Traduzione: Twitter chat per Maximum Pop!

Come vi avevamo scritto in pagina, quest’oggi Cassie ha risposto a un po’ di domande tramite l’account Twitter di Maximum Pop. :) Ve le abbiamo tradotte – alcune sono davvero interessanti!

 

 

 

 

 

« “Ci saranno momenti felici e divertenti?” In Città del Fuoco Celeste? Sì, entrambi! »

 

« “City of Heavenly Fire mi farà piangere?” Forse? Ci sono alcune parti tristi. »

 

« “Amo da morire Cecily Herondale! La vedremo molto di più, in TLH?” C’è di certo, adesso è una dei genitori! »

 

« “C’è la possibilità che Magnus e Alec tornino insieme?” C’è sempre una possibilità. »

 

« “Church sopravvivrà a Città del Fuoco Celeste?” Sì. Sopravvive e trionfa! »

 

« “Jem e Tessa si sposeranno e avranno figli?” Se sopravvivranno entrambi a Città del Fuoco Celeste, sì. »

 

« “Sento che Maia e Jordan non ricevono molta attenzione; saranno ancora insieme, alla fine?” Riceveranno decisamente attenzione, in CoHF. »

 

« “Di solito che fai per metterti dell’umore giusto per scrivere?” Musica! »

 

« “Ciao, Cassie! Matthew [Fairchild] avrà un interesse amoroso? (TLH)” Sì, è innamorato. »

 

« “Verrai a Newcastle per il tuo book tour?” Sì, tieni gli occhi aperti. »

 

« “C’è qualche possibilità per Jonathan di innamorarsi? O è troppo occupato a cercare di conquistare e bruciare il mondo?” Secondo te ha un cuore? :) »

 

« “Jem e/o Tessa parleranno di Will, in Città del Fuoco Celeste? xxx” SÌ, LO FARANNO! »

 

« ACCIDENTI, È STATO VELOCE. Devo andare, vi voglio bene, ragazzi! – Cassie »

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#TMITuesday: un nuovo, lungo estratto da City of Heavenly Fire!

Buon martedì, Shadowhunters! ;) Pronti a leggere l’estratto dal primo capitolo di Città del Fuoco Celeste che la nostra Cassie ha ben pensato di regalarci per questo nuovo TMI Tuesday?

 

Il testo è davvero molto lungo (sulle otto pagine di Word), ed è severamente VIETATO prelevarlo. Per piacere, limitatevi a LINKARE (al massimo, copiatene un pezzettino e poi inserite il link al resto. ^^” Per favore).
Al suo interno potrete riconoscere più di uno snippet (spoiler: quello che la Clare ci ha letto a Firenze!), e… tanto altro ancora. ;)

 

Fateci sapere che ve ne sembra!

 

 

Nuovo Snippet CoHF

 

 

 

Jace interruppe il bacio. Prima che Clary potesse dire qualcosa, un coro di applausi sarcastici partì dalla collina vicina. Simon, Isabelle e Alec li stavano salutando.

Jace disse: “Vogliamo unirci ai nostri fastidiosi e voyeuristici amici?”

“Sfortunatamente è questo il solo tipo di amici che abbiamo.” Clary strofinò la spalla contro il braccio di Jace e i due si diressero verso le rocce. Simon e Isabelle erano l’uno al fianco dell’altra e parlavano a bassa voce. Alec era invece seduto un po’ in disparte; fissava lo schermo del suo cellulare con un’espressione di intensa concentrazione.

Jace si sistemò accanto al suo parabatai. “Ho sentito dire che se fissi per abbastanza tempo quella roba, poi si metterà a suonare.”

“Stava mandando messaggi a Magnus,” spiegò Isabelle, scoccandogli un’occhiata di disapprovazione.

“Non è vero,” rispose automaticamente Alec.

“Sì, invece,” fece Jace, allungando il collo per guardare oltre la spalla di Alec, “e lo stavi anche chiamando. Riesco a vedere le tue chiamate in uscita.”

“È il suo compleanno.” Alec chiuse il telefono. Sembrava più piccolo, di recente, quasi scheletrico nel suo consunto maglione blu con le maniche bucate ai gomiti; aveva le labbra mordicchiate, screpolate. Clary provò un moto di simpatia per lui. Aveva trascorso la prima settimana dopo la rottura con Magnus in una sorta di stupore causato dalla tristezza e dallo sbigottimento. Nessuno di loro riusciva davvero a credergli. Clary aveva sempre pensato che Magnus amasse Alec, che lo amasse davvero; chiaramente, era stato di quel parere anche Alec. “Non volevo che pensasse che io non… che me ne fossi dimenticato.”

“Ti stai tormentando,” disse Jace.

Alec scrollò le spalle. “Senti chi parla. ‘Oh, la amo. Oh, è mia sorella. Oh, perché, perché, perché…’”

Jace lanciò una manciata di foglie morte contro Alec, obbligandolo a sputacchiare.

Isabelle stava ridendo. “Sai che ha ragione, Jace.”

“Dammi il telefono,” ordinò lui, ignorandola. “Andiamo, Alexander.”

“Non sono fatti tuoi,” rispose Alec mentre allontanava il cellulare. “Scordatelo e basta, okay?”

“Non mangi, non dormi, fissi il telefono e io dovrei scordarmelo?” fece Jace. C’era una quantità di agitazione sorprendente, nella sua voce; Clary sapeva bene quanto Jace fosse stato male sapendo Alec triste, ma non era certa che anche Alec ne fosse a conoscenza. Di norma Jace avrebbe ucciso, o almeno minacciato, chiunque avesse fatto del male ad Alec; ma questa era una faccenda differente. A Jace piaceva vincere, ma non si può vincere su un cuore spezzato, neanche se è di qualcun altro. Neanche se appartiene a qualcuno a cui vuoi bene.

Jace si fece avanti e tolse il telefono dalla mano del suo parabatai. Alec protestò e cercò di riprenderselo, ma Jace lo teneva distante con un braccio, e con l’altra mano scorreva con fare esperto i messaggi nel cellulare. “Magnus, richiamami. Ho bisogno di sapere se stai bene…” Scosse il capo. “Okay, no. Proprio no.” Con un gesto deciso spezzò il telefono in due. Lo schermo diventò nero mentre Jace lasciava cadere i pezzi sul terreno. “Ecco fatto.”

Alec lanciò un’occhiata incredula al cellulare in frantumi. “Hai rotto il mio telefono.”

Jace si strinse nelle spalle. “I ragazzi non lasciano che gli altri ragazzi continuino a chiamare altri ragazzi. Okay, mi è uscita male. Gli amici non lasciano i loro amici chiamare i loro ex e poi riagganciare. Seriamente. Devi smetterla.”

Alec sembrava furioso. “E quindi hai rotto il mio telefono nuovo di zecca? Grazie tante!”

Jace sorrise serenamente e si sdraiò sulla pietra. “Di niente.”

“Guarda il lato positivo,” disse Isabelle. “Non potrai più ricevere messaggi da mamma. Oggi me ne ha mandati sei. Ho spento il telefono.” Si diede un colpetto sulla tasca con espressione piena di significato.

“Cosa vuole?” domandò Simon.

“Incontri costanti,” rispose Isabelle. “Deposizioni. Il Conclave vuole ancora sapere cos’è successo quando abbiamo combattuto Sebastian a Burren. Abbiamo dovuto rendere atto degli avvenimenti tipo cinquanta volte. Come ha fatto Jace ad assorbire il fuoco angelico da Glorious. Descrizioni degli Shadowhunters Oscuri, della Coppa Infernale, delle armi che hanno usato, delle rune su di loro. Di ciò che indossavamo, che indossava Sebastian, che indossavano tutti… tipo sesso telefonico, ma noioso.”

Simon fece un verso strozzato.

