Extra

 

Acronimi e Glossario

 

Serie:

TMI: The Mortal Instruments (Shadowhunters)

TID: The Infernal Devices (Shadowhunters: Le Origini)

TDA: The Dark Artifices

TLH: The Last Hours

TWP: The Wicked Powers

TMI series:

CoB: City of Bones (Città di Ossa)

CoA: City of Ashes (Città di Cenere)

CoG: City of Glass (Città di Vetro)

CoFA: City of Fallen Angels (Città degli Angeli Caduti)

CoLS: City of Lost Souls (Città delle Anime Perdute)

CoHF: City of Heavenly Fire (Città del Fuoco Celeste)

TID series:

CA: Clockwork Angel (L’Angelo)

CP: Clockwork Prince (Il Principe)

CP2/CPss: Clockwork Princess (La Principessa)

 

 

City of Bones

 

Kissed: Il primo bacio di Magnus e Alec:

In piedi nell’atrio di casa di Magnus, Alec fissò il nome scritto sotto al campanello. BANE. Non si adattava granché a Magnus, pensò; non ora che lo conosceva. Sempre che tu possa dire di conoscere qualcuno dopo aver partecipato a un suo party, uno solo, e poi essere stato salvato da quella persona – che non è neppure rimasta nei paraggi per farsi ringraziare. Ma il nome Magnus Bane evocava nella mente di Alec una figura imponente, con spalle enormi e abiti viola formali, da mago, una che chiamava fuoco e fulmini. Non Magnus, che sembrava più un incrocio tra una pantera e un elfo demente.
Alec inspirò profondamente e poi soffiò fuori l’aria. Beh, era riuscito ad arrivare fino a quel punto; poteva anche andare avanti. La lampada appesa sul soffitto lanciava ampie ombre mentre Alec si avvicinava alla porta e suonava il campanello.
Un attimo più tardi una voce echeggiò nella tromba delle scale. “CHI VUOLE IL SOMMO STREGONE?”
“Er,” fece Alec. “Sono io. Intendo, Alec. Alec Lightwood.”
Ci fu un momento di silenzio; persino il corridoio sembrava sorpreso. Poi un suono metallico, e la seconda porta si aprì, permettendogli di entrare nell’atrio. Al buio si diresse verso le scale traballanti, che odoravano di pizza e polvere. Il pianerottolo del secondo piano era luminoso, la porta in fondo aperta. Magnus Bane era poggiato all’uscio.

[QUI il seguito.]

Awake: il primo capitolo di Citta’ di Ossa dal punto di vista di Jace:

“Come vi sembro?”
In piedi sul caldo marciapiede all’esterno del Pandemonium Club, Isabelle Lightwood fece una lenta giravolta davanti a Jace e Alec.
“Come se stessi indossando un lenzuolo,” rispose Jace.
Lei si fermò e gli lanciò un’occhiataccia. Alec rise lievemente. Amava sua sorella, ma i suoi occasionali attimi di sconcerto lo divertivano.
“Sta’ zitto,” fece Isabelle. “Sto benissimo.”

[QUI il seguito.]

Il prologo originale di Citta’ di Ossa:

I Marchi che aveva sulla pelle raccontavano la storia della sua vita. Jace Wayland era sempre stato fiero di loro. Alcuni dei giovani appartenenti al Conclave non apprezzavano le sfiguranti lettere nere, il bruciante dolore causato dai tagli nella pelle che ti faceva lo stilo, gli incubi che accompagnavano il disegnare rune troppo potenti sulla carne di qualcuno non ancora pronto. Jace non provava compassione per quei ragazzi. Se non erano abbastanza forti, la colpa era loro.

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Non adatto agli umani, una storia ambientata prima dell’incontro tra Clary e Jace:

Kaye non si aspettava che gli Shadowhunters si sarebbero presentati al Moon in a Cup, specialmente non il giorno della sua apertura. In realtà non sapeva neppure con certezza cosa facessero, quei tizi lì. Parevano convinti che il mondo fosse minacciato dai demoni, indossavano un sacco di armi, si tatuavano a vicenda e non avevano la benché minima fiducia in nessuno che non fosse uno di loro. Una volta, parlando con uno Shadowhunter, Kaye aveva osservato che in vita sua non le era mai capitato di imbattersi in un demone, e sì che di cose strane ne aveva viste. Lui le aveva risposto che quella era la prova che gli Shadowhunters stavano svolgendo come si deve il loro lavoro. Da quel momento in poi, Kaye aveva smesso di provare a discutere con i nephilim.

