Extra tradotto: la “beach scene” di Lady Midnight priva di tagli!

Precisazione necessaria: Shadowhunters, questa non è una scena parzialmente assente solo nella versione italiana. È un pezzo che è stato sottoposto a dei tagli (per dir così) durante la fase di editing, e che Cassie ha pubblicato sul suo Tumblr per noi lettori. :)

 

Detto ciò… invitiamo quanti non avessero letto Lady Midnight/Signora della Mezzanotte a chiudere il più rapidamente possibile questo post, perché si tratta della versione NON CENSURATA di una scena chiave del romanzo. E, credeteci, non volete spoilerarvela così.

Ovviamente, è un pezzo anche VM18 (anche se non eccezionalmente esplicito, state tranquilli), quindi i minorenni dovrebbero fermarsi qui. XD

(Sì, la faccina sta per: “Tanto lo so che non lo farete! XD U___U.”)

 

Insieme all’extra c’è anche un disegno tutto nuovo di Cassandra Jean – che ovviamente illustra parte della scena. ;)

 

PS: come al solito, vi chiediamo, trattandosi a) di una traduzione lunghetta e b) di un extra particolare, di non copiare il testo. Se vi interessa farlo leggere a qualcuno/altre persone, condividete il link! :)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

« Come promesso, ecco gli Emma e Julian di Cassandra Jean, da Lady Midnight.

E, di nuovo come promesso, la scena della spiaggia di Lady Midnight senza alcun editing. Se non vi piacciono i momenti sexy rating rosso, io non continuerei a leggere… »

 

