Traduzione: il primo capitolo di The Copper Gauntlet!

Come vi avevamo anticipato in pagina, Shadowhunters, abbiamo tradotto il primo capitolo di The Copper Gauntlet (seguito di Magisterium: The Iron Trial – in Italia, L’Anno di Ferro), rilasciato lunedì da Cassandra.

 

Prima di lasciarvi alla traduzione, due piccole note:
1) NON PRELEVATE LA TRADUZIONE. Se avete una pagina/un blog/un sito e volete condividerla con i vostri lettori, pubblicate il link. NON RICARICATE IL NOSTRO LAVORO, con o senza i crediti (in special modo senza i crediti);
2) non ho mai letto The Iron Trial in italiano. Mentre traducevo ho quindi dato un’occhiata sommaria per controllare alcune rese (ad esempio, “Havoc”, che in italiano è stato ribattezzato “Subbuglio”) – ma se qualche parola dovesse differire, sapete il perché. ;)

 

Detto ciò… buona lettura!

 

 

 

 

 

 

 

 

Per Ursula Annabel Link Grant,
per metà bambina di cinque anni, per metà fuoco

 

 

 

CAPITOLO UNO

Call e Havoc - TCG

 

Call tolse un oleoso pezzo di salsiccia piccante dalla sua fetta di pizza e fece scivolare la mano sotto al tavolo. Immediatamente si sentì leccare dalla lingua umidiccia di Subbuglio mentre il lupo del Caos ingollava il cibo.
“Non sfamare quella cosa,” gli disse in tono burbero il padre. “Uno di questi giorni ti staccherà la mano.”
Call accarezzò la testa di Subbuglio, ignorando il genitore. Di recente Alastair non era contento di Call. Non voleva sentir parlare del tempo che aveva trascorso al Magisterium. Odiava il fatto che Call fosse stato scelto come apprendista da Rufus, il suo ex magister. Ed era stato sul punto di strapparsi i capelli quando Call era tornato a casa con un lupo del Caos.
Durante tutta la vita di Call, c’erano sempre stati solo lui, suo padre e le storie che gli raccontava su quanto fosse maligna la sua vecchia scuola – la stessa scuola che adesso frequentava Call, sebbene avesse fatto del suo meglio per non essere ammesso. Di ritorno dal primo anno di Magisterium, Call si aspettava di trovare il genitore arrabbiato, ma non aveva immaginato quanto avrebbe risentito dell’avere il padre così furioso. In passato andavano d’accordo senza sforzo. Ora ogni cosa sembrava… tesa.
Call sperava che questo dipendesse solo dal Magisterium. Perché l’altra opzione era che Alastair sapesse che Call era segretamente malvagio.
L’intera faccenda dell’essere-segretamente-malvagio affliggeva pure Call. Un sacco. Aveva cominciato a stilare una lista nella sua testa – ogni prova a favore del suo essere un Signore Del Male veniva inserita in una colonna, quelle contro in un’altra. Aveva preso l’abitudine di controllare la lista prima di prendere una qualsiasi decisione. Un Signore Del Male berrebbe l’ultima tazza di caffè nel recipiente? Quale libro tirerebbe fuori dallo scaffale un Signore Del Male? Vestirsi tutto di nero era una mossa che ti identificava come Signore Del Male, o una scelta legittima, durante i giorni del bucato? La parte peggiore era che Call era certo che suo padre stesse giocando allo stesso gioco, sommando e risommando i Punti Da Signore Del Male di Call ogni volta che guardava nella sua direzione.
Ma Alastair poteva limitarsi a sospettare e basta. Non poteva averne la certezza. C’erano cose di cui solo Call era a conoscenza.
Call non riusciva a smettere di pensare a ciò che gli aveva detto Magister Joseph: che lui, Callum Hunt, era in possesso dell’anima del Nemico della Morte. Che lui era il Nemico della Morte, destinato a commettere atti malvagi. Persino nella confortevole cucina gialla in cui lui e suo padre avevano mangiato insieme migliaia di pasti le parole continuavano a risuonare nelle sue orecchie.
L’anima di Callum Hunt è morta. Costretta fuori dal tuo corpo, si è prosciugata ed è morta. L’anima di Constantine Madden ha messo radici ed è cresciuta, neonata e intatta. Da allora, i suoi seguaci hanno fatto di tutto per far sì che Constantine non sembrasse sparito dal mondo, in modo che tu restassi al sicuro.
“Call?” chiese suo padre, fissandolo in modo strano.
Non guardarmi, avrebbe voluto dirgli Call. E al contempo voleva chiedergli, Cosa vedi quando mi guardi?
Lui e Alastair si stavano dividendo la pizza preferita di Call, quella col salame piccante e l’ananas, e normalmente avrebbero parlato dell’ultima avventura in città di Call, o di qualunque progetto di riparazione avesse Alastair in garage in quel momento, ma al momento Alastair non stava parlando, e Call non riusciva a trovare niente da dire. Gli mancavano i suoi migliori amici, Aaron e Tamara, ma non poteva parlare di loro davanti al padre, perché facevano parte di quel mondo magico che Alastair odiava.
Call saltò giù dalla sedia. “Posso andare sul retro con Subbuglio?”
Alastair guardò con fare accigliato il lupo, che un tempo era stato un adorabile cucciolo e adesso si era trasformato in un longilineo mostro adolescente, che occupava un sacco di immobili sotto al tavolo. Il lupo guardò il padre di Call coi suoi occhi da creatura del Caos, la lingua che penzolava dalla bocca. Uggiolò leggermente.
“Molto bene,” disse Alastair con un sospiro sofferto. “Ma non starci troppo a lungo. E sta’ lontano dalle persone. La nostra unica possibilità di evitare che i vicini facciano storie è tenere sotto controllo le circostanze in cui Subbuglio è in vista.”
Subbuglio balzò in piedi, e le sue unghie sfregarono contro al linoleum mentre si avvicinava alla porta. Call ghignò. Sapeva bene che avere la rara devozione di una bestia del Caos valeva un sacco di Punti Da Signore Del Male, ma non riusciva a pentirsi di averlo tenuto.
Naturalmente, quello era uno dei problemi dell’essere un Signore Del Male. Ti dispiaceva sempre per le cose sbagliate.
Call si sforzò di non pensarci mentre usciva in giardino. Era un tiepido pomeriggio estivo. Il retro era pieno di fitta erba verde troppo cresciuta; Alastair non era molto meticoloso riguardo al tagliarla, dal momento che era più il tipo di persona interessato a tenere i vicini lontani che quello che condivide consigli su come falciare il prato. Call si divertì lanciando un bastoncino a Subbuglio e facendoselo riportare da lui, tutto scodinzolante e con gli occhi scintillanti. Se solo avesse potuto, avrebbe corso insieme al lupo, ma la sua gamba danneggiata gli impediva di muoversi troppo. Subbuglio sembrava capirlo, e di rado correva fuori dalla sua portata.
Dopo aver fatto riposare un po’ Subbuglio, attraversarono la strada insieme diretti verso un pezzo del prato, e Subbuglio corse verso dei cespugli. Call si frugò le tasche in cerca di qualche busta di plastica. I Signori Del Male di sicuro non raccoglievano i bisogni dei loro cani, quindi ogni passeggiata valeva come un segno sotto la colonna del bene.
