Il fumetto sul matrimonio in ottima qualità!

Quanti di voi ricordano il fumetto sul matrimonio di due certi personaggi de Le Origini (non facciamo i loro nomi per evitare spoiler a quanti non avessero terminato La Principessa) alla fine di CoHF?

Per ringraziarci della vittoria di Città del Fuoco Celeste ai GoodReads Choice Awards 2014, e l’ottimo piazzamento di Magisterium: L’Anno di Ferro, Cassandra ha deciso di caricarlo in HD:

« “Cos’è è questo ‘fumetto del matrimonio’ di cui tutti parlano? Non l’ho mai visto, e shippo Herongraystairs da morire. Credo sia qualcosa su cui fangilerei tutta felice. Con amore dal Brasile. :)

Ciao, Cassie! Mi chiedevo, visto che non tutte le copie del romanzo presentano il fumetto alla fine di CoHF, puoi mostrarci l’illustrazione ‘ufficiale’, per favore? Il matrimonio Jessa e la Clace con Jules ed Emma… In effetti non so se sia già disponibile, ma non l’ho trovato, quindi te lo chiedo. >_<’ In ogni caso, sono totalmente, profondamente, follemente immersa nel mondo degli Shadowhunters! I poemi, le citazioni, le illustrazioni di Cassandra Jean, tutto; grazie per tutto quest’eccezionale lavoro! xo

L’Anno di Ferro è arrivato terzo per il migliore middle grade, mentre Città del Fuoco Celeste HA VINTO come miglior YA ai GoodReads Awards! Sono così felice! Congratulazioni, Cassie!

Lo so! Sono molto emozionata – davvero felice perché Città del Fuoco Celeste ha vinto, e deliziata che The Iron Trial sia arrivato terzo dietro Blood of Olympus e Diario di Una Schiappa, entrambi parte di due dei più grandi franchise di tutta l’editoria per ragazzi. Una buonissima posizione per un primo libro. :)

Ho pensato di ringraziarvi per i vostri voti e per essere così entusiasti pubblicando il fumetto “Herongraystairs” che si trovava alla fine delle copie inglesi di City of Heavenly Fire.

Tornerò presto, non appena avrò capito come caricare il fumetto! »

E questo è il post che accompagna il fumetto:

« Londra, 2009, quindi un anno dopo gli eventi di Città del Fuoco Celeste. Sono presenti degli indizi su The Dark Artifices e addirittura The Shadowhunter Academy, quindi, se odiate gli spoiler, evitate!

Un sacco di persone mi hanno chiesto se Will è “davvero lì” o si tratta di un fantasma. Non ho mai pensato che Will infesterebbe il mondo, dopo la sua morte. Ha vissuto una bella vita e avuto una buona morte, e non ha ragione per restare in sospeso. Si lascia intendere nel fumetto che questo sia il “primo viaggio” di Will dall’aldilà, come ugualmente, penso, che non sia davvero lì, e si tratti soltanto di un’invenzione dell’immaginazione di colore che desiderano così fortemente vederlo.

Potete decidere voi in cosa credere. :)

*Disegni di Cassandra Jean, ovviamente! »

 

Il fumetto lo trovate qui in basso – QUI, invece, c’è la nostra traduzione:

 

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Traduzione: “Spoilers for CoHF and Clockwork Princess!”

Si parla di Jem, Magnus e di alcuni avvenimenti de La Principessa/Città del Fuoco Celeste. :) Non diciamo altro per non spoilerare o rovinarvi la lettura del post!
 

 

 

 

« “Ciao, per prima cosa, amo i tuoi libri! Ho una domanda, però: quando Jem ritorna mortale, il suo corpo non invecchia di tutti gli anni che ha vissuto, ma se Magnus dovesse diventare un mortale, l’età del suo corpo si metterebbe in pari con la sua età effettiva, e morirebbe. Perché questo a Jem non è successo?

Ciao, Cassie! :) Volevo solo dirti che amo i tuoi libri, e le persone che li criticano hanno bisogno di una botta in testa! La mia domanda riguarda Jem e Magnus: in CoHF, quando il padre di Magnus stava per prendere l’immortalità di Magnus, Magnus ha detto che sarebbe quasi certamente morto, perché i suoi anni reali gli sarebbero piombati addosso tutti insieme. Dunque perché invece Jem non è morto, quando è tornato mortale dopo essere stato un Fratello Silente?

Ehi, Cassie! Ho appena finito di leggere Città del Fuoco Celeste, e ora posso tranquillamente dire di amare i tuoi libri, e non vedo l’ora che pubblichi il resto! Comunque, ho una domanda su Jem e il suo essere tornato mortale. In TMI, mentre sono a Edom, il padre di Magnus voleva togliergli l’immortalità, ma Magnus ha detto che se l’avesse ceduta, sarebbe morto perché la sua età (superiore ai quattrocento anni) gli sarebbe piombata addosso tutta insieme. Com’è che questo non è successo a Jem, essendo lui tornato mortale dopo centotrent’anni?

Quando ricevo nello stesso momento un sacco di domande tutte uguali tendo a pensare che si stia facendo una specie di Conversazione da qualche parte nel web, e che tutti siano perplessi, così si dicono: “CHIEDIAMOLO A CASSIE”. Il che è okay. Non mi dispiace.

Questo genere di domande ricade nella categoria che io considero: “Perché gli spaghetti e le fettuccine sono entrambi tipi di pasta quando hanno forme diverse?” Conosciamo la risposta perché sappiamo che la pasta non è un’unica cosa. Anche la magia non è un’unica cosa, e così non lo sono le creature magiche. Magia differente agisce sulle persone in maniera diversa. (Avere sangue di demone iniettato nelle vene ha funzionato su Sebastian in maniera rispetto all’effetto che avere un genitore demone ha avuto su Tessa. Avere un genitore demone e un genitore Shadowhunter produce creature diverse (Tessa) da quelle che si producono con un genitore demone e uno umano (Magnus).) Se Maia avesse bevuto il sangue di Jace (non ho idea del perché avrebbe dovuto desiderarlo), non sarebbe diventata una Diurna, perché non è una vampira. A volte vogliamo pensare alla magia come a un: “Fai A, Ottieni B”, ma il sistema magico dei libri sugli Shadowhunters è complicato: se fai A, dipende dal perché lo stai facendo, e con cosa, e su chi. Quindi:

1) Jem e Magnus non sono lo stesso tipo di creatura magica. Magnus è uno stregone. Jem è un Fratello Silente.

2) Magnus e Jem non sono entrambi immortali. Magnus è immortale. I Fratelli Silenti no. Invecchiano solo molto lentamente. Quando Jem si presenta sul ponte, ne La Principessa, sembra avere quattro o cinque anni più di quanti ne aveva nel 1878.

3) A Magnus stava per essere tolta l’immortalità. A Jem non è stata tolta la sua (non esistente) immortalità: è stato privato della sua Fratello Silentosità. Invecchiare lentamente è un aspetto dell’essere Fratelli Silenti, ma non è lo scopo dell’esercizio, né una parte significativa della magia.

3) Su Magnus stava per essere fatto un incantesimo da un demone. Il vero io di Jem è stato letteralmente ripristinato dal fuoco del cielo. È un punto centrale, nei libri sugli Shadowhunters, il fatto che dal potere angelico derivino buone cose, e dai poteri demoniaci vengano le malvagità. È per questo che il Paradiso probabilmente non somiglia a Edom.

A Magnus sarebbe stato fatto deliberatamente un incantesimo malvagio da un demone che desiderava consumare per sé l’immortalità di Magnus. Ciò che è successo a Jem è stato un ripristino, un bruciar via il veleno che aveva reso necessaria la Fratellanza e l’essere un Fratello Silente.

In altre parole, erano tipi di magia completamente diversi, fatti da forze completamente diverse su esseri completamente diversi e in circostanze completamente diverse. Quando Magnus dice che se Asmodeus gli portasse via l’immortalità a Edom, lui morirebbe, sa che morirà in quelle circostanze. Ovviamente non pensa che morirà in qualsiasi altra circostanza, o che questa è una regola dura e veloce che si applica sempre all’immortalità, o non si sarebbe preso il disturbo di cercare nel Libro Bianco e in ogni dove un modo per eliminare la sua immortalità, no?

Spero che aiuti! »

Traduzione: “After the Bridge”, quarta parte

Prima di tutto: ci sarà una quinta parte; Cassie ha detto che la posterà domani. È probabile che abbia deciso di dividere in due quella che in origine era la quarta parte.
:)

Detto ciò – questo pezzo del racconto è RATING ROSSO. Ovviamente non abbiamo modo di vietare ai minorenni di leggere, ma vi chiediamo la cortesia, nel caso in cui non dovessero piacervi le scene di sesso (quelle Jessa in special modo), di CHIUDERE IL LINK.

Shadowhunters avvisati, mezzi salvati.

« Una storia per quanti si sono chiesti cos’hanno fatto Tessa e Jem dopo essersi contrati sul Blackfriars Bridge nell’epilogo de La Principessa.
Tutti coloro che non apprezzano Tessa&Jem insieme o i momenti sexy Jessa probabilmente dovrebbero saltare questo racconti. (Non vi perderete nulla che potrebbe minare la vostra comprensione dei prossimi libri.) Quelli che apprezzano questo genere di cose troveranno invece roba che a loro piace.
After the Bridge alterna i POV di Jem e Tessa. Verrà pubblicato in capitoli.
Questa è la Quarta Parte. Non si tratta della storia completa. Ce ne sono altre, di parti. Visto che è più una storia breve che un racconto a capitoli, ogni post conterrà la storia dall’inizio fino al punto dove la parte si conclude, così che i nuovi lettori o i lettori che non ricordano cos’è successo nei pezzi precedenti non debbano dare la caccia al vecchio post/ai vecchi post.
[Inoltre, solo una nota personale: sin da quando ho cominciato a pubblicare questo racconto, sono stata bombardata da richieste di scrivere storie sui Clace, Malec, Sizzy, Wessa, Jemma, Jordelia, coppie che non hanno neanche un nome, ecc. Di solito rifiuto quando mi chiedono di scrivere storie per antologie che verranno pubblicate perché non ho tempo – non ho davvero il tempo di scrivere migliaia di scene lunghe quanto racconti. Sto scrivendo questa perché è nata da una discussione con Holly Black e Kelly Link riguardo al come il romanticismo plasmi, mi si è seduta in testa e ha richiesto di essere scritta. Quando succederà di nuovo, sarà più che felice di scrivere, perché mi piace condividere contenuti gratuiti. Ma adesso devo concentrarmi su TLH e TDA, e non c’è altro che chieda di essere messo su carta. In altre parole, e mi auguro di starlo dicendo nel modo più carino possibile, non posso accettare richieste. Dovremo solo aspettare e vedere se l’ispirazione colpirà di nuovo, e sperare che non si tratti di una storia Mortmain/Benedict “Il Verme” Lightwood.
Nel frattempo, quello qui in basso è decisamente rating Rosso. Ammetto di non capire davvero come funziona il sistema di rating. MOMENTO SEXY. Questi personaggi sono consenzienti e hanno 135 anni, ma io probabilmente terrei la storia lontana dai ragazzini. »

