Extra tradotto: tre scene tagliate da Clockwork Angel!

Visto che in pagina mi siete parsi interessati, vi carico tre scene tagliate da L’Angelo, tutte introdotte da un breve commento di Cassie. :3 Speriamo che vi piacciano!

Ennesimo PS: anche questo fa parte dei regali di Natale, quindi vi chiediamo nuovamente di non prelevare la traduzione.

« Ho cancellato un pezzo della conversazione tra Jem e Tessa sul Blackfriars Bridge in cui Jem le parla più approfonditamente della sua eredità culturale e dello stato della relazione tra Inghilterra e Cina durante e dopo le Guerre dell’Oppio. »

“C’era un posto, in Cina,” disse Jem, “chiamato Yuánmíng Yuán. I Giardini dello Splendore Perfetto. Era una residenza imperiale. Una volta mia madre è andata lì per incontrare l’Imperatore; una sorta di visita come ambasciatrice dei Nephilim. Disse che era il posto più bello in cui fosse mai stata. C’erano meravigliosi giardini, dipinti, musica, bellissimi padiglioni. Lo chiamavano: ‘Il Giardino dei Giardini’.” Guardò oltre l’acqua. “Quindici anni fa, gli inglesi l’hanno raso al suolo. Una rappresaglia per vendicarsi di quanto successo durante la Guerra della Freccia. Hanno ucciso le guardie, rubato tutto ciò che pensavano di poter vendere e dato fuoco al palazzo. Ci sono voluti tre giorni perché bruciasse tutto. Adesso di tutta quella bellezza non restano altro che pietre silenti e terra bruciata.”
“Mi spiace,” gli rispose Tessa; non sapeva che altro avrebbe potuto dire.
“Qui non importa a nessuno, ovviamente,” continuò Jem. “Non hanno mai sentito parlare dei Giardini. È stato Lord Elgin a ordinare che i Giardini bruciassero; per questo, l’hanno reso viceré dell’India. Ora è un uomo famoso. Visto ciò che ha fatto nella mia terra, dovrei odiare lui e tutti gli inglesi che gli somigliano.”
La sua voce era fredda e chiara, e fece correre un brivido lungo la schiena di Tessa. Dall’altra parte del ponte, una coppia si era fermata vicino al parapetto; l’uomo sembrava indicare qualcosa nell’acqua, e la donna annuiva. “Ed è così? Li odi?”
“Non importa,” rispose Jem. “Sono uno Shadowhunter più di qualsiasi altra cosa. Sono fratello dei Nephilim d’Inghilterra più di quanto sia fratello di qualsiasi mondano della terra in cui sono nato. E quando i Nephilim mi guardano, vedono solo uno Shadowhunter. Sono i mondani quelli che mi guardano e vedono qualcosa che non riescono a comprendere – un ragazzo che non è abbastanza bianco, ma neanche abbastanza straniero.”
“Così come io non sono umana, ma neanche demone,” disse piano Tessa.
Gli occhi di Jem si ammorbidirono. “Sei umana,” fece. “Non pensare mai di non esserlo. Ti ho vista con tuo fratello; so quanto tieni a lui. Sei in grado di provare speranza, colpa, dolore, amore – quindi sei umana.”

« Nate e Tessa discutono di Jessamine mentre non è nei paraggi. »

“Sapete,” disse Nate, “mi sento piuttosto assetato – penso che gradirei dei tè. Potreste chiamare un servitore?”
“Oh, caro, dovete avere molta sete. Temo di essere stata un’ospite tremendamente negligente.” Jessamine si alzò, tutta rammaricata. “Non ci sono campanelle, in libreria, ma cercherò Sophie e le dirò di andare a chiedere ad Agnes di prepararvi un vassoio.”
Si affrettò a uscire dalla stanza, lisciandosi le gonne mentre andava via. Nate le lanciò un’occhiata d’apprezzamento prima di voltarsi di nuovo verso Tessa, che gli rivolse uno sguardo dubbioso.
“Non desideri davvero del tè,” gli disse. “Lo detesti.”
“Sì, ma adoro la mia sorellina.” Nate ghignò. “Avevi un’aria infelice. Suppongo che Jessamine non ti piaccia granché, dunque? Perché no? A me sembra deliziosa.”
“È deliziosa con te. Non molto col resto di noi.” Tessa pensò a Jessamine aggrappata a lei a Hyde Park ed esitò. “È solo – è come una bambina. A volte crudele, altre gentile. Per lei le altre persone non sono reali. Ed è ovvio che tu le piaccia – non sei uno Shadowhunter. Jessamine disprezza gli Shadowhunters.”
“Sì?” La voce di Nate si fece più profonda, come succedeva ogni volta che era genuinamente interessato a qualcosa.

« Una delle prime conversazioni tra Will e Tessa in cui la natura della loro fuga era molto differente e la Darke House era un bordello con prostitute meccaniche. »

Will fece salire Tessa nella carrozza, poi salì a sua volta urlando: “Thomas! Vai! Vai!” al conducente, che tirò le redini. La carrozza barcollò bruscamente in avanti mentre Will chiudeva la porta, così che Tessa gli cadde addosso.
“State calma,” le disse lui, e si allungò per raddrizzarla, ma Tessa si era già allontanata, sistemandosi sul sedile opposto. Scostò le tendine e guardò fuori – c’era una strada sporca, con squallidi edifici su entrambi i lati. A mano a mano che la carrozza procedeva, superarono il vicolo che Tessa aveva passato tanti giorni a fissare – c’era, e poi era sparito mentre svoltavano un angolo, quasi mettendo sotto un venditore ambulante che spingeva un carretto con su un’alta pila di patate novelle. Tessa urlò.
Will chiuse di nuovo le tendine. “È meglio se non guardate,” le disse in tono piacevole.
“Ucciderà qualcuno. O ci farà uccidere.”
“No. Thomas è un conducente eccellente.”
Tessa gli lanciò un’occhiata. “Chiaramente la parola eccellente ha un altro significato, su questo lato dell’Atlantico.” La carrozza sbandò di nuovo, e Tessa si aggrappò la sedile, serrando gli occhi. Le girava la testa, e non solo per il movimento della carrozza: non era uscita dalla Camera Rossa per più di un mese, e il suono della strada tutt’intorno, per quanto filtrato dai finestrini chiusi, sembrava echeggiare all’interno della sua testa come colpi di tamburo. Sentì Will, lontano, dire qualcosa al conducente; la carrozza rallentò, e la presa di Tessa sul sedile si rilassò un pochino, le vertigini diminuirono. Aprì gli occhi e vide che Will la stava osservando con curiosità. “Gli avete detto dove stavamo andando?” gracchiò.
“Sì,” le rispose, “sebbene io non riesca a non trovare strano che una donna come voi abbia un fratello con un indirizzo di Mayfair.”
Tessa sbatté le palpebre. “Una donna come me?”
“Una prostituta,” spiegò Will.
La bocca di Tessa si spalancò di nuovo. “Non sono una… una…”
“Una prostituta?” ripeté Will, inarcando le sopracciglia.
Tessa chiuse di scatto la bocca. “Che cosa orribile da dire. Se questo è un vostro modo scherzoso per insultarmi…”
“Non scherzo mai,” rispose Will, “o, almeno, scherzo solo quando l’occasione lo permette, e non è questo il caso. Ho immaginato che foste una prostituta poiché eravate in un posto che può solo essere definito bordello.”
Tessa lo fissò.
“Vi aspettate davvero che io creda che foste completamente all’oscuro della funzione della Darke House?” domandò Will. “Dovete avere pur notato cosa succedeva al suo interno.”
“Ve l’ho detto, non mi è mai stato permesso di lasciare quella stanza.”
“Non avevo realizzato che questo significasse che non poteva neanche entrare nessuno,” disse Will.
“Cosa – oh, ugh. Ugh. C’è qualcosa di orribilmente sbagliato in voi, non è vero? È come se non riusciste smettere di dire cose terribili.”
Le sopracciglia di Will si sollevarono; a dispetto della sua rabbia, confusione e orrore, per qualche ragione Tessa non poté non notare che formavano dei perfetti mezzi cerchi neri sopra ai suoi occhi. “Adesso sembrate Jem.”
“Chi è Jem?”
“Questo non importa,” rispose Will. “Sto cercando di capire come qualcuno possa vivere per un mese in un bordello e non notarlo. Dovete essere terribilmente ottusa.”
Tessa lo fissò.
“Se questo può essere di qualche aiuto, pareva una struttura abbastanza d’alta classe. Ben arredata, sufficientemente pulita…”
“Parlate come se aveste visitato un buon numero di bordelli,” osservò acidamente Tessa. “Li state studiando?”
“È più un hobby,” rispose Will, e sorrise come un angelo cattivo. Prima che Tessa potesse dire qualcosa in risposta, la carrozza si fermò con un sussulto. “Sembra che siamo arrivati,” annunciò Will, e Tessa si allungò oltre lui per scostare di nuovo la tendina; guardò fuori e vide che la carrozza si era fermata davanti a un’alta residenza georgiana all’interno di un grazioso quadrato circondato da alberi e altre case simili. Intorno all’abitazione c’era una recinsione di ferro, il numero 89 marchiato in chiari numeri argentati sul cancello.

Traduzione: “On love”

Ciclicamente, a Cassie arrivano domande su Will, Jem e Tessa – sul loro triangolo amoroso, e su chi amasse di più lei.
Ieri la Clare ha dato un’altra risposta bellissima (e molto, molto lunga!); non potevamo non tradurla. :)

 

Speriamo vi piacerà quanto è piaciuto a noi!

 

 

 

 

 

 

 

 

« “Voglio ringraziarti per aver scritto libri così belli; ma ho una domanda su La Principessa. Tessa finisce con Will fino all’epilogo, in cui riaccende la sua storia d’amore con Jem. Non riuscirò mai a venire a patti col fatto che lei sembri essere innamorata di due persone. La sua relazione con Jem a me è sempre parsa una semplice amicizia. Tu credi che sia possibile essere innamorati di due persone? O ho frainteso qualcosa nei libri?

