstation’, alla fine di Lady Midnight, Clary sembri così esitante nell’accettare la proposta di matrimonio di Jace. Leggeremo la sua risposta e le ragioni della sua incertezza in LoS?

Mi stavo domandando, riguardo A Long Conversation, quando Jace chiede a Clary di sposarlo ma i due vengono interrotti da Magnus (che shock, eh! Magnus ha dei precedenti, LOL :D): scopriremo la risposta, nel prossimo libro?

Ciao, Cassie! Amo tantissimo Lady Midnight, sebbene si sia rivelato così devastante. *Tira su col naso* Ma ciò che ha acceso il mio interesse è stata una certa proposta alla fine del libro… Perché Clary teme di dover rispondere a Jace?

Dunque, alla fine di Lady Midnight – l’ho amato! –, quando Jace fa a Clary quella domanda nella stanza della musica, hai scritto che lei la temeva. Temeva di dargli la sua risposta, oppure ciò che stava succedendo a Los Angeles? Di cosa aveva paura, esattamente?

Ti chiedo una cosa spoilerosa sulla domanda alla fine di A Long Conversation… PERCHÉ CLARY ESITA? È Jace! Voglio dire, chi mai temerebbe di dovergli rispondere? #Clarynonsaquantafortunahavuto

Ciao, Cassie! Dopo aver letto A Long Conversation, muoio dalla voglia di sapere perché un personaggio in particolare dovrebbe aver paura di rispondere a un altro, considerato tutto ciò che hanno affrontato insieme nella serie precedente, TMI. Scopriremo qual è la sua risposta, in Lord of Shadows? Spero che la mia domanda non fosse troppo vaga, ma non volevo fare spoiler di alcun tipo a nessuno, e mi sono persa quale sia la regola per TDA/TLH.

Duuuuunque, Clary non dovrebbe avere motivi per temere di dire di sì a Jace… no?

Ciao, Cassie! Lady Midnight è stato eccezionale, mi ha distrutta (nel modo migliore possibile!). Ma ho una domanda. Perché, proprio alla fine di A Long Conversation, Clary dice di aver paura di rispondere a Jace? Significa che non lo sposerà, sebbene lo ami senza alcun dubbio? Abbi pietà della mia anima che ama la Clace!

Respirate! Okay, sì, c’è un motivo se Clary teme la proposta di matrimonio. No, non posso rivelarvelo. Sì, lo scoprirete, perché in Lord of Shadows Clary e Jace vanno all’Istituto di Los Angeles – c’è un nuovo Herondale in giro, dopotutto, e Jace vuole vederlo!

Stanno ancora insieme, e scoprirete, grazie a Clary, cosa sta succedendo. Dirò solo che sono molto giovani, e ci sono moltissimi motivi per rifiutare una proposta di matrimonio, o per temerla anche se non hai intenzione di rifiutarla, che non hanno a che fare con la quantità di amore che provi per una persona, o col fatto che tu possa o meno amarla. »

 

 

« Domande su un nuovo personaggio… il cui nome fa rima con Mitt? :)

Cassie! Sono innamorata di Lady Midnight: è stato meraviglioso, proprio come gli altri! La mia domanda è questa: Kit comparirà di più nel prossimo libro?

Dunque, ho finito Lady Midnight, come puoi immaginare, e l’ho amato tantissimo. Ho vissuto e respirato per i pochi giorni che mi sono serviti per finirlo. Ho una domanda, però (e potrebbe sembrare un pochino stupida). Insomma, ho capito che Kit è l’Herondale perduto, per dir così. E alla fine del libro si è trasferito nell’Istituto di Los Angeles. Quindi presumo che farà parte dei prossimi due libri – ma vorrei esserne sicura. Imparerà a essere uno Shadowhunter?

Ciao! Per prima cosa: wow. Semplicemente wow. Lady Midnight è stato semplicemente incredibile. Poi – potrebbe sembrare una domanda deludente, ma – di che colore sono gli occhi di Kit? Vedremo qualche sua immagine/illustrazione? :)

Kit sarà un personaggio estremamente significativo, nei prossimi romanzi. Sarà una sua scelta decidere se essere o meno uno Shadowhunter, ma per lui sarebbe pericoloso vivere fuori dall’Istituto e lontano dagli Shadowhunters, e inoltre comincerà pure a diventare un amico molto intimo dei gemelli, che sono deliziati all’idea di avere come amico una persona che non fa parte del loro nucleo familiare e ha la loro età. E, certo, il fatto che esista un nuovo Herondale è parecchio rilevante per un sacco di persone.

Cassandra Jean aveva effettivamente realizzato una carta per Kit – ma non l’abbiamo inserita nel libro, perché temevamo che facesse spoiler. Gli occhi di Kit sono blu: è una sorta di miscuglio di Will e Jace, con gli occhi di Will e i capelli di Jace. Immagino che James Herondale sia il miscuglio opposto.

Kit…! »

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« Una domanda su Emma e Jules.

Ciiiao, Cassie! :) Ho finito oggi Lady Midnight. Grazie mille per questo stupendo primo libro, e per i suoi personaggi. La mia domanda è questa: è certo che i parabatai impazziscano, quando entrano in gioco i sentimenti romantici? Anche se la coppia ha i piedi ben piantati a terra? E Jem ha detto che persino l’amore non ricambiato tra parabatai potrebbe aumentare il loro potere… perché Emma dovrebbe spingere Julian a odiarla, dal momento che lei stessa continuerebbe a provare dei sentimenti per lui? Voglio dire, i sentimenti sarebbero non ricambiati, ma ancora presenti… sai?

A dire il vero, Jem questa cosa qui la spiega!

“Fu quando il rituale era già stato utilizzato da qualche generazione,” disse Jem, abbassando la voce, “che si scoprì che se il legame era troppo intimo, se sforava nell’amore romantico – allora questo modificava il tipo di potere generato dall’incantesimo. L’amore a senso unico, persino le cotte: tutto questo sembra non contravvenire la regola – ma l’amore reale, ricambiato? Quello ha un costo terribile.”

Jem non sa il perché, ma di sicuro conosce il che cosa. Ha esplicitamente detto che l’amore a senso unico non porterà la maledizione. Né lo farà una cotta a senso unico. Jem parla di “amore reale, ricambiato”, e questo è. (Probabilmente è per questo che i sentimenti non ricambiati che Alec provava per Jace non hanno mai fatto male a nessuno.)

Jem è stato molto chiaro riguardo al fatto che solo l’amore a due sensi trasforma il legame dei parabatai in qualcosa di pericoloso. Emma non può controllare i suoi sentimenti. Pensa (correttamente o meno) di poter controllare quelli di Julian almeno spingendolo a smetterla di amarla. »

 

 

« Il consiglio di Tessa…

Ciao, Cassie, ho finito proprio oggi LM. Ho una domanda su ciò che Tessa dice a Emma alla fine del libro, riguardo al far smettere una persona di amarti. Dice: ‘Convincili di non amarli, o di essere una persona che non possono rispettare – idealmente, fa’ entrambe le cose.’ Sta ovviamente pensando ai tentativi di Will di allontanarla, ma io ho sempre creduto che non avessero avuto poi molto successo. Dunque: ho frainteso la dinamica Tessa/Will tra CA e CP, oppure Tessa è più un’eccezione che la regola che cita?

Non penso che i suoi tentativi non abbiano avuto successo, ecco. Voglio dire, Tessa si stava davvero innamorando di Will, alla fine de L’Angelo – e poi lui le fa provare repulsione e la allontana. E non si limita ad allontanarla: si comporta come se fosse una persona disgustosa.

E funziona così bene da farla innamorare di Jem, e di spingerla a respingere Will per Jem, alla fine de Il Principe. Le importava pure di Will, ed era attratta da lui, e sì, si innamora di Will – in parte perché Will non è poi così bravo a fingere di fare schifo e odiarla, e in parte perché Tessa scopre che il suo atteggiamento è falso, e che è una persona molto migliore di quanto pensasse lei. Ma credo che se Will avesse continuato in eterno, e fosse stato più capace, Tessa avrebbe sposato Jem e sarebbe finita così.

Immagino di star dicendo che se Will non l’avesse respinta e non avesse finto di essere orribile, non sarebbe stato possibile nient’altro, romanticamente parlando, nella Clockwork series. Quindi, da questo punto di vista, i tentativi di Will hanno funzionato piuttosto bene, bene abbastanza da cambiare per sempre le vite di tre persone. »

 

 

« Mark e Julian ed Emma e il tradimento.

Perché Mark ha reagito così male, dopo aver visto Cristina e Diego? La amava davvero? Perché questo dovrebbe aver creato una tale crudeltà in lui, alla fine del libro, dove la sua offerta a Emma pare fuoriuscire dal proteggere Julian e diventare tradimento?

Mark non penserebbe mai a quest’offerta come a un tradimento, perché non ha la più pallida idea che a Julian Emma piaccia romanticamente. Perché dovrebbe saperlo? Sono parabatai, piacersi a vicenda sarebbe un suicidio: in Mark è radicata la convinzione che questa non possa essere una possibilità, e dunque non giungerebbe mai a una conclusione simile. Inoltre, non solo nessuno gliel’ha detto, ma Julian ed Emma hanno pure lavorato duramente per nasconderlo.

Non penso che ciò che ha fatto Mark alla fine del libro abbia granché a che fare con Diego e Cristina, se non per il fatto che magari avrebbe esitato, se avesse creduto Cristina disponibile; inoltre credo che lui dipenda da Cristina, o abbia cominciato a farlo, come amica, e sperasse di venir consolato da lei dopo la sua rottura con Kieran. »

 

 

« “Perché mentire?” Mark ed Emma, spoiler da Lady Midnight

Ciao, ho recentemente finito Lady Midnight, e posso dirti in tutta franchezza che è stato così brillante da farmi esplodere il cervello. Ho una domanda, comunque, sulla conclusione del romanzo. Io e mia sorella abbiamo interpretato in modi molto diversi il “Perché mentire?” che Mark dice a Emma. Io ho pensato che le stesse chiedendo di spiegarsi e dirgli perché aveva bisogno di mettere in atto uno stratagemma simile. Mia sorella, però, pensa che fosse il suo modo di dire: “Perché prenderci il disturbo di mentire? Potremmo rendere questa relazione genuina. Ora, avvicinati.” Desideravi lasciare quella frase aperta a possibili interpretazioni?

Devo dire di no – mi sembrava chiaro che Mark le stesse dicendo: “Perché fingere di stare insieme? Perché non metterci insieme per davvero? Perché non fare cose indecenti?”

Ricordate, prima Emma gli aveva detto: “Non voglio un ragazzo. Voglio una menzogna.”

E poi gli spiega di non potergli rivelare i motivi per cui gli sta chiedendo di mentire.

A questo punto Mark le domanda se lei non lo trovi attraente, e lei nega. Lui le dice che è una ragazza bellissima. Chiude la porta e le lancia un’occhiata che a Emma fa pensare al caos e alle fate e a quella “tempesta” che a detta di Mark desideravano entrambi. Le spiega perché avrebbe assolutamente senso se loro due iniziassero una relazione. Poi le porge una mano e dice: “Perché mentire?”

Se le avesse voluto semplicemente chiedere il motivo per cui aveva bisogno di mentire a Julian, cosa che Emma aveva già detto che non gli avrebbe spiegato, non ci sarebbe stato alcun bisogno di chiudere la porta, di accertarsi che lei lo trovasse attraente, di tutto. Penso che giudicando le parole di Mark in base al contesto, sia parecchio chiaro ciò che intende. L’unica vera domanda, immagino, è se Emma accetterà la sua offerta. »

 

 

« Cristina e Jaime e Mark.

ADORO MARK BLACKTHORN. Lo proteggerò a ogni costo. Comunque, quante possibilità ci sono di vedere interazioni romantiche tra lui e Cristina? Un sacco di persone lo shippano con Kieran, ma io adoro il modo in cui Cristina livella Mark e lo riporta coi piedi a terra. Inoltre, vedremo Jaime nel prossimo romanzo? Mi piacerebbe approfondire di più Cristina e il suo passato: è un personaggio bellissimo, e ti amo tanto per averla creata.

Ciao, Cassandra! Grazie per aver scritto Lady Midnight: l’ho finito ieri e l’ho assolutamente adorato. Shippo da morire Mark e Cristina! (Sono l’unica…?) Vedremo di più la loro relazione nel secondo e nel terzo libro?

Cara Cassie, HO ASSOLUTAMENTE AMATO LADY MIDNIGHT E TUTTI I PERSONAGGI! Una domanda: Jaime Rosales comparirà, in futuro? Kit è stato inaspettato, e non vedo l’ora di osservare il suo sviluppo.

Ehilà! Ho appena finito Lady Midnight e, wow, non ero riuscita a prevedere niente! Mi ha lasciato piena di domande, il che mi rende eccitata all’idea di leggere Lord of Shadows (è Lord o Prince? L’ho trovato in entrambi i modi [NdT: originariamente era “Prince of Shadows”; in seguito il titolo è stato cambiato in “Lord of Shadows”]. Mi chiedevo: dov’era Jaime? Continuavano a citarlo; immagino che lo incontreremo presto, ma continuavo a pensare che sarebbe comparso, in LM! Grazie per aver scritto un così bel libro. Spero che tu stia bene!

1 – Certo, potete shippare Cristina e Mark. Credo che sia evidente, a questo punto, che il loro è un triangolo amoroso. Mark prova dei sentimenti per Cristina, e dei sentimenti per Kieran. Ha una storia complessa con uno, la possibilità di ricominciare con l’altra. Uno l’ha tradito, l’altra potrebbe stare con un altro. Ma tutti e tre sono molto coinvolti, in LoS.

2 – Jaime: sì, non è nel libro! Ci sono un sacco di nuovi personaggi, in Lady Midnight. Ho avuto la sensazione che introdurne anche solo un altro avrebbe fatto collassare l’intero edificio, specialmente perché ciò che fa Jaime lo rende più adatto a comparire direttamente nel secondo romanzo. Ma lo incontrerete! »

 

 

« Mark, e se abbiamo o meno incontrato un certo personaggio per l’ultima volta.

Ciao, Cassie! SHIPPO DA MORIRE KIERAN E MARK! C’è qualche possibilità che tornino insieme? Non posso credere che abbiano rotto. :(

Beh, Kieran non ha fatto una bella cosa. E appartiene pure alla Caccia Selvaggia, e al momento se Mark volesse stare con Kieran dovrebbe riunirsi alle fate e lasciare la sua famiglia. Ma, certo, non tutto è quello che sembra, e la realtà è più complicata di ciò che abbiamo visto nel primo romanzo della serie. Kieran e Mark (Kierark?) hanno assolutamente una possibilità.

Ciao! Ho appena finito LM – così straziante! <3 Kieran è un personaggio interessantissimo. È uno spoiler chiederti se lo vedremo di più nel prossimo romanzo?

Ciao, Cassie! Ho appena finito Lady Midnight, e ti sei superata! È una bellissima opera d’arte. D’altro canto, però, vedremo di più Kieran nei prossimi libri? Il suo personaggio mi è semplicemente piaciuto tantissimo (un paio di persone potranno dirsi in disaccordo con me), e quindi mi sono attaccata a lui, dunque, sì… Kieran comparirà di più nei futuri romanzi?

Kieran è il figlio del Re della Corte Unseelie. È importante anche non pensando alla sua relazione con Mark. Lo rivedrete di sicuro – anche più che in LM.

Ho amato Lady Midnight! Qual è il cognome di Kieran? (In caso dovesse aiutare a creare un nome per la loro ship. :))

Le fate hanno un modo strano di dare i cognomi. Kieran si chiama: “Kieran, figlio di *suo padre*”, con un secondo nome tutto suo e che funge da “vero nome” – il nome che permette alle persone di avere potere su di te, e che quindi lui non condivide. Dal momento che è nella Caccia Selvaggia, viene spesso chiamato Kieran Hunter [NdT: “Cacciatore”], e se fosse nella Corte, lo chiamerebbero Kieran Kingson [NdT: “Figliodelre”]. È complicato, e probabilmente non aiuta molto il nome della ship!

Mark. Mark e Kieran. Mark e Kieran e la Caccia Selvaggia. Oh, il mio cuore. Hai fatto uno splendido lavoro con questo libro, e volevo ringraziarti! Lo aspettavo da due anni, e ha soddisfatto tutte le mie aspettative! Mi stavo chiedendo, però: questo non è stato il nostro ultimo incontro con la Caccia Selvaggia e Kieran, giusto? Amo tanto i Blackthorn, e questo potrà suonar crudele, ma oh, quanto desidero che Mark se ne torni nella Caccia Selvaggia. L’hai descritta in maniera così stupenda; la libertà e la ferocia e la bellezza e la possibilità con Kieran e la Caccia.

