Extra tradotto: tre scene tagliate da Clockwork Angel!

Visto che in pagina mi siete parsi interessati, vi carico tre scene tagliate da L’Angelo, tutte introdotte da un breve commento di Cassie. :3 Speriamo che vi piacciano!

Ennesimo PS: anche questo fa parte dei regali di Natale, quindi vi chiediamo nuovamente di non prelevare la traduzione.

« Ho cancellato un pezzo della conversazione tra Jem e Tessa sul Blackfriars Bridge in cui Jem le parla più approfonditamente della sua eredità culturale e dello stato della relazione tra Inghilterra e Cina durante e dopo le Guerre dell’Oppio. »

“C’era un posto, in Cina,” disse Jem, “chiamato Yuánmíng Yuán. I Giardini dello Splendore Perfetto. Era una residenza imperiale. Una volta mia madre è andata lì per incontrare l’Imperatore; una sorta di visita come ambasciatrice dei Nephilim. Disse che era il posto più bello in cui fosse mai stata. C’erano meravigliosi giardini, dipinti, musica, bellissimi padiglioni. Lo chiamavano: ‘Il Giardino dei Giardini’.” Guardò oltre l’acqua. “Quindici anni fa, gli inglesi l’hanno raso al suolo. Una rappresaglia per vendicarsi di quanto successo durante la Guerra della Freccia. Hanno ucciso le guardie, rubato tutto ciò che pensavano di poter vendere e dato fuoco al palazzo. Ci sono voluti tre giorni perché bruciasse tutto. Adesso di tutta quella bellezza non restano altro che pietre silenti e terra bruciata.”
“Mi spiace,” gli rispose Tessa; non sapeva che altro avrebbe potuto dire.
“Qui non importa a nessuno, ovviamente,” continuò Jem. “Non hanno mai sentito parlare dei Giardini. È stato Lord Elgin a ordinare che i Giardini bruciassero; per questo, l’hanno reso viceré dell’India. Ora è un uomo famoso. Visto ciò che ha fatto nella mia terra, dovrei odiare lui e tutti gli inglesi che gli somigliano.”
La sua voce era fredda e chiara, e fece correre un brivido lungo la schiena di Tessa. Dall’altra parte del ponte, una coppia si era fermata vicino al parapetto; l’uomo sembrava indicare qualcosa nell’acqua, e la donna annuiva. “Ed è così? Li odi?”
“Non importa,” rispose Jem. “Sono uno Shadowhunter più di qualsiasi altra cosa. Sono fratello dei Nephilim d’Inghilterra più di quanto sia fratello di qualsiasi mondano della terra in cui sono nato. E quando i Nephilim mi guardano, vedono solo uno Shadowhunter. Sono i mondani quelli che mi guardano e vedono qualcosa che non riescono a comprendere – un ragazzo che non è abbastanza bianco, ma neanche abbastanza straniero.”
“Così come io non sono umana, ma neanche demone,” disse piano Tessa.
Gli occhi di Jem si ammorbidirono. “Sei umana,” fece. “Non pensare mai di non esserlo. Ti ho vista con tuo fratello; so quanto tieni a lui. Sei in grado di provare speranza, colpa, dolore, amore – quindi sei umana.”

« Nate e Tessa discutono di Jessamine mentre non è nei paraggi. »

“Sapete,” disse Nate, “mi sento piuttosto assetato – penso che gradirei dei tè. Potreste chiamare un servitore?”
“Oh, caro, dovete avere molta sete. Temo di essere stata un’ospite tremendamente negligente.” Jessamine si alzò, tutta rammaricata. “Non ci sono campanelle, in libreria, ma cercherò Sophie e le dirò di andare a chiedere ad Agnes di prepararvi un vassoio.”
Si affrettò a uscire dalla stanza, lisciandosi le gonne mentre andava via. Nate le lanciò un’occhiata d’apprezzamento prima di voltarsi di nuovo verso Tessa, che gli rivolse uno sguardo dubbioso.
“Non desideri davvero del tè,” gli disse. “Lo detesti.”
“Sì, ma adoro la mia sorellina.” Nate ghignò. “Avevi un’aria infelice. Suppongo che Jessamine non ti piaccia granché, dunque? Perché no? A me sembra deliziosa.”
“È deliziosa con te. Non molto col resto di noi.” Tessa pensò a Jessamine aggrappata a lei a Hyde Park ed esitò. “È solo – è come una bambina. A volte crudele, altre gentile. Per lei le altre persone non sono reali. Ed è ovvio che tu le piaccia – non sei uno Shadowhunter. Jessamine disprezza gli Shadowhunters.”
“Sì?” La voce di Nate si fece più profonda, come succedeva ogni volta che era genuinamente interessato a qualcosa.