Grazie per le tue gentili parole riguardo i miei libri. Quanto al fatto che Jem e Tessa abbiano una semplice amicizia, ecco la “scena della camera da letto” di Il Principe. Ho pensato che potrebbe risultare divertente fare una specie di commento, come nei DVD, tra parentesi.

 

“Tessa,” le disse. Tessa alzò lo sguardo verso Jem. Non c’era nulla di sicuro o affidabile, nella sua espressione. [Qui Tessa si rende conto di non star pensando a Jem come a un amico sicuro, affidabile; sta pensando a lui come a qualcosa di completamente diverso. Tessa sta realizzando di provare dei sentimenti per lui, e non sentimenti d’amicizia.] I suoi occhi erano scuri, le sue guance arrossate. Lei sollevò il viso e Jem abbassò il suo, la bocca obliqua su quella di lei; e, mentre Tessa si irrigidiva per la sorpresa, si baciarono. Jem. Stava baciando Jem. Se i baci di Will erano fuoco, quelli di Jem erano come aria pura dopo essere stati rinchiusi per lungo tempo in un’oscurità soffocante. Le sue labbra erano morbide e ferme; con una mano le aveva circondato gentilmente il collo, guidando la bocca di Tessa verso la sua. Con l’altra le aveva avvolto il viso, carezzandole dolcemente la guancia con un pollice. Le sue labbra sapevano di zucchero bruciato; la dolcezza della droga, immaginò Tessa. Il suo tocco, le sue labbra, erano incerte, e lei sapeva il perché. A differenza di Will, a Jem importava che quello fosse il massimo della sconvenienza, che non avrebbe dovuto toccarla, baciarla, che lei avrebbe dovuto spingerlo via.
Ma Tessa non desiderava spingerlo via. Anche mentre si meravigliava che fosse Jem che stava baciando, Jem che le faceva girare la testa e fischiare le orecchie
[Si stanno baciando e Tessa sta reagendo fisicamente. Desidera Jem. Baciarlo la eccita!], sentì le braccia sollevarsi di loro spontanea volontà e circondare il collo di Jem, portandolo più vicino.
Jem boccheggiò contro le sue labbra. Doveva essere stato così certo che l’avrebbe spinto via, che per un attimo rimase immobile. Le mani di Tessa scivolarono sulle sua spalle, incitandolo con tocchi gentili, con un mormorio contro la sua bocca, a non fermarsi. Jem ricambiò le sue carezze, esitante, e poi con più forza – baciandola ancora e ancora, ogni volta con più urgenza, prendendole il viso tra le mani brucianti, carezzandole la pelle con le sue affusolate dita da violinista, facendola rabbrividire.
Le sue mani si mossero sui fianchi di lei, premendosela contro; i piedi nudi di Tessa scivolarono sul tappeto, e i due mezzo inciamparono sul letto.
Con le dita strette intorno alla camicia di Jem, Tessa lo attirò a sé, accogliendo su di sé il peso del suo corpo con la sensazione che le fosse stato restituito qualcosa che le apparteneva da sempre, una parte di lei che le era mancata senza che lei se ne rendesse conto.
[Questo è un sentimento intensamente profondo. Tessa sente di essere completa, stando con Jem in una maniera amorevole, sessuale. È più del semplice desiderio; è eros, amore e desiderio.] Jem era leggero, con ossa cave come quelle degli uccelli e lo stesso cuore che batte all’impazzata; gli passò le mani tra i capelli, ed erano soffici come aveva sempre pensato che sarebbero stati nei suoi sogni più nascosti [Qui scopriamo che Tessa aveva precedentemente fantasticato sul come sarebbe stato toccare Jem come un’amante. Si è chiesta come sarebbe stato toccargli i capelli. L’ha bramato.], come piume appena spuntate tra le sue dita. Le mani di Jem sembravano incapace di smettere di accarezzarla, in preda allo stupore. Si fecero strada lungo il corpo di Tessa; il respiro gli si spezzò contro il suo orecchio mentre trovava la cintura della sua vestaglia e vi indugiava con dita tremanti.
Davanti a quell’incertezza, Tessa ebbe l’impressione che il cuore le si stesse gonfiando nel petto, invaso da una tenerezza abbastanza grande da contenere tutti e due. Voleva che Jem la vedesse, vedesse lei così com’era, se stessa, Tessa Gray, senza nessuna trasformazione. Abbassò la mano e sciolse la cintura, facendosi scivolare la vestaglia lungo le spalle e mostrandoglisi con la sola camicia da notte di batista bianca.
Lo guardò, senza fiato, scostandosi i capelli sciolti dal viso. Sollevandosi sopra di lei, Jem abbassò lo sguardo, e ripeté, roco, ciò che aveva detto nella carrozza quando le aveva toccato i capelli: “Ni hen piao liang.”
“Che significa?” sussurrò lei, e questa volta lui sorrise e rispose:
“Significa che sei bellissima. Non volevo dirtelo, prima. Non volevo che pensassi che mi stavo prendendo delle libertà.”
Tessa si sporse e gli toccò la guancia, così vicina alla sua, e poi la fragile pelle della gola, sotto la cui superficie il sangue batteva impetuoso. Le ciglia di Jem tremarono, mentre con gli occhi seguiva il movimento delle dita di Tessa, simili a pioggia argentata.
“Prenditele,” gli mormorò.
[Jem ha aspettato il suo consenso, e Tessa gliel’ha dato con entusiasmo. Desidera assolutamente star con lui in questo modo. Non ci sono indicazioni che dicano che lei si sente anche solo remotamente esitante o priva d’entusiasmo.]
Jem si chinò su di lei; le loro labbra si incontrarono di nuovo, e lo stupore generato da quella sensazione fu così forte, così schiacciante, da farle chiudere gli occhi, come per potersi nascondere nell’oscurità. Jem mormorò e la strinse a sé. Rotolarono di lato, le gambe di Tessa tra quelle di lui, i loro corpi che tentavano di premersi sempre più l’uno contro l’altro, finché non divenne difficile respirare, e anche così non riuscivano a fermarsi [Non è: “Jem non riusciva a fermarsi”. È: “Non riuscivano a fermarsi”. Sono resi folli dal desiderio che provano l’uno per l’altro.] Tessa trovò i bottoni della camicia di Jem ma, anche quando aprì gli occhi, le dita le tremavano quasi troppo perché le riuscisse di sbottonarli. Li aprì in maniera goffa, strappando la stoffa. [Gli sta strappando la camicia!] Mentre Jem si sfilava con foga la camicia, Tessa vide che i suoi occhi si stavano nuovamente schiarendo fino a raggiungere una tonalità che era puro argento. Ebbe solo un istante per potersene meravigliare, però; era troppo occupata a meravigliarsi di tutto il resto. Era così magro, senza le corde di muscoli di Will, ma c’era qualcosa, nella sua fragilità, di adorabile, come scarni di una poesia. Oro battuto leggero come aria. Sebbene uno strato di muscoli gli coprisse il torace, Tessa riusciva comunque a vedere le ombre tra le sue costole. Il pendente di giada che gli aveva dato Will stava sotto le sue clavicole aguzze.
“Lo so,” fece Jem, guardandosi con imbarazzo. “Non sono… Voglio dire, sono…”
“Bellissimo,” disse lei, ed era seria. “Sei bellissimo, James Carstairs.”

 

Tessa è molto attratta da Jem. È lì, sulla pagina. I personaggi non mentono né nascondono nulla nei loro pensieri. Quando Clary bacia Simon, sappiamo cosa pensa. Città di Cenere, quando Clary e Simon pomiciano:

 

Era la prima, vera seduta di baci lunga che avesse mai avuto, questa – ed era stata bella, si disse, sicura e piacevole e confortevole. Certo, aveva baciato Jace, la notte del suo compleanno, e quel bacio lì non era per niente stato sicuro e piacevole e confortevole. Era stato come aprire una vena di qualcosa di sconosciuto nel suo corpo, qualcosa di più caldo, dolce e amaro del sangue.

 

È così che va quando ami una persona solo come amica ma stai cercando di far diventare la vostra relazione qualcosa di più. È piacevole. È confortevole. È noioso. Non puoi evitare di paragonarlo a qualcosa che era per davvero passione. Non puoi fare a meno di notare la differenza.

Tessa non lo fa mai. Non compara mai i baci di Jem considerandoli inferiori a quelli di Will. Li ama entrambi. Desidera entrambi. Puoi vederlo nella scena qui sopra, ed è questa parte della ragione per cui ho pensato che fosse importante e l’ho scelta per farci un commento da DVD – prima che Clockwork Prince venisse pubblicato, uno dei miei editori mi ha chiesto di rimuovere la scena. Era “troppo piccante”, e Jem era “troppo gentile” per fare qualcosa del genere. Gli ho risposto:

 

C’è una cosa di cui volevo discutere, e cioè il tuo accorato appello per spingermi a rimuovere la ‘scena della camera da letto’ di Jem e Tessa. Dopo averci riflettuto su, l’ho lasciata, ed ecco il mio accorato appello sul perché dovrebbe rimanere.

Non vi opprimerò con lettera lunga pagine che è venuta dopo, ma è stata abbastanza convincente, immagino. Mi è stato concesso di tenere la scena, e ne sono sempre stata grata. Penso che sia una prova assoluta del fatto che Tessa desidera Jem e lo ama, non come semplice amico.

Quindi, non stai fraintendendo nulla. È solo che la narrativa con cui veniamo sfamati sin da quando siamo abbastanza grandi da guardare i film Disney dice che c’è un solo vero amore per ogni persona. Così le persone si sforzano di capire quale dei ragazzi sia quello che Tessa ama di più, quando invece la storia parla di come lei li ami entrambi e non c’è nessun “di più”. (Glamourweaver.tumblr.com ha recentemente scritto un bel post riguardo i lettori che dicono che leggono le scene con Tessa e Jem e sostituiscono mentalmente il nome di Jem con quello di Will, perché è così che preferiscono che vada – e ho certamente sentito persone dire: “Ho saltato tutti i pezzi su Tessa e Jem; ora sono confuso!”. Voglio dire, fare così ti porta ovviamente a essere confuso! Non posso farci niente se hai saltato grosse porzioni del libro. Sono lì per una ragione. Funziona anche al contrario, se salti tutti i momenti su Will e Tessa.)