Ciao, Cassie! Ho finito Lady Midnight, ed era grandioso come immaginavo. :) Un personaggio che mi è piaciuto tanto è Mark. È la quintessenza degli incroci, del dover scegliere tra il sangue e il sangue, tra la famiglia e l’amato, tra la Caccia e l’Istituto… Mi chniedevo… se Mark scegliesse solo una strada come sta facendo ora, si sentirebbe incompleto? Sarà mai possibile, per lui, abbracciare completamente la sua natura… o forse, per via della faida tra fate e Shadowhunters, no? Vedremo di più la Caccia Selvaggia?

Mark per certi versi rappresenta la faida tra fate e Shadowhunters, nella sua natura. Lui stesso è diviso. E, come discusso nel romanzo, gli Shadowhunters non sono davvero completi senza i Nascosti, e non credo che le fate siano al meglio senza gli Shadowhunters. Condividono più di quanto li divida, ma la guerra tra loro rende impossibile una riconciliazione. E proprio come gli Shadowhunters e i Nascosti sono peggiori gli uni senza gli altri, credo che per Mark sarà difficile trovare la pace senza poter abbracciare totalmente la sua natura. Essere nella Caccia e non poter mai vedere la sua famiglia sarebbe una tortura, per lui – ma per Mark sarà dura pure non rivedere mai più la terra delle fate. »

 

 

« Tutto riguardo la Kierark (Mieran? Come si chiama?), stavolta… un sacco di risposte sull’amore, e un’illustrazione di Cassandra Jean!

Ciao, Cassie. :) Kieran ama davvero Mark? C’è qualche possibilità che tornino insieme?

Ehi, Cassie! Ieri ho finito Lady Midnight e OH, MIO DIO. L’HO AMATO. Ci sono stati un sacco di colpi di scena e davvero dei bei momenti. La mia domanda è questa: Mark ama davvero Kieran? È chiaro che Kieran lo ama molto più di quanto Mark non ami lui.

Ho appena finito LM, e ovviamente è stato incredibile e fuori dal mondo! Mi incuriosisce un’unica cosa… Se Kieran non avesse tradito Mark, Mark avrebbe scelto di tornare nella Caccia?

In Lord of Shadows, qualcuno dice a Mark, parlando di Kieran: “Ti serviva così tanto che non ti sei mai potuto fermare a riflettere su se lo amassi davvero.”

Penso che sia interessante ricevere domande in contrasto – il parere di persone diverse su chi amasse di più l’altro, o lo amasse e basta, tra Mark e Kieran –, visto che dimostrano come ogni lettore individuale porti se stesso nella narrativa e quanto la storia venga filtrata attraverso le lenti dell’interpretazione.

Credo che nessun aspetto della relazione di Kieran e Mark sia scontato, e così non deve essere. Non è ovvio per loro. Si conoscono, provano dei sentimenti l’uno per l’altro, Kieran dice di amare Mark, e chiaramente ne è convinto. Sono stati buoni l’uno per l’altro, e anche cattivi. La loro relazione si è sviluppata in un ambiente controllato, in circostanze disperate. Dal momento che sappiamo che Kieran tornerà, la vera domanda è lui e Mark possono o dovrebbero riallacciare il rapporto, o se c’è qualcosa che possa renderlo più salutare. Aiuterebbe se entrambi potessero liberi di prendere le decisioni che vogliono.

Penso che Mark sarebbe rimasto con la sua famiglia in ogni caso, e che Kieran lo sapesse. È questo uno dei motivi per cui ha fatto ciò che ha fatto, sebbene ci sia dell’altro, e nei libri non è stato ancora esplorato. Ma, anche se ha sbagliato a fare ciò che ha fatto, Kieran aveva ragione sul fatto che avrebbe perso Mark. Mark ama la sua famiglia: ha bisogno di loro e loro hanno bisogno di lui, e lui non li avrebbe mai, alla fine, lasciati, non importa quanto siano innegabili i sentimenti che prova per Kieran.

Nel mentre, una piccola scena sexy tra Kieran e Mark, disegnata da Cassandra Jean! »

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« Spoiler su Lady Midnight… La chiave è il sangue dei Blackthorn.

Ehi, Cassie! Dunque, ho finito Lady Midnight circa una settimana fa, e inizio a realizzare solo ora. Alla fine del libro, la Signora della Mezzanotte viene risvegliata: com’è successo? Voglio dire, del sangue Blackthorn che è gocciolato all’interno del cerchio, quindi non c’era bisogno che quella persona morisse? E, se sì, non c’era anche bisogno che venisse fatto un rituale? Grazie mille per Lady Midnight: è stato tutto ciò che desideravo, e anche ciò che non sapevo di volere!

Ehi, Cassie, ho finito proprio oggi LM, e l’ho amato tantissimo! Ho una domanda sull’epilogo: Annabel non aveva bisogno del sangue dei Blackthorn per tornare dal mondo dei morti? Il sangue nell’acqua di mare era solo di Malcolm? Amo i tuoi libri, xx.

Ho appena finito Lady Midnight: l’ho amato così tanto! Ma come ha fatto Annabel a svegliarsi senza che venisse offerto del sangue Blackthorn? Amo te e questo libro. :) xxxx

Ciao! So che te l’hanno probabilmente già chiesto, e mi spiace se dovesse sembrare una domanda stupida. Comunque, mi domandavo se Annabel fosse stata in grado di svegliarsi perché lei e Malcolm erano stati insieme, quindi, per certi versi, era un Blackthorn pure lui, e il suo sangue è stato capace di completare l’incantesimo.

Teoria interessante! Ma il punto è che l’incantesimo che Malcolm stava cercando di lanciare avrebbe riportato Annabel in vita completamente risanata. Non ha lanciato tutto l’incantesimo. Sappiamo già che Malcolm può riportare indietro i morti e farli camminare in giro come degli zombie, perché l’ha fatto coi Seguaci. Non c’è bisogno di un rituale complicato. Ciò che il rituale doveva fare era riportare indietro Annabel, la vera Annabel, con la sua personalità ancora intatta. Non sappiamo cosa sia successo.

Sappiamo già che l’incantesimo non è immediato, ma graduale, perché l’ha detto Malcolm. Ha già parlato di come tutto ciò che ha fatto fino a ora servisse a riportare indietro Annabel.

“Ho seguito il rituale – bruciato e inzuppato il corpo, intagliato lì i marchi – e ho sentito Annabel muoversi.” I suoi occhi brillarono; erano di un empio violetto. “Sapevo di starla portando indietro.”

Quindi Annabel è già lì giù, si muove in giro e viene lentamente riportata indietro, da prima che Malcolm rapisse Tavvy. È tornata così come la vuole Malcolm, di nuovo se stessa, non più uno scheletro, sana nel corpo e nella mente? Quello non lo sappiamo. Tutto ciò che sappiamo, letteralmente, è che il sangue di Malcolm e l’acqua che le è gocciolata addosso ha fatto sì che aprisse gli occhi. Per quanto ne sappiamo noi, magari era già in grado di farlo da un po’.

Il sangue di Malcolm non può completare l’incantesimo. Ma questo non significa che nessuno lo completerà, o che Annabel non striscerà scheletricamente fuori dalla sua tomba e cercherà di completarlo da sé. :) »

 

 

« Su Ty, e l’autismo. E, in generale, su quanto fa schifo il Conclave.

Ho finito qualche tempo fa Lady Midnight, e l’ho amato. In ogni caso, questa domanda segue il post sull’autismo di Ty. In Lady Midnight Julian parla di come Ty sia diverso, e loro non sanno granché di malattie mentali. Quindi: cosa fanno gli Shadowhunters, o il Conclave, con le persone che soffrono di malattie mentali serie? E anche: con le malattie come il cancro o anche un semplice raffreddore?

Per prima cosa dovrei chiarire di non essere un’esperta di autismo o neurodiversità, e che il tipo di ricerche che ho fatto per Lady Midnight – leggere libri e blog sull’autismo, parlare con persone con fratelli e figli autistici, e parlare con persone affette da autismo riguardo la loro esperienza – non mi offre tutto ciò che mi serve sapere per affrontare una discussione più ampia sull’autismo. Mi sentirei, comunque, molto a disagio a paragonarlo al cancro o a un raffreddore: l’autismo non è qualcosa che necessita di “cure”, e molte persone autistiche non desiderano essere neurotipiche.

Se la domanda fosse sulle malattie mentali serie, che sono molto diverse dall’autismo, allora il libro è molto chiaro a riguardo:

“Follia” era il termine che utilizzavano per parlare degli Shadowhunters che sentivano voci che nessun altro poteva ascoltare, che vedevano cose che nessun altro poteva vedere. C’erano altre parole, parole peggiori, ma nessuna comprensione o pietà o tolleranza. La follia era una tara, un segno che il tuo cervello respingeva la perfezione del sangue dell’Angelo. Chi veniva definito folle era rinchiuso negli ospedali, e non poteva uscirne mai più. – a pagina 464 [NdT: ovviamente, si parla dell’edizione inglese.]

Il cancro e i raffreddori sono malattie trattate dai Fratelli Silenti. La madre di Julian aveva il cancro. Non sembra esserci disgusto verso le malattie fisiche.

Cosa ti ha spinto a includere il personaggio di Ty in TDA? (È il mio preferito: mi ricorda il ragazzino con cui lavoro.) E c’è un motivo se non si dice esplicitamente che rientra nello spettro autistico?

Ty è basato sul mio fratellastro. Volevo vedere un personaggio come lui riflesso nel mio mondo, e mostrare i modi in cui può essere uno Shadowhunter capace tanto quanto tutti gli altri. Ha un sacco delle caratteristiche specifiche del mio fratellastro – è altamente sensibile alla luce e ai rumori, ha una scarsa sensibilità nei confronti del contatto fisico, non ama incrociare lo sguardo altrui, ma ha una coordinazione fisica che definiremmo molto buona. Ha un metodo simile di processare il linguaggio e i concetti.

Il motivo per cui non si dice esplicitamente che rientra nello spettro autistico è lo stesso per cui Julian descrive la dislessia, il disturbo da deficit d’attenzione e tutte le altre neurodivergenze senza utilizzare i nostri termini – gli Shadowhunters non conoscono quelle parole. Se anche le sentissero citare passando accanto a due mondani che parlano, non saprebbero come integrarle in ciò che sanno delle persone e del mondo. Non c’è un vocabolario disponibile, per Julian e gli altri, per permettergli di parlare dell’autismo, e in effetti nel secondo libro, quando Kit dice a Julian che Ty è autistico, Julian dice: “Cos’è?”

Ci sono nomi anche per gli atteggiamenti di Ty e per le cose che si inventa Julian – autostimolazione, calmarsi da solo, giocattoli stimolanti –, ma neanche quelli vengono utilizzati. Julian non è perfetto, ma ha fatto del suo meglio ricreando grazie a dei principi fondamentali cose che potrebbero aiutare Ty nel suo apprendimento e a gestire meglio le sue emozioni; ci sono comunque un sacco di cose che non sa, e semplicemente non conosce quei termini.

Penso che per capire come il Conclave tratta l’autismo e le neurodivergenze non dobbiate fare altro che osservare come si comportava la nostra società un centinaio di anni fa. Non è che l’autismo sia nato quando gli hanno dato un nome nel 1908, e non è che noi, come società, ci siamo comportati tanto meglio o con più comprensione del Conclave. Per non dire, poi, che dobbiamo ancora percorrere una lunga strada. »

 

 

Tradotto da Alessia (thanks! <3 <3 <3): « Penso che questo lo chiamerei “Ma perché Emma l’ha fatto?” e “Ma perché non lo dice a Jules?”. Domande mischiate! E anche un burrito di tristezza eterna.

lovely-paradox ha chiesto: Sono confusa/turbata dal fatto che Emma abbia scelto Mark per aiutarla a far svanire l’amore di Julian. So che l’ha fatto perché Julian “Non potrebbe riprendersi” (essendo una relazione tra Mark e Emma), ma questo significa che si disinnamorerebbe di lei oppure che ne sarebbe così devastato e con il cuore spezzato da non riuscire a farcela? Se questo è il caso non riesco a capire come ciò possa beneficiare Emma o Julian. Quindi suppongo che la mia domanda sia: perché è Mark la migliore persona per far morire l’amore di Julian per Emma?

*Si gratta la testa*

Beh, le cose potrebbero essere due:

Porta A) Julian sarebbe così devastato e ferito dal fatto che Emma scelga suo fratello, quello per cui lui nutre sentimenti così complicati, che il dolore e la rabbia farebbero sì che il suo amore per Emma svanisca, salvando però la sua vita e facendole raggiungere i suoi obbiettivi.
O porta B) Julian verrà trovato a rotolarsi a terra, un eterno burrito di tristezza, per sempre incapace di funzionare. Perché Julian è senza dubbio il tipo di ragazzo che si piega sotto stress.

Quel che intendo è che anche un Julian-burrito rotto e schiacciato (sebbene ciò non accadrebbe) è meglio di un Julian morto. Che sarebbe l’altra opzione.

Questo tipo di domanda ricorda le domande che mi posero dopo Il Principe, quando le persone erano molto arrabbiate per il fatto che Tessa, sebbene senza scelta, rifiutasse Will.
Non esiste universo nel quale lei avesse potuto scegliere altrimenti e tutto fosse andato a finire bene. Ma – e questo lo capisco – penso che le persone provino il dolore di un personaggio e non vorrebbero che la persona che l’ha causato l’avesse fatto. Anche se la persona in questione non aveva altra scelta.
Emma ha imparato che innamorarsi del proprio parabatai porta a conseguenze mortali. Capisce che dirlo a Julian non aiuterebbe. Sentirsi dire “Il nostro amore è proibito” non impedisce di amare qualcuno. Fa solo ì che lo si ami di più, come è successo per Clary e Jace. E’ come dire a dei bambini di non mangiare caramelle.

Questo è quanto. Emma sa di dover rompere con Julian, ma per protegge la sua vita deve far sì che i sentimenti che nutrono l’uno per l’altra non crescano ancora di più. Sa anche che lei non riuscirà a non amare più Julian solo perché dovrebbe farlo. Dovrà fare qualcosa che faccia smettere lui di amare lei.

Prova a fare tutto quello che può senza coinvolgere Mark. Non funziona. Julian pensa che stia cercando di essere nobile, perché la conosce. Non sa della maledizione dei parabatai quindi ipotizza che sia tutto per il fatto che sia proibito e per la preoccupazione di Emma per lui e la sua famiglia, il ché è legittimo. Emma ci prova con tutta sé stessa ma Jules la conosce ed essendo un buon bugiardo sa quando lei mente.

Quindi fai l’unica cosa che può funzionare e che tira in ballo Mark. Perché Julian nutre sentimenti complicati nei confronti di Mark, ne ha messo Emma al corrente e sa che lei non sarebbe mai così crudele da mentire sull’unica cosa che più di tutto potrebbe ferirlo, perché non sa che lei sta cercando di salvargli la vita. Pensa che lei stia ancora cercando di salvarli dal Conclave e funziona. Emma ha infatti raggiunto il suo obbiettivo e salvato la vita di Julian.
Che benefici porterà tutto ciò a Emma e Julian? Emma sta cercando di evitare un disastro. Sta cercando di evitare che lei e Julian diventino dei mostri che distruggano tutti coloro che amano. L’unica soluzione che viene in mente ad Emma per ottenere questo risultato è comportarsi in modo da non meritarsi l’amore di Julian. Sì, facendo ciò gli ha spezzato il cuore, ma penso che la maggior parte delle persone, se dovesse scegliere tra una persona che si ama ferita nei sentimenti oppure morta sceglierebbe ferita.
Emma non ha la garanzia che il suo piano funzionerà. Non c’è modo di sapere che impatto avrà su Julian la sua scelta. Non sappiamo se Julian smetterà di amarla. Non sappiamo se ne uscirà devastato. Non sappiamo come sceglierà di reagire. Non importa quando male reagisca, Emma è certa che non sarà mai peggio dell’alternativa: la messa a rischio della famiglia per il cui benessere Julian ha lavorato e sacrificato tanto. »

 

 

Anche per questo post ringraziamo Ale (<3): « Ty, Mark e Julian. Amore fraterno.

weallgloforever chiede: Ciao di nuovo, ho così tante domande! Come mai Ty è così ferreo riguardo al fatto che Mark si addossi le responsabilità che prima erano di Julian? E’ semplicemente perché Ty sente che Mark è più simile a lui? Perché sono entrambi diversi dagli altri e quindi riesce a relazionarsi di più con Mark? O è semplicemente per il fatto che Ty non desidera che Julian si preoccupi più per loro? Non ama essere accudito da lui? Chiedo scusa se queste domande sono già state poste ed hanno già avuto risposta.

Tiberius ama la routine. Gli piace sapere cosa aspettarsi. Mark è il fratello più grande di Ty, e Ty se lo ricorda a quel modo. Entrambi i fratelli hanno continuato a sperare che Mark tornasse (sebbene improbabile) e si aspettavano che una volta tornato fosse la stessa persona che li aveva lasciati. Tutti sono consci che crescerli è stato difficile per Julian e quindi parte delle loro aspettative è che Mark, in quanto fratello maggiore, nel caso del suo ritorno prenda il posto di Julian. (Avrebbero avuto le stesse aspettative da Helen se fosse stata assolta e fosse ritornata.)

