Traduzione: “Tessa”

L’altro giorno vi abbiamo pubblicato un post, On love, in cui si parlava di Tessa, Jem, Will e il loro triangolo amoroso.

Ieri Cassie ha ricevuto un’altra domanda a riguardo, e dalla risposta è nata una bella riflessione non solo su Tessa, me pure sulla donna nei romanzi in generale.

 

Come sempre, vi abbiamo tradotto il post; speriamo vi piacerà. :)

 

 

 

 

 

 

 

« “Cassie, dal momento che sono una tua grande fan, volevo ringraziarti per aver scritto libri così magnifici. E… ecco a mia domanda! Ho letto il post in cui spieghi perché la relazione di Tessa con Jem è più che amicizia, e sono rimasta affascinata dal modo in cui hai spiegato e sottolineato le cose, in modo da render chiaro che erano più che semplici amici. Mi chiedevo se potresti fare lo stesso per Will e Tessa. Tutti i personaggi ci mostrano ciò che pensano, e quindi possiamo dedurre quali siano i loro sentimenti, ma sono certa che c’è qualcosa che potresti aggiungere, proprio come hai fatto con Jem e Tessa. :) Daniela

Ciao, Daniela! Il punto è, in verità non ricevo domande da persone che ritengono che Will e Tessa siano semplici amici. Il lato opposto della discussione (portato a un estremo) sembra pensare che Tessa e Will provassero solo lussuria l’uno per l’altra, non Amore.

Credo che sia probabilmente ovvio che non era questo ciò che pensavo mentre scrivevo. Ma shippare ha molto a che fare con le preferenze personali sui vari tipi di relazioni e personalità. Penso che Tessa e Will si amassero? Sì: non credo che saresti disposto a dare la tua vita per qualcuno per cui provi solo lussuria (Will, Clockwork Prince), né che ti bruceresti la mano con un attizzatoio perché il dolore di qualcuno per cui provi solo lussuria ti fa male da morire (Tessa, Clockwork Prince). Penso che il fatto che dopo la partenza di Jem Tessa e Will non si siano toccati per mesi, mentre venivano a patti col dolore della sua assenza, e abbiano sinceramente cercato di costruire le fondamenta per una relazione emotiva solita parli da sé. E di certo un matrimonio di cinquanta e più anni, in cui uno dei due invecchiava e l’altro continuava a sembrare un ventenne, in cui non c’è mai stata mancanza di passione o impegno, parla di un amore davvero profondo.

Il problema con la narrativa della Lussuria non è pensare che la connessione di Jem e Tessa sia più profonda – è normale; noi tutti reagiamo alle relazioni fittizie in modi che riflettono ciò a cui diamo priorità o che preferiamo nella vita reale –; il problema è che a volte tutto ciò si riflette nel prendersela con Tessa o darle della puttana, il che, devo ammetterlo, mi infastidisce. Quindi, condividerò con voi un breve estratto da un post in cui una persona che si professa fan di Jem (anche se Dio sa che amo i miei fan di Jem e non li dipingerei mai in questo modo, neppure lontanamente) parla di Tessa. Il link del post mi è stato inviato da una fan molto sconvolta, e penso sia meglio non menzionare né i suo nome né quello della ragazza che ha scritto il post. Ma eccolo. Segnalo la presenza di cultura dello stupro, del dare a una donna della puttana e di misoginia.

Post: “Buon Dio, sapevo che [a Tessa] non fotteva un cazzo di Jem, e che voleva solo scoparsi Will, ma Gesù Cristo, abbi un po’ di empatia, rispetto… I ragazzi hanno fatto di tutto per questa puttana, si sono fatti male, uno alla fine è morto per lei e per colpa sua, tutto ciò che poteva fare lei era pretendere, mettere le persone in pericolo e recitare e non apprezzare mai nulla né sentirsi in colpa, e ha fatto così tanto male per cui non si è dispiaciuta, era così egoista e voleva ottenere lei tutto il meglio dalla situazione, e tutto ciò che sapeva fare era giocare con loro, mancare loro di rispetto come individui, e come vite, e descrivere il loro aspetto sia che stessero morendo, sia che stessero bene, e interessarsi a nient’altro che al suo bene.

Vorrei che qualcuno le portasse un vibratore, perché i suoi ormoni l’hanno ovviamente resa incapace di mettere in ordine le sue priorità. E questo ha ucciso Jem.

Wow. Solo, voglio dire, WOW.

In altre parole: il fatto che Tessa sia una donna, e più specificamente una donna capace di fare sesso, ha ucciso Jem.

Come?

Beh, non ne sono esattamente sicura. Non è sgattaiolata nella sua stanza, di notte, per strozzarlo con le cosce. Jem stava morendo, quando Tessa è arrivata. Non c’erano cure per la sua malattia. Non c’era assolutamente nulla che Tessa avrebbe potuto fare per tenerlo in vita – e, ricordate, è stata lei a fare pressioni per trovare una cura, non Will. Se non fosse stato per Tessa, Jem non avrebbe mai scelto di entrare nella Fratellanza dei Silenti, non avrebbe mai vissuto da Fratello Zaccaria, non sarebbe mai stato curato, e oggi non potrebbe essere vivo e felice.

Post: “I ragazzi hanno fatto di tutto per questa puttana, si sono fatti male, uno alla fine è morto per lei e per colpa sua

Sono seriamente curiosa di scoprire quale dei due è morto per Tessa, visto che Will è morto di vecchiaia e Jem è ancora vivo. In effetti, ha centotrentacinque anni. Il punto è, Tessa ha salvato la vita di Jem. Ha salvato anche quella di Will. Ci vuole un enorme sforzo di intenzionale e ostinata misoginia per non notarlo.

Post: “tutto ciò che poteva fare lei era pretendere, mettere le persone in pericolo e recitare e non apprezzare mai nulla né sentirsi in colpa

“Mi spiace,” disse Tessa. Non riusciva a contare il numero di volte in cui gli aveva detto di essere dispiaciuta, durante le ore passate. (Clockwork Princess)

“Mi hai salvato la vita, al magazzino del tè, e te ne sono grata, Will.” (Clockwork Prince)

“Oh, Will. È tutta colpa mia. Jem ha buttato la sua vita per me. Se avesse preso la droga con più parsimonia – se si fosse concesso di riposare e star malato, anziché fingere di stare bene per me…” (Clockwork Princess)

Scosse la testa. “Come puoi sopportare di avermi vicino a te?” chiese, disperata. “Ti ho tolto il tuo parabatai. E ora moriremo qui entrambi. Per colpa mia.” (Clockwork Princess)

Tessa, a dire il vero, si è spesso sentita in colpa per cose che non erano neppure colpa sua: così anche Will e Jem, ma quando lo fanno loro, è perché sono dei poveri, dolci bambini, mentre quando lo fa Tessa, è perché – sì! È colpa sua! Se sei una donna, non c’è modo che le cose ti vadano bene. Di certo il fatto che Jem abbia preso tutto il suo yin fen in una volta non è colpa di Tessa: non lo sapeva neanche. Ovviamente Tessa sta spesso male, è spesso divorata dal senso di colpa, ma, sfortunatamente, nessuna donna può mai sentirsi abbastanza in colpa da risultare soddisfacente. Tutta la società dice alle donne che devono odiare loro stesse e le altre, e questo genere di cose è il risultato.

Pensare che Tessa abbia ucciso Jem con le sue parti femminili, mentre in verità è successo il contrario, perché lei gli ha salvato e prolungato la vita, richieda una dedizione assoluta alla misoginia, e al credere che le donne siano significative e importanti solo nel modo in cui trattano gli uomini nella storia. Se li rendono costantemente felici, le donne sono okay. Se anche solo pare che li stiano rendendo infelici, se un uomo fa qualcosa di stupido o mette a rischio la sua vita per una donna anche se lei questo non lo sa, se lui è infelice anche se lei non può evitarlo, se la donna dorme con un altro anche se pensava che lui fosse morto e a lui non sarebbe comunque potuto importare di meno, se non considera più importante l’immaginario dolore di un uomo morto rispetto ai suoi bisogni per sopravvivere e al suo benessere mentale, è lei la puttana che merita di morire. Se osserva con sorpresa e senza lussuria che un uomo è nudo, perché è una ragazza vittoriana e quindi è scioccata ritrovandosi nella stessa stanza con un uomo nudo, è una troia. E se desidera avere un’esperienza sessuale e consensuale prima di una vita di stupri (dal vero cattivo dei libri – il suo nome è Mortmain, tra parentesi, e in verità è lui a rendere tutti tristi), non è solo una troia, è una troia assassina.

È la mentalità al centro della cultura dello stupro: che le donne siano distributori automatici, e se metti un paio di monetine di attenzione o affetto dentro di loro, faranno meglio a rispondere col sesso e l’obbedienza, perché in caso contrario sono… rotte.
Le guerre tra ship fermentano facilmente, ed è semplice che entrino nella mentalità del: “Se la Jessa ottiene una cosa, la Wessa ottiene una cosa”. Ho deciso di procedere in un’altra maniera e presentarvi qualcosa su cui penso che sia le Wessa che le Jessa, e anche le fan della Heronstairs, potranno concordare: questo genere di pensieri? È rivoltante. »

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Traduzione: “On love”

Ciclicamente, a Cassie arrivano domande su Will, Jem e Tessa – sul loro triangolo amoroso, e su chi amasse di più lei.
Ieri la Clare ha dato un’altra risposta bellissima (e molto, molto lunga!); non potevamo non tradurla. :)

 

Speriamo vi piacerà quanto è piaciuto a noi!

 

 

 

 

 

 

 

 

« “Voglio ringraziarti per aver scritto libri così belli; ma ho una domanda su La Principessa. Tessa finisce con Will fino all’epilogo, in cui riaccende la sua storia d’amore con Jem. Non riuscirò mai a venire a patti col fatto che lei sembri essere innamorata di due persone. La sua relazione con Jem a me è sempre parsa una semplice amicizia. Tu credi che sia possibile essere innamorati di due persone? O ho frainteso qualcosa nei libri?

Grazie per le tue gentili parole riguardo i miei libri. Quanto al fatto che Jem e Tessa abbiano una semplice amicizia, ecco la “scena della camera da letto” di Il Principe. Ho pensato che potrebbe risultare divertente fare una specie di commento, come nei DVD, tra parentesi.

 

“Tessa,” le disse. Tessa alzò lo sguardo verso Jem. Non c’era nulla di sicuro o affidabile, nella sua espressione. [Qui Tessa si rende conto di non star pensando a Jem come a un amico sicuro, affidabile; sta pensando a lui come a qualcosa di completamente diverso. Tessa sta realizzando di provare dei sentimenti per lui, e non sentimenti d’amicizia.] I suoi occhi erano scuri, le sue guance arrossate. Lei sollevò il viso e Jem abbassò il suo, la bocca obliqua su quella di lei; e, mentre Tessa si irrigidiva per la sorpresa, si baciarono. Jem. Stava baciando Jem. Se i baci di Will erano fuoco, quelli di Jem erano come aria pura dopo essere stati rinchiusi per lungo tempo in un’oscurità soffocante. Le sue labbra erano morbide e ferme; con una mano le aveva circondato gentilmente il collo, guidando la bocca di Tessa verso la sua. Con l’altra le aveva avvolto il viso, carezzandole dolcemente la guancia con un pollice. Le sue labbra sapevano di zucchero bruciato; la dolcezza della droga, immaginò Tessa. Il suo tocco, le sue labbra, erano incerte, e lei sapeva il perché. A differenza di Will, a Jem importava che quello fosse il massimo della sconvenienza, che non avrebbe dovuto toccarla, baciarla, che lei avrebbe dovuto spingerlo via.
Ma Tessa non desiderava spingerlo via. Anche mentre si meravigliava che fosse Jem che stava baciando, Jem che le faceva girare la testa e fischiare le orecchie
[Si stanno baciando e Tessa sta reagendo fisicamente. Desidera Jem. Baciarlo la eccita!], sentì le braccia sollevarsi di loro spontanea volontà e circondare il collo di Jem, portandolo più vicino.
Jem boccheggiò contro le sue labbra. Doveva essere stato così certo che l’avrebbe spinto via, che per un attimo rimase immobile. Le mani di Tessa scivolarono sulle sua spalle, incitandolo con tocchi gentili, con un mormorio contro la sua bocca, a non fermarsi. Jem ricambiò le sue carezze, esitante, e poi con più forza – baciandola ancora e ancora, ogni volta con più urgenza, prendendole il viso tra le mani brucianti, carezzandole la pelle con le sue affusolate dita da violinista, facendola rabbrividire.
Le sue mani si mossero sui fianchi di lei, premendosela contro; i piedi nudi di Tessa scivolarono sul tappeto, e i due mezzo inciamparono sul letto.
Con le dita strette intorno alla camicia di Jem, Tessa lo attirò a sé, accogliendo su di sé il peso del suo corpo con la sensazione che le fosse stato restituito qualcosa che le apparteneva da sempre, una parte di lei che le era mancata senza che lei se ne rendesse conto.
[Questo è un sentimento intensamente profondo. Tessa sente di essere completa, stando con Jem in una maniera amorevole, sessuale. È più del semplice desiderio; è eros, amore e desiderio.] Jem era leggero, con ossa cave come quelle degli uccelli e lo stesso cuore che batte all’impazzata; gli passò le mani tra i capelli, ed erano soffici come aveva sempre pensato che sarebbero stati nei suoi sogni più nascosti [Qui scopriamo che Tessa aveva precedentemente fantasticato sul come sarebbe stato toccare Jem come un’amante. Si è chiesta come sarebbe stato toccargli i capelli. L’ha bramato.], come piume appena spuntate tra le sue dita. Le mani di Jem sembravano incapace di smettere di accarezzarla, in preda allo stupore. Si fecero strada lungo il corpo di Tessa; il respiro gli si spezzò contro il suo orecchio mentre trovava la cintura della sua vestaglia e vi indugiava con dita tremanti.
Davanti a quell’incertezza, Tessa ebbe l’impressione che il cuore le si stesse gonfiando nel petto, invaso da una tenerezza abbastanza grande da contenere tutti e due. Voleva che Jem la vedesse, vedesse lei così com’era, se stessa, Tessa Gray, senza nessuna trasformazione. Abbassò la mano e sciolse la cintura, facendosi scivolare la vestaglia lungo le spalle e mostrandoglisi con la sola camicia da notte di batista bianca.
Lo guardò, senza fiato, scostandosi i capelli sciolti dal viso. Sollevandosi sopra di lei, Jem abbassò lo sguardo, e ripeté, roco, ciò che aveva detto nella carrozza quando le aveva toccato i capelli: “Ni hen piao liang.”
“Che significa?” sussurrò lei, e questa volta lui sorrise e rispose:
“Significa che sei bellissima. Non volevo dirtelo, prima. Non volevo che pensassi che mi stavo prendendo delle libertà.”
Tessa si sporse e gli toccò la guancia, così vicina alla sua, e poi la fragile pelle della gola, sotto la cui superficie il sangue batteva impetuoso. Le ciglia di Jem tremarono, mentre con gli occhi seguiva il movimento delle dita di Tessa, simili a pioggia argentata.
“Prenditele,” gli mormorò.
[Jem ha aspettato il suo consenso, e Tessa gliel’ha dato con entusiasmo. Desidera assolutamente star con lui in questo modo. Non ci sono indicazioni che dicano che lei si sente anche solo remotamente esitante o priva d’entusiasmo.]
Jem si chinò su di lei; le loro labbra si incontrarono di nuovo, e lo stupore generato da quella sensazione fu così forte, così schiacciante, da farle chiudere gli occhi, come per potersi nascondere nell’oscurità. Jem mormorò e la strinse a sé. Rotolarono di lato, le gambe di Tessa tra quelle di lui, i loro corpi che tentavano di premersi sempre più l’uno contro l’altro, finché non divenne difficile respirare, e anche così non riuscivano a fermarsi [Non è: “Jem non riusciva a fermarsi”. È: “Non riuscivano a fermarsi”. Sono resi folli dal desiderio che provano l’uno per l’altro.] Tessa trovò i bottoni della camicia di Jem ma, anche quando aprì gli occhi, le dita le tremavano quasi troppo perché le riuscisse di sbottonarli. Li aprì in maniera goffa, strappando la stoffa. [Gli sta strappando la camicia!] Mentre Jem si sfilava con foga la camicia, Tessa vide che i suoi occhi si stavano nuovamente schiarendo fino a raggiungere una tonalità che era puro argento. Ebbe solo un istante per potersene meravigliare, però; era troppo occupata a meravigliarsi di tutto il resto. Era così magro, senza le corde di muscoli di Will, ma c’era qualcosa, nella sua fragilità, di adorabile, come scarni di una poesia. Oro battuto leggero come aria. Sebbene uno strato di muscoli gli coprisse il torace, Tessa riusciva comunque a vedere le ombre tra le sue costole. Il pendente di giada che gli aveva dato Will stava sotto le sue clavicole aguzze.
“Lo so,” fece Jem, guardandosi con imbarazzo. “Non sono… Voglio dire, sono…”
“Bellissimo,” disse lei, ed era seria. “Sei bellissimo, James Carstairs.”