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Magnus’ Vow:

Magnus Bane era steso sul pavimento del suo appartamento di Brooklyn, lo sguardo rivolto verso lo scarno soffitto. Come gran parte della casa, anche il pavimento era un po’ appiccicoso. C’era un intruglio di vino delle fate e sangue che scorreva attraverso le assi scheggiate. Il banco, che era stato una porta prevista tra due bidoni della spazzatura ammaccati, a un certo punto della notte si era rovinato per colpa di una lotta tra un vampiro e Bat, uno dei licantropi del branco in centro. Magnus si sentiva soddisfatto. Un party non può dirsi riuscito se qualcosa non si rompe.
Sentì dei passi leggeri avvicinarsi, e poi qualcosa gli strisciò in grembo; qualcosa di piccolo, morbido e pesante. Alzò lo sguardo e si scoprì a fissare due occhi verde-dorati simili ai suoi. Il Presidente Miao.

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City of Ashes

 

Because It Is Bitter: The scene that takes place in City of Ashes, in the chapter The Seelie Court, here from Jace’s point of view:

“So che non lascerò mia sorella qui nella tua corte,” disse Jace, “e visto che non c’è nulla che tu possa apprendere da lei o da me, potresti farci il favore di liberarla?”

La Regina sorrise. Si trattava di un sorriso bellissimo, terribile. La Regina era una donna dall’aspetto adorabile; aveva l’inumana dolcezza delle fate, più simile alla dura dolcezza di un cristallo che alla bellezza di un essere umano. Pareva non avere un’età definita: avrebbe potuto avere indifferentemente sessanta o quarantacinque anni. Jace pensò che probabilmente c’erano persone che l’avrebbero trovata attraente – persone che per lei sarebbero morte –, ma a lui la Regina dava una sensazione gelida nel petto, quel genere di fastidio che provi quando hai bevuto acqua ghiacciata troppo in fretta. “E cosa succederebbe se ti dicessi che per liberarla sarebbe sufficiente un bacio?”

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Isabelle difende Jace:

“Molto comodo. Tutti sono o incoscienti o apparentemente deliranti,” disse l’Inquisitrice. La sua voce affilata come un coltello tagliò la stanza, zittendo tutti. “Nascosto, sai perfettamente che Jonathan Morgenstern non dovrebbe essere in casa tua. Sarebbe dovuto essere rinchiuso nell’appartamento dello stregone, sotto la sua custodia.”

“Ho un nome, sai,” fece Magnus. “Non,” aggiunse, come se avesse avuto un ripensamento sull’interrompere l’Inquisitrice, “che questo importi, davvero. In effetti, scordatevi tutto.”

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City of Glass

 

Diventare Sebastian: da Citta’ di Vetro:

DIVENTARE SEBASTIAN VERLAC: Una trasformazione oscura

Era un piccolo bar, su una stradina in pendenza di una città cinta da mura e piena di ombre. Jonathan Morgenstern era rimasto seduto al bancone per almeno un quarto d’ora, intento a sorseggiare un drink, quando si alzò e scese la rampa di scale lunga e pericolante che portava alla discoteca. Mentre si avventurava verso il basso, era come se il suono della musica gli andasse incontro, cercando di farsi strada su per i gradini, tanto che sentiva il legno vibrargli sotto i piedi. Lo spazio era gremito di corpi che si dimenavano in mezzo al fumo. Proprio il genere di posto bazzicato dai demoni… Quindi il genere di posto frequentato anche da chi li cacciava. O il luogo ideale per chi dava la caccia a un cacciatore di demoni. Del fumo colorato turbinava nell’aria, emanando un odore vagamente aspro. Le pareti della discoteca erano completamente rivestite da lunghi specchi. Riusciva a vedersi mentre attraversava la stanza: una figura snella vestita di nero, coi capelli di suo padre, bianchi come la neve. C’era umidità là sotto, faceva caldo e mancava l’aria, tanto che lui si sentiva la maglietta incollata alla schiena per il sudore. Un anello d’argento gli luccicava dalla mano destra, mentre con gli occhi scrutava la stanza in cerca della preda. Eccola lì, al bancone, con l’aria di volersi confondere fra i mondani.
Un ragazzo. Diciassette anni, forse.
Uno Shadowhunter.
Sebastian Verlac.

[Il resto è presente in Pagine Rubate.]

Jace’s PoV Manor Scene:

Più tardi, Jace avrebbe ricordato molto poco della distruzione del maniero, della distruzione dell’unica casa che aveva conosciuto fino ai dieci anni d’età. Gli sarebbe rimasta in mente la caduta dalla finestra della libreria, il rotolare giù sull’erba, lo stringere Clary forte tra le braccia, costringendola a restare giù, sotto di lui, che la copriva col suo corpo mentre i resti dell’abitazione gli piovevano intorno come grandine.