In Lady Midnight il Mark che torna è totalmente mal equipaggiato per diventare capo famiglia. Purtroppo, parzialmente per via del fatto che Julian è così protettivo nei suoi confronti – addirittura iperprotettivo – a Ty è stato impedito di realizzare quanto mal equipaggiato sia Mark. Ty non sta rifiutando Julian – si aspetta semplicemente che le cose tornino allo stato che lui considera consono e si sorprende e turba (il ché è assolutamente normale) nel realizzare che non riavrà mai il Mark dei suoi ricordi. »

 

 

« Altro sul filone: “Emma… Julian… perchééé?”

Capisco perché Emma abbia fatto ciò che ha fatto e scelto Mark per aiutarla, ma mi preoccupa che la relazione di Julian e Mark possa diventare un danno collaterale. I sentimenti sono incasinati e illogici, e quelli che Julian prova per Mark sono già complicati, e ora Mark (senza saperlo) lo sta ferendo facendo ciò che gli ha chiesto Emma. Credi che Emma ci abbia pensato? Se anche fosse così, credo che l’avrebbe fatto comunque per salvare Julian, ma mi stavo solo domandando se ci avesse pensato.

Voglio dire… sono sicura di sì? Ma, lo ripeto, l’alternativa sarebbe morte e distruzione non solo per Julian, ma pure per tutta la sua famiglia. Emma ha preso una decisione davvero orribile, ma era la sua unica opzione. È divertente, perché sappiamo che quello spietato è Julian: non avrebbe esitato un secondo prima di prendere questa decisione. Avrebbe al 100% scelto di salvare le vite e causare del dolore. E penso che sarebbe stata vista come una decisione puramente egoista.

Intendo: immagino che forse pensare a questa cosa come: “Emma potrebbe o dire a Julian che sta uscendo con Mark, o tagliare le gole dei suoi fratellini e delle sue sorelline davanti a lui, e poi tagliargli la gola”. Perché la scelta è questa. E poi chiedetevi cos’ha fatto, e se abbia pensato molto ai sentimenti di Mark, o di Julian, per quel che importa, prima di agire.

Ciao, Cassie. Riguardo alla questione ‘Ma perché Emma l’ha fatto?’ attualmente in corso: come potrebbe Julian smettere di amarla senza che questo influisca anche sul loro legame parabatai? E non starebbero entrambi peggio – forse pure più in pericolo, e di certo col cuore ancor più spezzato – se non avessero più quella connessione? Capisco perché Emma ha fatto ciò che ha fatto per tenere Julian in vita, ma sento che in quel processo ha messo a rischio pure il loro legame tra guerrieri, e tra migliori amici. (In altre parole: perchééééé?)

La maggior parte dei parabatai non sono innamorati. Quindi se lui smettesse di amarla, avrebbero una normale relazione tra parabatai. Se temi che Emma stia rischiando il loro rapporto come migliori amici, allora è vero – pure innamorandosi l’hanno messo a rischio! –, ma visto che l’alternativa erano follia e morte, resta la scelta giusta. Non è che se fossero folli o morti farebbero un buon lavoro come parabatai!

Ciao, Cassie! Ho finito LM la scorsa notte, e sono una sua grande fan. È stato tragico in modo straziante dalla prima all’ultima pagina. Mi è rimasto un dubbi, però, dopo averlo finito – e dopo aver smesso di maledire Emma e Mark –, riguardo al super legame parabatai di Emma e Julian: se Emma e Mark facessero le cosacce, Julian… lo sentirebbe? È semplicemente un pensiero che mi ha messo l’ansia, ma non riesco a ignorarlo.

Yeearrggggh. Mi hai fatto venire i brividi. La risposta è no.

Cassie, non voglio che il piano di Emma funzioni, non voglio che Julian smetta di amarla. :( Sono così stressata. Ma mi piacerebbe vedere Julian geloso di Mark ed Emma, e poi delle scene passionali e intense tra Julian ed Emma, momento in cui Emma, finalmente, ammetterebbe che quello era tutto un piano ideato per cercare di salvarlo, VOGLIO SOLO CHE STIANO INSIEME E SIANO FELICI! NON VOGLIO CHE JULIAN SMETTA DI AMARLA.

*Carezza-carezza*

Ciao, Cassie! Amo LM, e non so se io stia esagerando con la mia analisi, ma mi sono ricordata che quando Julian, appena arrivati al teatro, ha marchiato Emma, le ha fatto male, e questo non è successo quando poi le ha disegnato la runa della resistenza. È successo perché in precedenza era particolarmente sconvolto a causa dei suoi sentimenti, mentre il seguito no? E, se sì, potrebbe diventare un problema? Sarebbe strano se la magia dei parabatai non cambiasse anche quando la relazione si rovina, cosa che probabilmente succederà. Grazie! (: <3

Beh, l’ordine è di non innamorarsi – non si dice niente riguardo al diventare estranei, e in effetti Michael e Robert si sono allontanati così tanto, quando Robert è andato in esilio e ha spezzato il suo legame con Michael, da fargli dire che lo sentiva a stento. Quindi non abbiamo esempi che ci dicano che una situazione simile produce una magia terribile; però, chissà? La magia legata alle emozioni umane è imprevedibile. »

 

 

« “Ehi, Cassie! Amo Lady Midnight! E amo tantissimo Tiberius! Comunque, questa è la prima volta che ti faccio una domanda, quindi spero che risponderai. In questa scena: ‘A un certo punto, durante il discorso, Jem si era alzato silenziosamente ed era sparito attraverso le porte che davano sulla Piazza dell’Angelo. Tessa aveva lasciato cadere il suo fazzoletto e gli era corsa dietro; mentre la porta si chiudeva, Emma era riuscita a vederli sui gradini scarsamente illuminati. Jem aveva poggiato il capo sulla spalla di Tessa’. Cos’è successo a Jem? Si è ricordato di Will e dei loro momenti insieme?

Beh, un sacco di persone, inclusi Alec e Jace, stavano parlando di come fosse meraviglioso avere un parabatai, e di quanto li amassero e supportassero… quindi immagino che tutti noi sappiamo a cosa stesse pensando Jem.

:( »

 

 

« “Ciao, Cassie! Mi chiedevo: visto che la Signora della Mezzanotte è un vero personaggio, nel primo libro, anche il Signore delle Ombre [NdT: Lord of Shadows] sarà un personaggio vero e proprio, nel secondo romanzo?

Sì, il Signore delle Ombre è un personaggio reale. »

 

Recensione: Signora della Mezzanotte, di Cassandra Clare

Shadowhunters, pronti a leggere la nostra recensione del nuovo romanzo della Clare? ;) Se sì… eccola!

 

 

Titolo: Signora della Mezzanotte (Lady Midnight)
Autore: Cassandra Clare
Casa editrice: Libri Mondadori, collana Chrysalide
Anno di pubblicazione: 2016
Scheda del libro: QUI
Trama: Splendore, incanto e Shadowhunters in quantità in questo straziante primo romanzo di The Dark Artifices, seguito della serie internazionalmente bestseller The Mortal Instruments. Sono passati cinque anni dagli eventi di Città del Fuoco Celeste, che hanno portato gli Shadowhunters sull’orlo dell’oblio. Emma Carstairs non è più una ragazzina in lutto: è diventata una giovane donna decisa a scoprire cos’ha ucciso i suoi genitori e a vendicarsi. Insieme al suo parabatai Julian Blackthorn, Emma deve imparare a fidarsi della sua mente e del suo cuore mentre investiga su una trama demoniaca che si dipana attraverso Los Angeles, da Sunset Strip all’incantevole oceano che si frange contro le spiagge di Santa Monica.Se solo il suo cuore non la guidasse in direzioni insidiose… A complicare ancor di più le cose, il fratello di Julian, Mark – che era stato catturato dalle fate cinque anni prima –, è stato restituito loro come moneta di scambio. Le fate vogliono disperatamente scoprire chi sta uccidendo la loro specie, e per farlo hanno bisogno dell’aiuto degli Shadowhunters. Ma nel mondo delle fate il tempo lavora in maniera differente, quindi Mark è invecchiato a stento e non riconosce la sua stessa famiglia. Potrà mai tornare per davvero da loro? Le fate glielo permetteranno sul serio?

 

 

 

 

Grazie a Libri Mondadori siamo riuscite a mettere le nostre zampette su questa meraviglia in italiano un po’ prima dell’uscita. Perciò eccoci qui a commentare quello che secondo noi è il miglior romanzo finora uscito dalla penna di Cassandra Clare. È pieno di magia, di combattimenti, d’amore e di colpi di scena TOTALMENTE (e credeteci, quando diciamo TOTALMENTE) inaspettati.

Emma Carstairs immaginiamo che la conosciate tutti: è la ragazzina bionda e caparbia che abbiamo incontrato in Città del Fuoco Celeste (e successivamente rivisto ne Le Cronache dell’Accademia Shadowhunters). La ragazzina che ha visto Sebastian, che ha perso i suoi genitori senza un reale perché (apparentemente, almeno), che ha deciso di votare se stessa alla vendetta – senza comunque perdere il suo carattere brioso ed estroverso.

Emma è la prima protagonista della Clare a “nascere” nel mondo degli Shadowhunters: a differenza di Clary e Tessa, che si sono improvvisamente ritrovate a venire a patti con un universo che mai avrebbero immaginato, Emma sa e ha sempre saputo. È cresciuta in questo mondo e conosce le sue leggi e i suoi limiti.

Così come pure Julian, il suo migliore amico e parabatai: anche a Jules non sfuggono le regole di quest’universo – e allo stesso modo non dimentica, né mai dimenticherà, quelle che sono le sue responsabilità nei confronti della famiglia.

Lo ricorderete, e in Lady Midnight viene ribadito – ma ve lo rammentiamo pure noi: non è stata solo Emma a perdere la sua famiglia nella guerra contro Sebastian.

Jules si è visto strappare un fratello dalla Caccia Selvaggia e una sorella dal Conclave stesso, che l’ha spedita in esilio. E – come se questo non fosse abbastanza – ha dovuto pure uccidere il suo stesso padre e prendersi cura di ben quattro fratelli minori (i gemelli Tiberius e Livia, Drusilla e il piccolo Octavian).

Lui ed Emma sono quindi ragazzini cresciuti molto in fretta, e abituati a prendere scelte difficili.

Il rapporto che Cassandra ha costruito tra Emma e Julian è sicuramente uno dei maggiori punti di forza del romanzo: non vi anticipiamo nulla, perché riteniamo che vada scoperto… ma è innegabile che lo struggente affetto tra loro due sciolga i cuori.

Senza l’uno, l’altro non sopravvive. Ovunque vada il primo, il secondo lo seguirà.

Emma e Julian sono legati l’una all’altro: credeteci, non vi deluderanno.

E non vi deluderanno neanche gli altri personaggi e i loro rapporti: l’affetto che Julian prova per i suoi fratelli, e quello che loro provano per lui; la splendida amicizia di Emma e Cristina; Mark, un estraneo nella sua stessa casa, tanto amato dai suoi fratelli quanto spaventato dalla prospettiva di deluderli.

C’è il giovane e coraggioso Kit, l’affascinante e tormentato Kieran, e… okay, forse è il caso di smetterla di descrivere questi personaggi con appena due aggettivi. ;) Ne meriterebbero tanti altri, credeteci, ma per ragioni di spazio e spoiler stiamo cercando di utilizzare una manciata di parole o poco più.

Pensiamo che troverete molto interessanti Malcolm Fade, il Sommo Stregone di Los Angeles, e l’enigmatica Signora della Mezzanotte (che dà il titolo all’opera, come avrete già notato).

E che dire di Diego il Perfetto? E di Diana? Di Johnny Rook? Del delirante Arthur?

Signora della Mezzanotte è un romanzo ricco di personaggi e personalità, di avvenimenti e tematiche.

L’amore proibito, gli opprimenti doveri nei confronti di una famiglia che si ama da impazzire, il bisogno di vendicarsi, la paura di non valere abbastanza, il senso di tradimento e terrore… C’è smarrimento, c’è affetto, c’è rabbia e anche tanto dolore, così come pure gioia e attimi di felicità assoluta.

Ogni pagina di Lady Midnight dona una sensazione diversa, o esplora un tema differente. Pur avendo tanto in comune coi precedenti libri della Clare, riesce a distinguersi e affrontare argomenti e aspetti dell’universo degli Shadowhunters che ancora non avevamo affrontato.

È questo che permette a Cassandra Clare di continuare a scrivere sugli Shadowhunters: il mondo è sempre lo stesso… ma i personaggi che si muovono tra le pagine no. Sono personalità nuove, con caratteri diversi e problemi differenti.

Signora della Mezzanotte ti trascina nelle profondità dell’oceano e poi ti lascia lentamente risalire in superficie. Ti strappa il respiro, ti ruba il cuore, ti fa ridere e piangere e urlare (sia di gioia che di dolore).

Lo stile di Cassandra, ipnotico e affascinante, ben si sposa con il contenuto del romanzo: è il suo solito stile… eppure, come il libro, è diverso, è nuovo, è fresco. Incalza e crea l’atmosfera giusta.

È questa una delle cose che maggiormente ammiriamo della Clare: la capacità di reinventarsi ogni volta, adattando il suo stile ai differenti romanzi che scrive. Sa immedesimarsi nella vicenda e scegliere le frasi giuste per il contesto.

Quando abbiamo terminato il libro, il primo commento di entrambe è stato: “5/5, e lo leggerei di nuovo anche subito. Anzi, rileggiamolo!” 5 su 5, quindi… ma anche 10 su 10, 100 su 100, 1000 su 1000 e via così: Lady Midnight non ci ha deluse neanche per un istante e, anzi, è riuscito persino a superare le nostre altissime aspettative.

Sia oggettivamente che da “fangirl”, non siamo riuscite a non amarlo (e adesso aspettare Lord of Shadows sarà una dolce agonia). Qualche nostra “previsione” si è rivelata corretta, ma nessuno avrebbe potuto prepararci davvero alla trama in sé, e ai personaggi che abbiamo incontrato in questo primo capitolo della trilogia: neanche tutti gli snippet e spoiler del mondo (e neppure questa nostra recensione) possono mostrare la perfezione dell’insieme, della vicenda, dei protagonisti e di tutti gli altri personaggi che gravitano loro intorno.

Avevamo pensato di chiudere questa recensione con una citazione del romanzo… e così faremo. Ma è una citazione un po’ strana: non un vero passo del libro, quanto il motto di una famiglia (quale? Lo scoprirete leggendo!).

 

LEX MALA, LEX NULLA

 

E che l’attesa per il seguito cominci… ;)

 

PS: sì, abbiamo evitato volutamente di parlare della storia breve dedicata ai personaggi di TMI. :D Ma siamo certe che la amerete (così come amerete la comparsa di alcune nostre vecchie conoscenze in Lady Midnight, credeteci)!

 

 

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Capitolo tradotto: “Highborn Kinsmen”, da Lady Midnight

Come qualcuno ricorderà, Shadowhunters, qualche mese fa mi sono procurata il capitolo di Lady Midnight che era stato distribuito durante alcuni eventi in America – e avevamo pensato di pubblicarlo a febbraio del prossimo anno. ;)
Tuttavia ci siamo dette: “Perché no? Carichiamolo già!” – e quindi eccolo, per festeggiare i due anni dalla signing fiorentina di Cassie.

 

La traduzione è stata realizzata da me e Manu (che come al solito ringrazio <333), e NON PUÒ ESSERE PRELEVATA. Condividete pure il link, ci fa piacere, ma NON rubate il materiale, né coi crediti né (ovviamente) senza, perché ci è costato tempo, fatica e denaro.

 

Detto ciò – Highborn Kinsmen (riferimento ad Annabel Lee, una delle ispirazioni di The Dark Artifices) è uno dei primi capitoli di Lady Midnight. Non sappiamo di preciso quale, però. ;)

 

Buona lettura, e fateci sapere che ve ne sembra! <3 Vi ha incuriositi ancora di più?