 

 

After the Bridge

[Parte 1: QUI]
[Parte 2: QUI]
[Parte 3: QUI]

 

 

Jem aveva la sensazione che più tardi la mano gli avrebbe fatto male (non aveva mai strappato un corsetto, prima), ma al momento non riusciva a sentire nient’altro che Tessa. Era seduta a cavalcioni sui suoi fianchi, gli occhi spalancati, i capelli che le piovevano sulle spalle nude e il seno. Sembrava la Venere che sorge dalle onde, con il solo pendente di giada a coprirla, scintillante contro la sua pelle.
“Penso,” disse lei, con voce alta e ansimante, “di aver bisogno che mi baci, adesso.”
Jem si allungò e la tirò giù, afferrando le sua spalle esili. Rotolò in modo da starle sopra, tenendosi in equilibrio sui gomiti, attento al suo peso. Ma a Tessa non sembrava importare. Si sistemò sotto di lui, curvando il corpo in modo gli sia adattasse contro. La morbidezza dei suoi seni premeva contro il petto di Jem, l’incavo dei suoi fianchi era una coppa per tenerlo, e i piedi nudi di Tessa corsero giù lungo i polpacci di lui.
Jem emise un suono gutturale, buio, bisognoso; un suono che a stento riconobbe come suo. Un suono che fece dilatare le pupille di Tessa, affrettare il suo respiro. “Jem,” disse, “per favore, Jem,” e voltò il viso di lato, utilizzando i capelli sciolti come cuscino per la sua guancia.
Lui si chinò su di lei. A questo punto ci erano già arrivati, prima. Questo se lo ricordava. Che le piaceva quando le si baciava la gola, scendendo verso il basso, e che, se le avesse seguito la forma della clavicola con la bocca, Tessa avrebbe emesso un gemito e affondato le mani nella sua schiena. E se era stato terrorizzato dall’idea di ciò che sarebbe venuto dopo – non sapendo che fare, o come darle piacere –, la paura venne spazzata via dalla rapida risposta di Tessa: i suoi deboli gemiti mentre le faceva scorrere le mani lungo le gambe e le baciava il petto e lo stomaco.
“Il mio Jem,” sussurrò Tessa mentre lui la baciava. “James Carstairs. Ke Jian Ming.”
Nessuno lo chiamava col suo nome di battesimo da più di mezzo secolo. Era intimo quando un tocco.
Jem non era del tutto certo di come si fossero tolti il resto dei vestiti; sapeva solo che in qualche modo si erano sdraiati sui resti rovinati dell’abito di seta di lei e della sottoveste. Tessa non era morbida e docile sotto di lui quanto aveva immaginato; era reattiva ed esigente, alzava per il viso per essere baciata più e più volte, faceva scorrere le mani su di lui, e ogni tocco delle sue vita accendeva scintille di fuoco in delle terminazioni nervose che Jem aveva temuto fossero morte da tempo.
Era molto meglio di quanto avesse immaginato. Era circondato da lei, dal suo profumo di sapone all’acqua di rose e dalla sua pelle morbida e dalla sua fiducia implicita. Non è che lei credesse semplicemente che non le avrebbe fatto male; era più di così. Tessa credeva che la sua inesperienza non sarebbe stata importante; che niente importava a eccezione del fatto che fossero loro due, e avevano sempre cercato di rendersi felici a vicenda. Quando Jem esitò e disse: “Tessa, non so come…”, lei gli sussurrò contro la bocca e piazzò le mani di lui lì dove dovevano andare.
Una specie di lezione, ma era la più gentile che Jem avesse mai ricevuto, e la migliore. Non aveva mai immaginato tutto questo, che le loro risposte sarebbero state l’una lo specchio dell’altra, che il piacere di lei avrebbe ingrandito il suo. Che ogni pensiero gli sarebbe volato via di mente, e sarebbe rimasta solo la sensazione di Tessa sotto di lui, e poi intorno a lui, mentre lo guidava nel punto in cui aveva bisogno di essere.
Sentì se stesso gemere, ma come se fosse distante, mentre affondava in lei. “Tessa.” Le afferrò le spalle, come per stringere i brandelli del suo controllo. “Tessa, oh, Dio, Tessa, la mia Tessa.” La coerenza l’aveva completamente abbandonato. Balbettò qualcos’altro, non più in inglese, non sapeva neanche lui cosa, e sentì le braccia di Tessa stringersi intorno al suo collo.
Jem respirava a rantoli mentre si muoveva, lottando per trattenere gli ultimi residui del suo controllo. Aveva gli occhi chiusi; la luce gli sfolgorava dietro le palpebre. Tanta luce. Lottò disperatamente per trattenere se stesso, non volendo far finire tutto, non ancora. Sentì la voce di Tessa che sussurrava il suo nome; erano così vicini, più vicini di quanto avesse mai creduto possibile. Le mani di Tessa gli scivolarono lungo il corpo per afferrargli la vita. C’era una sottile ruga di concentrazione tra le sue sopracciglia; aveva le guance rosso scarlatto, e quando cercò di pronunciare di nuovo il nome di Jem, un ruvido singhiozzo glielo fece ingoiare. Si portò una mano alla bocca, e si morse le dita mentre il suo corpo si stringeva intorno a Jem.
Fu come accendere una scintilla. L’ultimo residuo del controllo di Jem evaporò. Affondò il viso contro il collo di Tessa, mentre la luce davanti ai suoi occhi si frantumava in colori caleidoscopici. Si era portato dietro l’oscurità della Città Silente anche dopo aver lasciato la Fratellanza. E adesso Tessa stava aprendo la sua anima e stava lasciando che ci entrasse la luce, ed era fantastico.
Jem non l’aveva mai immaginato. Non aveva mai nemmeno immaginato di immaginare tutto ciò.
Quando tornò in sé, scoprì che la stava ancora stringendo forte, la testa china sulla sua spalla. Tessa stava respirando piano e regolarmente, le dita tra i capelli di Jem, accarezzandolo, mormorandogli parole affettuose.
Jem si allontanò a malincuore da lei, rotolando in modo che potessero stare faccia a faccia. La maggior parte della luce del giorno se n’era già andata; si guardarono nel fioco tramonto che ammorbidiva ogni angolo. Il cuore gli batteva forte, mentre allungava una mano per far scorrere il pollice sul labbro inferiore di Tessa.
“Stai bene?” le chiese con voce roca. “Era…” Si interruppe, realizzando con orrore che il bagliore negli occhi di Tessa erano lacrime. Una le rotolò lungo la guancia, incontrollata.
“Tessa?” Poteva avvertire il panico selvaggio che gli riempiva la voce. Lei gli fece un rapido sorriso tremante, ma dopotutto era Tessa. Non avrebbe mai mostrato la sua delusione. E se per lei fosse stato terribile? A Jem era sembrato meraviglioso, perfetto; aveva pensato che il suo corpo sarebbe andato in frantumi per aver sentito così tanta beatitudine tutta insieme. E gli era parso che lei avesse risposto, ma che ne sapeva? Maledì la sua inesperienza, la sua arroganza e il suo orgoglio. Cosa gli aveva fatto pensare di poter…
Tessa si mise a sedere, allungandosi sul tavolino da caffè, facendo qualcosa con le mani che a lui non riuscì di vedere. Il suo corpo svestito era delineato dalla luce del crepuscolo, bello al punto da essere insopportabile. Jem la osservava col cuore tremante. In qualsiasi momento si sarebbe potuta alzare e avrebbe potuto recuperare i suoi vestiti, gli avrebbe potuto dire che lo amava, l’avrebbe amato sempre, ma in quel modo. Che la loro non era passione, ma amicizia.
E si era detto che avrebbe potuto sopportarlo, prima di andare sul ponte a dichiararsi. Si era detto che avrebbe potuto accettare la loro amicizia e nient’altro, che era meglio quella del non averla affatto vicino.
Ma ora che lo sapeva, ora che avevano condiviso i respiri e i corpi e le anime, non sarebbe più potuto tornare indietro. Essere solo suo amico, non toccarla mai più, l’avrebbe lacerato in un milione di pezzi. Sarebbe stato un’agonia peggiore del fuoco celeste.
Tessa si voltò di nuovo verso di lui, stringendo qualcosa in mano.
“Jem?” disse.

(CONTINUA IN UN’UNICA PARTE CONCLUSIVA, CHE POSTERÒ DOMANI)

Traduzione: “After the Bridge”, terza parte

Ed ecco arrivare la terza parte di After the Bridge! :) Per ora è in assoluto la più lunga (2500 parole!), e qui le cose si sono scaldate davvero, davvero parecchio.

;) Se ci sono minorenni in sala(?), forse dovrebbero chiudere il post.

Vi ricordiamo che After the Bridge è un racconto Jessa che Cassie sta pubblicando sul suo Tumblr (saranno quattro parte in totale; questa è la terza). Se la coppia non vi piace, fareste meglio a non leggere.