« Una delle prime conversazioni tra Will e Tessa in cui la natura della loro fuga era molto differente e la Darke House era un bordello con prostitute meccaniche. »

Will fece salire Tessa nella carrozza, poi salì a sua volta urlando: “Thomas! Vai! Vai!” al conducente, che tirò le redini. La carrozza barcollò bruscamente in avanti mentre Will chiudeva la porta, così che Tessa gli cadde addosso.
“State calma,” le disse lui, e si allungò per raddrizzarla, ma Tessa si era già allontanata, sistemandosi sul sedile opposto. Scostò le tendine e guardò fuori – c’era una strada sporca, con squallidi edifici su entrambi i lati. A mano a mano che la carrozza procedeva, superarono il vicolo che Tessa aveva passato tanti giorni a fissare – c’era, e poi era sparito mentre svoltavano un angolo, quasi mettendo sotto un venditore ambulante che spingeva un carretto con su un’alta pila di patate novelle. Tessa urlò.
Will chiuse di nuovo le tendine. “È meglio se non guardate,” le disse in tono piacevole.
“Ucciderà qualcuno. O ci farà uccidere.”
“No. Thomas è un conducente eccellente.”
Tessa gli lanciò un’occhiata. “Chiaramente la parola eccellente ha un altro significato, su questo lato dell’Atlantico.” La carrozza sbandò di nuovo, e Tessa si aggrappò la sedile, serrando gli occhi. Le girava la testa, e non solo per il movimento della carrozza: non era uscita dalla Camera Rossa per più di un mese, e il suono della strada tutt’intorno, per quanto filtrato dai finestrini chiusi, sembrava echeggiare all’interno della sua testa come colpi di tamburo. Sentì Will, lontano, dire qualcosa al conducente; la carrozza rallentò, e la presa di Tessa sul sedile si rilassò un pochino, le vertigini diminuirono. Aprì gli occhi e vide che Will la stava osservando con curiosità. “Gli avete detto dove stavamo andando?” gracchiò.
“Sì,” le rispose, “sebbene io non riesca a non trovare strano che una donna come voi abbia un fratello con un indirizzo di Mayfair.”
Tessa sbatté le palpebre. “Una donna come me?”
“Una prostituta,” spiegò Will.
La bocca di Tessa si spalancò di nuovo. “Non sono una… una…”
“Una prostituta?” ripeté Will, inarcando le sopracciglia.
Tessa chiuse di scatto la bocca. “Che cosa orribile da dire. Se questo è un vostro modo scherzoso per insultarmi…”
“Non scherzo mai,” rispose Will, “o, almeno, scherzo solo quando l’occasione lo permette, e non è questo il caso. Ho immaginato che foste una prostituta poiché eravate in un posto che può solo essere definito bordello.”
Tessa lo fissò.
“Vi aspettate davvero che io creda che foste completamente all’oscuro della funzione della Darke House?” domandò Will. “Dovete avere pur notato cosa succedeva al suo interno.”
“Ve l’ho detto, non mi è mai stato permesso di lasciare quella stanza.”
“Non avevo realizzato che questo significasse che non poteva neanche entrare nessuno,” disse Will.
“Cosa – oh, ugh. Ugh. C’è qualcosa di orribilmente sbagliato in voi, non è vero? È come se non riusciste smettere di dire cose terribili.”
Le sopracciglia di Will si sollevarono; a dispetto della sua rabbia, confusione e orrore, per qualche ragione Tessa non poté non notare che formavano dei perfetti mezzi cerchi neri sopra ai suoi occhi. “Adesso sembrate Jem.”
“Chi è Jem?”
“Questo non importa,” rispose Will. “Sto cercando di capire come qualcuno possa vivere per un mese in un bordello e non notarlo. Dovete essere terribilmente ottusa.”
Tessa lo fissò.
“Se questo può essere di qualche aiuto, pareva una struttura abbastanza d’alta classe. Ben arredata, sufficientemente pulita…”
“Parlate come se aveste visitato un buon numero di bordelli,” osservò acidamente Tessa. “Li state studiando?”
“È più un hobby,” rispose Will, e sorrise come un angelo cattivo. Prima che Tessa potesse dire qualcosa in risposta, la carrozza si fermò con un sussulto. “Sembra che siamo arrivati,” annunciò Will, e Tessa si allungò oltre lui per scostare di nuovo la tendina; guardò fuori e vide che la carrozza si era fermata davanti a un’alta residenza georgiana all’interno di un grazioso quadrato circondato da alberi e altre case simili. Intorno all’abitazione c’era una recinsione di ferro, il numero 89 marchiato in chiari numeri argentati sul cancello.

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