Poteva sentire il respiro di Clary, i battiti rapidi del suo cuore. Gli ricordò il suo falco, il modo in cui si piegava, cieco e fiducioso, tra le sue mani, la velocità del suo battito cardiaco. Clary lo teneva per il davanti della maglia, anche se Jace dubitava che se ne fosse resa conto, il viso premuto contro la sua spalla; Jace temeva disperatamente di non bastare, di non riuscire a coprirla del tutto, di non poterla proteggere in ogni sua parte. Immaginò macigni grandi come elefanti  ruzzolare giù per il terreno roccioso, pronti a colpirli entrambi, a colpire lei. La terra tremò sotto di loro, e Jace la strinse ancora di più contro di sé, come se questo potesse essere di qualche aiuto. Era un pensiero stupido e lui lo sapeva, come quando chiudi gli occhi per non vedere il coltello pronto a colpirti.

Il ruggito era cessato. Jace realizzò con stupore di riuscire di nuovo a sentire: piccole cose, il suono degli uccelli, l’aria tra gli alberi. La voce di Clary, senza fiato. “Jace… credo che tu abbia fatto cadere il tuo stilo da qualche parte.”

[QUI il seguito.]

 

La lettera di Jace:

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Jocelyn’s Story:

Ho incontrato tuo padre a scuola; avevo più o meno la stessa età che avevi tu quando hai conosciuto Simon. È il genere di amico che dovrebbero avere tutti. Nel mio caso, però, non era tuo padre quell’amico – ma Luke. Stavamo sempre insieme. In effetti, all’inizio io Valentine lo odiavo, perché mi aveva portato via Luke.
Valentine era lo studente più popolare, a scuola. Era tutto ciò che potevi aspettarti da un leader naturale – bellissimo, brillante, con quel genere di carisma che spingeva gli studenti più giovani a supportarlo. Era abbastanza gentile, ma in lui ho sempre scorto qualcosa che mi spaventava – brillava, ma di uno scintillio freddo, come quello di un diamante. E, proprio come un diamante, aveva estremità affilate, taglienti.
Quando aveva diciassette anni suo padre fu ucciso durante un’incursione contro un branco di licantropi. Non era stata un’incursione normale – il branco non aveva fatto niente per rompere la Legge, ma questo l’avrei scoperto solo anni dopo. Nessuno ne era a conoscenza. Tutto ciò che sapevamo era che Valentine era tornato a scuola completamente cambiato. Le sue estremità affilate erano diventate visibili per tutto il tempo, così come il pericolo in lui. E cominciò a reclutare.

[QUI il seguito.]

Il primo capitolo originale di Citta’ di Vetro, con commento dell’autrice:

Clary chiuse il suo zainetto e diede un’occhiata alla stanza per accertarsi di non aver dimenticato nulla. Madeleine le aveva detto che sarebbe stato freddo, a Idris, per via della sua elevata altitudine, e quindi Clary aveva messo in valigia le sue magliette a maniche lunghe, alcuni jeans e i maglioni. Non aveva un giubbotto invernale, ma non aveva in programma di restare a Idris abbastanza a lungo da averne bisogno. Ci sarebbe rimasta solo il tempo necessario per recuperare ciò che le serviva per salvare sua madre. Poi sarebbe tornata.

[QUI il seguito.]

Jace bacia Alec:

“Smettila, Jace,” disse Alec in tono d’avvertimento.
Jace non diede segno di essersene accorto. “Magnus dice che è perché ti sei fissato con me. È vero?”
Ci fu un istante di silenzio. Poi Alec emise un gemito disperato e si coprì il viso con le mani. “Ucciderò Magnus. Lo ammazzerò.”
“Non farlo. Tiene a te. Davvero. Ci credo,” gli disse Jace, riuscendo a far suonare la frase solo un pelino imbarazzante. “Capiscimi. Non voglio spingerti a far niente, ma forse ti andrebbe di…”
“Chiamare Magnus?  Guarda, è una strada senza uscita; so che stai cercando di aiutarmi, ma…”
“…baciarmi?” finì Jace.

[QUI il seguito.]

Le torri demoniache di Alicante:

“Dove siamo?” sibilò Simon tra i denti.
“Alicante,” rispose Jace. “La Città di Vetro.” E, quando Simon si limitò a fissarlo, aggiunse con un tocco d’impazienza: “Siamo a Idris.” Si sporse leggermente fuori dalla finestra. “Guarda,” disse, indicando le torri, “quelle sono le torri demoniache. Sono fatte dello stesso materiale degli stili e delle spade angeliche. È un repellente per i demoni…”
“Perché mi hai portato qui?” domandò Simon, interrompendo la lezione di geografia locale di Jace.
Gli occhi di Jace incontrarono i suoi, e per un attimo ci fu qualcosa – un qualcosa quasi supplichevole –, in loro, e poi Jace disse, “Hai accettato. È per Clary.”

[QUI il seguito.]