“Call?”
Call si voltò, sorpreso. Si sorprese ancor di più notando chi gli stava parlando. I capelli biondi di Kylie Myles erano tenuti indietro da due fermagli a forma di unicorno, e lei teneva in mano un guinzaglio rosa. All’altra estremità c’era quello che apparentemente sembrava una piccola parrucca bianca, ma magari si trattava di un cane.
“Tu – uh,” disse Call. “Conosci il mio nome?”
“Ho la sensazione di non averti visto in giro, di recente,” rispose Kylie, dopo aver presumibilmente deciso di ignorare la sua confusione. Abbassò la voce. “Ti sei trasferito? Alla scuola di ballo?”
Call esitò. Kylie aveva partecipato con lui alla Prova di Ferro, la prova d’ingresso per il Magisterium, ma lui l’aveva passata e lei no. A quel punto i maghi l’avevano trasferita in un’altra stanza, e da allora Call non l’aveva più rivista. Chiaramente Kylie ricordava Call, visto che lo stava osservando con aria confusa, ma lui non sapeva di preciso cosa credesse lei. Le avevano sicuramente alterato i ricordi prima di rilasciarla nella popolazione.
Per un folle momento, Call immaginò di dirle tutto. Raccontarle di come avevano cercato di entrare in una scuola di magia, e non di ballo, e di come Magister Rufus l’aveva scelto, sebbene il suo punteggio fosse decisamente più basso di quello di lei. Gli avrebbe creduto se le avesse parlato di com’era la scuola, e di cosa si provava a essere in grado di plasmare il fuoco con le mani o volare per l’aria? Pensò di dirle che Aaron non era solo il suo migliore amico, ma pure il Makar, il che era una faccenda davvero grossa, perché significava che Aaron era uno dei pochissimi maghi in vita in grado di lavorare con l’elemento del caos.
“La scuola è okay,” mormorò, scrollando le spalle, non sapendo che altro dire.
“Mi sorprende che tu sia riuscito a entrare,” rispose lei; gli guardò la gamba, e poi cadde in un silenzio imbarazzato.
Call provò una familiare ondata di rabbia, e ricordò esattamente cosa si provava a frequentare la sua vecchia scuola, dove nessuno credeva che sarebbe potuto essere bravo a fare qualcosa di fisico. Sin da quando Call aveva memoria, la sua gamba sinistra era stata più corta e debole dell’altra. Camminarci sopra gli faceva male, e nessuno degli innumerevoli interventi a cui si era sottoposto aveva aiutato granché. Suo padre gli aveva sempre detto di essere nato così, ma Magister Joseph gli aveva raccontato qualcosa di diverso.
“Sta tutto nella forza della parte alta del corpo,” ribatté altezzosamente, sebbene non sapesse cosa intendeva davvero.
Kylie annuì, però, con gli occhi sbarrati. “Cosa si prova? Ad andare a una scuola di ballo?”
“È dura,” le rispose. “Tutti ballano fino a collassare. Mangiamo solo frullati di uova crude e proteine del grano. Ogni venerdì c’è una gara di ballo, e quello che resta in piedi riceve una barretta di cioccolato. E dobbiamo pure guardare di continuo film sul ballo.”
Lei stava per rispondergli qualcosa, ma venne interrotta da Subbuglio che saltava fuori dai cespugli. Aveva un bastoncino tra i denti, e i suoi occhi erano enormi e scintillanti – sfumature d’arancio, giallo, e rosso fiamme dell’inferno. Mentre Kylie lo fissava, gli occhi spalancati, Call capì quanto dovesse sembrarle grande Subbuglio, quanto fosse ovvio che non era un cane o un comune tipo di animale domestico.
Kylie urlò. Prima che Call potesse dire una parola, Kylie corse via dal prato e si precipitò giù per la strada; quella zazzera bianca del suo cane a stento riusciva a starle dietro.
Basta fare il carino con i vicini, per il momento.
Per quando tornò a casa, Call aveva deciso che tra le menzogne dette a Kylie e lo spavento che le aveva fatto prendere, aveva perso tutti i punti positivi ottenuti raccogliendo i bisogni di Subbuglio.
Quel giorno lo stava vincendo la colonna del Signore Del Male.
“Va tutto bene?” gli chiese suo padre, notando l’espressione di Call mentre chiudeva la porta.
“Sì, bene,” rispose avvilito Call.
“Bene.” Alastair si schiarì la voce. “Pensavo che potremmo uscire, stasera,” disse. “Andare al cinema.”
Call era sorpreso. Non avevano fatto granché, da quando era tornato a casa per le vacanze estive. Alastair, con l’aria di uno sprofondato nella desolazione, si era trascinato giorno dopo giorno dalla sala TV al garage, dove aveva sistemato e fatto splendere come nuove delle auto che poi aveva venduto ai collezionisti. A volte Call aveva preso il suo skate e pattinato di malavoglia per la città, ma niente gli sembrava abbastanza divertente, se paragonato al Magisterium.
Aveva persino cominciato a sentire la mancanza del lichene.
“Che film vuoi vedere?” gli chiese Call, immaginando che un Signore Del Male non si interessi ai gusti cinematografici degli altri. Doveva pur valere qualcosa.
“Ce n’è un nuovo. Con le astronavi,” rispose suo padre, sorprendendo Call con la sua scelta. “E magari potremmo lasciare quel tuo mostro al canile, strada facendo. E scambiarlo con un grazioso barboncino. O pure con un pitbull. Qualsiasi cosa, purché non sia rabbioso.”
Subbuglio guardò Alastair minacciosamente, un vortice di colori negli occhi soprannaturali. Call pensò al cane parrucca di Kylie.
“Non è rabbioso,” disse Call accarezzando il collo di Subbuglio. Il lupo si gettò per terra e rotolò sulla schiena, la lingua a penzoloni, così che Call potesse grattargli la pancia. “Può venire? Può aspettarci in auto col finestrino abbassato.”
Accigliato, Alastair scosse il capo. “Assolutamente no. Lega quel coso in garage.”
“È un lui, non un coso. E scommetto che gli piacerebbero i popcorn,” rispose Call. “E i vermi gommosi.”
Alastair diede un’occhiata al suo orologio, poi indicò il garage. “Beh, magari dopo puoi portargliene due, a quel coso.”
Lui!” Con un sospiro, Call portò Subbuglio nell’officina in garage di Alastair. Era uno spazio enorme, più enorme della stanza più grande della casa, e odorava di olio e benzina e legno vecchio. Il telaio di una Citroën riposava su dei blocchi, privo degli pneumatici e senza sediolini. Pile di manuali gialli sulla riparazione erano sistemate su degli antichi sgabelli, mentre i fari pendevano fuori dai loro spazi. Una bobina di corda stava fissata sopra a un assortimento di chiavi. Call la usò per fare un nodo morbido intorno al collare del lupo.
Si inginocchiò davanti a Subbuglio. “Torneremo presto a scuola,” mormorò. “Con Tamara e Aaron. E a quel punto tutto tornerà alla normalità.”
Il cane uggiolò come se avesse capito. Come se gli mancasse il Magisterium tanto quanto mancava a Call.