“Ciò che pensiamo che voglia Sebastian,” aggiunse Alec. “Quando tornerà. E cosa farà quando succederà.”

Clary si posò i gomiti sulle ginocchia. “È sempre bello sapere che il Conclave ha un piano ben congeniato e affidabile.”

“Non vogliono crederci,” disse Jace, fissando il cielo. “È questo il problema. Non importa quante volte diremo loro cos’abbiamo visto a Burren. Non importa quante volte diremo loro quanto sono pericolosi gli Inoscuriti. Non vogliono credere che i Nephilim possano davvero essere corrotti. Che gli Shadowhunters potrebbero uccidere gli Shadowhunters.”

Clary era stata lì quando Sebastian aveva creato il primo degli Inoscuriti. Aveva visto l’oscurità nei loro occhi, la furia contro le persone con cui combattevano. La terrorizzavano. “Non sono più Shadowhunters,” aggiunse a bassa voce. “Non sono persone.”

“Se non li si è visti, crederlo è difficile,” disse Alec. “E Sebastian ne ha una quantità limitata. Una piccola forza, sparpagliata – il Conclave non vuole pensare a lui come a una minaccia. O, se dovesse davvero rivelarsi tale, preferirebbe crederlo una minaccia per noi, per New York, piuttosto che per tutti gli Shadowhunters.”

“Non sbagliano però a pensare che se c’è qualcosa al mondo di cui importa a Sebastian, allora quel qualcosa è Clary,” disse Jace, e Clary sentì un brivido freddo lungo la colonna vertebrale, un misto di disgusto e apprensione. “Non ha emozioni, non davvero. Non come noi. Ma se così fosse, ne avrebbe per lei. E sente qualcosa anche per Jocelyn. La odia.” Si fermò, pensieroso. “Ma non penso colpirebbe direttamente qui. Sarebbe troppo… ovvio.”

“Spero tu l’abbia detto al Conclave,” disse Simon.

“Almeno un migliaio di volte,” rispose Jace. “Non penso che tengano granché in considerazione il mio intuito.”

Clary abbassò lo sguardo sulle sue mani. Aveva deposto per il Conclave, proprio come gli altri; risposto a tutte le loro domande. C’erano ancora cose di Sebastian che non aveva rivelato loro, che non aveva detto a nessuno. Cose che lui le aveva detto di volere da lei.

Non le era riuscito di sognare molto, dal giorno in cui erano tornati da Burren con le vene di Jace piene di fuoco, ma quando le succedeva di avere degli incubi, riguardavano suo fratello.

“È come cercare di combattere un fantasma,” disse Jace. “Non riescono a rintracciarlo, né a trovarlo, e neanche a trovare gli Shadowhunters che ha trasformato.”

“Stanno facendo tutto ciò che possono,” osservò Alec. “Stanno rinforzando le difese intorno ad Alicante e Idris. Tutte le difese, in effetti. Hanno spedito dozzine di esperti a Wrangel Island.”

Wrangel Island era la sede delle difese di tutto il mondo, degli incantesimi che proteggevano il globo, e in particolar modo Idris, dai demoni e dalle loro invasioni. La rete di difese non era perfetta, e a volte capitava comunque che i demoni riuscissero ad attraversarla, ma Clary poteva solo immaginare quanto pericolosa sarebbe stata la situazione se quelle difese non fossero affatto esistite.

“Ho sentito mamma dire che gli stregoni del Labirinto Spirituale stavano cercando un modo per invertire gli effetti della Coppa Infernale,” aggiunse Isabelle. “Certo, sarebbe più semplice se avessero dei corpi da studiare…”

La sua voce si affievolì; Clary sapeva il perché. I cadaveri degli Shadowhunters Oscuri uccisi a Burren erano stati riportati nella Città di Ossa perché i Fratelli Silenti potessero esaminarli. Ma i Fratelli non avevano potuto farlo. Durante la notte i corpi erano diventati marci come cadaveri vecchi di decenni. Non era rimasto altro da fare che bruciare i resti.

Isabelle ritrovò la voce: “Le Sorelle di Ferro stanno sfornando armi. Stiamo ricevendo migliaia di spade angeliche, spade, chakram e ogni genere di arma in più… forgiate col fuoco angelico.” Guardò Jace. Nei giorni immediatamente successivi alla battaglia di Burren, quando il fuoco scorreva nelle vene di Jace con violenza tale da farlo, a volte, urlare di dolore, i Fratelli Silenti l’avevano esaminato di continuo, testato con ghiaccio e fiamme, con metallo benedetto e ferro freddo, cercando di trovare un modo per toglierglielo dal corpo, contenerlo.

Non erano riusciti a trovare nulla. Il fuoco di Glorious, un tempo catturato nella lama, sembrava non avere fretta di trasferirsi in una nuova spada, o di lasciare il corpo di Jace per qualche altro contenitore. Fratello Zaccaria aveva detto a Clary che agli inizi della storia degli Shadowhunters i Nephilim avevano cercato di catturare il fuoco angelico nelle armi, in qualcosa che si potesse brandire contro i demoni. Non ci erano mai riusciti, e alla fine le spade angeliche erano diventate le loro lame preferite. E i Fratelli Silenti si erano arresi anche in questo caso. Il fuoco di Glorious strisciava nelle vene di Jace come un serpente, e lui non poteva che sperare di controllarlo, così che non lo distruggesse.

Si sentì risuonare il profondo trillo di un messaggio ricevuto; Isabelle aveva riacceso il cellulare. “Mamma dice di tornare all’Istituto,” li avvisò. “C’è un qualche incontro. Dobbiamo partecipare.” Si alzò, togliendosi la polvere dal vestito. “Ti inviterei a venire,” disse a Simon, “ma, sai, non puoi entrare perché sei un non morto e roba simile.”

“Me lo ricordavo,” rispose Simon, alzandosi. Clary saltò in piedi e allungò una mano verso Jace. Lui la strinse e si alzò.

“Io e Simon andiamo a fare shopping natalizio,” annunciò. “E nessuno di voi può venire, perché dobbiamo comprare i vostri regali.”

Alec aveva un’espressione terrificata. “Oh, Dio. Significa che dovrò prendervi dei regali?”

Clary scosse il capo. “Gli Shadowhunters non festeggiano… sai, Natale?” Ripensò improvvisamente alla cena del Ringraziamento – piuttosto angosciante – che avevano organizzato a casa di Luke, quando Jace, dopo che gli era stato chiesto di tagliare il tacchino, l’aveva infilzato con una spada finché dell’uccello non erano rimasti che piccoli fiocchi. Forse no?

“Ci scambiamo dei regali, onoriamo il cambio delle stagioni,” rispose Isabelle. “Un tempo era una celebrazione invernale per l’Angelo. Serviva a ricordare il giorno in cui gli Strumenti Mortali erano stati donati a Jonathan Shadowhunter. Penso che i Nephilim abbiano trovato irritante sentirsi tagliare fuori da tutte queste feste mondane, però, quindi molti Istituti organizzano party natalizi. Quello di Londra è particolarmente famoso per questo.” Scrollò le spalle. “Non penso che faremo niente del genere… quest’anno.”

“Oh.” Clary si sentì orribile. Era normale che, dopo aver perso Max, non avrebbero festeggiato il Natale. “Beh, lasciateci almeno prendervi dei regali. Non c’è bisogno di organizzare una festa o qualcosa di simile.”

“Esattamente.” Simon alzò le braccia verso il cielo. “Devo comprare i regali di Hanukkah. È un obbligo della legge ebraica. Il Dio degli ebrei è un Dio arrabbiato. E molto amante dei regali.”

Clary gli sorrise. Giorno dopo giorno gli riusciva sempre più semplice dire la parola “Dio”.

