Traduzione: il primo capitolo di The Copper Gauntlet!

Come vi avevamo anticipato in pagina, Shadowhunters, abbiamo tradotto il primo capitolo di The Copper Gauntlet (seguito di Magisterium: The Iron Trial – in Italia, L’Anno di Ferro), rilasciato lunedì da Cassandra.

 

Prima di lasciarvi alla traduzione, due piccole note:
1) NON PRELEVATE LA TRADUZIONE. Se avete una pagina/un blog/un sito e volete condividerla con i vostri lettori, pubblicate il link. NON RICARICATE IL NOSTRO LAVORO, con o senza i crediti (in special modo senza i crediti);
2) non ho mai letto The Iron Trial in italiano. Mentre traducevo ho quindi dato un’occhiata sommaria per controllare alcune rese (ad esempio, “Havoc”, che in italiano è stato ribattezzato “Subbuglio”) – ma se qualche parola dovesse differire, sapete il perché. ;)

 

Detto ciò… buona lettura!

 

 

 

 

 

 

 

 

Per Ursula Annabel Link Grant,
per metà bambina di cinque anni, per metà fuoco

 

 

 

CAPITOLO UNO

Call e Havoc - TCG

 

Call tolse un oleoso pezzo di salsiccia piccante dalla sua fetta di pizza e fece scivolare la mano sotto al tavolo. Immediatamente si sentì leccare dalla lingua umidiccia di Subbuglio mentre il lupo del Caos ingollava il cibo.
“Non sfamare quella cosa,” gli disse in tono burbero il padre. “Uno di questi giorni ti staccherà la mano.”
Call accarezzò la testa di Subbuglio, ignorando il genitore. Di recente Alastair non era contento di Call. Non voleva sentir parlare del tempo che aveva trascorso al Magisterium. Odiava il fatto che Call fosse stato scelto come apprendista da Rufus, il suo ex magister. Ed era stato sul punto di strapparsi i capelli quando Call era tornato a casa con un lupo del Caos.
Durante tutta la vita di Call, c’erano sempre stati solo lui, suo padre e le storie che gli raccontava su quanto fosse maligna la sua vecchia scuola – la stessa scuola che adesso frequentava Call, sebbene avesse fatto del suo meglio per non essere ammesso. Di ritorno dal primo anno di Magisterium, Call si aspettava di trovare il genitore arrabbiato, ma non aveva immaginato quanto avrebbe risentito dell’avere il padre così furioso. In passato andavano d’accordo senza sforzo. Ora ogni cosa sembrava… tesa.
Call sperava che questo dipendesse solo dal Magisterium. Perché l’altra opzione era che Alastair sapesse che Call era segretamente malvagio.
L’intera faccenda dell’essere-segretamente-malvagio affliggeva pure Call. Un sacco. Aveva cominciato a stilare una lista nella sua testa – ogni prova a favore del suo essere un Signore Del Male veniva inserita in una colonna, quelle contro in un’altra. Aveva preso l’abitudine di controllare la lista prima di prendere una qualsiasi decisione. Un Signore Del Male berrebbe l’ultima tazza di caffè nel recipiente? Quale libro tirerebbe fuori dallo scaffale un Signore Del Male? Vestirsi tutto di nero era una mossa che ti identificava come Signore Del Male, o una scelta legittima, durante i giorni del bucato? La parte peggiore era che Call era certo che suo padre stesse giocando allo stesso gioco, sommando e risommando i Punti Da Signore Del Male di Call ogni volta che guardava nella sua direzione.
Ma Alastair poteva limitarsi a sospettare e basta. Non poteva averne la certezza. C’erano cose di cui solo Call era a conoscenza.
Call non riusciva a smettere di pensare a ciò che gli aveva detto Magister Joseph: che lui, Callum Hunt, era in possesso dell’anima del Nemico della Morte. Che lui era il Nemico della Morte, destinato a commettere atti malvagi. Persino nella confortevole cucina gialla in cui lui e suo padre avevano mangiato insieme migliaia di pasti le parole continuavano a risuonare nelle sue orecchie.
L’anima di Callum Hunt è morta. Costretta fuori dal tuo corpo, si è prosciugata ed è morta. L’anima di Constantine Madden ha messo radici ed è cresciuta, neonata e intatta. Da allora, i suoi seguaci hanno fatto di tutto per far sì che Constantine non sembrasse sparito dal mondo, in modo che tu restassi al sicuro.
“Call?” chiese suo padre, fissandolo in modo strano.
Non guardarmi, avrebbe voluto dirgli Call. E al contempo voleva chiedergli, Cosa vedi quando mi guardi?
Lui e Alastair si stavano dividendo la pizza preferita di Call, quella col salame piccante e l’ananas, e normalmente avrebbero parlato dell’ultima avventura in città di Call, o di qualunque progetto di riparazione avesse Alastair in garage in quel momento, ma al momento Alastair non stava parlando, e Call non riusciva a trovare niente da dire. Gli mancavano i suoi migliori amici, Aaron e Tamara, ma non poteva parlare di loro davanti al padre, perché facevano parte di quel mondo magico che Alastair odiava.
Call saltò giù dalla sedia. “Posso andare sul retro con Subbuglio?”
Alastair guardò con fare accigliato il lupo, che un tempo era stato un adorabile cucciolo e adesso si era trasformato in un longilineo mostro adolescente, che occupava un sacco di immobili sotto al tavolo. Il lupo guardò il padre di Call coi suoi occhi da creatura del Caos, la lingua che penzolava dalla bocca. Uggiolò leggermente.
“Molto bene,” disse Alastair con un sospiro sofferto. “Ma non starci troppo a lungo. E sta’ lontano dalle persone. La nostra unica possibilità di evitare che i vicini facciano storie è tenere sotto controllo le circostanze in cui Subbuglio è in vista.”
Subbuglio balzò in piedi, e le sue unghie sfregarono contro al linoleum mentre si avvicinava alla porta. Call ghignò. Sapeva bene che avere la rara devozione di una bestia del Caos valeva un sacco di Punti Da Signore Del Male, ma non riusciva a pentirsi di averlo tenuto.
Naturalmente, quello era uno dei problemi dell’essere un Signore Del Male. Ti dispiaceva sempre per le cose sbagliate.
Call si sforzò di non pensarci mentre usciva in giardino. Era un tiepido pomeriggio estivo. Il retro era pieno di fitta erba verde troppo cresciuta; Alastair non era molto meticoloso riguardo al tagliarla, dal momento che era più il tipo di persona interessato a tenere i vicini lontani che quello che condivide consigli su come falciare il prato. Call si divertì lanciando un bastoncino a Subbuglio e facendoselo riportare da lui, tutto scodinzolante e con gli occhi scintillanti. Se solo avesse potuto, avrebbe corso insieme al lupo, ma la sua gamba danneggiata gli impediva di muoversi troppo. Subbuglio sembrava capirlo, e di rado correva fuori dalla sua portata.
Dopo aver fatto riposare un po’ Subbuglio, attraversarono la strada insieme diretti verso un pezzo del prato, e Subbuglio corse verso dei cespugli. Call si frugò le tasche in cerca di qualche busta di plastica. I Signori Del Male di sicuro non raccoglievano i bisogni dei loro cani, quindi ogni passeggiata valeva come un segno sotto la colonna del bene.
“Call?”
Call si voltò, sorpreso. Si sorprese ancor di più notando chi gli stava parlando. I capelli biondi di Kylie Myles erano tenuti indietro da due fermagli a forma di unicorno, e lei teneva in mano un guinzaglio rosa. All’altra estremità c’era quello che apparentemente sembrava una piccola parrucca bianca, ma magari si trattava di un cane.
“Tu – uh,” disse Call. “Conosci il mio nome?”
“Ho la sensazione di non averti visto in giro, di recente,” rispose Kylie, dopo aver presumibilmente deciso di ignorare la sua confusione. Abbassò la voce. “Ti sei trasferito? Alla scuola di ballo?”
Call esitò. Kylie aveva partecipato con lui alla Prova di Ferro, la prova d’ingresso per il Magisterium, ma lui l’aveva passata e lei no. A quel punto i maghi l’avevano trasferita in un’altra stanza, e da allora Call non l’aveva più rivista. Chiaramente Kylie ricordava Call, visto che lo stava osservando con aria confusa, ma lui non sapeva di preciso cosa credesse lei. Le avevano sicuramente alterato i ricordi prima di rilasciarla nella popolazione.
Per un folle momento, Call immaginò di dirle tutto. Raccontarle di come avevano cercato di entrare in una scuola di magia, e non di ballo, e di come Magister Rufus l’aveva scelto, sebbene il suo punteggio fosse decisamente più basso di quello di lei. Gli avrebbe creduto se le avesse parlato di com’era la scuola, e di cosa si provava a essere in grado di plasmare il fuoco con le mani o volare per l’aria? Pensò di dirle che Aaron non era solo il suo migliore amico, ma pure il Makar, il che era una faccenda davvero grossa, perché significava che Aaron era uno dei pochissimi maghi in vita in grado di lavorare con l’elemento del caos.
“La scuola è okay,” mormorò, scrollando le spalle, non sapendo che altro dire.
“Mi sorprende che tu sia riuscito a entrare,” rispose lei; gli guardò la gamba, e poi cadde in un silenzio imbarazzato.
Call provò una familiare ondata di rabbia, e ricordò esattamente cosa si provava a frequentare la sua vecchia scuola, dove nessuno credeva che sarebbe potuto essere bravo a fare qualcosa di fisico. Sin da quando Call aveva memoria, la sua gamba sinistra era stata più corta e debole dell’altra. Camminarci sopra gli faceva male, e nessuno degli innumerevoli interventi a cui si era sottoposto aveva aiutato granché. Suo padre gli aveva sempre detto di essere nato così, ma Magister Joseph gli aveva raccontato qualcosa di diverso.
“Sta tutto nella forza della parte alta del corpo,” ribatté altezzosamente, sebbene non sapesse cosa intendeva davvero.
Kylie annuì, però, con gli occhi sbarrati. “Cosa si prova? Ad andare a una scuola di ballo?”
“È dura,” le rispose. “Tutti ballano fino a collassare. Mangiamo solo frullati di uova crude e proteine del grano. Ogni venerdì c’è una gara di ballo, e quello che resta in piedi riceve una barretta di cioccolato. E dobbiamo pure guardare di continuo film sul ballo.”
Lei stava per rispondergli qualcosa, ma venne interrotta da Subbuglio che saltava fuori dai cespugli. Aveva un bastoncino tra i denti, e i suoi occhi erano enormi e scintillanti – sfumature d’arancio, giallo, e rosso fiamme dell’inferno. Mentre Kylie lo fissava, gli occhi spalancati, Call capì quanto dovesse sembrarle grande Subbuglio, quanto fosse ovvio che non era un cane o un comune tipo di animale domestico.
Kylie urlò. Prima che Call potesse dire una parola, Kylie corse via dal prato e si precipitò giù per la strada; quella zazzera bianca del suo cane a stento riusciva a starle dietro.
Basta fare il carino con i vicini, per il momento.
Per quando tornò a casa, Call aveva deciso che tra le menzogne dette a Kylie e lo spavento che le aveva fatto prendere, aveva perso tutti i punti positivi ottenuti raccogliendo i bisogni di Subbuglio.
Quel giorno lo stava vincendo la colonna del Signore Del Male.
“Va tutto bene?” gli chiese suo padre, notando l’espressione di Call mentre chiudeva la porta.
“Sì, bene,” rispose avvilito Call.
“Bene.” Alastair si schiarì la voce. “Pensavo che potremmo uscire, stasera,” disse. “Andare al cinema.”
Call era sorpreso. Non avevano fatto granché, da quando era tornato a casa per le vacanze estive. Alastair, con l’aria di uno sprofondato nella desolazione, si era trascinato giorno dopo giorno dalla sala TV al garage, dove aveva sistemato e fatto splendere come nuove delle auto che poi aveva venduto ai collezionisti. A volte Call aveva preso il suo skate e pattinato di malavoglia per la città, ma niente gli sembrava abbastanza divertente, se paragonato al Magisterium.
Aveva persino cominciato a sentire la mancanza del lichene.
“Che film vuoi vedere?” gli chiese Call, immaginando che un Signore Del Male non si interessi ai gusti cinematografici degli altri. Doveva pur valere qualcosa.
“Ce n’è un nuovo. Con le astronavi,” rispose suo padre, sorprendendo Call con la sua scelta. “E magari potremmo lasciare quel tuo mostro al canile, strada facendo. E scambiarlo con un grazioso barboncino. O pure con un pitbull. Qualsiasi cosa, purché non sia rabbioso.”
Subbuglio guardò Alastair minacciosamente, un vortice di colori negli occhi soprannaturali. Call pensò al cane parrucca di Kylie.
“Non è rabbioso,” disse Call accarezzando il collo di Subbuglio. Il lupo si gettò per terra e rotolò sulla schiena, la lingua a penzoloni, così che Call potesse grattargli la pancia. “Può venire? Può aspettarci in auto col finestrino abbassato.”
Accigliato, Alastair scosse il capo. “Assolutamente no. Lega quel coso in garage.”
“È un lui, non un coso. E scommetto che gli piacerebbero i popcorn,” rispose Call. “E i vermi gommosi.”
Alastair diede un’occhiata al suo orologio, poi indicò il garage. “Beh, magari dopo puoi portargliene due, a quel coso.”
Lui!” Con un sospiro, Call portò Subbuglio nell’officina in garage di Alastair. Era uno spazio enorme, più enorme della stanza più grande della casa, e odorava di olio e benzina e legno vecchio. Il telaio di una Citroën riposava su dei blocchi, privo degli pneumatici e senza sediolini. Pile di manuali gialli sulla riparazione erano sistemate su degli antichi sgabelli, mentre i fari pendevano fuori dai loro spazi. Una bobina di corda stava fissata sopra a un assortimento di chiavi. Call la usò per fare un nodo morbido intorno al collare del lupo.
Si inginocchiò davanti a Subbuglio. “Torneremo presto a scuola,” mormorò. “Con Tamara e Aaron. E a quel punto tutto tornerà alla normalità.”
Il cane uggiolò come se avesse capito. Come se gli mancasse il Magisterium tanto quanto mancava a Call.