 

Tessa è molto attratta da Jem. È lì, sulla pagina. I personaggi non mentono né nascondono nulla nei loro pensieri. Quando Clary bacia Simon, sappiamo cosa pensa. Città di Cenere, quando Clary e Simon pomiciano:

 

Era la prima, vera seduta di baci lunga che avesse mai avuto, questa – ed era stata bella, si disse, sicura e piacevole e confortevole. Certo, aveva baciato Jace, la notte del suo compleanno, e quel bacio lì non era per niente stato sicuro e piacevole e confortevole. Era stato come aprire una vena di qualcosa di sconosciuto nel suo corpo, qualcosa di più caldo, dolce e amaro del sangue.

 

È così che va quando ami una persona solo come amica ma stai cercando di far diventare la vostra relazione qualcosa di più. È piacevole. È confortevole. È noioso. Non puoi evitare di paragonarlo a qualcosa che era per davvero passione. Non puoi fare a meno di notare la differenza.

Tessa non lo fa mai. Non compara mai i baci di Jem considerandoli inferiori a quelli di Will. Li ama entrambi. Desidera entrambi. Puoi vederlo nella scena qui sopra, ed è questa parte della ragione per cui ho pensato che fosse importante e l’ho scelta per farci un commento da DVD – prima che Clockwork Prince venisse pubblicato, uno dei miei editori mi ha chiesto di rimuovere la scena. Era “troppo piccante”, e Jem era “troppo gentile” per fare qualcosa del genere. Gli ho risposto:

 

C’è una cosa di cui volevo discutere, e cioè il tuo accorato appello per spingermi a rimuovere la ‘scena della camera da letto’ di Jem e Tessa. Dopo averci riflettuto su, l’ho lasciata, ed ecco il mio accorato appello sul perché dovrebbe rimanere.

Non vi opprimerò con lettera lunga pagine che è venuta dopo, ma è stata abbastanza convincente, immagino. Mi è stato concesso di tenere la scena, e ne sono sempre stata grata. Penso che sia una prova assoluta del fatto che Tessa desidera Jem e lo ama, non come semplice amico.

Quindi, non stai fraintendendo nulla. È solo che la narrativa con cui veniamo sfamati sin da quando siamo abbastanza grandi da guardare i film Disney dice che c’è un solo vero amore per ogni persona. Così le persone si sforzano di capire quale dei ragazzi sia quello che Tessa ama di più, quando invece la storia parla di come lei li ami entrambi e non c’è nessun “di più”. (Glamourweaver.tumblr.com ha recentemente scritto un bel post riguardo i lettori che dicono che leggono le scene con Tessa e Jem e sostituiscono mentalmente il nome di Jem con quello di Will, perché è così che preferiscono che vada – e ho certamente sentito persone dire: “Ho saltato tutti i pezzi su Tessa e Jem; ora sono confuso!”. Voglio dire, fare così ti porta ovviamente a essere confuso! Non posso farci niente se hai saltato grosse porzioni del libro. Sono lì per una ragione. Funziona anche al contrario, se salti tutti i momenti su Will e Tessa.)

Non che io stia suggerendo che tu abbia fatto così, persona che mi ha fatto questa domanda! Ce l’ho assolutamente con la narrativa che dice che le persone – in particolar modo le donne – possono avere un unico amore “giusto”, nella loro vita. È un mito così pervasivo, nei media, da essere davvero difficile da scappare. La gente non riesce letteralmente a credere che si possa essere innamorati di più di una persona allo stesso tempo, o anche solo nel corso di una vita. Ma succede, tutto il tempo.

L’obiettivo di The Infernal Devices era mostrare che si può amare più di una persona, che persone diverse possono comunque essere giuste per te, che puoi avere più di un’anima gemella, ed entrambe le tue relazioni possono essere grandi storie d’amore. (Voglio dire, non so se ci sono riuscita, ma questa era l’idea.)
[NdT: ci sei riuscita, Cassie. ;*]

Ogni frase della serie è stata scelta attentamente per enfatizzare il tipo di storia che stavo cercando di raccontare, ovvero un tipo di triangolo amoroso diverso, uno in cui ogni amore è pari all’altro. Jem ama Tessa, Tessa ama Jem, Tessa ama Will, Will ama Tessa, Will ama Jem, Jem ama Will. Le persone mi chiedono tutto il tempo se sono una shipper della Wessa o della Jessa. Io rispondo: “Sì”. Non ho assolutamente una preferenza. Ho costruito l’intera storia sapendo che non avrei mai potuto averne una. Se mai mi fossi scoperta a preferirne una, avrei fatto marcia indietro e lavorato per sistemare qualsiasi cosa avessi fatto di sbagliato per spingermi a sentirmi così.

Mi sorprende ancora ricevere questa domanda, una che suggerisce che Tessa provi per Jem solo dei sentimenti d’amicizia, viste le sessioni di pomiciata tra loro e tutte le volte in cui Tessa non solo dice, ma pensa, di amarlo. Credo sia perché la narrativa con cui veniamo sfamati dai media sostiene che l’Amore, con la A maiuscola, debba essere denso e distruttivo e catastrofico e doloroso. L’amore di Jem e Tessa è appassionato, ma prima della fine non è molto doloroso: litigano di rado, e di rado si fanno del male a vicenda. Jem la fa sentire bene con se stessa.* Quindi penso che quando le persone lottano contro l’idea che Tessa li ami entrambi allo stesso modo, cosa che sono condizionate dalla società a non credere, notano la relativa mancanza di conflitto e pensano: “Oh, sono solo amici, allora!”.

Ma noi non pomiciamo coi nostri amici, né strappiamo loro i vestiti, e neanche fantastichiamo sul come potrebbero essere i loro capelli sotto il nostro tocco. Non lo facciamo. Non accettiamo neppure di sposarli. Tessa non avrebbe accettato di sposare Jem se non fosse stata innamorata di lui. Pensa che sarebbe disonorevole – e, come ho detto, i personaggi non mentono, nei loro pensieri.

Da La Principessa:

 

Amava anche Jem – lo amava anche più di quanto non l’avesse amato quando aveva accettato di sposarlo.

 

*Nessuna mancanza di rispetto verso l’amore di Tessa e Will. È a sua volta un sentimento sano – è solo che è stato davvero tanto fregato da circostanze che hanno portato dramma durante Il Principe e per gran parte de La Principessa.

Lo pubblico in cima a un reblog di una domanda molto simile che ho ricevuto circa un anno fa, solo per farvi notare un certo schema in questo genere di domande. Non significa che io non riceva la stessa domanda da persone che credono che Tessa amasse di più Jem e che Will fosse inferiore: ricevo pure cose simili. E mi arrivano in numero uguale, quindi in qualche modo penso di poterlo ritenere un segno del fatto che sono riuscita a realizzare ciò che avevo intenzione di fare. :)

Mi chiedevo, qual è la tua opinione circa l’amore di Tessa per Will e quello per Jem? Ho sempre pensato che amasse Jem nello stesso modo, più o meno, in cui Will amava Jem – come un vecchio amico, un amico intimo; qualcuno che non vorresti mai deludere, ferire o lasciar andare. Immagino sia per questo che l’ha sposato. Ma con Will, aveva tutto il mistero, l’amore folle, emozionante, non corrisposto di cui molte favole parlano. Tieni in mente che ho appena cominciato Clockwork Princess, quindi quel libro potrebbe rispondere alle mie domande. Volevo solo chiederti, solo sulla strada giusta, col mio ragionamento? E tu che ne pensi – cos’erano quando stavi sviluppando la storia?

Jem e Tessa avevano una relazione che includeva un romanticismo intenso e un desiderio sessuale. Per esempio, in una scena di CP Jem e Tessa pomiciano come pazzi in una carrozza, e sono, tipo: uh-oh, ci serve un ACCOMPAGNATORE! Come per dire: non riusciamo a tenere a bada le mani, e abbiamo bisogno di qualcuno che ci separi! Ne La Principessa, si appartano di nuovo appassionatamente, questa volta su un pavimento, e finalmente decidono di doversi sposare non in un mese, ma il giorno dopo. Vivono in una società in cui seriamente non dovresti far sesso fino al matrimonio. Fa’ i conti!

La mia opinione sulla relazione di Will e Tessa e quella di Jem e Tessa è questa: proprio come non volevo scrivere come se ci fosse un unico modello possibile per i triangoli amorosi, non desideravo scrivere come se ci fosse in generale un unico modello per le storie d’amore.

Vediamo spesso un unico tipo di relazione: quella con il dolore, grandi drammi, l’amore che non puoi dire se è ricambiato perché lui è così cattivo/così misterioso/tu sei un gufo e lui un pesce e vivete in modi così differenti e bisticciate comunque tutto il tempo. Will e Tessa hanno una storia d’amore di questo tipo. Dici che è un amore da favola: puoi chiamarlo così, o Amore Altamente Romantico, come lo considero io, o comunque tu voglia.

Jem e Tessa avevano/hanno un tipo d’amore che i lettori non trovano spesso, nei libri. Non fa così tanto male (nonostante l’ombra della morte di Jem), fa sentire Tessa bene con se stessa, è salutare e meraviglioso. Non era proibito. Questo non lo rende inferiore. (Né lo rende migliore – visto che le circostanze cospiravano per rendere l’amore di Tessa e Will doloroso; sono certa che in seguito la loro storia sia stata a sua volta semplice e salutare e meravigliosa.) Ma visto che siamo condizionati a vedere l’amore e il dolore come la stessa cosa, credo che questo possa portare alcune persone a pensare che “lei non poteva amare entrambi i ragazzi nella stessa maniera”.

I libri riguardano brutte cose che succedono alle persone: il viaggio stradale che va male, le prove del coro che vanno male, l’apocalisse zombie che non ci sono possibilità che vada bene. Le storia d’amore, nei libri, sono solitamente ciò che va male, e di norma per buone ragioni. I libri riguardano i conflitti. Elizabeth Bennet non poteva incontrare Mr. Darcy e pensare: “Che individuo adorabile, e com’è bello, anche”, perché si sarebbero sposati in venti pagine e il libro sarebbe finito.

Quindi, visto che l’amore di Tessa e Will è quello che va tremendamente storto alla fine de Il Principe, le persone sono spinte a pensare che questo sia un segno del fatto che staranno insieme. Lo sapevo: è una delle cose con cui stavo giocando mentre scrivevo di questo triangolo.

Una delle cose di cui parlo tanto, in questi post, sono le aspettative dei lettori: i lettori sono spinti ad aspettarsi cose specifiche dalle storie semplicemente perché le hanno viste succedere già tantissime volte; per giocare con le loro aspettative, come io cercavo di fare, devi essere consapevole di quali eventi della trama significano cosa. Sapevo che, alla fine di Clockwork Prince, l’amore di Will e Tessa era fott*to, e che le persone l’avrebbero per questo pensato che loro due erano la coppia più probabile proprio perché era fott*ta. Che il modo più semplice per leggerla sarebbe: “Questa è la storia dell’amore di Will e Tessa e Jem è un ostacolo”. Solo che io volevo anche rendere chiaro che Jem e Tessa si amano e si desiderano, e non volevo concludere il triangolo nella maniera tradizionale; non volevo che i lettori ci trovassero niente di tradizionale. Quindi Jem e Tessa hanno un bel po’ di scene bollenti, abbastanza da spingere uno dei miei editori a leggere la scena della camera da letto di Jem e Tessa, ne Il Principe, e dirmi: “Abbassa i toni!” (E io ho risposto: “Non posso!”)

Dirò una cosa, cioè che, così come penso che ci siano diversi tipi d’amore romantico, credo pure che persone diverse possano essere quelle giuste per te in momenti differenti della tua vita. Molte persone che si risposano una seconda volta sposano una persona totalmente diversa dalla prima, e penso sia quella giusta per loro in quel momento della loro vita, perché in molti modi, vivendo, diventiamo persone diverse da quelle che eravamo.

Questo era parte del lieto fine che stavo scrivendo: penso che entrambi i ragazzi fossero giusti per e giusti con Tessa, ma che la Tessa più giovane stesse meglio con il selvaggio e imprevedibile e spontaneo Will – che condivide con lei i suoi sogni e l’amore per la letteratura –, e che la Tessa più grande sia più adatta all’introspettivo, riflessivo e grazioso Jem, che è sempre stato lungimirante, ed è una delle poche persone al mondo capace di capire il peso dell’immortalità di Tessa e come lei abbia imparato ad accettarlo con grazia, perché anche lui ha dovuto fare lo stesso.

Quindi sento che Tessa ha amato sia Jem che Will, entrambi in maniera romantica, e non ritengo nessuno dei due amori migliore dell’altro. Volevo dire: entrambi questi tipi di amore sono bellissimi. »

Traduzione: “About Isabelle’s eye color”

Qualche tempo fa, prima dell’uscita americana di Città del Fuoco Celeste, il nostro fandom è stato scosso da una teoria parecchio interessante: il padre di Isabelle potrebbe essere Valentine?

Per chi se la fosse persa, la teoria giocava molto sul colore degli occhi di Isabelle – e su fatto che i suoi genitori, Maryse e Robert, hanno entrambi gli occhi blu. E come possono due persone dagli occhi blu avere una figlia dagli occhi scuri?

 

Inizialmente Cassie aveva preferito evitare la questione, limitandosi a risposte come: “Chi lo sa?”. Adesso che il libro in America è edito, però, la Clare ha deciso di scrivere un post più completo dell’argomento.

 

Come Cassie, neanche noi pensiamo che vada considerato spoiler: informazioni su CoHF non ce ne sono, e la risposta era abbastanza scontata. XD Così, anziché aspettare l’8 luglio, abbiamo deciso di caricare già ora la traduzione. ^^

 

 

PS: prima di lasciarvi alla traduzione, ecco come ha taggato Cassie il post su Tumblr: “La biologia del liceo fa schifo”, “Il colore degli occhi di Isabelle”, “Isabelle Lightwood”, “The Mortal Instruments”, “City of Heavenly Fire”, “Non sono una biologa e mi scuso per gli eventuali errori”.
Erano tag troppo carini per non riportarveli. XD

 

 

 

 

 

 

« “Ciao, Cassie. Prima di tutto, volevo dirti che ammiro tantissimo il tuo modo di scrivere. CoHF è fantastico, ma ho una domanda a riguardo. È una questione che è stata portata alla mia attenzione da un video di polandbananasbooks [NdT: Christine Riccio, una Booktuber americana], ma non è stata mai affrontata in Città del Fuoco Celeste. Perché Izzy è l’unica figlia Lightwood ad avere gli occhi scuri, quando Maryse e Robert hanno entrambi gli occhi blu? Perché sembriamo conoscere il colore degli occhi di praticamente ogni personaggio tranne Max? È solo una coincidenza, o l’argomento verrà affrontato in un’altra serie? Grazie per aver condiviso con noi il Mondo delle Ombre. :)

Ciao! Non metterò la risposta sotto spoiler, perché, onestamente, non è davvero uno spoiler; non più di quanto non lo sia: “Città del Fuoco Celeste non contiene squali!”.

Una delle cose che i lettori/spettatori fanno, aspettando le nuove uscite di un libro/film/telefilm, è teorizzare. È uno dei modi per restare coinvolti. I commenti dei personaggi vengono analizzati, e così le loro apparizioni e le loro interazioni. Polandbananasbooks è una delle blogger che fanno video sui libri che preferisco, in realtà, perché è così coinvolta dai libri che legge, e così positiva riguardo la lettura. Gli scrittori amano vedere i lettori che teorizzano tra un libro e l’altro, perché quando non accade cominciamo a preoccuparci di non aver dato ai lettori un mondo abbastanza grande, dettagliato e complicato su cui meditare.