Jace sospirò e baciò Clary – le sfregò un rapido bacio di arrivederci sulla tempia, ma questo bastò a farla tremare. Non poter toccare o baciare Jace come si deve stava cominciando a farla andare fuori di testa. Gli aveva promesso che non le sarebbe mai importato, che l’avrebbe amato anche se avessero mai più potuto toccarsi, ma odiava comunque quella situazione, odiava l’assenza di quella sicurezza che il modo in cui si incastravano alla perfezione i loro corpi le dava ogni volta. “Ci vediamo più tardi,” le disse Jace. “Torno all’Istituto con Alec e Izzy…”

“No,” lo fermò inaspettatamente Isabelle. “Hai rotto il cellulare di Alec. Sia chiaro, volevamo tutti farlo da settimane…”

Isabelle,” sbottò Alec.

“Ma il punto è che sei il suo parabatai, e sei il solo a non essere andato da Magnus. Vai a parlargli.”

“E dirgli cosa?” chiese Jace. “Non puoi parlare alle persone di come non dovrebbero rompere con te… O forse sì,” aggiunse frettolosamente in direzione di Alec. “Chi può dirlo? Proverò.”

“Grazie.” Alec diede un colpetto con la mano sulla spalla di Jace. “Ho sentito dire che sai essere affascinante, quando vuoi.”

“Ho sentito dire lo stesso,” disse Jace, facendo una corsetta all’indietro. Riusciva a essere aggraziato anche in un contesto simile, pensò cupamente Clary. E sexy. Decisamente sexy. Sollevò una mano per fargli un saluto svogliato.

“Ci vediamo più tardi,” urlò. Se per allora non sarò morta di frustrazione.

*

I Fray non erano mai stati una famiglia religiosamente osservante, ma Clary amava Fifth Avenue a Natale. L’aria profumava come dolci castagne tostate, e le vetrine scintillavano d’argento e blu, verde e rosso. Quest’anno c’erano dei grossi cristalli a forma di fiocco di neve attaccati ai lampioni, che riflettevano il sole invernale in raggi d’oro. Per non parlare poi dell’enorme albero a Rockefeller Center. Li copriva con la sua ombra, mentre lei e Simon oltrepassavano il cancello al lato della pista di pattinaggio, osservando i turisti cadere nel tentativo di traversare il ghiaccio.

Clary aveva una tazza di cioccolata calda tra le mani, e il suo calore le si spandeva lungo il corpo. Si sentiva quasi normale – da che fosse in grado di ricordare, per lei e Simon era sempre stata una tradizione invernale, andare a Fifth Avenue per vedere le vetrine e l’albero.

“Sembra di essere tornati ai vecchi tempi, eh?” le disse lui, facendo eco ai suoi pensieri; nel frattempo si sistemò col mento poggiato sulle braccia conserte.

Clary gli lanciò un’occhiata di sottecchi. Simon indossava un soprabito nero e una sciarpa che enfatizzavano il pallore della sua pelle. Aveva gli occhi velati; non doveva essersi cibato di sangue, di recente. Sembrava proprio ciò che era – un vampiro affamato e stanco.

Beh, pensò Clary. Quasi come ai vecchi tempi. “Abbiamo più persone per cui comprare i regali,” disse. “In più, c’è sempre la domanda traumatica: cosa comprare a una persona con cui stai festeggiando il primo Natale da quando vi siete messi insieme?”

“Cosa prendere allo Shadowhunter che ha tutto,” fece Simon, ghignando.

“A Jace piacciono soprattutto le armi,” sospirò Clary. “Ama anche i libri, ma all’Istituto hanno una libreria enorme. E anche la musica classica…” Si illuminò. Simon era un musicista; anche se la sua band era terribile, e cambiava nome di continuo – al momento si chiamavano Lethal Soufflé –, lui aveva pur sempre una formazione musicale. “Cosa compreresti a una persona che ama suonare il piano?”

“Un pianoforte.”

Simon.”

“Un metronomo davvero enorme che potrebbe usare pure come arma?”

Clary sospirò, esasperata.

“Spartiti. Rachmaninoff è roba dura, ma a lui piacciono le sfide.”

“Ottima idea. Vado a vedere se c’è un negozio di musica qui intorno.” Dal momento che aveva finito la sua cioccolata, Clary gettò il bicchiere in un cestino poco lontano e poi tirò fuori il telefono. “E per quanto riguarda te? Che prenderai a Isabelle?”

“Non ne ho la più pallida idea,” rispose Simon. Avevano cominciato a dirigersi verso il viale, dove un flusso costante di persone osservava a bocca aperta le innumerevoli vetrine.

“Oh, andiamo. Isabelle è facile.”

“È della mia ragazza che stai parlando.” Le sopracciglia di Simon si trasformarono in una linea unica. “Penso. Non sono sicuro. Non ne abbiamo discusso. Della relazione, intendo.”

“Devi davvero DLR, Simon.”

“Che?”

“Definire la relazione. Che cos’è, in che direzione si sta muovendo. Siete ragazzo e ragazza, vi state solo divertendo, ‘è complicato’ o cos’altro? Quando lo dirà ai suoi genitori? Hai il permesso di vedere altre persone?”

Simon sbiancò. “Cosa? Seriamente?”

“Seriamente. E nel frattempo – profumo!” Clary afferrò Simon per il retro del suo cappotto e lo trascinò in un negozio di cosmetici. All’interno era gigantesco, con file di bottigline scintillanti ovunque. “Qualcosa di insolito,” gli disse, trascinandolo nell’area del negozio dedicata alle fragranze. “Isabelle non profumerà come nessun’altro. Vorrà su di sé l’odore dei fichi, o del vetiver, o…”

“Fichi? I fichi hanno un odore?” Simon sembrava scandalizzato; Clary era sul punto di ridere di lui, quando il suo telefono vibrò. Era sua madre.

Dove sei?

Clary roteò gli occhi e rispose al messaggio. Jocelyn non aveva ancora smesso di impensierirsi ogni volta che pensava che Clary fosse uscita con Jace. Anche se, come gli aveva fatto notare Clary, Jace poteva probabilmente definirsi il fidanzato più sicuro del mondo, visto che gli era quasi del tutto vietato arrabbiarsi, fare delle proposte sessuali e qualsiasi altra attività che avrebbe potuto produrre in lui una scarica di adrenalina.

D’altro canto, era stato posseduto; lei e sua madre l’avevano guardato lasciare che Sebastian minacciasse Luke. Clary ancora non aveva parlato di tutto ciò che aveva visto nell’appartamento che aveva condiviso con Jace e Sebastian per quel breve lasso di tempo, un misto di sogno e incubo. Non aveva rivelato a sua madre che Jace aveva ucciso una persona; c’erano cose che non era necessario che Jocelyn sapesse, cose che Clary stessa non voleva affrontare.

“Questo negozio ha un sacco di cose che immagino che Magnus vorrebbe,” disse Simon, sollevando una bottiglia di vetro con dentro dei brillantini per il corpo in un qualche genere di olio. “C’è qualche regola che mi impedisce di comprare un regalo per una persona che ha rotto con un mio amico?”

“Immagino che dipenda dalla situazione. Sei più intimo con Magnus o con Alec?”

“Alec si ricorda il mio nome,” rispose Simon, e ripose la bottiglia. “E mi sento male per lui. Capisco le ragioni di Magnus, ma Alec è così distrutto. Penso che quando una persona ti ama dovrebbe perdonarti, se sei davvero dispiaciuto.”

“Dipende da ciò che hai fatto,” disse Clary. “Non parlo di Alec – in generale. Sono certa che Isabelle ti perdonerebbe di tutto,” aggiunse frettolosamente.

Simon sembrava dubbioso.

“Sta’ fermo,” annunciò lei, tenendogli una bottiglia vicino alla faccia. “Tra tre minuti ti odorerò il collo.”