« Una storia per quanti si sono chiesti cos’hanno fatto Tessa e Jem dopo essersi contrati sul Blackfriars Bridge nell’epilogo de La Principessa.
Tutti coloro che non apprezzano Tessa&Jem insieme o i momenti sexy Jessa probabilmente dovrebbero saltare questo racconti. (Non vi perderete nulla che potrebbe minare la vostra comprensione dei prossimi libri.) Quelli che apprezzano questo genere di cose troveranno invece roba che a loro piace.
After the Bridge alterna i POV di Jem e Tessa. Verrà pubblicato in capitoli.
Questa è la Terza Parte. Non si tratta della storia completa. Ce ne sono altre, di parti. Visto che è più una storia breve che un racconto a capitoli, ogni post conterrà la storia dall’inizio fino al punto dove la parte si conclude, così che i nuovi lettori o i lettori che non ricordano cos’è successo nei pezzi precedenti non debbano dare la caccia al vecchio post/ai vecchi post [NdT: nella versione originale. Noi linkeremo di volta in volta le traduzioni precedenti. Tuttavia, per rendere più semplice il “collegamento”, prima di cominciare col nuovo pezzo riporteremo un passaggio della parte precedente]. »

 

 

After the Bridge
[Parte 1: QUI]
[Parte 2: QUI]

 

“Non ho mai visto nessuno così innamorato, eccetto…” La voce di Jem si spense, perché Tessa era uscita fuori dal paravento, e ora capiva perché ci avesse messo così tanto tempo.
Indossava un abito di seta faille color orchidea, il genere di vestito che avrebbe potuto mettere per cena durante il periodo del loro fidanzamento. Era ricamato in filo di velluto bianco, con la gonna che cadeva a campana – indossava una crinolina?
Gli si spalancò la bocca. Non poteva farne a meno. L’aveva trovata bellissima durante tutti i mutevoli anni del secolo: bellissima con gli abiti accuratamente tagliati degli anni delle guerre, quando il tessuto era razionato. Bellissima nei vestiti eleganti degli anni Cinquanta e Sessanta. Bellissima nelle gonne corte e gli stivali della fine del secolo.
Ma questo era l’aspetto che avevano le ragazze quando per la prima volta aveva cominciato a notarle, quando per la prima volta gli erano parse affascinanti e non fastidiose, quando per la prima volta aveva fatto caso all’aggraziata linea del collo o al pallore dell’interno del polso femminile. Questa era la Tessa che l’aveva, per la prima volta, tagliato con amore e lussuria miscelati: un angelo carnale con un corsetto che le modellava il corpo a clessidra, sollevava i seni, sottolineava i suoi fianchi.
Si costrinse a distogliere lo sguardo dal suo corpo. Si era legata i capelli, e dei riccioli le erano sfuggiti sulle orecchie; il suo pendente di giada splendeva al collo di Tessa.
“Ti piace?” gli chiese. “Mi sono dovuta fare da me i capelli, senza Sophie, e chiudere da sola i lacci…” La sua espressione era timida e più che nervosa – era sempre stata una delle contraddizioni del cuore di Tessa, il suo essere una delle persone più coraggiose e al contempo timide che Jem conoscesse. “L’ho comprato da Sotheby – una vera e propria antichità, adesso, e costava un sacco di soldi, ma mi sono ricordata che quando ero ragazza mi hai detto che le orchidee erano il tuo fiore preferito, e così mi ero fissata col voler trovare un abito che fosse del loro colore, ma non ne ho mai trovato uno, prima che tu – non ci fossi più. Ma questo qui lo è. Tinto all’anilina, immagino, niente di naturale, ma ho pensato – ho pensato che avrebbe te l’avrebbe ricordato.”  Alzò il mento. “Di noi. Di ciò che sarei voluta essere per te, quando pensavo che saremmo stati insieme.”
“Tess,” disse lui con voce roca. Si era alzato, senza però sapere come fosse arrivato lì. Fece un passo verso di lei, poi un altro. “Quarantanovemiladuecentosettantacinque.”
Tessa capì immediatamente di che stava parlando. Jem sapeva che l’avrebbe compreso. Lo conosceva come nessun altro in vita. “Stai contando i giorni?”
“Quarantanovemiladuecentosettantacinque giorni dall’ultima volta che ti ho baciato,” le rispose. “E ho pensato a te ogni singolo giorno. Non devi ricordarmi della Tessa che amavo. Sei stata il mio primo amore, e sarai il mio ultimo. Non ti ho mai dimenticata. Non ho mai non pensato a te.” Era abbastanza vicino, adesso, da poter vedere le pulsazioni nella gola di Tessa. Da potersi allungare e prendere un ricciolo dei suoi capelli tra le dita. “Mai.”
Gli occhi di Tessa erano socchiusi. Gli prese la mano, quella con cui le accarezzava i capelli. Il sangue di Jem gli tuonava nel corpo, così forte da fargli male. Tessa gli abbassò la mano, la abbassò sul corpetto del suo vestito. “La pubblicità dell’abito diceva che non ci sono bottoni,” sussurrò. “Solo ganci sul davanti. È più semplice per una persona chiuderlo.” Tessa abbassò la sua mano, prese l’altro polso di Jem e lo alzò. Ora tutte e due le mani di lui le stavano sul corpetto. “O slacciarlo.” Chiuse le dita su quelle di Jem mentre, molto deliberatamente, si slacciava il primo gancio dell’abito.
E poi il successivo. Spostò le mani verso il basso, le dita intrecciate a quelle di lui, slacciando finché l’abito non cominciò a prendere sul corsetto, coi lati piegati come petali di un fiore. Stava respirando con affanno; Jem non riusciva a distogliere lo sguardo dal punto in cui il suo ciondolo si alzava e abbassava seguendo il ritmo dei sospiri di Tessa. Non riusciva muoversi di un altro centimetro verso di lei: desiderava, desiderava troppo. Voleva scioglierle i capelli e avvolgerseli intorno al polso come corde di seta. Voleva i seni di Tessa sotto le mani e le sue gambe intorno alla vita. Voleva cose per cui non aveva nome e di cui non aveva esperienza. Sapeva solo che, se si fosse fatto un altro centimetro più vicino a lei, quella barriera di vetro di controllo che aveva costruito intorno a sé sarebbe andata in frantumi, e non era certo di cosa sarebbe successo dopo.
“Tessa,” disse. “Ne sei sicura…?”
Le ciglia di Tessa svolazzarono. Aveva ancora gli occhi mezzi chiusi, i denti che le disegnavano delle mezzelune nel labbro inferiore. “Ne ero certa allora,” rispose, “e ne sono certa adesso.”
E strinse saldamente le mani di Jem contro i suoi fianchi, dove la sua vita si curvava, sulle anche.
Il controllo di Jem si ruppe in un’esplosione silenziosa. La tirò verso di sé, si chinò a baciarla con forza selvaggia. La sentì gemere di sorpresa e poi le sue labbra azzittirono quelle di lei, e la bocca di Tessa si aprì entusiasta sotto la sua. Le mani di lei gli stavano tra i capelli, stringendoli con forza; si stava sollevando sulle punte per baciarlo. Gli morse il labbro inferiore, mordicchiò la mascella, e lui gemette, facendo scorrere le mani dentro al vestito, tracciando il retro del corsetto con le dita; la pelle le bruciava nei pezzi di sottoveste che Jem riusciva a sentire attraverso i lacchi. Calciò via le sue scarpe e si tolse i calzini; il pavimento contro le sue piante nude era freddo.
Tessa sussultò leggermente e si fece più vicina, stretta tra le braccia di Jem. Lui tolse le mani dal vestito e le afferrò la gonna. A Tessa scappò un verso di sorpresa, e poi Jem le stava togliendo l’abito da sopra la testa. Fece un’esclamazione, ridendo, mentre il vestito si lasciava sfilare per la maggior parte, restando però allacciato al suo polso, dove dei piccoli bottoncini lo tenevano saldamente chiuso. “Fa’ attenzione,” lo prese in giro; le dita frenetiche di Jem stavano aprendo i bottoni. Le sollevò il vestito e lo gettò in un angolo. “È antico.”
“Lo sono anch’io, tecnicamente,” rispose lui, e Tessa ridacchiò di nuovo, guardandolo, il viso caldo e aperto.
Aveva già pensato, in precedenza, di fare l’amore con lei; è ovvio che l’avesse fatto. Aveva pensato al sesso, quando era un adolescente, perché è a questo che pensano i ragazzi adolescenti, e quando si era innamorato di Tessa, aveva pensato di farlo con lei. Vaghi pensieri rudimentali sul fare delle cose, sebbene non fosse certo di che cosa – immagini di braccia pallide e gambe, l’immaginaria sensazione di una pelle morbida sotto le sue mani.
Ma non aveva sognato questo: che potessero esserci delle risate, che sarebbe potuta essere una cosa affettuosa e calda tanto quanto passionale. La realtà di tutto quello, di Tessa, lo lasciava stordito e senza fiato.
Tessa si allontanò, e per un attimo Jem andò nel panico. E se avesse fatto qualcosa di sbagliato? Le aveva fatto male, l’aveva contrariata? Ma no, le dita di Tessa erano corse alla gabbia di crinolina che teneva in vita, e la torcevano e colpivano. Poi sollevò le braccia e gliele intrecciò intorno al collo. “Sollevami,” disse. “Sollevami, Jem.”
La sua voce sembrava un caldo far le fusa. Jem le prese le vita e la sollevò in alto, fuori dalla sua sottogonna, come se stesse togliendo un’orchidea costosa dal suo vaso. Quando la rimise giù, Tessa non indossava altro che il suo corsetto, le mutande e le calze. Le sue gambe erano lunghe e adorabili così come le aveva ricordate e sognate lui.
Jem si allungò verso di lei, ma Tessa gli prese le mani. Stava ancora sorridendo, ma adesso la sua espressione aveva una nota birichina. “Oh, no,” disse, indicando lui, vestito dei suoi jeans e il maglione. “È il tuo turno.”