 

Divisore - TCG

 

Call trovò difficile restare concentrato sul film, a dispetto delle astronavi, degli alieni e delle esplosioni. Continuava a pensare al modo in cui aveva guardato i film al Magisterium, con la magia dell’aria che proiettava le immagini sul muro della caverna. Dal momento che erano controllati dai maghi, al loro interno poteva succedere di tutto. Aveva visto Star Wars con sei finali diversi, e pellicole in cui i ragazzi del Magisterium erano proiettati sullo schermo e combattevano mostri, volavano con le auto e si trasformavano in supereroi.
Paragonato a loro, il film che stava guardando in quel momento sembrava un po’ piatto. Call si concentrò sui pezzi che avrebbe cambiato mentre si scolava tre Frullati Estremamente! Aspri Alla Mela e due contenitori grandi di popcorn con burro. Alastair fissava lo schermo con un’espressione di ragionevole orrore, non voltandosi neanche quando Call gli offrì alcune manciate di noccioline. Come conseguenza per aver mangiato da solo tutte le merendine, Call brulicava di zucchero quando tornarono all’auto di Alastair.
“Ti è piaciuto?” chiese Alastair.
“Era molto bello,” rispose Call, non volendo dare ad Alastair la sensazione di non aver apprezzato di essere stato trascinato a vedere un film che da solo non avrebbe mai guardato. “Il pezzo in cui la stazione spaziale è esplosa era grandioso.”
Ci fu un attimo di silenzio, non abbastanza lungo perché risultasse sgradevole, prima che Alastair parlasse di nuovo. “Sai, non c’è ragione per cui tu debba tornare al Magisterium. Hai imparato le basi. Potresti allenarti qui, con me.”
Call sentì il suo cuore sprofondare. Avevano già avuto questa conversazione, o delle sue varianti, un centinaio di volte, e non era mai andata a finire bene. “Penso che dovrei tornare,” gli disse il più neutralmente possibile. “Ho già attraversato il Primo Cancello, quindi dovrei concludere ciò che ho iniziato.”
L’espressione di Alastair si incupì. “Stare sotto terra non fa bene ai bambini. Tenuti al buio come vermi. La tua pelle diventerà pallida e grigia. I livelli della tua vitamina D caleranno. La vitalità ti verrà succhiata via dal corpo…”
“Sembro grigio?” Call prestava raramente attenzione a ciò che andava oltre le basi del suo aspetto – controllare di non avere i pantaloni al contrario e che i suoi capelli non fossero sparati in aria –, ma essere grigio gli sembrava negativo. Lanciò un’occhiata furtiva alla sua mano, ma pareva del suo solito beige rosato.
Alastair stava stringendo il volante con furia mentre svoltavano nella loro strada. “Cosa ti piace di quella scuola?”
“Cosa piace a te?” domandò Call. “Ci sei andato, e sai che non ho odiato ogni singolo minuto. Hai incontrato la mamma lì…”
“Sì,” rispose Alastair. “Avevo degli amici, lì. È questo ciò che mi piaceva.” Da quando Call aveva memoria, questa era la prima volta che ricordava di aver sentito suo padre dire che gli era piaciuto qualcosa della scuola di magia.
“Anche io ho degli amici, lì,” fece Call. “Qui non ne ho nessuno, ma lì sì.”
“Tutti gli amici con cui sono andato a scuola adesso sono morti, Call,” disse Alastair, e Call si sentì rizzare i peli sul retro del collo. Pensò ad Aaron, a Tamara e a Celia – e poi fu costretto a fermarsi. Era troppo orribile.
Non solo l’idea di loro morti.
Ma l’idea di loro morti per colpa sua.
Per colpa del suo segreto.
Del male dentro di lui.
Fermati, si disse Call. Erano arrivati a casa. C’era qualcosa di strano. Fuori posto. Call la osservò per un minuto prima di capire. Aveva lasciato la porta del garage chiusa con Subbuglio legato al suo interno, ma adesso era aperta, un grosso quadrato nero.
“Subbuglio!” Call afferrò la maniglia dell’auto e quasi cadde sul terreno, la gamba debole che tremava. Poteva sentire suo padre chiamarlo, ma non gli importava.
In parte zoppicando, in parte correndo, arrivò al garage. La corda era ancora lì, ma un’estremità era sfilacciata, come se fosse stata segata da un grosso coltello – o da un affilato dente da lupo. Call provò a immaginare Subbuglio tutto solo in garage, al buio. Abbaiando e aspettando che Call gli rispondesse. Call cominciò a provare una sensazione di gelo nel petto. Subbuglio non era stato legato granché, a casa di Alastair, e probabilmente questo l’aveva mandato fuori di testa. Forse aveva masticato la corda e si era gettato contro la porta finché questa non si era aperta.
“Subbuglio!” urlò di nuovo Call, più forte. “Subbuglio, siamo a casa! Adesso puoi tornare!”
Si guardò intorno, ma il lupo non uscì dai cespugli, né emerse dalle ombre che avevano iniziato a raccogliersi tra gli alberi.
Si stava facendo tardi.
Il padre di Call gli si avvicinò. Osservò la fune spezzata e la porta aperta e sospirò, passandosi una mano tra i capelli nero-grigi. “Call,” disse gentilmente. “Call, non c’è più. Il tuo lupo se n’è andato.”
“Questo non lo sai!” strillò Call, girandosi per osservare Alastair.
“Call…”
“Hai sempre odiato Subbuglio!” scattò. “Probabilmente sei felice di sapere che se n’è andato.”
L’espressione di Alastair si indurì. “Non sono felice di saperti triste, Call. Ma sì, quel lupo non era fatto per essere un animale domestico. Avrebbe potuto uccidere o fare seriamente male a qualcuno. A uno dei tuoi amici o, Dio non voglia, a te. Spero solo che corra nel bosco e non si diriga in città e cominci a sgranocchiare i vicini.”
“Sta’ zitto!” gli disse Call, anche se c’era qualcosa di vagamente confortante nell’idea che se Subbuglio avesse mangiato qualcuno, Call forse sarebbe riuscito a trovarlo in mezzo al trambusto. Spinse via quell’idea, aggiungendolo alla colonna del Signore Del Male.
Pensieri simili non servivano a nulla. Doveva trovare Subbuglio prima che succedesse qualcosa di male. “Subbuglio non ha mai fatto male a nessuno,” rispose invece.
“Mi spiace, Call,” disse Alastair. Sembrava sincero, e questo sorprese Call. “So che è da una vita che volevi un cucciolo. Forse se ti avessi lasciato tenere la talpa…” Sospirò di nuovo. Call si domandò se suo padre gli avesse impedito di avere un animale perché i Signori Del Male non dovrebbero averne. Perché i Signori Del Male non amano niente, e specialmente non le cose innocenti come gli animali. Come Subbuglio.
Call pensò a quanto dovesse essere spaventato Subbuglio – da quando Call l’aveva trovato, ancora cucciolo, non era mai rimasto da solo.
“Per favore,” supplicò Call. “Per favore, aiutami a cercare Subbuglio.”
Alastair annuì una sola volta, un brusco scatto della mascella. “Sali in macchina. Possiamo chiamarlo mentre giriamo lentamente per il quartiere. Magari non si è allontanato troppo.”
“Okay,” rispose Call. Guardò di nuovo il garage, sentendosi come se stesse trascurando qualcosa, come se avrebbe visto il suo lupo, se solo avesse fissato quel punto abbastanza a lungo.
Ma non importava quante volte girassero per il quartiere e quante volte lo chiamassero, Subbuglio non veniva fuori. Si fece sempre più buio, e a quel punto tornarono a casa. Alastair cucinò degli spaghetti per cena, ma Call non si sforzò di mangiarli. Riuscì a farsi promettere dal padre che avrebbero realizzato dei poster per cani scomparsi, il giorno dopo, anche se Alastair pensava che una foto di Subbuglio avrebbe fatto più male che bene.
“Le creature del caos non sono fatte per essere animali domestici, Callum,” gli disse dopo aver ripulito il suo piatto intatto. “A loro non importa delle persone. Non può importargli.”
Call non gli rispose, ma andò a letto con un nodo alla gola e una sensazione di terrore.

 

Divisore - TCG

 

Fu un acuto piagnisteo a svegliare Call dal suo sonno inquieto. Si mise a sedere e afferrò Miri, il pugnale che teneva sempre sul suo comodino. Posò i piedi sul pavimento, trasalendo per il freddo.
“Subbuglio?” sussurrò.
Pensò di aver sentito un altro pianto, distante. Sbirciò fuori dalla finestra, ma tutto ciò che riusciva a vedere erano alberi ombrosi e oscurità.
Scivolò nel corridoio. La porta della stanza di suo padre era chiusa, e la linea che la divideva dal pavimento era buia. Call sapeva che questo non implicava che non fosse sveglio. A volte Alastair restava in piedi tutta la notte aggiustando cose nella sua officina al piano di sotto.
“Subbuglio?” sussurrò di nuovo Call.
Non ci fu nessun rumore in risposta, ma a Call venne la pelle d’oca sulle braccia. Riusciva a sentire che il suo lupo era nelle vicinanze, che Subbuglio era ansioso, spaventato. Call seguì quella sensazione, anche se non riusciva a spiegarla. Lo condusse giù nell’atrio, e verso le scale della cantina. Call deglutì con forza, strinse Miri e cominciò a scendere.
Aveva sempre avuto un po’ di paura del seminterrato, che era pieno di vecchi pezzi di auto, mobili rotti, case delle bambole, bambole da riparare e antichi giocattoli di latta che a volte venivano ronzando in vita.
Una striscia di luce gialla filtrava dalla porta che conduceva a un altro deposito di Alastair, ancor più pieno di spazzatura che non aveva ancora trovato il tempo di sistemare. Call si fece coraggio e zoppicò per la stanza; spinse la porta.
Non si muoveva. Suo padre l’aveva chiusa.
Il cuore di Call accelerò.
Non c’era motivo per cui suo padre avrebbe dovuto chiudere a chiave un ammasso di roba vecchia e mezza riparata. Proprio nessun motivo.
“Papà?” chiamò Call attraverso la porta, chiedendosi se Alastair non fosse lì dentro per qualche ragione.
Ma dall’altra parte sentì arrivare un trambusto totalmente diverso. Call fu preso da una furia terribile e soffocante. Prese il suo piccolo pugnale e cercò di premerlo nel vano della porta, tentando di spingere via i cardini.
Dopo un momento di tensione, la punta di Miri toccò il punto giusto e la serratura scattò. La porta era aperta.
Il retro del seminterrato non aveva più l’aspetto che Call ricordava. L’ammasso confuso di roba era stato rimosso, lasciando spazio per quello che a Call sembrava l’ufficio di un mago molto spartano. In un angolo stava una scrivania, con pile di libri vecchi e nuovi ammucchiate sopra. Dall’altra parte c’era una branda. E al centro, legato da delle catene e imbavagliato con una museruola di pelle dall’aria orribile, stava Subbuglio.
Il lupo balzò verso Call, uggiolando, ma le catene lo tirarono indietro. Call cadde in ginocchio, accarezzando con le dita la pelliccia di Subbuglio mentre cercava un modo per liberarlo dal collare. Era così felice di vedere Subbuglio e così sopraffatto dalla rabbia per ciò che suo padre aveva fatto da perdersi per un istante il dettaglio più importante.
Ma mentre scrutava la stanza in cerca del nascondiglio della chiave, vide finalmente ciò che avrebbe dovuto notare prima di ogni altra cosa. Anche la branda sulla parete in fondo aveva delle catene.
Catene della grandezza giusta per un ragazzo che a breve avrebbe compiuto tredici anni.

Traduzione: uno snippet da The Copper Gauntlet!

Buongiorno, Shadowhunters! :) Quest’oggi cominciamo la giornata con un estratto del secondo libro di Magisterium, The Copper Gauntlet.

Magisterium, per chi non lo ricordasse, è la serie middle grade che Cassie sta scrivendo in collaborazione con Holly Black; il primo volume è uscito in Italia con il titolo de L’Anno di Ferro.

 

Speriamo che lo snippet vi piaccia!

 

 

 

 

 

 

 

« “Ehi, miz [NdT: “miss”] Clare! Amo i tuoi libri! Seriamente, per me significano molto. Quindi… Mi chiedevo, visto che hai pubblicato un po’ di snippet di The Dark Artifices, non è che potresti metterne qualcuno pure di The Copper Gauntlet? Magari. Sai, se ne hai qualcuno in giro e a miz Black non dà fastidio. Solo un’idea. Passa un bel pomeriggio! I tuoi libri sono la mia luna e le mie stelle.

A miz Black non dà fastidio! Da The Copper Gauntlet:

 

A Call faceva male la testa.
“Non voglio che succeda niente di brutto ad Aaron,” disse. Era l’unica cosa di cui fosse certo. “Non l’ho mai desiderato.”
Aaron sembrava infelice. “Beh, non andremo da nessuna parte, stasera,” fece. “È tardi e siamo tutti stanchi. Forse se dormissimo qualche ora potremmo capire qualcosa domattina.”
Osservarono tutti i due letti. Entrambi erano grandi abbastanza da ospitare un adulto o due bambini.
“Mi prenoto quello,” disse Jasper. Indicò Tamara e Call. “E mi prenoto Aaron, perché tu sei inquietante e tu una ragazza.”
“Posso dormire sul pavimento,” si offrì Aaron, osservando l’espressione sul viso di Tamara.
“Non aiuterebbe nessuno se non Jasper,” rispose Tamara, seccata, e si infilò nel letto più a sinistra. “Va bene, Call: dormiremo semplicemente sopra alle coperte. Non preoccuparti.”
Call pensò che forse avrebbe dovuto offrirsi di dormire sul pavimento, come aveva fato Aaron, ma non gli andava. La sua gamba già doleva e, oltretutto, sapeva per certo che a volte dei ratti si nascondevano nel fienile.
“D’accordo,” rispose, arrampicandosi cautamente accanto a lei.
Era strano.
Nell’altro letto, Jasper e Aaron stavano cercando di condividere l’unico cuscino. Si sentì un gemito soffocato mentre qualcuno veniva preso a pugni. Call spinse il cuscino verso Tamara e posò la testa sul braccio che aveva piegato.
Chiuse gli occhi, ma il sonno non arrivò. Non era confortevole cercare di restare su un unico lato del letto, accertandosi che le dita dei suoi piedi non finissero nel lato di Tamara. Non lo aiutava continuare a vedere le parole che Master Joseph aveva scritto nelle sue lettere, come se fossero dipinte sul retro delle sue palpebre.
“Call?”
Aprì gli occhi. Tamara lo stava osservando da qualche centimetro di distanza, gli occhi grandi e scuri. “Perché sei così importante?” gli sussurrò.
Call sentì il suo fiato caldo sulla guancia.
“Importante?” ripeté. Jasper aveva cominciato a russare.
“Tutte quelle lettere,” disse Tamara. “Da Master Joseph. Pensavo che riguardassero Aaron. È il Makar. Ma riguardavano tutte te. Call è la cosa più importante.”
“Voglio dire… Immagino sia perché è mio padre [NdT: immagino che intenda: “è mio padre il destinatario delle lettere”.],” rispose Call, annaspando. “Quindi per lui sono importante.”
“Non sembrava quel genere di importante,” mormorò Tamara. “Call, sai di poterci dire qualsiasi cosa, vero?”
Call non era certo di sapere come risponderle. Stava ancora cercando di decidere quando Havoc cominciò a ululare. »

Intervista tradotta: Cassandra Clare e Holly Black per il TMI Source

Qualche tempo fa Cassie e Holly hanno rilasciato un’intervista al TMI Source (che ha poi caricato il tutto sul sito il 23 novembre). È molto lunga (circa sette pagine), ma anche tanto interessante. :)

Vi segnaliamo sin da subito che sono presenti spoiler da Città del Fuoco Celeste, La Principessa e Magisterium: L’Anno di Ferro; gli spoiler su quest’ultimo sono presenti nella seconda metà dell’articolo (lo stacco tra le due parti è ben segnalato), mentre di CoHF e CP2 si parla nella prima parte dell’intervista. :)

 

 

 

 

 

 

 

Prima che Cassandra Clare e Holly Black firmassero The Iron Trial a Colonia, il 12 novembre, mi sono seduta con loro a parlare di colpi di scena, diversità nei romanzi e come gli aspiranti autori possono rendere più semplice lo scrivere libri.

Dal momento che l’intervista durava venticinque minuti e che Cassie e Holly hanno anche fatto spoiler di The Iron Trial, la troverete divisa in due parti: quella priva di spoiler e quella con gli spoiler, che contiene anche un uso non editato della parola con la F [NdT: qui sul sito troverete tutto in un unico post – ma, come già detto, lo stacco tra le due parti verrà debitamente segnalato].