Dove gli Angeli temono di camminare:

“Siamo qui,” annunciò bruscamente Sebastian – così bruscamente che Clary si chiese se non l’avesse davvero offeso in qualche modo – e scivolò giù dalla schiena del cavallo. Ma il suo volto, quando alzò lo sguardo verso di lei, era tutto sorrisi. “Abbiamo fatto un buon tempo,” commentò, legando le redini al ramo più basso di un albero vicino. “Migliore di quanto pensassi.”
Le fece capire con un gesto che poteva smontare, e, dopo un attimo di esitazione, Clary scivolò dal cavallo e finì tra le braccia di lui. “Scusami,” disse, mortificata. “Scusami – non avevo intenzione di afferrarti.”

[QUI il seguito.]

 

 

City of Fallen Angels

 

A story told in postcards – between City of Fallen Angels and Lost Souls:

 

Ehi, ragazzi!
Vorrei che foste qui, anche se non davvero. Ci stiamo divertento.
Date un’occhiata – le piramidi!
– Alec e Magnus

Cari Alec e Magnus,
sono Izzy. Ho ricevuto la vostra cartolina. Sono lieta che vi stiate divertento.
Qui non succede nulla – la mamma di Clary sta per sposare un qualche licantropo. Penso che dovreste sposarvi anche voi. Sto pensando di organizzare la cerimonia. Amo organizzare le feste.
– Isabelle

 

L’atto di cadere: Il Punto di vista di Jace sul bacio nel vicolo di Citta’ degli Angeli Caduti:

— Perché con te non posso farlo — fu la risposta di Jace. — Non posso parlarti, non posso stare con te, non posso nemmeno guardarti.
Jace non dimenticherà mai l’espressione sul viso di Clary dopo che aveva pronunciato quelle parole: uno sgomento improvviso, tramutatosi in pallido dolore. Non era la prima volta che la feriva. Ma mai perché lo aveva voluto, anche se gli era capitato di aggredirla ciecamente, come la volta in cui lei lo aveva sorpreso a baciare Aline e lui le aveva detto tutto quello che di più orribile gli fosse venuto in mente. Come se le parole, da sole, avessero il potere di farla scomparire e rimandarla in un luogo per lei sicuro. Aveva sempre messo la sicurezza di Clary al primo posto. Se così non fosse stato, ora niente di tutto questo starebbe accadendo. Jace si domanda se lei riesca a leggergli il terrore negli occhi, le schegge di quei sogni in cui lui la pugnalava, la soffocava, l’affogava, e poi si guardava le mani, grondanti del sangue di lei. Clary fa un passo indietro. C’è qualcosa sul suo viso, ma non è paura. È infinitamente peggio. Si gira, quasi inciampando per la fretta, e si precipita fuori dalla discoteca. Per un istante lui resta in piedi a osservarla. È esattamente quello che voleva, gli grida una parte del suo cervello. Allontanarla. Mandarla via per
salvarla. Ma il resto della sua mente sta guardando la porta che sbatte dietro di lei, constatando la definitiva rovina di tutti i suoi sogni. Un conto era spingerla fino a quel punto, un altro lasciare che fosse per sempre. Perché lui conosce Clary, e se lei ora se ne va, non tornerà mai più indietro.
Torna indietro.

[Il resto è presente in Pagine Rubate.]

City of Lost Souls

 

Questione di potere (estratto da City of Lost Souls):

— Dimmi di più disse — Alec, camminando avanti e indietro sul pavimento asfaltato della stazione abbandonata di City Hall.
— Ho bisogno di sapere.
Camille guardava il ragazzo di fronte a sé. Era adagiata sopra il divano scarlatto con cui aveva arredato il piccolo spazio; era rivestito di un velluto morbido, ma consumato in vari punti. Non certo il mobile più raffinato che avesse mai visto, e una stazione di transito sotto Manhattan non era esattamente all’altezza del suo monolocale a Parigi, della palazzina di Amsterdam o della grande tenuta sul fiume, vicino a San Pietroburgo, che ormai ricordava solo vagamente.
— Sapere di più a che proposito? — chiese, pur conoscendo perfettamente la risposta.
— Magnus — rispose Alec.

[Il resto è presente in Pagine Rubate.]

Una scena tagliata da City of Lost Souls:

Clary si trovava nella stanza di Jace quando lui e Sebastian tornarono a casa. Aveva trovato davvero poche cose durante la sua ricerca. Non c’era nulla, nella stanza di Sebastian, che si potesse considerare interessante, eccezion fatta per alcuni libri scritti in latino; il latino di Clary, però, non era abbastanza buono perché potesse leggerli. Sulle pareti c’erano pagine che sembravano essere state strappate da qualche vecchia guida, illustrate con schizzi a penna bianchi e neri, ma non parevano collegate le une alle altre. Nel caminetto c’erano pezzi di cenere che dalla forma ricordavano brandelli di fotografie bruciate, ma quando Clary aveva cercato di prenderli in mano si erano sbriciolati.

[QUI il seguito.]