Non che io stia suggerendo che tu abbia fatto così, persona che mi ha fatto questa domanda! Ce l’ho assolutamente con la narrativa che dice che le persone – in particolar modo le donne – possono avere un unico amore “giusto”, nella loro vita. È un mito così pervasivo, nei media, da essere davvero difficile da scappare. La gente non riesce letteralmente a credere che si possa essere innamorati di più di una persona allo stesso tempo, o anche solo nel corso di una vita. Ma succede, tutto il tempo.

L’obiettivo di The Infernal Devices era mostrare che si può amare più di una persona, che persone diverse possono comunque essere giuste per te, che puoi avere più di un’anima gemella, ed entrambe le tue relazioni possono essere grandi storie d’amore. (Voglio dire, non so se ci sono riuscita, ma questa era l’idea.)
[NdT: ci sei riuscita, Cassie. ;*]

Ogni frase della serie è stata scelta attentamente per enfatizzare il tipo di storia che stavo cercando di raccontare, ovvero un tipo di triangolo amoroso diverso, uno in cui ogni amore è pari all’altro. Jem ama Tessa, Tessa ama Jem, Tessa ama Will, Will ama Tessa, Will ama Jem, Jem ama Will. Le persone mi chiedono tutto il tempo se sono una shipper della Wessa o della Jessa. Io rispondo: “Sì”. Non ho assolutamente una preferenza. Ho costruito l’intera storia sapendo che non avrei mai potuto averne una. Se mai mi fossi scoperta a preferirne una, avrei fatto marcia indietro e lavorato per sistemare qualsiasi cosa avessi fatto di sbagliato per spingermi a sentirmi così.

Mi sorprende ancora ricevere questa domanda, una che suggerisce che Tessa provi per Jem solo dei sentimenti d’amicizia, viste le sessioni di pomiciata tra loro e tutte le volte in cui Tessa non solo dice, ma pensa, di amarlo. Credo sia perché la narrativa con cui veniamo sfamati dai media sostiene che l’Amore, con la A maiuscola, debba essere denso e distruttivo e catastrofico e doloroso. L’amore di Jem e Tessa è appassionato, ma prima della fine non è molto doloroso: litigano di rado, e di rado si fanno del male a vicenda. Jem la fa sentire bene con se stessa.* Quindi penso che quando le persone lottano contro l’idea che Tessa li ami entrambi allo stesso modo, cosa che sono condizionate dalla società a non credere, notano la relativa mancanza di conflitto e pensano: “Oh, sono solo amici, allora!”.

Ma noi non pomiciamo coi nostri amici, né strappiamo loro i vestiti, e neanche fantastichiamo sul come potrebbero essere i loro capelli sotto il nostro tocco. Non lo facciamo. Non accettiamo neppure di sposarli. Tessa non avrebbe accettato di sposare Jem se non fosse stata innamorata di lui. Pensa che sarebbe disonorevole – e, come ho detto, i personaggi non mentono, nei loro pensieri.

Da La Principessa:

 

Amava anche Jem – lo amava anche più di quanto non l’avesse amato quando aveva accettato di sposarlo.

 

*Nessuna mancanza di rispetto verso l’amore di Tessa e Will. È a sua volta un sentimento sano – è solo che è stato davvero tanto fregato da circostanze che hanno portato dramma durante Il Principe e per gran parte de La Principessa.

Lo pubblico in cima a un reblog di una domanda molto simile che ho ricevuto circa un anno fa, solo per farvi notare un certo schema in questo genere di domande. Non significa che io non riceva la stessa domanda da persone che credono che Tessa amasse di più Jem e che Will fosse inferiore: ricevo pure cose simili. E mi arrivano in numero uguale, quindi in qualche modo penso di poterlo ritenere un segno del fatto che sono riuscita a realizzare ciò che avevo intenzione di fare. :)

Mi chiedevo, qual è la tua opinione circa l’amore di Tessa per Will e quello per Jem? Ho sempre pensato che amasse Jem nello stesso modo, più o meno, in cui Will amava Jem – come un vecchio amico, un amico intimo; qualcuno che non vorresti mai deludere, ferire o lasciar andare. Immagino sia per questo che l’ha sposato. Ma con Will, aveva tutto il mistero, l’amore folle, emozionante, non corrisposto di cui molte favole parlano. Tieni in mente che ho appena cominciato Clockwork Princess, quindi quel libro potrebbe rispondere alle mie domande. Volevo solo chiederti, solo sulla strada giusta, col mio ragionamento? E tu che ne pensi – cos’erano quando stavi sviluppando la storia?

Jem e Tessa avevano una relazione che includeva un romanticismo intenso e un desiderio sessuale. Per esempio, in una scena di CP Jem e Tessa pomiciano come pazzi in una carrozza, e sono, tipo: uh-oh, ci serve un ACCOMPAGNATORE! Come per dire: non riusciamo a tenere a bada le mani, e abbiamo bisogno di qualcuno che ci separi! Ne La Principessa, si appartano di nuovo appassionatamente, questa volta su un pavimento, e finalmente decidono di doversi sposare non in un mese, ma il giorno dopo. Vivono in una società in cui seriamente non dovresti far sesso fino al matrimonio. Fa’ i conti!

La mia opinione sulla relazione di Will e Tessa e quella di Jem e Tessa è questa: proprio come non volevo scrivere come se ci fosse un unico modello possibile per i triangoli amorosi, non desideravo scrivere come se ci fosse in generale un unico modello per le storie d’amore.

Vediamo spesso un unico tipo di relazione: quella con il dolore, grandi drammi, l’amore che non puoi dire se è ricambiato perché lui è così cattivo/così misterioso/tu sei un gufo e lui un pesce e vivete in modi così differenti e bisticciate comunque tutto il tempo. Will e Tessa hanno una storia d’amore di questo tipo. Dici che è un amore da favola: puoi chiamarlo così, o Amore Altamente Romantico, come lo considero io, o comunque tu voglia.

Jem e Tessa avevano/hanno un tipo d’amore che i lettori non trovano spesso, nei libri. Non fa così tanto male (nonostante l’ombra della morte di Jem), fa sentire Tessa bene con se stessa, è salutare e meraviglioso. Non era proibito. Questo non lo rende inferiore. (Né lo rende migliore – visto che le circostanze cospiravano per rendere l’amore di Tessa e Will doloroso; sono certa che in seguito la loro storia sia stata a sua volta semplice e salutare e meravigliosa.) Ma visto che siamo condizionati a vedere l’amore e il dolore come la stessa cosa, credo che questo possa portare alcune persone a pensare che “lei non poteva amare entrambi i ragazzi nella stessa maniera”.

I libri riguardano brutte cose che succedono alle persone: il viaggio stradale che va male, le prove del coro che vanno male, l’apocalisse zombie che non ci sono possibilità che vada bene. Le storia d’amore, nei libri, sono solitamente ciò che va male, e di norma per buone ragioni. I libri riguardano i conflitti. Elizabeth Bennet non poteva incontrare Mr. Darcy e pensare: “Che individuo adorabile, e com’è bello, anche”, perché si sarebbero sposati in venti pagine e il libro sarebbe finito.

Quindi, visto che l’amore di Tessa e Will è quello che va tremendamente storto alla fine de Il Principe, le persone sono spinte a pensare che questo sia un segno del fatto che staranno insieme. Lo sapevo: è una delle cose con cui stavo giocando mentre scrivevo di questo triangolo.

Una delle cose di cui parlo tanto, in questi post, sono le aspettative dei lettori: i lettori sono spinti ad aspettarsi cose specifiche dalle storie semplicemente perché le hanno viste succedere già tantissime volte; per giocare con le loro aspettative, come io cercavo di fare, devi essere consapevole di quali eventi della trama significano cosa. Sapevo che, alla fine di Clockwork Prince, l’amore di Will e Tessa era fott*to, e che le persone l’avrebbero per questo pensato che loro due erano la coppia più probabile proprio perché era fott*ta. Che il modo più semplice per leggerla sarebbe: “Questa è la storia dell’amore di Will e Tessa e Jem è un ostacolo”. Solo che io volevo anche rendere chiaro che Jem e Tessa si amano e si desiderano, e non volevo concludere il triangolo nella maniera tradizionale; non volevo che i lettori ci trovassero niente di tradizionale. Quindi Jem e Tessa hanno un bel po’ di scene bollenti, abbastanza da spingere uno dei miei editori a leggere la scena della camera da letto di Jem e Tessa, ne Il Principe, e dirmi: “Abbassa i toni!” (E io ho risposto: “Non posso!”)

Dirò una cosa, cioè che, così come penso che ci siano diversi tipi d’amore romantico, credo pure che persone diverse possano essere quelle giuste per te in momenti differenti della tua vita. Molte persone che si risposano una seconda volta sposano una persona totalmente diversa dalla prima, e penso sia quella giusta per loro in quel momento della loro vita, perché in molti modi, vivendo, diventiamo persone diverse da quelle che eravamo.

Questo era parte del lieto fine che stavo scrivendo: penso che entrambi i ragazzi fossero giusti per e giusti con Tessa, ma che la Tessa più giovane stesse meglio con il selvaggio e imprevedibile e spontaneo Will – che condivide con lei i suoi sogni e l’amore per la letteratura –, e che la Tessa più grande sia più adatta all’introspettivo, riflessivo e grazioso Jem, che è sempre stato lungimirante, ed è una delle poche persone al mondo capace di capire il peso dell’immortalità di Tessa e come lei abbia imparato ad accettarlo con grazia, perché anche lui ha dovuto fare lo stesso.

Quindi sento che Tessa ha amato sia Jem che Will, entrambi in maniera romantica, e non ritengo nessuno dei due amori migliore dell’altro. Volevo dire: entrambi questi tipi di amore sono bellissimi. »

Traduzione: “Jem/TID questions”

Cassie ha risposto a due nuove domande su Jem – sul suo fidanzamento con Tessa tra CP e CP2, e anche sui sentimenti (conflittuali?) che magari ha provato trovandosi davanti un certo bambino. ;) Più in generale, si parla dei suoi sentimenti per Will e Tessa.