 

*

 

Jem rimase immobile e, per un momento, fu in preda al panico, e Tessa si chiese se non gli avesse chiesto troppo. Era rimasto per così tanto tempo distaccato dal suo corpo – una mente in un guscio di carne che veniva per la maggior parte del tempo ignorato, sempre che non avesse bisogno di essere ricoperto di rune che gli donassero qualche nuovo potere. Forse tutto questo era troppo, per lui.
Ma Jem prese un profondo respiro, e le sue mani si posarono sull’orlo del suo maglione. Se lo tolse dalla testa e riemerse coi capelli adorabilmente arruffati. Non indossava nessuna maglietta, sotto il maglione. La guardò e si morse il labbro.
Tessa gli si avvicinò, facendo scorrere occhi e dita. Lo guardò prima di posargli le mani addosso, e vide il suo annuire, .
Deglutì a fatica. Aveva fatto avanzare tutto molto velocemente, come una foglia sull’onda dei suoi ricordi. Ricordi di James Carstairs, il ragazzo con cui era stata fidanzata, che aveva progettato di sposare. Avevano quasi fatto l’amore, sul pavimento della stanza della musica dell’Istituto di Londra. A quel tempo aveva visto il suo corpo, a torso nudo, la pelle pallida come carta che si allungava sopra le sue costole sporgenti. Il corpo di un ragazzo che sta morendo, anche se per lei era sempre stato bellissimo.
Adesso la sua pelle sulle sue costole e sul torace era una muscolatura liscia; il suo petto era ampio, e si assottigliava in basso, stringendosi in una vita sottile. Posò timidamente le mani su di lui; era caldo e duro, sotto il suo tocco. Poteva sentire le lievi cicatrici delle antiche rune, pallide contro la sua pelle dorata.
Il respiro di Jem sibilò tra i suoi denti, mentre Tessa faceva scorrere le dita sul suo petto e poi giù per le sue braccia, la curva dei suoi bicipiti che si plasmava sotto il tocco di lei. Lo ricordò mentre combatteva con gli altri Fratelli a Cader Idris – e di certo aveva combattuto alla battaglia nella Cittadella; i Fratelli Silenti si tenevano sempre pronti a combattere, anche se lo facevano solo di rado. Per qualche ragione Tessa non aveva mai pensato cosa sarebbe potuto significare tutto questo per Jem, una volta che non fosse più stato in punto di morte.
I suoi denti sbatterono un po’; si era morsa il labbro per mantenere il loro silenzio. Il desiderio le scorreva in corpo, insieme a un po’ di paura: come poteva star succedendo? Succedendo davvero?
“Jem,” sussurrò. “Sei così…”
“Sfregiato?” Jem si posò una mano sulla guancia, dove il marchio nero della Fratellanza ancora spiccava sull’arco dello zigomo. “Orribile?”
Tessa scosse il capo. “Quante volte devo dirti che sei bello?” Fece scorrere la mano dalla curva della sua spalla nuda al collo; Jem tremava. Sei bello, James Carstairs. “Non hai visto che ti fissavano tutti, sul ponte? Sei molto più bello di me,” mormorò, lasciando scivolare le mani per toccargli i muscoli della schiena; si irrigidirono sotto la pressione del suo tocco. “Ma se sei così stupido da volermi, allora non metterò in discussione la mia fortuna.”
Jem voltò il capo di lato, e Tessa lo vide deglutire. “Durante tutta la mia vita,” fece, “quando qualcuno ha detto la parola ‘bello’, è tuo il volto che ho visto. Sei tu la mia definizione di bellezza, Tessa Gray.”
Il cuore di Tessa fece una capovolta. Si alzò sulle punte – era sempre stata alta, ma Jem era anche più alto di lei – e posò la bocca su un lato della sua gola, baciandolo gentilmente. Le sue braccia la circondarono, premendola contro di lui, contro il suo corpo duro e caldo, e Tessa sentì un’altra fitta di desiderio. Questa volta lo mordicchiò, mordendo la pelle lì dove la sua spalla si curvava nel collo.
Tutto andò sottosopra. A Jem scappò un suono dalla parte bassa della gola, e all’improvviso i due erano sul pavimento, e Tessa gli stava sopra; il corpo di Jem le aveva ammortizzato la caduta. Lo guardò con stupore. “Che è successo?”
Jem sembrava sconcertato a sua volta. “Non riuscivo più a stare in piedi.”
Il petto di Tessa si riempì di calore. Era passato così tanto tempo che si era quasi scordata la sensazione che si prova baciando qualcuno con così tanta forza da farti indebolire le ginocchia. Jem si tirò sui gomiti. “Tessa…”
“Non c’è niente di sbagliato,” gli rispose con fermezza, prendendogli il viso tra le mani. “Niente. Capito?”
Lui strizzò gli occhi, guardandola. “Mi hai fatto lo sgambetto?”
Tessa rise; il cuore ancora le batteva forte, frastornato da gioia e sollievo e terrore. Ma l’aveva osservato, prima, aveva visto come aveva guardato i suoi capelli quando erano sciolti, aveva sentito le sue dita tra i riccioli, mentre li accarezzava timidamente, quando l’aveva baciata sul ponte. Alzò una mano e tolse le forcine dai capelli, gettandole per la stanza.
I suoi riccioli caddero giù come l’acqua di una fontana, scivolandole lungo le spalle, giù per la vita. Si sporse il avanti al punto da sfiorargli il viso, il petto nudo.
“Ti importa?” domandò.
“Visto lo sviluppo,” le rispose contro le labbra, “no. Trovo preferibile essere reclinabile.”
Tessa rise e fece scorrere le dita giù, sempre più giù lungo il suo corpo. Jem si voltò, inarcandosi sotto il suo tocco. “Per essere antico,” mormorò lei, “varresti un bel prezzo, da Sotheby. Tutte le tue parti funzionano piuttosto bene.”
Le pupille di Jem si dilatarono, e poi rise, e il suo alito caldo accarezzò la guancia di Tessa. “Avevo dimenticato cosa significa essere preso in giro, penso,” disse. “Nessuno prende in giro i Fratelli Silenti.”
Tessa approfittò della sua distrazione per liberarlo dei jeans. C’era davvero poco abbigliamento, tra loro, ed era fonte di distrazione. “Non sei più nella Fratellanza,” gli disse, accarezzandogli lo stomaco con le dita, la peluria sottile appena sotto l’ombelico, il petto nudo e liscio. “E ci resterei davvero male se rimanessi in silenzio.”
Jem si allungò alla cieca verso di lei e la tirò verso il basso. Le sue mani si seppellirono tra i capelli di Tessa. E si stavano baciando di nuovo, le ginocchia di lei ai lati dei fianchi di lui, i suoi palmi contro il petto di Jem. Le mani di lui corsero ripetutamente tra i capelli di Tessa, e ogni volta le riusciva di sentire il corpo di Jem premere contro il suo, le labbra di lui contro quelle di lei. Non erano baci selvaggi, non ora: erano decadenti, crescevano di intensità e fervore ogni volta che si separavano e poi si riunivano.
Jem posò le mani sui lacci del corsetto di Tessa e li tirò. Lei si mosse per mostrargli che si apriva anche davanti, ma Jem si era già spostato per afferrare la parte anteriore. “Le mie scuse,” disse, “all’antichità,” e poi, in un gesto assai poco da Jem, strappò il corsetto a metà e lo gettò via.
Sotto Tessa aveva una camiciola, che si tirò su e lanciò di lato.
Prese un respiro profondo. Adesso era nuda davanti a lui, come mai era stata prima.

Traduzione: “After the Bridge”, seconda parte

Ho detto: “Vado a dormire”? XD Sul serio? No, perché Cassandra deve avermi sentito, visto che ha pubblicato la seconda parte di After the Bridge

« Una storia per quanti si sono chiesti cos’hanno fatto Tessa e Jem dopo essersi contrati sul Blackfriars Bridge nell’epilogo de La Principessa.
Tutti coloro che non apprezzano Tessa&Jem insieme o i momenti sexy Jessa probabilmente dovrebbero saltare questo racconto. (Non vi perderete nulla che potrebbe minare la vostra comprensione dei prossimi libri.) Quelli che apprezzano questo genere di cose troveranno invece roba che a loro piace.
After the Bridge alterna i POV di Jem e Tessa. Verrà pubblicato in capitoli.
Questa è la Seconda Parte. Non si tratta della storia completa. Ce ne sono altre, di parti. Visto che è più una storia breve che un racconto a capitoli, ogni post conterrà la storia dall’inizio fino al punto dove la parte si conclude, così che i nuovi lettori o i lettori che non ricordano cos’è successo nei pezzi precedenti non debbano dare la caccia al vecchio post/ai vecchi post [NdT: nella versione originale. Noi linkeremo di volta in volta le traduzioni precedenti. Tuttavia, per rendere più semplice il “collegamento”, prima di cominciare col nuovo pezzo riporteremo un passaggio della parte precedente]. »

 

After the Bridge

[Parte 1 – QUI]

 