“Beh, io mai,” disse Simon. “Hai aspettato un sacco di tempo prima di fare la tua mossa, Fray, lo dirò io al posto tuo.”

Clary non si preoccupò di dargli una risposta intelligente; stava pensando a ciò che Simon aveva detto del perdono, e ricordando qualcun altro, la voce e il viso e gli occhi di un’altra persona. Sebastian seduto dall’altra parte del tavolo a Parigi. Pensi di potermi perdonare? Voglio dire, pensi che il perdono sia qualcosa di possibile, per una persona come me?

“Alcune cose non possono essere perdonate,” disse. “Non potrò mai perdonare Sebastian.”

“Non gli vuoi bene.”

“No, ma è mio fratello. Se le cose fossero diverse…” Ma non sono diverse. Clary mise da parte il pensiero e si allungò per odorare. “Sai di fichi e albicocche.”

“Non pensi sul serio che Isabelle voglia odorare come un cestino di frutta secca, vero?”

“Forse no.” Clary sollevò un’altra bottiglia. “Allora, che farai?”

“Quando?”

Clary alzò gli occhi, smettendo di riflettere sul come la tuberosa fosse diversa dalla rosa normale, e vide Simon guardarla con una traccia di perplessità nei suoi occhi nocciola. Disse: “Beh, non puoi vivere per sempre con Jordan. C’è il college…”

“Tu non ci andai,” fece lui.

“No, ma sono una Shadowhunter. Continuiamo a studiare, dopo i diciott’anni; veniamo spediti in altri Istituti – è questa la nostra versione del college.”

“Non mi piace l’idea che te ne andrai.” Simon affondò le dita nelle tasche della sua giacca. “Non posso frequentare il college,” disse. “Non è che mia madre lo pagherà, e non posso chiedere un prestito. Legalmente sono morto. Oltretutto, quanto tempo ci impiegherebbero a scuola a notare che loro invecchiano e io no? I sedicenni non sembrano laureandi, non so se l’hai notato.”

Clary posò la bottiglia. “Simon…”

“Forse dovrei prendere qualcosa per mia mamma,” fece lui in tono amaro. “Cosa dice: ‘Grazie per avermi cacciato di casa e perché fai finta che io sia morto’?”

“Le orchidee?”

Ma l’umore scherzoso di Simon se n’era andato. “Forse non è come ai vecchi tempi,” disse. “Di solito ti avrei preso delle matite, qualcosa per dipingere, ma ormai disegni solo col tuo stilo, no? Tu non disegni, io non respiro. Non è proprio come l’anno scorso.”

“Forse dovresti parlare con Raphael,” fece Clary.

Raphael?”

“Sa come vivono i vampiri,” rispose Clary. “Come si costruiscono le vite, come guadagnano, come ottengono degli appartamenti – sa questo genere di cose. Potrebbe aiutare.”

“Potrebbe, ma non lo farebbe,” replicò Simon aggrottando la fronte. “Non sento notizie dal gruppo del Dumort da quando Maureen ha rimpiazzato Camille. So che Raphael è il suo secondo. Sono abbastanza sicuro che pensino che ho ancora il Marchio di Caino; altrimenti avrebbero già mandato qualcuno a cercarmi. È questione di tempo.”

“No. Sanno di non doverti toccare. Non vorrebbero mai iniziare una guerra col Conclave. L’Istituto è stato molto chiaro,” disse Clary. “Sei protetto.”

“Clary,” replicò Simon. “Nessuno di noi è protetto.”

Prima che Clary potesse rispondere, sentì qualcuno chiamarla per nome; incredibilmente confusa, si guardò intorno e vide sua madre farsi strada tra la folla di acquirenti. Attraverso il vetro riusciva a vedere Luke, che aspettava fuori sul marciapiede. La sua camicia di flanella sembrava fuori posto, lì in mezzo ai newyorkesi.

Sgusciando dalla folla, Jocelyn li raggiunse e gettò le braccia intorno a Clary. Oltre la spalla di sua madre, Clary guardò Simon, stupita. Finalmente Jocelyn la lasciò andare e fece un passo indietro. “Ero così preoccupata, temevo ti fosse successo qualcosa…”

“Da Sephora?” domandò Clary.

Jocelyn aggrottò le sopracciglia. “Non lo sai ancora? Pensavo che Jace ti avesse già mandato un messaggio.”

Clary sentì un’improvvisa onda di ghiaccio scorrerle nelle vene, come se avesse inghiottito acqua gelata. “No. Io – che sta succedendo?”

“Mi spiace, Simon,” disse Jocelyn. “Ma io e Clary dobbiamo andare subito all’Istituto.”

*

Non era cambiato granché, a casa di Magnus, dalla prima volta che Jace c’era stato. Lo stesso piccolo ingresso e la stessa lampadina gialla. Usò una runa dell’apertura per attraversare il portone, salì le scale e poi suonò il campanello dell’appartamento. Era più sicuro così, pensò. Dopotutto, in quel momento Magnus avrebbe potuto star giocando nudo ai videogiochi o chissà cos’altro. Chi lo sa che fanno gli stregoni nel loro tempo libero?

Jace suonò di nuovo il campanello, questa volta tenendolo premuto fermamente. Due trilli lunghi e Magnus finalmente andò ad aprire, un’espressione furiosa sul viso. Indossava una vestaglia di seta nera su una camicia bianca e dei pantaloni di tweed. Era scalzo. Aveva i capelli tutti aggrovigliati, e un’ombra di barba sulla mascella. “Che ci fai qui?”

“Dio,” commentò Jace. “Sei così poco ospitale.”

“Questo perché non sei il benvenuto.”

Jace inarcò un sopracciglio. “Credevo fossimo amici.”

“No, tu sei amico di Alec, e Alec era il mio ragazzo, quindi dovevo sopportarti. Ma adesso che non è più il mio ragazzo non c’è bisogno che io ti sopporti. Non che sembriate esservene resi conto. Devi essere – chi, il quarto? – a venire a infastidirmi.” Magnus contò sulle sue lunghe dita. “Clary. Isabelle. Simon…”

Simon è passato da te?”

“Sembri sorpreso.”

“Non pensavo che avesse investito nella tua relazione con Alec.”

“Io non ho una relazione con Alec,” replicò seccamente Magnus, ma Jace l’aveva già superato e stava nel suo soggiorno, guardandosi con fare curioso intorno.

Una delle cose che erano sempre segretamente piaciute a Jace dell’appartamento di Magnus era il fatto che di rado avesse per due volte lo stesso aspetto. A volte era un grosso loft moderno. A volte un bordello francese, altre una fumeria d’oppio vittoriana, o l’interno di una nave spaziale. Al momento, però, era cupo e in disordine. Pile di vecchi cartoni di cibo cinese erano disseminate sul tavolino da caffè. Il Presidente Miao giaceva su un tappeto di pezza con tutte e quattro le zampe ben stese davanti a sé; sembrava un cervo morto.

“C’è odore di cuore spezzato, qui,” disse Jace.

“Colpa del cibo cinese.” Magnus si gettò sul divano e allungò le lunghe gambe. “Procedi, falla finita. Di’ ciò che sei venuto a dirmi.”

“Penso che dovresti tornare con Alec,” suggerì Jace.

Magnus alzò gli occhi verso il soffitto. “E perché mai?”

“Perché è infelice,” spiegò Jace. “E gli dispiace. Gli spiace per ciò che ha fatto. Non succederà di nuovo.”

“Oh, non sgattaiolerà di nuovo per incontrarsi con un mio ex e progettare di accorciarmi la vita? Un gesto davvero nobile da parte sua.”

“Magnus…”

“Inoltre, Camille è morta. Non può rifarlo.”