 

 

 

 

 

Highborn Kinsmen

 

 

 

“E dove sono stati firmati i documenti della Pace Fredda?”
Era un giorno così luminoso da distrarre. La luce del sole filtrava attraverso le alte finestre e illuminava la lavagna davanti a cui Diana camminava avanti e indietro picchiettandosi la mano sinistra con uno stilo.
Emma guardò di sottecchi Julian, che però teneva il capo chino su dei fogli. Non si erano ancora parlati, se non per scambiarsi qualche parola educata a colazione. Emma si era svegliata con una sensazione di vuoto allo stomaco e le mani doloranti per quanto aveva stretto le coperte.
Inoltre, a un certo punto della notte Church l’aveva abbandonata. Stupido gatto.
“A Idris,” rispose Livvy. “Nella Sala degli Accordi. La Regina della Corte Seelie si era già nascosta, quindi i documenti sono stati firmati dal Reggente. Il Re della Corte Unseelie non si è presentato, e per questo le Fate Unseelie non fanno tecnicamente parte della Pace Fredda.”
“Corretto.” Diana sorrise. “Questo che significa per le Fate Unseelie?”
“Non sono protette dagli Accordi,” disse Ty. “È vietato aiutarle, e a loro è proibito contattare gli Shadowhunters.”
Gli Shadowhunters non possono aiutare proprio nessuna fata senza il permesso del Conclave,” aggiunse Jules. Sembrava calmo – esausto, in verità. Aveva dei cerchi scuri sotto agli occhi.
Emma e Julian non litigavano. Non litigavano mai. Emma si chiese se Jules fosse deconcentrato tanto quanto lei. Non smetteva di risentire ciò che le aveva detto: che non aveva mai voluto un parabatai. Una parte di Emma non desiderava parlarne mai più, ma l’altra voleva delle spiegazioni. Era un parabatai in generale, quello che non voleva, o lei nello specifico?
“E che cos’è il Conclave, Tavvy?” Era una domanda troppo elementare per il resto di loro, ma Tavvy sembrava felice di saper rispondere a qualcosa.
“Il governo degli Shadowhunters,” disse. “Tutti gli Shadowhunters attivi fanno parte del Conclave. Quelli che prendono le decisioni formano il Consiglio. Nel Consiglio ci sono tre Nascosti, ognuno per rappresentare una razza diversa. Gli stregoni, i licantropi e i vampiri. È dalla Guerra Oscura che non c’è più un rappresentante per le Fate.”
“Molto bene,” gli rispose Diana, e Tavvy si illuminò. “Qualcuno sa dirmi quali altri cambiamenti ha introdotto il Consiglio dopo la fine della guerra?”
“Beh, l’Accademia Shadowhunters è stata riaperta,” fece Emma. Era un argomento familiare, per lei – il Console le aveva chiesto di essere uno dei suoi primi studenti. Aveva scelto di restare con i Blackthorn, però. In parte per poter diventare la parabatai di Julian. “Adesso un sacco di Shadowhunters si allenano lì, e, certo, ci portano anche un sacco di persone che sperano di riuscire ad Ascendere – mondani che desiderano diventare dei Nephilim.”
“Il Praetor Lupus è stato ripristinato da Maia Roberts e Bartholomew Valasquez,” aggiunse Livvy, sfogliando il suo Codice.
“Non fanno parte del Conclave,” la corresse Ty. “Sono Nascosti. E il Praetor Lupus è un’organizzazione Nascosta.”
Livvy gli fece la linguaccia.
“La Scholomance,” disse Julian. I riccioli gli caddero sulla guancia, mentre sollevava la testa, scuri e brillanti. “Presso la Scholomance si allena l’élite degli Shadowhunters. Quelli che si sono diplomati con i più grandi onori dall’Accademia. Alcuni di loro diventano Centurioni, individui a cui vengono affidate delle missioni speciali. Altri vengono messi a capo degli Istituti.”
“Zio Arthur era un Centurione?” domandò Tavvy, gli occhi spalancati.
“No,” rispose Diana. “Arthur è diventato il capo di un Istituto prima della riapertura della Scholomance.”
Cristina, che si era seduta più vicina di tutti alla finestra, alzò una mano per interrompere il discorso. “C’è qualcuno che sta percorrendo il sentiero che porta alla casa,” disse. “Parecchi qualcuno, in effetti.”
Emma guardò di nuovo in direzione di Julian. Non capitava spesso che qualcuno si presentasse all’Istituto senza aver programmato la visita. Solo poche persone l’avrebbero fatto – persino la maggior parte dei membri del Conclave avrebbe prima preso un appuntamento con Arthur. Ma magari qualcuno quell’appuntamento con Arthur ce l’aveva. Anche se, stando all’espressione di Julian, in quel caso si trattava di una visita di cui lui non sapeva nulla.
Cristina, già in piedi, trattenne il fiato. “Hadas,” disse; la parola venne fuori dopo un istante di stupore. “Fate.”
Tutti scattarono verso l’unica, grande finestra che correva attraverso la parete principale della stanza. Dava sull’ingresso dell’Istituto, e sul sentiero tortuoso che correva tra l’ingresso e l’autostrada che li separava dalla spiaggia e dal mare. La luce del sole scintillò sulle briglie argentate dei tre cavalli; su ognuno di essi montava un cavaliere silenzioso senza sella.
Il primo cavallo era nero, e il suo cavaliere indossava un’armatura nera simile alle foglie bruciate. Anche il secondo cavallo era nero, e il suo cavaliere indossava degli abiti color avorio. Il terzo cavallo era invece marrone, e il suo cavaliere era ammantato dalla testa ai piedi in una veste col cappuccio color corteccia. Emma non riusciva a capire se fosse un uomo o una donna, un bambino o un adulto.
Dunque lascia che passino i cavalli neri, e poi quello marrone,” mormorò Jules. La sua spalla si scontrò con quella di Emma. Lei si morse il labbro.
“Uno in nero, uno in marrone, uno in bianco – è una delegazione ufficiale. Dalle Corti.” Julian guardò Diana dall’altra parte della stanza. “Non sapevo che Arthur avesse in programma un incontro con una delegazione delle Fate. Pensi che l’abbia detto al Conclave?”
Lei scosse il capo, chiaramente confusa. “Non lo so. Non me ne ha mai parlato.”
Il corpo di Julian era teso come una corda di violino; Emma riusciva a sentire la tensione che emanava. Una delegazione delle Fate era una faccenda rara, e seria. Prima che un incontro potesse tenersi il Conclave doveva concedere il suo permesso. Persino al capo di un Istituto. “Diana, devo andare,” disse.
Aggrottando la fronte, Diana si picchiettò lo stilo contro una mano; poi annuì. “D’accordo. Vai.”
“Verrò con te.” Emma scivolò giù dalla sua panca accanto alla finestra.
Julian, che era già diretto verso la porta, smise di camminare e si voltò. Il suo sguardo era illeggibile. Che stava pensando? “No,” rispose piano. “Va tutto bene. Ci penserò io.”
Uscì dalla stanza. Per un secondo Emma non si mosse.
In genere, quando Julian le diceva di non avere bisogno di lei, o di dover fare qualcosa da solo, Emma non ci pensava due volte. In determinate situazioni è necessario dividersi.
Ma la notte precedente aveva cementato il suo senso di incertezza: non sapeva cosa stesse succedendo a Jules. Non sapeva neanche se le avesse detto di restare perché non la voleva con sé, o se la voleva, ma era troppo arrabbiato con lei o con se stesso, o con entrambi.
Sapeva soltanto che la Gente Fatata era pericolosa, e che non avrebbe permesso che Julian la affrontasse da sola.
“Vado,” disse, e si lanciò verso la porta. Si fermò solo per prendere Cortana, che era appesa lì vicino.
“Emma,” la chiamò Diana in tono teso. “Fa’ attenzione.”
L’ultima volta che le Fate erano entrate nell’Istituto, avevano aiutato Sebastian Morgenstern a strappare l’anima dal corpo del padre di Julian. Avevano rapito Mark. Avevano ucciso il tutore dei Blackthorn.
Era stata Emma a portare al sicuro Tavvy e Dru. Aveva aiutato a salvare le vite dei fratelli e delle sorelle più giovani di Julian. Erano a stento riusciti a sopravvivere.
Ma al tempo Emma non aveva alle spalle anni di addestramento. Non aveva mai ucciso neanche un singolo demone da sola, non a dodici anni. Non aveva passato anni ad allenarsi a combattere, uccidere e difendere.
Non c’erano possibilità che se ne restasse con le mani in mano, adesso. Uscì dalla stanza, lasciando che la porta sbattesse dietro di lei.

 

Fate.
Julian corse per il corridoio e arrivò in camera sua, la mente che vorticava.
C’erano delle Fate davanti alle porte dell’Istituto. Tre destrieri: due neri, uno marrone. Un contingente dalla Corte delle Fate, anche se Julian non avrebbe saputo dire se si trattava delle Seelie o delle Unseelie. Non gli sembrava che avessero fatto sventolare un qualche stendardo.
Probabilmente desideravano parlare. Se c’era qualcosa che le Fate sapevano fare bene, era discorrere in maniera confusa con gli umani. Persino con gli Shadowhunters. Riuscivano a vedere la verità in una bugia, e la bugia al centro di una verità.
Raccolse la giacca che aveva indossato il giorno precedente. Eccola lì, nella tasca interna. La fiala che gli aveva dato Malcolm. Non aveva pensato che ne avrebbe avuto bisogno così presto. Aveva sperato…
Beh, non importa. Pensò a Emma, per un attimo, e al caos di speranze infrante che rappresentava. Non era questo il momento di pensarci, però; stringendo la fiala, Julian ricominciò a correre. Raggiunse la fine del corridoio e spalancò la porta che portava all’attico. Calpestò i gradini e irruppe nello studio di suo zio.
Zio Arthur era seduto alla scrivania, e indossava una maglietta leggermente logora, dei jeans e un paio di mocassini. I suoi capelli grigio-marroni gli arrivavano quasi alle spalle. Stava paragonando tra loro due libri parecchio massicci, mormorando e prendendo note.
“Zio Arthur.” Julian si avvicinò alla scrivania. “Zio Arthur!”
Zio Arthur gli fece cenno di andare via. “Sono nel mezzo di un qualcosa di importante. Qualcosa di molto importante, Tiberius.”
“Sono Julian.” Julian l’aveva corretto in maniera automatica. Si spostò dietro lo zio e chiuse entrambi i libri. Arthur lo guardò sorpreso, sbarrando gli occhi di un blu sbiadito. “C’è una delegazione qui. Dalle Fate. Sapevi che sarebbero venuti?”
“Sì, che gran seccatura.” Zio Arthur sospirò e fece un vago gesto in direzione del lucernario. “Messaggio dopo messaggio, quando dovrebbero sapere quanto sono impegnato.”
Julian pregò in silenzio di riuscire a mantenere la pazienza. “I messaggi, dove sono i messaggi?”
“Erano scritti su delle foglie,” rispose Arthur. “Si sono sbriciolati. Le parole sono così volubili, Julian. Sai che quando Keats è morto, aveva voluto la frase Qui giace uno il cui nome era scritto sull’acqua incisa sulla sua lapide? Un giorno tutti i nostri nomi verranno dimenticati.”
“Sì,” fece Julian.
“La mia monografia è quasi completa. Eppure hanno insistito.”
“Insistito per quale ragione, di preciso?”
“Beh, per avere un incontro, è ovvio.”
Julian prese un profondo respiro. “Conosci il perché di questo incontro, zio Arthur?”
“Sono certo che l’abbiano menzionato nelle loro lettere…” replicò vagamente zio Arthur. “Ma non me lo ricordo.” Alzò lo sguardo verso Julian. “Forse se lo sono presi i fantasmi.”
Julian si irrigidì. Arthur aveva vari tipi di giornate: quelle silenziose, quando se ne stava seduto senza rispondere a nessuna domanda, e quelle cupe, che lo facevano sprofondare in un’amara malinconia. Il fatto che avesse citato i morti implicava che questo non fosse né un giorno cupo né uno silenzioso; era uno della peggior specie, un giorno caotico, quelli in cui Arthur non faceva niente di ciò che si aspettava Julian – quando poteva scatenarsi in preda alla furia o raggomitolarsi in lacrime. Quelle giornate in cui il sapore amaro del panico riempiva la gola di Julian.
Julian mise una mano su quella di Arthur. Quella di suo zio era sottile e scheletrica; sembrava appartenere a un uomo molto più vecchio. “Vorrei che non dovessi partecipare all’incontro. Ma se non ci sarai, sembrerà sospetto.”
Arthur si tolse gli occhiali dal volto e sfregò il ponte del suo naso. “La mia monografia…”
“Lo so,” disse Julian. “È importante. Ma anche questo è importante. Non solo per la Pace Fredda, ma anche per noi. Per Helen. Per Mark.”
“Ti ricordi di Mark?” chiese Arthur. Senza occhiali, i suoi occhi erano più luminosi. “È passato così tanto tempo.”
“Non così tanto, zio,” gli rispose Julian. “Lo ricordo alla perfezione.”
“Sembra ieri.” Arthur rabbrividì. “Ricordo i guerrieri fatati. Sono entrati nell’Istituto di Londra con le armature ricoperte di sangue. Così tanto sangue, come se fossero stati tra le fila degli achei mentre Zeus faceva piovere sangue.” La mano con cui teneva gli occhiali tremò. “Non posso vederli.”
“Devi,” replicò Julian. Pensò a tutto ciò che non era stato detto: che lui stesso era stato un bambino, durante la Guerra Oscura, che aveva visto le Fate massacrare gli altri bambini, aveva sentito le urla della Caccia Selvaggia. Ma non disse nulla. “Zio, devi.”
“Se avessi la mia medicina…” disse debolmente Arthur. “Ma l’ho finita mentre non c’eri.”
“Ce l’ho io.” Julian tirò fuori la fiala dalla tasca. “Avresti dovuto chiederne dell’altra a Malcolm.”
“Non me lo sono ricordato.” Arthur si rimise gli occhiali sul naso, osservando Julian mentre versava il contenuto della fialetta in un bicchiere d’acqua sulla scrivania. “Come trovarlo… di chi fidarsi.”
“Puoi fidarti di me,” gli rispose Julian quasi strozzandosi con le parole; tese il bicchiere allo zio. “Ecco. Sai com’è fatta la Gente Fatata. Si cibano dell’incertezza umana e la usano a loro vantaggio. La medicina ti aiuterà a mantenere la calma, anche se proveranno a usare i loro trucchetti.”
“Sì.” Arthur guardò il bicchiere, in parte con desiderio e in parte terrorizzato. Il suo contenuto l’avrebbe influenzato per un’ora, forse anche meno. Dopo gli sarebbe venuta un’emicrania accecante, paralizzante, che l’avrebbe costretto a restare a letto per giorni. Julian gliela somministrava raramente proprio per questo: i postumi non valevano spesso quel momento di lucidità, ma adesso sarebbero stati necessari. Dovevano esserlo.
Zio Arthur esitò. Si portò lentamente il bicchiere alle labbra, e versò l’acqua al loro interno. Deglutì senza fretta.
L’effetto fu istantaneo. All’improvviso ogni parte di Arthur sembrò affilarsi, diventare frizzante, lucida, esatta, come uno schizzo che è stato trasformato in un disegno preciso. Si alzò in piedi e recuperò la giacca dall’attaccapanni vicino alla scrivania. “Sbrigati ad andare al piano di sotto, Jules,” disse. “Saranno nel Santuario. Di’ loro che sto arrivano.” La sua voce era calma. Normale.
Ammesso che quella cosa chiamata normalità esistesse.
“Vai, allora,” lo spronò Arthur. “Dovrò cambiarmi. Scenderò il prima possibile. Intrattienili.”
Julian si morse il labbro, e assaggiò con fare assente il sapore del sangue. Rame e sale. Diede un’occhiata al suo orologio e si diresse verso il Santuario.