Speriamo che le risposte di Cassie vi piacciano, e che vorrete condividere il vostro parere con noi! :)

 

 

 

Ciao! Sono assolutamente innamorata dei tuoi libri. Dubito che vedrai o leggerai questa domanda, ma se per qualche ragione dovessi farlo, vorrei farti una domanda. Di recente ho visto un disegno di Tessa e Will che presentano loro figlio James, e Jem sembra stia piangendo. Quindi, sono lacrime di gioia o tristezza? In una delle Bane Chronicles Magnus incontra James, e c’è questa scena in cui Magnus è nell’Istituto che mandano avanti Will e Tessa. Quando Jem arriva in scena James lo chiama “zio Jem”. So che hanno fatto sì che James pensasse a Jem come a uno zio, ma come si sente Jem a riguardo? Scusa se ti faccio domande che non possono essere risposte, ma la curiosità mi sta uccidendo. :)

Beh, posso solo dirti ciò che penso. Penso che Jem stesse piangendo per un misto di gioia e tristezza. Gioia perché è felice per Will e Tessa – ovviamente, loro due sono eccitati all’idea di avere un bambino. (Non che ci sia bisogno di avere figli per essere felici, ma loro li volevano, quindi…) Ed è anche incredibilmente commosso dal sapere che hanno dato quel nome a loro figlio in suo onore. (Jem = un’abbreviazione di James.) Quindi sta piangendo per questo.

Sono certa che una parte di Jem fosse triste, perché lui era stato tagliato fuori dal ciclo della vita: dalla nascita, morte, matrimonio, fidanzamento, amicizia, dai gesti umani piccoli e da quelli più grandi. Credo non sia disperato. Penso che Jem sia una persona paziente, e sperasse in un futuro migliore, senza badare a quanto tempo ci avrebbe messo per arrivare. Fratello Zaccaria parlerà un po’, in City of Heavenly Fire, di com’è essere un Fratello Silente, e di come loro non sentano le cose come gli esseri umani.

Credo che L’Erede di Mezzanotte faccia un po’ luce sul modo in cui Will e Tessa restano ancorati a quella parte di Jem che è in Brother Zachariah, e The Last Hours mostrerà ancora altro. Ma penso che sia okay per una storia lasciare aperti alla tua personale interpretazione dei passaggi. Tu cosa pensi che Jem sentisse? L’amore che Jem prova per Will e Tessa, e loro per lui, e la felicità che tutti e tre si portano a vicenda; persino l’amore che Jem ha per “suo nipote e sua nipote”, Lucie e James, è lì in L’Erede di Mezzanotte: il racconto non è dal suo punto di vista, ma questo non significa che per comprendere i suoi sentimenti non possiate leggere le osservazioni che Magnus fa su di lui.

Potrà sembrarti una strana domanda, ma su Tumblr io e alcuni miei amici ci chiedevamo: com’è stata la relazione di Jem e Tessa durante quel paio di mesi che precede l’inizio di CP2 (ovvero, lo spazio vuoto tra CP e CP2)? A molti di noi piace pensare che fosse come quella che hanno ai giorni nostri (qualcosa che spero di vedere!), ma in verità non abbiamo mai davvero avuto modo di sapere granché sul loro rapporto durante la maggior parte del periodo del fidanzamento. Strana domanda, lo so, e non sei costretta a rispondere! Alcuni di noi erano soltanto molto curiosi. :)

Direi che, proprio come in The Midnight Heir potete interpretare i sentimenti di Jem attraverso le osservazioni che Magnus fa di lui, potete tentare di ricostruire il rapporto di Jem e Tessa durante CP e CP2 grazie alle cose che sappiamo di loro in CP2.

Sappiamo che insieme sono felici, ma anche che entrambi hanno delle cose che li rendono infelici – la minaccia di Mortmain pende su entrambi; Tessa porta sulle spalle quel peso che è conoscere i sentimenti di Will, e Jem a sua volta porta quel peso che è sapere di star morendo più velocemente di quanto vorrebbe.

Sappiamo che Tessa sta imparando il cinese da Jem, ed è un segno di dedizione parecchio forte imparare una lingua per qualcuno che non te l’ha neanche chiesto. Sappiamo che Jem sta scrivendo degli spartiti per Tessa. Sappiamo che non litigano, visto che quella in CP2 è la loro prima discussione.

Probabilmente, penso, ricevo tutte queste domande su Jem perché, essendoci pochi suoi POV, si ha la sensazione di non sapere ciò che gli frulla per la mente. Ma in verità noi sappiamo un sacco di cose! Impariamo a conoscere i personaggi attraverso le loro azioni e i loro dialoghi tanto quanto li conosciamo vedendo le cose attraverso i loro occhi (pensate a quanto bene conosciamo Gatsby pur non avendo mai modo di conoscere i suoi pensieri, e benché non sia lui il narratore). Per esempio, Jem su come le sue interazioni su Tessa tra CP e CP2 siano state alterate dalla sua decisione di non farle conoscere la verità sul suo stato di salute:

All’inizio, quando per la prima volta mi sono reso conto di amare Tessa, ho creduto che forse l’amore mi stesse facendo migliorare. Non avevo avuto attacchi per così tanto tempo! E quando le ho domandato di sposarmi, gliel’ho detto. Le ho detto che l’amore mi stava guarendo. Quindi la prima volta che io… La prima volta che è successo di nuovo, dopo la proposta, non sono stato in grado di sopportare l’idea di dirglielo, col timore che avrebbe potuto pensare che il mio amore per lei fosse diminuito. Ho preso più droga, nel tentativo di difendermi da un altro attacco. A quel tempo stavo prendendo già più droga per restare semplicemente in piedi di quanta in precedenza ne assumevo per resistere una settimana. Non ho anni, Will. Potrei addirittura non avere mesi. E non voglio che Tessa lo sappia. Per favore, non dirglielo.

Un po’ come, in CP, abbiamo scoperto, pur non essendo nella sua testa, quali erano i sentimenti di Jem dopo aver scoperto che Will aveva assunto della droga dal pugno che gli ha tirato, e dal discorso successivo. :)

Una nota sul fidanzamento nell’epoca vittoriana: Jem e Tessa non avevano la possibilità di fare parecchie cose fisiche. Potevano tenersi per mano, passeggiare insieme, forse baciarsi. Ma di notte erano divisi, e di certo andare a visitarsi a vicenda nelle proprie camere da letto non sarebbe stato approvato (gli Shadowhunters si presentano sempre nelle camere degli altri, ma dopo il loro fidanzamento J&T erano più tenuti d’occhio degli altri, non meno). È per questo che il loro pomiciare nella stanza della musica in CP2 è una cosa grossa, e risulta in Jem che, tipo, dice: “Dobbiamo sposarci SUBITO, ADESSO”.

In caso contrario, ci sono certi spazi aperti, tra CP e CP2, in cui il lettore può immaginare come sono andate delle interazioni specifiche tra Jem e Tessa – ed è un bene! A volte è divertente avere degli spazi in cui far vagare la propria immaginazione. »

Traduzione: “Why Will Hates Ducks”

L’extra che vi presentiamo oggi, Shadowhunters, è cronologicamente collocato all’inizio del nono capitolo di Clockwork Angel/L’Angelo. :)

Come suggerisce anche il titolo, protagonisti del breve racconto sono Will e il suo timore per le anatre (ma ritroviamo anche Tessa e Jem).

Speriamo vi piaccia! ;)