“Sai cosa intendevo,” disse Jace. “Non ti mentirà o ingannerà o nasconderà le cose o qualsiasi cosa ti abbia davvero fatto arrabbiare.” Si sistemò su una poltrona di pelle e inarcò un sopracciglio. “Allora?”

Magnus rotolò di lato. “Che ti importa se Alec è infelice?”

“Che mi importa?” chiese Jace con un tono di voce così alto far sedere di scatto il Presidente Miao, come se l’avesse scioccato. “Certo che mi importa di Alec; è il mio migliore amico, il mio parabatai. Ed è triste. E a giudicare dall’aspetto delle cose, lo sei anche tu. Contenitori da asporto ovunque, non hai fatto niente per sistemare casa, il tuo gatto sembra morto…”

“Non è morto.”

“Mi importa di Alec,” disse Jace, lanciando a Magnus un’occhiata inflessibile. “Mi importa di lui più di quanto mi importi di me stesso.”

“Non pensi mai,” rifletté Magnus, grattandosi via un po’ di smalto dalle unghie, “che quest’intera faccenda dei parabatai sia crudele? Puoi scegliere il tuo parabatai, ma non hai possibilità di decidere di non volerlo scegliere più. Anche se ti si rivoltano contro. Guarda Luke e Valentine. Anche se il tuo parabatai è la persona che più ti è vicina al mondo, non puoi innamorarti di lui. E quando muore, una parte di te se ne va con lui.”

“Come fai a sapere così tante cose sui parabatai?”

“Conosco gli Shadowhunters,” disse Magnus, battendo col palmo della mano accanto a sé così che il Presidente saltasse sui cuscini e gli si sfregasse contro. Le lunghe dita dello stregone affondarono nella pelliccia del gatto. “Da molto tempo. Siete creature strane. Tutta fragile nobiltà e umanità da una parte, e sconsiderato fuoco degli angeli dall’altra.” I suoi occhi scattarono verso Jace. “In special modo voi Herondale, poiché nel sangue avete il fuoco degli angeli.”

“Sei già stato amico di altri Shadowhunters, prima d’ora?”

“Amico,” ripeté Magnus. “Cosa significa per davvero quella parola?”

“Lo sapresti,” disse Jace, “se ne avessi già avuti prima. È così? Hai amici? Voglio dire, oltre alle persone che partecipano alle tue feste. La maggior parte della gente ti teme, o sembrano doverti qualcosa oppure hanno dormito con te, una volta, ma amici – non sembri averne molti.”

“Beh, questa mi è nuova,” osservò Magnus. “Nessun’altro del vostro gruppo aveva cercato di insultarmi.”

“Sta funzionando?”

“Se mi stai chiedendo se sento il bisogno impellente di tornare con Alec, no,” disse Magnus. “Mi è venuta una strana voglia di pizza, ma le cose potrebbero non essere collegate.”

“Alec me l’aveva detto che fai così,” disse Jace. “Che svii le domande personali con delle battute.”

Magnus strinse gli occhi. “E sarei l’unico a farlo?”

“Esattamente,” rispose Jace. “Fattelo dire da qualcuno che ne sa abbastanza. Detesti parlare di te stesso, e preferisci far arrabbiare le persone piuttosto che sentirti compatito. Quanti anni hai, Magnus? Rispondimi sinceramente.”

Magnus non disse nulla.

“Come si chiamavano i tuoi genitori? Qual è il nome di tuo padre?”

Magnus lo fissò coi suoi occhi verde-dorati. “Se volessi star disteso su un divano a lamentarmi con qualcuno dei miei genitori, assumerei uno psichiatra.”

“Ah,” fece Jace. “Ma i miei servizi sono gratuiti.”

“L’ho sentito dire.”

Jace ghignò e sprofondò nella poltrona. C’era un cuscino decorato con la bandiera inglese, sull’ottomana. Lo prese e se lo sistemò sotto la testa. “Non c’è posto in cui debba andare. Posso restare qui tutto il giorno.”

“Grandioso,” commentò Magnus. “Farò un pisolino.” Si allungò per raccogliere una coperta spiegazzata dal pavimento proprio mentre il cellulare di Jace cominciava a squillare. Magnus lo guardò, bloccatosi a metà del gesto, tirar fuori il telefono dalla tasca e aprirlo.

Era Isabelle. “Jace?”

“Sì. Sono da Magnus. Penso che potrei star facendo qualche progresso. Che c’è?”

“Torna qui,” disse Isabelle, e Jace si portò a sedere; il cuscino cadde a terra. La voce di Izzy era tremendamente tesa. Gli riusciva di avvertirne l’acredine, come se fosse un piano male accordato. “All’Istituto. Subito, Jace.”

“Cosa c’è?” le domandò. “Che è successo?” E vide che anche Magnus si stava sedendo, la coperta che gli cadeva di mano.

“Sebastian,” rispose Isabelle.

Jace chiuse gli occhi. Vide sangue dorato, e piume bianche sparse su un pavimento di marmo. Ricordò l’appartamento, il coltello nelle sue mani, il mondo ai suoi piedi, la presa di Sebastian sul suo polso, quegli incommensurabili occhi neri che lo guardavano con cupo divertimento. C’era un ronzio nelle sue orecchie.

“Cosa c’è?” La voce di Magnus distolse Jace dai suoi pensieri. Realizzò di essere già arrivato alla porta, il cellulare di nuovo in tasca. Si voltò. Magnus gli stava dietro, l’espressione rigida. “È Alec? Sta bene?”

“Che ti importa?” replicò Jace, e Magnus sussultò. Jace non ricordava di aver mai visto Magnus sussultare. Fu quella l’unica cosa a impedirgli di sbattere la porta mentre usciva.

Traduzione: “Questions and answers”

Cassie ha risposto a un paio di domande sul suo Tumblr – su The Wicked Powers, The Secret Treason, Jem e la possibilità che i personaggi di TMI ricoprano un qualche ruolo in The Dark Artifices.

Vi abbiamo tradotto il post. ;)

 

 

 

 

« “Ehi, Cassie! DUNQUE, ricordo che tempo fa parlasti di una serie chiamata THE WICKED POWERS, e dicesti che i protagonisti sarebbero stati i due Blackthorn più giovani – Tavvy e Ariadne. Ma visto che hai tagliato il personaggio di Ari prima ancora che la serie iniziasse, come farai? AMO i tuoi libri, e, onestamente, sono un po’ spaventata per CoHF e super EMOZIONATA per TDA!

Non preoccupatevi per The Wicked Powers. Il programma è sempre stato che la storia si svolgesse tre o quattro anni dopo TDA, quindi tratterà dei Blackthorn “giovani”, e non dei “più giovani”. Persino Tavvy, che nel primo progetto della famiglia era più grande di Ariadne, in TWP avrà solo undici anni. Non abbastanza perché un libro YA ruoti tutto intorno a lui. Nulla è cambiato in The Wicked Powers e in ciò di cui tratterà.

Ciao, Cassie, volevo dirti che amo i tuoi libri, li ho letti tutti. :) Ho una domanda, però, sulle serie ambientate nel mondo degli Shadowhunters. Hai detto che ne scriverai cinque, e ne hai già terminate due, e hai parlato delle prossime due (TDA, TLH) e brevemente menzionato The Wicked Powers. Sul tuo sito web ufficiale, però, si cita un certo ‘The Secret Treason’. Dove dobbiamo collocarlo?

The Secret Treason è una graphic novel/progetto artistico sui giorni del Circolo di Valentine. Dal momento che ci sono altre persone coinvolte – co-autore e illustratore –, è un grosso progetto da portare a termine. Non penso al Codice e a The Secret Treason come a una parte delle cinque serie di racconti che dovrebbero comporre le Shadowhunter Chronicles; sono dei progetti a parte che riempiono le estremità di questo mondo.