Una scena tagliata da City of Lost Souls:

Sono dentro.
Le parole di Clary risuonarono nella testa di Simon, chiare come una campana, nel preciso istante in cui lui aprì gli occhi. Era disteso sul letto nella camera degli ospiti di Magnus, le lenzuola gettate in un angolo, a piedi nudi; Isabelle se n’era andata. Si mise a sedere, massaggiandosi le tempie, e pensò in risposta: Dentro dove?
Simon? La sua voce era debole, stava svanendo, come se lei stesse camminando lontano da lui. Si tirò su.
Clary?

[QUI il seguito.]

Una scena tagliata da City of Lost Souls:

Maia li stava aspettando al McCarren Park, in uno dei sentieri stretti ricoperto dagli scheletri delle foglie cadute. Indossava una giacca di pelle grigia e un capello rosa chiaro tirato sulle orecchie, da cui i capelli selvaggiamente ricci sfuggivano creando un alone castano dorato. Accennò un saluto quando cominciarono ad avvicinarsi a lei, e le prime parole che pronunciò furono: “Avete sentito di Luke?”
Annuirono tutti – Simon aveva raccontato a Isabelle e Jordan tutto ciò che sapeva in metro – e Maia finì col camminare accanto a Jordan mentre attraversavano il parco; erano un quartetto in movimento. Jordan teneva le mani in tasca e stava parlando a bassa voce con Maia, lupo a lupo. Simon lanciò un’occhiata a Isabelle, che gli camminava silenziosamente accanto.
Il debole sole novembrino era venuto fuori da dietro alle nuvole e donava un riflesso rossastro ai suoi capelli. Isabelle sapeva dello shampoo alla mela di Simon e di Shadowhunter. “Dunque,” le disse. “Vuoi che ti chieda perché la scorsa notte eri svenuta nel mio letto, quando sono arrivato a casa, o no?”

[QUI il seguito.]

Dodici scene tagliate da City of Lost Souls:

La legge degli Stregoni era parecchio chiara, a riguardo: potevi amare un mortale, era accettabile, ma non spettava a te interferire con la sua mortalità. Ci voleva del tempo per abituarsi a una regola del genere… di norma finché non ti rendevi conto che essere immortale era meno un dono e più un peso.
Magnus lasciò cadere la tabacchiera sulla scrivania e prese il telefono, digitando il pulsante di chiamata rapida associato al numero di Alec. Quando Alec rispose, sembrava sia tormentato che speranzoso: “Magnus? Hai trovato qualcosa?”

[QUI il seguito.]

Dirty Sexy Club Scene, versione non censurata:

“Che sta succedendo?” Era Jace, che era riuscito a farsi largo tra la calca di ballerini. Altra roba luccicante gli si era incollata d’addosso, gocce d’argento attaccate all’oro dei suoi capelli. “Clary?”
“Scusami,” disse lei rimettendosi in piedi. “Mi sono persa tra la folla.”
“Ho notato,” replicò Jace. “Un secondo prima stavo ballando con te, quello dopo eri scomparsa e un licantropo molto insistente cercava di sbottonarmi i jeans.” Prese la mano di Clary, disegnandole lievemente dei cerchi sul polso con le dita. “Vuoi tornare a casa? O ballare ancora un po’?”
“Ballare ancora un po’,” gli rispose lei. “Va bene?”
“Andate pure.” Sebastian si allungò all’indietro, le mani poggiate sul bordo della fontana, il sorriso simile alla lama di un rasoio. “Non mi dispiace guardare.”

[QUI il seguito.]

 

 

City of Heavenly Fire

 

 

Il fumetto di Target: Una scena tagliata da CoHF:

tumblr_ngdgyaNYe21r3oy4vo1_1280[QUI il seguito.]

 

Il fumetto inglese: Il matrimonio:

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[QUI il seguito.]

 

Scena tagliata SPOILER: la morte di Sebastian:

“Ti perdoniamo,” disse Jocelyn. Stava ancora piangendo in quel terribile modo senza suono, proprio come aveva fatto ogni anno in occasione del compleanno di Jonathan, quando stringeva la scatola con le sue iniziali e singhiozzava.
“No,” le rispose. “Non c’è perdono per ciò che ho fatto. So dove brucerò, una volta che sarò morto.”

[QUI il seguito.]

Dirty Sexy Edom Scene, director’s cut:

Per un istante Jace si limitò a guardarla con stupore, le labbra leggermente dischiuse; Clary si sentì arrossire. La stava osservando come se fosse la prima stella a essere mai spuntata in cielo, un miracolo dipinto attraverso la faccia della terra a cui lui riusciva a stento a credere. Jace deglutì. “Lascia…” disse, e poi si interruppe. “Posso baciarti? Per favore?”
Anziché annuire, Clary si curvò per premere le sue labbra contro quelle di lui. Se il loro primo bacio in acqua era stato come un’esplosione, questo era un sole che diventa supernova. Un bacio duro, ardente, impetuoso, un morso al labbro inferiore di Clary e uno scontro di lingue e denti, entrambi premuti con forza l’uno contro l’altro, come se potessero avvicinarsi ancora di più. Erano incollati insieme, pelle e stoffa, un’inebriante mescolanza del freddo dell’acqua, del calore dei loro corpi e dello scivolio senza attrito della pelle bagnata.