Will colpì le gambe del tavolo coi tacchi delle scarpe, impaziente. Se Charlotte fosse stata lì gli avrebbe detto di smetterla di danneggiare il mobilio, anche se già metà dei mobili presenti in biblioteca portava su di sé i segni di anni di abusi – scheggiature nei pilastri che lui e Jem avevano usato per allenarsi con la spada fuori dalla stanza d’addestramento, impronte di scarpe sui davanzali dove era stato seduto per ore a leggere. Libri con pagine rovinate e dorsi rotti, ditate sulle pareti.
Certo, se Charlotte fosse stata presente loro non avrebbero neanche fatto ciò che stavano facendo, e cioè osservare Tessa mentre si trasformava in Camille e poi tornava di nuovo se stessa. Jem sedeva accanto a Will sul tavolo, urlando di quanto in quando qualche incoraggiamento o un consiglio. Will, che stava appoggiato sulle mani con di fianco una mela rubata dalla cucina, fingeva di prestarle a malapena attenzione.
Ma lo stava facendo. Tessa camminava avanti e indietro per la stanza, le mani lungo i fianchi rigide per la concentrazione. Era affascinante vederla mutare: sulle prime c’era un’increspatura, come quando l’immobile acqua di uno stagno viene disturbata dal lancio di un sasso, e poi i capelli scuri di Tessa si striavano di biondo, il suo corpo si curvava e cambiava in un modo che lasciava Will incapace di distogliere lo sguardo. Di solito non si riteneva fosse educato fissare così sfacciatamente una signorina, eppure Will era lieto di averne la possibilità…
Lo era, non è forse così? Batté le palpebre, quasi come per schiarirsi la mente. Camille era bellissima – una delle donne più belle che avesse mai visto. Ma la sua bellezza lo lasciava indifferente. Per citare le parole che aveva usato un tempo per descriverla a Jem, la bellezza di Camille era come quella di un fiore morto e messo sotto al vetro. Se il cuore gli batteva così forte e non poteva distogliere lo sguardo era a causa di Tessa. Will si disse che era a causa del fascino di quell’insolita magia, non dell’adorabile cipiglio che distorceva i tratti di Tessa quando questa aveva difficoltà a rendere la fluida camminata di Camille – né del modo in cui l’abito le scivolava dalle clavicole fino alle spalle quando riassumeva le sue vere sembianze, o dei suoi capelli castani che, sciolti, le si attaccavano al collo e alle guance mentre scuoteva la testa per la frustrazione…
Afferrò la mela e cominciò a lucidarsela con ostentazione contro il petto della camicia, sperando così di nascondere il tremolio delle mani. Provare dei sentimenti per Tessa Gray non era accettabile. Già provare dei sentimenti per chiunque si sarebbe rivelato pericoloso, ma sentire qualcosa per una ragazza che addirittura abitava all’Istituto – che era diventata una parte integrante dei loro piani, che lui poi non avrebbe potuto evitare – era anche peggio.
Sapeva cosa doveva fare, in questo genere di circostanze. Allontanarla; ferirla; spingerla a odiarlo. Eppure non c’era parte di lui che non si ribellasse all’idea. Perché Tessa era sola, vulnerabile, si giustificò con se stesso. Sarebbe stata una crudeltà così enorme farlo…
Tessa si fermò lì dov’era, alzando le braccia ed emettendo un gemito di frustrazione. “Proprio non ci riesco, a camminare in quel modo!” esclamò. “Quando Camille cammina sembra scivolare…”
“Quando cammini punti i piedi troppo verso l’esterno,” disse Will, sebbene non fosse proprio vero. Era stato tanto crudele quanto aveva sentito di poter essere, e Tessa lo ricompensò con un tagliente sguardo di rimprovero. “Camille cammina delicatamente. Come un fauno nel bosco. Non come un’anatra.”
“Non cammino come un’anatra.”
“Mi piacciono le anatre,” si inserì Jem. “Specialmente quelle di Hyde Park.” Lanciò un ghigno di traverso a Will, e Will capì immediatamente cosa stava ricordando: ci stava ripensando a sua volta. “Ricordi quando hai cercato di convincermi a nutrire i germani reali del parco con la torta di pollo per scoprire se così saresti riuscito ad allevare una razza di anatre cannibali?”
Sentì Jem tremare per le risate. Ciò che Jem non sapeva, però, era che dietro i suoi sentimenti per le anatre – e sì, Will sapeva che provare dei sentimenti complicati per degli uccelli acquatici era ridicolo, ma non poteva farne a meno – stavano delle memorie d’infanzia. Di fronte a casa sua, in Galles, c’era un laghetto con le anatre. Will da bambino ci andava spesso per lanciare agli uccelli pezzi di pane raffermo. Lo divertiva guardare le anatre starnazzare e litigarsi i resti del toast della colazione. O, almeno, lo aveva trovato divertente finché un’anatra – un germano particolarmente grosso –, resasi conto che Will non aveva più pane nelle tasche, era corsa da lui e gli aveva morsicato bruscamente un dito.
Will all’epoca aveva solo sei anni ed era corso in casa, dove poi Ella, che di anni ne aveva già otto ed era immensamente superiore a lui, era scoppiata a ridere sentendo la sua storia e gli aveva fasciato il dito. Will non avrebbe più ripensato all’accaduto se la mattina dopo, uscendo dalla porta della cucina, non si fosse trovato davanti lo stesso germano nero, i piccoli occhi lucenti fissi su di lui. Prima che Will potesse muoversi, l’anatra l’aveva già assalito e gli aveva morsicato l’altra mano; per quando trovò la forza di urlare, l’uccello era già svanito nel boschetto.
Questa volta, mentre gli fasciava il dito, Ella chiese: “Che cos’hai fatto a quella povera creatura, Will? Prima d’ora non avevo mai sentito parlare di un’anatra che pianifica vendetta.”
“Nulla!” protestò Will, indignato. “È solo che non avevo più pane, quindi mi ha morso.”
Ella gli lanciò un’occhiata dubbiosa. Ma quella notte, prima di mettersi a letto, Will scostò le tende della sua camera da letto per guardare le stelle – e vide, immobile nel mezzo del cortile, la piccola, scura figura di un’anatra; fissava la finestra della sua cameretta.
Il suo urlo fece accorrere Ella. I due guardarono insieme l’anatra, che pareva pronta a passare lì tutta la notte. Alla fine, Ella scosse il capo. “Ci penso io,” disse e, gettate indietro le trecce scure, si diresse al piano di sotto.
Attraverso la finestra Will la vide uscire dalla casa. Sua sorella marciò verso l’anatra e si chinò su di lei. Per un attimo parvero nel pieno di un’intensa conversazione. Poi, dopo qualche minuto, Ella si raddrizzò; il germano si voltò, scosse un’ultima volta le penne della coda e lasciò il cortile. Ella si girò e rientrò in casa.
Quando tornò in camera di Will, lui era seduto sul letto e la fissava con gli occhi sbarrati. “Come hai fatto?”
Lei sorrise compiaciuta. “Ci siamo messe d’accordo, l’anatra e io.”
“Che tipo di accordo?”
Ella si chinò in avanti e, dopo avergli scostato i riccioli neri, gli posò un bacio sulla fronte. “Niente di cui tu debba preoccuparti, cariad. Va’ a dormire.”
Will lo fece, e l’anatra non gli diede più fastidio. Per molti anni a seguire Will avrebbe chiesto a Ella cosa aveva fatto per sbarazzarsi di quella bestiaccia, e la sorella gli avrebbe risposto solo scuotendo la testa, il corpo che tremava per colpa di una risatina silenziosa, senza aggiungere nient’altro. Quando Will aveva lasciato casa loro dopo la sua morte, a metà strada verso Londra, si era ricordato del bacio che lei gli aveva posato sulla fronte – un gesto insolito per Ella, di solito non apertamente affettuosa come Cecily, a cui Will non riusciva mai a impedire di aggrapparsi alle sue maniche – e il ricordo era stato per lui come un coltello dalla lama incandescente nella carne; si era raggomitolato intorno al dolore e aveva pianto.
Lanciare torte di pollo alle anatre del parco era stato d’aiuto, stranamente; aveva avuto in mente solo Ella, Ella, all’inizio, ma a un certo punto la risata di Jem aveva scacciato parte del dolore del ricordo, e Will si era ritrovato a pensare a quanto sua sorella sarebbe stata felice vedendolo ridere in quello spazio verde, a come un tempo aveva avuto delle persone che lo amavano, e ne aveva ancora, anche se una soltanto.
“L’hanno anche mangiata,” disse Will, dando un morso alla mela. Si era allenato abbastanza da sapere che sul viso non gli si sarebbe letto nulla di ciò che aveva pensato. “Piccole bestiacce assetate di sangue. Mai fidarsi di un’anatra.”
Tessa lo guardò di traverso, e per un attimo Will ebbe l’inquietante sensazione che lei riuscisse a capirlo meglio di quel che aveva pensato. In quel momento il suo era l’aspetto di Tessa; i suoi occhi grigi come il mare, e per un lungo istante Will non poté fare altro che guardarla, dimentico di tutto il resto – le mele, i vampiri, le anatre e ogni cosa che non fosse Tessa Gray.
“Anatre,” mormorò Jem accanto a lui, a voce troppo bassa perché Tessa potesse sentirlo. “Sei pazzo, lo sai?”
Will distolse lo sguardo da quello di Tessa. “Oh, lo so.”

Traduzione: On the Bridge – Will e Jem prima di Clockwork Angel

Come pensiamo abbiate intuito già dal titolo di questo post, i protagonisti dell’extra che vi presentiamo oggi sono i nostri Will e Jem (prima però degli eventi de L’Angelo).
:) Li troviamo insieme su un ponte, in attesa che il demone che stanno cercando si faccia vedere.

Che altro dire? La traduzione è ovviamente opera nostra, e speriamo vi piaccia. Fateci sapere che ne pensate dell’extra! ;)