Ciao, Cassie! Sono una grande fan dei tuoi libri, in special modo di The Infernal Devices. Alla fine di Clockwork Princess, quando Tessa e Jem si incontrano di nuovo, lui ha lasciato i Fratelli Silenti; ma è ancora immortale? Grazie!

No, Jem non è più immortale. (A dire il vero, neanche i Fratelli Silenti sono immortali, invecchiano solo molto, molto lentamente.) Vivrà una normale vita umana e poi morirà.

Ciao, Cassie! Non sono certa che te l’abbiano già chiesto, ma c’è qualche personaggio discretamente importante in TMI che ricoprirà un qualche ruolo in TDA?

Ho appena terminato di scrivere una scena di TDA in cui un personaggio di TMI parla. Mi è sembrato davvero strano, come se avessi introdotto un gruppo di amici a un altro gruppo di amici. Ma sì, puoi aspettarti che i personaggi che sopravviveranno a TMI appariranno in TDA. »

Ascolta un estratto dall’audiolibro di The Course of True Love (And First Dates)!

Qualche giorno fa vi abbiamo rivelato che a leggere l’audiolibro dell’ultimo racconto delle Bane Chronicles sarebbe stato Gareth David-Lloyd. Quest’oggi, grazie al TMI Source, possiamo farvi ascoltare un breve estratto. ;)

 

 

 

 

A noi sembra fantastico; a voi, invece? :)

Traduzione: “villains”

Qualche giorno fa Cassie ha dato una bella risposta, su Tumblr, riguardo i cattivi e la loro creazione. :) Visto che è interessante (e che qualche aspirante scrittore potrebbe trovarla utile), abbiamo pensato di tradurla e caricarvela qui sul sito. ;) Fateci sapere che ve ne pare!

 

 

 

 

« “Ehi, volevo solo dirti che sono una grande fan dei tuoi libri. Specialmente di The Mortal Instruments. Non vedo l’ora che esca Città del Fuoco Celeste. Mi farebbe molto piacere una tua risposta, quindi, per favore, scrivimi. Ho una domanda sul come introdurre i cattivi ai lettori senza però dilungarsi troppo e annoiarli. Come fai? Specialmente per le scene di Sebastian/Jonathan – in un certo senso, noi SAPEVAMO e basta che era cattivo.

Beh, Sebastian in verità è stato introdotto in maniera piuttosto innocente, e sono state le piccole cose che ha fatto – litigare con Clary sulla possibilità che Valentine volesse bene a Jace, come figlio, o no, il modo in cui l’ha baciata senza che lei gli desse il permesso – a lasciar intendere che ci fosse qualcosa di… sbagliato.

Il problema, quando si devono introdurre dei personaggi “cattivi”, è che ci sono mille modi per farlo, perché esistono milioni di “nemici” diversi (basta dare un’occhiata a tvtropes.com). Bisogna però mettere da parte l’idea che tutti i cattivi/antagonisti siano come Voldemort, fondamentalmente cattivi e divertiti da questo. L’antagonista è una cosa sola: una persona che desidera ciò che il tuo protagonista/il buono non vuole.

Il tuo protagonista vuole uscire di prigione; il cattivo vuole tenerlo dentro. Il tuo personaggio vuole salvare un villaggio; il cattivo vuole distruggerlo. O il tuo protagonista vuole distruggere il villaggio e il cattivo vuole salvarlo. (Perché no? La città potrebbe essere piena di zombie o scienziati all’opera per rilasciare un mega-virus che ucciderà tutti o tutto.)

La prima cosa che devi sapere del tuo protagonista è ciò che desidera fare. Una delle prime cose che devi conoscere del tuo nemico è come il suo desiderio sia diametralmente opposto a quello del protagonista.

Inoltre, ricorda che sono i più piccoli gesti personali a farci odiare i cattivi. Far esplodere il mondo è ovviamente un obiettivo malvagio. Come anche uccidere un sacco di persone. Ma a volte anche l’eroe, messo con le spalle al muro, si trova costretto a fare cose simili (il Dottore ha annientato i Signori del Tempo; ci sono un sacco di altri eroi assassini). Ma sapete cos’è che non fa il Dottore? Dare cattive mance ai camerieri. Abusare fisicamente dei suoi compagni. (Okay, non sono un’esperta di Doctor Who e non ho visto tutti gli episodi, ma non mi pare il genere di cosa che farebbe.) Se lo facesse, lo odieremmo: odiamo le azioni meschine pervase di egoismo, e odiamo che un personaggio faccia del male a un altro personaggio che ci sta a cuore. Per esempio: non avevo problemi con Loki, quando ha ucciso quel mucchio di persone all’inizio di The Avengers, ma quando ha ammazzato Coulson ho desiderato che cadesse dal pianeta e morisse, anche se a interpretarlo era Tom Hiddleston.

 

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Oh, zitto, Loki.

Il punto è: il tuo personaggio “cattivo” desidera qualcosa che il protagonista non vuole, attacca in maniera personale gli eroi a cui teniamo (Mortmain che desidera uccidere tutti gli Shadowhunters è astratto; Mortmain che tortura Jem bloccando lo scambio di yin fen e progetta di violentare Tessa è odioso in maniera specifica). Il suo dev’essere un motivo credibile (può essere qualsiasi cosa, purché resti personale e credibile).

Crea dei personaggi a cui le persone vorranno bene, da’ loro le cose che desiderano, assicurati che anche il lettore le voglia (cosa che, se amerà l’eroe/eroina, succederà di certo) e poi fa’ in modo che il cattivo gliele porti via. Se ci pensi, è questo che la Umbridge ha fatto più di Voldemort. »

#TMITuesday: Alec e Isabelle!

Shadowhunters, ricordate quale sarà la particolarità delle prime edizioni americane di City of Heavenly Fire? ;) Esatto: delle illustrazioni all’interno della cover (Alec, Isabelle, Jace, Maia e Simon).

 

Per festeggiare questo nuovo #TMITuesday, Cassie ha deciso di condividere con noi sia l’immagine di Alec che quella di Isabelle – insieme a dei piccoli snippet molto interessanti!

 

 

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“Ognuno ha il tempo che riceve insieme, e non di più. Forse non siamo così differenti, in quel modo.”“Come se ci fosse la possibilità che faremo sesso in una caverna circondata da orde di demoni. Questa è la realtà, non la tua fervida immaginazione.”

“Ognuno ha il tempo che riceve insieme, e non di più. Forse non siamo così differenti, in quel modo.”
“Come se ci fosse la possibilità che faremo sesso in una caverna circondata da orde di demoni. Questa è la realtà, non la tua fervida immaginazione.”

 

 

“Ho sempre pensato di essere felice essendo la stella nera della tua supernova. Voglio dire, hai il dono dell’angelo, tu. Potrei allenarmi e allenarmi… e non sarei mai come te.”

“Ho sempre pensato di essere felice essendo la stella nera della tua supernova. Voglio dire, hai il dono dell’angelo, tu. Potrei allenarmi e allenarmi… e non sarei mai come te.”

 

“Di’ alla Regina ciò che desideriamo, e che se lo farà, la lasceremo vivere.”

“Di’ alla Regina ciò che desideriamo, e che se lo farà, la lasceremo vivere.”

 

“Oh, bene. Per un secondo mi sono preoccupata perché pensavo che avessimo un piano vero con, tipo, dei passi da seguire. Sai, qualcosa di rassicurante.”

“Oh, bene. Per un secondo mi sono preoccupata perché pensavo che avessimo un piano vero con, tipo, dei passi da seguire. Sai, qualcosa di rassicurante.”

 

“Dovrei avvisarti che pomiceremo al buio. Una grossa opportunità per pomiciare sprecata.”

“Dovrei avvisarti che pomiceremo al buio. Una grossa opportunità per pomiciare sprecata.”