Detto ciò, non possiamo sempre predire quali teorie nasceranno. Alcune sono davvero grandiose, e basate su analisi del testo, proprio come quella di Christine – ricordo che il fandom di Harry Potter, prima dell’uscita de I Doni della Morte, fu letteralmente preso d’assalto da una teoria secondo cui Ron è un Silente che ha viaggiato nel tempo. Lasciatemi dire che era una teoria davvero convincente.

 

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Si conquistò un seguito così vasto che alla fine J.K. Rowling ne parlò, smontandola, in un’intervista (tipo quello che farò io qui); ma è una questione che non ha mai affrontato nei libri, probabilmente perché non le è mai capitato. Non puoi rispondere a un interrogativo che non hai mai davvero posto.

Non avevo mai pensato che qualcuno avrebbe potuto dubitare che Isabelle fosse una Lightwood – e non avevo mai pensato che qualcuno avrebbe trovato una sospetta mancanza di descrizione degli occhi di Max, soprattutto perché una descrizione c’è. Città di Cenere, a pagina 326 della mia edizione:

 

Alec abbassò lo sguardo e vide due occhi grigi che lo fissavano da dietro un paio di lenti. “Max,” disse. “Andiamo, fratellino, fammi entrare.”

 

Gli occhi di Max sono grigi. Quelli di Alec, blu. Quelli dei loro genitori sono blu. Gli occhi di Isabelle sono neri. Il problema, qui, è il metodo che usano i licei americani per insegnare la biologia. Ci tocca disegnare questi stupidi quadrati di Punnett, che ci dicono che gli occhi marroni sono dominanti, quelli blu sono recessivi, e due persone con gli occhi blu possono avere solo figli con gli occhi blu.

 

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Il problema è che questa frase è generalmente vera, non vera in ogni caso. Il quadrato di Punnett è vecchio di più di cento anni. Abbiamo imparato molte più cose sulla genetica, da allora. (Notoriamente, nel 1908 chiesero a Punnett, durante una conferenza, perché i fenotipi recessivi ancora persistessero – se gli occhi marroni sono dominanti, allora perché tutto il mondo non ha gli occhi marroni? –, e lui non seppe rispondere.)

Come si è visto, non è solo una questione di B (marrone, dominante) e b (blu, recessivo). B, in verità, è due generi. Hanno bisogno l’uno dell’altro per funzionare. Se uno dei due geni si rompesse (i geni difettosi sono enormemente comuni, e la maggior parte delle persone ne ha circa 100), allora ci ritroveremmo con un portatore del gene dominante degli occhi castani che ha gli occhi azzurri.

Perché Isabelle ha gli occhi marroni? Perché la mia migliore amica è la figlia di due persone con gli occhi blu che hanno un figlio con gli occhi blu e una figlia con gli occhi castani. Ecco tutto. Non c’è in gioco nessuna ragione più grande. E, sinceramente, non avevo mai pensato che qualcuno avrebbe mai preso in considerazione un’idea simile, perché sono cresciuta avendo intorno la figlia dagli occhi scuri di una coppia dagli occhi azzurri, e pensavo che fosse così anche per gli altri (probabilmente è così, ed è solo che non ci avete pensato!).

(Quanto a Max, gli occhi grigi sono una variante del blu.)

Se speravate fortemente che Isabelle si rivelasse la figlia di Valentine, sono dispiaciuta se vi ho delusi. L’idea non mi è mai passata per la mente. Isabelle è talmente una Lightwood – e l’avrei odiato, se la collana di Cecily e l’anello dei Lightwood e la sua frusta non fossero stati più un suo diritto di nascita.

Riesco a capire perché alcune persone trovassero irresistibilmente divertente l’idea che Isabelle potesse essere la figlia di Valentine – ma questa è già la storia di Clary, e il personaggio con un arco narrativo che ruota intorno ai dubbi sulla sua eredità è Jace. L’arco di Isabelle era capire che i suoi veri genitori, che sono sempre stati i suoi genitori, avevano dei difetti, e venire a patti con quei difetti, prima da sola e poi col supporto degli altri. Di certo avere delle trame parallele può essere molto divertente, e riesco a immaginare una storia divertente su Isabelle che è la figlia di Valentine, ma visto che non era la storia che stavo raccontando, non ci ho mai pensato.

In ogni caso, mi piace che i miei lettori siano così coinvolti ed eccitati da sviluppare delle teorie – specialmente una come questa, che dà un sacco d’azione e angoscia a un importante personaggio femminile. Evviva l’importanza dei sentimenti e dell’interiorità delle donne! E grazie per essere così coinvolti.

Come persone dagli occhi blu possono avere un figlio dagli occhi marroni. (thetech.com)

I genitori dagli occhi blu possono avere figli dagli occhi marroni. (USA Today) »

Traduzione: un estratto dell’intervista di Jamie Campbell Bower al Daily Mail!

Il Daily Mail ha avuto la possibilità di intervistare il nostro Jace cinematografico, Jamie Campbell Bower (qui l’articolo – completo – in lingua originale).

Dal momento che il segmento dedicato a Città di Cenere (e City of Heavenly Fire!) è molto breve, abbiamo deciso di tradurvi solo questa parte dell’intervista. :)

 

Nessuna novità sul fronte City of Ashes, ma siamo felici di sapere che Jamie muore dalla voglia di vestire ancora i panni di Jace!

 

 

 

« La serie fantasy, in cui recitano anche Lily Collins e Kevin Zegers, è basata sulla serie di libri – con lo stesso nome – di Cassandra Clare, che Jamie ha vigorosamente divorato.
“Ho letto tutti i libri, e anche l’ultimo uscito, Città del Fuoco Celeste,” dice Campbell Bower. “Se mi chiedessero di fare il prossimo, sarei fottutamente felice.”
Lo scorso ottobre, Variety ha rivelato che la Constantin Film progettava di cominciare la produzione del seguito quest’anno, ma con l’attore ancora incerto circa il suo ritorno nel ruolo di Jace, un guerriero che combatte i demoni di New York, sembra che Città di Cenere potrebbe essere ancora distante. »

Traduzione: “Herondale”

Tra un post su Città del Fuoco Celeste e l’altro (che arriveranno tradotti qui sul sito dopo l’8 luglio), Cassie ha trovato il tempo di rispondere a una piccola domanda su Stephen Herondale. :)

 

A chi non ha letto tutte le Cronache di Magnus Bane segnaliamo SPOILER DALLA NONA BANE CHRONICLE. :)

 

Buona lettura!

 

 

 

 

« “Ciao, Cassie. Ho una domanda su Stephen Herondale. In L’ultima sfida dell’Istituto di New York… hai descritto un uomo pieno di odio e ignoranza. Sappiamo tutti che Valentine era una persona molto carismatica e persuasiva, ma per me è davvero difficile capire come un discendente di Will Herondale e Tessa Gray potesse essere così di mentalità ristretta e crudele verso i Nascosti. Quando Tessa incontra Jocelyn per la prima volta, le dice che se Stephen l’avesse incontrata, l’avrebbe uccisa, ed è qualcosa che trovo difficile concepire. Alcune famiglie Shadowhunter hanno avuto problemi coi Nascosti, durante le varie generazioni, ma per gli Herondale dovrebbe essere diverso, considerata la forte influenza di Will e Tessa. Apprezzerei se tu potessi fare un po’ di luce su questa questione: so che Stephen alla fine ha capito i suoi errori e scritto quella lettera a Jace, ma a me pare un gesto troppo piccolo e arrivato troppo tardi, e questo mi infastidisce seriamente. Grazie.

Stephen era un coglione e un bigotto; non è qualcosa che possiamo aggirare, anche se, nel corso della sua vita, ha avuto dei ripensamenti.
Nessuna famiglia è completamente buona o completamente cattiva. Neanche gli Herondale. Neanche i ragazzi fighi Herondale. Edmund è descritto come un personaggio con enormi difetti caratteriali, e che si è giocato d’azzardo tutti i soldi della famiglia. Will e Tessa sono molte generazioni prima di Stephen, e nessuno di loro l’ha conosciuto, e lui non conosceva loro – e in questo modo è difficile che loro due possano averlo influenzato. In verità, da bambino Stephen non sapeva neppure di avere del sangue da Nascosto, dal momento che per allora l’intera faccenda era stata insabbiata.
Sarebbe facile idealizzare gli Herondale, ma, dopotutto, anche loro sono semplicemente persone. Ci saranno storie sul Circolo, in futuro; non posso ancora parlarne, ma scopriremo di più sulle influenze che hanno plasmato Stephen. (E, in effetti, incontreremo un Herondale diverso, e forse anche peggiore.) »

Traduzione: nuovo snippet da The Dark Artifices!

Buonasera, Shadowhunters! ;) Pronti a un nuovo snippet (senza spoiler di CoHF!) su TDA?
I protagonisti sono sempre Emma e Julian – e anche questa volta ci fanno trattenere il fiato (e venir voglia di piangere. O forse straziano il cuore solo a me e alle altre admin? XD).

 

Speriamo vi piaccia! <3

 

 

 

 

« Emma deglutì. Stava ripensando a Julian, due anni prima, in piedi nel mezzo dei cerchi di fuoco sovrapposti dove si eseguiva il rituale dei parabatai. Al suo sguardo mentre entravano entrambi nel cerchio centrale e il fuoco divampava intorno a loro, e lui si sbottonava la camicia per permetterle di toccargli la pelle con lo stilo e disegnare la runa che li avrebbe legati per il resto delle loro vite. Emma sapeva che se si fosse allungata, adesso, avrebbe potuto toccarla, toccare la runa intagliata nella spalla di Julian, la runa che proprio lei aveva messo lì… »

Traduzione: “On writing and handwriting”

Come sapete, a volte ci capita di tradurre post di Cassie che, pur non parlando specificamente del contenuto dei libri, riteniamo interessanti e degni della vostra attenzione.

In questo caso, l’argomento è… la sua grafia.

 

Capita di frequente che le persone si lamentino dell’autografo di Cassie, perché “brutto”, “troppo semplice”, “Saprei farlo persino io!”. Per chi non l’avesse mai vista, la firma della Clare è quella nella foto di seguito (la mia copia autografata di CoHF):

 

CoHFautografato

 

Nel caso doveste essere una delle persone che se ne lamenta, o foste solo interessati a un post di Cassie sull’argomento, leggete. Non vi ruberà molto tempo, ma siamo sicure che non guarderete mai più l’autografo di uno scrittore nello stesso modo. :)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

« “Cassandra, da lettrice che ti supporta sin dall’inizio. Ho acquistato onestamente i tuoi libri, e mi sono piaciuti tutti. Qualche mese fa, ho preordinato una copia autografata di Città del Fuoco Celeste, ed ero assolutamente entusiasta; non vedevo l’ora di riceverla. Così, quando finalmente mi è arrivata, ho aperto la confezione e che ho visto? Quella è una firma? Perché, onestamente, sono sicura di aver scarabocchiato qualcosa di praticamente identico da bambina. Non. È. Un. Libro. Autografato. Non posso credere di aver seriamente pagato un EXTRA perché tu scarabocchiassi con noncuranza una LINEA sulla pagina e la stampassi. È un insulto enorme verso i tuoi lettori. Se sei troppo impegnata per autografare un libro come si deve, o ne firmi di meno o NON LO FAI AFFATTO. Perché una cosa simile è da maleducati, e lo sai. Sono giunta alla conclusione che non supporterò un autore che tratta con così poco rispetto i suoi lettori. Sono stati loro a portarti lì dove sei, Cassandra, e dovresti essere maledettamente grata a ognuno di loro. Forse dovresti mostrare meglio la tua gratitudine.

Lavoro duramente sui miei libri, e spero che chi ne acquisterà uno penserà che sia valso la spesa. Sono seriamente grata a ognuno dei miei lettori, e voglio davvero trattarli bene. Sono felice di sapere che ti sono piaciuti tutti i libri che su cui ho lavorato così duramente durante gli scorsi sette anni. Spero ti abbiano dato ore d’intrattenimento.

Quanto alla mia firma, ho sempre scritto con degli sgorbi. A dire il vero, gli scrittori sono famosi per avere firme veloci e incasinate, perché quanto ti tocca fare centinaia di autografi di seguito, sviluppi una firma veloce da fare. Non è mancanza di gratitudine. È sopravvivenza. “Firmare di meno” non è solo ingiusto verso i lettori; non farei comunque un autografo migliore. Quella firma è la mia firma.

Gli autografi di Jodi Picoult e Rick Riordan hanno quest’aspetto.

 

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Se una firma bellissima è una tua priorità, allora probabilmente ti stai perdendo un sacco di scrittori che penso siano fantastici. Elizabeth Gilbert, per esempio.

 

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Suzanne Collins, è ben noto, usa un timbro per autografare i suoi libri anziché firmarli perché la mano con cui scrive è stata gravemente colpita: http://huffingtonpost.com/2010/08/28/suzanne-collins_n_695881.html Forse pensi che anche Suzanne Collins sia un’ingrata e non meriti i suoi lettori: non posso dire di vederla nello stesso modo. So esattamente che tipo di agonia deve aver sopportato Suzanne Collins, perché l’ho sperimentata anch’io. Le ho spesso invidiato i timbri, ma ho cercato di andare avanti e continuare a firmare perché ho pensato che i miei lettori avrebbero preferito l’autografo fatto a mano. Non perché non provassi dolore.

Non ricevo un centesimo di denaro extra perché ho autografato i libri: lo faccio semplicemente perché amo i miei lettori, e volevo dare a quanti di loro amano i libri autografati ma non hanno l’opportunità di essere presente alle mie signing la possibilità di ottenerne uno.

Posso parlare di queste signing? Amo incontrare i miei fan – ma ho avuto la mano viola e due volte più gonfia del normale, i lati delle dita sanguinanti, con persone che applicavano ghiaccio alla spalla e al polso, e anche persone che non mi hanno chiesto di autografare solo i romanzi, ma anche pezzi di carta e scarpe; nel senso che mi guardavano e letteralmente non facevano caso al sangue. Apprezzo davvero che vengano a vedermi. Amo incontrarli. Ma questo non significa che non ci voglia un enorme sforzo fisico. Dici: “NON FARLO AFFATTO!”, e, credimi, sarebbe molto più semplice per me non farlo affatto… ma ho sempre pensato, ogni volta che mi è capitato di non poter fare qualcosa perché altrimenti la mia salute sarebbe crollata, di star deludendo le persone. Non voglio mai deludere nessuno.

(Non mi era mai passato per la mente che qualcuno si sarebbe detto deluso da me perché non ho una calligrafia sufficientemente eccellente. Mi hai aperto gli occhi.)

Avere successo come artista creativo è un colpo di fortuna incredibile, ma è pure il genere di cosa per cui ti devi impegnare davvero molto non solo per raggiungerlo, ma anche per mantenerlo. Dal momento che il film di Città di Ossa e il fargli pubblicità hanno richiesto un sacco di tempo, ho dovuto scrivere Città del Fuoco Celeste sul set, di notte, negli aeroporti, nelle camere d’albergo. Non ho dormito. Non ho visto la mia famiglia. Prova a immaginare di scrivere un libro da 733 pagine che conclude una lunga serie di sei libri con una scadenza incredibilmente stretta. Immagina di essere assolutamente determinata a scrivere il miglior libro che tu possa produrre – perché è questo, in verità, che devi ai tuoi lettori, se sei uno scrittore; non una buona grafia, ma una buona scrittura. Immagina che la tua scadenza sia così stretta che il tuo revisore ti molla a metà perché non hanno abbastanza tempo per terminare la revisione e sta venendo loro una crisi di nervi, cosa che non scoprirai fino a quanto non ti verrà restituito il manoscritto di mille pagine; immagina di dover assumere tu un altro revisore, con i tuoi soldi, perché non vuoi che i tuoi lettori si becchino un libro non editato (sebbene questo sia il genere di cose che coi libri succede di continuo, quando si hanno scadenze strette). Immagina di non dormire per settimane, finché non ti viene la polmonite e finisci in ospedale e ne esci contro il parere medico perché non vuoi che la pubblicazione del libro venga ritardata e i tuoi fan ne restino delusi. Queste sono tutte cose che ho fatto mentre lavoravo a Città del Fuoco Celeste (e firmavo allo stesso tempo migliaia di pagine – 20000 in totale) per persone come te.