[QUI il seguito.]

Clockwork Angel

 

Una lettera di Will per i suoi genitori, non invitata e non finita [Traduzione presente nell’edizione speciale de L’Angelo acquistabile nelle librerie Giunti]:

Madre, padre,
oggi compio diciassette anni. So che scrivere a voi significa infrangere la Legge. So che con tutta probabilità strapperò questa lettera quando avrò finito di scriverla, come ho fatto a ogni compleanno, dal dodicesimo in poi. Ma scrivo comunque, per sottolineare l’occasione, come chi ogni anno fa un pellegrinaggio a una tomba per commemorare la morte di una persona amata.
Chissà se vi ricordate che oggi, diciassette anni fa, avete avuto un figlio. Chissà se pensate a me e provate a immaginare la mia vita, qui all’Istituto, a Londra. Dubito che possiate immaginarvela davvero. Qui è tutto così diverso dalla nostra casa circondata dalle montagne, con quel cielo azzurro, immenso, e il verde a perdita d’occhio. Qui tutto è nero e grigio e marrone e i tramonti sono dipinti di sangue e fumo.
Chissà se vi preoccupate del fatto che io sia solo o, come faceva sempre la mamma, che abbia freddo o esca senza cappello sotto la pioggia. Qui nessuno si preoccupa mai di questi dettagli. Il rischio di essere uccisi da un momento all’altro è così elevato che la possibilità di un raffreddore non ha la minima importanza. Chissà se sapevate che vi sentivo, il giorno in cui siete venuti a cercarmi, quando avevo dodici anni. Mi sono rifugiato sotto il letto per tenere lontano il suono delle vostre voci che gridavano il mio nome. Ma vi sentivo. Ho sentito la mamma che chiamava il suo fach, il suo “piccolo”. Mi sono morso le mani fino a farle sanguinare, ma non sono sceso. Mi domando spesso perchè abbiate lasciato i Nephilim. Se è perchè li considerate crudeli o freddi , devo dirvi che non è così. Charlotte, in particolare, è gentile con me, senza sapere quanto poco io meriti le sue attenzioni. Henry è matto come un cavallo ma è davvero una brava persona: Emma avrebbe riso molto con lui.
C’è poco di buono da dire di Jessamine, ma è innocua. Al contrario c’è molto di buono da dire di Jem: lui è il fratello che secondo papà io avrei dovuto avere, sangue del mio sangue, benchè non siamo neppure parenti alla lontana. Per quanto possa aver perso tutto della mia vita, con la sua amicizia ci ho guadagnato. A proposito, c’è un nuovo arrivo in casa. Si chiama Tessa. Avete presente quando le nuvole dall’oceano si ammassavano sopra le montagne?
Ecco, quel grigio è esattamente il colore dei suoi occhi…

Burning Bright: L’incontro di Jem e Tessa dal punto di vista di lui:

Il violino del padre di Jem era stato creato per lui dal liutaio Guarnerni, che aveva creato violini per musicisti famosi come Paganini. Infatti, Jem a volte pensava che suo padre sarebbe stato una sorta di Paganini lui stesso, famoso in tutto il mondo per il suo talento, se non fosse stato uno Shadowhunter. Gli Shadowhunters potevano dilettarsi con musica, pittura o poesia, specialmente dopo essersi ritirati dall’azione, ma rimanevano sempre innanzitutto Shadowhunnters, prima di ogni altra cosa.
Jem sapeva che il suo talento con il violino non era grande quanto quello di suo padre – che gli aveva insegnato a suonare quando era ancora così giovane da avere problemi a tenere in equilibrio lo strumento – ma suonava per ragioni che andavano molto oltre l’arte di per sé.

[QUI il seguito.]

Of Loss: la prospettiva di Will degli eventi de L’Angelo:

Will Herondale stava bruciando.
Gli era già capitato in passato di ingerire sangue di vampiro, e conosceva il decorso della malattia. Prima veniva una sensazione di euforia e capogiro, simile a quella che deriva dal bere troppo gin – un breve momento di piacevole ubriachezza prima che il morbo si scateni. A quel punto il dolore cominciava a propagarsi dalle punte dei piedi e dalle dita; si faceva quindi strada su per il corpo, e bruciando arrivava al cuore.
Aveva sentito dire che per gli umani il dolore non era così forte: che il loro sangue, meno denso e più debole di quello degli Shadowhunters, non combatteva la malattia demoniaca come il sangue Nephilim. Will era appena cosciente quando Sophie entrò nella stanza con l’acqua santa, lo spruzzò con il liquido fresco e se ne andò di nuovo. L’odio che Sophie provava per lui era sicuro quanto la nebbia a Londra; Will riusciva persino a sentirlo sprigionare dal suo corpo, ogni volta che stavano vicini. Gli diede la forza di sollevarsi sui gomiti. Recuperò il secchio e si gettò il suo contenuto in testa, aprendo la bocca per inghiottirne quanto più possibile.