 

Divisore - TCG

 

Call trovò difficile restare concentrato sul film, a dispetto delle astronavi, degli alieni e delle esplosioni. Continuava a pensare al modo in cui aveva guardato i film al Magisterium, con la magia dell’aria che proiettava le immagini sul muro della caverna. Dal momento che erano controllati dai maghi, al loro interno poteva succedere di tutto. Aveva visto Star Wars con sei finali diversi, e pellicole in cui i ragazzi del Magisterium erano proiettati sullo schermo e combattevano mostri, volavano con le auto e si trasformavano in supereroi.
Paragonato a loro, il film che stava guardando in quel momento sembrava un po’ piatto. Call si concentrò sui pezzi che avrebbe cambiato mentre si scolava tre Frullati Estremamente! Aspri Alla Mela e due contenitori grandi di popcorn con burro. Alastair fissava lo schermo con un’espressione di ragionevole orrore, non voltandosi neanche quando Call gli offrì alcune manciate di noccioline. Come conseguenza per aver mangiato da solo tutte le merendine, Call brulicava di zucchero quando tornarono all’auto di Alastair.
“Ti è piaciuto?” chiese Alastair.
“Era molto bello,” rispose Call, non volendo dare ad Alastair la sensazione di non aver apprezzato di essere stato trascinato a vedere un film che da solo non avrebbe mai guardato. “Il pezzo in cui la stazione spaziale è esplosa era grandioso.”
Ci fu un attimo di silenzio, non abbastanza lungo perché risultasse sgradevole, prima che Alastair parlasse di nuovo. “Sai, non c’è ragione per cui tu debba tornare al Magisterium. Hai imparato le basi. Potresti allenarti qui, con me.”
Call sentì il suo cuore sprofondare. Avevano già avuto questa conversazione, o delle sue varianti, un centinaio di volte, e non era mai andata a finire bene. “Penso che dovrei tornare,” gli disse il più neutralmente possibile. “Ho già attraversato il Primo Cancello, quindi dovrei concludere ciò che ho iniziato.”
L’espressione di Alastair si incupì. “Stare sotto terra non fa bene ai bambini. Tenuti al buio come vermi. La tua pelle diventerà pallida e grigia. I livelli della tua vitamina D caleranno. La vitalità ti verrà succhiata via dal corpo…”
“Sembro grigio?” Call prestava raramente attenzione a ciò che andava oltre le basi del suo aspetto – controllare di non avere i pantaloni al contrario e che i suoi capelli non fossero sparati in aria –, ma essere grigio gli sembrava negativo. Lanciò un’occhiata furtiva alla sua mano, ma pareva del suo solito beige rosato.
Alastair stava stringendo il volante con furia mentre svoltavano nella loro strada. “Cosa ti piace di quella scuola?”
“Cosa piace a te?” domandò Call. “Ci sei andato, e sai che non ho odiato ogni singolo minuto. Hai incontrato la mamma lì…”
“Sì,” rispose Alastair. “Avevo degli amici, lì. È questo ciò che mi piaceva.” Da quando Call aveva memoria, questa era la prima volta che ricordava di aver sentito suo padre dire che gli era piaciuto qualcosa della scuola di magia.
“Anche io ho degli amici, lì,” fece Call. “Qui non ne ho nessuno, ma lì sì.”
“Tutti gli amici con cui sono andato a scuola adesso sono morti, Call,” disse Alastair, e Call si sentì rizzare i peli sul retro del collo. Pensò ad Aaron, a Tamara e a Celia – e poi fu costretto a fermarsi. Era troppo orribile.
Non solo l’idea di loro morti.
Ma l’idea di loro morti per colpa sua.
Per colpa del suo segreto.
Del male dentro di lui.
Fermati, si disse Call. Erano arrivati a casa. C’era qualcosa di strano. Fuori posto. Call la osservò per un minuto prima di capire. Aveva lasciato la porta del garage chiusa con Subbuglio legato al suo interno, ma adesso era aperta, un grosso quadrato nero.
“Subbuglio!” Call afferrò la maniglia dell’auto e quasi cadde sul terreno, la gamba debole che tremava. Poteva sentire suo padre chiamarlo, ma non gli importava.
In parte zoppicando, in parte correndo, arrivò al garage. La corda era ancora lì, ma un’estremità era sfilacciata, come se fosse stata segata da un grosso coltello – o da un affilato dente da lupo. Call provò a immaginare Subbuglio tutto solo in garage, al buio. Abbaiando e aspettando che Call gli rispondesse. Call cominciò a provare una sensazione di gelo nel petto. Subbuglio non era stato legato granché, a casa di Alastair, e probabilmente questo l’aveva mandato fuori di testa. Forse aveva masticato la corda e si era gettato contro la porta finché questa non si era aperta.
“Subbuglio!” urlò di nuovo Call, più forte. “Subbuglio, siamo a casa! Adesso puoi tornare!”
Si guardò intorno, ma il lupo non uscì dai cespugli, né emerse dalle ombre che avevano iniziato a raccogliersi tra gli alberi.
Si stava facendo tardi.
Il padre di Call gli si avvicinò. Osservò la fune spezzata e la porta aperta e sospirò, passandosi una mano tra i capelli nero-grigi. “Call,” disse gentilmente. “Call, non c’è più. Il tuo lupo se n’è andato.”
“Questo non lo sai!” strillò Call, girandosi per osservare Alastair.
“Call…”
“Hai sempre odiato Subbuglio!” scattò. “Probabilmente sei felice di sapere che se n’è andato.”
L’espressione di Alastair si indurì. “Non sono felice di saperti triste, Call. Ma sì, quel lupo non era fatto per essere un animale domestico. Avrebbe potuto uccidere o fare seriamente male a qualcuno. A uno dei tuoi amici o, Dio non voglia, a te. Spero solo che corra nel bosco e non si diriga in città e cominci a sgranocchiare i vicini.”
“Sta’ zitto!” gli disse Call, anche se c’era qualcosa di vagamente confortante nell’idea che se Subbuglio avesse mangiato qualcuno, Call forse sarebbe riuscito a trovarlo in mezzo al trambusto. Spinse via quell’idea, aggiungendolo alla colonna del Signore Del Male.
Pensieri simili non servivano a nulla. Doveva trovare Subbuglio prima che succedesse qualcosa di male. “Subbuglio non ha mai fatto male a nessuno,” rispose invece.
“Mi spiace, Call,” disse Alastair. Sembrava sincero, e questo sorprese Call. “So che è da una vita che volevi un cucciolo. Forse se ti avessi lasciato tenere la talpa…” Sospirò di nuovo. Call si domandò se suo padre gli avesse impedito di avere un animale perché i Signori Del Male non dovrebbero averne. Perché i Signori Del Male non amano niente, e specialmente non le cose innocenti come gli animali. Come Subbuglio.
Call pensò a quanto dovesse essere spaventato Subbuglio – da quando Call l’aveva trovato, ancora cucciolo, non era mai rimasto da solo.
“Per favore,” supplicò Call. “Per favore, aiutami a cercare Subbuglio.”
Alastair annuì una sola volta, un brusco scatto della mascella. “Sali in macchina. Possiamo chiamarlo mentre giriamo lentamente per il quartiere. Magari non si è allontanato troppo.”
“Okay,” rispose Call. Guardò di nuovo il garage, sentendosi come se stesse trascurando qualcosa, come se avrebbe visto il suo lupo, se solo avesse fissato quel punto abbastanza a lungo.
Ma non importava quante volte girassero per il quartiere e quante volte lo chiamassero, Subbuglio non veniva fuori. Si fece sempre più buio, e a quel punto tornarono a casa. Alastair cucinò degli spaghetti per cena, ma Call non si sforzò di mangiarli. Riuscì a farsi promettere dal padre che avrebbero realizzato dei poster per cani scomparsi, il giorno dopo, anche se Alastair pensava che una foto di Subbuglio avrebbe fatto più male che bene.
“Le creature del caos non sono fatte per essere animali domestici, Callum,” gli disse dopo aver ripulito il suo piatto intatto. “A loro non importa delle persone. Non può importargli.”
Call non gli rispose, ma andò a letto con un nodo alla gola e una sensazione di terrore.