Beh, John Green ha firmato 100000 copie, dirai tu! Certo che l’ha fatto – durante un periodo lungo mesi, non in meno di una settimana, ed ecco a te alcuni video delle sue signing, in cui si riferisce alla sua firma come a una “J Scarabocchio”, e parla pure di come lui, sebbene sia felice di autografare i libri, è sopraffatto dal numero di romanzi che si trova davanti – le docce e il sonno che gli tocca saltare per riuscire a firmare tutto; e, ripeto, non per firmare tutto con una chiarezza bellissima e perfetta, ma semplicemente per firmare – e il terapista occupazionale che richiede. (Io non ho un terapista occupazionale.)

http://www.youtube.com/watch?v=_f9Rkdg7BR8
http://www.youtube.com/watch?v=KQnU8mV3oeE

La firma di John, che penso che troverai a sua volta non soddisfacente:

 

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Ci sono milioni di lettori, e una sola me. Sono così felice di dirlo, così grata per il mio successo, ma questo non significa che io non sia sottoposta a una pressione tremenda – che non ci siano più libri di quanti io possa effettivamente firmare, più persone di quante io possa effettivamente incontrare. Faccio assolutamente del mio meglio, perché sono tanto grata, ma non so in che modo trasformarmi in un robot incapace di sentire il dolore, che non si ammala, e con una scrittura completamente diversa dalla mia grafia naturale. Gli scrittori sono persone – i creatori sono persone, il che, ho notato, spesso viene dimenticato. Persone che a volte hanno grafie disordinate. Persone che sanguinano, anche se tu non puoi vedere il sangue, o non lo vedrai.

Mi spiace se la mia firma non è all’altezza dei tuoi standard. »

Traduzione: snippet da The Dark Artifices!

Prima di tutto – perdonate se lo snippet arriva con qualche ora di ritardo dalla sua pubblicazione, Shadowhunters, ma sono ancora senza pc. XD Detto ciò: l’estratto è PRIVO DI SPOILER di Città di Fuoco Celeste, quindi leggete pure! ;)

(Aperta e chiusa parentesi: nel testo i nomi di “lui” e “lei” non sono esplicitati. Tuttavia, Cassie ha taggato il post con Julian BlackthornEmma Carstairs – è quindi lecito pensare che si tratti di loro due. Abbiamo di conseguenza inserito, nella nostra resa in italiano, i nomi, per rendere il testo più scorrevole. ^^)

 

 

 

 

 

 

Molte persone mi hanno domandato degli snippet di The Dark Artifices. Ne pubblicherò alcuni, mescolati a estratti di Magisterium. Ricordate soltanto che le bozze cambiano sempre, e non posso promettervi che questi snippet saranno presenti nel libro! Anche se normalmente è così.

 

 

 

“Sì,” disse Julian, socchiudendo le ciglia mentre seguiva con gli occhi il movimento delle dita di Emma. “Starti lontano mi fa male. È come avere un uncino incassato tra le costole, e c’è qualcosa che lo tira dall’altra parte. Come se fossi legato a te, non importa quanta distanza ci sia tra noi.”

Extra tradotto: La Storia di Jocelyn

Dopo mesi e mesi che rimandavo la fine di questa traduzione, finalmente possiamo presentarvi tradotto uno degli extra più lunghi rilasciati da Cassie, Jocelyn’s Story.

Come leggerete nella nota introduttiva di Cassie, originariamente questo extra era stato scritto per essere inserito in Città di Vetro – salvo poi eliminarlo perché troppo lungo e descrittivo.

Abbiamo pensato che leggere questa “prima bozza” degli avvenimenti vi avrebbe fatto piacere. :) Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate!

(Tra parentesi: l’extra è davvero lungo, quindi vi chiediamo la solita cortesia di non ripostarlo sulle vostre pagine/siti web. Se siete interessati a condividerlo con i vostri lettori, pensiamo sarà sufficiente pubblicare il link e, eventualmente, un breve estratto dall’extra. Ma non tutto, per favore.)

« Questa è la storia di Jocelyn da giovane, così come la racconta a Clary, quindi ricorda – il “tu” in questo racconto è Clary, che sta ascoltando.
Tutto ciò era originariamente stato scritto per Città di Vetro, ma era una storia troppo lunga, spiegava troppo, ed è stato necessario accorciarla e alterarla. Sebbene sia divertente credere che è così che le cose sono andate secondo Jocelyn, l’estratto di seguito va considerato “non-canon” o “universo alternativo”, quindi non sorprendetevi se i futuri libri sugli Shadowhunters dovessero contraddire questa versione, o se è questo racconto stesso a essere in conflitto con affermazioni di Città di Vetro. »