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Emma rotolò sulla schiena e alzò lo sguardo verso Julian e il cielo dietro di lui. Riusciva a vedere un milione di stelle. Jules stava tremando, la camicia nera e i jeans incollati al corpo, il viso più bianco della luna.
“Emma?” mormorò.
“Dovevo provare…”
Non dovevi provarci da sola!” La sua voce parve echeggiare sull’acqua. Aveva i pugni stretti contro i fianchi. “Che senso ha essere parabatai se poi te ne vai a rischiare la vita senza di me?”
“Non volevo metterti in pericolo…”
“Sono quasi affogato, all’Istituto! Ho tossito acqua! Acqua che tu respiravi!”
Emma lo guardò, sconvolta. Iniziò a sollevarsi sui gomiti. I suoi capelli, pesanti e inzuppati, le pendevano lungo la schiena come un macigno. “Non lo sapevo.”
“Come potevi non saperlo?” La voce di Julian sembrava esplodergli fuori dal corpo. “Siamo legati insieme, Emma, legati insieme – respiro quando respiri tu, sanguino quando sanguini tu, io sono tuo e tu sei mia, lo sei sempre stata, e io ti sono sempre, sempre appartenuto!”
Emma non l’aveva mai sentito dire niente di simile, non l’aveva mai sentito parlare in questo modo, non l’aveva mai visto così vicino a perdere il controllo.
“Non intendevo ferirti,” gli disse. Iniziò a sedersi, allungandosi verso di lui. Julian le afferrò il polso.
“Stai scherzando?” Persino al buio i suoi occhi verdi e blu continuavano a essere colorati. “Per te questo è un gioco, Emma? Non capisci? Non vivo, se tu muori!” La voce di Julian si trasformò in un sussurro. “E neanche vorrei farlo, neppure se potessi.”
“Neanche io vorrei vivere senza di te.” Gli occhi di Emma cercarono il suo viso. “Jules, mi spiace così tanto, Jules…”
Il volto di Julian si contorse. Le mura che in genere nascondevano la verità all’interno del suo sguardo erano crollate; Emma poteva vedere il panico affamato, la disperazione e il sollievo che erano riusciti a sfuggire alle sue difese.
Le stava ancora tenendo il polso. Emma non sapeva se fosse stata lei la prima a sporgersi, o se fosse stato lui a tirarla verso di sé. Forse erano successe entrambe le cose. Si scontrarono, con forza, come stelle che collidono, e poi Julian la baciò.
Jules. Che baciava lei. All’inizio non sentì altro che stupore, la bocca fredda di Julian contro la sua, e poi lo assaggiò, sentì il suo sapore sotto l’acqua salata, il gusto caldo e fresco dello zucchero e dei chiodi di garofano, e fu come se qualcuno le avesse girato un interruttore nel corpo, accendendo tutte le luci.
“Emma,” mormorò Julian contro le sue labbra, senza allontanare la bocca da quella di lei. Erano intrecciati, al contempo bagnati e freddi e caldi e in fiamme. Julian si sporse verso di lei, baciandola con più forza, in maniera febbrile, le dita affondate nella massa bagnata dei capelli di lei. Il peso di Julian la fece scivolare sulla sabbia.
Emma gli afferrò le spalle, ripensò a quel momento di confusione in cui l’aveva trascinata fuori dall’acqua, a quell’attimo in cui non aveva ben capito chi lui fosse. Era più forte, più grande di quanto lo ricordasse lei, e poi si era concessa di capire, anche se ogni bacio stava bruciando via i ricordi del ragazzo che era stato.
Non le era mai successo niente di simile. Le labbra di Emma si dischiusero, e il suo capo cadde all’indietro. Julian portò una mano dietro la sua testa, circondò il suo cranio con le dita, cullandola anche mentre la sua lingua le accarezzava l’interno della bocca come l’archetto su un violino, spedendole delle scintille dolorose lungo i nervi.
Quindi era così che doveva essere, era così che i baci dovevano essere, era così che tutto doveva essere. Questo.
Tutto il corpo di Emma stava tremando. Si agganciò a lui, alle sue spalle, ai suoi fianchi, le dita che gli affondavano nella pelle, trascinandolo con più forza contro di sé. Julian boccheggiò contro la bocca di Emma quando lei si allungò per afferrare l’orlo della sua maglietta fradicia d’acqua e gliela sfilò.
Jules aveva gli occhi da gatto, che bruciavano al buio, bollenti per la fame. “Emma, Dio…” le disse con voce strozzata, e poi la stava di nuovo sollevando, premendola contro il suo corpo come se in questo modo potesse schiacciarli tra loro, fonderli in un’unica persona.
Le afferrò il retro della maglietta, ed Emma si scostò abbastanza da permettergli di aiutarla a togliersela. E poi si baciarono di nuovo; con più ferocia, ora che potevano sentire l’uno la pelle nuda dell’altra. Emma non riusciva a smettere di toccarlo, di fargli scivolare le dita lungo la schiena e poi sui fianchi, sentendo gli avvallamenti e i rigonfiamenti dei muscoli, le protuberanze della sua colonna vertebrale.
E anche lui la stava toccando. Emma abbassò lo sguardo, incredula che questo stesse davvero avvenendo, che fosse Julian a toccarla, il suo Julian. Le sue lunghe dita le carezzarono le curve della vita, la schiena, e poi armeggiarono col gancetto del suo reggiseno finché non si aprì e le scivolò lungo le spalle. Emma lo fece cadere a terra.
Finì sulla sabbia bagnata, e loro due si guardarono. Le pupille di Julian erano dilatate, e questo fece diventare i suoi occhi cupi come l’oceano di notte. Il suo sguardo sembrò divorarla, ed Emma lo fissò a sua volta: era meraviglioso, sotto la luce della luna, asciutto e armonioso e muscoloso, e quand’è che tutto quello era successo?
“Sei così bella,” le disse Julian. “Così bella, Emma.”
Emma aprì le braccia e lui ci sprofondò dentro. I seni di lei accarezzarono il suo petto mentre Julian la teneva stretta, facendo scivolare ripetutamente le mani lungo la sua schiena. Lentamente, la fece distendere sulle sabbia – si allungò e raccolse la maglia di Emma, senza scostare la bocca da lei, e gliela sistemò sotto perché facesse da cuscino per la sua testa. A Emma sfuggì un suono flebile – c’era qualcosa, nella tenerezza di quel gesto, in quella fiamma luminosa e dolce che si era fatta strada in mezzo al feroce stordimento della loro fame condivisa, che le fece venir voglia di piangere.