 

Divisore - TCG

 

Fu un acuto piagnisteo a svegliare Call dal suo sonno inquieto. Si mise a sedere e afferrò Miri, il pugnale che teneva sempre sul suo comodino. Posò i piedi sul pavimento, trasalendo per il freddo.
“Subbuglio?” sussurrò.
Pensò di aver sentito un altro pianto, distante. Sbirciò fuori dalla finestra, ma tutto ciò che riusciva a vedere erano alberi ombrosi e oscurità.
Scivolò nel corridoio. La porta della stanza di suo padre era chiusa, e la linea che la divideva dal pavimento era buia. Call sapeva che questo non implicava che non fosse sveglio. A volte Alastair restava in piedi tutta la notte aggiustando cose nella sua officina al piano di sotto.
“Subbuglio?” sussurrò di nuovo Call.
Non ci fu nessun rumore in risposta, ma a Call venne la pelle d’oca sulle braccia. Riusciva a sentire che il suo lupo era nelle vicinanze, che Subbuglio era ansioso, spaventato. Call seguì quella sensazione, anche se non riusciva a spiegarla. Lo condusse giù nell’atrio, e verso le scale della cantina. Call deglutì con forza, strinse Miri e cominciò a scendere.
Aveva sempre avuto un po’ di paura del seminterrato, che era pieno di vecchi pezzi di auto, mobili rotti, case delle bambole, bambole da riparare e antichi giocattoli di latta che a volte venivano ronzando in vita.
Una striscia di luce gialla filtrava dalla porta che conduceva a un altro deposito di Alastair, ancor più pieno di spazzatura che non aveva ancora trovato il tempo di sistemare. Call si fece coraggio e zoppicò per la stanza; spinse la porta.
Non si muoveva. Suo padre l’aveva chiusa.
Il cuore di Call accelerò.
Non c’era motivo per cui suo padre avrebbe dovuto chiudere a chiave un ammasso di roba vecchia e mezza riparata. Proprio nessun motivo.
“Papà?” chiamò Call attraverso la porta, chiedendosi se Alastair non fosse lì dentro per qualche ragione.
Ma dall’altra parte sentì arrivare un trambusto totalmente diverso. Call fu preso da una furia terribile e soffocante. Prese il suo piccolo pugnale e cercò di premerlo nel vano della porta, tentando di spingere via i cardini.
Dopo un momento di tensione, la punta di Miri toccò il punto giusto e la serratura scattò. La porta era aperta.
Il retro del seminterrato non aveva più l’aspetto che Call ricordava. L’ammasso confuso di roba era stato rimosso, lasciando spazio per quello che a Call sembrava l’ufficio di un mago molto spartano. In un angolo stava una scrivania, con pile di libri vecchi e nuovi ammucchiate sopra. Dall’altra parte c’era una branda. E al centro, legato da delle catene e imbavagliato con una museruola di pelle dall’aria orribile, stava Subbuglio.
Il lupo balzò verso Call, uggiolando, ma le catene lo tirarono indietro. Call cadde in ginocchio, accarezzando con le dita la pelliccia di Subbuglio mentre cercava un modo per liberarlo dal collare. Era così felice di vedere Subbuglio e così sopraffatto dalla rabbia per ciò che suo padre aveva fatto da perdersi per un istante il dettaglio più importante.
Ma mentre scrutava la stanza in cerca del nascondiglio della chiave, vide finalmente ciò che avrebbe dovuto notare prima di ogni altra cosa. Anche la branda sulla parete in fondo aveva delle catene.
Catene della grandezza giusta per un ragazzo che a breve avrebbe compiuto tredici anni.