Ho incontrato tuo padre a scuola; avevo più o meno la stessa età che avevi tu quando hai conosciuto Simon. È il genere di amico che dovrebbero avere tutti. Nel mio caso, però, non era tuo padre quell’amico – ma Luke. Stavamo sempre insieme. In effetti, all’inizio io Valentine lo odiavo, perché mi aveva portato via Luke.
Valentine era lo studente più popolare, a scuola. Era tutto ciò che potevi aspettarti da un leader naturale – bellissimo, brillante, con quel genere di carisma che spingeva gli studenti più giovani a supportarlo. Era abbastanza gentile, ma in lui ho sempre scorto qualcosa che mi spaventava – brillava, ma di uno scintillio freddo, come quello di un diamante. E, proprio come un diamante, aveva estremità affilate, taglienti.
Quando aveva diciassette anni suo padre fu ucciso durante un’incursione contro un branco di licantropi. Non era stata un’incursione normale – il branco non aveva fatto niente per rompere la Legge, ma questo l’avrei scoperto solo anni dopo. Nessuno ne era a conoscenza. Tutto ciò che sapevamo era che Valentine era tornato a scuola completamente cambiato. Le sue estremità affilate erano diventate visibili per tutto il tempo, così come il pericolo in lui. E cominciò a reclutare.
Attirava gli altri studenti verso di sé come una falena è attratta dalla luce – e, come le falene, il desiderio che provavano per lui sarebbe stato alla fine la loro rovina. Condusse Hodge al suo fianco, e Maryse e Robert Lightwood – i Penhallow, i Wayland. Gli si avvicinavano, si raggruppavano intorno a lui e facevano qualsiasi cosa chiedesse loro. Aveva cercato di approcciare anche me parecchie volte, ma ero rimasta distante, a guardarlo con sospetto. E poi andò da Luke…
So che Luke si è spesso chiesto perché Valentine l’aveva voluto nel suo Circolo. A quel tempo non era granché, come guerriero; non un combattente nato. Non gliel’ho mai detto, ma a volte penso che Valentine l’abbia visto come un mezzo per raggiungere uno scopo. Come un mezzo per raggiungere me…
Valentine è sempre stato il genere di persona che sa ciò che vuole. E voleva me. Non ho mai saputo la ragione. Mi è stato chiaro fin dalla prima volta che l’ho scoperto a guardarmi attraverso il campo d’allenamento. Il suo sguardo – non era sognante o pieno di bramosia, ma calcolatore e sicuro di sé. Il suo freddo desiderio mi aveva messo i brividi. Ma quando trascinò Luke dalla sua parte, e Luke mi parlò con così tanto entusiasmo della sua intelligenza e gentilezza, capii che non potevo più restare da parte. Dovevo unirmi al Circolo, vedere cos’aveva attirato così tanto il mio amico.
Per certi versi, Valentine – tuo padre – era esattamente come Luke l’aveva descritto. Il Circolo si incontrava di notte, spesso nel campo d’allenamento deserto o nella foresta, sotto gli alberi, e durante le riunioni Valentine parlava degli argomenti a lui cari: i demoni, i Nascosti, e ciò che lui definiva “la perversione delle leggi del Conclave”. Per quel che lo riguardava, l’Angelo non aveva mai voluto che vivessimo in pace con i Nascosti, ma anzi desiderava che li eliminassimo dalla faccia della Terra insieme ai demoni. Gli Accordi erano una farsa; non eravamo mai stati destinati a vivere in armonia coi “mezzi uomini”.
Le sue parole erano di fuoco, mentre il suo contegno era – gentile. Aveva un modo tutto suo di farti sentire come se fossi l’unica persona al mondo di cui gli importava, l’unica di cui rispettava per davvero l’opinione. Le sue convinzioni erano assolute, e così anche la sua dedizione al Circolo. All’inizio pensavo fosse crudele fanatismo, ma col tempo le sue convinzioni mi hanno affascinata. Sembrava pieno di passione. Riuscivo a vedere ciò che anche Luke vedeva in lui. E in breve mi sono ritrovata mezza innamorata di lui.
Ma valeva lo stesso per tutte le ragazze del Circolo, e probabilmente anche per alcuni dei ragazzi. Non puoi appartenere a una cosa simile – un culto della personalità – senza essere almeno un po’ innamorato del tuo leader. Valentine cominciò a chiedermi di restare dopo gli incontri, solo per parlare. Disse che apprezzava la mia mente pratica e la mia intelligenza distaccata. Sapevo che le altre ragazze erano gelose. Sono certa che pensassero – beh, puoi immaginare cosa pensavano. Ma tra me e Valentine non successe mai niente. Voleva davvero parlare e basta – del futuro, della Legge, del Circolo e della direzione in cui si stava muovendo. Alla fine, quella ad arrendersi e baciarlo per prima sono stata io.
“Lo sapevo,” è stata la prima cosa che mi ha detto subito dopo, e poi, “Ti ho sempre amata, Jocelyn.” E, sai, era serio. Rimanemmo tutta la notte fuori nella foresta, a parlare. Mi raccontò di come pensava che avremmo condotto il Circolo insieme, per sempre. Di come non avrebbe potuto farlo senza di me. Disse, “Ho sempre saputo che avresti cominciato ad amarmi a tua volta, non ne dubitavo.”
Non avevo idea del perché avesse scelto me. Non mi sembrava di avere niente di speciale. Ma Valentine rese chiare le sue intenzioni: da quel momento in poi, noi due restammo insieme, e non  guardò mai più una donna, non in quel modo, né allora né durante gli anni del nostro matrimonio. Le altre ragazze smisero di parlarmi, ma a me sembrava solo un piccolo prezzo da pagare. Luke – Luke era felice per me. La cosa mi aveva sorpresa un po’, mi ero chiesta – ma lui era felice. Era evidente.
Valentine era così devoto che mi ci volle molto, molto tempo per notare i cambiamenti in lui. Era come se la morte di suo padre gli avesse raschiato via alcuni morbidi strati di umanità, e per questo era diventato crudele in maniera strana, peculiare – ma solo a sprazzi, attimi così veloci che potevo mentire a me stessa e convincermi che niente fosse mai accaduto.
C’era una ragazza, nella nostra classe, che voleva unirsi al Circolo. Suo fratello maggiore era stato morso da un vampiro, e quindi diventato uno di loro: avrebbe dovuto uccidersi, o lasciare che fosse la sua famiglia a farlo, ma non aveva voluto e girava voce che fosse ancora in contatto coi suoi familiari. Valentine le diede uno spuntone appuntito di metallo e le disse di andare da suo fratello, pugnalarlo e poi tornare da lui con le sue ceneri; solo così le avrebbe permesso di entrare nel Circolo. La ragazza corse via in lacrime. Più tardi lo affrontai, gli dissi che non poteva comportarsi in maniera così crudele, o non sarebbe stato meglio dei Nascosti. “Ma è un mostro,” mi rispose. Gli dissi che il fratello di lei poteva pure essere un mostro, ma lei no. Era una Nephilim, e non c’erano scuse per torturarla. Credevo di essere così di larghe vedute, così tollerante – ripensarci adesso mi fa rivoltare lo stomaco.
Pensavo si sarebbe arrabbiato, visto che l’avevo rimproverato, ma non fu così. Si calmò. “A volte ho paura di perdermi in tutta questa faccenda, Jocelyn,” mi disse. “È per questo che ho bisogno di te. Tu mi tieni umano.” Era la verità. Potevo sempre allontanarlo dai suoi piani più estremi, deviare la sua rabbia, calmarlo. Nessun’altro ci riusciva. Sapevo di avere questo potere su di lui, e mi faceva sentire importante, indispensabile. Credo di aver scambiato quel sentimento per amore…
Dopo aver finito la scuola, ci sposammo nella Sala degli Accordi, con tutti i nostri amici presenti. Anche allora sentivo uno strano presentimento. Durante la cerimonia alzai lo sguardo e vidi, attraverso il tetto di vetro, uno stormo di uccelli volare in alto. Realizzai che la mia vita non sarebbe più stata la stessa. A quel punto tentai di incontrare lo sguardo di Luke – stava accanto a sua sorella, nella prima fila dedicata agli ospiti, ma, anche se Amatis sorrideva nella mia direzione, Luke non mi guardò mai…
Andammo a vivere in un maniero nella campagna fuori Alicante che apparteneva ai miei genitori, anche se loro, da quando avevano cominciato a invecchiare, si erano trasferiti in una casa sul canale all’interno della città. Valentine stesso era cresciuto in un’abitazione proprio ai confini della foresta Brocelind; sosteneva però che il suo maniero fosse caduto in rovina in seguito alla morte dei suoi genitori, e io ero abbastanza felice di vivere nella casa patronale. Abitavamo solo a un quarto di miglio dalla casa di alcuni nostri amici, i Wayland – il che era conveniente, per Valentine, visto che Michael Wayland era tra i più entusiasti membri del Circolo, e andare a trovare la sua famiglia faceva in modo che non restassimo troppo insieme per tutto il tempo.
Dicono che gli uomini dopo il matrimonio cambino. Se Valentine fosse effettivamente cambiato, o se fossi stata semplicemente io a cominciare a vedere con più chiarezza la sua vera natura, non saprei. Divenne sempre più ossessionato dalla sua causa, e sempre più feroce nelle sue esecuzioni. Continuò a mentire, affermando di non aver mai ucciso un Nascosto che non avesse rotto gli Accordi, ma sapevo che non era vero. Una notte condusse il Circolo a sterminare una famiglia di licantropi nella loro stessa casa, sostenendo che avevano ucciso dei bambini umani e poi bruciato i loro corpi, e infatti nel camino trovammo delle ossa carbonizzate. Più tardi lo sentii dire a Hodge, ridacchiando, che è abbastanza facile ottenere delle ossa umane nella Città di Ossa, se si ha voglia di cercarle.
Cominciò a sparire dal nostro letto a tarda notte, facendo del suo meglio per non svegliarmi; tornava poi all’alba, ricoperto dal fetore del sangue e di cose anche peggiori. Trovai degli abiti insanguinati nel bucato, strane ferite e tagli sulle sue mani e sulle braccia. Di notte venivo svegliata da pianti e urla che sembravano provenire dall’interno delle mura di casa nostra.
Lo affrontai, chiedendogli di dirmi cosa faceva per davvero tutte le notti. Ma lui si limitò a ridere. “Ti stai solo immaginando le cose, Jocelyn,” disse. “Probabilmente è per via del bambino.”
Lo fissai. “Del bambino? Che bambino?”
Ma aveva ragione, ovviamente. Ero incinta. L’aveva saputo persino prima che lo capissi io. Tentai di reprimere le mie paure, dicendomi che stava solo cercando di proteggermi. Gli incontri del Circolo non erano il posto adatto per una donna incinta, mi diceva, e così io restavo a casa. Ero così sola – supplicai più volte Luke di venire a trovarmi, ma aveva tempo solo di rado. Il Circolo e i suoi rapporti lo tenevano impegnato. Ma come potevo lamentarmi? Valentine era un marito straordinariamente attento, non lasciava mai che alzassi un dito, mi portava bevande rafforzanti che aveva mescolato lui stesso, e un tè forte e dolce, ogni notte, che mi faceva addormentare. E se a volte mi svegliavo con strane ferite o lividi, beh, Valentine mi rispondeva che doveva essere perché avevo camminato nel sonno – un disturbo comune tra le donne in gravidanza, mi assicurava.
E poi una notte fui svegliata da un tremendo battere contro la porta. Corsi al piano di sotto e trovai Valentine in piedi sui gradini, tenendo – stava tenendo Luke, lo portava come un bambino, ed entrambi erano ricoperti di sangue. Valentine barcollava per la stanchezza. “Un attacco di licantropi,” spiegò. “Potrebbe essere troppo tardi…”
Ma non volli sentir dire che poteva essere troppo tardi. Lo aiutai a trascinare Luke al piano di sopra, in una camera vuota, e inviai un messaggio a Ragnor Fell, lo stregone che i miei genitori assumevano spesso in caso di malattia. I morsi dei licantropi non rispondono alle rune di guarigione – c’è troppo potere demoniaco, in loro. Luke stava urlando e si agitava e inzuppava le coperte di sangue; io cercavo di assorbire con una spugna il sangue che stava perdendo dalla spalla, ma ne arrivava sempre più, e poi più ancora.
Valentine gli stava accanto, guardando verso il basso. “Forse avrei dovuto lasciarlo lì a morire,” disse con gli occhi neri che bruciavano, “forse sarebbe stato più pietoso di ciò che gli succederà.”
“Non dirlo,” intimai. “Non osare dire una cosa simile. Non tutti i morsi trasformano in licantropi.” E a quel punto arrivò Fell, e Valentine lasciò a metà il suo discorso sull’abbandonare Luke e si fece da parte mentre noi lo curavamo. Dormii nella camera di Luke, quella notte, e al mattino lui era sveglio, in salute e capace di sorridere.
Non che qualcuno di noi avrebbe sorriso granché, nelle successive tre settimane. Ti dicono che c’è solo una possibilità su due che il morso di un licantropo trasmetta la licantropia. Io penso piuttosto che le possibilità siano tre su quattro. Raramente ho visto qualcuno scampare al morbo, e per quanto abbia silenziosamente pregato in quelle orribili settimane, Luke non fu un’eccezione. Appena giunse la luna piena, Mutò.
Il mattino dopo lo trovammo davanti a casa nostra, coperto di sangue e con i vestiti a brandelli. Allungai le braccia verso di lui, ma Valentine mi fece scostare. “Jocelyn,” disse, “il bambino.” Come se Luke fosse stato sul punto di correre da me e strapparmi il bambino dalla pancia, o avesse avuto intenzione di farmi qualche genere di male. Era Luke, ma Valentine mi spinse via e trascinò Luke giù dai gradini, nel bosco.
Quando tornò, parecchio tempo più tardi, era solo. “Dov’è Lucian, dov’è?” chiesi.
“Gli ho dato un coltello e detto di fare ciò che deve. Se ha un qualche genere di onore, farà come gli ho suggerito.” Sapevo di cosa stava parlando. Aveva detto a Luke di uccidersi, e Luke quasi sicuramente gli avrebbe obbedito.
Penso di essere svenuta. Ricordo una terribile e fredda oscurità, e poi di essermi svegliata nel mio letto, con Valentine al mio fianco. Si stava ravvivando i capelli. “Adesso non portare il lutto per lui,” disse, “avremmo dovuto farlo settimane fa, quando è morto per davvero. Ciò che stava sui gradini d’ingresso di casa nostra, oggi, non era Lucian.”
Ma io non gli credei. Anche dietro tutta quella maschera di sangue, avevo scorto gli occhi di Luke mentre mi guardava, quella mattina. Avrei riconosciuto quello sguardo ovunque, e non apparteneva a un mostro. Seppi allora, con terribile certezza, che perdendo Luke avevo perso la cosa più  importante di tutta la mia vita.
Fui avvolta da una terribile tristezza. Se non fosse stato per il bene del bambino, non credo che durante gli orribili mesi successivi avrei mangiato o dormito. Potevo solo sperare che Luke non si fosse suicidato, ma avesse solo deciso di andarsene. Andai da Amatis augurandomi che mi avrebbe aiutata a cercarlo, ma aveva già i suoi problemi a tormentarla. Valentine aveva affidato a Stephen il posto da luogotenente di Luke – ma non riusciva a tollerare che fosse sposato con Amatis. Sosteneva che fosse per il modo in cui lei si era opposta al trattamento che aveva riservato al fratello, ma la mia teoria era che vedendola si risvegliassero in lui i sensi di colpa per Luke. In ogni caso, riuscì a convincere Stephen a divorziare e risposarsi con una giovane bellissima di nome Céline. Amatis era devastata, al punto da rifiutarsi di vedermi, incolpando me insieme a Valentine per la sua infelicità. E così persi un’altra amica.
Disperata, mi recai da Ragnor Fell e lo supplicai di cercare notizie di Luke tra i Nascosti. Rimase a lungo in silenzio, dopo la mia richiesta. Poi disse: “Alcuni mi guarderebbero davvero molto male, se ti aiutassi.”
“Ma conosci la mia famiglia da anni!” protestai. “Mi conosci sin da quando ero una ragazzina.”
“A quel tempo eri Jocelyn Fairchild. Adesso sei Jocelyn Morgenstern, la moglie di Valentine.” Pronunciò il nome di Valentine come se fosse veleno.
“Valentine stermina solo chi infrange gli Accordi,” risposi debolmente, pensando a quella famiglia di licantropi e alle ossa che Valentine aveva nascosto nel loro caminetto. Ma di certo poteva essersi trattato di un caso isolato, no?
“Non è vero,” disse Fell, “e fa anche peggio che uccidere. Se farò questo per te, se cercherò Lucian Graymark, allora voglio che tu faccia qualcosa in cambio per me. Dovrai seguire tuo marito, una notte, e vedere dove va.”
E così feci. Una notte finsi solo di bere il tè che mi aveva portato e di addormentarmi al suo fianco. Quando si alzò e lasciò la stanza, lo seguii. Lo vidi entrare in libreria e prendere un libro; quando lo tolse, la parete scivolò via e lasciò dietro di sé un buco oscuro…
Non ti ho mai raccontato la storia della moglie di Barbablù  quando eri una bambina, vero? Ne dubito; quel racconto ancora mi terrorizza. Il marito disse a sua moglie di non guardare mai nella stanza chiusa a chiave, ma lei guardò e trovò i resti di tutte le mogli che lui aveva ucciso prima di sposare lei, esposti come farfalle in una teca di vetro. Ero spaventata – ma avevo fatto una promessa a Fell. Dovevo scoprire ciò che stava facendo Valentine. Una notte attesi finché non lasciò la casa, e poi andai in libreria e tolsi il libro dal suo posto.
Utilizzai la mia stregaluce per guidarmi giù nell’oscurità. L’odore – oh, l’odore lì dentro, come sangue e morte e putrefazione. Aveva scavato in quelle che un tempo erano state le cantine del vino. Ora c’erano delle celle, con cose imprigionate al loro interno. Creature demoniache, legate con catene elettriche, che si contorcevano e agitavano e gorgogliavano, ma anche di più, molto più di così – corpi di Nascosti, in stati diversi della morte e del morire. C’erano licantropi, i cadaveri per metà sciolti dalla polvere d’argento. Vampiri che erano stati tenuti a testa in giù nell’acqua santa finché la loro pelle non si era staccata dalle ossa. Fate con la pelle trafitta dal gelido acciaio.
Anche adesso, non riesco a pensare a Valentine come a un torturatore. Non per davvero. Non è che si godesse il loro dolore. Sembrava star perseguendo un fine quasi scientifico. C’erano libri pieni di note accanto a ogni cella, registri meticolosi riguardo ogni esperimento, su quanto tempo ci avesse messo ogni creatura a morire. Dai suoi scarabocchi, sembrava quasi che avesse iniettato in quegli esseri sangue di demone – ma non poteva essere vero. Chi sano di mente farebbe mai qualcosa del genere?
C’era un vampiro la cui pelle era stata ripetutamente bruciata per scoprire se era possibile arrivare a un punto oltre il quale la povera creatura non avrebbe più potuto rigenerarsi. Di fronte alla pagina in cui aveva registrato quel particolare esperimento, Valentine aveva scritto una serie di note con un titolo che riconobbi. Jocelyn.
Il cuore cominciò a martellarmi nel petto. Con le dita che mi tremavano, voltai le pagine; le parole mi si impressero a fuoco nel cervello. Jocelyn ha di nuovo bevuto la miscela. In lei non ci sono cambiamenti visibili, ma, di nuovo, è il bambino a interessarmi… Con le dosi regolari di ichor demoniaca che le sto somministrando, il bambino potrebbe essere in grado di qualsiasi prodezza… La scorsa notte ho sentito il battito del cuore del bambino, più forte di qualsiasi altro battito umano; il suono sembrava quello di una campana possente, rintoccava l’inizio di una nuova generazione di Shadowhunters, il sangue degli angeli e dei demoni miscelato per produrre poteri oltre ogni possibile immaginazione… il potere dei Nascosti non sarà più il più grande su questa terra…
C’era più di così, molto di più. Artigliai le pagine, le dita che tremavano, la mente che scorreva i miei ricordi, ripensava alla mistura che Valentine mi aveva dato da bere ogni notte, i lividi sul mio corpo al mattino, le punture. Tremai tutta, così tanto che il libro mi cadde di mano e colpì il pavimento.
Il suono mi risvegliò dal mio stato di torpore. Corsi su per le scale, attraverso il varco in libreria, fino a tornare in camera. Freneticamente cominciai a raccogliere le mie cose, gettando solo ciò che avevo di più caro nella borsa. Avevo vagamente progettato di correre a casa dei miei genitori, capisci, e supplicarli di farmi restare con loro. Ma non riuscii ad arrivare fino a quel punto. Chiusi la borsa, mi voltai verso la porta – e lì c’era Valentine, che mi guardava in silenzio.