[QUI il seguito.]

On the Bridge: Will and Jem before Clockwork Angel:

Era passata la mezzanotte, e Londra risultava silenziosa come di suo solito: il suono delle carrozze non taceva mai completamente, e con lui neanche i pianti e le urla degli abitanti della città e il vivace chiacchiericcio di quelli che spalavano il fango ai lati del fiume, alla ricerca di qualche oggetto di valore tra i detriti rigurgitati dal Tamigi. Will Herondale e James Carstairs sedevano sul bordo del Victoria Embankment, le gambe a penzoloni. Alla loro sinistra potevano vedere l’ago di Cleopatra allungarsi fino a forare il cielo; a destra, invece, l’Hungerford Bridge.
Will sbadigliò e tirò indietro le braccia per sgranchirle. Una spada corta, priva di guaina, luccicava sul suo grembo. “Sai, James, comincio a pensare che questo demone Leviathan non esista. O che, se è vero, sguazza in mare già da tempo.”
“Beh, non sarebbe certo la prima volta che passiamo una notte intera in piedi per niente, e scommetto non sarà neanche l’ultima,” concordò Jem. Teneva il suo bastone col pomello a forma di drago in equilibrio sulla spalla, un braccio poggiato sulla sua punta. I suoi capelli candidi brillavano mentre la luna faceva capolino tra le nubi. “Stai ancora seguendo quel caso? Le ragazze morte a East End?”

[QUI il seguito.]

Why Will Hates Ducks: A Clockwork Angel Extra:

Will colpì le gambe del tavolo coi tacchi delle scarpe, impaziente. Se Charlotte fosse stata lì gli avrebbe detto di smetterla di danneggiare il mobilio, anche se già metà dei mobili presenti in biblioteca portava su di sé i segni di anni di abusi – scheggiature nei pilastri che lui e Jem avevano usato per allenarsi con la spada fuori dalla stanza d’addestramento, impronte di scarpe sui davanzali dove era stato seduto per ore a leggere. Libri con pagine rovinate e dorsi rotti, ditate sulle pareti.
Certo, se Charlotte fosse stata presente loro non avrebbero neanche fatto ciò che stavano facendo, e cioè osservare Tessa mentre si trasformava in Camille e poi tornava di nuovo se stessa. Jem sedeva accanto a Will sul tavolo, urlando di quanto in quando qualche incoraggiamento o un consiglio. Will, che stava appoggiato sulle mani con di fianco una mela rubata dalla cucina, fingeva di prestarle a malapena attenzione.

[QUI il seguito.]

Heronstairs Day 2013 – Carstadale Heronstairs:

“Ti amo,” disse Will. “Ti amo disperatamente. Non ho mai provato niente di simile a ciò che sento per te per nessun altro. Il mio amore per te è eterno quanto il mare, e, proprio come le rocce contro cui si frangono di continuo le onde, resterà immutato. In te ho scovato il cuore del mio cuore, che prima pensavo fosse possibile trovare solo nei sogni. Mai avrei immaginato un partner migliore, un amico più caro, un compagno più bello. Concedimi di baciare le tue dolci labbra un’unica volta.”

[QUI il seguito.]

 

Heronstairs Day 2014 – Londra, Hyde Park, 1877:

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[QUI il fumetto completo.]

 

Tre scene tagliate (Jem e Tessa sul Blackfriars Bridge; Tessa e Nate che parlano di Jessamine; una prima versione della fuga di Will e Tessa):

“C’era un posto, in Cina,” disse Jem, “chiamato Yuánmíng Yuán. I Giardini dello Splendore Perfetto. Era una residenza imperiale. Una volta mia madre è andata lì per incontrare l’Imperatore; una sorta di visita come ambasciatrice dei Nephilim. Disse che era il posto più bello in cui fosse mai stata. C’erano meravigliosi giardini, dipinti, musica, bellissimi padiglioni. Lo chiamavano: ‘Il Giardino dei Giardini’.”

“Sapete,” disse Nate, “mi sento piuttosto assetato – penso che gradirei dei tè. Potreste chiamare un servitore?”
“Oh, caro, dovete avere molta sete. Temo di essere stata un’ospite tremendamente negligente.” Jessamine si alzò, tutta rammaricata. “Non ci sono campanelle, in libreria, ma cercherò Sophie e le dirò di andare a chiedere ad Agnes di prepararvi un vassoio.”