Sollevò le tazze di tè con le mani che ancora le tremavano e si diresse in salotto. L’aveva decorato da sé nel corso degli anni, a partire dai cuscini del divano sino al lungo paravento giapponese dipinto con un disegno di papaveri e bambù. Le tende che incorniciavano la finestra in fondo alla stanza erano mezze tirate, lasciando passare quel tanto di luce sufficiente a toccare i tocchi d’oro nei capelli scuri di Jem, e a Tessa quasi caddero le tazze.
Quasi non si erano toccati, nel taxi che li aveva riportati a Queen’s Gate; si erano solo tenuti saldamente per mano. Jem aveva fatto scorrere le dita sul dorso di quelle di Tessa, ripetutamente, mentre cominciava a raccontarle la storia di ciò che era successo dopo la sua ultima visita a Idris, quando la Guerra Mortale, che lei aveva combattuto, era finita. Quando Magnus le aveva indicato Jace Herondale, e lei aveva visto il ragazzo che aveva il bellissimo viso di Will e gli occhi come quelli di suo figlio.
Ma i suoi capelli erano uguali a quelli del padre, un groviglio di riccioli dorati, e, ricordando ciò che aveva saputo di Stephen Herondale, si era voltata senza parlare.
Herondale, le aveva detto qualcuno una volta. Erano tutto ciò che gli Shadowhunters avevano da offrire, tutto in una sola famiglia; sia il meglio che il male.
Sistemò le tazze sul tavolino da caffè – un vecchio baule ricoperto dai francobolli raccolti durante i suoi numerosi viaggi – con un sonoro tonfo. Jem si voltò verso di lei e Tessa vide ciò che teneva tra le mani.
Su una delle librerie c’erano esposte varie armi: cose che aveva raccolto durante i suoi viaggi. Una misericordia sottile, un kriss ricurvo, un coltello da trincea, una spada corta e decine di altri oggetti. Ma quello che Jem aveva raccolto e stava fissando era un sottile coltello d’argento con l’impugnatura scurita da molti anni di sepoltura nello sporco. Tessa non l’aveva mai pulita, perché la macchia sulla lama era il sangue di Will. Il pugnale di Jem, il sangue di Will, sepolti insieme alle radici di una quercia; una sorta di magia solidale che aveva compiuto Will quando pensava di aver perso Jem per sempre. Tessa l’aveva recuperato dopo la morte di Will e l’aveva offerto a Jem; si era rifiutato di prenderlo.
Era successo nel 1937.
“Tienilo,” le disse in quel momento, la voce ruvida. “Potrebbe ancora giungere il giorno.”
“È questo che mi hai detto.” Tessa gli si avvicinò, le scarpe che picchiettavano contro il pavimento di legno duro. “Quando ho cercato di dartelo.”
Jem deglutì, facendo scorrere le dita su e giù per la lama. “Era appena morto,” le disse. Tessa non aveva bisogno di chiedergli di chi stesse parlando. C’era un unico Lui quando a parlare erano loro due. “Avevo paura. Ho visto cos’è successo agli altri Fratelli Silenti. Ho visto come si sono induriti nel corso del tempo, come hanno perso le persone che erano. Come, mentre le persone che li avevano amati e che amavano morivano, diventavano meno che umani. Temevo che avrei perso la mia abilità di provare interesse. Di sapere cosa significava questo coltello per Will, e cosa Will significava per me.”
Tessa gli poggiò una mano sul braccio. “Ma non l’hai dimenticato.”
“Non ho perso tutti quelli che amavo.” Jem alzò lo sguardo, e Tessa vide anche nei suoi occhi dell’oro, preziosi fiocchi luminosi in mezzo al marrone. “Avevo te.”
Espirò; il suo cuore batteva così forte che il petto le faceva male. Poi vide che Jem stava stringendo la lama del coltello, non solo l’elsa. Glielo tolse rapidamente di mano. “Per favore, non farlo,” gli chiese. “Non posso disegnare un iratze.”
“E io non ho uno stilo,” le rispose Jem, guardandola sistemare il coltello sullo scaffale. “Non sono uno Shadowhunter, adesso.” Si osservò le mani; c’erano delle sottili linee rosse, attraverso i suoi palmi, ma non si era tagliato la pelle.
Tessa si chinò d’impulso e gli baciò le pelle; poi chiuse le dita di Jem, le mani di lei su quelle di lui. Quando alzò lo sguardo, le pupille di Jem si erano dilatate. Poteva sentirlo respirare.
“Tessa,” le disse. “Non farlo.”
“Non fare cosa?” Si allontanò da lui, però, istintivamente. Forse non voleva essere toccato, anche se sul ponte non le era sembrato così…
“I Fratelli mi hanno insegnato il controllo,” spiegò Jem, la voce tesa. “Ho ogni genere di controllo, che ho imparato nel corso di decenni e decenni, e li sto utilizzando tutti per non spingerti contro la libreria e baciarti finché nessuno di noi due potrà respirare.”
Tessa sollevò il mento. “E che ci sarebbe di male?”
“Quando ero un Fratello Silente, non provavo ciò che sentono gli uomini normali,” le disse. “Non il vento sul mio viso o il sole sulla mia pelle o il tocco della mano di un altro. Ma ora sento tutto. Sento – troppo. Il vento è come un tuono, il sole brucia, e il tuo tocco mi fa dimenticare il mio stesso nome.”
Una vampa di calore si diffuse nel corpo di Tessa, un calore che partiva dal basso del suo stomaco e si spargeva in ogni parte di lei. Un genere di calore che non aveva sentito per decenni. Quasi un secolo. Le formicolava la pelle. “Al vento e al sole ti abituerai,” disse. “Ma il tuo tocco fa dimenticare anche a me il mio nome, e io non ho scuse. Solo il fatto che ti amo, e l’ho sempre fatto e sempre lo farò. Non ti toccherò se non lo desideri, Jem. Ma se stiamo aspettando che l’idea di stare insieme non ci spaventi più, potremmo attendere molto a lungo.”
Il respiro sfuggì a Jem in un sibilo. “Dillo di nuovo.”
Perplessa, Tessa ricominciò: “Se stiamo aspettando che…”
“No,” disse Jem. “La parte prima.”
Tessa sollevò il viso verso di lui. “Ti amo,” fece. “L’ho sempre fatto e lo farò sempre.”
Non sapeva chi si fosse mosso verso chi per primo, ma Jem le afferrò la vita e la stava baciando prima che lei riuscisse a prendere un altro respiro. Questo bacio non era come quello che si erano scambiati sul ponte. Quello era stato una comunicazione silenziosa di labbra su labbra, lo scambio di una promessa e una rassicurazione. Era stato dolce e sconvolgente, come una specie di tuono gentile.
Questo era una tempesta. Jem la stava baciando, forte e con durezza, e quando Tessa gli aprì le labbra con le sue e assaggiò l’interno della sua bocca, lui ansimò e la tirò con più forza contro di sé, premendosela contro mentre esplorava le sue labbra e la lingua, carezzava, mordeva, poi baciava per lenire il dolore. In passato, quando l’aveva baciato, Jem aveva avuto il sapore dello zucchero amaro: adesso sapeva di tè e – dentifricio?
Ma perché non dentifricio. Ogni Shadowhunter centenario deve lavarsi i denti. Le scappò una risatina nervosa, e Jem si tirò indietro; aveva un’aria stordita e deliziosamente disfatta. Aveva i capelli in tutte le direzioni, visto che Tessa ci aveva fatto correre le dita.
“Per favore, non dirmi che stai ridendo perché bacio così male da essere divertente,” le disse con un sorriso sbilenco. Tessa riusciva a percepire la sua seria preoccupazione. “Potrei essere un po’ fuori allenamento.”
“I Fratelli Silenti non baciano un sacco?” lo prese in giro lei, lisciandosi la parte anteriore del maglione.
“No, sempre che non ci fossero orge segrete a cui non sono stato invitato,” rispose Jem. “Mi sono sempre preoccupato perché pensavo di non essere molto popolare.”
Tessa gli strinse la mano intorno al polso. “Vieni qui,” disse. “Siediti – bevi del tè. C’è qualcosa che voglio mostrarti.”
Lui fece come gli aveva chiesto e si sedette sul divano di velluto, appoggiandosi contro i cuscini che Tessa aveva cucito da sé con del tessuto comprato in India e Tailandia. Non le riusciva di nascondere un sorriso – sembrava solo un po’ più vecchio di quando era entrato tra i Fratelli Silenti, come un qualsiasi ragazzo in jeans e maglione, ma sedeva come avrebbe fatto un uomo dell’epoca vittoriana – con la schiena dritta, i piedi appoggiati al pavimento. Jem colse il suo sguardo e la bocca gli si sollevò al lati. “Va bene,” le disse. “Che vuoi mostrarmi?”
In risposta, Tessa si avvicinò al paravento giapponese in un angolo della stanza e si mise lì dietro. “È una sorpresa.”
Il suo manichino da sarta era lì, nascosto dal resto della stanza. Non poteva vedere Jem, attraverso il paravento; solo una sagoma sfocata. “Dimmelo,” gli disse, togliendosi il maglione dalla testa. “Hai detto che era una storia di Lightwood e Fairchild e Morgenstern. So un po’ di ciò che è accaduto – ho ricevuto i tuoi messaggi, mentre ero al Labirinto –, ma non so come la Guerra Oscura ti abbia curato.” Lanciò il maglione sopra la parte superiore del paravento. “Puoi dirmelo?”
“Adesso?” le domandò Jem. Tessa sentì che aveva messo giù la tazza.
Calciò via le scarpe e si slacciò i jeans; il rumore risuonò forte nella stanza silenziosa. “Vuoi che venga fuori da questo paravento, James Carstairs?”
“Assolutamente.” Aveva la voce strozzata.
“Allora comincia a parlare.”

*

Jem parlò. Parlò dei giorni bui a Idris, dell’esercito di Sebastian Morgenstern e degli Inoscuriti, di Jace Herondale e Clary Fairchild e dei ragazzi Lightwood e del loro pericoloso viaggio a Edom.
“Ho sentito parlare di Edom,” fece Tessa, la voce soffocata. “Se ne parla nel Labirinto a Spirale, dove c’è traccia di tutte le storie del mondo. Un posto in cui i Nephilim vennero distrutti. Un deserto.”
“Sì,” disse Jem, un po’ distrattamente. Non riusciva a vederla, attraverso lo schermo, ma poteva scorgere la sagoma del suo corpo, e quello era quasi peggio. “Un deserto bruciato. Molto… caldo.”
Aveva avuto paura che i Fratelli Silenti gli avessero portato via il desiderio: che avrebbe guardato Tessa e sentito un amore platonico, senza però essere in grado di volerla; ma era vero il contrario. La desiderava, pensò, più di quanto avesse mai fatto in vita sua.
Si stava chiaramente cambiando i vestiti. Jem aveva rapidamente guardato in basso, quando Tessa aveva cominciato a far ondeggiare i jeans, ma non è che potesse dimenticare quell’immagine, la silhouette del suo corpo, i suoi capelli lunghi e le lunghe, adorabili gambe – aveva sempre amato la sue gambe.
Di certo si era sentito così, prima, quando era ragazzo? Ripensò alla notte nella sua stanza da letto, quando lei gli aveva impedito di distruggere il suo violino, e lui in quell’attimo l’aveva voluta, voluta così tanto da non pensare affatto mentre crollavano sul letto: le avrebbe preso l’innocenza, avrebbe ceduto la sua, senza fermarsi, senza pensare neanche un momento al futuro. Se non avessero fatto cadere lo yin fen. Se. Quello l’aveva fatto tornare in sé, gli aveva ricordato chi era, e quando Tessa se n’era andata, aveva strappato le lenzuola con le dita per la frustrazione.
Forse è solo che il ricordo di un desiderio impallidisce in confronto al sentimento stesso. O forse a quel tempo era stato più malato, più debole. Era stato sul punto di morire, dopotutto, e di certo il suo corpo non avrebbe potuto sostenere tutto questo.
“Una Fairchild e un Herondale,” disse Tessa. “Ora, mi piace. I Fairchild sono sempre stati pratici, e gli Herondale – beh, tu lo sai.” Sembrava affezionata, divertita. “Forse lo farà stabilizzare. E non dirmi che non ha bisogno di stabilizzarsi.”
Jem pensò a Jace Herondale. A come sembrasse Will se qualcuno ne avesse fatto una copia e l’avesse ricoperto di fuoco vivente. “Non sono certo che si possa stabilizzare un Herondale, e certo non questo.”
“La ama? La ragazza Fairchild?”
“Non ho mai visto nessuno così innamorato, eccetto…” La voce di Jem si spense, perché Tessa era uscita fuori dal paravento, e ora capiva perché ci avesse messo così tanto tempo.

Traduzione: “After the Bridge”, prima parte

Fun fact: questa traduzione l’ho iniziata alle 5 del mattino (Cassie l’aveva pubblicata da poco).