Intervista tradotta: Cassandra Clare e Holly Black per il TMI Source

Qualche tempo fa Cassie e Holly hanno rilasciato un’intervista al TMI Source (che ha poi caricato il tutto sul sito il 23 novembre). È molto lunga (circa sette pagine), ma anche tanto interessante. :)

Vi segnaliamo sin da subito che sono presenti spoiler da Città del Fuoco Celeste, La Principessa e Magisterium: L’Anno di Ferro; gli spoiler su quest’ultimo sono presenti nella seconda metà dell’articolo (lo stacco tra le due parti è ben segnalato), mentre di CoHF e CP2 si parla nella prima parte dell’intervista. :)

 

 

 

 

 

 

 

Prima che Cassandra Clare e Holly Black firmassero The Iron Trial a Colonia, il 12 novembre, mi sono seduta con loro a parlare di colpi di scena, diversità nei romanzi e come gli aspiranti autori possono rendere più semplice lo scrivere libri.

Dal momento che l’intervista durava venticinque minuti e che Cassie e Holly hanno anche fatto spoiler di The Iron Trial, la troverete divisa in due parti: quella priva di spoiler e quella con gli spoiler, che contiene anche un uso non editato della parola con la F [NdT: qui sul sito troverete tutto in un unico post – ma, come già detto, lo stacco tra le due parti verrà debitamente segnalato].

Cathrin: « Prima dell’intervista avete brevemente citato la copertina di The Copper Gauntlet [NdT: il secondo romanzo di Magisterium]; l’intera serie avrà copertine coordinate? »

Cassie: « Sì, stando a quel che sappiamo. Saranno tutte – le ha fatte tutte Alex Chaudret, e saranno nello stesso stile. Non tutte avranno gli stessi personaggi, ma ognuna ricorderà le altre, tipo quelle di Percy Jackson. »

Cathrin: « Dal momento che state scrivendo insieme Magisterium, condividete un solo portatile e ve lo scambiate: ci sono appunti sparsi ovunque o tutto ciò che è rilevante sta dentro le vostre teste? »

Holly: « A dire il vero, usiamo un programma chiamato Scrivener, di cui io sono super ossessionata, e abbiamo messo un sacco delle nostre note dentro il file di Scrivener dedicato a Magisterium. Quindi, quando ci sediamo a scrivere, non è un capitolo vuoto: è un capitolo con note che abbiamo già messo insieme. »

Cassie: « Salviamo cose come brevi frasi: “Call, Aaron e Tamara vanno al test, combattono…”, e poi dobbiamo riempirle, ma sappiamo qual è l’idea generale. »

Holly: « Su Scrivener abbiamo anche dei file su chi è chi al Magisterium, e su quale anno equivale a quale colore e a quale metallo, e roba simile. Possiamo tornare indietro e controllare dove siamo arrivate in questo momento – è questa l’utilità di scrivere su un solo portatile. Possiamo avere un file principale su Scrivener ed evitare che diventi confuso perché una di noi ha aggiunto qualcosa al suo Scrivener, ma l’annotazione non è finita anche nel post principale. Quindi abbiamo un unico set di note, così come un solo manoscritto. »

Cathrin: « Mi state rendendo quest’intervista incredibilmente semplice, perché avete citato gli anni, e mi chiedevo: quale sarebbe il vostro anno scolastico preferito, al Magisterium, e perché? Se foste studenti lì. »

Holly: « Suppongo che mi piacerebbe l’ultimo anno. [Ridacchia] Potrei oziare in giro, aspettare di diplomarmi; sarebbe quello l’anno migliore al Magisterium, no? »

Cassie: « Non saprei… »

Holly: « Pensi che passeresti troppo tempo a essere sotto pressione per il Collegium? »

Cassie: « Sì! Perché in verità c’è una scuola dopo il Magisterium – c’è il Collegium. Sento che passerei troppo tempo a stressarmi perché devo decidere cosa farne della mia vita, quindi forse apprezzerei di più l’anno d’argento, quando ne manca ancora uno prima di dover prendere una decisione. »

Cathrin: « Fate spesso dei ritiri di scrittura con Maureen Johnson, Sarah Rees Brennan e altre persone, e quando siete insieme succedono un sacco di cose divertenti. È successo qualcosa di davvero divertente o inaspettato mentre stavate scrivendo The Iron Trial, o il secondo libro? »

Cassie: « Sì, il pipistrello! »

Holly: « Aspetta, c’ero? »

Cassie: « C’eri. Però stavi dormendo, no? Beh, è successo in Italia. »

Holly: « No, non c’ero. »

Cassie: « Ma sei arrivata il giorno dopo! »

Holly: « Sono arrivata il giorno dopo e ho sentito parlare del pipistrello. La faccenda del pipistrello non sarebbe successa, se fossi stata lì. »

Cassie: « No, non sarebbe accaduto. »

Holly: « Avrei preso la faccenda del pipistrello in mano. »