 

Ogni Istituto aveva un Santuario.
Era così da sempre. Gli Istituti erano vie di mezzo tra dei municipi e delle residenze, posti in cui gli Shadowhunters e i Nascosti si presentavano per incontrare i capi della struttura. In tutta la California del sud, non c’era Shadowhunter più importante del capo dell’Istituto di Los Angeles. E il posto più sicuro in cui incontrarlo era il Santuario, lì dove i vampiri non dovevano temere il terreno benedetto, e tutti i Nascosti erano protetti da dei giuramenti.
Il Santuario aveva due porte. Una che dava verso l’esterno, e che poteva essere attraversata da chiunque; conduceva in una stanza massicciamente ricoperta di pietra. L’altra connetteva l’interno dell’Istituto e il Santuario. Solo gli Shadowhunters potevano utilizzarla. Così come la porta d’ingresso dell’Istituto, quella all’interno del Santuario lasciava passare solo coloro che possedevano sangue di Shadowhunter.
Emma si era fermata sul pianerottolo delle scale per guardare la delegazione delle Fate dalla finestra. Aveva visto i loro destrieri, senza cavalieri, legati accanto alla scalinata. Se la delegazione aveva esperienza con gli Shadowhunters, cosa probabile, li stava probabilmente già aspettato nel Santuario.
La porta per il Santuario si trovava alla fine del corridoio che conduceva all’ingresso principale dell’Istituto. Era stata realizzata con un rame che da tempo era passato dal verde al verderame; alcune rune di protezione e benvenuto percorrevano l’intelaiatura della porta, simili a viti.
Emma riusciva a sentire le voci dall’altra parte della porta: non le erano familiari; una era chiara come l’acqua, e l’altra affilata come un ramoscello che viene spezzato sotto le piante dei piedi. Strinse ancor di più Cortana e aprì l’uscio.
Il Santuario aveva la forma di una luna crescente che fronteggia le montagne – i canyon ombrosi, i cespugli argentei e verdi sparpagliati per il paesaggio. Le montagne impedivano al sole di filtrare, ma la stanza, grazie al candeliere che pendeva dal soffitto, era luminosa. La luce rimbalzava sul vetro molato e illuminava il pavimento a scacchiera, formato da quadrati di legno scuri e chiari alternati. Se ci si fosse arrampicati sul lampadario per poi guardare giù, sarebbe stato possibile notare che il pavimento aveva la forma di una runa del Potere Angelico.
Non che Emma avrebbe mai ammesso di averlo fatto.
Al centro della stanza stavano le Fate. Ce n’era solo due, una con la veste bianca e l’altra con l’armatura nera. Il cavaliere in marrone non era da nessuna parte. Entrambe avevano il viso celato. Emma riusciva a scorgere le punte delle loro dita che sporgevano dalle maniche, ma non era in grado di capire se fossero maschi o femmine.
Le riusciva di avvertire un potere selvaggio e impacciato tra loro, il bordo affannato dell’ultraterreno. Una sensazione simile alla fresca umidità dell’erba bagnata quando ti tocca la pelle, portando con sé l’odore delle radici e delle foglie e dei boccioli della jacaranda.
La fata in nero rise e si tolse il cappuccio. Emma la fissò. Aveva i capelli del verde scuro delle foglie, la pelle pallida e gli occhi del giallo dei gufi. Le sue mani erano rudi e simili alla corteccia degli alberi.
Era la fata che Emma aveva visto la notte prima al Sepolcro.
“Ci rivediamo, bionda,” le disse, e la sua bocca, che somigliava a una fessura nella corteccia, ghignò. “Sono Iarlath della Corte Seelie. Il mio compagno in bianco è Kieran della Caccia. Kieran, abbassa il cappuccio.”
La fata sollevò due mani esili; aveva le unghie quadrate e quasi traslucide. Afferrò il bordo del cappuccio e lo portò indietro con un gesto imperioso, quasi ribelle.
Emma soppresse un ansito. Era bellissimo. Non aveva la bellezza di Julian, o di Cristina – morbidamente umana –, ma somigliava alla lama tagliente, dura e scintillante di Cortana. I capelli blu scuro, del colore della vernice cobalto, circondavano un volto scolpito. I suoi occhi erano di colori diversi: quello sinistro nero, quello destro argentato. Indossava una malconcia armatura bianca che lo proclamava principe delle Fate, ma i suoi occhi – quelli lo identificavano come membro della Caccia Selvaggia.
“È per la scorsa notte?” chiese Emma, facendo correre lo sguardo da Iarlath a Kieran. “Al Sepolcro?”
“In parte,” rispose Iarlath. La sua voce aveva lo stesso suono delle foglie che scricchiolano nel vento. Delle profondità di una foresta da favola in cui vivono solo mostri. Emma si chiese se non l’avesse sentita al bar.
“È questa la ragazza?” La voce di Kieran era parecchio diversa: aveva il suono delle onde che si frangono sulla riva. Dell’acqua calda sotto una luce pallida. Era seducente, con una sfumatura di fragile gelo. Guardava Emma come se fosse un esperimento scientifico. “È graziosa,” commentò. “Non pensavo che fosse graziosa. Non l’avevi detto.”
Iarlath scosse le spalle. “Sei sempre stato parziale per quanto riguarda i biondi,” rispose.
“Okay, davvero?” Emma fece schioccare le dita. “Sono proprio qui. E non sapevo di essere stata invitata a una partita di ‘Chi è il più figo?’.”
“Io non sapevo che fossi stata invitata, punto,” replicò Kieran.
“Che maleducato,” disse Emma. “Questa è casa mia. E che ci fate qui, comunque? Siete venuti a dirmi che lui,” indicò Iarlath, “non è responsabile dell’omicidio al Sepolcro? Perché mi sembra eccessivo solo per dire che non l’hai ucciso tu.”
“Certo che non l’ho ucciso io,” scattò Iarlath. “Non essere ridicola.”
In determinate circostante, Emma avrebbe ignorato il commento. Le Fate, però, non potevano mentire. Non le Fate complete, almeno. Le mezze Fate, come Mark e Helen, erano in grado di raccontare delle bugie, ma Iarlath non sembrava una fata solo a metà.
Emma incrociò le braccia sul petto. “Ripeti dopo di me: ‘Io non ho ucciso la vittima di cui parli, Emma Carstairs’,” disse. “In questo modo saprò che è vero.”
Gli occhi gialli di Iarlath si posarono su Emma con avversione. “Io non ho ucciso la vittima di cui parli, Emma Carstairs.”
“Allora perché siete qui?” domandò Emma. “Oh, è per una di quelle connessioni mancanti? L’altra notte ci siamo incontrati e hai sentito una scintilla? Scusa, ma non esco con gli alberi.”
“Non sono un albero.” Iarlath sembrava arrabbiato; la sua corteccia si stava sbucciando leggermente.
“Emma,” la chiamò una voce dalla porta in tono d’avvertimento.
Con enorme sorpresa di Emma, si trattava di Arthur Blackthorn. Stava davanti all’ingresso del Santuario, con indosso un sobrio completo scuro e i capelli pettinati attentamente all’indietro. Quella vista fece provare una scossa a Emma; era da tempo che non lo vedeva vestito in nient’altro che maglie slabbrate su pigiami vecchi e macchiati di caffè.
Al suo fianco stava Julian, coi capelli castani tutti arruffati. Quando vide Emma, sul suo viso passò un’ombra di stupore. Emma cercò sul suo sguardo qualche segno di rabbia, ma non ne trovò nessuno – aveva l’aria di uno che ha corso la maratona, in verità, e che si sta trattenendo dall’andare in pezzi per la stanchezza e il sollievo.
“Porgo le mie scuse per il comportamento della mia protetta,” disse Arthur entrando nella stanza. “Benché non sia proibito discutere nel Santuario, è contro lo spirito del posto.” Si accomodò sull’enorme poltrona di pietra. “Io sono Arthur Blackthorn. Questo è mio nipote Julian Blackthorn.” Julian, che era in piedi di fianco alla poltrona di Arthur, chinò il capo mentre Kieran e Iarlath si presentavano. “Ora, vi preghiamo di dirci perché siete qui.”
Il convoglio fatato si scambiò delle occhiate. “Cosa,” disse Kieran, “nessuna menzione della Pace Fredda o di come questa visita sia contro la vostra Legge?”
“Mio zio non amministra la Pace Fredda,” rispose Julian. “E non è questo ciò di cui vogliamo discutere. Conoscete le regole bene quanto noi; se avete scelto di infrangerle, deve essere per una ragione importante. Se non volete condividere l’informazione, mio zio dovrà chiedervi di andarvene.”
Gli occhi di Kieran si strinsero. “Molto bene,” disse. “Siamo venuti per chiedervi un favore.”
“Un favore?” chiese Emma con stupore. I dettami della Pace Fredda erano chiari: gli Shadowhunters non avrebbero dovuto prestare soccorso né alla Corte Seelie né alla Corte Unseelie.
“Forse siete confusi,” disse Arthur in tono freddo. “Potreste aver sentito parlare dei miei nipoti; potreste pensare che perché i nostri parenti Mark ed Helen hanno sangue di fata avrete un’accoglienza più gentile di quella che potreste ricevere in altri Istituti. Ma mia nipote è stata esiliata a causa della Pace Fredda, e mio nipote ci è stato rubato.”
Il labbro di Kieran si arricciò all’angolo. “L’esilio di sua nipote è stato un decreto degli Shadowhunters, non delle Fate,” replicò. “Per quanto riguarda suo nipote…”
Il respiro di Arthur si bloccò a metà. Le mani stringevano i braccioli della sua poltrona. “La mano del Console è stata forzata dal tradimento della Regina della Corte Seelie. I guerrieri della Corte Unseelie hanno combattuto al suo fianco. Non esiste mano di fata non insanguinata. Non siamo ben disposti verso le Fate in questo posto.”
“E la Pace Fredda non è stato ciò che ci ha portato via Mark,” aggiunse Julian, le guance accese per l’emozione. “Siete stati voi. La Caccia Selvaggia. Possiamo vedere dai tuoi occhi che corri con Gwyn, non negarlo.”
“Oh,” disse Kieran con un sorrisetto sarcastico sulle sue labbra, “Non lo negherei.”
Emma si chiese se qualcun altro aveva potuto sentire il brusco respiro di Julian. “Perciò conosci mio fratello.”
Il sorrisetto non lasciò il volto di Kieran. “Naturalmente.”
Julian aveva l’aspetto di qualcuno che veniva trattenuto da una forza superiore. “Cosa sai di Mark?
“Perché fingete sorpresa?” chiese Iarlath con tono imperioso. “È follia. Abbiamo parlato di Mark della Caccia nella lettera che vi abbiamo spedito.”
Emma vide l’espressione sul viso di Julian, un lampo di shock. Fece un veloce passo in avanti, perché non voleva che fosse lui a dover fare la domanda. “Che lettera?” chiese.
“Era scritta su una foglia,” disse Arthur. “Una foglia che si è sbriciolata.” Sudava; estrasse il fazzoletto dal taschino sul petto e si asciugò la fronte. “C’erano parole che riguardavano delle uccisioni. E Mark. Non pensavo fossero reali. Ero…”
Julian fece un passo in avanti, cercando di nascondere suo zio alla vista. “Uccisioni?”
Kieran fissò Julian, e i suoi occhi bicolore si scurirono. Emma ebbe la scomoda sensazione che Kieran pensasse di sapere qualcosa del suo parabatai, qualcosa che lei stessa non conosceva. “Sai degli omicidi,” disse. “Emma Carstairs ha scoperto uno dei cadaveri la scorsa notte. Sappiamo che siete a conoscenza di episodi precedenti.”
“Perché vi interessa?” chiese Julian. “Le Fate normalmente non si immischiano nei massacri degli umani.”
“Lo facciamo se il sangue versato è sangue di fata,” rispose Kieran. Guardò le loro facce sorprese. “Chiunque sia l’assassino, sta uccidendo e mutilando anche Fate. Questo è il motivo per cui Iarlath era al Sepolcro la scorsa notte. Questo è il motivo per cui Emma Carstairs lo ha incontrato. Stavano inseguendo lo stesso assassino.”
Iarlath infilò la mano nel suo mantello e ne estrasse una manciata di mica luccicante. La lanciò in aria, dove le particelle rimasero sospese e si separarono, formando delle immagini tridimensionali. Immagini di cadaveri, cadaveri di Fate – alcuni dall’aspetto molto vicino a quello umano; alcuni Spiriti d’Acqua, con le loro branchie e i capelli verdi; alcuni Elfi, con i loro occhi completamente blu e le piccole strutture corporee. Tutti morti. Tutti avevano la pelle incisa con i segni intrecciati che avevano decorato il cadavere che Emma e Cristina avevano trovato la notte precedente.
Emma si chinò inconsciamente in avanti, nel tentativo di avere una miglior visuale sull’illusione. “Di cosa si tratta? Fotografie magiche?”
“Ricordi, conservati con la magia,” rispose Iarlath.
“Illusioni,” disse Julian. “Le illusioni possono mentire.”
Iarlath girò la mano, e le immagini cambiarono. All’improvviso Emma si trovò a fissare il cadavere dell’uomo che aveva trovato nel vicolo la notte precedente. Era un’immagine perfetta, fin nel dettaglio dell’espressione di orrore sul suo volto.
“L’hai visto,” fece Emma. “L’hai trovato prima di me. Me lo ero chiesta.”
Iarlath chiuse la mano, e gli scintillanti pezzetti di mica caddero al suolo come gocce di pioggia, mentre l’illusione svaniva. “Sì. Era già morto. Non avrei potuto aiutarlo. L’ho lasciato lì per permettervi di trovarlo.”
Emma non disse nulla. Era pressoché evidente dall’immagine che Iarlath stava dicendo la verità.
E le Fate non mentivano.
“Sappiamo che sono stati uccisi anche degli Shadowhunters,” disse Kieran.
“Gli Shadowunters vengono spesso uccisi,” osservò lo zio Arthur. “Non esiste un posto sicuro.”
“Non è così,” ribatté Kieran. “Esiste protezione là dove ci sono dei protettori.”
“I miei genitori,” disse Emma, ignorando Julian che stava scuotendo la testa nella sua direzione, come a dirle: Non dirlo, non condividere, non dare loro nulla. Sapeva che probabilmente aveva ragione – era nella natura delle Fate prendere i tuoi segreti e rivoltarteli contro. Ma c’era una possibilità, una piccolissima possibilità che sapessero qualcosa… “I loro corpi sono stati ritrovati con quegli stessi simboli, cinque anni fa. Dopo un giorno sono diventati cenere.”
Kieran la guardò con i suoi occhi scintillanti. Nessuno dei due aveva un aspetto vagamente umano: l’occhio nero era troppo scuro, quello argentato troppo metallico. “Sappiamo dei tuoi genitori,” disse. “Sappiamo della loro morte. Sappiamo del linguaggio demoniaco con cui i loro cadaveri sono stati marchiati.”
“Deturpati,” disse Emma, col respiro mozzato, e sentì gli occhi di Julian su di lei, come a ricordarle che era lì, un supporto silenzioso. “Sfigurati. Non marchiati.”
L’espressione di Kieran non cambiò. “Sappiamo anche che da anni cercate di tradurre o capire quei segni, senza alcun successo. Possiamo aiutarvi a cambiare questa situazione.”
“Cosa stai dicendo, con precisione?” chiese Julian. Gli occhi erano guardinghi; tutta la sua postura lo era. La tensione nel suo corpo era ciò che impediva a Emma di porre tutte le domande che aveva.
“Gli studiosi della Corte Unseelie hanno studiato i simboli,” disse Iarlath. “Somiglia a un antico linguaggio delle Fate. Uno esistente molto prima dell’umanità. Prima dei Nephilim.”
“Quando le Fate erano più legate ai loro antenati demoniaci,” disse Arthur con voce rauca.
Il labbro di Kieran si curvò, come se quello che Arthur aveva detto fosse disgustoso. “I nostri studiosi hanno iniziato a tradurre,” disse. Estrasse un foglio di carta sottile dall’aspetto simile a una pergamena. Emma riconobbe i disegni dei marchi che le erano ormai familiari. Quelli che erano sui cadaveri dei suoi genitori. Sotto i segni c’erano delle parole, scritte con una grafia sottilissima.
Il cuore di Emma iniziò a battere furiosamente.
“Hanno tradotto la prima riga,” disse. “Sembrerebbe essere parte di un incantesimo. Qui la nostra conoscenza ci blocca – il Popolo Fatato non si occupa di incantesimi; quella è prerogativa degli Stregoni…“
“Avete tradotto la prima riga?” esplose Emma. “Cosa dice?”
“Ve lo diremo,” disse Iarlath, “e vi consegneremo il lavoro che i nostri studiosi hanno compiuto finora, se accettate le nostre condizioni.”
Julian li fissò stringendo gli occhi. “Perché avete tradotto solo la prima riga?” chiese. “Perché non tutto quanto?”
“Gli studiosi avevano a malapena compreso il significato di quella prima riga, quando il Re della Corte Unseelie ha vietato loro di continuare,” rispose Kieran. “La magia di questo incantesimo è oscura, di origine demoniaca. Non voleva che fosse risvegliata nel regno Fatato.”
“Avreste potuto continuare il lavoro voi stessi,” disse Emma.
“Il Re ha proibito a tutte le Fate di toccare quelle parole,” sbottò Iarlath. “Ma questo non vuol dire che il nostro coinvolgimento termini qui. Crediamo che questo testo, questi segni, potranno aiutarvi a trovare l’assassino, una volta compresi.”
“E voi vorreste che noi traducessimo il resto dei simboli?” domandò Julian. “Usando la riga che avete tradotto come chiave di lettura, se non sbaglio.”
“Più di questo,” disse Iarlath. “La traduzione non è che il primo passo. Vi condurrà dall’assassino. Una volta che l’avrete trovato, lo consegnerete al Re della Corte Unseelie, davanti al quale sarà sottoposto a giudizio per l’omicidio delle Fate, e avrà giustizia.”
“Vorreste che conducessimo un’investigazione per vostro conto?” sbottò Julian. “Siamo Shadowhunters. Siamo vincolati alla Pace Fredda, proprio come voi. Ci è vietato aiutare il Popolo Fatato, ci è vietato persino intrattenervi qui. Sapete cosa rischieremmo. Come osate chiedere?”
C’era rabbia nella voce di Julian – rabbia fuori misura per una semplice richiesta, ma Emma non riusciva a ritenerlo colpevole. Sapeva cosa vedeva quando guardava le Fate, specialmente le Fate con gli occhi spezzati della Caccia Selvaggia. Vedeva le lande ghiacciate dell’isola Wrangel. Vedeva la stanza vuota dell’Istituto in cui Mark non riposava più.
“Non è soltanto la loro investigazione,” disse Emma in modo sommesso. “È anche la mia. Ha a che fare con i miei genitori.”
“Lo so,” rispose Julian, e la rabbia era svanita. C’era una sorta di dolore nella sua voce, adesso. “Ma non così, Emma…”
“Perché siete venuti qui?” lo interruppe Arthur, con l’aspetto dolorante, l’incarnato grigiastro. “Perché non da uno stregone?”