Tuttavia, “causa” Tribute Day ;), ho avuto modo di terminarla e postarla solo adesso (sono tornata a casa più o meno un’ora fa) – mi spiace!
PS: prima di lasciarvi al racconto, una premessa: non accetteremo commenti anti-Jessa. Se la coppia non vi piace, saltate la storia! Abbiamo un sacco di altri extra, qui sul sito.

« Una storia per quanti si sono chiesti cos’hanno fatto Tessa e Jem dopo essersi incontrati sul Blackfriars Bridge nell’epilogo de La Principessa.
Tutti coloro che non apprezzano Tessa&Jem insieme o i momenti sexy Jessa probabilmente dovrebbero saltare questo racconti. Quelli che apprezzano questo genere di cose troveranno invece roba che a loro piace.
After the Bridge [NdT: “Dopo il ponte”] alterna i POV [NdT: “Punti di vista”] di Jem e Tessa. Verrà pubblicato in capitoli.
Questa è la Prima Parte. »

After the Bridge

 

Now is the time of our comfort and plenty

These are the days we’ve been working for

Nothing can touch us and nothing can harm us

And nothing goes wrong anymore

 Keane – Love Is The End 

 

Venne fuori che Tessa aveva un appartamento a Londra. Era al secondo piano di una casa di città bianco pallido a Kensington, e, mentre faceva entrare entrambi – le sue mani, girando la chiave, tremavano appena leggermente –, spiegò a Jem che Magnus le aveva insegnato come possedere un’abitazione per secoli desiderando le proprietà per se stessi.
“Dopo un po’ ho cominciato semplicemente a darmi dei nomi stupidi,” disse, chiudendo la porta dietro di loro. “Credo di possedere questo posto con lo pseudonimo di Bedelia Codfish.”
Jem rise, anche se era solo in parte concentrato sulle sue parole. Stava osservando l’appartamento – le pareti erano di colori brillanti: un soggiorno lilla, con divani bianchi sparsi qui e là, una cucina verde avocado. Quando aveva comprato l’appartamento, Tessa, si chiese, e perché? Aveva viaggiato così tanto, quindi perché crearsi una base a Londra?
La domanda gli si seccò in gola quando si voltò e realizzò che, attraverso una porta parzialmente aperta, riusciva a dare un’occhiata alle pareti blu di quella che molto probabilmente era una camera da letto.
Deglutì, la bocca improvvisamente asciutta. Il letto di Tessa. In cui lei dormiva.
Tessa lo guardò con gli occhi assottigliati. “Stai bene?”
Gli prese il polso, e Jem sentì le pulsazioni accelerare sotto il suo tocco. Finché non era diventato un Fratello Silente, era sempre stato così. Si era chiesto, durante il tempo passato a Idris, dopo che il fuoco celeste l’aveva curato, se sarebbe stato di nuovo come un tempo: se i suoi sentimenti umani sarebbero tornati. Quando era un Fratello Silente era stato in grado di toccarla e starle vicino, ma senza desiderarla come la voleva da mortale. L’amava ancora, ma era stato un amore dello spirito, non del corpo. Si era chiesto – aveva temuto, persino, che i sentimenti fisici e la risposta non sarebbero tornati così come era tornato lui. Si era detto che, se anche i Fratelli Silenti avessero ucciso la capacità dei suoi sentimenti di manifestarsi in maniera fisica, non se ne sarebbe dispiaciuto. Si era detto di aspettarselo.
Non avrebbe dovuto preoccuparsi.
Dal momento in cui l’aveva vista sul ponte, che gli si avvicinava attraverso la folla con addosso i suoi jeans moderni e una sciarpa liberty, coi capelli che le volavano dietro la schiena, aveva sentito il fiato mozzarglisi in gola.
E quando Tessa aveva tirato fuori il ciondolo di giada che le aveva dato e gliel’aveva timidamente offerto, il suo sangue aveva ruggito nelle vene come un fiume privo di ostacoli.
E quando gli aveva detto, Ti amo. Ti ho sempre amato, e sempre ti amerò, gli ci era voluta tutta la sua forza di volontà per non baciarla in quello stesso momento. Per non fare più che baciarla.
Ma se la Fratellanza gli aveva insegnato qualcosa, era il controllo. La guardò e costrinse la sua voce a restare salda. “Un po’ stanco,” disse. “E assetato – a volte dimentico che adesso ho bisogno di mangiare e bere.”
Tessa lasciò cadere le chiavi su un piccolo tavolino di legno di palissandro e si voltò verso di lui con un sorriso. “Tè,” gli disse, dirigendosi verso la cucina verde avocado. “Qui non ho molto cibo, perché di solito non resto a lungo, ma ho del tè. E dei biscotti. Va’ nel salottino; arrivo subito.”
Jem fu costretto a sorridere, quando Tessa concluse la frase; persino lui sapeva che nessuno diceva più “salottino”. Era forse nervosa tanto quanto lui? Non poteva che sperare.

*

Tessa imprecò silenziosamente per la quarta volta, mentre si chinava per recuperare la scatola delle zollette di zucchero dal pavimento. Aveva già acceso il bollitore senza metterci l’acqua, mescolato le bustine del tè, rovesciato il latte, e ora questo. Lasciò cadere un cubetto di zuccherò in entrambe le tazzine e si disse di contare fino a tre, osservando le zollette che si dissolvevano.
Le sue mani stavano tremando, lo sapeva. Il suo cuore era accelerato. James Carstairs era nel suo appartamento. Nel suo salotto. In attesa del tè. Parte della sua mente le urlava che era solo Jem, mentre l’altra strillava con la stessa forza che quel solo Jem non lo vedeva da centotrentacinque anni.
Era rimasto Fratello Zaccaria per così tanto tempo! E, certo, nel suo cuore lui era sempre stato Jem, con la sua arguzia e immancabile gentilezza. Non aveva mai fallito nell’amare lei o Will. Ma i Fratelli Silenti – loro non sentono le cose come le persone ordinarie.
È qualcosa su cui Tessa aveva riflettuto, di quando in quando, negli anni successivi, molte decadi dopo la morte di Will. Non aveva mai desiderato nessun altro, mai nessuno che non fossero Will e Jem, ed entrambi le erano irraggiungibili, benché Jem fosse ancora vivo. Si era chiesta, a volte, cosa sarebbe successo se ai Fratelli Silenti fosse semplicemente stato vietato di sposarsi o amare; ma era più di così: Jem non poteva desiderarla. Non provava sentimenti del genere. Si era sentita come Pigmalione, a bramare il tocco di una statua di marmo. I Fratelli Silenti non provavano il desiderio fisico di toccare, non più di quanto non avessero bisogno di acqua o cibo.
Ma ora…
A volte dimentico che adesso ho bisogno di mangiare e bere.
Sollevò le tazze di tè con le mani che ancora le tremavano e si diresse in salotto.

Traduzione: “Jace’s sex life and the Carstairs name”

Nel post sono presenti lievi spoiler su Città del Fuoco Celeste (e su La Principessa), quindi sconsigliamo la lettura a quanti non l’avessero terminato. ;)
Per il resto – non aggiungiamo altro, perché il titolo parla da sé. XD

 

 

 

 

« “Ciao, Cassie! Amo i tuoi libri, e sono una tua grande fan, ma mi chiedevo… Jace rivela (non di aver fatto sesso) di essere stato intimo con una ragazza/delle ragazze, in passato. Mi chiedevo solo se avessi qualcuno di preciso in mente, e perché la cosa non infastidisca Clary. Ti sarei molto grata se mi rispondessi! Grazie.

Ho varie idee sulla vita amorosa di Jace prima di Clary (sappiamo che usciva con la cameriera fata, Kaelie, prima di Clary, perché i due si coccolano davanti a lei – credo che le persone tendano a dimenticarlo!), ma nulla di così concreto da volerlo già scrivere su carta/su Internet.
Immagino che a Clary non importi, perché per quale ragione dovrebbe interessarle? Non ha niente a che fare con lei. È uscito con qualcuno prima di lei; in TDA, Emma ha avuto fidanzati e fatto sesso prima dell’inizio del libro; in TID, né Will né Jem hanno mai fatto sesso, prima di Tessa – le persone sono di vario genere. Sono certa che gliene parlerebbe, se Clary glielo chiedesse, ma sospetto che i lettori desiderino conoscere i gloriosi dettagli più di quanto lo voglia lei. :)

Ciao, Cassie! Ho letto CoHF, e anche gli Infernal Devices, e pensavo che Jem Carstairs fosse l’ultimo Carstairs ancora in vita – quindi perché Emma ha il suo stesso cognome? L’ho letto e la cosa mi ha confuso un po’, perché Jem è diventato un Fratello Silente, e questo ha fatto estinguere il suo cognome. Per favore, aiutami. (Se il mio inglese dovesse essere un po’ scarso mi scuso, è perché sono brasiliana.) Baci!

E io partirò per il Brasile domani! Nel frattempo, questa è la ragione che ha fatto continuare il suo cognome.

Era tarchiato, forse vicino ai quarant’anni, con una cicatrice che gli correva lungo la mascella. Aveva i capelli arruffati, chiari, e gli occhi blu, e la pelle abbronzata dal sole. Sembrava persino più scuro, in quella sua camicia bianca inamidata. In lui c’era qualcosa di familiare, qualcosa che stuzzicava i bordi della memoria di Tessa.
Si fermò davanti a loro. I suoi occhi si puntarono su Will. Erano più pallidi del blu di Will, quasi del colore dei fiordalisi. La pelle lì intorno era abbronzata, e scavata da lievi zampe di gallina. Disse: “Siete William Herondale?”
Will annuì senza parlare.
“Sono Elias Carstairs,” spiegò l’uomo. “Jem Carstairs era mio nipote.”

— Da La Principessa

La discendenza dei Carstairs continua attraverso Elias Carstairs. Ci sono anche altri Carstairs. Jem non ha mai detto di essere l’ultimo della sua famiglia, o l’ultimo Carstairs lì fuori. A volte le famiglie degli Shadowhunters sono enormi – Cristina, Diego e Jaime sono tutti Rosales, ma Cristina non è a conti fatti imparentata con nessuno dei due, se non, forse, in maniera incredibilmente distante. »

Traduzione: “Jessamine”

Dopo la pubblicazione di Città del Fuoco Celeste, Cassie ha risposto a ben due domande su Jessamine; una, la prima, riguarda CP2. L’altra, invece, è lievemente spoiler di Città del Fuoco Celeste. Vi consigliamo di fare attenzione e, nel caso in cui non aveste finito il libro, non leggere!