Cathrin: « Prima dell’intervista avete brevemente citato la copertina di The Copper Gauntlet [NdT: il secondo romanzo di Magisterium]; l’intera serie avrà copertine coordinate? »

Cassie: « Sì, stando a quel che sappiamo. Saranno tutte – le ha fatte tutte Alex Chaudret, e saranno nello stesso stile. Non tutte avranno gli stessi personaggi, ma ognuna ricorderà le altre, tipo quelle di Percy Jackson. »

Cathrin: « Dal momento che state scrivendo insieme Magisterium, condividete un solo portatile e ve lo scambiate: ci sono appunti sparsi ovunque o tutto ciò che è rilevante sta dentro le vostre teste? »

Holly: « A dire il vero, usiamo un programma chiamato Scrivener, di cui io sono super ossessionata, e abbiamo messo un sacco delle nostre note dentro il file di Scrivener dedicato a Magisterium. Quindi, quando ci sediamo a scrivere, non è un capitolo vuoto: è un capitolo con note che abbiamo già messo insieme. »

Cassie: « Salviamo cose come brevi frasi: “Call, Aaron e Tamara vanno al test, combattono…”, e poi dobbiamo riempirle, ma sappiamo qual è l’idea generale. »

Holly: « Su Scrivener abbiamo anche dei file su chi è chi al Magisterium, e su quale anno equivale a quale colore e a quale metallo, e roba simile. Possiamo tornare indietro e controllare dove siamo arrivate in questo momento – è questa l’utilità di scrivere su un solo portatile. Possiamo avere un file principale su Scrivener ed evitare che diventi confuso perché una di noi ha aggiunto qualcosa al suo Scrivener, ma l’annotazione non è finita anche nel post principale. Quindi abbiamo un unico set di note, così come un solo manoscritto. »

Cathrin: « Mi state rendendo quest’intervista incredibilmente semplice, perché avete citato gli anni, e mi chiedevo: quale sarebbe il vostro anno scolastico preferito, al Magisterium, e perché? Se foste studenti lì. »

Holly: « Suppongo che mi piacerebbe l’ultimo anno. [Ridacchia] Potrei oziare in giro, aspettare di diplomarmi; sarebbe quello l’anno migliore al Magisterium, no? »

Cassie: « Non saprei… »

Holly: « Pensi che passeresti troppo tempo a essere sotto pressione per il Collegium? »

Cassie: « Sì! Perché in verità c’è una scuola dopo il Magisterium – c’è il Collegium. Sento che passerei troppo tempo a stressarmi perché devo decidere cosa farne della mia vita, quindi forse apprezzerei di più l’anno d’argento, quando ne manca ancora uno prima di dover prendere una decisione. »

Cathrin: « Fate spesso dei ritiri di scrittura con Maureen Johnson, Sarah Rees Brennan e altre persone, e quando siete insieme succedono un sacco di cose divertenti. È successo qualcosa di davvero divertente o inaspettato mentre stavate scrivendo The Iron Trial, o il secondo libro? »

Cassie: « Sì, il pipistrello! »

Holly: « Aspetta, c’ero? »

Cassie: « C’eri. Però stavi dormendo, no? Beh, è successo in Italia. »

Holly: « No, non c’ero. »

Cassie: « Ma sei arrivata il giorno dopo! »

Holly: « Sono arrivata il giorno dopo e ho sentito parlare del pipistrello. La faccenda del pipistrello non sarebbe successa, se fossi stata lì. »

Cassie: « No, non sarebbe accaduto. »

Holly: « Avrei preso la faccenda del pipistrello in mano. »

Cassie: « Era la notte prima dell’arrivo in Italia di Holly, così c’eravamo io, Sarah e Leigh Bardugo, che ha scritto Ruin e Rising [NdT: il primo romanzo della Grisha Trilogy è edito in Italia col titolo di Tenebre e Ghiaccio]. Leigh era appena arrivata, e Holly sarebbe giunta la mattina dopo, quindi ci stavamo organizzando per la cena. Eravamo in questa enorme villa che aveva un lungo corridoio con delle camere da letto e un soffitto alto; sono uscita dalla mia stanza e ho visto il pipistrello volarmi contro. Ho il terrore dei pipistrelli, mi terrorizza la rabbia, quindi ho urlato. Ero, tipo: “Sarah, posso venire in camera tua?” E lei ha risposto: “Nooo, sono nuda.” E io: “Non mi importa!” Sono irrotta nella sua stanza, e lei era nuda e mi ha detto: “Perché l’hai fatto? Perché qualcuno dovrebbe fare una cosa simile?” E io: “Un pipistrello mi sta inseguendo!” Sarah mi ha risposto: “Non è possibile!” Così è uscita in corridoio, praticamente nuda – indossava l’intimo – e ha detto: “Non può essere un pipistrello.” E il pipistrello le è piombato addosso, e quindi Sarah ha cominciato a correre, ma stava correndo avanti e indietro per il corridoio, il pipistrello la inseguiva – e a quel punto Leigh è uscita dalla sua stanza e Sarah stava correndo nuda per il corridoio, urlando, e Leigh ha detto: “Non vorrò mai sapere.” [Cassie e Holly ridono] Abbiamo dovuto passare mezz’ora a cercare di liberarci del pipistrello… Se Holly fosse stata lì, avrebbe fatto amicizia con lui. »

Cathrin: « Penso che sarei scappata anche io… Parliamo di diversità. [Holly ride per l’improvviso cambio d’argomento] Quanto sentite voi scrittori il bisogno dei lettori di diversità negli Young Adult e nei romanzi in generale? »

Holly: « Credo che ci sia molto bisogno, decisamente. Malinda Lo ha fatto un ottimo lavoro mettendo insieme delle statistiche, e sono deprimenti! Quando vedi quant’è costante e basso il livello della rappresentazione in termini di colore delle persone, di… »

Cassie: « Personaggi disabili… »

Holly: « Sì, sono statistiche davvero deprimenti. Ovviamente è ancora qualcosa che gli editori non hanno capito come indirizzare. »

Cathrin: « Hanno ancora una lunga strada da percorrere, quindi. »

Holly: « Abbiamo una lunga strada da percorrere… E, in verità, ho pensato a quest’argomento perché ne abbiamo parlato in varie sedi. Diciamo che tutti noi notiamo e pensiamo: “Che cosa possiamo fare personalmente a riguardo? Che cosa possiamo fare oggi?” Ciò che possiamo fare oggi – raccomanderò tre libri che penso che chiunque stia leggendo potrebbe apprezzare. Visto che Magisterium è una serie middle grade, suggerirò due titoli middle grade: Kinda Like Brothers, di Coe Booth, che è uscito quest’anno. Assolutamente grandioso. E The Great Green Heist di Varian Johnson; davvero divertente! Davvero bello. Credo che ci sarà un seguito. E poi – visto che so che molte persone che leggono Young Adult potrebbero star leggendo – Love Is The Drug di Alaya Dawn Johnson. Sono stati pubblicati di recente, e sono tutti grandiosi! E se tutti noi ascoltassimo questi consigli e andassimo oggi stesso a comprare questi libri, avremmo fatto una differenza! Ci penso perché ne stiamo parlando tantissimo, e mi sono detta: “Cosa possiamo fare?” Possiamo fare questo. »

Cathrin: « Grandioso! Dunque, avete scritto questo romanzo insieme, e avete scritto altri libri insieme; che consigli dareste a degli amici che stanno scrivendo insieme, in modo che non litighino? »

Holly: « Parlando con la gente, un sacco di persone ci hanno raccontato di come si trovino in disaccordo. Di come ci siano passaggi in cui uno desidera una cosa e l’altro ne vuole un’altra. Credo che ciò che diciamo sempre sia che, se ognuno parla della ragione per cui desidera qualcosa, c’è un modo perché entrambi ottengano ciò che volevano. C’è una terza strada. »

Cassie: « Io credo che se state litigando perché uno vuole una cosa e l’altro un’altra, entrambi dovrete rinunciare. Non otterrete ciò che desiderate – ciò che dovete fare è lavorare insieme per trovare una terza opzione. Quindi smette di essere un litigio sul: “Voglio questo e tu quello.” Di’: “Cerchiamo invece di trovare una terza strada”. »

Holly: « Credo che bisogni avere una visione simile dei personaggi – nel senso, sapere davvero chi sono. Entrambi dovete credere che siano la stessa persona. Penso che, se per noi non fosse stato così, avremmo avuto dei problemi. »

Cassie: « Sì, la maggior parte dei nostri litigi riguarda il ritmo e il tempismo, come il quando succederà qualcosa. Abbiamo litigato in auto, oggi. »

Holly: « Sì, parlavamo di: “Succederà in questo libro o nel prossimo?” »

Cassie: « Che non è un litigio riguardo il: “Succederà?” Abbiamo entrambe concordato sul fatto che accadrà, accadrà di sicuro, ma non sappiamo quando. »

Holly: « Dove si colloca? Come si colloca? Queste discussioni sono molto più semplici di quelle riguardo: “Chi è questa persona?” Dovete cominciare da un punto in cui costruirlo insieme. »

Cathrin: « Un’altra domanda sulla scrittura. Holly, hai un bambino piccolo; Cassie, hai i tuoi figliocci. Mi chiedevo se riuscite a immaginarvi scrivere un libro per lettori anche più giovani e, Cassie – dal momento che i tuoi personaggi delle Shadowhunter Chronicles sono cresciuti –, se riesci a immaginarti scrivere per dei lettori più adulti (libri New Adult)? »

Holly: « Dirò questo: mi sono seduta e ho cercato di scrivere un libro illustrato [pausa] e non ho ancora capito come fare. Ho pensato: “Sì, certo. Posso scrivere un libro illustrato.” Non ne sono così certa. È difficile! È un formato davvero complicato. […] I libri illustrati sono una specie di iceberg, e tu vedi solo questo pezzettino delle cima, ma c’è un sacco di roba, sotto, che devi far funzionare. Penso a Don’t Let The Pigeon Drive The Bus di Mo Willems, un libro geniale – GENIALE! – perché permette al bambino di identificarsi sia col piccione disobbediente che sta facendo quella brutta cosa sia con la persona che per una volta ha la possibilità di dire no. Questo modo di pensare [altra pausa] mi rompe il cervello! Amerei farlo, ma non sono certa di sapere anche solo in che modo iniziare. »

Cassie: « I libri illustrati sono davvero, davvero difficili. Sono come un poema: devi dire tutto in un lasso di tempo molto più breve. Ma per i miei figliocci amerei scrivere qualcosa di adatto a lettori più giovani di quelli di Magisterium. Più intorno ai sei anni, su due gemelli che sono detective. »

Cathrin: « Sembra figo! »

Cassie: « Penso che lo amerebbero! C’è una relazione così unica, guardandoli crescere. Sono sempre insieme, tutto ciò che fanno lo fanno insieme – l’altra persona è tipo parte di te, è sempre lì. E quindi credo che sarebbe divertente esplorare un rapporto simile. […] Dormono nella stessa stanza, allo stesso tempo, mangiano nello stesso momento, fanno tutto insieme, e io passo un sacco di tempo con loro, e sono, tipo: “Aw, sarebbe bello se avessero un libro su bambini come loro.” »

Holly: « Scriverei un libro simile! »

Cassie: « Lo so, ma è il mio libro. [Ridono entrambe] »

Holly: « Sono eccitata all’idea di vederla scrivere qualcosa di davvero breve. È come un sogno. »

Cassie: « Scriverò semplicemente della roba lunghissima e poi la taglierò a caso. »

Cathrin: « Dunque, il New Adult… magari più degli estratti, tipo quello che hai fatto con Tessa e Jem? »

Cassie: « Mi è piaciuto davvero scrivere After The Bridge, e farei dell’altro. Alla maggior parte delle persone è piaciuto davvero, ma continuo a ricevere lo stesso commento da gente che dice: “Non credo sia giusto che tu scriva roba simile su persone minorenni”, e io sono, tipo: “Hanno centoquarant’anni!” [Holly ride] “Non sono minorenni, sono degli anziani! Sono antichi!” […] A dire il vero, non era neppure così esplicito, era chiaro cosa stava succedendo… »

Holly: « Non sono certa che fosse New Adult. »

Cassie: « Non farei passare le mie storie come New Adult. Poi vorrebbero che fosse molto più esplicito. Non so: se scrivessi roba del genere su Clary e Jace, Julian e… sapete, chiunque sia [ride], riceverei tutti questi commenti seccati? Non lo so, me lo domando. Ma è stato davvero divertente scrivere quella storia, e potrei ripetere l’esperienza. Forse qualcosa su Will e Tessa dopo il loro matrimonio, perché non puoi seriamente obiettare se due persone fanno sesso dopo essersi sposate. Voglio dire, andiamo, sono sposate! »

Cathrin: « Holly, hai scritto di fate e vampiri, e anche di persone con abilità magiche. Cosa pensi che ci sia di così affascinante nelle creature magiche da spingere le persone a comprare i tuoi libri e, in generale, così tanti romanzi fantasy? »

Holly: « Penso che il fantasy ci permetta di parlare del mondo reale in un modo differente. Abbiamo tutti sperimentato momenti in cui ci sentivamo arrabbiati, davvero arrabbiati, al punto da temere di dire o fare qualcosa in grado di far soffrire le persone a cui teniamo, e se prendi degli esseri tipo i licantropi, lo stai rendendo letterale. Dici: una volta al mese questa persona diventa un mostro. Non ti stai più chiedendo: “Va bene sentirsi in questo modo?” L’hai semplicemente accettato, è com’è, e ora puoi raccontare una storia diversa sul come ci si sente a essere fuori controllo. Credo che, poiché nasciamo in maniere differenti, possiamo pensarci anche in modi diversi. Quindi penso che sia questa l’utilità del fantasy. Possiamo raccontare le nostre storie in modi diversi, e più siamo in grado di renderle malleabili e rigirarle, più saremo in grado di vederne lati diversi. »

Cathrin: « Cassie, prima dell’intervista a cui avevamo accennato riguardo Simon e Isabelle in Tales from the Shadowhunter Academy, parliamo rapidamente di un altro racconto: ce n’è uno riguardo il Circolo, e poi c’è anche The Secret Treasons [NdT: una graphic novel sul Circolo che Cassandra realizzerà in collaborazione con Cassandra Jean]; è ancora in programma? »

Cassie: « The Secret Treasons è in sospeso perché non potevamo fare quello e The Shadowhunter Academy allo stesso tempo, poiché si tratta di due progetti ambientati all’Accademia, che si svolgono nello stesso modo e che potrebbero contraddirsi a vicenda. Non c’era modo di mantenere la continuità, quindi abbiamo messo in pausa The Secret Treasons. Faremo prima The Shadowhunter Academy e poi qualsiasi sia il canone dell’Accademia degli Shadowhunters stabilito in Tales from the Shadowhunter Academy sarà il canone per The Secret Treasons. Ci abbiamo provato, ed è impossibile. Stavo lavorando alle storie con Sarah, Maureen e Robin [Wasserman], e allo stesso tempo prendevo appunti per The Secret Treasons, e poi mi ritrovavo con un blocco di roba su quello che succederà in Tales from the Shadowhunter Academy che contraddiceva totalmente The Secret Treasons, e pensavo: “Non posso lavorare a entrambi allo stesso tempo.” Ed è un sacco di roba. […] La roba su Simon e Isabelle è davvero divertente, in verità. Si trovano in questa situazione parecchio interessante: Isabelle è innamorata di Simon, adesso, mentre prima a lui lei piaceva, e Isabelle invece era, tipo: “Ugh, Simon!” E adesso è tutto seriamente capovolto, perché lei lo ama – e anche perché lei lo conosce, mentre il Simon che lei conosce non se la ricorda! C’è questa ragazza bellissima, che è davvero carina, che sembra apprezzarlo, e lui è, tipo: “Io… non so che fare a riguardo.” Quindi per Isabelle è davvero dura, perché è una persona molto sicura di sé, ma anche problemi a fidarsi, e si ritrova nella situazione di dover scegliere se andarsene o avere fiducia nel fatto che Simon si innamorerà di nuovo di lei. È una cosa molto difficile da fare con se stessi, mettersi in gioco. […] Mi è davvero dispiaciuto per lei, ho pensato: “Una cosa simile è davvero spaventosa.” Quindi vedremo come andrà. »

 

 

 

INIZIO DELLA PARTE SPOILER DI MAGISTERIUM!