Era passata la mezzanotte, e Londra risultava silenziosa come di suo solito: il suono delle carrozze non taceva mai completamente, e con lui neanche i pianti e le urla degli abitanti della città e il vivace chiacchiericcio di quelli che spalavano il fango ai lati del fiume, alla ricerca di qualche oggetto di valore tra i detriti rigurgitati dal Tamigi. Will Herondale e James Carstairs sedevano sul bordo del Victoria Embankment, le gambe a penzoloni. Alla loro sinistra potevano vedere l’ago di Cleopatra allungarsi fino a forare il cielo; a destra, invece, l’Hungerford Bridge.
Will sbadigliò e tirò indietro le braccia per sgranchirle. Una spada corta, priva di guaina, luccicava sul suo grembo. “Sai, James, comincio a pensare che questo demone Leviathan non esista. O che, se è vero, sguazzi in mare già da tempo.”
“Beh, non sarebbe certo la prima volta che passiamo una notte intera in piedi per niente, e scommetto non sarà neanche l’ultima,” concordò Jem. Teneva il suo bastone col pomello a forma di drago in equilibrio sulla spalla, un braccio poggiato sulla sua punta. I suoi capelli candidi brillavano mentre la luna faceva capolino tra le nubi. “Stai ancora seguendo quel caso? Le ragazze morte a East End?”
“Mi ha condotto in posti parecchio interessanti,” rispose Will. “Ho vinto sessanta sterline a Ragnor Fell, la scorsa notte. Quando ti unirai di nuovo a me…”
“Quei club non mi piacciono granché. Spennare i mondani, proponendo loro giochi da cui mai potrebbero uscire vincitori, beffare e drogare persino i Nascosti – sono cose che mi lasciano in bocca un cattivo sapore. E sai cosa direbbe Charlotte se ti scoprisse a giocare d’azzardo.”
“Charlotte si preoccupa troppo. Non è…” Will si interruppe e alzò lo sguardo verso le stelle, o perlomeno verso ciò che di loro si poteva scorgere tra il fumo e le nuvole. Gli accesero lo sguardo, rendendo visibile l’azzurro intenso dei suoi occhi anche nella penombra, illuminata solo dalle caratteristiche lampade a forma di delfino dell’Embankment.
Mia madre, Jem sapeva che Will era stato sul punto di dire. Era questo il suo modo di fare: stava sempre attento ad abbandonare le discussioni prima di rivelare qualcosa di troppo.
“L’hai detto tu che tuo padre giocava d’azzardo,” gli disse con deliberata disinvoltura, picchiettando le dita sul pomello del bastone.
Per un attimo, Will sembrò distante tanto quando le stelle che stava osservando. “Solo qualche occasionale partita di carte. Mia madre scoraggiava qualsiasi altra cosa. Non le piaceva il gioco d’azzardo. E lui non è mai stato uno di quei folli che scommettono su tutto – su quando tramonterà quel giorno il sole, o se il vecchio Henderson sarà in grado di arrampicarsi su Minith Mawr da ubriaco.”
Jem non aveva idea di cosa fosse Minith Mawr, ma non glielo chiese. Osservò invece: “Tuo padre doveva davvero essere innamorato di tua madre, se ha smesso di essere uno Shadowhunter per lei.”
Will trasalì impercettibilmente, ma quando parlò il suo tono era sorprendentemente calmo: “Sì. Una volta gli ho chiesto se se ne fosse mai pentito, ma lui mi ha risposto di no. Ha detto che di Shadowhunters ce ne sono a migliaia, ma il grande amore, se sei fortunato, lo trovi solo una volta nella vita, e sarebbe stato uno sciocco a lasciarselo sfuggire.”
“E tu ci credi?” Jem lo chiese con enorme attenzione; parlare a Will di faccende personali era come tentare di non far scappare un animale selvatico.
“Suppongo di sì,” rispose Will dopo un attimo di pausa. “Non che questa faccenda sia per me di qualche importanza, ma…” Si strinse nelle spalle. “Se l’amore è grande, allora vale la pena di combattere per lui.”
“E se fosse immorale, per qualche ragione? Vietato?”
“Vietato? Ma l’amore che mio padre provava per mia madre era vietato, o quantomeno contro la Legge. Oppure ti riferisci all’amore per una donna sposata, o una vampira?”
“O una vampira sposata.”
“Beh, la cosa non cambia,” disse Will con un ghigno. “Uno dovrebbe combattere. L’amore conquista tutto.”
“Dovrei avvertire tutti i vampiri sposati del circondario,” osservò Jem, asciutto.
“E tu, Carstairs? Non hai esposto granché della tua opinione a riguardo.”
Jem tolse le braccia dal suo bastone e sospirò. “Sai che credo che noi tutti ci reincarniamo,” rispose tranquillamente. “Penso che se due anime sono destinate l’una all’altra, resteranno in coppia sulla Ruota, e poi staranno insieme nella loro vita successiva, indipendentemente da ciò che è successo in quella precedente.”
“Si tratta di un insegnamento ufficiale o te lo sei inventato tu?” chiese Will.
Jem rise. “Ha importanza?”
Will lo guardò con curiosità. “Pensi che mi rivedrai?” Notato il cambiamento nell’espressione di Jem, aggiunse: “Intendo, ho una possibilità anch’io? Di avere un’altra vita dopo questa, una migliore?”
Mentre Jem apriva la bocca per rispondere, si sentì un fruscio provenire da sotto ai loro piedi. Un tentacolo spuntò fuori dalla superficie del Tamigi proprio mentre i due abbassavano la testa per guardare e si avvolse intorno alla caviglia di Jem, tirandoselo dietro nel fiume. Will saltò in piedi con la spada in mano; c’erano ancora delle bollicine lì nel punto in cui i tentacoli della creatura erano emersi selvaggiamente, il che significava che Jem stava beccando alcuni colpi buoni. Il cuore di Will batté forte, pompandogli nelle vene sangue e chiamata a combattere.
“Dannazione,” disse. “Proprio quando le cose si stavano facendo interessanti.” E poi saltò in acqua dietro al suo amico.

Extra tradotto: Of Loss

“Of Loss” è il primo bacio di Will e Tessa dal punto di vista di lui (nell’edizione inglese, più o meno a pagina 285/292 di Clockwork Angel). :)
Come sempre, la traduzione è frutto del lavoro di noi admin, e non può essere prelevata senza la presenza dei crediti. Speriamo vi piaccia tanto quanto è piaciuto a noi!