Cassie: « Era la notte prima dell’arrivo in Italia di Holly, così c’eravamo io, Sarah e Leigh Bardugo, che ha scritto Ruin e Rising [NdT: il primo romanzo della Grisha Trilogy è edito in Italia col titolo di Tenebre e Ghiaccio]. Leigh era appena arrivata, e Holly sarebbe giunta la mattina dopo, quindi ci stavamo organizzando per la cena. Eravamo in questa enorme villa che aveva un lungo corridoio con delle camere da letto e un soffitto alto; sono uscita dalla mia stanza e ho visto il pipistrello volarmi contro. Ho il terrore dei pipistrelli, mi terrorizza la rabbia, quindi ho urlato. Ero, tipo: “Sarah, posso venire in camera tua?” E lei ha risposto: “Nooo, sono nuda.” E io: “Non mi importa!” Sono irrotta nella sua stanza, e lei era nuda e mi ha detto: “Perché l’hai fatto? Perché qualcuno dovrebbe fare una cosa simile?” E io: “Un pipistrello mi sta inseguendo!” Sarah mi ha risposto: “Non è possibile!” Così è uscita in corridoio, praticamente nuda – indossava l’intimo – e ha detto: “Non può essere un pipistrello.” E il pipistrello le è piombato addosso, e quindi Sarah ha cominciato a correre, ma stava correndo avanti e indietro per il corridoio, il pipistrello la inseguiva – e a quel punto Leigh è uscita dalla sua stanza e Sarah stava correndo nuda per il corridoio, urlando, e Leigh ha detto: “Non vorrò mai sapere.” [Cassie e Holly ridono] Abbiamo dovuto passare mezz’ora a cercare di liberarci del pipistrello… Se Holly fosse stata lì, avrebbe fatto amicizia con lui. »

Cathrin: « Penso che sarei scappata anche io… Parliamo di diversità. [Holly ride per l’improvviso cambio d’argomento] Quanto sentite voi scrittori il bisogno dei lettori di diversità negli Young Adult e nei romanzi in generale? »

Holly: « Credo che ci sia molto bisogno, decisamente. Malinda Lo ha fatto un ottimo lavoro mettendo insieme delle statistiche, e sono deprimenti! Quando vedi quant’è costante e basso il livello della rappresentazione in termini di colore delle persone, di… »

Cassie: « Personaggi disabili… »

Holly: « Sì, sono statistiche davvero deprimenti. Ovviamente è ancora qualcosa che gli editori non hanno capito come indirizzare. »

Cathrin: « Hanno ancora una lunga strada da percorrere, quindi. »

Holly: « Abbiamo una lunga strada da percorrere… E, in verità, ho pensato a quest’argomento perché ne abbiamo parlato in varie sedi. Diciamo che tutti noi notiamo e pensiamo: “Che cosa possiamo fare personalmente a riguardo? Che cosa possiamo fare oggi?” Ciò che possiamo fare oggi – raccomanderò tre libri che penso che chiunque stia leggendo potrebbe apprezzare. Visto che Magisterium è una serie middle grade, suggerirò due titoli middle grade: Kinda Like Brothers, di Coe Booth, che è uscito quest’anno. Assolutamente grandioso. E The Great Green Heist di Varian Johnson; davvero divertente! Davvero bello. Credo che ci sarà un seguito. E poi – visto che so che molte persone che leggono Young Adult potrebbero star leggendo – Love Is The Drug di Alaya Dawn Johnson. Sono stati pubblicati di recente, e sono tutti grandiosi! E se tutti noi ascoltassimo questi consigli e andassimo oggi stesso a comprare questi libri, avremmo fatto una differenza! Ci penso perché ne stiamo parlando tantissimo, e mi sono detta: “Cosa possiamo fare?” Possiamo fare questo. »

Cathrin: « Grandioso! Dunque, avete scritto questo romanzo insieme, e avete scritto altri libri insieme; che consigli dareste a degli amici che stanno scrivendo insieme, in modo che non litighino? »

Holly: « Parlando con la gente, un sacco di persone ci hanno raccontato di come si trovino in disaccordo. Di come ci siano passaggi in cui uno desidera una cosa e l’altro ne vuole un’altra. Credo che ciò che diciamo sempre sia che, se ognuno parla della ragione per cui desidera qualcosa, c’è un modo perché entrambi ottengano ciò che volevano. C’è una terza strada. »

Cassie: « Io credo che se state litigando perché uno vuole una cosa e l’altro un’altra, entrambi dovrete rinunciare. Non otterrete ciò che desiderate – ciò che dovete fare è lavorare insieme per trovare una terza opzione. Quindi smette di essere un litigio sul: “Voglio questo e tu quello.” Di’: “Cerchiamo invece di trovare una terza strada”. »

Holly: « Credo che bisogni avere una visione simile dei personaggi – nel senso, sapere davvero chi sono. Entrambi dovete credere che siano la stessa persona. Penso che, se per noi non fosse stato così, avremmo avuto dei problemi. »

Cassie: « Sì, la maggior parte dei nostri litigi riguarda il ritmo e il tempismo, come il quando succederà qualcosa. Abbiamo litigato in auto, oggi. »

Holly: « Sì, parlavamo di: “Succederà in questo libro o nel prossimo?” »

Cassie: « Che non è un litigio riguardo il: “Succederà?” Abbiamo entrambe concordato sul fatto che accadrà, accadrà di sicuro, ma non sappiamo quando. »

Holly: « Dove si colloca? Come si colloca? Queste discussioni sono molto più semplici di quelle riguardo: “Chi è questa persona?” Dovete cominciare da un punto in cui costruirlo insieme. »

Cathrin: « Un’altra domanda sulla scrittura. Holly, hai un bambino piccolo; Cassie, hai i tuoi figliocci. Mi chiedevo se riuscite a immaginarvi scrivere un libro per lettori anche più giovani e, Cassie – dal momento che i tuoi personaggi delle Shadowhunter Chronicles sono cresciuti –, se riesci a immaginarti scrivere per dei lettori più adulti (libri New Adult)? »

Holly: « Dirò questo: mi sono seduta e ho cercato di scrivere un libro illustrato [pausa] e non ho ancora capito come fare. Ho pensato: “Sì, certo. Posso scrivere un libro illustrato.” Non ne sono così certa. È difficile! È un formato davvero complicato. […] I libri illustrati sono una specie di iceberg, e tu vedi solo questo pezzettino delle cima, ma c’è un sacco di roba, sotto, che devi far funzionare. Penso a Don’t Let The Pigeon Drive The Bus di Mo Willems, un libro geniale – GENIALE! – perché permette al bambino di identificarsi sia col piccione disobbediente che sta facendo quella brutta cosa sia con la persona che per una volta ha la possibilità di dire no. Questo modo di pensare [altra pausa] mi rompe il cervello! Amerei farlo, ma non sono certa di sapere anche solo in che modo iniziare. »

Cassie: « I libri illustrati sono davvero, davvero difficili. Sono come un poema: devi dire tutto in un lasso di tempo molto più breve. Ma per i miei figliocci amerei scrivere qualcosa di adatto a lettori più giovani di quelli di Magisterium. Più intorno ai sei anni, su due gemelli che sono detective. »