Traduzione: “Heronstairs”

Cassie ha dato una bella risposta sulla “Heronstairs” (per chi non fosse abituato al termine: la coppia WillxJem) – e, nel farlo, ha anche inviato un bel messaggio sulla rappresentazione LGBTQ nei romanzi. :)

Vi consigliamo di dargli un’occhiata, sia che siate fan della Heronstairs, sia che non vi piaccia. <3

 

 

 

 

 

« Su Will e Jem…

Cara Cassie,
Grazie ancora per aver risposto alla mia domanda su Tessa! Originariamente avevo scritto quest’altra dopo l’Heronstairs Day, ma so bene che tra CoHF e le Bane Chronicles sei stata impegnatissima!

Ho una domanda riguardo due grossi personaggi del mondo degli Shadowhunters: Will e Jem.
Ieri un sacco di persone hanno pubblicato cose su loro due per via della data (10 novembre), e questo mi ha fatta riflettere.
Com’è previsto che i lettori interpretino la loro relazione? Dopo CP2, hai risposto a una domanda sulla relazione tra Tessa, Will e Jem e detto: ‘Non c’è un pezzo in cui Will e Jem discutono del loro bisogno di un accompagnatore, perché non li faccia cedere alla loro irresistibile tentazione e risvegli il buon senso di entrambi’.
Su internet, comunque, si discute un sacco di questo rapporto, anche sotto una luce romantica. Ne parlano come se fosse una terza storia d’amore in TID, il terzo lato del triangolo.
L’amicizia platonica è bellissima, e credo che la loro relazione sia meravigliosa in ogni caso, ma penso anche che ci sia qualcosa di intrinsecamente differente nel pensare che qualcosa ‘potrebbe essere canon. La prova è lì’ in una relazione omosessuale e pensarlo in un rapporto etero. (Hermione e Harry sono probabilmente l’esempio più grande che mi viene in mente, con un enorme numero di persone che li vede solo come amici e una quantità davvero grande di persone che li considera sotto una luce romantica. Il loro rapporto è costruito per essere inteso come un’amicizia, più come una famiglia. Lo dicono persino con chiarezza nell’ultimo libro!) È più un problema di rappresentazione. Se Harry e Hermione non provano sentimenti del genere, in HP ci sono comunque un sacco di altre coppie eterosessuali.
Quindi, per quel che riguarda Will e Jem, che sono tue creazioni, che ne pensi? Si presuppone che i lettori a un certo punto comprendano che sono bisessuali (con un rapporto romantico e/o sessuale)? Fa parte dell’obiettivo che ti eri preposta volendo scrivere di un triangolo amoroso insolito? Gli interessi amorosi della protagonista sono queer? Come definiresti la loro relazione?

-K

P.S.: mi piacciono molto i tuoi post riguardo la rappresentazione LGBTQ nei romanzi, essendo io una persona non etero.

Ciao! Prima di tutto, grazie per le tue gentili parole riguardo i miei post.

Quando si ha a che fare con la rappresentazione di personaggi omosessuali, e con quella che è l’interpretazione del lettore, si ha sempre a che fare con una faccenda complicata. Apprezzo incredibilmente l’immaginazione dei miei lettori. So anche che la mia parola non è l’ultima riguardo ciò che succede nei miei romanzi: nessun libro segue ogni attimo della vita dei suoi personaggi. Ciò che succede negli altri lassi di tempo – per esempio, prima che Jem e Will incontrassero Tessa – appartiene essenzialmente all’immaginazione del lettore.
Mi sento davvero a disagio quando mi si chiede di dire “cosa si suppone che il lettore capisca”. Desidero che ognuno senta che la sua interpretazione è corretta. Ci sono idee con cui sono in disaccordo (per esempio, quella secondo cui Will e Jem sarebbero stati meglio se non avessero mai incontrato Tessa, oppure quando si dice che Tessa non amava davvero Will/non amava davvero Jem, ecc.), ma ciò non significa che non abbiano significato per le persone che l’hanno interpretata così.
Jem e Will hanno una relazione incredibilmente intensa. Vivono anche in un periodo/luogo in cui le amicizie e relazioni tra gli uomini erano viste sotto una luce romantica, e di cui si parlava in toni incredibilmente romantici e fioriti. Penso che parlino l’uno e dell’altro e tra sé in un modo che i lettori moderni interpretano come romantico perché suona romantico. The Victorian Romantic Friendship Reader descrive l’epoca come il periodo  “in cui gli uomini potevano esprimere apertamente un amore spudorato, inconsapevole e struggente per membri dello stesso sesso”. Tennyson stando a ciò che sappiamo (okay, c’è un dibattito in corso) era etero, ma scrisse una lunga elegia per la morte del suo amico Arthur Hallam chiamandolo “tutto ciò che amo”, “amavo lui, e lo amerò / per sempre” e “il mio desiderio perduto”. (La poesia è “In Memoriam”, che compare un sacco, non per coincidenza, in Clockwork Princess.)
Will e Jem hanno decisamente un’amicizia romantica, e penso che il loro sia un vero triangolo – nel senso che Jem e Tessa si amano, Will e Tessa si amano e Will e Jem si amano. Il loro è un amore canonicamente sessuale? È qui che comincia la faccenda complicata, perché in gioco qui ci sono due distinti beni morali.
Per me è molto importante che non mi si dia credito per rappresentazioni non esplicite nei miei libri. Credo ci siano momenti in cui un libro può mostrarti che determinati personaggi non sono eterosessuali, e quei libri possono essere pubblicati (anche se, certo, ci sono ancora numerosi ostacoli nella pubblicazione di libri sulla diversità, e molta pressione perché non vengano creati, il che mostra ancora più chiaramente che abbiamo la responsabilità di farlo). Quindi lasciare intendere che possa essere queer, o dire in seguito: “Certo che Così-e-Così era un personaggio LGBTQ”, o: “Certo che ci sono personaggio LGBTQ nei miei lavori, ma non ne avete mai sentito parlare e non hanno mai avuto relazioni e non c’erano indizi che portassero a intuire la loro identità…”, non è sufficiente.
Ci sono coppie gay, nel mondo degli Shadowhunters, la cui sessualità è esplicitamente citata nelle pagine del libro: non ci sono dubbi che Magnus e Woolsey siano bisessuale e gay; non ci sono dubbi, in TMI, su Alec e Magnus, o Aline e Helen, o ci sono domande, nelle Bane Chronicles, sul fatto che Magnus sia bisessuale e abbia relazioni con uomini e donne. È parte della ragione per cui io, insieme a Maureen e Sarah, volevo scrivere le Cronache di Magnus Bane così tanto – per avere Magnus come fulcro principale. Se lo meritava, e i lettori LGBTQ si meritano un protagonista del genere. Ma credo anche se si meritino più di personaggi considerati generalmente queer ma mai definiti così nei libri, e indizi su sessualità non etero; cose simili dovrebbero essere scritte esplicitamente sulla pagina, e se così non è – se questo è il tuo “headcanon” da scrittore – allora va bene, ma quella non è in sé e per sé una rappresentazione.
Dunque spero capirai ciò che sto per dire: non posso completamente rispondere a quella domanda. Mi dà fastidio l’Heronstairs? Per niente. Supporto al 100% quelli che la shippano. (Shippa e lascia shippare, dico io.) Penso che la Heronstairs abbia senso, nel contesto della narrazione di The Infernal Devices? Sì. Nulla la contraddice. Penso che Will e Jem siano rappresentazioni bisessuali? No, e se qualcuno li interpreta così il credito non va a me. Significa che non sono bisessuali? No. Significa che lo sono? No. Significa che hai tu la possibilità di deciderlo.

 

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(Si spera che saremo tutti d’accordo sul fatto che sono adorabili.) »

Extra tradotto: il prologo originale di City of Bones!