Il bellissimo volto di Kieran si distorse. “Non possiamo consultare uno stregone,” disse. “Nessuno dei Figli di Lilith vuole avere a che fare con noi. La Pace Fredda ci ha isolati anche dagli altri Nascosti. Ma voi potete. Potete andare dal sommo stregone Malcolm Fade, o dallo stesso Magnus Bane, e chiedere una risposta alle vostre domande. Noi siamo incatenati, ma voi…” Pronunciò la parola con disprezzo. “Voi siete liberi.”
“Siete venuti dalla famiglia sbagliata,” replicò Arthur. “Ci state chiedendo di infrangere la Legge per voi, come se avessimo un qualche riguardo speciale per il Popolo Fatato. Ma i Blackthorn non hanno dimenticato cosa avete preso loro.”
“No,” disse Emma. “Abbiamo bisogno di quel foglio di carta, abbiamo bisogno…”
“Emma.” Lo sguardo di Arthur era tagliente. “Basta.”
Emma abbassò lo sguardo, ma il sangue le ribolliva nelle vene, una determinata melodia di ribellione. Se le Fate se ne fossero andate portando via quel foglio di carta con loro, avrebbe trovato un modo per rintracciarle, avere l’informazione, apprendere quello che voleva sapere. Un modo qualsiasi. Se anche l’Istituto non poteva assumere quei rischi, lei poteva.
Iarlath guardò Arthur. “Non credo tu voglia prendere una decisione così in fretta.”
La mandibola di Arthur si indurì. “Perché pensi che potrei pentirmene, vicino?”
I Buoni Vicini. Un vecchio, vecchissimo termine per indicare il popolo fatato. Fu Kieran a replicare. “Perché abbiamo qualcosa che volete sopra ogni altra. E se ci aiuterete, siamo disposti a concedervela.”
Julian impallidì. Emma, guardandolo, fu per un momento troppo coinvolta nella sua reazione per comprendere lei stessa quello di cui stavano parlando. E quando lo fece, il suo cuore prese a battere in modo irregolare.
“Di cosa si tratta?” sussurrò Julian. “Cosa avete che ci interessa?”
“Oh, andiamo,” disse Kieran. “Cosa pensi possa essere?”
La porta del Santuario, quella che dava sull’esterno dell’Istituto, si aprì, e la fata con gli indumenti color marrone entrò. Si muoveva con grazia e in modo silenzioso, senza esitazione o trepidazione – non c’era nulla di umano nei suoi movimenti. Entrando nella decorazione della runa angelica sul pavimento, si fermò. La stanza era in completo silenzio mentre sollevava le mani verso il cappuccio e – per la prima volta – esitava.
Le sue mani erano umane, le dita lunghe e con una leggera abbronzatura.
Familiari.
Emma non respirava. Non riusciva a respirare. Julian aveva l’aspetto di qualcuno che stesse vivendo un sogno. Il volto di Arthur era inespressivo, confuso.
“Togli il cappuccio, ragazzo,” disse Iarlath. “Mostra il tuo viso.”
La mani familiari si strinsero sul cappuccio e lo tirarono indietro. Spingendo, e poi tirando via il mantello dalle sue spalle, come se la stoffa fosse incollata alla pelle in modo poco confortevole. Emma vide in un lampo un corpo snello e flessuoso, capelli dorati, pelle abbronzata, mentre il mantello veniva tirato via e scivolava sul pavimento formando una pozzanghera scura.
Un ragazzo era al centro della runa, affannato. Un ragazzo che sembrava un diciassettenne, con capelli chiari che si arricciavano come rami di acanto, attorcigliati a rametti e rovi, lunghi fino alle spalle. Gli occhi mostravano l’ambiguità della Caccia Selvaggia: due colori – uno color oro, l’altro blu Blackthorn. I suoi piedi erano scalzi, neri per la sporcizia, i vestiti rappezzati e strappati. La pelle mostrava centinaia di cicatrici.
Un’onda di vertigini colpì Emma, insieme a un terribile miscuglio di orrore e conforto e stupore. Julian si era irrigidito, come se fosse stato colpito da uno shock elettrico. Vide le sue labbra tirarsi, i muscoli delle guance contrarsi nervosamente. Non aprì la bocca; fu Arthur a parlare, sollevandosi per metà dalla sua poltrona, con voce debole e incerta.
Mark?
Gli occhi di Mark si spalancarono, confusi. Aprì la bocca per rispondere. Iarlath si rivoltò contro di lui. “Mark Blackthorn della Caccia Selvaggia,” sbottò. “Non parlare finché non avrai il permesso per farlo.”
Le labbra di Mark si chiusero di nuovo. Chinò il capo.
“E tu,” disse Kieran, alzando una mano mentre Julian iniziava a muoversi, “rimani dove sei.”
“Cosa gli avete fatto?” Gli occhi di Julian lanciavano lampi. “Cosa avete fatto a mio fratello?
“Mark appartiene alla Caccia Selvaggia,” disse Iarlath. “Se scegliessimo di riconsegnarvelo, sarebbe solo per nostra volontà.”
Arthur era crollato di nuovo nella poltrona alle sue spalle. Osservava come avrebbe fatto un gufo Mark e gli ospiti fatati. Il colore grigio era di ritorno sul suo volto. “I morti camminano e i perduti ritornano,” disse. “Dovremmo esporre bandiere blu dalle torri lassù.”
Kieran strinse gli occhi. “Che cosa sta dicendo?”
Julian guardò Arthur, poi Mark, poi le altre due Fate. “È in stato di shock,” disse. “La sua salute è debole; lo è dalla guerra. L’avete scioccato.”
“Viene da un vecchio poema degli Shadowhunters,” disse Emma. “Mi sorprende che non lo conosciate.”
“I poemi contengono parole vere,” osservò Iarlath, e c’era dell’ironia nella sua voce, tendente al sarcasmo. Emma si chiese se rideva di loro o di se stesso.
Julian fissava Mark, sul viso un’espressione di shock che non accennava a diminuire e di desiderio. “Mark?” disse.
Mark non sollevò lo sguardo.
Julian aveva l’aspetto di qualcuno colpito da dardi elfici, le insidiose frecce fatate che si infilavano sottopelle e rilasciavano un veleno mortale. Qualunque accenno di rabbia che Emma avesse provato nei suoi confronti la sera prima scomparve. L’espressione sul suo viso le dava la sensazione di ricevere pugnalate nel cuore. “Mark,” ripeté ancora una volta, e poi in un mezzo sussurro, “Perché? Perché non può parlarmi?”
Le arterie del collo di Julian pulsavano in modo energico. Emma se ne accorse e odiò le Fate, in modo improvviso e violento, perché trattenendo Mark, avevano nelle loro mani anche il fragile e umano cuore di Julian.
“Gwyn gli ha vietato di parlare fino alla fine delle contrattazioni,” disse Kieran. Lanciò uno sguardo a Mark, e c’era qualcosa di freddo nella sua espressione. Odio? Invidia? Disprezzava Mark per le sue origini per metà umane? Lo disprezzavano tutti? In che modo avevano dimostrato il loro odio in tutti quegli anni, quando Mark era a loro disposizione?
Emma sentiva il modo in cui Julian si stava costringendo a non avvicinarsi a suo fratello. Parlò per lui. “Perciò è Mark la vostra moneta di scambio.”
Un lampo di rabbia attraversò il viso di Kieran, improvviso e spaventoso. “Perché devi dire cose ovvie? Perché tutti gli umani lo fanno? Stolta ragazza…”
Julian si mosse; la sua attenzione venne strappata via da Mark, la schiena si addrizzò, la voce si indurì. Sembrava calmo, ma Emma, che lo conosceva bene, poteva sentire le lame ghiacciate nella sua voce. “Emma è la mia parabatai,” disse. “Se le parlerai ancora una volta con quel tono, ci sarà del sangue sul pavimento del Santuario, e non mi importa se mi condanneranno a morte per questo.”
I bellissimi e strani occhi di Kieran brillarono. “Voi Nephilim siete fedeli ai compagni che vi scegliete, devo ammetterlo.” Fece un gesto sdegnoso con la mano. “Suppongo che Mark sia la nostra moneta di scambio, se vuoi dirlo così, ma non dimenticare che è colpa dei Nephilim se ne abbiamo bisogno. C’è stato un tempo in cui gli Shadowhunters avrebbero investigato riguardo alle morti del popolo fatato solo perché credevano più nel loro compito di proteggere che nel loro odio.”
“C’è stato un tempo in cui il Popolo Fatato ci avrebbe restituito uno dei nostri, se lo avesse preso,” disse Arthur. “Il dolore della perdita è da entrambe le parti, come la perdita di fiducia.”
“Beh, dovrete fidarvi di noi,” disse Kieran. “Non avete nessun altro. O sbaglio?”
Ci fu un lungo silenzio. Lo sguardo di Julian tornò su suo fratello, senza poterci fare nulla, come se fosse attratto da lui con un laccio. “Perciò volete che troviamo il responsabile per queste uccisioni,” disse. “Che fermiamo gli omicidi delle Fate e degli umani. E in cambio ci darete Mark, se avremo successo?”
“La Corte è pronta a essere più che generosa,” disse Kieran. “Vi daremo Mark adesso. Vi aiuterà nelle vostre investigazioni. E quando le investigazioni saranno finite, potrà scegliere se rimanere con voi o tornare nella Caccia.”
“Sceglierà noi,” disse Julian in tono freddo. “Siamo la sua famiglia.”
Gli occhi di Kieran lampeggiarono. “Non ne sarei così sicuro, giovane Shadowhunter. Quelli della Caccia sono leali alla Caccia.”
“Lui non è della Caccia,” disse Emma. “È un Blackthorn.”
“Sua madre era una fata,” disse Kieran. “E lui ha cavalcato con noi, raccolto i defunti con noi, ha raggiunto livelli eccezionali nell’uso dei dardi elfici e delle frecce. È un formidabile guerriero, come Fata, ma non è come voi. Non combatterà come voi. Non è un Nephilim.”
“Sì, lo è,” disse Julian. “Il sangue degli Shadowhunters fa la razza. La sua pelle tollera i Marchi. Conosci le leggi.”
Kieran non ribatté, ma fissò Arthur. “Soltanto il capo dell’Istituto può decidere riguardo a questa materia. Dovresti lasciare che tuo zio parli liberamente.”
Emma fissò Arthur; lo fecero tutti. Arthur stringeva in modo nervoso e irritato il bracciolo della sua poltrona. “Vorreste quella fata qui in modo che possa riportarvi le nostre mosse,” disse infine, con voce tremante. “Sarà la vostra spia.”
Quella fata. Non Mark. Emma guardò Mark, ma se un lampo di dolore aveva attraversato la sua faccia impietrita era stato invisibile.
“Se avessimo voluto spiarvi, ci sarebbero stati modi più facili,” disse Kieran con un tono di freddo rimprovero. “Non avremmo avuto bisogno di consegnarvi Mark – è uno dei migliori guerrieri della Caccia. Gwyn sentirà la sua mancanza. Non sarà una spia.”
Julian si allontanò da Emma, cadde sulle ginocchia vicino alla poltrona di suo zio. Si chinò verso di lui e sussurrò ad Arthur, ed Emma cercò di ascoltare quello che diceva, ma poté comprendere solo alcune parole – “Fratello” e “investigazione” e “uccisioni” e “medicina” e “Conclave”.
Arthur sollevò una mano tremante, come per ridurre in silenzio il  nipote, oi si voltò verso le Fate. “Accettiamo la vostra offerta” disse. “A patto che non ci siano trucchi. Alla fine dell’investigazione, quando il responsabile sarà catturato, Mark compirà liberamente la scelta di restare o andarsene.”
“Naturalmente,” disse Iarlath. “A patto che l’assassino venga consegnato a noi. Vogliamo quello con le mani sporche di sangue – non sarà sufficiente dire ‘è stato fatto da questo o da quello’ o ‘i vampiri sono responsabili’. L’assassino o gli assassini saranno messi nelle mani delle Corti. Noi avremo la nostra giustizia.”
Se foste capaci di giustizia, adesso non saremmo qui, pensò Emma, ma non disse nulla.
“Prima giurate,” ordinò Julian, gli occhi verde-blu scintillanti e duri. “Dite: ‘Giuro che quando i termini dell’accordo saranno soddisfatti, Mark Blackthorn potrà decidere da solo se desidera restare parte della Caccia o tornare dalla sua famiglia come Nephilim’.”
La bocca di Kieran si strinse. “Giuro che quando i termini dell’accordo saranno soddisfatti, Mark Blackthorn potrà decidere da solo se desidera restare parte della Caccia o tornare dalla sua famiglia come Nephilim.”
Emma guardò Mark. Era inespressivo, immobile come era rimasto per tutto il tempo, come se non stessero parlando di lui, ma di qualcun altro. Sembrava in grado di guardare attraverso le mura del Santuario, osservare magari oceani distanti o un palazzo persino più distante.
“Allora penso che abbiamo un accordo,” rispose Julian. “Che Raziel ci aiuti,” mormorò.
Le due Fate si scambiarono un’occhiata, e poi Kieran andò da Mark. Posò le sue mani bianche sulle spalle di Mark e gli disse qualcosa in una lingua gutturale che Emma non riusciva a comprendere – non somigliava a niente che avesse insegnato loro Diana, né al discorso alto e flautato delle Corti, né a qualunque altro linguaggio magico. Mark non si mosse, e Kieran si allontanò, per niente sorpreso.
“È vostro, per ora,” disse guardando Arthur. “Gli lasceremo il suo destriero. Si sono… affezionati.”
“Non potrà usare il cavallo,” rispose Julian in tono duro. “Non a Los Angeles.”
Il sorriso di Kieran era pieno di disprezzo. “Penso che scoprirete che questo può usarlo.”
“Dio!” A urlare era stato Arthur. Barcollò in avanti tenendosi la testa tra le mani. “Fa male…”
Julian si spostò al fianco dello zio, allungandosi per afferrargli il braccio, ma Arthur si scostò e si alzò in piedi, il respiro incerto. “Dovrete scusarmi,” disse. “La mia emicrania. È insopportabile.”
Sembrava stare tremendamente poco bene, questo è certo. La sua pelle era del colore del gesso sporco, e il colletto della camicia gli stava attaccato alla gola per il sudore.
Kieran e Iarlath non dissero nulla. E lo stesso fece Mark, che stava ancora dondolando sul posto, gli occhi fissi sul pavimento. Le Fate osservavano invece Arthur con una bruciante curiosità nello sguardo. Emma riusciva a leggere i loro pensieri. Il capo dell’Istituto di Los Angeles. È debole, malato…
La porta interna scricchiolò, e Diana entrò nella stanza. Sembrava tranquilla come al solito. I suoi occhi scuri guardarono la scena che le stava davanti; non sembrava né sorpresa né preoccupata. “Arthur,” disse. “Sei richiesto al piano superiore. Vai. Accompagnerò il convoglio all’esterno per discutere l’accordo.”
Da quanto stava qui fuori a spiarci?, si chiese Emma mentre Arthur, con un’espressione disperatamente grata, superava Diana e raggiungeva la porta. Diana sapeva essere silenziosa come un gatto, quando lo desiderava, quindi era chiaro che li stesse ascoltando.
“Sta morendo?” domandò Iarlath con una certa curiosità, seguendo con lo sguardo Arthur mentre lasciava il Santuario.
“Siamo mortali,” rispose Emma. “Ci ammaliamo, invecchiamo. Non siamo come voi. Ma non dovrebbe sorprendervi.”
“Basta,” disse Diana. “Vi condurrò fuori dal Santuario, ma prima – la traduzione.” Allungò una mano scura e sottile.
Kieran le passò un foglio quasi trasparente, guardandola con un’espressione storta. Diana abbassò lo sguardo per osservarlo. “Che dice la prima frase?” chiese Emma, incapace di fermarsi.
Diana aggrottò la fronte. “Fuoco all’acqua,” rispose. “Che significa?”
Iarlath le lanciò un’unica occhiata gelida, poi si mosse per raggiungerla. “Scoprirlo è il vostro lavoro.”
Fuoco all’acqua? Emma pensò ai corpi dei suoi genitori, affogati e poi sbriciolatisi come la cenere. Al corpo dell’uomo nel vicolo, bruciato e poi inzuppato nell’acqua di mare. Guardò Julian, chiedendosi se la sua mente stesse percorrendo gli stessi pensieri – ma no, lui stava osservando il fratello, senza muoversi, come se fosse congelato.
Emma desiderava mettere le mani sul foglio, ma Diana l’aveva già messo nella sua giacca, e stava conducendo le due Fate verso l’uscita del Santuario. “Capite che dovremo investigare su questa faccenda senza che il Conclave lo sappia,” disse mentre Iarlath le si affiancava. Kieran stava dietro di loro, accigliato.
“Capiamo che temete il vostro governo, sì,” rispose Iarlath. “Li temiamo anche noi, gli architetti della Pace Fredda.”
Diana non abboccò. “Se per caso doveste contattarci durante l’investigazione, dovrete farlo con molta attenzione.”
“Verremo solo nel Santuario, e voi potrete lasciare qui i vostri messaggi,” disse Kieran. “Se dovessimo sentir dire che avete parlato del nostro accordo con qualcuno al di fuori di queste mura, specialmente con dei non Nephilim, resteremo molto scontenti. Anche Mark ha giurato segretezza alla Caccia. Scoprirete che non disubbidirà.”
La luce del sole filtrò all’interno del Santuario mentre Diana apriva le porte esterne. Emma provò una fitta di gratitudine per la sua insegnante, mentre Diana e le due Fate sparivano. Gratitudine per aver risparmiato Arthur – e per aver risparmiato a Julian un altro secondo in cui avrebbe dovuto fingere di stare bene.
Perché Jules stava guardando suo fratello – finalmente lo stava davvero guardando, senza che nessuno vedesse o giudicasse le sue debolezze. Senza che nessuno, all’ultimo istante, gli portasse di nuovo via Mark.
Mark sollevò lentamente il capo. Era sottile come un’asse, molto più piccolo e ossuto di quanto lo ricordasse Emma. Non sembrava essere invecchiato tanto quanto si era affilato, come se le ossa di mento, guance e mascella fossero state ridefinite utilizzando degli strumenti precisissimi. Era magro ma grazioso, in quel modo tipico delle Fate.
“Mark,” sospirò Julian, ed Emma ripensò agli incubi che avevano svegliato Julian nel corso degli anni, chiamando il fratello, Mark, e a quanto sembrava disperato, perso. Adesso era impallidito, ma i suoi occhi splendevano come se stesse osservando un miracolo. Ed effettivamente era una specie di miracolo, pensò Emma: le Fate non restituivano ciò che avevano preso.
O, almeno, non lo ridavano mai senza cambiarlo.
Emma sentì improvvisamente il gelo correrle nelle vene, ma non emise neanche un verso. Non si mosse mentre Julian faceva un passo in direzione del fratello, e poi un altro, e poi parlava con voce rotta. “Mark,” sussurrò. “Mark. Sono io.”
Mark guardò Julian dritto in viso. C’era qualcosa di strano nei suoi occhi di due colori diversi; quando Emma l’aveva visto per l’ultima volta, aveva tutti e due gli occhi blu, e la biforcazione sembrava parlare di qualcosa di rotto, in lui, come un pezzo di ceramica che si è scheggiato sulla parte smaltata. Guardò Julian, osservando la sua altezza, le sue spalle larghe e la figura alta e dinoccolata, i suoi capelli castani arruffati, i suoi occhi da Blackthorn, e parlò per la prima volta.
La sua voce suonò ruvida, raschiata, come se avesse urlato a lungo.
“Padre?” chiese, e poi, mentre Julian prendeva un respiro turbato, gli occhi di Mark ruotarono all’indietro e lui collassò sul pavimento, svenuto.