Cathrin: « Qual è la cosa più eccitante che accadrà nel secondo libro di Magisterium [Holly ride], senza fare troppi spoiler? Oppure, cosa possono aspettarsi i vostri lettori dal secondo romanzo che, si spera, è ancora intitolato The Copper Gauntlet? »

Cassie: « È ancora intitolato così. Penso che i lettori possano aspettarsi dal libro che Holly mi schiaffeggerà se rivelo troppo! Per me il romanzo parla molto di Call e suo padre, adesso che il genitore sa di certo che Call è Constantine Madden; quindi ciò che succede tra Call e suo padre, e poi c’è pure la domanda sul chi nel Magisterium scoprirà la verità su Call, e cosa faranno a riguardo. »

Holly: « I suoi amici lo scopriranno? Cosa significa nasconderglielo? Cosa significherebbe dirglielo? Sono un sacco di conseguenze di ciò che Call ha appreso alla fine del primo libro. »

Cassie: « Call davvero non desidera che i suoi amici lo scoprano, ma più a lungo lo nasconde, soprattutto ad Aaron, e peggio sembra. »

Holly: « Ed è anche alle prese con ciò che significa essere – potenzialmente – un signore del male. Nel senso, che significa? E lui? È una specie di signore del male? Quanto può monitorare le sue tendenze da signore del male? Quindi si trova a far conto con un sacco di, tipo: “Questo è essere un signore del male? O forse dovrei farlo, o forse no? Cosa farebbe un signore del male? Lasciate che io faccia il contrario.” »

Cassie: « È interessante perché Call si tiene costantemente d’occhio. Nel senso, nel modo in cui la maggior parte di noi non fa, chiedendosi: “Questa è una cosa giusta o sbagliata da fare?” »

Holly: « “Se fossi cattivo, cosa sceglierei da questo menu? La mia è una scelta malvagia?” »

Cathrin: « Ma almeno ha Havoc… »

Cassie: « Ha Havoc, che è il suo… »

Holly: « Animale da compagnia cattivo. »

Cassie: « Giusto, Call è un po’ preoccupato che Havoc sia un cucciolo cattivo, ma lo ama, e Havoc ama lui. Call non se ne sbarazzerà. »

Holly: « Ma potrebbe essere un animale cattivo. »

Cassie: « Potrebbe essere cattivo, ma Call non se ne sbarazzerà! »

Cathrin: « C’è una ragione particolare per cui Callum non era al centro della prima copertina? »

Holly: « Sì, c’è una ragione. […] Se hai sentito dire che c’è un colpo di scena nel libro, pensi che questo colpo di scena sia quando si scopre che Aaron è il Makar, e Call no. […] In un libro ambientato in una scuola di magia, quando un bambino non ha davvero dato prova di sé, […] diamo per scontate determinate cose. Diamo per scontato che scoprirà di essere super, super speciale, e destinato a lottare contro il Grande Male. E così, quando realizzi che Aaron è quello super, super speciale, e ha molti più segni dell’eroe, ed è pure il Makar, cominci a pensare che quella persona sia il protagonista. In un libro diverso sarebbe stato Aaron il personaggio principale, quindi sistemarlo al centro lo mette nella posizione del personaggio principale/protagonista, ed è un cenno in direzione di quella rivelazione. »

Cassie: « In verità, quando abbiamo visto per la prima volta le copertine, ci hanno mostrato svariate posizioni e design diversi, e ci siamo innamorate di questa, perché l’artista è stato abbastanza sveglio da sistemare Aaron al centro. »

Cathrin: « È davvero un’ottima risposta, perché ci porta a un’altra delle mie domande: dal momento che Callum non è un normale eroe, la sua storia non sembra seguire il “viaggio dell’eroe” di Joseph Campbell. Quanto è stato divertente deviare da questo monomito, e come pensate che i vostri lettori abbiano reagito al colpo di scena? O: come reagiranno i futuri lettori? »

Cassie: « È stato divertentissimo deviare. Abbiamo fatto entrambe, penso, varianti della storia dell’eroe; io l’ho di certo fatta con Clary. […] È incredibilmente divertente lavorare a qualcosa di diverso, perché conosciamo quella storia così bene che possiamo, diciamo, guardare il contrario. È nato tutto da una conversazione che stavamo avendo, in cui Holly faceva costantemente delle brillanti e intelligenti osservazioni ed era tragicamente ignorata dai suoi amici… Parlavamo di come ci siano delle cose, nei libri, che marchiano un personaggio come speciale, e dicano che sarà lui l’eroe, e di come tutto ciò coincida con le cose che dicono: “Questo personaggio diventerà un cattivo.” Questo personaggio ha un passato tragico: è una cosa da eroi, ma anche da cattivi. Questo personaggio ha un potente potere speciale: è una cosa da eroi, ma anche da cattivi. Questo personaggio ha un grande amore perduto: è una cosa da eroi, ma anche da cattivi. Eravamo, tipo: “E se seguissimo ciò che sembra il percorso tradizionale? Dicendo che questo personaggio ha tutti i segni dell’eroe”, e poi abbiamo realizzato: “Oh, in effetti sono le stesse cose che marchiano il cattivo.” »

Cathrin: « Questa serie è ambientata in un periodo particolare – lo stesso anno della sua pubblicazione, o l’inizio degli anni duemila, o è completamente a caso? »

Holly: « Penso che stiamo cercando di tenerci vaghe, così che le persone non realizzino, a mano a mano che la storia procede, esattamente quando sia partita, ma credo che possiamo presumere che inizi nell’anno in cui è stato pubblicato il libro. »

Cassie: « Direi adesso. »

Holly: « Sì, adesso. »

Cassie: « Penso, riguardo a quello che hai detto pure prima, sui nostri lettori e come reagiranno al colpo di scena: di solito sono molto sorpresi. Non ho visto molte persone che non siano rimaste abbastanza sorprese – perché la consideravano una bella sorpresa o una brutta sorpresa –, di solito sono sconvolti, e ricevo un sacco di e-mail in cui dicono: “Ma perché? Perché?”

Holly: « Non so quanto turpe stia diventando quest’intervista, ma oggi hai ricevuto un’e-mail grandiosa! »

[Qui di seguito c’è un utilizzo non editato della parola con la F]

Cassie: « Sì! […] In quest’e-mail si diceva: “Call è Constantine Madden? Fottiti, fottiti, fottiti.” [Ridono tutti] “Fottiti perché?”, dico: “Holly, è grandioso!” »

Holly: « Sì, davvero. Quando ci siamo sedute a scrivere era quella reazione che speravamo più di tutte di suscitare nei lettori. [Ride di nuovo] »

Cassie: « Ero, tipo: “Questa è una fanmail bellissima.” [Ride] »

Traduzione: un estratto da The Iron Trial!

Shadowhunters, per ringraziarvi di tutto l’impegno profuso nell’iniziativa per Città di Cenere (siamo ancora tra le tendenze italiane!), ecco il nostro “regalino”. ;) Un estratto di The Iron Trial!

 

Come alcuni di voi sapranno, l’editore inglese di Magisterium (serie middle grade co-scritta da Cassie e Holly Black) ha creato un “giochino” per presentarci il primo romanzo – ogni mese si sblocca una nuova missione, e ogni missione regala un contenuto speciale sul libro.

Quest’estratto proviene da lì. ;)

 

Nel caso dovessero servirvi informazioni su L’Anno di Ferro (questo il titolo italiano del primo romanzo, che verrà pubblicato in Italia sempre dalla Mondadori), le trovate in questa sezione del sito: qui.

 

 

 

 

 

 

 

Le speranze di Tamara vennero infrante il giorno successivo, quando furono riportati nel posto che Call aveva soprannominato “Stanza della Sabbia e della Noia” per terminare la divisione. Mancava ancora un sacco di sabbia. Call si sentì nuovamente colpevole.

“Ma quando avremo finito,” chiese Aaron a Master Rufus, “potremo fare altre cose, vero?”

“Concentratevi sulla missione attuale,” rispose enigmaticamente il mago, mentre usciva attraverso la parete.

Con profondi sospiri, i tre si sedettero e si misero a lavoro. Il dividere la sabbia continuò per il resto della settimana, con Tamara che passava il tempo dopo le lezioni insieme a sua sorella o con Jasper o con altri studenti che parevano di famiglia ricca, e Aaron che il tempo lo passava con chiunque, mentre Call se ne stava rinchiuso in camera loro. La divisione proseguì pure la settimana successiva – e la pila di sabbia sembrava sempre più grande, come se qualcuno non volesse permettere al test di finire.

Call aveva sentito parlare di un tipo di tortura per cui una goccia d’acqua colpisce la fronte di una persona, ancora e ancora, finché non impazzisce. Prima non aveva mai compreso come funzionasse, ma adesso sì.

Dev’esserci un modo più semplice, pensò, ma la parte della sua mente dedicata al progettare doveva essere la stessa utilizzata dalla magia, perché proprio non gli riusciva di pensar nulla.

“Insomma,” disse alla fine, “voi ragazzi siete bravi con questa roba, giusto? I migliori maghi tra quelli che hanno sostenuto il test. In cima alla classifica.”

Gli altri due lo guardarono, gli occhi vitrei. Aaron aveva l’aria di uno che è stato colpito da un masso volante mentre nessuno lo stava osservando.

“Immagino di sì,” rispose Tamara. L’idea non sembrava eccitarla troppo. “I migliori del nostro anno, in ogni caso.”

“Okay, beh, io sono terribile. Il peggiore. Ero all’ultimo posto, e ci ho già rovinato le cose, quindi è ovvio che non so nulla. Ma dev’esserci un metodo più veloce. Qualcosa che dovremmo fare. Una qualche lezione che dovremmo imparare. Vi viene in mente qualcosa? Qualsiasi cosa?” Nella voce aveva un tono di supplica.

Tamara esitò. Aaron scosse il capo.

Call vide l’espressione di Tamara. “Che? C’è qualcosa?”

“Beh, ci sono alcuni principi magici, alcuni… modi speciali per attingere agli elementi,” disse, le trecce nere che ondeggiavano mentre si spostava per sedersi in un’altra posizione. “Roba che Master Rufus probabilmente non vuole che sappiamo.”

Aaron annuì con entusiasmo; la speranza di riuscire a uscire dalla stanza gli illuminò il viso.

“Ricordate cos’ha detto Rufus riguardo al sentire il potere nella terra e tutta quella roba lì?” Tamara non li stava guardando. Stava osservando la pila di sabbia come se si stesse concentrando su qualcosa di molto distante. “Beh, c’è un modo di ottenere più potere, più velocemente. Ma dovete aprirvi agli elementi… e, beh, mangiare un granello di sabbia.”

“Mangiare la sabbia?” fece Call. “Dev’essere uno scherzo.”

“È pericoloso, per via di tutta quella roba del Primo Principio della Magia. Ma funziona per lo stesso motivo. Sei più vicino all’elemento – nel senso, se stai facendo magia della terra, mangi pietre o sabbia, i maghi del fuoco possono mangiare fiammiferi, quelli dell’aria potrebbero consumare sangue. Non è una buona idea, ma…”

Call pensò a Jasper che ghignava col dito insanguinato in bocca, durante la Prova. Il suo cuore cominciò a battere forte. “Come fai a saperlo?”

Tamara guardò la parete. Prese un respiro profondo. “Mio padre. Mi ha insegnato come fare. Per le emergenze, ha detto, ma per lui andare bene a un test è un’emergenza. Non l’ho mai fatto, però, perché mi fa paura – se prendi troppo potere e non riesci a controllarlo, potresti essere trascinato in un elemento. Ti brucia l’anima e la rimpiazza con fuoco, aria, acqua, terra o caos. Diventi una creatura di quell’elemento. Come un elementale.”

“Una di quelle robe a forma di lucertola?” chiese Aaron.

Call si sentì sollevato dal fatto di non essere stato lui a porre quella stessa domanda.

Tamara scosse il capo. “Ci sono elementali di ogni dimensione. Piccoli come quelle lucertole o grandi e gonfi di potere, come le viverne e i draghi e i serpenti marini. O persino alti come un umano. Quindi dovremo fare attenzione.”

“So stare attento,” disse Call. “Tu, Aaron?”

Aaron si passò una mano ricoperta di granelli di sabbia tra i capelli biondi e scrollò le spalle. “Tutto è meglio di questo. E se dovessimo finire più velocemente rispetto alle previsioni di Master Rufus, ci darà qualcos’altro da fare.”

“Okay. Non penso che funzionerà.” Tamara si leccò la punta del sito e lo utilizzò per toccare la pila di sabbia. Un paio di granelli rimasero incollati. A quel punto si mise il dito in bocca.

Call e Aaron la imitarono. Mentre Call si piazzava il dito umido tra le labbra, non poté non chiedersi cos’avrebbe pensato se una settimana prima gli avessero detto che sarebbe finito a mangiar sabbia seduto in una caverna sotterranea. La sabbia non aveva un cattivo sapore – non sapeva di niente, in effetti. Buttò giù i granelli ruvidi e attese.

“E ora?” domandò dopo qualche secondo. Cominciava a innervosirsi un pochino. A Jasper non era successo niente, durante la Prova, si disse. Non sarebbe successo niente neanche a loro.

“Ora ci concentriamo,” spiegò Tamara.

Call guardò la pila di sabbia. Questa volta, mentre faceva scivolare i suoi pensieri su di essa, riuscì ad avvertire ognuno dei piccoli granelli. Minuscoli pezzi di conchiglia scintillavano nella sua mente, accanto a pezzi di cristallo, e pietre giallastre incastrate tra le rocce. Cercò di immaginare di sollevare l’intera pila di sabbia con le mani. Sarebbe stata pesante, e la sabbia gli sarebbe scivolata tra le dita e si sarebbe accumulata sul pavimento. Tentò di cancellare tutto ciò che gli stava intorno – Tamara e Aaron, la pietra fredda sotto di lui, il debole fruscio del vento nella stanza – e indirizzò la sua concentrazione sulle uniche due cose importanti, se stesso e la pila di sabbia. La sabbia gli parve completamente solida e leggera, come polistirolo. Sarebbe stata semplice da sollevare. Poteva tirarla su con una sola mano. Con un dito soltanto. Con un… pensiero. Immaginò di sollevarla e separarla…

La pila di sabbia barcollò, facendo cadere qualche granello dalla cima, e poi si sollevò. Rimase sospesa sulle loro teste come una piccola nuvola temporalesca.

Tamara e Aaron la fissarono entrambi. Call ricadde sulle mani. Le gambe gli formicolavano come se le avessero punte spilli e aghi. Doveva essersi seduto nella maniera sbagliata. Era stato troppo concentrato per rendersene conto.

“Adesso è il vostro turno,” disse, e gli sembrò che le mura fossero più vicine, di sentire le pulsazioni della terra sotto di sé. Si chiese come sarebbe stato affondare nel terreno.

“Assolutamente,” fece Aaron. La nuvola di sabbia si divise in due metà, una composta di sabbia chiara, l’altra scura.

Tamara sollevò le mani e disegnò delle pigre spirali nell’aria. Call e Aaron osservarono con stupore la sabbia turbinare in schermi diversi sopra di loro.

La porta si spalancò. Master Rufus stava sulla soglia, il viso impassibile come una maschera. Tamara emise un piccolo squittio, e la pila fluttuante di sabbia cadde a terra, rilasciando sbuffi di sabbia che fecero soffocare Call.

“Che avete fatto?” domandò Master Rufus.

Aaron sembrava pallido. “Io… noi non intendevamo…”

Master Rufus gesticolò bruscamente nella loro direzione. “Aaron, fa’ silenzio. Callum, vieni con me.”

“Che?” cominciò Call. “Ma io – non è giusto!”

“Vieni. Con. Me,” ripeté Rufus. “Adesso.”

Call si sollevò cautamente in piedi, la gamba debole che gli bruciava. Lanciò un’occhiata a Aaron e Tamara, ma i due si stavano osservando le mani; non guardavano lui. E questo è quanto, per quel che riguarda la realtà, pensò mentre seguiva Master Rufus fuori dalla stanza.

Traduzione: la recensione a The Iron Trial del Publisher’s Weekly + illustrazioni di Cassandra Jean

Per festeggiare l’ottima recensione che il Publisher’s Weekly ha dato a The Iron Trial, Cassie ha deciso di condividere con noi dei disegni. :) Realizzati da Cassandra Jean, ritraggono Aaron Stewart e Tamara Rajavi, compagni di squadra e grandi amici di Call.

Nel post, subito dopo la recensione e le due nuove illustrazioni, troverete anche i disegni di Callum e Havoc che Cassandra aveva condiviso qualche tempo fa (e avevamo caricato solo su Facebook).

 

Vi ricordiamo che The Iron Trial uscirà in Italia entro la fine dell’anno (dovrebbe arrivare i primi di novembre) col titolo “L’Anno di Ferro”; la casa editrice, come per Shadowhunters, sarà la Mondadori.
In questa sezione del sito trovate ulteriori informazioni: x

 

 

 

Post di Cassie:
« Whee! Magisterium ha ricevuto una recensione stellata [NdT: abbiamo deciso di rendere così l’espressione “starred review”. Citando il Publisher’s Weekly: “Una starred review indica un libro di qualità eccezionale.”] dal Publisher’s Weekly. Per celebrare, ho pensato di pubblicare le illustrazioni degli amici di Call, Aaron Stewart e Tamara Rajavi, realizzate da Cassandra Jean.

