Traduzione: l’incipit di Welcome to Shadowhunter Academy (e qualche piccolo snippet)!

Ci siete parsi abbastanza interessati alla traduzione di qualche passo di Welcome to Shadowhunter Academy. :3

 

Quindi… Abbiamo pensato di tradurvi il primo segmento della storia – e, per stuzzicare ancora di più la vostra curiosità, abbiamo pure aggiunto due piccoli snippet. ;)

 

Speriamo che vi piaccia tutto!

 

 

PS: non prelevate le traduzioni, cortesemente. ;)

 

 

 

 

 

Il problema era che Simon non sapeva fare i bagagli come una persona tosta.
Per i campeggi, certo; per restare da Eric o pernottare per un concerto nel fine settimana, sicuro; o per andare in vacanza al sole con sua mamma e Rebecca, nessun problema. Simon era in grado di mettere insieme un’accozzaglia di crema solare e pantaloncini, o le giuste magliette delle band e dell’intimo pulito, non appena avvisato. Era preparato per la vita normale.
Ed era per questo che risultava così impreparato a fare i bagagli per andare a un campo d’addestramento d’elite dove esseri conosciti come Shadowhunters, metà angeli e cacciatori di demoni, avrebbero cercato di trasformarlo in un membro della loro razza guerriera.
Nei film e nei libri, le persone o venivano portate via in una terra magica negli abiti che avevano addosso, o si sorvolava completamente sulla parte in cui facevano i bagagli. Simon adesso sentiva di essere stato derubato dai media di un’informazione cruciale. Doveva metterci i coltelli da cucina, nella borsa? Portare il tostapane e usarlo come arma improvvisata?
Simon non fece nessuna delle due cose. Optò per le opzioni più sicure: biancheria pulita e magliette esilaranti. Gli Shadowhunters dovevano amare le magliette esilaranti, no? Tutti amano le magliette esilaranti.
“Non so cosa pensino delle battute sconce su di loro all’accademia militare, burlone,” disse sua madre.
Simon si voltò troppo alla svelta, il cuore che gli saltava in gola. Sua mamma era sulla soglia della porta, le braccia incrociate. La sua espressione sempre preoccupata era spiegazzata ulteriormente da una leggera dose di preoccupazione extra, ma per la maggior parte lo guardava con amore. Così come aveva sempre fatto.
Se non fosse che in un altro gruppo di ricordi a cui Simon aveva a stento accesso, lui era diventato un vampiro e lei l’aveva buttato fuori di casa. Questa era una delle ragioni per cui Simon stava andando all’Accademia degli Shadowhunters, il perché avesse mentito a denti stretti a sua madre dicendole che desiderava disperatamente partire. Aveva fatto realizzare a Magnus Bane – uno stregone con gli occhi da gatto; Simon conosceva per davvero uno stregone con veri occhi da gatto – dei documenti falsi per convincerla di aver ricevuto una borsa di studio per questa accademia militare fittizia.
Aveva fatto tutto per non dover guardare sua madre ogni giorno e ricordare come l’aveva osservato quando aveva avuto paura di lui, quando l’aveva odiato. Quando l’aveva tradito.
“Penso di aver giudicato parecchio bene le mie magliette,” le rispose Simon. “Sono un ragazzo parecchio giudizioso. Nulla di troppo insolente per i militari. Solo del buon, solido materiale da pagliaccio della classe. Fidati di me.”
“Mi fido di te, altrimenti non ti lascerei andare,” disse sua madre. Andò da lui e gli piantò un bacio sulla guancia, e parve sia sorpresa che ferita quando Simon si ritrasse, ma non fece alcun commento, non durante il suo ultimo giorno. Lo circondò con le braccia, invece. “Ti voglio bene. Ricordatelo.”
Simon sapeva di starsi comportando in maniera ingiusta: sua madre l’aveva cacciato di casa perché pensava che lui non fosse più Simon, ma un mostro diabolico con indosso il volto di suo figlio. Eppure riteneva comunque che avrebbe dovuto riconoscerlo e amarlo a dispetto di tutto. Non poteva dimenticare ciò che sua mamma aveva fatto.
Anche se lei l’aveva dimenticato, anche se, per quanto riguardava lei e praticamente chiunque altro nel mondo, non era mai successo.
Quindi doveva andare via.
Simon cercò di rilassarsi tra le sue braccia. “Ho un sacco di cose a cui pensare,” disse, curvando la mano intorno al braccio della madre. “Ma cercherò di ricordarlo.”
Lei si retrasse. “Finché puoi. Sei certo che ti vada bene di farti dare un passaggio dai tuoi amici?”
Intendeva gli amici Cacciatori di Demoni di Simon (che lui aveva spacciato per i ragazzi dell’accademia militare che l’avevano ispirato a iscriversi a sua volta). Gli amici Cacciatori di Demoni di Simon erano l’altra ragione per cui stava andando.
“Sì,” rispose Simon. “Ciao, mamma. Ti voglio bene.”
Lo intendeva davvero. Non aveva mai smesso di volerle bene, né in questa vita né nell’altra.
Ti voglio incondizionatamente bene, gli aveva detto sua madre una o due volte, quando era più piccolo. È così che amano i genitori. Ti voglio bene, non importa che succederà.
Le persone dicono cose simili senza pensare a possibili scenari da incubo o condizioni orribili, al mondo intero che cambia e l’amore che scivola via. Nessuno pensa mai che l’amore potrebbe essere messo alla prova, e fallire il test.
Rebecca gli aveva mandato un biglietto che diceva: BUONA FORTUNA, RAGAZZO SOLDATO! Simon ricordava, anche quando era stato chiuso fuori di casa, anche quando la porta era stata sbarrata in ogni maniera possibile perché lui non potesse entrare, il braccio di sua sorella intorno a lui e la sua voce morbida nel suo orecchio. Gli aveva voluto bene anche allora. Quindi c’era questo. Era qualcosa, anche se non abbastanza.
Non poteva restare lì, impigliato tra due mondi e due gruppi di ricordi. Doveva scappare. Doveva andare e diventare un eroe, quello che era stato un tempo. Solo allora tutto questo avrebbe avuto senso, tutto questo avrebbe significato qualcosa. Di certo non avrebbe fatto più male.
Simon si fermò prima di mettere in spalla la borsa e partire per l’Accademia. Mise il biglietto di sua sorella in tasca. Lasciò casa per una strana nuova vita e portò con sé il suo amore, così come aveva già fatto una volta, in passato.