Il fumetto sulla “deleted scene” di CoHF in ottima qualità!

E dopo il fumetto sul matrimonio, Cassandra ha deciso di regalarci anche la “scena eliminata” di Città del Fuoco Celeste (contenuto speciale delle edizioni vendute da Target).

Noi l’abbiamo tradotto QUI (in qualità decisamente inferiore, visto che al tempo si trovavano solo delle foto; potremmo decidere di fare una nuova versione del pdf, adesso). ;) In basso, il commento di Cassie al post e le varie immagini! <3

« Nello spirito delle feste, altre cose cancellate e tagliate! In questo caso, il fumetto che Cassandra Jean ha disegnato per un’edizione di Città del Fuoco Celeste. È una scena che avevo abbozzato e poi cancellato (non c’è nulla di scritto da pubblicare, solo annotazioni) perché non stava bene nel contesto – Magnus rimanda Emma, Julian e i Blackthorn a Los Angeles attraverso un portale. Jace e Clary vanno a salutarli. È il passaggio della torcia al nuovo gruppo. E c’è della Clace. :) »

 

 

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Traduzione: nuovo snippet da The Dark Artifices!

Tra un post spoiler di Città di Fuoco Celeste e l’altro (ovviamente, questi ve li pubblicheremo tradotti dopo l’8 luglio), Cassie sta postando anche qualche estratto da TDA.

La Clare ci tiene a precisare che “non tutti gli snippet finiscono nel libro vero e proprio, ma sono parte delle bozze successive”. :)

 

Prima di lasciarvi alla traduzione, una precisazione: il protagonista dell’estratto è Mark Blackthorn, che sta parlando con uno “you” non meglio precisato. Dal momento che all’inizio, prima di cominciare col discorso diretto, si era citato un “them”, abbiamo deciso di tradurre “you” con “voi”, e non “tu”. :)

 

NB: no, spoiler di CoHF non ce ne sono, tranquilli. XD

 

 

 

 

 

« Mark si voltò di scatto verso di loro. I suoi occhi erano ciechi, non vedevano. “Portate i gemelli davanti a me e li uccidete più e più volte. Il mio Ty, lui non capisce perché non posso salvarlo. Portate Dru da me, e quando lei ride vedendo il castello delle fiabe, tutto circondato da siepi, la gettate contro le spine finché non perforano il suo piccolo corpo. E mi offrite di lavarmi nel sangue di Octavian, poiché il sangue di un bambino innocente è magia, sotto la Collina.” »

Traduzione: metà del prologo di City of Heavenly Fire!

Buonasera, Shadowhunters! Il TMI Tuesday di oggi ci ha regalato una sorpresa graditissima: una parte del prologo di Città del Fuoco Celeste! :)

L’abbiamo tradotto per voi, sperando di farvi piacere – buona lettura!

 

 

 

 

 

Prologo

FALL LIKE RAIN

 

 

 

Istituto di Los Angeles, Dicembre 2007

 