Cathrin: « Sembra figo! »

Cassie: « Penso che lo amerebbero! C’è una relazione così unica, guardandoli crescere. Sono sempre insieme, tutto ciò che fanno lo fanno insieme – l’altra persona è tipo parte di te, è sempre lì. E quindi credo che sarebbe divertente esplorare un rapporto simile. […] Dormono nella stessa stanza, allo stesso tempo, mangiano nello stesso momento, fanno tutto insieme, e io passo un sacco di tempo con loro, e sono, tipo: “Aw, sarebbe bello se avessero un libro su bambini come loro.” »

Holly: « Scriverei un libro simile! »

Cassie: « Lo so, ma è il mio libro. [Ridono entrambe] »

Holly: « Sono eccitata all’idea di vederla scrivere qualcosa di davvero breve. È come un sogno. »

Cassie: « Scriverò semplicemente della roba lunghissima e poi la taglierò a caso. »

Cathrin: « Dunque, il New Adult… magari più degli estratti, tipo quello che hai fatto con Tessa e Jem? »

Cassie: « Mi è piaciuto davvero scrivere After The Bridge, e farei dell’altro. Alla maggior parte delle persone è piaciuto davvero, ma continuo a ricevere lo stesso commento da gente che dice: “Non credo sia giusto che tu scriva roba simile su persone minorenni”, e io sono, tipo: “Hanno centoquarant’anni!” [Holly ride] “Non sono minorenni, sono degli anziani! Sono antichi!” […] A dire il vero, non era neppure così esplicito, era chiaro cosa stava succedendo… »

Holly: « Non sono certa che fosse New Adult. »

Cassie: « Non farei passare le mie storie come New Adult. Poi vorrebbero che fosse molto più esplicito. Non so: se scrivessi roba del genere su Clary e Jace, Julian e… sapete, chiunque sia [ride], riceverei tutti questi commenti seccati? Non lo so, me lo domando. Ma è stato davvero divertente scrivere quella storia, e potrei ripetere l’esperienza. Forse qualcosa su Will e Tessa dopo il loro matrimonio, perché non puoi seriamente obiettare se due persone fanno sesso dopo essersi sposate. Voglio dire, andiamo, sono sposate! »

Cathrin: « Holly, hai scritto di fate e vampiri, e anche di persone con abilità magiche. Cosa pensi che ci sia di così affascinante nelle creature magiche da spingere le persone a comprare i tuoi libri e, in generale, così tanti romanzi fantasy? »

Holly: « Penso che il fantasy ci permetta di parlare del mondo reale in un modo differente. Abbiamo tutti sperimentato momenti in cui ci sentivamo arrabbiati, davvero arrabbiati, al punto da temere di dire o fare qualcosa in grado di far soffrire le persone a cui teniamo, e se prendi degli esseri tipo i licantropi, lo stai rendendo letterale. Dici: una volta al mese questa persona diventa un mostro. Non ti stai più chiedendo: “Va bene sentirsi in questo modo?” L’hai semplicemente accettato, è com’è, e ora puoi raccontare una storia diversa sul come ci si sente a essere fuori controllo. Credo che, poiché nasciamo in maniere differenti, possiamo pensarci anche in modi diversi. Quindi penso che sia questa l’utilità del fantasy. Possiamo raccontare le nostre storie in modi diversi, e più siamo in grado di renderle malleabili e rigirarle, più saremo in grado di vederne lati diversi. »

Cathrin: « Cassie, prima dell’intervista a cui avevamo accennato riguardo Simon e Isabelle in Tales from the Shadowhunter Academy, parliamo rapidamente di un altro racconto: ce n’è uno riguardo il Circolo, e poi c’è anche The Secret Treasons [NdT: una graphic novel sul Circolo che Cassandra realizzerà in collaborazione con Cassandra Jean]; è ancora in programma? »

Cassie: « The Secret Treasons è in sospeso perché non potevamo fare quello e The Shadowhunter Academy allo stesso tempo, poiché si tratta di due progetti ambientati all’Accademia, che si svolgono nello stesso modo e che potrebbero contraddirsi a vicenda. Non c’era modo di mantenere la continuità, quindi abbiamo messo in pausa The Secret Treasons. Faremo prima The Shadowhunter Academy e poi qualsiasi sia il canone dell’Accademia degli Shadowhunters stabilito in Tales from the Shadowhunter Academy sarà il canone per The Secret Treasons. Ci abbiamo provato, ed è impossibile. Stavo lavorando alle storie con Sarah, Maureen e Robin [Wasserman], e allo stesso tempo prendevo appunti per The Secret Treasons, e poi mi ritrovavo con un blocco di roba su quello che succederà in Tales from the Shadowhunter Academy che contraddiceva totalmente The Secret Treasons, e pensavo: “Non posso lavorare a entrambi allo stesso tempo.” Ed è un sacco di roba. […] La roba su Simon e Isabelle è davvero divertente, in verità. Si trovano in questa situazione parecchio interessante: Isabelle è innamorata di Simon, adesso, mentre prima a lui lei piaceva, e Isabelle invece era, tipo: “Ugh, Simon!” E adesso è tutto seriamente capovolto, perché lei lo ama – e anche perché lei lo conosce, mentre il Simon che lei conosce non se la ricorda! C’è questa ragazza bellissima, che è davvero carina, che sembra apprezzarlo, e lui è, tipo: “Io… non so che fare a riguardo.” Quindi per Isabelle è davvero dura, perché è una persona molto sicura di sé, ma anche problemi a fidarsi, e si ritrova nella situazione di dover scegliere se andarsene o avere fiducia nel fatto che Simon si innamorerà di nuovo di lei. È una cosa molto difficile da fare con se stessi, mettersi in gioco. […] Mi è davvero dispiaciuto per lei, ho pensato: “Una cosa simile è davvero spaventosa.” Quindi vedremo come andrà. »

 

 

 

INIZIO DELLA PARTE SPOILER DI MAGISTERIUM!