“Jules,” sussurrò. In qualche modo si sfilò i jeans bagnati senza lasciarlo andare, e la sabbia graffiò leggermente i suoi polpacci nudi. Emma allargò le ginocchia, trasformando il suo corpo in una culla su cui lui potesse distendersi. Julian baciò la pelle della sua gola dall’alto verso il basso, il respiro caldo contro il corpo di Emma. Intrecciando le dita nei suoi riccioli umidi, Emma guardò meravigliata il cielo sopra di loro, punteggiato di stelle, scintillante e freddo, e pensò che non poteva star succedendo davvero, che le persone non riescono a ottenere ciò che desiderano così.
Julian si protese per slacciare i suoi jeans, ed Emma lo aiutò il più possibile. La sabbia le raschiò i gomiti mentre si muoveva. Se fosse successo con chiunque altro, a Emma avrebbe dato fastidio, ma adesso nella sua testa non c’era spazio per nient’altro che Julian. Lo fissò: si puntellava con un braccio solo, e i suoi capelli umidi erano incollati alla fronte in arabeschi scuri. La luce della luna scintillava sulle sue ciglia, che erano lunghe e scure quanto l’impulso di un tratto di penna. Delle cicatrici di un pallido bianco gli coprivano le spalle nude. Era più bello di tutto il cielo.
Julian calciò via i suoi jeans e tornò sul corpo di Emma, facendo scivolare le dita sotto di lei per circondarle le scapole. Le baciò le clavicole, l’incavo tra i seni. Emma inarcò i fianchi. Era duro, contro la sua coscia, e quando i loro corpi premettero l’uno contro l’altro a Julian sfuggì un suono strozzato, un gemito, come se qualcosa in lui si fosse rotto.
“Vuoi fermarti?” Emma si immobilizzò.
“No, mai.” Gli occhi di Julian erano socchiusi. “Tu vuoi – questo va…?”
“Sì,” sussurrò lei. “Sì.”
Le ciglia di Julian tremarono contro le guance. “Non posso non farlo,” le disse in tono basso e accorato, “non posso,” e la sua bocca trovò quella di Emma, tremante, inesperta. Lei lo baciò fino a togliergli il fiato, fino a toglierlo a entrambi, finché lui non cominciò a muoversi contro di lei, incessante e privo di controllo. Si tolsero il resto dei vestiti. La pelle di Julian era calda contro quella di lei, come se avesse la febbre. Lo sentì sussurrare il suo nome.
C’erano solo molecole d’aria, tra loro, e poi Emma si mosse per avvolgergli le gambe intorno ai fianchi. Lui boccheggiò e il suo corpo si mosse d’istinto, e poi tra loro non rimase più nulla, perché Julian era dentro di lei.
Si fermarono entrambi, fissandosi, immobili. Julian aveva affondato i denti nel labbro inferiore. Il suo viso era accaldato, i suoi occhi brillanti. Sembrava sconvolto e meravigliato e sopraffatto e disperato.
“Emma, Dio, Emma, io…” disse in tono soffocato, e poi le sue parole si dissolsero in suoni inarticolati mentre il suo corpo si muoveva contro quello di lei.
Emma lo tenne stretto per le spalle, con forza, e anche il suo corpo si mosse, non poteva evitarlo, ma lo stava pure fissando, e non le era mai capitato di farlo con gli occhi aperti, li aveva sempre chiusi, ma questa volta era diversa, questo era Julian. Non Jules, non il suo dolce Jules: questa era una persona diversa, una persona che faceva ruvidi suoni d’estasi e che seppelliva il viso nei capelli di lei e stringeva il suo corpo con una forza sufficiente a lasciarle dei segni. Emma sperava che lasciasse dei segni, magari pure dei lividi. Sperava che sarebbero durati per giorni. Perché stava cercando di memorizzarlo, di memorizzare l’immagine di lui sopra di lei, la sua silhouette contro le stelle, i capelli sul suo viso e gli occhi socchiusi, il modo in cui le linee di preoccupazione che stavano sempre a lato della sua bocca erano state appianate dal piacere, ma non ci riusciva.
Non riusciva a trattenere quell’immagine. La sua concentrazione si stava frammentando, non era in grado comprendere, i pensieri volavano via dalla sua mente come gli spruzzi dell’oceano che si dissolvono nell’aria. Un fulmine crepitava su e giù per le sue vene, e a quel punto Emma artigliò la schiena di Jules, boccheggiando, cercando di inspirare abbastanza aria, tentando di spingerlo più vicino, sempre più vicino, e poi il mondo divenne un’esplosione di frammenti luminosi, un caleidoscopio rotto, e lei finalmente, finalmente chiuse gli occhi e lasciò che colori che non aveva mai visto prima colorassero l’interno delle sue palpebre. Come se fosse distante sentì Julian gemere, collassarle contro, baciarle la spalla, sfregarle la pelle col naso e le labbra fino a raggiungere il suo collo.
Il cuore di Julian stava ancora correndo, le batteva contro con violenza. Emma lo amava così tanto da avere la sensazione che il suo petto si stesse schiudendo.
Voleva dirglielo, ma le parole le si incastrarono in gola. “Sei pesante,” sussurrò invece tra i suoi capelli.
Julian rise e rotolò di fianco, tirandola con forza contro di sé. Emma si rilassò nella curva calda del suo corpo. Lui si allungò, recuperò la sua camicia di flanella asciutta e la usò per coprire entrambi. Non era granché, ma Emma si rannicchiò lì sotto, ridacchiando, e lui le baciò il viso, coprendole con fare quasi ebbro le guance, la canna nasale, il mento.
Emma gli posò la testa sul braccio. Non si era mai sentita più felice di così. Julian aveva smesso di baciarle il volto, e la stava guardando, la testa puntellata contro una mano. Sembrava stordito, i suoi occhi blu-verdi erano socchiusi. Le sue dita tracciavano lentamente dei piccoli cerchi sulle spalle nude di Emma.
Lei pensò: ti amo, Julian Blackthorn. Ti amo più della luce delle stelle.
L’aria era fredda, ma Emma sentiva caldo, lì, in quel piccolo cerchio con Julian, nascosti dalle sporgenze delle pietre, coperti da una camicia di flanella che odorava come lui. Le dita di Julian erano gentili tra i suoi capelli. “Shh. Dormi.”
Emma chiuse gli occhi.