Will fece salire Tessa nella carrozza, poi salì a sua volta urlando: “Thomas! Vai! Vai!” al conducente, che tirò le redini. La carrozza barcollò bruscamente in avanti mentre Will chiudeva la porta, così che Tessa gli cadde addosso.
“State calma,” le disse lui, e si allungò per raddrizzarla, ma Tessa si era già allontanata, sistemandosi sul sedile opposto. Scostò le tendine e guardò fuori – c’era una strada sporca, con squallidi edifici su entrambi i lati.

[QUI il seguito.]

Clockwork Prince

 

An Offering of Moonlight: la prospettiva di Jem di “Fierce Midnight”:

La prima cosa che Jem fece, entrando nella stanza, fu dirigersi verso la scatola di yin fen sul comodino.
Di norma prendeva la droga in una soluzione d’acqua, lasciando che si sciogliesse prima di berla, ma in quel momento era troppo impaziente; ne afferrò una manciata tra pollice e indice e la succhiò direttamente dalle dita. Sapeva di zucchero bruciato, e gli lasciò l’interno della bocca intorpidito. Jem  sbatté il coperchio della scatola con un oscuro moto di soddisfazione.
A quel punto prese il suo violino.

[QUI il seguito.]

The Whole of It:

“Ed è così?” chiese Jem. “Questa è tutta la storia? La verità?”
Era seduto alla sua scrivania, una gamba piegata sotto di lui; sembrava molto giovane. Il suo violino era appoggiato contro il lato della sedia. Lo stava suonando quando Will era entrato e, senza preamboli, aveva annunciato la fine di ogni finzione: Will aveva una confessione da fare, ed era deciso a farla adesso.

[QUI per il seguito.]

Una scena tagliata da Clockwork Prince:

L’oscurità andava e veniva a ondate sempre più lente. Tessa stava cominciando a sentirsi più leggera; era meno come se un terribile peso la tenesse premuta giù. Si chiese quanto tempo fosse passato. Era notte, nell’infermeria, e poteva vedere Will a qualche letto di distanza dal suo, una figura acciambellata sotto le coperte che usava il braccio come cuscino per la sua testa scura.

[QUI per il seguito.]

Clockwork Princess

 

Una scena tagliata da Clockwork Princess:

“Tessa si è svegliata!” annunciò allegramente Charlotte, piombando nella camera da letto eccitata come un colibrì.

Will, che fino a quel momento era rimasto seduto al capezzale di Henry, scattò in piedi; il libro che teneva in grembo cadde in terra. “Tess… Tess è sveglia?” balbettò. “E sta…?”

“Sì, parla, e secondo Fratello Enoch sta abbastanza bene, anche se è esausta.”

“Voglio vederla,” disse Will, e cominciò a marciare in direzione della porta; Charlotte sollevò una mano per fermarlo.

“Dalle un attimo, Will; c’è Sophie con lei, la sta aiutando a vestirsi.”

[QUI il seguito.]

After The Bridge:

Venne fuori che Tessa aveva un appartamento a Londra. Era al secondo piano di una casa di città bianco pallido a Kensington, e, mentre faceva entrare entrambi – le sue mani, girando la chiave, tremavano appena leggermente –, spiegò a Jem che Magnus le aveva insegnato come possedere un’abitazione per secoli desiderando le proprietà per se stessi.
“Dopo un po’ ho cominciato semplicemente a darmi dei nomi stupidi,” disse, chiudendo la porta dietro di loro. “Credo di possedere questo posto con lo pseudonimo di Bedelia Codfish.”
Jem rise, anche se era solo in parte concentrato sulle sue parole. Stava osservando l’appartamento – le pareti erano di colori brillanti: un soggiorno lilla, con divani bianchi sparsi qui e là, una cucina verde avocado. Quando aveva comprato l’appartamento, Tessa, si chiese, e perché? Aveva viaggiato così tanto, quindi perché crearsi una base a Londra?

[Parte 1; Parte 2; Parte 3; Parte 4; Parte 5]

 

Il fumetto Wessa:

0

 

[QUI il fumetto completo.]

 

 

 

Lady Midnight

 

La cerimonia dei parabatai di Emma e Julian:

Emma-Jules

[QUI il fumetto completo.]

 

Una scena tagliata da Lady Midnight:

Alcune persone facevano elenchi delle cose che desideravano fare prima di morire; Julian aveva una lista di ciò che non poteva fare. Stava steso col braccio intorno al corpo di Emma, le dita che a stento le sfioravano il braccio nudo, e recitava silenziosamente l’elenco.

[QUI il seguito.]

 

La beach scene priva di tagli:

Emma rotolò sulla schiena e alzò lo sguardo verso Julian e il cielo dietro di lui. Riusciva a vedere un milione di stelle. Jules stava tremando, la camicia nera e i jeans incollati al corpo, il viso più bianco della luna.
“Emma?” mormorò.
“Dovevo provare…”

[QUI il seguito.]

 

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