Recensione: “Ambientato in una versione influenzata dalla magia dell’America dei nostri giorni, questo primo titolo della Magisterium series combina il talento della Black (Doll Bones) e della Clare (The Mortal Instruments) in un’emozionante storia di formazione che abbraccia gli stereotipi del fantasy e al contempo spinge i lettori a fare supposizioni. Al dodicenne Callum Hunt è stato insegnato a diffidare della magia. I maghi hanno ucciso sua madre, e suo padre l’ha avvisato che il Magisterium, una scuola in cui i giovani maghi vengono allenati, è una trappola mortale. I tentativi di Callum di fallire il test d’ingresso vanno storti, e viene scelto come apprendista da Master Rufus insieme ad altri due studenti, Aaron e Tamara. Mentre Callum, Tamara, Aaron e i loro compagni cominciano il loro primo di cinque anni di scuola, Callum si rende conto di quanto poco sa della sua stessa famiglia. Lo strano Magisterium sotterrano è reso vividamente, e una serie di rivelazioni inquietanti lascerà i lettori desiderosi di leggere i libri futuri. I fan di entrambe le autrici saranno felici di poter conoscere questo cast a tutto tondo nei primi passi della loro avventura.” »

 

 

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Traduzione: l’intervista del TMI Source a Cassie!

Dopo l’evento londinese di sabato scorso, il TMI Source ha avuto la possibilità di intervistare la nostra Cassandra. Tra i tanti argomenti di cui hanno discusso, c’è anche The Secret Treasons, la graphic novel sul Circolo di Valentine a cui Cassie sta lavorando già da tempo. :)

 

NOTA BENE: alcune domande, QUELLE CONCLUSIVE, presentano degli spoiler di Città del Fuoco Celeste. Per evitare spoiler non graditi, le troverete BEN DISTANZIATE dalla prima parte dell’intervista e INTRODOTTE DA RIPETUTI AVVISI DI SPOILER.
Ci spiace non poter fare di più, ma confidiamo che questo basti a non farvi leggere cose che non vi interessano.

 

 

 

 

 

 

 

 

Durante la festa newyorkese per l’uscita di City of Heavenly Fire, Holly [Black] ha detto che non ti piace scrivere delle fate, e che per te è un processo di scrittura molto lento. Cosa trovi più semplice scrivere, e cosa molto veloce?
Penso che ciò che mi riesce più semplice scrivere, tra i Nascosti, siano gli stregoni. Non so perché mi piacciono, per certi versi mi relaziono a loro. Scrivere di Magnus è davvero facile e divertente. Credo che le fate siano difficili perché hanno questo modo complicato di parlare, e inoltre non possono mentire, quindi devono rigirare la verità, e riuscire a far rigirare loro la verità senza però mentire è davvero un lavoro complesso. […] Holly è davvero brava a farlo, ecco, quindi sono sempre: “Oh, Dio, non ho idea di come farlo.” [Ride] Mi aiuta ogni volta.

Puoi dirci qualcosa di The Secret Treasons?
È un grosso progetto per una graphic novel/arte. È diverso da tutto ciò che ho fatto prima. Mi si è avvicinato John Ney Riber, che ha realizzato The Books of Magic con Neil Gaiman, e ha detto cose tipo: “Sono un grande fan dei tuoi libri, li amo davvero; mi piacerebbe un sacco conoscere la storia di Valentine, un giorno – la storia del Circolo”, e io ho risposto: “Non lo so – probabilmente non si adatterà alle strutture delle mie prossime serie, ma mi piacerebbe scrivere su quell’argomento”, e lui: “Se prepari una bozza di ciò che è successo, potrei trasformarla nel copione di una graphic novel, così verrebbe fuori una specie di progetto co-prodotto.” Quindi ho preparato la bozza – “Questo è tutto ciò che è successo a tutti i personaggi, il modo in cui sono andate le loro vite. È per questo che hanno preso quelle scelte.” – e gliel’ho consegnato, e lui lo sta trasformando nel copione della graphic novel. E Cassandra Jean, che tutti noi conosciamo e amiamo, la illustrerà, perché il lavoro verrà pubblicato dalla Yen Press, che è la casa editrice dell’adattamento in graphic novel di The Infernal Devices, per cui lei ha fatto per loro un sacco di lavori. È successo tutto così.

Verrà pubblicata quest’anno o il prossimo?
Beh, è difficile dirlo. La mia parte l’ho terminata, quindi sto aspettando che John la trasformi nella sceneggiatura della graphic novel. Poi dovremo attendere che Cassandra [Jean] finisca la graphic novel su cui sta lavorando e abbia del tempo libero. Spero – penso che probabilmente uscirà il prossimo anno, all’inizio del prossimo anno.

I titoli di Magisterium sono The Iron Trial  [La Prova del Ferro], The Copper Mask [La Maschera di Rame], The Cosmos Blade [La Lama del Cosmo], The Golden Boy  [Il Ragazzo d’Oro]e The Enemy of Death [Il Nemico della Morte], giusto?
Sì, ma potrebbero cambiare. Non voglio promettere nulla, specialmente conoscendo Holly. Cambia sempre i titoli dei suoi libri sei o sette volte.

C’è un sacco di diversità, nei tuoi romanzi. Hai personaggi non bianchi. Hai Maia, Raphael e Magnus. Ti è mai capitato di essere criticata, per questo?
Sì, certo. Tutto il tempo. Ricevi delle risposte negative, che spesso arrivano in maniera strana. Ti senti dire: “Non mi piace questo personaggio, non voglio che la storia ruoti così tanto intorno a lui.” E tu rispondi: “Beh, magari è che ti senti a disagio perché si tratta di un personaggio di colore?” E di norma la risposta che ti senti dare è: “Assolutamente no. Non è quello il problema. è solo che quel personaggio non mi piace per ragioni non identificate”. E io dico: “Beh, sai, quando lo senti dire trecento, cinquecento, seicento volte, ‘È solo che quel personaggio non mi piace per ragioni non identificate’, e il personaggio di cui si parla è sempre quello di colore, cominci a vedere uno schema”. Quindi penso che noi scrittori veniamo considerati responsabili per, sai, ciò che succede nei nostri libri, per il parlare correttamente della diversità, l’essere rispettosi, il rappresentare in maniera corretta, ed è giusto, ma bisognerebbe sempre aprire i libri con una mente aperta, ed è tanto difficile. Viviamo in una società che privilegia davvero le storie degli uomini bianchi, etero e atletiche, e così, se sei un lettore e ti approcci a un libro, è quel genere di racconto che ti aspetti, e se ti viene dato qualcosa di diverso, può esserci bisogno di abituarsi. Dobbiamo lavorare tutti insieme per realizzare che queste altre storie sono altrettanto importanti.

Scrivi spesso con le tue amiche scrittrici – Sarah, Holly, Maureen e le altre. Ci sono scene che senti il bisogno di scrivere stando da sola, senza ricevere una risposta immediata dalle altre?
Beh, di certo ci sono scene che scrivo da sola, perché non riesco a rintracciare le mie amiche o stanno dormendo o non siamo tutte insieme nello stesso posto. Le bozze le faccio perlopiù da sola – credo sia così per quasi tutti –, perché, perché gli altri possano farmi critiche utili, ho bisogno di abbastanza materiale da loro, così che possano capire il senso. Fino a qualche settimana fa quello che avevo su The Dark Artifices non era sufficiente, dovevo averne di più per poterlo mandare a Holly, Sarah, Kelly e le altre; altrimenti mi avrebbero risposto: “Beh, è un sacco di roba su qualcosa, e sembra che potrebbe funzionare. Non siamo certe di ciò che tu volessi fare”. Devi aspettare di avere materiale a sufficienza prima di poter ricevere una risposta davvero utile.

Un sacco di tuoi fan sono aspiranti scrittori; puoi delinearci il processo di ricerca che fai prima di cominciare seriamente a scrivere?
Beh, dipende dal tipo di libro che sto scrivendo, se è ambientato ai giorni nostri o è storico. I libri storici richiedono molta più ricerca specifica, quindi alle persone che desiderano scrivere romanzi di questo genere consiglio di trattarli come una specie di programma a immersione, come se stessi imparando un’altra lingua. Per me si è trattato di leggere solo libri ambientati nell’era vittoriana per sei mesi, guardare solo film ambientati in quel periodo, leggere una tonnellata di materiale – è stato un gran lavoro. Per quanto riguarda i libri ambientati ai giorni nostri, invece, la ricerca è più sulla mitologia, la demonologia, l’angelologia. […] Per l’ultimo libro ho fatto un sacco di ricerche e approfondito la mitologia della Caccia Selvaggia. Ho sempre saputo di volerla portare nei libri, e volevo darle una nuova svolta, quindi penso che potrei dire che ci sono un sacco di fonti formidabili, perché quasi tutta questa roba è di dominio pubblico. Ci sono miti che sono in giro da sempre, quindi il database online è enorme, e nelle librerie di miti e favole e roba di questo tipo, e vi consiglio di farne il miglior uso possibile.

In The Iron Trial, Callum e i suoi amici hanno dodici anni, mentre i tuoi Shadowhunters vanno dai sedici ai diciotto anni. Quali personaggi sono più semplici da scrivere: i pre-adolescenti o i giovani adulti?
Per me, i più semplici sono i giovani adulti. Holly è il vero genio del middle grade. Abbiamo cominciato il libro e ci è voluto un po’ perché entrassi nello stato mentale adatto per scrivere di dodicenni e tredicenni; poi però ci sono riuscita e ho cominciato ad amarlo tantissimo. C’è qualcosa di molto divertente nello scrivere di gruppi di quell’età. Hanno preoccupazioni diverse dagli adolescenti più vecchi. Perché quegli adolescenti pensano più al romanticismo e alle relazioni, mentre per i ragazzi più giovani c’è un’importanza specifica negli amici e nell’amicizia; un sacco della roba emotivamente coinvolgente che normalmente avrei utilizzato per il romanticismo va messa negli amici e nell’amicizia, nei migliori amici e in drammi di questo genere. È un qualcosa che ho portato in Città del Fuoco Celeste mentre scrivevo di Emma e Julian. È stato un grosso aiuto aver scritto Magisterium, perché sono riuscita a scrivere della relazione di Emma e Julian e tenerla fermamente nell’area dell’amicizia, dando comunque un’enorme componente emotiva.

 

 

 

 

 

 

 

DA QUI IN POI, LE DOMANDE SONO SPOILER.

Non proseguite se non avete letto City of Heavenly Fire (o non desiderate spoiler del libro).

 

 

 

 

 

 

 

Simon e gli ultimi capitoli di Città del Fuoco Celeste. Perché? Perché ha dovuto perdere i suoi ricordi?
[Ride] Tutti credevano che sarebbe andato al patibolo, quindi pensavo che sarebbero stati felici di sapere che tutto ciò che gli è successo è stato perdere la memoria.

Ma è così triste, perché non ricorda Clary, Isabelle…
Lo so. È triste, davvero triste. Quando scrivi un libro su una grande lotta tra il bene e il male, dev’esserci, la storia deve funzionare – se il bene batte il male, bisogna che lo faccia pagando un costo. Ognuno deve avere un costo da pagare. Il costo per Clary è perdere Simon così, il costo per Izzy è questo – tutti i personaggi pagano un costo, davvero. E il costo per Simon è perdere il suo vampirismo e la sua vita immortale, ma, per certi versi, non gli è mai piaciuto essere un vampiro. C’è un filo conduttore, nei libri: Raphael che dice: “Sei un vampiro terribile, non sai come essere morto, vuoi passare il tempo con gli Shadowhunters e basta”, e lui risponde di odiare l’essere un vampiro. Non è mai arrivato ad apprezzare quella sua nuova natura. Non c’è mai stata un pezzo nel libro in cui Simon si gira e esclama: “Essere un vampiro è grandioso!” […]
Sin dall’inizio della serie ho pensato che alla fine Simon sarebbe dovuto diventare uno Shadowhunter, perché è chiaramente ciò che desidera e la direzione in cui si sta muovendo. Ma sarebbe stato troppo semplice limitarsi a far sì che alla fine tutti dicessero: “E abbiamo vinto una guerra e ora Simon è uno Shadowhunter! Per qualche ragione!”
C’era quindi bisogno che lui ottenesse ciò che desiderava davvero, cioè essere uno Shadowhunter, il parabatai di Clary, poter stare per davvero con Isabelle, avere una vita con lei, avere dei bambini. Sai, per avere tutta questa roba, doveva rinunciare all’immortalità e all’essere un vampiro e diventare uno Shadowhunter, ma perché questo succedesse doveva pagare un prezzo. E il prezzo è questo: perdere i ricordi.

Sono così felice per lui! Non vedo assolutamente l’ora che esca The Dark Artifices, dove, si spera, Simon comparirà come Shadowhunter, magari sposato o fidanzato con Izzy, o anche solo impegnato a uscire seriamente con lei.
Beh, decisamente non vediamo l’ora di scrivere – ci sarà questa serie di racconti, provvisoriamente chiamata The Shadowhunter Academy […]. Se Simon desidera Ascendere e diventare uno Shadowhunter, dovrà frequentare l’Accademia degli Shadowhunters, imparare a essere uno Shadowhunter e allenarsi. Quindi il contesto della storia è: com’è, per Simon, affrontare quest’allenamento, e cosa significa tutto ciò per la sua relazione con Isabelle? E per il suo rapporto con Clary? Diventeranno parabatai? Come reagiranno tutti scoprendo che vuole diventare uno Shadowhunter? Come farà Simon a risolvere le cose con la sua famiglia? È questo il contesto della storia, e inoltre potremo dare delle occhiate anche ai retroscena dell’Accademia, perché è stata lì per centinaia di anni. Vedremo James [Herondale] e Matthew [Fairchild]. Vedremo altri personaggi che magari non ci aspettavamo di incontrare di nuovo…

Ragnor, Ragnor!
[Ride]

[Sarah Rees Brennan]: Abbiamo un’idea per inserire Ragnor.

[Cassie]: È molto probabile che Ragnor compaia…

[Sarah]: C’è un sacco Catarina Loss. È una persona davvero utile.

[Cassie]: Sì, e c’è il giovane Will e Tessa e Jem che affrontano Jack Lo Squartatore, sarà divertente.

Jocelyn e Luke ora sono sposati. Qual è ora il cognome di Jocelyn? E: Luke ha adottato ufficialmente Clary?
[Ride] Luke ha adottato Clary ufficialmente e, visto che il suo cognome è comunque qualcosa di inventato, e Jocelyn non desidera avere un cognome da Shadowhunter, è rimasta Fray.

Traduzione: il prologo e il primo capitolo di The Iron Trial!

Come vi abbiamo anticipato ieri nel mostrarvi la cover, USA Today ha condiviso un enorme estratto da The Iron Trial, primo romanzo della serie middle-grade che Cassie sta scrivendo insieme a Holly Black.

 

Prima di lasciarvi alla nostra traduzione del PROLOGO e del PRIMO CAPITOLO del libro (sì, con “estratto” si intendeva questo!), qualche informazione sul progetto. :)

La Magisterium series parla di Callum “Call” Hunt: ogni libro (in totale saranno cinque) tratterà di un diverso anno di vita del ragazzo, partendo dai dodici per finire con i diciassette anni. Il primo romanzo – The Iron Trial, appunto – uscirà il 9 settembre di quest’anno in America; la pubblicazione italiana è prevista entro la fine del 2014.

 

Dal momento che non desideriamo rovinarvi la sorpresa, del libro non diciamo altro; nel caso doveste essere interessati a ulteriori news, potete guardare QUI, QUI o QUI.

 

 

 

IronTrial2

 

 

Prefazione a cura di Cassandra Clare

Sin da quando ci siamo incontrate, dieci anni fa – alla prima signing in assoluto di Holly –, noi due non siamo state solo buone amiche, ma anche compari di critica e collaboratrici. Siamo entrambe cresciute amando il fantasy e, durante la scorsa decade, questo genere ha vissuto il suo rinascimento. Il che significa che i lettori hanno familiarità con i luoghi comuni del fantasy. Quando aprono un romanzo fantasy o vanno a vedere un film di questo genere, si aspettano un eroe prescelto, il cui nobile e solitario destino è sconfiggere il cattivo, qualunque sacrificio personale questo gli richieda.