Il giorno in cui i genitori di Emma Carstairs furono uccisi, il clima era perfetto.
D’altro canto, era quasi sempre così, a Los Angeles. Il padre e la madre di Emma la lasciarono all’Istituto – tra le colline dietro la Pacific Coast Hightway, che affacciava sul mare blu – una chiara mattina d’inverno. Il cielo era una distesa senza nubi che si estendeva dalle scogliere della Pacific Palisades alle spiagge di Point Dume.
La notte prima era giunto un rapporto in cui si parlava di attività demoniaca nella zona delle grotte sulla spiaggia di Leo Carrillo. Ai Carstairs era stato assegnato il compito di controllare. Più tardi Emma avrebbe ricordato sua madre che le sistemava dietro l’orecchio una ciocca di capelli mossa dal vento mentre si offriva di disegnare una Runa Antipaura al padre di Emma, e John Carstairs che rideva e ammetteva di non sapere come sentirsi nei confronti di queste rune nuove di zecca. Gli bastavano quelle nel Libro Grigio, e grazie tante.
In quel momento, però, Emma aveva trattato i genitori con impazienza; li aveva abbracciati alla svelta prima di scostarsi per salire i gradini dell’Istituto, lo zainetto che le rimbalzava tra le spalle mentre loro la salutavano dal cortile.
Emma amava andare ad allenarsi all’Istituto. Non solo ci abitava il suo migliore amico, Julian, ma entrando le sembrava sempre di volare nell’oceano. Era una massiccia struttura di legno e pietra alla fine di una strada di ghiaia che si snodava tra le colline. Ogni stanza, ogni piano, tutto dava su oceano e montagna e cielo, increspando distese di blu e verde e oro. Il sogno di Emma era arrampicarsi sul tetto con Julian – anche se fino a ora il progetto era stato sventato dai loro genitori – per scoprire se la vista arrivava fino al deserto a sud.
Le porte d’ingresso la conoscevano e si aprirono facilmente sotto il tocco familiare della sua mano. L’ingresso e i piani inferiori dell’Istituto erano pieni di Shadowhunters adulti che andavano avanti e indietro. Probabilmente per qualche incontro, immaginò Emma. Scorse il padre di Julian, Andrew Blackthorn, capo dell’Istituto, tra la folla. Dal momento che non le andava di farsi rallentare dai saluti, si precipitò nello spogliatoio al secondo piano, dove cambiò i suoi jeans e la t-shirt con dei vestiti per allenarsi – una maglia più grande del necessario, pantaloni morbidi di cotone e l’oggetto più importanti di tutti: la spada in spalla.
Cortana. Il suo nome significava semplicemente “spada corta”, ma per Emma corta non lo era di certo. Cortana era lunga quanto il suo avambraccio, fatta di metallo, e con un’iscrizione sulla lama che non mancava mai di farle correre un brivido lungo la schiena: Sono Cortana, dello stesso acciaio e collera di Joyeuse e Durindarda. Suo padre le aveva spiegato il significato a dieci anni, quando le aveva messo per la prima volta la spada in mano.
“Potrai utilizzarla per i tuoi allenamenti fino ai diciotto anni, quando diventerà tua,” aveva detto John Carstairs, sorridendole mentre le dita di Emma tracciavano le parole. “Capisci che intendo?”
Aveva scosso il capo. “Ferro”, capiva, ma non “collera”. “Collera” significava “rabbia”, qualcosa che suo padre le aveva sempre detto di controllare. Che cos’aveva a che fare con la lama?
“Sai dei Wayland,” aveva spiegato lui. “Erano famosi costruttori di armi, prima che le Sorelle di Ferro cominciassero a forgiare tutte le spade degli Shadowhunters. Wayland il Fabbro realizzò Excalibur e Joyeuse, le lame di Artù e Lancillotto, e Durindarda,  spada dell’eroe Orlando. E sono stati loro a creare anche questa spada, forgiata con lo stesso acciaio. Tutto l’acciaio va temprato – sottoposto a una forte fonte di calore, quasi abbastanza forte da sciogliere o distruggere il metallo – perché diventi più forte.” Le aveva baciato la cima della testa. “I Carstairs hanno portato questa spada per generazioni. L’iscrizione ci ricorda che gli Shadowhunters sono le armi dell’Angelo. Tempraci nel fuoco, e diventeremo più forti. Quando soffriamo, sopravviviamo.”
Emma riusciva a stento a sopportare l’idea di dover aspettare altri sei anni per averne diciotto, l’età in cui avrebbe potuto cominciare a viaggiare per il mondo per combattere i demoni, essere temprata dal fuoco. Si legò la spada addosso e uscì dallo spogliatoio, pensando a come sarebbe stato. Nella sua immaginazione era sulla cima della scogliera della spiaggia di Point Dume e stava uccidendo una schiera di demoni Raum con Cortana. Ovviamente al suo fianco c’era Julian con una balestra, la sua arma preferita.
Julian era sempre presente, nella mente di Emma. Lo conosceva fin da quando era in grado di ricordare. I Blackthorn e i Carstairs erano sempre stati intimi, e Jules aveva solo un paio di mesi più di Emma; non era mai letteralmente vissuta in un mondo senza di lui. Aveva imparato a nuotare nell’oceano quando entrambi erano dei neonati. Avevano imparato insieme a camminare e correre. Era stata portata in braccio dai genitori di Julian e messa in punizione da suo fratello e sua sorella maggiori quando si comportava male.
E capitava spesso che si comportassero male. Tingere il paffuto gatto bianco dei Blackthorn – Oscar – di blu acceso era stata un’idea di Emma, quando avevano sette anni. Julian si era preso comunque la colpa; capitava spesso. Dopotutto, aveva fatto notare lui, Emma era solo una bambina mentre lui aveva sette anni; i genitori di Julian, poi, si sarebbero dimenticati di essere arrabbiati con lui molto prima di quanto l’avrebbero fatto i genitori di Emma.
Ripensò a quando la mamma di Julian era morta, proprio dopo la nascita di Tavvy, e a come gli aveva tenuto la mano mentre il corpo veniva bruciato nel canyon e il fumo si arrampicava verso il cielo. Ricordò che Julian aveva pianto, e di aver pensato che i ragazzi piangono in maniera davvero diversa dalle ragazze, con degli orribili singhiozzi stropicciati – come se dei ganci li stesso trascinando fuori. Forse per loro era peggio, perché non si prevede che i ragazzi piangano…
“Oof!” Emma barcollò all’indietro; si era così persa nei suoi pensieri da andare a sbattere contro il padre di Julian, un uomo alto con gli stessi capelli castani arruffati della maggior parte dei suoi figli. “Mi scusi, signor Blackthorn!”
Andrew Blackthorn ghignò. “Non ho mai visto nessuno più ansioso di andare a lezione, prima,” le urlò dietro mentre Emma correva per il corridoio.
La stanza d’allenamento era una delle preferite di Emma. Occupava quasi un intero piano, e sia il muro a est che quello a ovest erano fatti di vetro trasparente. Riuscivi a guardare il mare blu praticamente da qualsiasi angolazione. Si poteva osservare la curva della costa da nord a sud, l’acqua infinita del Pacifico che si allungava fino alle Hawaii.
Al centro del lucido pavimento di legno stava l’istruttore della famiglia Blackthorn, una donna comandante di nome Katerina, al momento impegnata a insegnare ai gemelli a lanciare i coltelli. Livvy stava compiacentemente seguendo le istruzioni, come sempre, mentre Ty era accigliato e faceva resistenza.
Julian, con addosso i suoi morbidi abiti d’allentamento, era steso sulla schiena vicino alla finestra a ovest e parlava con Mark, che teneva la testa ficcata in un libro e stava facendo del suo meglio per ignorare il giovane fratellastro.
“Non pensi che ‘Mark’ sia un nome strano per uno Shaowhunter?” disse Julian mentre Emma si avvicinava. “Voglio dire, pensaci. Confonde. ‘Marchiami, Mark.’”
Mark sollevò il capo biondo dal libro che stava leggendo e lanciò un’occhiata al fratello minore. Julian si stava pigramente roteando uno stilo tra le dita. Lo teneva come un pennello, cosa che Emma gli aveva sempre rimproverato. Lo stilo va tenuto come uno stilo, come un’estensione della tua mano; non come lo strumento di un artista.
Mark fece un sospiro teatrale. A sedici anni era abbastanza più grande di loro da trovare le azioni di Emma e Julian o irritanti o ridicole. “Se ti dà fastidio, allora chiamami col nome completo,” rispose.
“Mark Antony Backthorn?” Julian storse il naso. “Ci vuole troppo per pronunciarlo. E se venissimo attaccati da un demone? Non farei in tempo ad arrivare a metà che il demone ti avrebbe già ucciso.”
“In quest’esempio tu stai salvando la vita a me?” domandò Mark. “Non pensi di star correndo troppo, mezzacartuccia?”
“Potrebbe succedere.” Julian, a cui non era piaciuto essere chiamato mezzacartuccia, si alzò. I capelli gli si erano tutti arruffati ai lati della testa. Sua sorella maggiore, Helen, lo attaccava sempre col pettine, ma la cosa non sortiva alcun effetto. Julian aveva i capelli dei Blackthorn, come suo padre e la maggior parte dei suoi fratelli e sorelle – selvaggiamente ondulati, del colore della cioccolata fondente. Le somiglianze tra parenti avevano sempre affascinato Emma, che ricordava assai poco i suoi genitori, ammesso di non prendere in considerazione il fatto che suo padre era biondo.
Helen era ormai da mesi a Idris con la sua fidanzata, Aline; si erano scambiate gli anelli di famiglia ed erano “molto serie” l’una nei confronti dell’altra, secondo i genitori di Emma, il che stava essenzialmente a significare che si guardavano con aria svenevole. Emma aveva giurato a se stessa che, se mai si fosse innamorata, non sarebbe stato in maniera svenevole. Aveva compreso che si era sollevato un gran polverone perché Helen e Aline erano tutte e due ragazze, ma non le riusciva di capire il perché, e ai Blackthorn Aline sembrava piacere molto. Era una presenza calmante, ed evitava che Helen si irritasse.
Il fatto che ora Helen non ci fosse implicava che nessuno stesse tagliando i capelli di Julian, che nella luce della stanza avevano le ricce estremità dipinte d’oro. Le finestre lungo la parete orientale mostravano l’ombrosa sagoma delle montagne che separavano il mare dalla valle di San Fernando – colline secche, polverose, piene di canyon, cactus e rovi. A volte gli Shadowhunters facevano degli allenamenti all’aria aperta, ed Emma amava quei momenti; amava trovare sentieri nascosti e cascate segrete e lucertole sonnolente addormentate sulle rocce. Julian era bravissimo a convincerle a strisciargli nel palmo e dormire lì mentre col pollice accarezzava loro la testolina.
“Attenzione!”
Emma si chinò; il coltello con la punta di legno le volò sopra la testa e rimbalzò contro la finestra, colpendo la gamba di Mark, che gettò il libro da parte e si alzò in piedi, accigliato. Tecnicamente era lui il supervisore secondario, colui che avrebbe dovuto fare da spalla a Katerina, anche se preferiva la lettura all’insegnamento.
“Tiberius,” disse. “Non lanciarmi i coltelli.”
“Si è trattato di un incidente.” Livvy si posizionò tra il suo gemello e Mark. Tiberius era tanto scuro quanto Mark chiaro, l’unico tra i Blackthorn – oltre a Mark e Helen, che però, per via del loro sangue da Nascosti, non facevano testo – a non avere i capelli castani e gli occhi blu-verdi della famiglia. I riccioli di Ty erano neri, e gli occhi dello stesso grigio del ferro.
“No, non è vero,” la corresse Ty. “Miravo a te.”
Mark prese un respiro esageratamente profondo e si passò le dita tra i capelli, cosa che li lasciò ritti sulla sua testa. Mark aveva gli occhi dei Blackthorn, del colore del verderame, ma i suoi capelli, proprio come quelli di Helen, erano dello stesso pallido biondo biancastro di cui erano stati quelli della madre. Si diceva che la madre di Mark fosse una principessa della Corte Seelie; aveva avuto una relazione con Andrew Blackthorn da cui erano nati due bambini, che poi lei aveva abbandonato sui gradini d’ingresso dell’Istituto di Los Angeles la notte prima di sparire.
Il padre di Julian aveva preso i suoi figli metà fata e li aveva cresciuti come degli Shadowhunters. Il sangue dei Nephilim è dominate e, benché questo al Consiglio non piacesse, c’era l’obbligo di accettare nel Conclave i bambini per metà Nascosti, a patto che fossero in grado di sopportare le rune. Sia Helen che Mark avevano ricevuto il primo Marchio a dieci anni, e la loro pelle aveva mantenuto senza problemi la runa, anche se Emma aveva notato che per Mark era più doloroso disegnarsene una di quanto lo fosse per uno Shadowhunter ordinario. L’aveva visto sussultare, benché Mark cercasse di nasconderlo, mentre lo stilo si posava sulla sua pelle. Di recente le era capitato di notare più cose del solito di Mark – il modo in cui la forma del suo viso, strana e influenzata dal sangue di fata, era attraente, e l’ampiezza delle sue spalle sotto la maglietta. Non sapeva perché stesse notando questo roba, e non è che la cosa le piacesse. Le faceva venir voglia di scattare contro Mark, o nascondersi, spesso nello stesso momento.
“Stai fissando,” disse Julian, guardando Emma oltre le ginocchia della sua uniforme d’allenamento schizzata di vernice.
Emma tornò attenta. “Chi?”
“Mark – di nuovo.” Sembrava irritato.
“Sta’ zitto!” sibilò Emma a bassa voce, e gli tolse lo stilo. Julian se lo riprese, e ne seguì una rissa. Emma ridacchiò mentre rotolava lontana da Julian. Si erano allenati insieme per così tanto tempo che era in grado di prevedere che mossa avrebbe fatto ancor prima che lui la facesse. L’unico problema è che tendeva ad andarci troppo piano, con Julian. L’idea che qualcuno potesse ferirlo la rendeva furiosa, e questo, di quando in quando, includeva pure se stessa.
“È per le api nella tua stanza?” stava chiedendo Mark mentre si avvicinava a Tiberius. “Sai perché abbiamo dovuto sbarazzarcene!”
“Suppongo che tu l’abbia fatto per ostacolarmi,” rispose Ty. Era piccolo per la sua età – dieci anni –, ma aveva il vocabolario e la dizione di un ottantenne. Di solito non mentiva, generalmente perché non gli riusciva di comprendere perché avrebbe dovuto farlo. Non capiva perché certi suoi gesti avrebbero potuto irritare o infastidire le persone, e trovava la loro rabbia o sconcertante o spaventosa, a seconda dell’umore.
“Non si tratta di ostacolarti, Ty. È solo che non puoi tenere delle api nella tua stanza…”
“Le stavo studiando!” spiegò Ty; il suo viso pallido avvampò. “Era importante, ed erano mie amiche, e sapevo quel che stavo facendo.”
“Così come sapevi ciò che stavi facendo col serpente a sonagli, quella volta?” chiese Mark. “A volte ti togliamo le cose perché non vogliamo che tu ti faccia male; so che è difficile da capire, Ty, ma ti vogliamo bene.”
Ty lo guardò con aria assente. Conosceva il significato di “Ti voglio bene”, e sapeva che si trattava di una buona cosa, però non capiva come una frase del genere potesse essere una spiegazione per qualcosa.
Mark si chinò poggiando le mani sulle ginocchia, gli occhi all’altezza di quelli grigi di Ty. “Okay, questo è quello che faremo…”
“Ah!” Emma era riuscita a girare Julian sulla schiena e togliergli lo stilo. Lui rise, contorcendosi sotto di lei, finché Emma non gli bloccò le braccia contro il pavimento.
“Mi arrendo,” le disse. “Io mi…”
Stava ridendo col viso rivolto verso di lei, ed Emma fu colpita dall’improvvisa consapevolezza che stargli stesa sopra le dava una strana sensazione; e anche che la forma del viso di Jules era bella, proprio come quella di Mark. Rotonda e fanciullesca e incredibilmente familiare, ma quasi le riusciva di scorgere, nel suo viso attuale, il volto che avrebbe avuto, una volta diventato grande.
Il suono del campanello dell’Istituto echeggiò nella stanza. Era un rumore profondo, dolce, scampanellante, come quello delle campane delle chiese. Visto dall’esterno e da occhi mondani, l’Istituto sembrava le rovine di una vecchia missione spagnola. Benché ci fosse scritto PROPRIETÀ PRIVATA e NON ENTRARE un po’ ovunque, a volte le persone – di solito mondani con una lieve Vista – riuscivano comunque a raggiungere la porta d’ingresso.
Emma rotolò via da Julian e si ripulì i vestiti. Aveva smesso di ridere. Julian si portò a sedere, appoggiandosi sulle mani, gli occhi pieni di curiosità. “Va tutto bene?” le chiese.
“Ho sbattuto il gomito,” mentì lei, e spostò lo sguardo verso gli altri. Livvy stava permettendo a Katerina di mostrarle come tenere un coltello, mentre Ty scuoteva il capo in direzione di Mark. Ty. Era stata lei, alla nascita di Tiberius, a dargli quel soprannome, perché la Emma di diciotto mesi non riusciva a pronunciare “Tiberius” e quindi lo chiamava “Ty-Ty”. A volte si domandava se lui lo ricordasse. Era strano, ciò che Ty reputava importante e ciò che non gli interessava. Non potevi prevederlo.
“Emma?” Julian si sporse in avanti, e tutto intorno a lui sembrò esplodere. Ci fu un improvviso lampo di luce, e il mondo fuori dalle finestre divenne color oro bianco e rosso, come se l’Istituto avesse preso fuoco. Allo stesso tempo il pavimento sotto di loro oscillò come il ponte di una nave. Emma scivolò in avanti proprio mentre un urlo terribile saliva dal piano inferiore – un urlo orribile, irriconoscibile.
Livvy boccheggiò e raggiunse Ty; lo circondò con le braccia, come se cingendolo potesse proteggere il corpo del fratello col suo. Era una delle pochissime persone a poter toccare Ty senza che gli desse fastidio; lui se ne rimase lì in piedi, gli occhi spalancati, e con le mani strinse le maniche della maglia della sorella. Mark si era alzato già in piedi; Katerina era pallida dietro le coltri dei suoi capelli scuri. “Restate qui,” disse a Emma e Julian, tirando fuori la spada dal fodero che teneva in vita. “Controllate i gemelli. Mark, vieni con me.”
“No!” urlò Julian, saltando in piedi. “Mark…”
“Starò bene, Julian,” disse Mark con un sorriso rassicurante; aveva già un pugnale in ogni mano. Era rapido e veloce coi coltelli, e aveva una mira infallibile. “Resta con Emma,” disse, facendo un cenno verso entrambi, e poi sparì dietro Katerina, e la porta della stanza d’allenamento si chiuse dietro di loro.
Jules si avvicinò a Emma, fece scivolare una mano in quella di lei e la aiutò ad alzarsi; Emma avrebbe voluto fargli notare che stava bene e avrebbe potuto alzarsi da sola, ma lasciò perdere. Capiva il bisogno di sentire di star facendo qualcosa, qualsiasi cosa, per aiutare. Dal piano di sotto giunse all’improvviso un altro strillo; si sentì il rumore del vetro che si infrange. Emma si affrettò ad attraversare la stanza e avvicinarsi ai gemelli; erano ancora mortalmente immobili, come statuine. Livvy era cinerea; Ty le stringeva la maglietta in una presa mortale.
“Andrà tutto bene,” disse Julian, posando le mani tra le scarne scapole del fratello. “Di qualunque cosa si tratti…”
“Non sai cos’è,” lo interruppe Ty in tono poco amichevole. “Non dire che andrà tutto bene. Non lo sai.”
Ci fu un altro rumore. Peggio dell’urlo. Un ululato, selvaggio e crudele. Licantropi?, pensò Emma, perplessa – prima di allora, però, le era capitato di sentire il pianto di un lupo mannaro; questo era un verso molto più oscuro e crudele.
Livvy si rannicchiò contro le spalle di Ty. Il fratello sollevò il suo piccolo viso pallido, gli occhi che lasciavano Emma per fissarsi su Julian. “Se ci nascondiamo qui,” disse, “e qualunque cosa sia dovesse trovarci e fare del male a nostra sorella, allora sarà colpa tua.”
Il viso di Livvy era nascosto contro Ty; aveva parlato debolmente, ma Emma non dubitava che fosse serio. Per tutta la sua spaventosa intelligenza, la sua stranezza e indifferenza nei confronti degli altri, Tiberius era inseparabile dalla sua gemella. Se Livvy si ammalava, Ty dormiva ai piedi del suo letto; se si faceva un graffio, Tiberius andava nel panico, e valeva lo stesso per lei.
Emma scorse emozioni contrastanti rincorrersi sul viso di Julian – i suoi occhi la cercarono, e lei annuì impercettibilmente. L’idea di restare nella stanza d’addestramento e aspettare che la cosa che aveva emesso quel suono li trovasse la faceva sentire come se la pelle le si stesse staccando dalle ossa.
Julian attraversò la stanza e poi tornò con una balestra ricurva e due pugnali. “Devi lasciar andare Livvy, Ty,” disse, e dopo un attimo i gemelli si separavano. Jules allungò un pugnale a Livvy e offrì l’altro a Tiberius, che lo fissò come se fosse un oggetto alieno. “Ty,” fece Jules, lasciando cadere la mano. “Perché avevi delle api in camera? Cos’è che ti piace, di loro?”
Ty non rispose.
“Ti piace il modo in cui collaborano, no?” continuò Julian. “Beh, adesso dobbiamo essere noi a lavorare insieme. Dobbiamo raggiungere lo studio e chiamare il Conclave, okay? Una richiesta d’aiuto. Così manderanno qualcuno a proteggersi.”
Ty allungò una mano per prendere il pugnale, annuendo brevemente col capo. “È quello che avrei suggerito io, se Mark e Katerina mi avessero ascoltato.”
“L’avrebbe fatto,” disse Livvy. Aveva preso il pugnale con molta più sicurezza del fratello, e lo teneva come se sapesse ciò che stava facendo. “È a questo che stava pensando.”
“Adesso dobbiamo essere molto silenziosi,” spiegò Julian. “Voi due mi seguirete nello studio.” Alzò gli occhi; il suo sguardo incontrò quello di Emma. “Lei andrà a prendere Tavvy e Dru e ci vedremo lì. Okay?”
Il cuore di Emma calò in picchiata e precipitò come un uccello marino. Octavius – Tavvy, il bambino, di soli due anni. E Dru, di otto, troppo giovane per cominciare l’allenamento fisico. Certo che qualcuno sarebbe dovuto andare a prenderli. E gli occhi di Jules la stavano supplicando.
“Sì,” confermò. “È esattamente quello che farò.”

*

 

Cortana era legata alla schiena di Emma; tra le mani, invece, stringeva un coltello da lancio. Pensò che le riusciva di sentire il metallo pulsare nelle vene, simile a un battito cardiaco, mentre scivolata nel corridoio dell’Istituto, la schiena contro il muro. Di quando in quando il corridoio si apriva in finestre, e la vista del mare blu e delle montagne verdi e delle pacifiche nuvole bianche la stuzzicava. Pensò ai suoi genitori, da qualche parte in spiaggia, che non avevano idea di ciò che stava succedendo all’Istituto. Li avrebbe voluti lì con lei, e allo stesso tempo era felice che non ci fossero. Almeno erano in salvo.
Si trovava adesso nella parte dell’Istituto che più le era familiare: gli alloggi delle famiglie. Superò la camera da letto vuota di Helen, con i vestiti imballati e il copriletto pieno di polvere. Poi oltrepassò la stanza di Julian, familiare per i milioni di pigiama party che avevano fatto, e quella di Mark, con la porta saldamente chiusa. La stanza dopo era quella del signor Blackthorn, e proprio accanto stava la nursery. Emma prese un respiro profondo e aprì la porta.
Lo spettacolo che incontrò entrando nella stanza dipinta di blu le fece sbarrare gli occhi. Tavvy era nella culla, le piccole mani strette intorno alle sbarre, le guance di un rosso brillante per le urla. Drusilla era davanti al lettino, una spada – solo l’Angelo poteva sapere dove l’avesse trovata – tra le mani; la teneva puntata dritta contro Emma. Le mani di Dru tremavano abbastanza da far danzare la lama tutt’intorno; aveva i capelli legati in due trecce ai lati del viso paffuto, ma lo sguardo nei suoi occhi da Blackthorn erano pieno di una ferrea determinazione: non provare a toccare mio fratello.
“Dru,” la chiamò Emma il più dolcemente possibile. “Dru, sono io. Julian mi ha mandato a prendermi.”
Dru lasciò fragorosamente cadere la spada e scoppiò in lacrime. Emma la superò e prese il bambino dalla culla con il braccio libero, poggiandolo sull’anca. Tavvy era piccolo, per la sua età, ma pesava comunque un buon undici chili; sussultò quando il piccolo le strattonò i capelli.
“Memma,” disse lui.
“Sh.” Gli baciò la cima della testa. Profumava di talco per neonati e lacrime. “Dru, afferra la mia cintura, okay? Andiamo nello studio. Lì saremo al sicuro.”
Dru strinse la cintura per le armi di Emma con le sue manine; aveva già smesso di piangere. Gli Shadowhunters non piangono mai tanto, neanche quando hanno otto anni.
Emma fece strada attraverso il corridoio. I suoni dal piano di sotto, adesso, erano ancora peggiori. Le urla continuavano, così come l’ululato profondo, il suono del vetro infranto e del legno strappato. Emma si trascinò lentamente in avanti, stringendo Tavvy, mormorandogli di continuo che sarebbe andato tutto bene, che lui sarebbe stato bene. E c’erano ancora altre finestre, e il sole strisciava ferocemente attraverso il vetro, quasi accecandola.
Era cieca, per il panico e il sole; non c’era altra spiegazione per giustificare perché subito dopo avesse preso la svolta sbagliata. Svoltò e, anziché finire nel corridoio che si era aspettata, si ritrovò in cima all’ampia scalinata che conduceva verso l’atrio e le grandi porte doppie che facevano da ingresso per l’Istituto.
L’atrio era pieno di Shadowhunters. Alcuni, che le risultavano familiari perché Nephilim del Conclave di Los Angeles, erano in nero; altri vestiti di rosso. C’erano fila di statue, ora rovesciate, sul pavimento, ridotte a frammenti e polvere. La vetrata che dava sul mare era stata fracassata, e ovunque c’erano vetri rotti e sangue.
Emma sentì lo stomaco rimescolarsi. Nel mezzo dell’atrio stava una figura alta vestita di rosso scarlatto. Aveva i capelli biondo pallido, quasi bianchi, e il suo volto sembrava il viso di marmo scolpito di Raziel; senza alcun genere di pietà, però. Aveva gli occhi nero carbone, e tra le dita di una mano stringeva una spada decorata con un motivo di stelle; nell’altra, una coppa fatta di adamas scintillante.
Vedere la coppa fece scattare qualcosa nel cervello di Emma. Agli adulti non piaceva parlare di politica davanti agli Shadowhunters più giovani, ma Emma sapeva che il figlio di Valentine Morgenstern aveva assunto un nuovo nome e giurato vendetta contro il Conclave. Che aveva creato una coppa opposta a quella dell’Angelo, che trasformava gli Shadowhunters in creature malvagie, demoniache. Aveva sentito il signor Blackthorn chiamarli gli Inoscuriti; aveva detto che avrebbe preferito morire che diventare uno di loro.
Era lui, quindi. Jonathan Morgenstern, che tutti chiamavano Sebastian – un essere uscito dal mondo delle fiabe, una storia raccontata per spaventare i bambini che adesso aveva preso vita. Il figlio di Valentine.