I miei nervi, già provati, si spezzarono come corde rotte. Gridai e lasciai cadere la borsa per terra, indietreggiando lontano da mio marito. Lui non si mosse, ma vidi i suoi occhi scintillare come quelli di un gatto nella luce dell’alba. “Che significa, Jocelyn?”
Non potevo mentire. “Ho scoperto la tua porta nella libreria,” dissi. “E visto ciò che c’è lì sotto. Il tuo teatro da macellaio.”
“Quelle cose lì sotto sono mostri…”
“E io che sono? Sono un mostro?” gli urlai. “Che mi hai fatto? Che hai fatto al nostro bambino?”
“Nulla che lo ferirà. Ti assicuro che è parecchio in salute.” Il volto di Valentine era un’immobile maschera bianca.
Perché non mi ero mai resa conto, prima di allora, di quanto potesse sembrare mostruoso? Eppure il suo tono non si alzò, non cambiò mai mentre mi parlava dei suoi esperimenti, del modo in cui aveva cercato di insegnare a se stesso come uccidere più efficacemente i Nascosti, come sterminarli in grossi numeri. Aveva addirittura tentato di iniettare loro del sangue demoniaco – ma, con sua somma sorpresa, non aveva ottenuto l’effetto desiderato. Anziché risultare fatale, li aveva solo resi più forti, veloci, e in grado di resistere ai danni che cercava di far loro. “Se ha quell’effetto sui mezzi uomini,” disse, col viso che gli splendeva, “pensa a ciò che potrebbe fare agli Shadowhunters.”
“Ma quelle creature sono già in parte demone – noi no! Come hai potuto pensare di fare degli esperimenti sul tuo stesso bambino?”
“Prima ho sperimentato su me stesso,” disse con calma, e mi raccontò di come si era iniettato sangue di demone nelle vene. “Mi ha reso più forte, veloce,” annunciò, “e sono un adulto – pensa cosa farà a un neonato! Il guerriero che potrebbe svilupparsi da questo…”
“Sei pazzo,” gli dissi, tremando. “Tutto questo tempo ho pensato di starti tenendo umano, ma non lo sei. Sei un mostro – peggio di quelle robe patetiche che tieni giù nelle celle.”
Era un mostro – lo sapevo – e tuttavia, per certi versi, riuscì a sembrare profondamente offeso da ciò che gli avevo detto. Mi si avvicinò. Cercai di aggirarlo e raggiungere la porta, ma mi afferrò per il braccio. Inciampai e caddi, colpendo il pavimento. Mentre tentavo di rialzarmi, un dolore bruciante mi attraversò il corpo. Mi sentivo gli abiti incollati addosso, umidi e pesanti; guardai in basso, e scoprii di essere distesa in una pozza del mio sangue che continuava a espandersi. Cominciai a urlare, non fermandomi neanche mentre perdevo conoscenza.
Mi risvegliai nel mio letto, intontita e disperatamente assetata. “Jocelyn, Jocelyn,” mormorò una voce nel mio orecchio. Era mia madre. Mi scostò i capelli dalla fronte e mi diede dell’acqua. “Eravamo così spaventati,” disse. “Valentine ci ha chiamati…”
Guardai in basso, a quel punto, e vidi il mio stomaco ora piatto. “Il mio bambino,” sussurrai con le lacrime che mi bruciavano gli occhi. “È – morto?”
“Oh, Jocelyn! No!” Mia madre saltò in piedi e si affrettò verso qualcosa nell’angolo. Una culla – la mia culla, quella in cui avevo dormito da neonata. Sollevò un fagotto di coperte e mi si avvicinò piano, cullandolo tra le braccia. “Ecco,” disse, sorridendo. “Stringi tuo figlio.”
Lo presi con stupore. Sulle prime pensai che si adattava perfettamente alle mie braccia, che la coperta in cui era avvolto era morbida, e che era così piccolo e delicato, con solo un ciuffo di capelli chiari sulla cima della testa. Ripresi a respirare – e a quel punto lui aprì gli occhi.
Fui scossa da un’ondata di orrore. Mi sentivo come se stessi facendo il bagno nell’acido – sentivo la pelle bruciarmi via dalle ossa, e tutto ciò che potei fare fu non gettarlo per terra e cominciare a urlare.
Dicono che ogni madre sia in grado di riconoscere istintivamente il suo bambino. Suppongo che sia vero anche il contrario. Ogni nervo nel mio corpo mi urlava che quello non era mio figlio, che tra le mie braccia stava qualcosa di orribile e innaturale e inumano, simile a un parassita. Come faceva mia madre a non rendersene conto? Eppure lei mi stava sorridendo come se non ci fosse nulla si sbagliato. “È un bambino così buono,” disse. “Non piange mai.”
“Si chiama Jonathan,” esclamò una voce dalla porta. Alzai lo sguardo e vidi Valentine osservare il quadro che gli presentava davanti con espressione quasi impassibile, anche se il lieve sorriso sulle sue labbra mi diceva che sapeva perfettamente anche lui che nel bambino c’era qualcosa di terribilmente sbagliato. “Jonathan Christopher.”
Il bambino aprì gli occhi, come riconoscendo il suono del suo nome. Aveva gli occhi neri, neri come la notte, insondabili come gallerie scavate nel suo cranio. Potevo guardarli e vedere nient’altro che un vuoto terribile.
Fu a quel punto che svenni.
Quando mi risvegliai, molto più tardi, mia madre se n’era andata. Valentine l’aveva mandata a casa – non ho idea di come avesse fatto – e adesso stava seduto sul bordo del mio letto, tenendo il bambino in braccio mentre mi guardava. Anche gli occhi di tuo padre erano neri, e li avevo sempre trovati sorprendenti, così in contrasto coi suoi capelli quasi bianchi; in quel momento, però, mi ricordarono unicamente quelli del bambino. Mi ritrassi da entrambi.
“Il nostro bambino ha fame,” disse Valentine. “Devi sfamarlo, Jocelyn.”
“No.” Mi voltai dall’altra parte. “Non posso toccare quella… quella cosa.”
“È solo un bambino.” La voce di Valentine era morbida, persuasiva. “Ha bisogno della sua mamma.”
“Sfamalo tu. Sei tu ad averlo creato. Non è il mio bambino.” Mi si ruppe la voce.
“Lo è. Il tuo sangue, la tua carne. E se non gli dai da mangiare, Jocelyn, morirà.” Lasciò il bambino steso sulle coperte accanto a me e se ne andò dalla stanza.
Fissai la piccola creatura al mio fianco per un sacco di tempo. Sembrava un bambino – i suoi pugni piccoli e spiegazzati, il viso minuscolo e il ciuffo di capelli bianchi sul capo avevano tutti un’aria infantile. I suoi occhi simili a gallerie erano chiusi, la bocca aperta in un pianto silenzioso e miagolante. Cercai di immaginare di lasciarlo semplicemente lì, lasciarlo finché non fosse morto di fame, e il mio cuore parve trasformarsi in vetro. Non potevo farlo.
Sollevai Jonathan tra le braccia. Anche mentre lo toccavo, provai la stessa ondata di repulsione e orrore di prima, ma stavolta la combattei. Scostai la vestaglia e mi preparai a sfamare mio figlio.
Forse in questo bambino c’era qualcosa, una piccola parte di me; qualcosa di umano, qualcosa che potessi raggiungere, in qualche modo.
Per tutti i mesi successivi, mi presi cura come meglio potevo di Jonathan. Tutto il mio corpo sembrava rivoltarsi contro di lui. Non producevo latte ed ero costretta a dargli da mangiare con una bottiglia. Potevo tenerlo in braccio solo per poco tempo prima di sentirmi sul punto di svenire, debole, come se stessi troppo vicina a qualcosa di radioattivo. Mia madre veniva e lo teneva d’occhio, a volte, il che era un sollievo immenso. Non sembrava notare niente di sbagliato nel piccolo, anche se di quando in quando la trovavo a fissare la culla con aria perplessa, una domanda inespressa negli occhi…
Ma chi avrebbe potuto chiedere qualcosa del genere? Chi avrebbe anche solo potuto sopportare di pensarlo? Jonathan sembrava un bambino perfettamente normale; quando lo portai al suo primo incontro col Circolo, tenendolo tra le braccia, tutti mi dissero che era bellissimo, con colori straordinari, proprio come quelli di suo padre. C’era anche Michael Wayland col suo bambino, che aveva proprio la stessa età del mio. Condividevano pure lo stesso nome: Jonathan. Osservai Michael giocare con suo figlio e mi sentii male per l’invidia e l’odio verso Valentine. Come poteva aver fatto una cosa simile? Che razza di uomo fa una cosa simile alla sua stessa famiglia?
“Per l’Angelo, di che cose meravigliose sarà in grado, una volta cresciuto,” sussurrava a volte, sporgendosi su Jonathan nella culla, e il bambino gorgogliava in risposta. Si trattava di una delle poche occasioni in cui faceva rumore. Jonathan era un bambino silenzioso, che non piangeva o rideva mai; ma se gli capitava di rispondere a qualcosa, quel qualcosa era Valentine. Forse si trattava del demone in entrambi.
Fu in quel periodo che ricevetti un messaggio segreto da Ragnor Fell. Mi chiese di incontrarlo al suo cottage. Cavalcai lì un giorno che Valentine era andato a casa di Stephen Herondale, lasciando Jonathan con mia madre. Fell mi incontrò al cancello. “Lucian Graymark è vivo,” disse senza preamboli, e io quasi caddi dal mio cavallo.
Lo supplicai di dirmi ciò che sapeva. Si limitò a guardarmi freddamente. “E che dirai di ciò che sai, Jocelyn Morgenstern? Hai fatto come ti avevo domandato, e seguito tuo marito?”
Passeggiando per il suo giardino, gli raccontai tutto: di ciò che avevo trovato nella cantina di Valentine, del libro, del sangue di demone, degli esperimenti di Valentine, e pure di Jonathan. Lui parlò molto poco, ma anche così capii che, pure con tutto ciò che già sapeva su Valentine, le mie parole l’avevano scosso profondamente.
“E ora dimmi di Lucian,” chiesi. “È al sicuro? Sta bene?”
“È vivo,” rispose Fell, “ed è il capo del branco sul margine orientale di Brocelynde.” Mentre lo ascoltavo, incredula, mi raccontò che Luke aveva sconfitto il vecchio lupo che l’aveva morso, uccidendolo in battaglia e diventando lui stesso il capo del branco. “Questa storia sta facendo il giro di tutti i Nascosti,” disse. “Il capo del branco che un tempo era uno Shadowhunter.”
Avevo un solo pensiero in mente. “Devo vederlo.”
Fell scosse il capo. “No. Ho fatto già abbastanza per te, Jocelyn. Dici di odiare Valentine, eppure non fai niente per combatterlo. Ti aiuterò – ti porterò da Lucian –, ma solo se sei disposta ad appoggiare la causa e distruggere Valentine e il Circolo. Altrimenti, ti suggerisco di salire sul tuo cavallo e tornare a casa.”
“Non possiamo battere Valentine. Il Circolo è troppo forte,” obiettai.
“La debolezza di Valentine è la sua arroganza,” rispose Fell. “E proprio per questo tu sei l’arma migliore. Sei vicina a Valentine più di chiunque altro. Puoi infiltrarti nel Circolo, raccogliere informazioni, scoprire i suoi punti deboli e le sue debolezze. Apprendere quali sono i loro piani. Potresti essere la spia perfetta.”
Ed è così che divenni una spia in casa mia. Accettai ogni richiesta di Fell – avrei accettato qualsiasi cosa pur di poter rivedere Luke. Alla fine del nostro incontro, diedi a Fell la mia parola, e lui mi diede una mappa.
Quando entrai a cavallo nell’accampamento dei licantropi di Luke, la prima cosa che pensai fu che mi avrebbero uccisa di certo. Ne ero certa, mi avevano riconosciuta come moglie di Valentine Morgenstern, il loro più grande nemico. “Devo vedere il vostro capo,” dissi, mentre accerchiavano il mio cavallo. “Lucian Graymark. È un mio vecchio amico.”
E poi Luke venne fuori da una delle tende e mi corse incontro. Sembrava – era ancora Luke, ma era cambiato. Sembrava più vecchio. Aveva dei capelli grigi, pur essendo solo un ventiduenne. Mi prese tra le braccia e mi strinse e non c’era nulla di sbagliato, in questo, nell’essere abbracciata da un licantropo. Era semplicemente Luke.
Mi resi contro di star piangendo. “Come hai potuto?” gli chiesi. “Come hai potuto permettere che ti credessi morto?”
Ammise di non aver saputo con certezza quanto fossi leale a Valentine, o quanto potesse fidarsi di me. “Ma adesso so di potermi fidare,” disse col suo vecchio sorriso. “Hai fatto tutta questa strada per trovarmi.”
Gli raccontai tutto quello che potevo, della violenza e follia crescenti di Valentine, del mio disincanto nei suoi confronti. Non potei digli tutto, degli orrori delle cantine, di ciò che Valentine aveva fatto a me e a mio figlio. Sapevo che l’avrei solo fatto arrabbiare, che non sarebbe stato in grado di fermarsi e non andare a cercare Valentine per ucciderlo, e così facendo si sarebbe solo fatto ammazzare. E non potevo permettere che nessuno sapesse cos’era successo a Jonathan. A dispetto di tutto, era comunque il mio bambino.
Luke e io ci mettemmo d’accordo per vederci ancora e scambiarci informazioni riguardo ciò che stava succedendo nel Circolo. Glielo riferii, quando si allearono coi demoni, e quando rubarono la Coppa Mortale, e gli raccontai dei loro piani per distruggere gli Accordi in programma. Quei momenti con Luke erano gli unici in cui potevo essere me stessa. Il resto del tempo recitavo – recitavo la moglie con Valentine, il membro del Circolo contento coi nostri amici. Non lasciar capire a Valentine quando mi disgustasse era la parte peggiore.
Per fortuna, lo vedevo solo raramente. Mentre gli Accordi si avvicinavano, il Circolo intensificò i suoi progetti per attaccare i Nascosti disarmati nella Sala dell’Angelo e ammazzarli tutti insieme. Io sedevo silenziosa, durante i loro incontri, incapace di partecipare alle loro impazienti progettazioni; comunque, sapevo di dover recitare la parte di membro appassionato del gruppo. Céline Herondale, che era parecchio incinta, mi sedeva spesso accanto; era spesso malinconica, confusa dall’entusiasmo del Circolo. Anche se non aveva mai ben capito il loro appassionato odio per i Nascosti, supportava comunque Valentine. “Tuo marito è così gentile,” mi diceva con voce dolce. “Si preoccupa così tanto per me e Stephen. Mi dà delle pozioni e delle miscele per la salute del bambino, sono meravigliose.”
Le sue parole mi congelavano. Volevo dirle di non fidarsi di Valentine o di non accettare ciò che le dava, ma non potevo. Suo marito era l’amico più intimo di Valentine, e di certo mi avrebbe tradito, riferendoglielo. La mia paura di venire scoperta crebbe di giorno in giorno – contrabbandavo le informazioni a Luke il più velocemente possibile, con il terrore costante che un mio passo falso mi avrebbe fatta scoprire da mio marito. Lo vedevo ogni volta che potevo. Tenevo con lui una valigia coi miei beni più preziosi, nel caso in cui fossimo stati costretti a lasciare insieme Idris – gioielli che mi aveva dato Valentine, che speravo di poter vendere, un giorno, nel caso in cui mi fosse servito del denaro; lettere dai miei genitori e dai miei amici; una scatola che aveva realizzato mio padre per mio figlio, con le sue iniziali incise sopra, che conteneva una ciocca di capelli di Jonathan – morbidi, setosi capelli bianchi, dello stesso colore di quelli di suo padre. Non avresti mai potuto capire, guardandoli, che c’era qualcosa di sbagliato, nel mio bambino…
Cominciai ad avere sempre più paura che Valentine avrebbe scoperto la nostra cospirazione segreto e cercato di torturarmi per ottenere la verità – chi apparteneva alla nostra alleanza? Quanto avevo tradito i suoi piani? Mi chiedevo come avrei sopportato la tortura, se sarei riuscita a resistere. Avevo tremendamente paura di non farcela.
Alla fine decisi di prendere un accorgimento per evitare che succedesse. Andai da Fell con tutte le mie paure e lui creò una pozione per me che mi avrebbe fatta immediatamente cadere in un sonno da cui potevo essere svegliata solo utilizzando un antidoto la cui ricetta era contenuta nel Libro Bianco, uno dei libri d’incantesimi più antichi degli stregoni. Mi diede una fiala con la pozione e un’altra con l’antidoto, e mi incaricò di nasconderle a Valentine, cosa che feci. Temevo che Valentine avrebbe trovato una copia del Libro, così una notte scesi nelle gallerie tra la nostra casa e quella dei Wayland e lo nascosi nella loro libreria.
Dopo, riuscii ad addormentarmi più facilmente – se si esclude una cosa. Temevo che avrei preso la pozione, sarei caduta in quel sonno simile alla morte e nessuno mi avrebbe risvegliata, nessuno avrebbe saputo cosa mi era successo. Pensai alla conclusione di Romeo e Giulietta e immaginai di essere sepolta viva… ma di chi potevo fidarmi abbastanza da svelargli quest’informazione? Non potevo dire a Luke ciò che avevo fatto, perché anche lui sarebbe potuto essere compromesso e torturato e, egoisticamente, avevo troppa paura per lui, per la sua sicurezza. Dirlo ai miei genitori avrebbe ovviamente significato dover spiegare loro tutto l’orrore della mia situazione, e non potevo farlo. Non mi fidavo più di nessuno dei miei vecchi amici – non di Maryse, non degli altri. Erano troppo in balia di Valentine.
Alla fine, mi resi conto che c’era una sola persona a cui avrei potuto dirlo. Mandai una lettera a Madeliene spiegandole cosa avevo progettato di fare e in che modo avrebbe potuto risvegliarmi. Non ricevetti mai una sua risposta, anche se sapevo che il messaggio le era stato consegnato. Dovevo credere che l’aveva letto e capiva la mia decisione. Non potevo aggrapparmi a nient’altro.
Fu in quel periodo, più o meno, che Stephen Herondale venne ucciso in una spedizione contro un nido di vampiri. Valentine e gli altri che erano stati in squadra con lui andarono alla residenza degli Herondale per riferire la notizia a Céline. All’epoca era incinta di otto mesi. Dissero che aveva un’aria composta, che aveva chiesto loro solo di poter salire al piano di sopra a raccogliere le sue cose prima di andare a vedere il corpo.
Non tornò mai al piano di sotto. Céline – dolce, graziosa, gentile Céline, che non aveva mai fatto di sorprendete o mostrato una singola scintilla d’indipendenza – che aveva seduto accanto a me durante gli incontri del Circolo e sembrava preoccupata, con quella sua piccola voce, per la sicurezza del marito – Céline si tagliò i polsi e morì silenziosamente nel letto che aveva condiviso con suo marito mentre gli amici di lui la attendevano al piano di sotto.
Fu una tragedia che sconvolse il Circolo. Sentii dire che i genitori di Stephen, dopo la morte del figlio e il suicidio della nuora, erano quasi impazziti; il padre di Stephen morì un mese o due dopo, presumibilmente per lo shock. Provavo pietà per Céline, ma per certi versi la invidiavo anche. Aveva trovato una via d’uscita dalla sua situazione; io non ne avevo nessuna.
Un paio di notti più tardi fui svegliata dal pianto di un bambino. Mi tirai di scatto a sedere e quasi saltai fuori dal letto. Jonathan, capisci, non piangeva mai – non aveva mai fatto un rumore. Il suo silenzio innaturale era una delle cose di lui che mi angosciava di più. Devo essere l’unica madre nella storia del mondo ad aver sperato che suo figlio piangesse e la svegliasse, che piangesse pure per tutta la notte; ma non succedeva mai. Eppure era il suono del pianto del bambino quello che stava echeggiando per le mura di casa.
Mi precipitai per il corridoio fino alla camera del bambino, portando con me la stregaluce. Lanciò strane ombre sulla parete, mentre mi chinavo su Jonathan. Dormiva in silenzio. Eppure il pianto non si era fermato, sottile e stridulo, il suono di un bambino in difficoltà che mi straziava il cuore. Mi diressi giù per le scale, nella libreria vuota. Riuscivo ancora a sentire il pianto, che proveniva da dentro le mura. Allungai una mano verso il libro al suo posto sullo scaffale…
E non successe nulla. La libreria non si spostava più dal suo posto. E il pianto arrivò di nuovo, come se fosse sotto la casa, o dentro le mura, esasperandomi. Ma quest’abitazione era stata mia più a lungo che di Valentine; ci avevo passato ogni estate, quando ero ragazza. Se mio marito non pensava che io avessi esplorato il posto, in tutti quegli anni, si sbagliava. Scostai il tappeto persiano che ricopriva il pavimento della libreria. Dietro c’era una botola; si aprì così facilmente che capii che doveva essere stata usata di recente.
I tunnel sotto le case degli Shadowhunters non sono cosa infrequente; vengono utilizzati in caso di attacchi di demoni, come modo per raggiungere la casa di qualcun altro in segreto. Questa galleria aveva, un tempo, connesso casa nostra con quella dei Wayland, ma poi mio padre l’aveva chiusa. Adesso era stato riaperto, senza dubbio da Valentine, e le strette pareti di pietra conducevano dentro l’oscurità. Riuscivo ancora a sentire, in distanza, il pianto del bambino…