Volevamo raccontare la storia di personaggio che ha tutti i segni dell’eroe: tragedia e segreto nel suo passato, poteri magici. Volevamo che le persone credessero di sapere che tipo di storia si trovavano davanti. E poi volevamo sorprenderli…

Grazie mille per essere uno dei primi lettori di The Iron Trial, primo romanzo nella Magisterium series.

 

 

Prologo

DA LONTANO, l’uomo che si affannava lungo la facciata bianca del ghiacciaio sarebbe potuto sembrare una formica che struscia lentamente lungo il lato di un piatto. La baraccopoli di La Rinconada era una raccolta di macchie sparpagliate qui e là ben al di sotto di lui; il vento cresceva con l’aumentare dell’altezza, soffiandogli raffiche polverose di neve in viso e congelandogli gli umidi riccioli scuri. Sebbene portasse degli occhiali d’ambra, l’uomo trasalì per la luminosità del riflesso del tramonto.
Comunque, l’uomo continuava a non avere timore di cadere, anche se non stava utilizzando alcuna corda o linea d’assicurazione, ma solo ramponi e una singola piccozza. Il suo nome era Alastair Hunt, ed era un mago. Arrampicandosi, modellava e plasmava il ghiaccio sotto le sue dita. Così, mentre risaliva il ghiacciaio, lungo la facciata comparivano maniglie e appigli per i piedi.
Per quando raggiunse la grotta posta a metà del ghiacciaio, Alastair era per parzialmente congelato e completamente esausto per aver piegato al suo volere il peggiore degli elementi. Utilizzare la sua magia per un lasso di tempo così lungo l’aveva infiacchito, ma non aveva avuto il coraggio di rallentare.
La grotta si aprì come una bocca lungo il fianco della montagna, invisibile sia dall’alto che dal basso. Si tirò sul bordo e prese un profondo respiro irregolare, maledicendosi per non essere arrivato lì prima, per essersi lasciato ingannare. A La Rinconada, le persone avevano visto l’esplosione e si erano chieste a bassa voce cosa significasse, quel fuoco dentro il ghiaccio.
Fuoco dentro il ghiaccio. Doveva trattarsi di un segnale di soccorso… o di un attacco. La caverna era piena di maghi troppo anziati per combattere, o troppo giovani; dei malati e dei feriti, delle madri di bambini troppo piccoli per poter essere lasciati soli – come la moglie e il figlio di Alastair. Erano stati nascosti lì, in uno dei luoghi più remoti sulla Terra.
Master Rufus aveva ribadito più volte che altrimenti sarebbero stati troppo vulnerabili, avrebbero potuto poi creare problemi in seguito, e Alastair si era fidato di lui. Poi, quando il Nemico della Morte non si era presentato sul campo di combattimento per affrontare il campione dei maghi, quella ragazza Makar in cui avevano riposto tutte le loro speranze, Alastair aveva compreso il suo errore. Si era precipitato a La Riconada il più velocemente possibile, volando per la maggior parte del tragitto sulla schiena di un elementale dell’aria. Da lì aveva proceduto a piedi, dal momento che il controllo del Nemico sugli elementali era imprevedibile e forte. Più saliva, più aveva paura.
Fa’ che stiano bene, si disse mentre entrava nella grotta. Per favore, fa’ che stiano bene.
Avrebbe dovuto sentire il suono dei lamenti dei bambini. Il basso brusio delle conversazioni nervose e il ronzio della magia soggiogata. Invece si udiva solo l’ululato del vento che aleggiava sul picco desolato della montagna. Le mura della grotta erano fatte di ghiaccio bianco, screziate di rosso e marrone lì dove era schizzato il sangue e si era diviso in chiazze. Alastair si tolse gli occhiali e li lasciò cadere per terra, spingendosi lungo il corridoio, attingendo ai rimasugli del suo potere per reggersi in piedi.
Le pareti emanavano un inquietante bagliore. Lontano dall’entrata, quella era l’unica luce a cui Alastair poteva affidarsi, il che forse potrebbe spiegare perché inciampò nel primo corpo e quasi cadde sulle ginocchia. Si allontanò con un grido, per poi trasalire quando l’eco tornò da lui. La maga morta era stata bruciata al punto da essere irriconoscibile, ma al polso portava un bracciale di pelle con un grosso pezzo di rame martellato che la identificava come studentessa del secondo anno del Magisterium. Non poteva avere più di tredici anni.
Dovresti esserti abituato alla morte, ormai, disse Alastair a se stesso. Erano in guerra contro il Nemico da una decade che a volte pareva un secolo. All’inizio era parso tutto impossibile – un giovane, per quanto appartenente ai Makaris, che pensava di poter vincere la morte. Ma a mano a mano che il Nemico accresceva il suo potere, e il suo esercito guidato dal Chaos si ingrandiva, la minaccia si era fatta inevitabilmente terribile… e si era conclusa con questo massacro dei più indifesi e innocenti.
Alastair si alzò in piedi e proseguì all’interno della caverna, cercando con disperazione un viso sopra ogni altro. Si aprì la strada attraverso i corpi di anziani Master del Magisterium e del Collegium, di figli di amici e conoscenti, e dei maghi che erano stati feriti nelle precedenti battaglie. Tra loro giacevano anche i cadaveri spezzati dei soldati guidati dal Chaos, i loro occhi vorticanti ormai offuscati per sempre. Anche se i maghi erano stati impreparati, dovevano aver ingaggiato davvero una bella lotta per aver ucciso così tante forze del Nemico. L’orrore bloccò lo stomaco di Alastair e le dita delle mani e dei piedi gli si intorpidirono, mentre barcollava lì in mezzo a tutto… finché non la vide.
Sarah.
La trovò che giaceva sulla schiena, contro una torbida parete di ghiaccio. Aveva gli occhi aperti, fissi sul niente. Le sue iridi erano fosche, e le ciglia si erano attaccate tra loro per il ghiaccio. Mentre si abbassava, Alastair le sfiorò la guancia gelida con le dita. Prese un brusco respiro, il suo singhiozzo che tagliava l’aria.
Ma dov’era il loro bambino? Dov’era Callum?
Sarah stringeva un pugnale nella mano destra. Era stata eccellente nell’arte di plasmare i materiali che venivano evocati dalle profondità del suolo. Il pugnale l’aveva costruito da sé durante il loro ultimo anno al Magisterium. Quella lama aveva un nome: Semiramis. Alastair sapeva quanto Sarah aveva tenuto a quel pugnale. Se devo morire, voglio che succeda mentre stringo la mia arma in pugno, gli aveva sempre ripetuto. Ma Alastair aveva desiderato che lei non dovesse morire mai.
Le sue dita le accarezzarono la guancia fredda.
Sentì un pianto che lo spinse a voltarsi. In quella caverna così piena di morte e silenzio, un pianto.
Un bambino.
Si voltò, cercando freneticamente la fonte di quel flebile lamento. Sembrava giungere da un punto vicino all’ingresso della grotta. Alastair ripercorse rapidamente la strada da cui era venuto, inciampando nei corpi; alcuni erano rigidi come statue – finché, improvvisamente, un altro volto familiare lo fissò dalla carneficina.
Declan. Il fratello di Sarah, ferito nell’ultimo scontro. Sembrava essere stato soffocato a morte da un uso particolarmente crudele delle magia dell’aria; aveva il volto blu, gli occhi ruotati e pieni di vasi sanguigni rotti. Una delle sue braccia era piegata di lato, e proprio lì sotto, protetto dal pavimento della caverna ghiacciata da una coperta intrecciata, stava il figlio di Alastair. Mentre lui lo guardava con stupore, il neonato aprì la bocca e lanciò un altro mugolio sottile.
Come in stato di trance, tremando per il sollievo, Alastair si chinò e prese in braccio il suo bambino. Il piccolo guardò verso di lui con i suoi grandi occhi grigi e spalancò le labbra per urlare di nuovo. Mentre la coperta gli cadeva di dosso, Alastair riuscì a vedere il perché. La gamba sinistra del neonato era piegata in maniera terribile, simile al ramo spezzato di un albero.
Alastair provò a richiamare a sé tutta la magia della terra che poteva per guarire il bambino, ma ebbe appena la forza sufficiente per togliergli un po’ di dolore. Col cuore che batteva forte, avvolse nuovamente suo figlio nella coperta il più stretto possibile e tornò nel punto della grotta in cui giaceva Sarah. Tenendo il bambino come se lei potesse guardarlo, si inginocchiò accanto al suo corpo.
“Sarah,” sussurrò con le lacrime che gli bloccavano la gola. “Gli racconterò di come sei morta per proteggerlo. Lo crescerò ricordandogli quanto eri coraggiosa.”
Gli occhi di lei lo fissarono, vuoti e pallidi. Alastair si strinse maggiormente il figlio al fianco, poi si allungò per prendere Semiramis dalle mani della donna. Mentre lo faceva, vide che il ghiaccio vicino alla lama era marchiato in maniera strana, come se Sarah, morendo, ci avesse affondato le unghie dentro. Ma i marchi erano troppo studiati perché fosse così. Avvicinandosi, si rese conto che quei segni erano parole – parole che sua moglie aveva inciso nella grotta gelata con il suo ultimo residuo di forza.
Mentre le leggeva, ad Alastair parve di ricevere tre duri colpi allo stomaco.
UCCIDI IL BAMBINO

 

 

 

Primo Capitolo

CALLUM HUNT ERA una leggenda, nella sua piccola cittadina della Carolina del Nord, e non per buone ragioni. Famoso per rispondere ai supplenti con osservazioni sarcastiche, era anche specializzato nell’infastidire i presidi, gli addetti alla sorveglianza dei corridoi e le signore del pranzo. Persino il consulente, che si era sempre detto intenzionato ad aiutarlo (la madre di quel povero bambino era morta, dopotutto), l’aveva liquidato con la speranza di non doverlo mai più rivedere nel suo ufficio. Non c’era niente di più imbarazzante di non saper che risposta elegante dare a un dodicenne arrabbiato.
Il perenne cipiglio, i disordinati capelli neri e i sospettosi occhi grigi di Call erano ben conosciuti nel suo quartiere. Gli piaceva fare skateboard, anche se c’era voluto un po’ perché imparasse; parecchie auto portavano ancora delle ammaccature causate dai suoi primi tentativi. Lo si vedeva spesso appostato fuori dalle vetrine del negozio di fumetti, della sala giochi e del negozio di videogame. Persino il sindaco lo conosceva. Sarebbe stato difficile dimenticarlo dopo che, il giorno della May Day Parade, aveva furtivamente scavalcato il commesso del negozio di animali e preso una talpa senza pelo destinata a sfamare un boa constrictor. Poi però si era sentito dispiaciuto per quella creatura cieca e rugosa che non sembrava capace di badare a se stessa – e, in nome dell’equità, aveva deciso di liberare anche quello che sarebbe dovuto essere il successivo pasto sul menù del serpente, i topolini bianchi.
Mai però si era aspettato che i topi sarebbero corsi sotto ai piedi dei partecipanti alla parata; ma, dopotutto, i topi non sono molto intelligenti. Non si era neanche aspettato che gli spettatori sarebbero scappati per paura dei topi; ma del resto neanche le persone sono troppo intelligenti, come gli aveva poi spiegato il padre dopo che tutto quel disastro era terminato. Non era stata colpa di Call se la sfilata era stata rovinata, ma tutti – specialmente il sindaco – si comportavano come se fosse così. E come se non bastasse, suo padre l’aveva costretto a restituire la talpa senza pelo.
Il padre di Call non approvava il furto.
Per quanto lo riguardava, era un male quasi grande quanto la magia.