Will Herondale stava bruciando.
Gli era già capitato in passato di ingerire sangue di vampiro, e conosceva il decorso della malattia. Prima veniva una sensazione di euforia e capogiro, simile a quella che deriva dal bere troppo gin – un breve momento di piacevole ubriachezza prima che il morbo si scateni. A quel punto il dolore cominciava a propagarsi dalle punte dei piedi e dalle dita; si faceva quindi strada su per il corpo, e bruciando arrivava al cuore.
Aveva sentito dire che per gli umani il dolore non era così forte: che il loro sangue, meno denso e più debole di quello degli Shadowhunters, non combatteva la malattia demoniaca come il sangue Nephilim. Will era appena cosciente quando Sophie entrò nella stanza con l’acqua santa, lo spruzzò con il liquido fresco e se ne andò di nuovo. L’odio che Sophie provava per lui era sicuro quanto la nebbia a Londra; Will riusciva persino a sentirlo sprigionare dal suo corpo, ogni volta che stavano vicini. Gli diede la forza di sollevarsi sui gomiti. Recuperò il secchio e si gettò il suo contenuto in testa, aprendo la bocca per inghiottirne quanto più possibile.
Per un attimo, l’acqua spense la fiamma che gli bruciava nelle vene. Il dolore si ritirò, eccezion fatta per i tamburi nella sua testa. Will si sdraiò con cautela, un braccio a coprirgli il viso per nascondere la flebile illuminazione che penetrava dalle basse finestre.  Le sue dita sembravano tracciare una scia di luce ogni volta che si muovevano. Sentì la voce di Jem nella sua testa, che lo rimproverava per essersi messo in pericolo. Ma il viso che scorgeva dietro le palpebre non era quello di Jem.
Lei lo stava guardando. La voce più oscura nella sua coscienza, ciò che gli ricordava che non era in grado di proteggere nessuno, tantomeno se stesso. Il suo aspetto era lo stesso dell’ultima volta che l’aveva vista; non cambiava mai, cosa che permetteva a Will di considerarla con certezza un parto della sua immaginazione.
“Cecily,” sussurrò. “Cecy, per l’amor di Dio, lasciami stare.”
“Will?” La risposta lo lasciò perplesso; Cecily gli compariva spesso, ma parlava assai raramente. La vide allungare una mano, e anche lui avrebbe allungato la sua mano se il fragore del metallo non l’avesse distratto dalle sue fantasie. Si schiarì la voce.
“Sei di nuovo tu, Sophie?” chiese. “Ti avevo detto che se mi avessi portato un altro di quei secchi infernali, io…”
“Non sono Sophie,” fu la risposta. “Sono io. Tessa.”
Il martellare delle sue pulsazioni gli riempì le orecchie. L’immagine di Cecily cominciò a sbiadire e poi sparì. Tessa. Perché avevano mandato lei? Charlotte lo odiava dunque così tanto? Doveva forse essere una lezione per lei, per insegnarle le umiliazioni e i pericoli del mondo nascosto? Quando aprì gli occhi la vide in piedi davanti a lui; indossava ancora il vestito di velluto e i guanti. I suoi ricci scuri creavano un contrasto sorprendente con la pelle pallida, e aveva una guancia leggermente schizzata di sangue, probabilmente di Nathaniel.
Tuo fratello, sapeva di dover chiedere. Come sta? Vederlo doveva essere stato sconvolgente. Non c’è niente di peggio che vedere le persone che si amano in pericolo.
Ma erano passati anni, e Will aveva imparato a ricacciare indietro le parole che desiderava pronunciare, a trasformarle. In qualche modo finirono a parlare di vampiri, del virus e di come veniva trasmesso. Tessa gli passò il secchio con una smorfia – bene, doveva trovarlo repellente – e Will lo usò per smorzare il fuoco, per placare il bruciore nelle sue vene e nella gola e nel petto.
“Aiuta?” gli chiese lei, guardandolo con i suoi occhi grigio chiaro. “Versartelo sulla testa in quel modo?”
Will immaginò come doveva sembrarle, seduto lì sul pavimento con un secchio in testa, e gli sfuggì uno strano rumore, quasi una risata. Oh, il fascino di cacciare i demoni! La vita da guerriero che aveva sognato da bambino!
“La domanda che mi stai facendo…” cominciò. Qualcun altro, qualcuno che non era Tessa, forse avrebbe potuto scusarsi per aver chiesto una cosa simile, ma lei restò semplicemente lì, a guardarlo come un uccellino curioso. Will non era sicuro di aver mai visto occhi dello stesso colore dei suoi, prima: la sfumatura della nebbia grigia che soffia dal mare in Galles.
Non si può mentire a una persona i cui occhi che ti ricordano la tua infanzia.
“Il sangue mi fa sentire febbricitante, mi fa bruciare la pelle,” ammise. “Non riesco a raffreddarmi. Ma, sì, l’acqua aiuta.”
“Will,” chiamò Tessa. Quando lui alzò lo sguardo, Tessa gli sembrò circondata da un’aureola luminosa come quella degli angeli, anche se questo, Will lo sapeva, era colpa dal sangue di vampiro che gli sfocava la vista. All’improvviso Tessa si mosse verso di lui, gettando di lato le gonne per poterglisi sedere accanto. Will si chiese il perché, salvo poi realizzare con orrore che era stato lui a domandarglielo. Immaginò la malattia vampira nelle sue vene battere il sangue, indebolire la sua volontà. Razionalmente sapeva di aver bevuto abbastanza acqua santa da combattere il morbo, e di non poter attribuire la sua mancanza di controllo alla malattia. Eppure – lei gli stava così vicina, abbastanza vicina da permettergli di sentire il calore che irradiava il suo corpo.
“Non ridi mai,” disse Tessa. “Ti comporti come se trovassi tutto divertente, ma non ridi mai. A volte sorridi quando pensi che nessuno ti stia prestando attenzione.”
Will voleva chiudere gli occhi. Le parole di Tessa lo attraversavano come una spada angelica, incendiando i suoi nervi in fiamme. Non sapeva perché lei l’avesse osservato così da vicino, o con così tanta attenzione. “Tu,” rispose. “Tu mi fai ridere. Sin dal momento in cui mi hai colpito con quella bottiglia. Per non parlare del modo in cui mi correggi. Con quell’espressione divertente in viso. E il modo in cui hai urlato contro Gabriel Lightwood. Così come pure il tono che hai usato quando hai risposto a de Quincey. Tu mi fai…”
La sua voce si spense. Poteva sentire l’acqua fredda gocciolargli lungo la schiena, sul petto, contro la sua pelle in fiamme. Tessa era appena a pochi centimetri da lui, odorava di polvere e profumo e sudore. La vide gettarsi dietro la schiena una ciocca di capelli e, sentendosi come sul punto di annegare, si allungò per prenderle la mano. “C’è ancora del sangue,” disse, quasi incapace di articolare le parole. “Sui tuoi guanti.”
Lei fece per ritrarsi, ma Will non la lasciò andare; stava affogando, ancora affogando, e non poteva permetterle di sfuggirgli. Voltò la sua piccola mano destra. Provava il più forte desiderio concepibile di raggiungerla del tutto, di tirarla contro di sé e piegarla tra le sue braccia, di comprimere il corpo snello e forte di Tessa contro il suo. Chinò il capo, felice che lei non potesse vedergli il viso arrossato. I guanti di Tessa erano tutti stropicciati, e lì dove aveva conficcato le unghie nelle manette del fratello c’erano degli strappi. Con un semplice movimento delle dita, Will aprì il bottone a forma di perla che teneva chiusi i guanti, mettendo a nudo i polsi di Tessa.
Era in grado di sentire il suo stesso respiro. Il calore gli si diffuse lungo il corpo – non quello innaturale del morbo dei vampiri, ma il più ordinario flusso di desiderio. La pelle dei polsi di lei era di un pallore traslucido, le vene blu ben visibili. Poteva osservare il suo battito, sentire il calore del respiro di Tessa contro la guancia. Will accarezzò la morbida pelle del polso coi polpastrelli e socchiuse gli occhi, immaginando le sue mani sul corpo di Tessa, la pelle liscia della parte superiore del braccio, la setosità delle gambe che nascondeva sotto le gonne voluminose. “Tessa,” la chiamò, come se lei non avesse la più pallida idea dell’effetto che gli stava facendo. Alcune donne l’avrebbero compreso, ma Tessa non era una di loro. “Cosa vuoi da me?”
“Io… Io voglio capirti,” sussurrò lei.
Il pensiero gli risultò incredibilmente raccapricciante. “È davvero necessario?”
“Non sono certa che qualcuno ti capisca,” ansimò lei, “eccetto forse Jem.”
Jem. Jem aveva smesso di cercare di comprenderlo da molto tempo, pensò Will. Jem era la prova vivente che si può amare con tutto il cuore una persona senza però capirla interamente. Ma la maggior parte delle persone non era come lui.
“Ma forse vuole solo essere sicuro che dietro le tue azioni c’è un motivo,” stava dicendo Tessa. Aveva uno sguardo deciso. Nulla poteva fermare il suo discutere, pensò Will, o il suo interessarsi a qualcosa: da questo punto di vista somigliava a Jem: la perdita non la faceva diventare una persona amara, e il tradimento non intaccava la sua fiducia. Inconsciamente Tessa si mosse per togliere la mano dalla presa di Will, per gesticolare con passione, e lui la catturò, sfilandole il guanto. Tessa sobbalzò come se lui le avesse messo la mano addosso, il calore che le riscaldava le guance. La sua piccola mano nuda, che si curvava come una colomba tra le dita di Will, si immobilizzò. Will se la avvicinò alle labbra, sulla guancia, baciandone la pelle: sfiorò con le labbra le nocche, scivolando fino al polso. La sentì gemere a bassa voce, e sollevò il capo per osservarla sedere perfettamente immobile, le braccia tese, gli occhi chiusi e le labbra dischiuse.
Aveva già baciato delle ragazze, altre ragazze, quando il desiderio fisico aveva spazzato il buon senso, negli angoli bui delle feste o sotto il vischio. Baci rapidi, veloci, per la maggior parte, anche se alcuni erano stati sorprendentemente esperti – dove aveva imparato come fare quella cosa lì con i denti Elspeth Mayburn, e perché nessuno ancora le aveva detto che non era una buona idea? –, ma questo era differente.
Prima era stata controllata tensione, una deliberata decisione di concedere al suo corpo ciò che chiedeva, distaccandosi da qualsiasi altro sentimento.  Privandosi di qualsiasi genere di sentimento. Ma questo – questo era calore che gli fioriva nel petto, che gli smorzava il respiro, facendogli venire la pelle d’oca. Era dolore quando le lasciò andare la mano, la malattia dell’assenza che riuscì a curare solo tirando Tessa contro di sé attraverso il pavimento di legno scheggiato, le mani a coppa dietro il collo di lei mentre con le labbra si buttava sulla sua bocca con uguale gentilezza e ferocia.
La bocca di Tessa si aprì contro la sua, esitante, e un qualche angolo della sua mente gli urlò di rallentare, perché questo, era ragionevole pensare, per lei doveva essere il primo bacio. Will obbligò le sua mani a rallentare, a slacciare il fermaglio tra i capelli di Tessa e permettere ai suoi riccioli di caderle sulle spalle e lungo la schiena, con le dita di lui che le tracciava lievi disegni sulle morbide guance, sulle spalle nude. I capelli di Tessa parevano calda seta che scorreva tra le dita di Will e il corpo di lei; quando lui la avvicinò a sé, Tessa emise un debole suono contro la sua bocca che quasi lo mandò fuori di testa. Will cominciò a farla distendere sul pavimento, coprendola col suo corpo…
E si immobilizzò. Il panico cominciò a scorrergli rapido nel sangue, simile a un liquido che bolle, mentre osservava l’intera, fragile struttura che aveva costruito intorno a sé andare in frantumi; e tutta la colpa era di lei, di questa ragazza, che aveva distrutto il suo controllo come nient’altro prima. Allontanò la sua bocca da quella di Tessa, spingendola via, e la forza del suo terrore quasi la mandò a gambe all’aria. Tessa lo fissò da dietro alla cortina dei suoi capelli, il viso pallido per lo shock.
“Dio del cielo,” sussurrò Will. “Cos’è stato, quello?”
Lo stupore era evidente sul viso di Tessa. Will sentì il suo cuore contrarsi, pompandogli disgusto nelle vene. Una volta, penso. L’unica volta…
“Tessa,” disse. “Penso faresti meglio ad andare.”
“Andare?” Le labbra di Tessa si dischiusero; erano gonfie per i suoi baci. Per Will era come guardare una ferita che aveva inflitto lui stesso, e allo stesso tempo non desiderava nient’altro che baciarla di nuovo. “Non mi sarei dovuta spingere così oltre. Mi spiace…”
“Dio.” La parola lo sorprese; aveva smesso di credere in Dio tanto tempo prima, e ora lo stava già invocando per la seconda volta. Il dolore sul viso di Tessa era quasi più di quanto lui potesse sopportare, anche perché non aveva avuto intenzione di ferirla. Gli capitava così spesso di far del male alle persone consapevolmente, ma questa volta non era stato così – per niente –, eppure le aveva causato più sofferenza di quel che riusciva a immaginare. Non desiderava nulla più di potersi sporgere in avanti per prenderla tra le braccia, non per soddisfare il suo desiderio, quanto piuttosto per donarle tenerezza. Ma farlo avrebbe peggiorato la situazione oltre ogni possibile previsione. “Lasciami solo e basta,” sentì se stesso dire. “Tessa. Ti sto supplicando. Lo capisci? Ti sto supplicando. Per favore, per favore, va’ via.”
La risposta di lei infine giunse, rigida per il dolore e la rabbia. “Molto bene,” disse, anche se ovviamente così non era. Will si azzardò a guardarla con la coda dell’occhio: era orgogliosa, non avrebbe pianto. Tessa non si preoccupò di recuperare le forcine che lui le aveva tolto; si limitò ad alzarsi e dargli le spalle.
Will non meritava niente di meglio, e lo sapeva. Si era gettato in quel bacio senza alcun riguardo per la reputazione di Tessa o la mancanza di decoro della sua passione. Jem ci avrebbe pensato. Jem avrebbe prestato più attenzione ai sentimenti di Tessa. E un tempo, pensò mentre Tessa si allontanava, anche lui l’avrebbe fatto. Ma ormai non sapeva neanche più come essere quel Will. L’aveva nascosto per così tanto tempo dietro delle scuse che ormai erano le bugie a emergere per prime, non la realtà. Affondò le unghie nel pavimento, accogliendo con piacere il dolore, perché era poca cosa se paragonato alla sofferenza che gli causava sapere di aver perso più della stima di Tessa, quel pomeriggio. Aveva perso Will Herondale. E non sapeva se sarebbe mai riuscito a riottenerlo.

Informazioni dal Q&A di stanotte, sul trailer e sul film di Clockwork Angel!

Una buona notizia per tutti quelli (come noi) che non andranno al WonderCon: il trailer sarà ufficialmente rilasciato online il 1 aprile!
Non c’è ancora un orario preciso, né si sa su quale sito verrà uppato – ma sicuramente maggiori informazioni arriveranno nei prossimi giorni.

Poi… Eccitati? Martin Moszkowicz ci ha dato una conferma che potrebbe far saltellare di gioia più di una persona: stanno lavorando al copione di Clockwork Angel.
Gira voce che eventualmente i film di TID saranno prodotti dopo City of Glass, e alternati alla saga di TMI (esattamente come i libri!). Ma questo direi che dipende dal successo che avrà Città di Ossa al cinema. :)

Inoltre, come sapete stanotte alle tre c’è stata una chat live con Cassie. Io che sto scrivendo (Rò) non ho potuto guardarla – non so le altre admin, suppongo che neppure loro siano rimaste (ma probabilmente rimedieremo. Potete guardarla anche voi qui). In ogni caso, il TMI Source ha divulgato un po’ di risposte:

« DOMANI CASSIE POSTERÀ DEGLI SCREENCAPS DEL TRAILER DI CITY OF BONES »
E per domani si intende OGGI. Sì, potete andare fuori di testa, se vi va.