 

 

 

 

« “Ciao, Cassie! Ho finito di leggere La Principessa un po’ di tempo fa e, sebbene io l’abbia amato, ciò che davvero volevo sapere è – perché Jessamine è dovuta morire? Capisco che è più felice da fantasma di quanto lo sia mai stata in vita, ma perché è dovuta morire per essere felice? Perché non poteva vivere ed essere felice? Per me è così tragico perché Jessamine è stata triste e arrabbiata per tutta la vita, e ha passato gli ultimi mesi in prigione, e poi, nel momento in cui ne è uscita, è morta. Qual è stato il tuo ragionamento, qui?

Grazie per le parole gentili su La Principessa e per l’amore verso Jessamine, un personaggio che spesso non viene notato. Non ho mai pensato al fatto che Jessamine fosse “più felice” da fantasma (non lo è, davvero, è solo… un fantasma) come a un qualcosa che avesse a che fare col significato della sua morte. Piuttosto, Jessamine, Tessa, Sophie, Charlotte (e in una certa misura anche Cecily – in effetti, tutti i personaggi femminili di TID) simboleggiano dei modi in cui la repressione vittoriana delle donne plagiava le loro vite.
Sophie era una serva che era stata aggredita sessualmente dal suo datore di lavoro – qualcosa che nel periodo vittoriano capitava costantemente, perché le donne non avevano difese contro gli uomini che rispetto a loro avevano una maggiore posizione di potere e ricchezza. Lui avrebbe sempre risposto che era stata lei a gettarglisi tra le braccia, e tutti avrebbero sempre dato ascolto alle sue parole piuttosto che a quelle della donna. Come Sophie, un sacco di quelle donne venivano gettate in strada, incapaci di trovare un altro impiego. Sophie è stata salvata da Charlotte, ma molte altre donne reali non sono state così fortunate.
Tessa è stata obbligata ad andare in Inghilterra per riunirsi con suo fratello, dal momento che non aveva altre opzioni disponibili. Senza un guardiano (sua zia), essendo una giovane donna doveva avere la protezione di un uomo. Non aveva altre opzioni oltre al recarsi in un rifugio per mendicanti, dove probabilmente sarebbe morta, o prostituirsi. Tessa è intrappolata negli eventi di TID tanto dal suo sesso quanto dalle circostanze.
Charlotte è nata per il potere, è esattamente il tipo di donna che suo padre desiderava che fosse un maschio, perché è chiaramente una leader. Eppure, Charlotte lotta coi denti e con le unghie per ottenere ogni goccia di rispetto e oncia di potere che ha. E fino a Clockwork Princess, il merito di ogni suo traguardo è stato attribuito a Henry (sebbene tutti sappiano che Henry è un brillante inventore, come leader è tremendo), e se non l’avesse sposato, non avrebbe avuto accesso ad alcun tipo di potere. Il potere che ha proviene da un uomo fino alla fine.
“Le donne della metà del diciannovesimo secolo non avevano certe scelte. La maggior parte viveva in uno stato leggermente superiore a quello della schiavitù. Dovevano obbedire agli uomini, perché quasi in ogni caso erano loro a tenere in mano tutte le risorse, mentre le donne non avevano alcun mezzo indipendente di sussistenza. Vedove ricche e zitelle erano eccezioni fortunate. Una donna che restava single attirava su di sé disapprovazione sociale e pietà. Non poteva avere figli o convivere con un uomo: le sanzioni sociali erano semplicemente troppo alte. Né poteva svolgere una professione, dal momento che erano tutte precluse alle donne… Molte donne non avevano altra scelta che sposarsi.”
Jessamine è cresciuta come una mondana. In quanto tale, le era stato insegnato che il suo proposito, nella vita, era fare un buon matrimonio. Quando ha perso la sua famiglia ed è arrivata all’Istituto, le è stata data un’altra opzione: diventare una Shadowhunter. (Non che non ci siano/non ci fossero anche pressioni sulle Shadowhunters femmina perché si sposassero e avessero dei bambini/altri Shadowhunters. Ma avevano l’opzione di guadagnarsi un salario dal Conclave.)
In ogni caso, Jessamine non vuole diventare una Shadowhunter. Vuole ciò che è stata cresciuta per desiderare, perché è questo ciò che fa un condizionamento precoce. E ovviamente non in ogni caso – molte donne dell’età Vittoriana erano irritate dalle limitazioni che venivano poste loro dalla società. E Jessamine, che è appunto caparbia, cocciuta e coraggiosa, probabilmente l’avrebbe voluto a sua volta, ma non ne ha mai avuto la possibilità: le sue idee di ciò che significano matrimonio e famiglia e proprietà sono legate alla morte della sua famiglia, come dimostra la sua casa delle bambole, in cui ricrea ciò che lei pensa essere una vita “normale”. Per Jessamine, diventare una Shadowhunter significa tradire gli ideali dei suoi genitori morti, qualcosa che nessuno all’Istituto capisce o tenta di capire, eccetto forse Tessa.
Jessamine è intrappolata. Come lo erano, per certi versi, tutte le donne vittoriane. È intelligente, disperata, disposta a fuggire e vivere con Tessa se solo potessero andar via dagli Shadowhunters, ma nessuno comprende a che punto arrivi la sua disperazione finché non è troppo tardi. Era innamorata di Nate? Probabilmente no. Lui le ha offerto una via di fuga da una vita in cui era intrappolata, e lei gli ha offerto delle informazioni utili. Jessamine ha tradito gli altri Shadowhunters, persone che l’avevano presa con sé ed erano stati gentili con lei, ma non era naturalmente né stupida (nessuno in grado di raggirare abilmente l’incantesimo per comunicare a Will dov’è davvero il nascondiglio di Mortmain può essere stupido) né infida. Si trovava in una situazione in cui aveva a disposizione solo cattive scelte e ne ha presa una.
Ricevo spesso questo genere di domanda: “Perché così e colà doveva morire? È stato tragico.” E lo capisco, perché leggere una tragedia è difficile e doloroso per tutti noi. Ma la tragedia in un’opera di finzione è un illuminatore: senza morte e tragedia, non ci sono conseguenze visibili per nulla. Senza la morte di Jessamine, non ci sarebbero conseguenze visibili della misoginia praticata contro di lei, contro Charlotte e Sophie e Tessa.
Il fatto che Charlotte sia fatta Console è una vittoria massiccia, ma è un’eccezione, non la regola. Sophie, che è riuscita a sopravvivere a ciò che le ha fatto il suo datore di lavoro e Ascenderà, è un’eccezione. Tessa, per via dei suoi immensi poteri magici, è un’eccezione.
Non tutti possono essere eccezioni.
Il mondo era un posto terribile e pericoloso, per le donne, nel 1870 – con questo non voglio dire che le donne che camminavano per la strada potevano essere attaccate in qualsiasi momento. Intendo che il loro operato e la personalità erano sotto attacco. La storia di Jessamine riguarda l’essere intrappolati e non avere buone opzioni, perché era spesso, se non sempre, questa la situazione delle donne di quel tempo. È spesso la situazione delle donne oggi. Jessamine è ovviamente più vittima che colpevole, ma all’epoca c’era letteralmente una guerra contro le donne. Ci sono cinque donne importanti, in TID; quattro sopravvivono alla guerra. Una no. La lezione di Jessamine e di ciò che il mondo e il Conclave le hanno fatto vivrà nelle vite dei discendenti dei sopravvissuti. In TLH. »

 

« “Un paio di mesi fa hai detto che, se avessimo strizzato per bene gli occhi, saremmo riusciti a vedere Jessamine, in CoHF. Mi chiedevo: che intendevi (ora che il libro è edito da un po’)?

Spoiler sotto il cut… ma nella mia copia è a pagina 196.

“Quello di Londra era uno dei pochi Istituti a non essere stato ancora svuotato. Apparentemente Sebastian e il suo esercito avevano cercato di attaccarlo. Erano stati respinti da un qualche incantesimo di protezione, qualcosa di cui neppure il Consiglio era stato a conoscenza. Qualcosa aveva avvertito gli Shadowhunters del pericolo imminente e li aveva guidati in salvo.”

 

“Un fantasma,” disse Magnus. Un sorriso gli aleggiava sulle labbra. “Uno spirito che ha giurato di proteggere il posto. È stata lì per centotrent’anni.”

“Stata?” domandò Jocelyn, appoggiandosi contro la parete impolverata. “Un fantasma? Davvero? Come si chiamava?”

“Riconosceresti il suo cognome*, se te lo dicessi, ma a lei non farebbe piacere.” Lo sguardo di Magnus si fece distante. “Mi auguro che questo significhi che ha trovato la pace.”

*Jocelyn conosce Tessa, e riconoscerebbe il cognome Gray. »

Traduzione: “the measure of love”

Cassie ha risposto anche a una nuova domanda su Will, Jem e Tessa – la sua è una bella risposta, e, come sempre, ci è parso il caso di tradurla. Speriamo vi piacerà!

 

 

 

 

« “Ho una domanda su TID. *CONTIENE SPOILER* Perché Jem si assicura di vedere Tessa un giorno ogni anno, mentre è un Fratello Silente, ma non fa lo stesso con Will? So che ama Tessa, ma ama anche Will, e ho sempre pensato che fossero molto più intimi tra loro che con Tessa. È solo qualcosa su cu non riesco a smettere di riflettere. :) Grazie mille!