Callum si agitava sulla sedia rigida davanti all’ufficio del preside, chiedendosi se il giorno dopo sarebbe tornato a scuola e, in caso contrario, se qualcuno avrebbe sentito la sua mancanza. Ripensò ancora e ancora a come si supponeva che dovesse rovinare il test del mago – idealmente, nella maniera più spettacolare possibile. Suo padre gli aveva elencato più volte tutte le opzioni possibili per fallire: svuota del tutto la tua mente. O concentrati su qualcosa che è il contrario di ciò che desiderano quei mostri. O focalizzati sul test di un’altra persona anziché sul tuo. Call si strofinò la gamba, che quella mattina, durante le lezioni, era stata rigida e dolorante; a volte faceva così. Più alto diventava, più sembrava dolergli. Almeno sarebbe stato semplice fallire nella parte fisica del test del mago – qualsiasi cosa fosse.
Poteva sentire, proprio in fondo al corridoio, gli altri bambini in palestra, le loro scarpe da ginnastica che squittivano contro il legno lucido del pavimento, il loro tono che si alzava mentre si gridavano insulti a vicenda. Pensò tra sé che avrebbe voluto poter giocare almeno una volta. Forse non era il più rapido tra i bambini, o abile a restare in equilibrio, ma era pieno di energia irrequieta. Era stato esentato dal fare educazione fisica per via della sua gamba; persino alle elementari, ogni volta che aveva cercato di correre o saltare o arrampicarsi durante l’intervallo era sempre arrivato uno dei supervisori per ricordargli che doveva rallentare o si sarebbe fatto male. Se avesse continuato in quel modo, l’avrebbero obbligato a rientrare nell’edificio.
Come se un paio di lividi fossero la cosa più terribile che potrebbe succedere a qualcuno. Come se la sua gamba potesse peggiorare.
Call sospirò e guardò fuori dalle porte di vetro della scuola, lì dove sarebbe presto comparso suo padre. Possedeva quel genere di auto che non puoi non vedere, una Rolls-Royce Phantom del 1937 color argento brillante. Nessun’altro aveva niente del genere, in città. Il papà di Call possedeva un negozio di antiquariato a Main Street chiamato Now and Again; non c’era niente che gli piacesse più di prendere vecchie cose rotte e farle sembrare nuove e splendenti. Per far funzionare la vettura, doveva armeggiare coi fili quasi ogni weekend. E chiedeva continuamente a Call di lavarla e di metterci qualche genere di strana cera vecchia per auto, così da non farla arrugginire.
La Rolls-Royce funzionata alla perfezione… a differenza di Call. Si guardò le scarpe da ginnastica mentre picchiettava i piedi contro il pavimento. Quando indossava i jeans, come in quel momento, era difficile notare che la sua gamba aveva qualche problema; ma la cosa diventava palese nell’esatto istante in cui lo si vedeva alzarsi e camminare. Aveva subito interventi su interventi sin dall’infanzia, e ogni genere di terapia fisica, ma niente aveva aiutato per davvero. Camminava ancora zoppicando, come se stesse cercando di incedere su una barca che oscilla di qua e di là.
Quando era più piccolo a volte aveva fatto finta di essere un pirata, o persino un marinaio coraggioso con una gamba di legno, che si lasciava sprofondare insieme alla sua barca dopo una lunga lotta coi cannoni. Aveva giocato ai pirati e ai ninja, ai cowboy e agli esploratori alieni.
Ma nessuno di quei giochi aveva mai coinvolto la magia.
Mai.
Sentì il rombo di un motore e cominciò ad alzarsi – per poi tornarsene a sedere sulla panchina, irritato. Non era l’auto di suo padre; si trattava solo di una banale Toyota rossa. Un attimo più tardi Kylie Myles, una studentessa del suo anno, lo superò di corsa, accompagnata da un’insegnante.
“Buona fortuna con i tuoi provini di balletto,” le disse la signorina Kemal prima di voltarsi per tornare in classe.
“Giusto, grazie,” rispose Kylie; poi osservò Call in maniera strana, come se lo stesse valutando. Kylie non guardava mai Call. Quello era uno dei suoi caratteri distintivi, insieme ai capelli biondo brillante e lo zainetto con gli unicorni. Quando erano in corridoio insieme, lo sguardo di Kylie oltrepassava Call come se lui fosse invisibile.
Con un cenno di saluto persino più strano e sorprendente, la ragazza se ne andò verso la Toyota. Call riusciva a vedere i genitori di Kylie; erano seduti davanti, e avevano l’aria ansiosa.
Non poteva stare andando anche lei dove doveva andare lui, vero? Non poteva star andando alla Prova del Ferro. Ma se invece era così…
Call si alzò in piedi. Se ci stava andando per davvero, qualcuno doveva avvertirla.
Molti ragazzi credono che riguardi l’essere speciali, gli aveva detto suo padre con evidente disgusto. E lo pensano anche i loro genitori. Specialmente nelle famiglie dove le abilità magiche risalgono a numerose generazioni precedenti. E alcune famiglie dove la magia si stava estinguendo vedono la nascita di un bambino magico come una speranza per tornare al potere. Ma è il bambino senza genitori magici quello per cui dovresti provare più compassione. Sono loro quelli che pensano che sarà come in un film.
Ma non è affatto come in un film
.
Proprio in quel momento il papà di Call si accostò al marciapiede della scuola con uno stridio di freni, di fatto impedendogli di vedere Kylie. Call zoppicò verso la porta e poi uscì fuori, ma per quando riuscì ad arrivare alla Rolls-Royce, la Toyota dei Myles stava già svoltando l’angolo, lontano dalla sua vista.
Questo era tutto l’avvertimento che le aveva dato.
“Call.” Suo padre era uscito dall’auto e stava poggiato contro la portiera dal lato del passeggero. Il suo ciuffo di capelli neri – gli stessi aggrovigliati capelli scuri che aveva anche Call – si stava ingrigendo nei lati e, benché facesse caldo, indossava una giacca di tweed con delle toppe di pelle all’altezza dei gomiti. A Call capitava spesso di pensare che suo padre assomigliava allo Sherlock Holmes dei vecchi spettacoli della BBC; a volte le persone restavano sorprese scoprendo che non parlava con accento inglese. “Sei pronto?”
Call fece spallucce. Come potresti mai essere pronto per qualcosa che potenzialmente potrebbe rovinare la tua intera vita, se dovessi fare qualcosa di sbagliato?  O di corretto, in quel caso. “Penso di sì.”
Suo padre aprì la portiera. “Bene. Sali in macchina.”
L’interno dell’auto era immacolato quanto l’esterno. Call restò sorpreso nel trovare il suo vecchio paio di stampelle gettato sui sedili posteriori. Non le usava da anni, da quando era caduto da una struttura per arrampicarsi e si era storto una caviglia – la caviglia della sua gamba buona. Mentre suo padre entrava in auto e avviava il motore, Call indicò le stampelle e chiese, “Perché sono qui?”
“Peggiore sarà il tuo aspetto, più possibilità ci saranno che ti respingano,” rispose suo padre, cupo, guardando dietro di sé mentre usciva fuori dal parcheggio.
“Non è barare?” obiettò Call.
“Call, le persone barano per vincere. Non puoi barare per perdere.”
Call roteò gli occhi, lasciando che suo padre credesse ciò che preferiva. L’unica sua certezza era che non avrebbe utilizzato quelle stampelle, se non ne avesse avuto bisogno. Non voleva litigare per questo, però, non quel giorno, non quando suo padre aveva già bruciato un toast – cosa per niente da lui –, a colazione, ed era scattato contro Call quando lui si era lamentato di dover andare a scuola solo per essere portato via di lì qualche ora più tardi.
In quel momento suo padre stava accovacciato sul volante, la mascella serrata e le dita della mano destra strette con forza intorno alla leva del cambio, variando le marce con inefficace violenza.
Call provò a concentrare il suo sguardo sugli alberi fuori dal finestrino, sulle loro foglie che stavano appena cominciando a ingiallirsi, e cercò di ricordare tutto ciò che sapeva sul Magisterium. La prima volta che suo padre aveva detto qualcosa riguardo i Master e il modo in cui sceglievano gli apprendisti, aveva fatto sedere Call su una delle grosse sedie in pelle del suo studio. Call aveva avuto un gomito fasciato e il labbro rotto per colpa di una lotta a scuola, quel giorno, quindi non era dell’umore giusto per ascoltare il genitore. Ma l’espressione di suo padre era stata così seria che Call aveva avuto paura. E anche il tono di suo padre era stato serio, come se stesse per dire a Call che aveva una terribile malattia. Era venuto fuori che la malattia in questione era del potenziale magico.
Call si era schiacciato contro la sedia, mentre suo padre parlava. Era abituato a venir preso di mira; gli altri bambini tendevano a pensare che la sua gamba lo rendesse un bersaglio facile. Di solito era in grado di convincerli del contrario. Quella volta, però, un gruppo di ragazzi più grandi l’aveva messo alle strette nei pressi della tettoia che stava vicino alla struttura per arrampicate per bambini mentre tornava a casa da scuola. L’avevano spinto qui e là e insultato nei soliti modi. L’esperienza aveva insegnato a Callum che la maggior parte delle persone si tirava indietro, quando lui cercava di attaccarli, quindi aveva tentato di colpire il tizio più alto. Quello era stato il suo primo errore. In breve l’avevano buttato a terra, con uno che gli stava seduto sulle ginocchia mentre un altro lo prendeva a pugni in vita, cercando di costringerlo a scusarsi e ammettere di essere un pagliaccio sfigato.
“Scusatemi se sono così meraviglioso, perdenti,” aveva detto invece Call proprio prima di svenire.
Doveva essere rimasto in stato d’incoscienza per un minuto, perché quando aveva riaperto gli occhi aveva visto solo le sagome distanti dei ragazzi mentre si allontanavano. Stavano scappando. Call non era riuscito a credere che la sua replica avesse funzionato così bene.
“Giusto,” aveva detto, sedendosi. “Fareste meglio a scappare!”
A quel punto si era guardato intorno e aveva notato che nel calcestruzzo del parco giochi si era aperta una crepa. Una lunga fessura che correva dalle altalene fino al muro del capannone, dividendo la piccola costruzione a metà.
Call era proprio nel centro di quello che pareva essere stato un piccolo terremoto.
Gli era sembrata la cosa più entusiasmante mai successa. Suo padre non si era detto d’accordo.
“La magia scorre nella nostra famiglia,” gli aveva detto. “Benché non per forza debbano averla tutti, pare che tu ce l’abbia. Sfortunatamente. Mi dispiace, Call.”
“Quindi il terreno diviso in due – l’avrei fatto io?” Call si era sentito diviso a metà tra una gioia vertiginosa e un orrore estremo, ma alla fine aveva avuto la meglio la felicità. Gli riusciva di sentire gli angoli della sua bocca sollevarsi, così aveva tentato di bloccarli. “È questo quel che fanno i maghi?”
“I maghi attingono la loro forza dagli elementi – la terra, l’aria, l’acqua, il fuoco e persino il vuoto, ovvero la magia più potente e terribile di tutti, quella del chaos. Possono usare la magia per varie cose, incluso il dividere a metà la terra come hai fatto tu.” Suo padre aveva annuito tra sé. “All’inizio, quando la magia si presenta per la prima volta, è davvero intensa. Potere puro… ma l’equilibrio è ciò che tempra l’abilità magica. I giovani maghi hanno poco controllo. Ma, Call, tu devi combatterla. E non dovrai mai più utilizzare la tua magia. Se lo farai, i maghi ti poteranno nei loro tunnel.”
“È lì che si trova la loro scuola? Il Magisterium è sotto terra?” aveva domandato Call.
“Sepolto sotto terra, lì dove nessuno potrà trovarlo,” era stata la cupa risposta di suo padre. “Non c’è luce, in quel posto. Né finestre. È un labirinto. Potresti perderti nelle caverne e morire e nessuno lo saprebbe mai.”
Call si era leccato le labbra improvvisamente asciutte. “Ma tu sei un mago, non è vero?”
“Non uso la magia dal giorno in cui tua madre è morta. Non la userò mai più.”
“E mamma è andata lì? Nei tunnel? Per davvero?” Call era euforico all’idea di sentir raccontare qualcosa su sua madre. Di lei non aveva un granché. Qualche foto ingiallita in un vecchio album che mostrava una donna graziosa con i capelli color dell’inchiostro di Call e occhi di un colore che Call non riusciva a riconoscere. Sapeva bene di non poter fare domande su di lei a suo padre. Non gli parlava della madre, sempre che non fosse strettamente necessario.
“Sì,” gli aveva risposto il padre. “Ed è per colpa della magia che è morta. Quando i maghi sono in guerra, ovvero spesso, non si interessano alle persone che muoiono per colpa loro. Ed è questa la ragione per cui dovresti cercare di non attirare la loro attenzione.”
Quella notte Call si era svegliato urlando, convinto di essere stato seppellito sotto terra, il terreno accumulato su di lui come se fosse stato sepolto vivo. Poteva agitarsi quanto voleva: non gli riusciva comunque di respirare. Nel sogno successivo Call si era ritrovato a scappare via da un mostro fatto di fumo; nei suoi occhi si agitavano mille colori diversi, malvagi… solo che a Call non riusciva di correre abbastanza veloce per colpa della sua gamba. Nei sogni, l’ombra si trascinava dietro di lui come un qualcosa di morto, aspettando di vederlo crollare, tenendogli il suo mostruoso respiro caldo sul collo.
Gli altri bambini nella classe di Call avevano paura del buio, dei mostri sotto al letto, degli zombie o di assassini con grosse asce. Call aveva paura dei maghi, e ancor di più dell’essere uno di loro.
Adesso stava per incontrarli. Quei maghi che erano la ragione per cui sua madre era morta e suo padre rideva raramente e non aveva amici, e sedeva nel laboratorio che aveva realizzato in garage a sistemare mobili e auto e gioielli. Call non pensava ci fosse bisogno di un genio per capire perché suo padre fosse ossessionato dal voler rimettere le cose rotte insieme.
Superarono rapidamente un segnale che dava loro il benvenuto in Virginia. Ogni cosa sembrava la stessa. Call non aveva saputo cosa aspettarsi, ma gli era capitato di rado di lasciare la Carolina del Nord. Le loro gite oltre Asheville erano infrequenti; andavano soprattutto a incontri in cui ci si scambiava parti di auto e fiere dell’antiquariato, dove Call girovagava tra cumuli di argenteria lucidata, collezioni di carte di baseball in bustine di plastica e vecchie e strane teste di bue tibetano imbalsamate mentre suo padre contrattava per qualche roba noiosa.
A Call venne in mente che non avrebbe mai più dovuto partecipare a uno di quegli incontri, se avesse deciso di non mandare il test all’aria. Gli si contrasse lo stomaco, e un brivido freddo gli scosse le ossa. Si obbligò a pensare al piano che gli aveva insegnato suo padre: svuota del tutto la tua mente. O concentrati su qualcosa che è il contrario di ciò che desiderano quei mostri. O focalizzati sul test di un’altra persona anziché sul tuo.
Espirò. Il nervosismo di suo padre lo stava contagiando. Sarebbe andato tutto bene. Rovinare il test era semplice.
La loro macchina lasciò oscillando l’autostrada e si infilò in una stradina stretta. Lì l’unico cartello che c’era aveva il simbolo di un aereo e in basso la scritta: ‘AERODROMO CHIUSO PER RISTRUTTURAZIONE’.
“Dove stiamo andando?” chiese Call. “Voleremo da qualche parte?”
“Speriamo di no,” mormorò suo padre. L’asfalto era bruscamente finito, trasformandosi in una strada sterrata. Mentre sobbalzavano per il paio di metri successivo, Call afferrò lo stipite della portiera, cercando di non saltare fino al soffitto dell’auto e battere la testa contro il tetto. Le Rolls-Royce non erano fatte per strade del genere.
Tutt’a un tratto la corsia si allargò e gli alberi si separarono. Adesso la Rolls era nel mezzo di un grosso spiazzo. Nel mezzo stava un hangar enorme fatto di acciaio ondulato. C’erano un centinaio di auto – dal pick-up alla berlina, fino ad arrivare a cose stravaganti come il Phantom e macchine molto più recenti – parcheggiate lì vicino. Call vide i genitori con i loro figli, tutti all’incirca della sua età, affrettarsi verso l’hangar.
“Penso che siamo in ritardo,” disse.
“Bene.” Suo padre suonò cupamente soddisfatto. Fermò l’auto e saltò fuori, facendo cenno a Call di seguirlo. Call era felice che suo padre avesse dimenticavo, o così pareva, le stampelle. La giornata era calda, e il sole gli batteva forte sul retro della maglietta grigia. Mentre attraversavano lo spiazzo e si infilavano in quel grande spazio aperto e nero che era l’ingresso dell’hangar, Call si strofinò i palmi sudati contro i jeans.
All’interno era tutto folle. Bambini tutt’intorno, le loro voci che echeggiavano nel vasto spazio. Lungo una parete metallica erano state sistemate delle tribune; benché potessero contenere più gente di quella effettivamente presente nell’hangar, era poca cosa rispetto all’immensità della stanza. Del nastro azzurro segnava delle X e dei cerchi attraverso il pavimento.
Dall’altra parte del capannone, di fronte alle porte che in passato erano servite per far uscire gli aerei sulle piste, stavano i maghi.

Traduzione della chat su Twitter di ieri!

Dal momento, Shadowhunters, che i primi due capitoli di The Iron Trial ho deciso di postarli tradotti oggi pomeriggio, ho pensato che nel frattempo vi avrebbe fatto piacere ricevere tanto materiale su cui riflettere. (E, credetemi, è davvero tanto!)
Si tratta delle risposte che ieri – in occasione dell’uscita della copertina di The Iron Trial – Cassie ha dato su Twitter. :) Oltre a domande su Magisterium, la Clare ha risposto anche a PARECCHIE curiosità su TMI/TID/TDA/TLH e sui suoi gusti in generale.

 

Qui di seguito trovate tutto il materiale tradotto da noi (e, per favore: nel caso doveste prelevare, creditate)!

 

 

 

 

 

 

 

Su The Iron Trial:

« “Chi è la ragazza sulla copertina? Tamara?” Sì, è Tamara. »

« “Ho 15 anni e non vedo l’ora di leggerlo – perché è segnalato come un romanzo per ragazzi tra gli 8 e i 12 anni?” È così anche per Harry Potter. :) Ognuno può leggere ciò che desidera. »

« “C’è un motivo se Callum non è al centro della copertina? Voglio dire, dal momento che è il protagonista e via dicendo.” Oh, sì, c’è una ragione. »

« “AMO l’estratto! ‘Call’ si pronuncia Cal/Pal, o forse alla ‘Call me maybe’? #mentiindagatrici Cal-um o Column?” ‘Call-um’ fa rima con… ‘Sal’. »

« “Quella è la copertina internazionale, o solo quella americana? Btw, è adorabile. x” È la copertina americana. »

« “Quando esce The Iron Trial?” Il 9 settembre. »

« “Magisterium sarà composto da 5 libri?” Sì, saranno cinque. »

« “Ho visto la copertina di The Iron Trial, la amo! Chi sono i due ragazzi?” Aaron è quello al centro della cover. Call è a sinistra. »

« “Cosa potete dirci, [Cassie e Holly], su Aaron?” Aaron, Call e Tamara appartengono allo stesso ‘gruppo di apprendisti’ al Magisterium. »

« “Magisterium è sugli Shadowhunters?” No. »

« “Ci saranno dei bonus nella prima edizione di The Iron Trial? x” Non lo sappiamo ancora.”