« Will o Jem? Cassie dice: “Non posso scegliere, quindi li prendo entrambi… a weekend alternati.” »

« Clary è stato il primo personaggio ideato da Cassie. »

« La stesura di City of Heavenly Fire è quasi a metà. »

« Cassie dice che probabilmente vedremo tutti gli alberi genealogici. »
(Uh! Gliel’avevo chiesto anch’io! *A*)

« Cassie non ha una coppia preferita, “shippa tutto”. »

« Magnus è il personaggio di cui ha scritto che Cassie preferisce. »

« Tessa nell’epilogo di Città di Vetro è in lutto per “alcune morti”, tra cui quella di Ragnor Fell. Sapremo altro sul suo lutto in CoHF! »

« Cassie ha dato a Will e Tessa l’amore per i libri perché questa è una cosa che li avrebbe uniti a dispetto di tutto. »

« Jace ha quattro cognomi perché “è davvero importante!”. »

« I personaggi a volte sono ispirati ad aspetti differenti degli amici e dei familiari di Cassie. »

« Cassie ha detto che hanno portato Alec e Isabelle all’Hotel Dumort perché volevano mostrare più degli Shadowhunters che combattono come un team. »

(Questo è di IndigoTeenBlog): « Cassie è interessata alla tematica dell’essere traditi da un membro della propria famiglia. »

« La scena che Cassie aspetta con più ansia in CoB è il party di Magnus. »

« Cassie ha sempre saputo chi sarebbe stato Fratello Zaccaria. »

« Cassie ha già tutta la trama per un’altra serie storica sugli Shadowhunters basata sulla generazione dopo TID. »

« Se TID diventasse un film, la scena che Cassie vorrebbe più vedere è il party di Benedict in Clockwork Prince. »

L’incontro di Jem con Tessa (Clockwork Angel)

Ecco il racconto EXTRA pubblicato da Cassie sul primo incontro fra Jem e Tessa dal punto di vista di Jem.

Vi ricordo che tutti i racconti non contenuti nei libri sono raccolti nella pagina EXTRA e che verranno tradotti a poco a poco dal nostro staff!
Per questa traduzione in particolare ringrazio Alessia (Selene) che è da qualche mese entrata a far parte del fandom della saga ^_^

Il violino del padre di Jem era stato creato per lui dal liutaio Guarnerni, che aveva creato violini per musicisti famosi come Paganini. Infatti, Jem a volte pensava che suo padre sarebbe stato una sorta di Paganini lui stesso, famoso in tutto il mondo per il suo talento, se non fosse stato uno Shadowhunter. Gli Shadowhunters potevano dilettarsi con musica, pittura o poesia, specialmente dopo essersi ritirati dall’azione, ma rimanevano sempre innanzitutto Shadowhunnters, prima di ogni altra cosa.
Jem sapeva che il suo talento con il violino non era grande quanto quello di suo padre – che gli aveva insegnato a suonare quando era ancora così giovane da avere problemi a tenere in equilibrio lo strumento – ma suonava per ragioni che andavano molto oltre l’arte di per sé.
Questa sera si era sentito troppo indisposto per unirsi agli altri per cena – dolore alle ossa e una stanchezza che gli si diramava per il corpo – fino a quando aveva ceduto e preso quel po’ di yin fen da attenuargli il dolore ed infondergli un po’ di energia. Era poi sopraggiunto il fastidio per la sua dipendenza e quando era andato a cercare Will, sempre la sua prima linea di difesa, il suo parabatai – ovviamente – non c’era. Ancora fuori, Jem pensò, a vagare per le strade come Diogene, solo con propositi meno nobili.
Così Jem si ritirò nella sua stanza e dal suo violino. Stava suonando Chopin ora, un pezzo originariamente per pianoforte che suo padre aveva adattato per il violino. La musica iniziava con delicatezza e aumentava via via in un crescendo, uno di quelli che gli avrebbe sottratto ogni briciolo di energia, sudore e concentrazione, lasciandolo troppo esausto per sentire il desidero per la droga che gli scorreva nei nervi come fuoco.
Era infatti uno dei pezzi con i quali suo padre aveva corteggiato sua madre prima che si sposassero. Il padre di Jem era il romantico, la madre quella più pratica, ma la musica era riuscita a colpirla nonostante tutto. Aveva insistito perché Jem perché lo imparasse – “Io lo suonai per mia moglie, e un giorno, tu lo suonerai per la tua.”
Ma non avrò mai una moglie. Non lo pensava con auto commiserazione. Jem era come sua madre: pratico sulla maggior parte delle cose, anche sulla propria morte. Era in grado di mantenere il fatto a distanza e di esaminarlo. Jem pensava che ognuno dei ragazzi dell’Istituto fosse peculiare: Jessamine con la sua asprezza e la sua casa delle bambole, Will con le sue bugie ed i suoi segreti, e Jem – il fatto che stesse morendo era solo un’altra sorta di peculiarità.
Si fermò per un momento, ansimando in cerca di aria. Stava suonando accanto alla finestra, dov’era più fresco: l’aveva aperta lasciandola socchiusa e l’aspra aria di Londra sfiorava le sue guance ed i suoi capelli come delle dita, come l’arco immobile nella sua mano. Stava in piedi in un raggio di luna, argenteo come la polvere  di yin fen.
Chiuse gli occhi e si lanciò, di nuovo, nella musica, l’arco che scorreva sulle corde come un grido. A volte il desiderio per la droga era quasi dominante, più forte del desiderio per il cibo, per l’acqua o l’aria, per l’amore…
Lo suonai per mia moglie, e un giorno, tu lo suonerai per la tua. Jem si aggrappava a quel pensiero con risolutezza. A volte si domandava come sarebbe stato guardare le ragazze come faceva Will, analizzandole con i suoi occhi blu scuro, offrendo insulti e complimenti a voce abbastanza alta da far si che venisse schiaffeggiato quasi ad ogni festa di Natale. Cercava compagnia occasionali, qualche volta, quando una ragazza carina flirtava con lui o quando si sentiva particolarmente solo.
Jem non pensava, non riusciva a pensare, alle ragazze in modo così noncurante: supponeva che una relazione sarebbe potuta essere possibile, ma non era ciò che voleva. Lui voleva ciò che suo padre aveva avuto – il tipo di amore del quale scrivevano i poeti. Il modo in cui i suoi genitori si guardavano l’un l’altro, la pace che li avvolgeva quando erano assieme. Un amore facsimile non glielo avrebbe donato, e se avesse perso tempo su una cosa del genere avrebbe potuto perdere l’occasione per trovare quella vera – e non ne avrebbe avute molte.
Una fitta gli passò attraverso all’aumentare del bisogno della droga ed aumentò il ritmo della sua musica. Cercò di non guardare la scatola sul suo comodino. Erano volte come queste nelle quali si chiedeva perché non ne prendesse direttamente intere manciate alla volta. La maggior parte dei dipendenti da yin fen la prendevano senza sosta fino a quando morivano per l’euforico senso dell’essere instancabili e indomabili, di avere la forza ed il potere di una stella. Era quella euforia che alla fine li uccideva, bruciando i loro nervi, schiacciando i loro polmoni ed esaurendo i loro cuori.
Alcune volte Jem si sentiva come se volesse bruciare. Alcune volte non sapeva nemmeno perché combattesse, il perché valutasse una lunga vita di sofferenza migliore di una vita corta e senza dolore. Ma ricordava a se stesso che la mancanza di dolore sarebbe stata solo un’altra illusione: come la casa delle bambole di Jessamine, come le storie sui bordelli e i posti da gin di Will.
E, ad essere veramente onesto, sapeva che avrebbe troncato le sue chance di trovare il tipo di amore che i suoi genitori una volta avevano. Perché era quello l’amore, non è vero? – bruciare negli occhi di qualcun altro?
Continuò a suonare. La musica era salita in un crescendo. Respirava con affanno, il sudore sulla sua fronte e sulle sue clavicole nonostante il fresco dell’aria della sera. Sentì il click della porta della sua stanza mentre si apriva alle sue spalle e sollievo si irradiò in lui, non smise comunque di suonare. “ Will,” disse, dopo un momento. “Will, sei tu?”
Ci fu solo silenzio, non una caratteristica di Will. Forse Will era infastidito da qualcosa. Jem abbassò l’arco e si girò, accigliato. “ Will — ” iniziò.
Ma non era affatto Will. Una ragazza stava esitando in piedi all’entrata della sua stanza. Una ragazza in camicia da notte bianca con sopra una vestaglia. I suoi occhi grigi erano pallidi alla luce della luna, ma calmi, come se nulla nel suo aspetto la allarmasse. Era la ragazza stregone, realizzò d’un tratto; quella di cui gli aveva in precedenza parlato Will, ma Will non aveva menzionato la quiete che c’era in lei e che faceva sentire Jem calmo nonostante il desiderio per la droga, o il piccolo sorriso sulle sue labbra che le illuminava il volto. Doveva essere li da un po’, ad ascoltarlo suonare: dalla sua espressione si poteva intuire che avesse apprezzato, dall’inclinazione sognante della sua testa.
“Non sei Will,” disse, e realizzò immediatamente che quella fosse stata una cosa terribilmente stupida da dire. Quando lei iniziò a sorridere, sentì un sorriso di risposta apparire sulle sue labbra – per così tanto tempo Will era sempre stato la sola persona che voleva vedere quando stava così, e ora, per la prima volta, si ritrovò felice di non vedere il suo parabatai, ma al suo posto un’altra persona.

Digressione

Circa due ore fa l’account Twitter del Mundie Moms ha rilasciato una notizia bomba: pare proprio che si stia iniziando a pensare al film di Clockwork Angel (in Italia, “L’Angelo”).

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A chi le chiede informazioni a riguardo Cassandra Clare risponde di non saperne molto, e che comunque nulla è certo fino all’inizio delle riprese (questa frase la utilizzava anche tempo fa per TMI o mi sbaglio?); tuttavia Martin Moskowicz ha retweettato il TMI Source, che aveva a sua volta retweettato il messaggio del Mundie Moms.
Potrebbe forse lasciare intendere un certo interesse per il progetto?

Vi segnalo inoltre che (sempre su Twitter) Cassie si è detta interessata a scrivere un’altra saga sugli Shadowhunters, dopo aver terminato The Dark Artifices (per chi non lo sapesse, il primo libro di TDA verrà pubblicato in America nel 2015, e vedrà come protagonista Emma Carstairs, “la migliore Shadowhunters dai tempi di Jace Lightwood”).
La nostra Cassandra è decisamente instancabile, eh?

Clockwork Angel Movie