Penso ci sia un’innata tensione tra ciò di cui parla TID – tre persone che si amano in egual misura – e ciò che siamo socialmente programmati a credere: che qualcuno ami qualcun altro di più, che l’amore si possa sempre misurare in qualche modo, che un amore più grande richiede un gesto più grande, che l’amore è in qualche maniera misurabile.
Jem non ama Will più di quanto ama Tessa. Non ama Will meno di quanto ama Tessa. Sono persone diverse. Gesti differenti significano cose differenti, per loro. Non è che Jem non veda più Will, durante la vita di quest’ultimo – se hai letto L’Erede di Mezzanotte puoi vedere che si presenta abbastanza spesso perché James lo chiami Zio Jem.
Gran parte dell’idea per cui Jem e Tessa si sarebbero incontrati una volta l’anno sul ponte per sempre si basa sul fatto che Jem e Tessa hanno un per sempre. Sono entrambi immortali [NdT: una volta lasciata la Fratellanza, Jem ha ricominciato a invecchiare a ritmo normale]. Stanno commemorando non solo la loro relazione, ma anche lo stato non mutato delle cose e la natura dell’immortalità, con questi incontri annuali. Non avrebbe senso se Will e Jem si incontrassero nello stesso modo, perché Will non è immortale, e un incontro annuale nello stesso posto e nello stesso luogo lo sottolineerebbe in quella che mi sembra una maniera piuttosto crudele.
Tessa e Will sono persone diverse; hanno relazioni differenti con Jem, e necessitano di cose diverse da lui. Questo non rende nessuno dei due più intimo con Jem (è difficile immaginare Will più vicino a Jem che alla madre dei suoi figli, o a Tessa piuttosto che al ragazzo che ha dato senso alla sua vita per anni) – li rende solo persone diverse con bisogni diversi e relazioni diverse. È okay che Jem e Tessa abbiano qualcosa che è solo loro, così come va bene che Will e Jem abbiano cose che sono solo loro e che Will e Tessa abbiano cose che sono solo loro. Cosa che – come vedremo maggiormente in TLH – è vera! »

Traduzione: “Tessa”

L’altro giorno vi abbiamo pubblicato un post, On love, in cui si parlava di Tessa, Jem, Will e il loro triangolo amoroso.

Ieri Cassie ha ricevuto un’altra domanda a riguardo, e dalla risposta è nata una bella riflessione non solo su Tessa, me pure sulla donna nei romanzi in generale.

 

Come sempre, vi abbiamo tradotto il post; speriamo vi piacerà. :)

 

 

 

 

 

 

 

« “Cassie, dal momento che sono una tua grande fan, volevo ringraziarti per aver scritto libri così magnifici. E… ecco a mia domanda! Ho letto il post in cui spieghi perché la relazione di Tessa con Jem è più che amicizia, e sono rimasta affascinata dal modo in cui hai spiegato e sottolineato le cose, in modo da render chiaro che erano più che semplici amici. Mi chiedevo se potresti fare lo stesso per Will e Tessa. Tutti i personaggi ci mostrano ciò che pensano, e quindi possiamo dedurre quali siano i loro sentimenti, ma sono certa che c’è qualcosa che potresti aggiungere, proprio come hai fatto con Jem e Tessa. :) Daniela

Ciao, Daniela! Il punto è, in verità non ricevo domande da persone che ritengono che Will e Tessa siano semplici amici. Il lato opposto della discussione (portato a un estremo) sembra pensare che Tessa e Will provassero solo lussuria l’uno per l’altra, non Amore.

Credo che sia probabilmente ovvio che non era questo ciò che pensavo mentre scrivevo. Ma shippare ha molto a che fare con le preferenze personali sui vari tipi di relazioni e personalità. Penso che Tessa e Will si amassero? Sì: non credo che saresti disposto a dare la tua vita per qualcuno per cui provi solo lussuria (Will, Clockwork Prince), né che ti bruceresti la mano con un attizzatoio perché il dolore di qualcuno per cui provi solo lussuria ti fa male da morire (Tessa, Clockwork Prince). Penso che il fatto che dopo la partenza di Jem Tessa e Will non si siano toccati per mesi, mentre venivano a patti col dolore della sua assenza, e abbiano sinceramente cercato di costruire le fondamenta per una relazione emotiva solita parli da sé. E di certo un matrimonio di cinquanta e più anni, in cui uno dei due invecchiava e l’altro continuava a sembrare un ventenne, in cui non c’è mai stata mancanza di passione o impegno, parla di un amore davvero profondo.

Il problema con la narrativa della Lussuria non è pensare che la connessione di Jem e Tessa sia più profonda – è normale; noi tutti reagiamo alle relazioni fittizie in modi che riflettono ciò a cui diamo priorità o che preferiamo nella vita reale –; il problema è che a volte tutto ciò si riflette nel prendersela con Tessa o darle della puttana, il che, devo ammetterlo, mi infastidisce. Quindi, condividerò con voi un breve estratto da un post in cui una persona che si professa fan di Jem (anche se Dio sa che amo i miei fan di Jem e non li dipingerei mai in questo modo, neppure lontanamente) parla di Tessa. Il link del post mi è stato inviato da una fan molto sconvolta, e penso sia meglio non menzionare né i suo nome né quello della ragazza che ha scritto il post. Ma eccolo. Segnalo la presenza di cultura dello stupro, del dare a una donna della puttana e di misoginia.

Post: “Buon Dio, sapevo che [a Tessa] non fotteva un cazzo di Jem, e che voleva solo scoparsi Will, ma Gesù Cristo, abbi un po’ di empatia, rispetto… I ragazzi hanno fatto di tutto per questa puttana, si sono fatti male, uno alla fine è morto per lei e per colpa sua, tutto ciò che poteva fare lei era pretendere, mettere le persone in pericolo e recitare e non apprezzare mai nulla né sentirsi in colpa, e ha fatto così tanto male per cui non si è dispiaciuta, era così egoista e voleva ottenere lei tutto il meglio dalla situazione, e tutto ciò che sapeva fare era giocare con loro, mancare loro di rispetto come individui, e come vite, e descrivere il loro aspetto sia che stessero morendo, sia che stessero bene, e interessarsi a nient’altro che al suo bene.

Vorrei che qualcuno le portasse un vibratore, perché i suoi ormoni l’hanno ovviamente resa incapace di mettere in ordine le sue priorità. E questo ha ucciso Jem.

Wow. Solo, voglio dire, WOW.

In altre parole: il fatto che Tessa sia una donna, e più specificamente una donna capace di fare sesso, ha ucciso Jem.

Come?

Beh, non ne sono esattamente sicura. Non è sgattaiolata nella sua stanza, di notte, per strozzarlo con le cosce. Jem stava morendo, quando Tessa è arrivata. Non c’erano cure per la sua malattia. Non c’era assolutamente nulla che Tessa avrebbe potuto fare per tenerlo in vita – e, ricordate, è stata lei a fare pressioni per trovare una cura, non Will. Se non fosse stato per Tessa, Jem non avrebbe mai scelto di entrare nella Fratellanza dei Silenti, non avrebbe mai vissuto da Fratello Zaccaria, non sarebbe mai stato curato, e oggi non potrebbe essere vivo e felice.

Post: “I ragazzi hanno fatto di tutto per questa puttana, si sono fatti male, uno alla fine è morto per lei e per colpa sua

Sono seriamente curiosa di scoprire quale dei due è morto per Tessa, visto che Will è morto di vecchiaia e Jem è ancora vivo. In effetti, ha centotrentacinque anni. Il punto è, Tessa ha salvato la vita di Jem. Ha salvato anche quella di Will. Ci vuole un enorme sforzo di intenzionale e ostinata misoginia per non notarlo.

Post: “tutto ciò che poteva fare lei era pretendere, mettere le persone in pericolo e recitare e non apprezzare mai nulla né sentirsi in colpa

“Mi spiace,” disse Tessa. Non riusciva a contare il numero di volte in cui gli aveva detto di essere dispiaciuta, durante le ore passate. (Clockwork Princess)

“Mi hai salvato la vita, al magazzino del tè, e te ne sono grata, Will.” (Clockwork Prince)

“Oh, Will. È tutta colpa mia. Jem ha buttato la sua vita per me. Se avesse preso la droga con più parsimonia – se si fosse concesso di riposare e star malato, anziché fingere di stare bene per me…” (Clockwork Princess)

Scosse la testa. “Come puoi sopportare di avermi vicino a te?” chiese, disperata. “Ti ho tolto il tuo parabatai. E ora moriremo qui entrambi. Per colpa mia.” (Clockwork Princess)

Tessa, a dire il vero, si è spesso sentita in colpa per cose che non erano neppure colpa sua: così anche Will e Jem, ma quando lo fanno loro, è perché sono dei poveri, dolci bambini, mentre quando lo fa Tessa, è perché – sì! È colpa sua! Se sei una donna, non c’è modo che le cose ti vadano bene. Di certo il fatto che Jem abbia preso tutto il suo yin fen in una volta non è colpa di Tessa: non lo sapeva neanche. Ovviamente Tessa sta spesso male, è spesso divorata dal senso di colpa, ma, sfortunatamente, nessuna donna può mai sentirsi abbastanza in colpa da risultare soddisfacente. Tutta la società dice alle donne che devono odiare loro stesse e le altre, e questo genere di cose è il risultato.

Pensare che Tessa abbia ucciso Jem con le sue parti femminili, mentre in verità è successo il contrario, perché lei gli ha salvato e prolungato la vita, richieda una dedizione assoluta alla misoginia, e al credere che le donne siano significative e importanti solo nel modo in cui trattano gli uomini nella storia. Se li rendono costantemente felici, le donne sono okay. Se anche solo pare che li stiano rendendo infelici, se un uomo fa qualcosa di stupido o mette a rischio la sua vita per una donna anche se lei questo non lo sa, se lui è infelice anche se lei non può evitarlo, se la donna dorme con un altro anche se pensava che lui fosse morto e a lui non sarebbe comunque potuto importare di meno, se non considera più importante l’immaginario dolore di un uomo morto rispetto ai suoi bisogni per sopravvivere e al suo benessere mentale, è lei la puttana che merita di morire. Se osserva con sorpresa e senza lussuria che un uomo è nudo, perché è una ragazza vittoriana e quindi è scioccata ritrovandosi nella stessa stanza con un uomo nudo, è una troia. E se desidera avere un’esperienza sessuale e consensuale prima di una vita di stupri (dal vero cattivo dei libri – il suo nome è Mortmain, tra parentesi, e in verità è lui a rendere tutti tristi), non è solo una troia, è una troia assassina.

È la mentalità al centro della cultura dello stupro: che le donne siano distributori automatici, e se metti un paio di monetine di attenzione o affetto dentro di loro, faranno meglio a rispondere col sesso e l’obbedienza, perché in caso contrario sono… rotte.
Le guerre tra ship fermentano facilmente, ed è semplice che entrino nella mentalità del: “Se la Jessa ottiene una cosa, la Wessa ottiene una cosa”. Ho deciso di procedere in un’altra maniera e presentarvi qualcosa su cui penso che sia le Wessa che le Jessa, e anche le fan della Heronstairs, potranno concordare: questo genere di pensieri? È rivoltante. »