« “Ci sarà un’amicizia forte tra Call, Aaron e Tamara?” Delle relazioni complicate ma forti. »

« “In futuro vedremo delle relazioni amorose, in Magisterium?” Beh, passano dai 12 ai 17 anni. »

« “Che ci dici dei poteri? Ogni mago controlla il potere di un differente elemento?” La maggior parte lavora con tutti gli elementi. »

Ragazza su Twitter: « Aaron è il fratello perduto di Jack Frost? »
Holly Black: « Gli somiglia un po’, vero? Con i capelli meno bianchi e più biondi, ma vedo la somiglianza. »
Cassie: « L’avevo detto che Aaron è figo. »

Ragazza su Twitter: « “Voi signore avete un personaggio preferito, in Magisterium?”
Holly Black: « Il mio preferito (e probabilmente anche il preferito di Cassie) è Callum. È per questo che è il protagonista. »
Cassie: « Sì. Call è il mio preferito. »
Cassie: « Anche Havoc, probabilmente. »

« “Ho appena letto l’estratto da The Iron Trial! È eccezionale! Non vedo l’ora di leggere il libro! **” Yay! »

« “Trovate semplice essere d’accordo sulle cose? Tipo i personaggi?” Parecchio facile. Nessun litigio. »

« “Quando pubblicherai la versione HQ della copertina sul tuo Tumblr? Muoio dalla voglia di leggere questo libro. E mi sono già appassionata alla serie. Ti adoro!” Spero che io e Holly potremo pubblicare la cover completa di Magisterium, nelle prossime settimane, perché è meravigliosa. Amo il retro. »

« “L’antagonista di The Iron Trial è figo quanto i Morgenstern?” Potrebbe essere il mio antagonista tra quelli creati da me. (E Holly.) »

« “Ho letto l’estratto alla mia bambina di sei-quasi-sette-anni e mi ha risposto: ‘Wow, possiamo comprarlo per il mio compleanno?’” AWWW! »

« “Dagli 8 ai 12 anni? E noi bambini trentaduenni? Meravigliosa copertina!” In realtà siamo tutti bambini. »

« “Sei eccitata per The Iron Trial? Perché io sì!” MOLTO. »

« “Tamara è bianca o nera? #Magisterium” Tamara è mediorientale. »

« “Amo il fatto che Tamara sia mediorientale. Sarebbe un problema dirci da che regione/nazione viene nello specifico?” È iraniana, e musulmana. »

« “Oddio, Tamara è musulmana? Non vedo l’ora di leggere di lei! Puoi dirci com’è il suo personaggio?” Tamara è molto maliziosa, ma ha un buon cuore. Holly dice che somiglia a Han Solo. »

« “Callum è biondo o castano?” Ha i capelli neri. »

« “Call ha sempre preso le parole di suo padre sulla magia così seriamente?” Perché pensi che suo padre fosse della parte del torto? :) »

 

Su The Shadowhunter Chronicles:

« “Nella tua prossima trilogia ci saranno dei gemelli?” Sì. »

« “Ci sarà qualche signing per CoHF in Irlanda, a maggio?” Molto probabilmente a giugno. »

« “Cassie… hai scritto le Bane Chronicles, vero?” Le ho scritte in collaborazione con Sarah Rees Brennan e Maureen Johnson. »

« “CHI MORIRÀ IN COHF? :‘(” Hai mai funzionato con qualcuno? :) »
Una ragazza ha risposto: « Non ce lo dirà; la volta che ci è arrivata più vicino è quando ha detto che non erano personaggi ‘principali’. »
Cassie: « Ho detto che non erano tutti personaggi principali. »

« “Ci saranno delle signing in Inghilterra?” Tra una settimana mi trasferirò a Londra per cinque mesi. È più probabile che faccia lì delle signing che in America. »

« “The Last Hours uscirà, beh… in e-book o cartaceo?” Cartaceo. Viviamo ancora in un mondo di carta. »

« “Gira voce che Mark potrebbe essere l’antagonista, in TDA… è vero?” Chi può dirlo? »

« “Hai creato Jem o ti sei ispirata a una persona?” Tutte e due le cose. Sono stata ispirata da Keats, ma ho anche creato Jem. Non c’è creazione senza ispirazione. Non si può lavorare nel vuoto assoluto. »

« “Andrai in Inghilterra per qualcosa legato ai tuoi progetti?” Ricerche per The Last Hours. »

« “Posso dirti che ‘ti odio’ perché mi hai preso a calci il cuore alla fine di Clockwork Princess?” Certo. »

« “Le tue ricerche per TLH potrebbero comportare una gita in Scozia, per caso? :)” Potrebbero! »

« “Ci sarà un solo libro, per le Bane Chronicles, o tanti libri quante sono le storie?” La versione cartacea delle Cronache di Magnus Bane conterrà tutti i racconti insieme con qualche extra, e uscirà a novembre. »

« “Ehi, Cassie! Sai che città visiterai, in Brasile?” San Paulo e Rio. »

« “Quindi vuoi dire che non ci saranno altre Babe Chronicles?” Hai detto ‘Babe Chronicles’ di proposito? :) »

« “Per favore, dimmi qualsiasi cosa tu voglia sulla MALEC e Jace, per favore, per favore!” Presto uscirà il libro e saprai tutto! »

« “TDA verrà pubblicato alternandolo con TLH così come TMI veniva alternato con TID? Di’ di sì, Cassie, per favore!” Sì. »

« “Jace cambierà di nuovo il suo cognome?” Sì, in Lewis, in modo da essere più intimo con Simon. »

« “È vero che William Herondale sarà il figlio di Jace e Clary?” ? »

« “A chi è venuta l’idea di Bach Shadowhunter? Di tutte le cose, questa è quella che voglio sapere davvero.” Harald. »

« “Ciao, Cassie! Scusa se ti disturbo, ma mi chiedevo: conosci qualche sito che potrebbe ancora avere delle copie edizione speciale di CoHF, del momento che vorrei prenderne una e mia madre ha appena deciso che posso? Grazie.” Intendi la prima edizione? Tutto ciò che puoi fare è preordinare. Molto probabilmente ne riceverai una. »

Una ragazza su Twitter: « Will Herondale è stato solo un giocattolo, per Tessa, finché Jem non è tornato? È questo che ho pensato dopo aver leggo quell’epilogo che spezza il cuore. »
Cassie: « Quindi avrebbe dovuto suicidarsi, quando Will è morto di vecchiaia dopo che erano stati sposati per quarant’anni e avevano avuto dei bambini? »
La ragazza: « Forse con un’altra persona? O forse sono solo io che non riesco a capire la tristezza dell’immortalità – grazie per la tua risposta! :) »
Cassie: « Will non l’avrebbe voluta con nessun’altro. Gli si sarebbe spezzato il cuore perché non si trattava di Jem! »

« “In Città di Cenere, mentre l’Inquisitrice moriva, ha sussurrato qualcosa a Jace. Cosa?” ‘Tuo padre sarebbe orgoglioso’. »

Varie (specialmente su Teen Wolf – attenzione agli spoiler!):

[TEEN WOLF] « “Hai visto tutti gli episodi di Teen Wolf? Che ne pensi della terza stagione?” Mi è piaciuta. Delle cose mi hanno lasciata confusa/perplessa. »

[TEEN WOLF] « “Domanda: shippi Stiles e Lydia? ;) xx” Sì. Li shippo. »

[SHERLOCK] « “Qual è il tuo Sherlock preferito: Benedict C-batch o Robert Downey?” Robert non mi perdonerebbe mai se votassi per Benedict. »

[TEEN WOLF] « “Shippi Stiles e Derek?” No, non è il mio genere. Forse Stiles/Scott o Stiles/Danny. »

[SHERLOCK] « “E che ci dici di Stiles e Malia? Stiles e Derek? Voglio dire, Stydia è OTP, giusto?” Le guerre tra ship mi terrorizzano. Le strutture narrative indicano che Stiles e Lydia finiranno insieme. Questo è ciò che penso io. »

[SHERLOCK] « “Come pensi che abbia fatto Moriarty a sopravvivere? Qualche teoria?” Non penso sia Moriarty, penso sia suo fratello gemello. »

[COLPA DELLE STELLE] « “Hai mai letto The Fault In Our Stars?” Certo. A dire il vero, possiedo una prima edizione NON AUTOGRAFATA. :P @realjohngreen »

« “I tuoi libri sono i migliori. Mi fanno sentire meno sola. Grazie. :)” Aw! »

[TEEN WOLF] « “Che ne pensi di Aiden e Ethan?” Non mi piacciono. Hanno ucciso Boyd. Penso ci siano delle cose da cui i personaggi non possono essere riscattati. »

[SHERLOCK] « “La teoria [del gemello] è interessante…” Moriarty ha un fratello, nel canone, col suo stesso nome. »

« “Hai mai pensato di scrivere qualcosa che non sia uno YA?” Magisterium è un middle-grade. »

[SHERLOCK] « “Hai mai letto un libro su Sherlock Holmes, o hai solo guardato la serie?” MI SENTO CONTESTATA. Amo quei libri. :) »

[STEPHEN KING] « “Hai mai letto un libro di Stephen King?” Li ho letti tutti. »

[IL NOME DEL VENTO] « “Hai mai letto Il nome del vento di Patrick Rothfuss?” Sì, e lui ha letto i miei libri. Lo amo la lontano. »

[TEEN WOLF] « “VEDI TEEN WOLF?” Vedo la gente morta! E anche Teen Wolf. Ho visto il finale lunedì. »

[TEEN WOLF] « “Hai visto il finale di Teen Wolf? Che ne pensi?” Mi è piaciuto. Danny domina. »

[TEEN WOLF] « “CHI SHIPPI IN TW O PENSI AFFONDERÀ?” Shippavo Scallison e Scisaac, oh, beh. Stydia, Stanny. Non mi importa granché, se devo essere onesta. »

[TEEN WOLF] « “PERCHÉ NON SCILES?” Certo che sì, Skittles. Si amano. »

[TEEN WOLF] « “Non shippi Sterek?” Shippo Derek con Vincere Finalmente Una Lotta. »

[TEEN WOLF] « “Guarderai la quarta stagione di Teen Wolf?” Penso che in quel periodo sarò in Inghilterra, quindi probabilmente la vedrò una volta tornata a casa. »

[TEEN WOLF] « “E qual è la tua ship preferita? Dethan, Scallison o Stydia?” Non shippo granché. Mi starà bene in qualsiasi modo andrà. Spero che Danny si trovi un fidanzato carino. E spero che Derek si trovi un terapista. »

[TEEN WOLF] « “La scena Scallison che hai preferito nella prima stagione?” Quando vanno a pattinare sul ghiaccio. »

[TEEN WOLF] « “Ti mancheranno Aiden ed Ethan?” No. »

[TEEN WOLF] « “Cassie! Che ne pensi della Sterek?” Non sapevo fosse una cosa così importante! Sarah Rees Brennan me l’ha dovuto spiegare. »

« “Sono scioccata, sono ebrea ed ero in classe di religione e ho chiesto di Lilith e dei Nephilim e oh, mio Dio, tu come le sai, quelle cose?” Sono ebrea anch’io. »

Lauren DeStefano [autrice di Il Giardino degli Eterni. Dolce Veleno]: « Se hai letto e amato i miei libri dovresti passare a dire qualcosa di carino a Beth Revis [autrice di Across the Universe], perché mi aiuta magicamente ogni volta che mi inceppo su una scena. »
Cassie: « Salve, signore sexy. »
Lauren DeStefano: « Salve, mia amica famosa. Come va il libro co-scritto? »
Cassie: « Abbiamo discusso su delle immagini di lucertole. Holly ha trovato le mie preferenze riguardo le lucertole ‘troppo tipiche’. »
Lauren DeStefano: « La scorsa notte ho sognato di rubare una tartaruga. Non so. Potrebbe aiutare? »
Beth Revis: « Sono parecchio preoccupata per le preferenze non tipiche… »

Melissa Marr [autrice di Wicked Lovely]: « Avere tutti visto la copertina del libro middle-grade di Holly Black e Cassandra Clare? »
Cassie: « Grazie, tesoro! »

[THE MARBURY LENS] « “Hai letto ‘The Marbury Lens’? È un libro fantastico!” Sì. »

[HARRY POTTER] « “Cos’hai pensato della morte di Remus Lupin?” :( »

[TEEN WOLF – PARECCHIO SPOILER!] « “Cos’hai pensato della morte di Allison? #RIPAllisonArgent” Mi ha rattristata – ho già risposto un paio di volte a questa domanda, ma non voglio retweettare per non fare spoiler. »

[PERCY JACKSON] « “Cassie, hai mai letto Percy Jackson?” Sì. »

[GLEE] « “Hai mai visto Glee? Se sì, chi è il tuo personaggio preferito? :) x5” Mai visto. »

[TEEN WOLF] « “Sì! Amo questa coppia futura [la Stydia], ma adoro anche Malia!” Mi interessa vedere cosa succederà con Malia. »

[TEEN WOLF] « “Shippavi Allisaac?” Erano carini. »

Malinda Lo [autrice di vari libri YA, tra cui Ash, Huntress e Adaptation]: « OMG, ti trasferirai a Londra per cinque mesi! Sono così gelosa. La copertina di Magisterium è fantastica! Congratulazioni a te e a Holly! »
Cassie: « VIENI A TROVARMI! »

La cover di The Iron Trial sara’ rivelata oggi su USA Today!

Quanti tra voi, Shadowhunters, stanno aspettando con ansia la serie scritta in collaborazione da Cassie e Holly Black? Molti, speriamo. :)

Ebbene, qualche ora fa Cassandra ha reso noto che oggi, giovedì 27, verrà rivelata da USA Today la copertina del primo romanzo!

 

 

Questo il post in cui ne ha parlato su Tumblr:

« “Perché ci vengono date così poche cose su The Iron Trial? Voglio sapere tutto su Callum! :( E quando uscirà la copertina? >.<

:) Perché in verità è ancora troppo presto perché ci siano molte notizie del libro. Troppo presto per le ARC [NdT: le ARC sono copie di romanzi inediti che vengono generalmente date ai blogger perché possano recensire il libro in anticipo], o per la cover, quindi stavo aspettando di avere della roba interessante da condividere – e, IN EFFETTI, ho scoperto oggi che la copertina sarà rivelata domani su USA Today.
E a quel punto ci saranno molte più informazioni su Magisterium da rivelare fino a settembre, mese in cui uscirà il romanzo [NdT: in America The Iron Trial è previsto per il 9 settembre; qui in Italia verrà pubblicato negli ultimi mesi del 2014], e io e Holly le condivideremo tutte con voi! »

 

 

Qui di seguito, invece, due versioni della trama del libro:

« Il dodicenne Callum Hunt è cresciuto seguendo sempre con attenzione tre regole: mai fidarsi di un mago. Mai superare il test che ti dà un mago. E mai lasciare che un mago ti porti al Magisterium.
Call sta per infrangere tutte e tre le regole. E quando lo farà, la sua vita cambierà in un modo che gli è persino impossibile immaginare.

The Iron Trial è una serie di cinque libri fantasy, uno per ogni anno di vita di Call tra i dodici e i diciassette anni, scritta in collaborazione con Holly Black (autrice delle Cronache di Spiderwick e della serie Modern Faerie Tale); parla di Call Hunt e delle sue avventure. Il primo libro, The Iron Trial, verrà pubblicato dalla Scholastic Books nel 2014. Io e Holly abbiamo inoltre un contratto per produrre il film in collaborazione con la Constantin Features. »

« Dalle autrici bestseller del NEW YORK TIMES, Holly Black e Cassandra Clare, ecco arrivare una nuova serie che sfida tutto ciò che pensavate di sapere sul mondo della magia.

Dalle due superstar bestseller, un romanzo per ragazzi magico e abbagliante che ruota intorno agli studenti del Magisterium, un’accademia per tutti coloro che dimostrano propensione verso la magia. Nel primo libro, un nuovo studente giunge contro la sua volontà al Magisterium – è perché è destinato a essere un potente mago, o la realtà è più contorta di così? Questo è un viaggio che vi entusiasmerà, vi sorprenderà e vi spingerà a porvi domande sulla netta distinzione che di norma viene fatta tra bene e male. »

The Iron Trial: Cassie presenta Callum Hunt

Dal momento che in molti le hanno chiesto informazioni sui personaggi di Magisterium, la saga per ragazzi (prevista per l’autunno del prossimo anno) che sta scrivendo in collaborazione con Holly Black, Cassie ha rilasciato una breve descrizione di Callum, il protagonista. :)

Io sono curiosissima di incontrarlo (e penso valga lo stesso per le altre admin); voi? Che ve ne pare?

 

 

 

“Potresti descriverci i personaggi di Magisterium attraverso delle fanart? So che Call ha una gamba ferita e Tamara ha i capelli neri, ma potresti entrare un po’ più nei dettagli?”

 

Mi chiedo, posso cominciare con Call? È una sensazione strana parlare di questi personaggi nei dettagli senza Holly [Black, la co-autrice di Magisterium]! Call è di altezza media per la sua età, ma ha una gamba più corta dell’altra. Sin da bambino gli sono stati fatti un sacco di interventi per cercare di correggere il problema, ma non hanno funzionato. Spesso gli fa male la gamba; non è questa la ragione principale per cui è sempre imbronciato, ma è uno dei motivi, sì. Ha i capelli scuri e gli occhi grigi. Odia le persone che fanno commenti sul suo zoppicare, a volte va in skateboard e una volta ha rapito una talpa senza pelo. Questa è l’idea del personaggio che si è fatta Cassandra JP:

 

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