Qualche giorno fa mi è stato fatto notare da Mary che non avevamo mai pubblicato il prologo originale di Città di Ossa – ed è vero ;), era una traduzione che per qualche motivo abbiamo sempre rimandato. Così eccoci a rimediare!

Speriamo vi piacerà. Secondo noi era un inizio interessante, ma siamo contente che Cassie l’abbia cambiato. ;) Vale anche per voi?

 

 

 

 

« Questo era il prologo originale di Città di Ossa. All’epoca desideravo raccontare delle parti del libro dal punto di vista di Jace, ma scrivendo mi sono resa conto che sarebbe stato meglio farcelo vedere principalmente dalla prospettiva di Clary. Lo rendeva più misterioso, e i personaggi misteriosi sono sempre divertenti. »

I Marchi che aveva sulla pelle raccontavano la storia della sua vita. Jace Wayland era sempre stato fiero di loro. Alcuni dei giovani appartenenti al Conclave non apprezzavano le sfiguranti lettere nere, il bruciante dolore causato dai tagli nella pelle che ti faceva lo stilo, gli incubi che accompagnavano il disegnare rune troppo potenti sulla carne di qualcuno non ancora pronto. Jace non provava compassione per quei ragazzi. Se non erano abbastanza forti, la colpa era loro.
Lui forte lo era sempre stato. Aveva dovuto esserlo. La maggior parte dei giovani riceve il suo primo Marchio a quindici anni. Alec l’aveva ricevuto da molto giovane, a tredici anni. Jace, invece, a nove. Suo padre gli aveva tagliato nella pelle i Marchi con uno stilo fatto di avorio scavato. Le rune formavano il suo vero nome, e altre cose oltre a quello. “Ora sei un vero uomo,” gli aveva detto suo padre. Quella notte Jace aveva sognato città fatte d’oro e sangue, e alte torri di ossa affilate come schegge. Jace aveva quasi dieci anni e non aveva mai visto una città.
Quell’inverno suo padre l’aveva portato a Manhattan per la prima volta. Il duro pavimento era sporco, gli edifici affollati troppo vicini, ma le luci erano bellissime e luminose. E tutte le strade erano piene di mostri. Jace prima li aveva visti solo nei manuali di suo padre. Vampiri nei loro abiti elaborati, con visi di un bianco morto come la carta. Licantropi coi loro denti troppo affilati e il fetore di lupo. Stregoni dagli occhi di gatto e le orecchie a punta, a volte con code biforcute che sporgevano da eleganti cappotti di velluto.
“Mostri,” gli aveva detto suo padre con disgusto. Un angolo della bocca gli si era curvato. “Ma sanguinano rosso proprio come gli uomini, quando li uccidi.”
“E i demoni? Anche loro sanguinano rosso?”
“Alcuni. Altri sanguinano un sangue sottile come veleno verde, e altri argento o nero. Ho una cicatrice, qui, fattami da un demone che sanguinò del colore degli zaffiri.”
Jace aveva guardato la cicatrice del padre, assorto. “E hai ucciso tanti demoni?”
“Sì,” gli aveva risposto il padre. “E un giorno lo farai anche tu. Sei nato per uccidere i demoni, Jace. È nelle tue ossa.”
Jace avrebbe visto un demone per la prima volta solo molto tempo dopo, e per allora suo padre sarebbe già stato morto da anni. Si scostò la maglia e osservò la cicatrice che quel primo demone gli aveva lasciato artigliandolo. Quattro solchi paralleli che andavano dallo sterno ala spalla, lì dove suo padre aveva disegnato le rune che lo avrebbero reso rapido e forte, e nascosto agli occhi dei mondani. Veloce come il vento, forte come la terra, silenzioso come la foresta, invisibile come l’acqua.
Jace pensò alla ragazza del suo sogno, quella con i capelli rossi intrecciati. Nel sogno, non era stato invisibile ai suoi occhi. L’aveva guardato con più che consapevolezza; c’era stato riconoscimento, nel suo sguardo, come se lui le fosse familiare. Ma come avrebbe potuto una ragazzina umana vedere attraverso le sue rune?
Si era svegliato tremando, freddo come se gli avessero strappato via la pelle. Era spaventoso sentirsi così vulnerabili, più spaventoso di qualsiasi demone. Al mattino avrebbe dovuto chiedere a Hodge delle rune in grado di proteggere dagli incubi. Forse c’era qualcosa del genere, in uno dei suoi libri.
Ma adesso non aveva tempo. C’erano state segnalazioni di attività oscura in una delle discoteche del centro, corpi umani trovati flaccidi e svuotati al sorgere del sole. Jace si strinse nella sua giacca, controllò le ami e si disegnò Marchi neri come l’inchiostro sulle mani, muovendole leggermente sopra la stoffa e il metallo. Marchi che nessun umano avrebbe potuto vedere – e di questo fu grato, ripensando alla ragazza del sogno, al modo in cui l’aveva guardato, come se non fosse diverso da lei. Spogliati della loro magia, i Marchi sul suo corpo erano solo marchi, dopotutto, con non più potere delle cicatrici sui suoi polsi o sul petto, o del taglio profondo che l’assassino di suo padre gli aveva lasciato pugnalandolo all’altezza del cuore quando aveva dieci anni.
“Jace!”
Il suono del suo nome lo distolse dalle sue fantasticherie. Lo stavano chiamando dal corridoio, Alec e Isabelle, impazienti, desiderosi di cacciare e uccidere. Spazzando via il pensiero degli incubi dalla sua mente, Jace si unì a loro.

Gareth David-Lloyd leggerà The Course of True Love (And First Dates)!

A un mese dalla pubblicazione dell’ultima Bane Chronicle in inglese, ecco giungere anche delle (esaltanti!) notizie sull’audiolibro. ;)

 

Gareth David-Lloyd – che i fan di Torchwood (come me) conosceranno benissimo per il ruolo di Ianto Jones – è stato scelto per narrare questo meraviglioso racconto. :)

 

Cassie pare davvero molto contenta per la scelta (e noi la comprendiamo benissimo!):
« Whee, Mae Whitman – come ho annunciato all’inizio della settimana – [narrerà una nuova edizione di Città di Ossa], ed eravamo eccitate all’idea di annunciarvi che Gareth David-Lloyd, che ha interpretato Ianto in Torchwood,

 

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leggerà l’ultimo capitolo delle Bane. Gareth ha una voce bellissima, e Jack e Ianto in Torchwood (foto qui sopra!) sono un esempio fondamentale di rappresentazione queer nella cultura della fantascienza e del fantasy. Dopo un gruppo di narratori così grandiosi, questo è un modo stupendo per concludere – speriamo che voi ragazzi sarete contenti quanto noi! »

 

Che ne dite, Shadowhunters? ;) La notizia è o non è splendida?

 

 

NB: purtroppo non esiste ancora una data d’uscita italiana per The Course of True Love (And First Dates). I ritardi della pubblicazione americana hanno influito anche sull’uscita italiana. :(
Probabilmente ci vorranno ancora un paio di mesi – non appena si saprà qualcosa di preciso, ve lo faremo comunicheremo!

Nuova cartolina ispirata a CoHF!

Shadowhunters, cosa c’è di meglio, per cominciare la giornata, di una cartolina con Magnus, Raphael e Luke ispirata a Città del Fuoco Celeste? ;)

 

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Lo strano duo – Luke e Raphael –, che già era comparso insieme in uno snippet, è qui impegnato nella complicata impresa di… liberare Magnus da delle catene. XD

 

 

Questo il commento di Cassie:
« #TMITuesdays
Per divertimento, una delle cartoline di Cassandra Jean ispirate a scene di City of Heavenly Fire. Qui sopra, Raphael, Magnus e Luke. »

 

Che ve ne sembra?