 

 

 

 

SNIPPET 1:

 

Seduti su una panchina di pietra nel mezzo del giardino stavano Magnus Bane e Alec Lightwood, uno Shadowhunter alto e cupo e discretamente forte e silenzioso, almeno intorno a Simon. Magnus era un chiacchierone, invece, aveva i suddetti occhi da gatto e i poteri magici e al momento indossava un’aderente maglietta con un motivo a strisce di zebra con sbuffi rosa. Magnus e Alec uscivano insieme da un po’ di tempo; Simon immaginava che Magnus fosse in grado di parlare per entrambi.

 

 

 

 

SNIPPET 2:

 

“Tornerò,” disse Simon.
“Non ne dubito,” rispose Isabelle, fissando un punto lontano dietro le spalle di lui. “Sembri sempre saltar fuori da qualche parte.”
“Quando lo farò, sarò meraviglioso.”
Simon fece la sua promessa, non sapendo se sarebbe stato in grado di mantenerla. Sentiva di dover dire qualcosa. Sapeva che era questo ciò che desiderava Isabelle: che lui ritornasse quello che era stato un tempo, meglio di ciò che era al momento.
Isabelle scrollò le spalle. “Non pensare che ti starò ad aspettare, Simon Lewis.”
Proprio come la sua pretesa di indifferenza, quella frase parve promettere l’esatto contrario.

 

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