 

 

 

18 commenti su “Extra tradotto: la “beach scene” di Lady Midnight priva di tagli!

  1. OH MIO DIO :yey: :yey: :yey: :dance: :happy: :kiss: :kiss: :kiss:
    CHE COSA FNATASTICA
    perchè nel libro non c’era???

  2. OH MIO DIO :yey: :yey: :yey: :dance: :happy: :kiss: :kiss: :kiss:
    CHE COSA FNATASTICA
    perchè nel libro non c’era??????

  3. E’ fantastico il modo in cui Cassie riesce a scrivere scene anche abbastanza spinte senza cadere su volgare.
    :heart: :heart: :happy: :happy: :heart: :heart:

  4. Grazie mille per la traduzione :love: io questi due li shippo tantissimo!!!
    Mi chiedo come faranno a risolvere la questione dei parabatai è nn vedo l’ora di leggere il prossimo libro!!!

  5. OMG! Ho amato follemente questa scena nel libro, figurarsi questa versione! Grazie mille per la traduzione!
    Julian e Emma sono bellissimi insieme, li amo troppo awww

  6. Ragazze, scusate, avrei bisogno di sapere in che capitolo c’è questa scena… ho appena preso il libro, ma non importa, DEVO leggere subito anche l’altra versione! :love: Grazie infinite… :kiss:

    Ah, quello che è la Jemma! :heart:

    • Trovato! A furia di sfogliare, trovato!! :trio: :happy: Così non lasciamo tentazioni ai poveretti come me che devono ancora leggere… grazie comunque! :*

  7. ho le lacrime agli occhi. dire che è stupendo non basterà nemmeno tra un milione di anni.
    adoro come cassie riesce a rendere questa cosa così fottutamente dolce e allo stesso tempo no.
    oddio, io non so come ringraziarvi per la traduzione.

    ma, una domanda, questo è il testo americano? o è semplicemente una cosa che lei ha scritto e che non le hanno fatto pubblicare? (come quello di Clary e Jace in CoLS?)
    perché ho letto da qualche parte (forse sul vostro twitter) che nella versione italiana hanno tolto alcune cose, ma sinceramente non avevo seguito tanto la faccenda e non sono sicura di quello che mi ricordo.

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