Seguii il rumore, a piedi nudi sulla pietra fredda, fermandomi, di tanto in tanto, con un sussulto quando un ratto o un topo mi passavano davanti. Alla fine il tunnel si aprì in una larga stanza di pietra, che un tempo, probabilmente, era stata una cantina per il vino.  Rannicchiato in un angolo della stanza stava un uomo – ma non era un uomo, capii, fissandolo, perché ali simili alla neve gli si alzarono dalle spalle come due grandi archi d’avorio, e la sua pelle splendeva come metallo liquido. I suoi occhi erano d’oro, e così tristi…
Le sue caviglie erano state ammanettate con elettro e catene d’elettro, conficcate nel pavimento di pietra, che lo tenevano per terra; ma ciò che lo imprigionava davvero era il cerchio di rune che gli stava intorno. Mi sentivo attratta verso di lui, trascinata da una forza impossibilmente potente. Mentre mi avvicinavo, vidi che ai suoi piedi, sistemato su una coperta, stava il bambino che avevo sentito piangere. Il suo piagnucolio era debole, ora – esausto, probabilmente –, un bambino piccolo con capelli d’oro e occhi che si chiusero velocemente. Caddi in ginocchio, prendendo il bambino tra le braccia, e mentre lo stringevo sentii la più strana delle sensazioni attraversarmi – l’opposto di ciò che avevo provato mentre stringevo Jonathan per la prima volta. Una sensazione di pace opprimente…
Per quanto a lungo rimasi lì stringendo il bambino, non saprei dirlo. Alla fine alzai lo sguardo e vidi l’angelo – perché sapevo ciò che era – osservarci, i suoi occhi d’oro impassibili. Quando incontrai il suo sguardo, seppi immediatamente il suo nome: Ithuriel.
“Aiutami,” gli dissi e, anche se il suo viso non cambiò espressione, chinò la testa e le sue ali si abbassarono, avvolgendomi in una nuvola bianca di silenzio e morbidezza. Sentii più pace in quel momento di quanta ne avessi sentita durante il mio matrimonio con Valentine – e poi un fastidio acuto, un affilato dolore d’oro mi attraversò, e al mattino, quando mi risvegliai nel mio letto, fu quell’ultima cosa che riuscii a ricordare.
Mi dissi che doveva essersi trattato di un sogno. Quel genere di sogno vivido, allucinante, che fanno le donne quando sono incinte – ed ero incinta. Avevo continuato a negarlo a me stessa per almeno un mese, ma quella mattina, quando mi svegliai, seppi che era così, e una visita del dottore me lo confermò. Stavo per avere un bambino – di nuovo.
Ero inorridita. Sapevo ciò che Valentine aveva fatto al mio ultimo bambino – e a quest’altro? Da quando sapeva che ero incinta? Non gli dissi nulla, ma lui a volte mi guardava con gli occhi di chi sa, lo sguardo che mi attraversava come la lama di un coltello attraversa l’acqua. Sapeva – oh, sapeva…
Arrivò il giorno della Rivolta. Quel terribile giorno. So che hai sentito raccontare da Luke ciò che è successo: gli Accordi, l’agguato, la sanguinosa e prolungata battaglia che li seguì. Cercai di segnare gli Shadowhunters che non erano coinvolti nel Circolo, così che i membri della Rivolta non li ferissero, ma c’era così tanto caos – così tanto sangue –, tante vite vennero perse, molte più di quanto avremmo mai pensato. E lì, alla fine, fronteggiai Valentine con Luke al mio fianco, e nei suoi occhi vidi la verità diventare chiara. Mi ero chiesta per tutto il tempo se lui sapesse ciò che provavo e ciò che stavo facendo durante l’ultimo anno del nostro matrimonio – ma, ora glielo leggevo in viso, non ne aveva saputo niente. Il dolore nei suoi occhi, mentre mi guardava, era quasi reale, e a dispetto di tutto mi colpì al cuore. “E ora voi due avete progettato insieme di tradirmi,” ringhiò, il volto chiazzato di sangue. “Rimpiangerete ciò che avete fatto per il resto delle vostre vite.”
Luke gli si lanciò contro, ma Valentine mi strappò il medaglione d’argento e lo scagliò contro Luke, bruciandolo gravemente. Luke barcollò indietro mentre Valentine mi agguantava e mi trascinava verso la porta. Mi stava ringhiando cose orribili all’orecchio, cose che avrebbe fatto ai miei genitori, a Jonathan, come avrebbe trasformato la mia vita in un inferno per ciò che gli avevo fatto.
Abbandonai la battaglia, i feriti, tutto, e mi precipitai a casa. Era troppo tardi. Luke ti avrà detto ciò che abbiamo trovato, immagino – io stessa lo ricordo come se fosse un sogno. Il cielo nero, alto su di noi, la luna così brillante che riuscivi a vedere tutto: la casa trasformata in cenere dal fuoco demoniaco, caldo abbastanza da fondere il metallo, che correva tra le ceneri come fiumi di argento sciolto sul viso nudo della luna. Trovai le ossa dei miei genitori, lì in mezzo, e le ossa del mio bambino, e poi, alla fine, le ossa di Valentine stesso, il pendente del Circolo che portava sempre intorno alla sua gola scarnificata…
Luke mi portò fuori città quella notte stessa. Ero intontita e silenziosa, come una morta vivente. Continuavo a vedere più e più volte i visi dei miei genitori – avrei dovuto avvertirli. Avrei dovuto dire loro ciò di cui Valentine era capace. Avrei dovuto spiegargli i nostri piani per la Rivolta. Non avrei mai pensato…
E a volte sognavo il mio bambino. Vedevo il suo viso da sveglio, il suo sguardo simile a gallerie vuote, e provai di nuovo la stessa repulsione e lo stesso orrore che avevo sentito la prima volta che l’avevo toccato. E sapevo di essere un mostro, dal momento che mi sentivo così. Che madre, sapendo che suo figlio è morto, non può evitare di sentirsi… sollevata?
Nel mercato delle pulci di Clignancourt vendetti l’amuleto del Circolo di Valentine, un oggetto rivoltante che odiavo anche solo guardare. Con quel denaro, mi comprai un biglietto aereo per New York. Dissi a Luke che avrei ricominciato lì la mia vita – come mondana. Non volevo che neppure l’ombra del Conclave o dell’Alleanza fosse in grado di toccare di nuovo la mia vita, o la vita del mio bambino. Provavo odio per ogni cosa remotamente connessa con i Nephilim, gli dissi.
Il che era vero solo in parte. Ero stanca del Conclave, questo era vero, ma sapevo anche che, come moglie di Valentine, adesso che era considerato un criminale, avrebbero voluto farmi delle domande – che sarei sempre stata guardata con sospetto dai legislatori di Idris. Volevo nascondermi da loro. Ma più di tutto, volevo nascondermi da Valentine.
Ero certa che fosse ancora vivo. Continuavo a pensare a ciò che mi aveva detto mentre mi trascinava fuori dalla Sala, al modo in cui aveva promesso di rendere il resto della mia vita una sofferenza. Le sue non erano state le parole di un uomo che progetta di bruciarsi vivo col fuoco demoniaco, non importa quanto disperato fosse per il fallimento dei suoi piani. Valentine non era il genere di persona che si lascia prendere dalla disperazione. Anche con tutto ciò che aveva costruito distrutto, avrebbe cercato di sorgere di nuovo – come una fenice dalle ceneri.
C’era anche un’altra cosa che non potevo dire a Luke. La notte della Rivolta, prima che lasciassimo la città, avevo preso la Coppa Mortale dal nascondiglio in cui Valentine l’aveva sistemata e l’avevo nascosta tra la mie cose. Avevo pensato di ridarla al Conclave, ma ora – non potevo fidarmi di loro perché la tenessero fuori dalla portata di Valentine, non quando erano così ansiosi di crederlo davvero morto. Dovevo essere io a nasconderla, e inesorabilmente, senza dubbio, lui sarebbe venuto a cercarla, e a cercare me.
Luke mi pregò di non lasciarlo. Disse che sarebbe venuto con me – anche quando gli dissi che aspettavo un altro figlio da Valentine, mi rispose che non faceva differenza, che l’avrebbe cresciuto come se fosse suo. Ma non aveva mai incontrato Jonathan – non gli avevo mai raccontato di ciò che Valentine aveva fatto a mio figlio. Come potevo essere certa che non avesse fatto qualcosa di altrettanto terribile al bambino che stavo aspettando adesso? E come potevo chiedere a Luke di condividere quest’orrore con me, o il pericolo di essere inseguito da Valentine, che lo odiava? Era impossibile. Mi rifiutai, più volte, anche se riuscivo a vedere il dolore che gli stavo causando. Anche se sapevo che questo avrebbe probabilmente significato non rivederlo mai più, e il pensiero mandava in frantumi i resti del mio cuore.
Ci separammo all’aeroporto di Orly. Lo tenni stretto finché non chiamarono per l’ultima volta il mio aereo e lui non mi spinse gentilmente verso il varco delle partenze. All’ultimo secondo mi voltai e corsi verso di lui e gli sussurrai all’orecchio – “Valentine è ancora vivo.” Dovevo dirglielo. Non potei evitarlo. Poi corsi sull’aereo senza aspettare la sua reazione.
Atterrai a New York che era mattina presto, l’alba simile all’interno di una perla che riluceva sulla città. Mentre il mio taxi superava Williamsbug Bridge, guardai in basso e vidi l’acqua del fiume sotto di me, increspata qua e là dalle code delle sirene. Anche tra queste pareti di vetro e ferro, in questa città inospitale, il Mondo Invisibile mi circondava ancora…
Sai gran parte del resto. Di come ho trovato un posto dove stare, ho iniziato a lavorare facendo l’unica cosa che sapevo fare, qui nel mondo dei mondani – dipingere. Non che ci fosse così tanto lavoro, per una pittrice. Se non fosse stato per i gioielli che potevo vendere, sarei morta di fame. Trovai in appartamento in un palazzo di proprietà di una coppia di vecchietti gentili, che mi permisero di restare in cambio di un quadro di loro figlio, che era morto all’estero nell’esercito. Raccontai loro che anche mio marito era morto, e si sentirono dispiaciuti per me, penso, una ragazza giovane e incinta che non aveva nessuno al mondo…
La maggior parte delle madri nella mia situazione avrebbe comprato una culla, acquistato giocattoli per bambini e stivaletti e coperte. Io no. Ero terrorizzata. Terrorizzata all’idea che quanto era successo al mio primo figlio potesse succedere pure al secondo. Ricordo che la notte che andai in travaglio e venni portata in ospedale – era così diverso dal partorire ad Alicante, con sterili pareti bianche e tutte quelle terrificanti macchine che facevano bip. Non sono riuscita a smettere di piangere finché non sei nata, e l’infermiera non è entrata nella stanza d’ospedale e ti ha consegnata a me, e io ho guardato in basso.
Ho sentito una grande ondata d’amore e sollievo riversarsi nel mio corpo. I tuoi capelli rossi, i tuoi occhi verdi – eri la mia bambina, mia, non c’era niente di tuo padre, in te, né nulla di mostruoso o demoniaco. Ho pensato che fossi la cosa più perfetta a essere mai venuta al mondo. Lo penso ancora.
La prima volta che ti ho portata al parco, hai visto le fate tra i fiori e sei andata a giocare con loro. Le altre mamme ci guardavano costernate mentre ti prendevo e riportavo a casa. Ero congelata per il terrore. Riuscivo a vedere ciò che vedevi tu, ma nessun’altro poteva. Come avrei potuto crescerti così – insegnandoti a mentire a tutti quelli che conoscevi? Avevo desiderato di darti una vita normale, ma non avevo pensato fino a questo punto. E avevo anche altre paure – c’erano degli Shadowhunters, qui, e anche dei Nascosti, proprio come in ogni altra parte del mondo. Se qualcuno avesse parlato di te, magari quell’informazione sarebbe potuta arrivare a Valentine, e a quel punto lui sarebbe venuto a cercarci. E non potevo permettere che succedesse.
È per questo che ho assunto Magnus Bane. Non sono fiera di ciò che ho fatto. L’ho fatto perché ero spaventata. L’ho fatto perché non riuscivo a immaginare altri modi di proteggerti. L’ho fatto perché ho pensato che una vita di gioia ignara sarebbe stata meglio di una vita di pericolo, una vita in cui saresti stata cacciata. E l’ho fatto, forse, perché speravo di poter dimenticare io stessa tutto ciò che del mio passato ancora mi torturava.
È stato Magnus a presentarmi Dorothea, e Dorothea mi ha dato l’idea di nascondere la Coppa Mortale in un quadro. Ti stavo stringendo tra le braccia quando l’ho incontrata e tu hai tirato fuori una carta dei tarocchi dal mazzo che teneva sul tavolo. Ti ho rimproverata, ma lei si è limitata a dire: “Vediamo che carta ha estratto la bambina.” Era l’Asso di Coppe – la carta dell’Amore. “Avrà una grande amore, nella sua vita,” ha predetto, ma io ero più impegnata a osservare l’immagine sulla carta. Sembrava proprio la Coppa Mortale…
Con la Coppa nascosta in modo sicuro nel mazzo che avevo dipinto per Dorothea, e Dorothea stessa nascosta nel suo Santuario, mi sentivo più calma. Abbastanza calma da non mandarlo immediatamente via, quando Luke si presentò all’improvviso davanti alla nostra porta d’ingresso, con l’aria di chi ha dormito per strada per settimane. Aveva fatto così tanta strada, e mi era mancato tantissimo. Gli permisi di dormire sul divano, e al mattino stava ancora lì, e tu gli stavi seduta sui piedi mentre ti mostrava un semplice gioco con le carte – un gioco da Shadowhunter, qualcosa che non avevo più visto da quando avevo lasciato Idris. Era come se fossimo sempre stati noi tre, come se ci fossimo sempre appartenuti. Non potevo chiedergli di andarsene…
Luke non si è detto d’accordo quando gli ho raccontato ciò che avevo fatto fare ai tuoi ricordi da Magnus, ma si trattava di una questione da cui non potevo essere smossa. Ho cercato di farlo ragionare dicendogli che non conosceva tutta la verità, e che se l’avesse saputa, sarebbe stato d’accordo con me. Adesso so che mi sbagliavo. Luke è sempre stato il genere di persona che crede nella verità, non importa quanto crudele o spietata sia, e avrebbe voluto che tu sapessi.
Almeno adesso lo sai – e se ora mi odi, almeno sarà per la verità e non per delle bugie. E almeno sai che ti ho sempre amata e che sei sempre stata la cosa più importante del mondo, per me. Quella notte, quando Valentine e i suoi demoni hanno fatto irruzione dell’appartamento in cerca della Coppa, ho a stento avuto il tempo di prendere la pozione che mi aveva dato Ragnor Fell prima che fosse troppo tardi – ma ho atteso, ho aspettato almeno di chiamarti e dirti che ti volevo bene.
Ogni cosa mai successa a Idris, ogni cosa che Valentine ha mai fatto, è valsa la pena, perché avevo te.
C’è un’altra cosa che devo dirti. Magnus mi ha raccontato di Jace, e di ciò che ti è successo a Renwick, e ciò che tuo padre vi ha detto. Che credi che la verità su te stessa e tuo fratello non sia vera.
Dopo aver preso la pozione, Valentine ha cercato di svegliarmi, ma non c’era niente che funzionasse. Quando mi ha portata a Renwick stavo lì, congelata, a volte cosciente e altre no. Non potevo muovermi o parlare, ma mi rendevo conto, di tanto in tanto, che c’erano persone che entravano e uscivano dalla stanza. Pangborn e Blackwell sono venuti a farsi beffe di me, anche se non mi hanno mai toccata. E a volte Valentine veniva a sedersi sul bordo del letto, e mi parlava.
Mi ha parlato come le anime dei morti all’Inferno parlavano a Dante, raccontandogli la verità sulla loro vita perché pensavano che non sarebbe mai tornato sulla Terra per tradirli. Credo fosse sollevato dall’avere qualcuno con cui parlare, così come, un tempo, io mi ero completamente confidata con Ragnor Fell.
Mi ha raccontato di come avesse pensato, quando ci siamo sposati, che avremmo affrontato il mondo insieme, uniti contro il Conclave e gli Accordi. Mi ha raccontato che quando Jonathan è nato, si è reso conto di avermi persa, che l’avrei odiato per sempre per ciò che aveva fatto. Ma un vero guerriero deve essere pronto a sacrificare ogni cosa, persino sua moglie. Persino la sua famiglia. Valentine la pensava così. Era un moderno crociato, e tutto ciò che ha fatto era per amore della sua causa. Deus volt, ha detto. Perché lo vuole Dio.
Dopo la nascita di Jonathan, Valentine aveva sospettato che mi sarei rifiutata di avere altri bambini. E questo, aveva pensato, era un peccato, perché aveva immaginato i nostri figli come un esercito di Shadowhunters superiori – resi così da lui. Sapeva però di non potermi forzare ad avere altri figli, se non li volevo, così aveva deciso di dedicare le sue attenzioni a Céline Herondale. Era giovane, dedicata, impressionabile. Quando rimase incinta, le diede miscele da bere, così come aveva fatto con me, sostenendo che si trattasse di pozioni realizzate da uno stregone che avrebbero giovato alla salute del suo bambino. Céline prese le droghe, le poveri, le pozioni che le diede; lasciò persino che gliele iniettasse lui, come se fosse un dottore. Era assolutamente fiduciosa.
E poi successe qualcosa che Valentine non si era aspettato. In uno scontro contro un nido di vampiri, Stephen rimase ucciso. E Céline – l’impressionabile, emotiva, facilmente influenzabile Céline – bevve una boccetta di veleno e si uccise. Gli Herondale arrivarono di corsa, bruciarono il corpo di Stephen e seppellirono quello di Céline in un mausoleo appena fuori la Città di Ossa – nessun suicida può essere sepolto all’interno delle sue mura.
Si potrebbe pensare che la storia finisca così. Ma Valentine sapeva che ciò che aveva fatto aveva cambiato il bambino all’interno di Céline, e doveva scoprire in che modo. Così prese Hodge e andò lui stesso nella Città di Ossa, nel cuore della notte. Entrò nel mausoleo degli Herondale e ruppe la bara di Céline. E poi, usando la lama affilata del kindjal, le aprì lo stomaco e tirò fuori il bambino ancora vivo dal suo cadavere.
Ogni altro neonato sarebbe morto con la madre. Ma Valentine aveva dato a Céline dosi regolari del sangue di Ithuriel. Il sangue del Cielo, puro e concentrato, e grazie ai suoi effetti, per qualche miracolo, il piccolo era ancora vivo.
Portò il bambino a casa nostra, quella notte, la notte che il pianto di un neonato mi svegliò e io trovai l’angelo legato nella cantina dei Wayland con il piccolo ai suoi piedi. Al mattino, Valentine diede l’ordine a Hodge si portarlo nella casa della famiglia di Valentine stesso, fuori Brocelind, e tenerlo sano. Hodge come balia! Ma lo fece, e riferì a Valentine che il bambino sembrava star crescendo.
La Rivolta giunse solo qualche mese più tardi. Ti ho già raccontato di quella notte terribile. Dopo aver ucciso Michael Wayland e suo figlio e lasciato che i loro corpi bruciassero insieme a quelli dei miei genitori tra le rovine di casa nostra, Valentine prese il nostro Jonathan e fuggì nella casa fuori Brocelind.
Rimase lì nascosto per un anno, avvolto in strati di incantesimi per nascondersi, e crebbe i due bambini insieme – suo figlio e quello del suo luogotenente, il piccolo in parte demone e quello in parte angelo. Ma mentre il bambino in parte angelo cresceva normalmente, il suo, il ragazzino demoniaco, si sviluppava a un ritmo innaturale. A due anni aveva raggiunto la taglia di un bambino umano di sei anni, e aveva la forza di un uomo adulto. E odiava il suo fratellino adottivo. Provò a ucciderlo più volte, e il neonato venne salvato solo grazie all’intervento di Valentine. Alla fine, Valentine capì che bisognava fare qualcosa.
Era ansioso di tornare a fare una vita più attiva, di spostarsi in una località più vicina alla Città di Vetro. In un posto dove potesse incontrare i suoi vecchi seguaci, uomini come Pangborn e Blackwell – in un luogo dove potesse non stare così tanto in clandestinità. Assunse l’identità di Michael Wayland e tornò col figlio di Stephen Herondale nel maniero di famiglia dei Wayland.
Perché non portare con sé suo figlio, ti chiedi? Perché il suo bambino sembrava avere sei anni, e Valentine sapeva che in nessun modo sarebbe riuscito a convincerlo di essere il figlio dei Wayland – e sarebbe stato davvero importante, in seguito, che il ragazzo fosse in grado di convincere quanti avevano conosciuto Michael di essere suo figlio. E quindi portò il figlioletto dai capelli chiari di Stephen a casa dei Wayland, e visse pure col suo stesso figlio, ma nella dimora fatiscente fuori Brocelind.
Adesso il neonato aveva un nome – quello del figlio di Michael Wayland. Jonathan Wayland. Dal momento che era troppo confuso crescere due bambini con lo stesso primo nome, Valentine cominciò a chiamare il bambino con un nomignolo.
Lo chiamò Jace…