Cathrin: « Qual è la cosa più eccitante che accadrà nel secondo libro di Magisterium [Holly ride], senza fare troppi spoiler? Oppure, cosa possono aspettarsi i vostri lettori dal secondo romanzo che, si spera, è ancora intitolato The Copper Gauntlet? »

Cassie: « È ancora intitolato così. Penso che i lettori possano aspettarsi dal libro che Holly mi schiaffeggerà se rivelo troppo! Per me il romanzo parla molto di Call e suo padre, adesso che il genitore sa di certo che Call è Constantine Madden; quindi ciò che succede tra Call e suo padre, e poi c’è pure la domanda sul chi nel Magisterium scoprirà la verità su Call, e cosa faranno a riguardo. »

Holly: « I suoi amici lo scopriranno? Cosa significa nasconderglielo? Cosa significherebbe dirglielo? Sono un sacco di conseguenze di ciò che Call ha appreso alla fine del primo libro. »

Cassie: « Call davvero non desidera che i suoi amici lo scoprano, ma più a lungo lo nasconde, soprattutto ad Aaron, e peggio sembra. »

Holly: « Ed è anche alle prese con ciò che significa essere – potenzialmente – un signore del male. Nel senso, che significa? E lui? È una specie di signore del male? Quanto può monitorare le sue tendenze da signore del male? Quindi si trova a far conto con un sacco di, tipo: “Questo è essere un signore del male? O forse dovrei farlo, o forse no? Cosa farebbe un signore del male? Lasciate che io faccia il contrario.” »

Cassie: « È interessante perché Call si tiene costantemente d’occhio. Nel senso, nel modo in cui la maggior parte di noi non fa, chiedendosi: “Questa è una cosa giusta o sbagliata da fare?” »

Holly: « “Se fossi cattivo, cosa sceglierei da questo menu? La mia è una scelta malvagia?” »

Cathrin: « Ma almeno ha Havoc… »

Cassie: « Ha Havoc, che è il suo… »

Holly: « Animale da compagnia cattivo. »

Cassie: « Giusto, Call è un po’ preoccupato che Havoc sia un cucciolo cattivo, ma lo ama, e Havoc ama lui. Call non se ne sbarazzerà. »

Holly: « Ma potrebbe essere un animale cattivo. »

Cassie: « Potrebbe essere cattivo, ma Call non se ne sbarazzerà! »

Cathrin: « C’è una ragione particolare per cui Callum non era al centro della prima copertina? »

Holly: « Sì, c’è una ragione. […] Se hai sentito dire che c’è un colpo di scena nel libro, pensi che questo colpo di scena sia quando si scopre che Aaron è il Makar, e Call no. […] In un libro ambientato in una scuola di magia, quando un bambino non ha davvero dato prova di sé, […] diamo per scontate determinate cose. Diamo per scontato che scoprirà di essere super, super speciale, e destinato a lottare contro il Grande Male. E così, quando realizzi che Aaron è quello super, super speciale, e ha molti più segni dell’eroe, ed è pure il Makar, cominci a pensare che quella persona sia il protagonista. In un libro diverso sarebbe stato Aaron il personaggio principale, quindi sistemarlo al centro lo mette nella posizione del personaggio principale/protagonista, ed è un cenno in direzione di quella rivelazione. »

Cassie: « In verità, quando abbiamo visto per la prima volta le copertine, ci hanno mostrato svariate posizioni e design diversi, e ci siamo innamorate di questa, perché l’artista è stato abbastanza sveglio da sistemare Aaron al centro. »

Cathrin: « È davvero un’ottima risposta, perché ci porta a un’altra delle mie domande: dal momento che Callum non è un normale eroe, la sua storia non sembra seguire il “viaggio dell’eroe” di Joseph Campbell. Quanto è stato divertente deviare da questo monomito, e come pensate che i vostri lettori abbiano reagito al colpo di scena? O: come reagiranno i futuri lettori? »

Cassie: « È stato divertentissimo deviare. Abbiamo fatto entrambe, penso, varianti della storia dell’eroe; io l’ho di certo fatta con Clary. […] È incredibilmente divertente lavorare a qualcosa di diverso, perché conosciamo quella storia così bene che possiamo, diciamo, guardare il contrario. È nato tutto da una conversazione che stavamo avendo, in cui Holly faceva costantemente delle brillanti e intelligenti osservazioni ed era tragicamente ignorata dai suoi amici… Parlavamo di come ci siano delle cose, nei libri, che marchiano un personaggio come speciale, e dicano che sarà lui l’eroe, e di come tutto ciò coincida con le cose che dicono: “Questo personaggio diventerà un cattivo.” Questo personaggio ha un passato tragico: è una cosa da eroi, ma anche da cattivi. Questo personaggio ha un potente potere speciale: è una cosa da eroi, ma anche da cattivi. Questo personaggio ha un grande amore perduto: è una cosa da eroi, ma anche da cattivi. Eravamo, tipo: “E se seguissimo ciò che sembra il percorso tradizionale? Dicendo che questo personaggio ha tutti i segni dell’eroe”, e poi abbiamo realizzato: “Oh, in effetti sono le stesse cose che marchiano il cattivo.” »

Cathrin: « Questa serie è ambientata in un periodo particolare – lo stesso anno della sua pubblicazione, o l’inizio degli anni duemila, o è completamente a caso? »

Holly: « Penso che stiamo cercando di tenerci vaghe, così che le persone non realizzino, a mano a mano che la storia procede, esattamente quando sia partita, ma credo che possiamo presumere che inizi nell’anno in cui è stato pubblicato il libro. »

Cassie: « Direi adesso. »

Holly: « Sì, adesso. »

Cassie: « Penso, riguardo a quello che hai detto pure prima, sui nostri lettori e come reagiranno al colpo di scena: di solito sono molto sorpresi. Non ho visto molte persone che non siano rimaste abbastanza sorprese – perché la consideravano una bella sorpresa o una brutta sorpresa –, di solito sono sconvolti, e ricevo un sacco di e-mail in cui dicono: “Ma perché? Perché?”

Holly: « Non so quanto turpe stia diventando quest’intervista, ma oggi hai ricevuto un’e-mail grandiosa! »

[Qui di seguito c’è un utilizzo non editato della parola con la F]

Cassie: « Sì! […] In quest’e-mail si diceva: “Call è Constantine Madden? Fottiti, fottiti, fottiti.” [Ridono tutti] “Fottiti perché?”, dico: “Holly, è grandioso!” »

Holly: « Sì, davvero. Quando ci siamo sedute a scrivere era quella reazione che speravamo più di tutte di suscitare nei lettori. [Ride di nuovo] »

Cassie: « Ero, tipo: “Questa è una fanmail bellissima.” [Ride] »