Traduzione: l’intervista del TMI Source a Cassie!

Dopo l’evento londinese di sabato scorso, il TMI Source ha avuto la possibilità di intervistare la nostra Cassandra. Tra i tanti argomenti di cui hanno discusso, c’è anche The Secret Treasons, la graphic novel sul Circolo di Valentine a cui Cassie sta lavorando già da tempo. :)

 

NOTA BENE: alcune domande, QUELLE CONCLUSIVE, presentano degli spoiler di Città del Fuoco Celeste. Per evitare spoiler non graditi, le troverete BEN DISTANZIATE dalla prima parte dell’intervista e INTRODOTTE DA RIPETUTI AVVISI DI SPOILER.
Ci spiace non poter fare di più, ma confidiamo che questo basti a non farvi leggere cose che non vi interessano.

 

 

 

 

 

 

 

 

Durante la festa newyorkese per l’uscita di City of Heavenly Fire, Holly [Black] ha detto che non ti piace scrivere delle fate, e che per te è un processo di scrittura molto lento. Cosa trovi più semplice scrivere, e cosa molto veloce?
Penso che ciò che mi riesce più semplice scrivere, tra i Nascosti, siano gli stregoni. Non so perché mi piacciono, per certi versi mi relaziono a loro. Scrivere di Magnus è davvero facile e divertente. Credo che le fate siano difficili perché hanno questo modo complicato di parlare, e inoltre non possono mentire, quindi devono rigirare la verità, e riuscire a far rigirare loro la verità senza però mentire è davvero un lavoro complesso. […] Holly è davvero brava a farlo, ecco, quindi sono sempre: “Oh, Dio, non ho idea di come farlo.” [Ride] Mi aiuta ogni volta.

Puoi dirci qualcosa di The Secret Treasons?
È un grosso progetto per una graphic novel/arte. È diverso da tutto ciò che ho fatto prima. Mi si è avvicinato John Ney Riber, che ha realizzato The Books of Magic con Neil Gaiman, e ha detto cose tipo: “Sono un grande fan dei tuoi libri, li amo davvero; mi piacerebbe un sacco conoscere la storia di Valentine, un giorno – la storia del Circolo”, e io ho risposto: “Non lo so – probabilmente non si adatterà alle strutture delle mie prossime serie, ma mi piacerebbe scrivere su quell’argomento”, e lui: “Se prepari una bozza di ciò che è successo, potrei trasformarla nel copione di una graphic novel, così verrebbe fuori una specie di progetto co-prodotto.” Quindi ho preparato la bozza – “Questo è tutto ciò che è successo a tutti i personaggi, il modo in cui sono andate le loro vite. È per questo che hanno preso quelle scelte.” – e gliel’ho consegnato, e lui lo sta trasformando nel copione della graphic novel. E Cassandra Jean, che tutti noi conosciamo e amiamo, la illustrerà, perché il lavoro verrà pubblicato dalla Yen Press, che è la casa editrice dell’adattamento in graphic novel di The Infernal Devices, per cui lei ha fatto per loro un sacco di lavori. È successo tutto così.

Verrà pubblicata quest’anno o il prossimo?
Beh, è difficile dirlo. La mia parte l’ho terminata, quindi sto aspettando che John la trasformi nella sceneggiatura della graphic novel. Poi dovremo attendere che Cassandra [Jean] finisca la graphic novel su cui sta lavorando e abbia del tempo libero. Spero – penso che probabilmente uscirà il prossimo anno, all’inizio del prossimo anno.

I titoli di Magisterium sono The Iron Trial  [La Prova del Ferro], The Copper Mask [La Maschera di Rame], The Cosmos Blade [La Lama del Cosmo], The Golden Boy  [Il Ragazzo d’Oro]e The Enemy of Death [Il Nemico della Morte], giusto?
Sì, ma potrebbero cambiare. Non voglio promettere nulla, specialmente conoscendo Holly. Cambia sempre i titoli dei suoi libri sei o sette volte.

C’è un sacco di diversità, nei tuoi romanzi. Hai personaggi non bianchi. Hai Maia, Raphael e Magnus. Ti è mai capitato di essere criticata, per questo?
Sì, certo. Tutto il tempo. Ricevi delle risposte negative, che spesso arrivano in maniera strana. Ti senti dire: “Non mi piace questo personaggio, non voglio che la storia ruoti così tanto intorno a lui.” E tu rispondi: “Beh, magari è che ti senti a disagio perché si tratta di un personaggio di colore?” E di norma la risposta che ti senti dare è: “Assolutamente no. Non è quello il problema. è solo che quel personaggio non mi piace per ragioni non identificate”. E io dico: “Beh, sai, quando lo senti dire trecento, cinquecento, seicento volte, ‘È solo che quel personaggio non mi piace per ragioni non identificate’, e il personaggio di cui si parla è sempre quello di colore, cominci a vedere uno schema”. Quindi penso che noi scrittori veniamo considerati responsabili per, sai, ciò che succede nei nostri libri, per il parlare correttamente della diversità, l’essere rispettosi, il rappresentare in maniera corretta, ed è giusto, ma bisognerebbe sempre aprire i libri con una mente aperta, ed è tanto difficile. Viviamo in una società che privilegia davvero le storie degli uomini bianchi, etero e atletiche, e così, se sei un lettore e ti approcci a un libro, è quel genere di racconto che ti aspetti, e se ti viene dato qualcosa di diverso, può esserci bisogno di abituarsi. Dobbiamo lavorare tutti insieme per realizzare che queste altre storie sono altrettanto importanti.

Scrivi spesso con le tue amiche scrittrici – Sarah, Holly, Maureen e le altre. Ci sono scene che senti il bisogno di scrivere stando da sola, senza ricevere una risposta immediata dalle altre?
Beh, di certo ci sono scene che scrivo da sola, perché non riesco a rintracciare le mie amiche o stanno dormendo o non siamo tutte insieme nello stesso posto. Le bozze le faccio perlopiù da sola – credo sia così per quasi tutti –, perché, perché gli altri possano farmi critiche utili, ho bisogno di abbastanza materiale da loro, così che possano capire il senso. Fino a qualche settimana fa quello che avevo su The Dark Artifices non era sufficiente, dovevo averne di più per poterlo mandare a Holly, Sarah, Kelly e le altre; altrimenti mi avrebbero risposto: “Beh, è un sacco di roba su qualcosa, e sembra che potrebbe funzionare. Non siamo certe di ciò che tu volessi fare”. Devi aspettare di avere materiale a sufficienza prima di poter ricevere una risposta davvero utile.

Un sacco di tuoi fan sono aspiranti scrittori; puoi delinearci il processo di ricerca che fai prima di cominciare seriamente a scrivere?
Beh, dipende dal tipo di libro che sto scrivendo, se è ambientato ai giorni nostri o è storico. I libri storici richiedono molta più ricerca specifica, quindi alle persone che desiderano scrivere romanzi di questo genere consiglio di trattarli come una specie di programma a immersione, come se stessi imparando un’altra lingua. Per me si è trattato di leggere solo libri ambientati nell’era vittoriana per sei mesi, guardare solo film ambientati in quel periodo, leggere una tonnellata di materiale – è stato un gran lavoro. Per quanto riguarda i libri ambientati ai giorni nostri, invece, la ricerca è più sulla mitologia, la demonologia, l’angelologia. […] Per l’ultimo libro ho fatto un sacco di ricerche e approfondito la mitologia della Caccia Selvaggia. Ho sempre saputo di volerla portare nei libri, e volevo darle una nuova svolta, quindi penso che potrei dire che ci sono un sacco di fonti formidabili, perché quasi tutta questa roba è di dominio pubblico. Ci sono miti che sono in giro da sempre, quindi il database online è enorme, e nelle librerie di miti e favole e roba di questo tipo, e vi consiglio di farne il miglior uso possibile.

In The Iron Trial, Callum e i suoi amici hanno dodici anni, mentre i tuoi Shadowhunters vanno dai sedici ai diciotto anni. Quali personaggi sono più semplici da scrivere: i pre-adolescenti o i giovani adulti?
Per me, i più semplici sono i giovani adulti. Holly è il vero genio del middle grade. Abbiamo cominciato il libro e ci è voluto un po’ perché entrassi nello stato mentale adatto per scrivere di dodicenni e tredicenni; poi però ci sono riuscita e ho cominciato ad amarlo tantissimo. C’è qualcosa di molto divertente nello scrivere di gruppi di quell’età. Hanno preoccupazioni diverse dagli adolescenti più vecchi. Perché quegli adolescenti pensano più al romanticismo e alle relazioni, mentre per i ragazzi più giovani c’è un’importanza specifica negli amici e nell’amicizia; un sacco della roba emotivamente coinvolgente che normalmente avrei utilizzato per il romanticismo va messa negli amici e nell’amicizia, nei migliori amici e in drammi di questo genere. È un qualcosa che ho portato in Città del Fuoco Celeste mentre scrivevo di Emma e Julian. È stato un grosso aiuto aver scritto Magisterium, perché sono riuscita a scrivere della relazione di Emma e Julian e tenerla fermamente nell’area dell’amicizia, dando comunque un’enorme componente emotiva.

 

 

 

 

 

 

 

DA QUI IN POI, LE DOMANDE SONO SPOILER.

Non proseguite se non avete letto City of Heavenly Fire (o non desiderate spoiler del libro).

 

 

 

 

 

 

 

Simon e gli ultimi capitoli di Città del Fuoco Celeste. Perché? Perché ha dovuto perdere i suoi ricordi?
[Ride] Tutti credevano che sarebbe andato al patibolo, quindi pensavo che sarebbero stati felici di sapere che tutto ciò che gli è successo è stato perdere la memoria.

Ma è così triste, perché non ricorda Clary, Isabelle…
Lo so. È triste, davvero triste. Quando scrivi un libro su una grande lotta tra il bene e il male, dev’esserci, la storia deve funzionare – se il bene batte il male, bisogna che lo faccia pagando un costo. Ognuno deve avere un costo da pagare. Il costo per Clary è perdere Simon così, il costo per Izzy è questo – tutti i personaggi pagano un costo, davvero. E il costo per Simon è perdere il suo vampirismo e la sua vita immortale, ma, per certi versi, non gli è mai piaciuto essere un vampiro. C’è un filo conduttore, nei libri: Raphael che dice: “Sei un vampiro terribile, non sai come essere morto, vuoi passare il tempo con gli Shadowhunters e basta”, e lui risponde di odiare l’essere un vampiro. Non è mai arrivato ad apprezzare quella sua nuova natura. Non c’è mai stata un pezzo nel libro in cui Simon si gira e esclama: “Essere un vampiro è grandioso!” […]
Sin dall’inizio della serie ho pensato che alla fine Simon sarebbe dovuto diventare uno Shadowhunter, perché è chiaramente ciò che desidera e la direzione in cui si sta muovendo. Ma sarebbe stato troppo semplice limitarsi a far sì che alla fine tutti dicessero: “E abbiamo vinto una guerra e ora Simon è uno Shadowhunter! Per qualche ragione!”
C’era quindi bisogno che lui ottenesse ciò che desiderava davvero, cioè essere uno Shadowhunter, il parabatai di Clary, poter stare per davvero con Isabelle, avere una vita con lei, avere dei bambini. Sai, per avere tutta questa roba, doveva rinunciare all’immortalità e all’essere un vampiro e diventare uno Shadowhunter, ma perché questo succedesse doveva pagare un prezzo. E il prezzo è questo: perdere i ricordi.

Sono così felice per lui! Non vedo assolutamente l’ora che esca The Dark Artifices, dove, si spera, Simon comparirà come Shadowhunter, magari sposato o fidanzato con Izzy, o anche solo impegnato a uscire seriamente con lei.
Beh, decisamente non vediamo l’ora di scrivere – ci sarà questa serie di racconti, provvisoriamente chiamata The Shadowhunter Academy […]. Se Simon desidera Ascendere e diventare uno Shadowhunter, dovrà frequentare l’Accademia degli Shadowhunters, imparare a essere uno Shadowhunter e allenarsi. Quindi il contesto della storia è: com’è, per Simon, affrontare quest’allenamento, e cosa significa tutto ciò per la sua relazione con Isabelle? E per il suo rapporto con Clary? Diventeranno parabatai? Come reagiranno tutti scoprendo che vuole diventare uno Shadowhunter? Come farà Simon a risolvere le cose con la sua famiglia? È questo il contesto della storia, e inoltre potremo dare delle occhiate anche ai retroscena dell’Accademia, perché è stata lì per centinaia di anni. Vedremo James [Herondale] e Matthew [Fairchild]. Vedremo altri personaggi che magari non ci aspettavamo di incontrare di nuovo…

Ragnor, Ragnor!
[Ride]

[Sarah Rees Brennan]: Abbiamo un’idea per inserire Ragnor.

[Cassie]: È molto probabile che Ragnor compaia…

[Sarah]: C’è un sacco Catarina Loss. È una persona davvero utile.

[Cassie]: Sì, e c’è il giovane Will e Tessa e Jem che affrontano Jack Lo Squartatore, sarà divertente.

Jocelyn e Luke ora sono sposati. Qual è ora il cognome di Jocelyn? E: Luke ha adottato ufficialmente Clary?
[Ride] Luke ha adottato Clary ufficialmente e, visto che il suo cognome è comunque qualcosa di inventato, e Jocelyn non desidera avere un cognome da Shadowhunter, è rimasta Fray.