Extra tradotto: Jace’s POV Manor Scene

Prima di tutto: i pezzi in corsivo (tradotti da noi per l’occasione) vengono da Città di Cenere. :) Cassie li ha inseriti nella versione originale del POV di Jace per aiutare i lettori a “collocare” la scena nel romanzo.

Che altro aggiungere? ;) Questi sono i pensieri di Jace in “This Guilty Blood”, nono capitolo di City of Glass. Speriamo piacciano a quanti non hanno ancora avuto modo di leggerli!

Clary sentì un acuto scalpiccio tutt’intorno a lei. Per un momento, disorientata, pensò che avesse cominciato a piovere – poi comprese che si trattava di macerie e sporcizia e vetro rotto: i detriti del maniero in frantumi che le volavano intorno come grandine mortale.

Jace la premé contro il pavimento, il corpo appiattito su quello di lei, il battito del suo cuore forte nelle orecchie di Clary quasi quanto il suono della casa che andava in rovina.

Più tardi, Jace avrebbe ricordato molto poco della distruzione del maniero, della distruzione dell’unica casa che aveva conosciuto fino ai dieci anni d’età. Gli sarebbe rimasta in mente la caduta dalla finestra della libreria, il rotolare giù sull’erba, lo stringere Clary forte tra le braccia, costringendola a restare giù, sotto di lui, che la copriva col suo corpo mentre i resti dell’abitazione gli piovevano intorno come grandine.

Poteva sentire il respiro di Clary, i battiti rapidi del suo cuore. Gli ricordò il suo falco, il modo in cui si piegava, cieco e fiducioso, tra le sue mani, la velocità del suo battito cardiaco. Clary lo teneva per il davanti della maglia, anche se Jace dubitava che se ne fosse resa conto, il viso premuto contro la sua spalla; Jace temeva disperatamente di non bastare, di non riuscire a coprirla del tutto, di non poterla proteggere in ogni sua parte. Immaginò macigni grandi come elefanti  ruzzolare giù per il terreno roccioso, pronti a colpirli entrambi, a colpire lei. La terra tremò sotto di loro, e Jace la strinse ancora di più contro di sé, come se questo potesse essere di qualche aiuto. Era un pensiero stupido e lui lo sapeva, come quando chiudi gli occhi per non vedere il coltello pronto a colpirti.

Il ruggito era cessato. Jace realizzò con stupore di riuscire di nuovo a sentire: piccole cose, il suono degli uccelli, l’aria tra gli alberi. La voce di Clary, senza fiato. “Jace… credo che tu abbia fatto cadere il tuo stilo da qualche parte.”

Jace si tirò indietro e abbassò lo sguardo per osservarla. Clary ricambiò fermamente la sua occhiata. Sotto la luce lunare i suoi occhi verdi sarebbero potuti sembrare neri. I suoi capelli rossi erano pieni di polvere, il suo volto striato di fuliggine. Jace riusciva a vedere il battito nel suo collo. Pronunciò la prima cosa che gli venne in mente, intontito, “Non mi importa. A patto che tu non sia ferita.”

“Sto bene.” Clary si allungò in avanti, facendo correre lievemente le dita tra i capelli di Jace; il corpo di lui, ipersensibile per l’adrenalina, sentì come delle scintille contro la sua pelle. “C’è dell’erba – tra i tuoi capelli,” gli disse lei.

Nei suoi occhi si leggeva preoccupazione. Per lui. Jace ricordò la prima volta che l’aveva baciata, nella serra; come infine l’aveva capito, aveva finalmente compreso che le labbra di qualcuno contro le tue possono annullarti, lasciarti con la testa che gira e senza fiato. Che tutta l’esperienza al mondo, tutte le tecniche che puoi conoscere o aver appreso, saltano fuori dalla finestra quando quella che stai baciando è la persona giusta.

O quella sbagliata.

“Non dovresti toccarmi,” le disse.

La mano di Clary si bloccò lì dov’era, il palmo contro la guancia di Jace. “Perché no?”

“Sai il perché. Hai visto ciò che ho visto io, no? Il passato, l’angelo. I nostri genitori.”

Gli occhi le si scurirono. “Ho visto.”

“Sai cos’è successo.”

“Sono successe tante cose, Jace…”

“Non per me.” Le parole di Jace erano un sussurro angosciato. “Ho sangue demoniaco, Clary. Sangue di demone. Capisci che significa, non è così?”

Lei alzò il mento. Jace sapeva quando poco le piacesse sentir insinuare che non aveva capito qualcosa, o che non lo sapeva, o che non c’era bisogno che lo sapesse. Era una cosa di lei che amava, e lo fece andare fuori di testa. “Non significa niente. Valentine era pazzo. Stava solo sproloquiando.”

“E Jocelyn? Era pazza anche lei? So cosa stava cercando di fare Valentine. Voleva creare degli ibridi – metà angeli, metà umani, e metà demoni metà umani. Tu sei il primo, Clary, e io il secondo. Sono in parte mostro. In parte tutto ciò che ho sempre cercato con tutto me stesso di bruciare, di distruggere.”

“Non è vero. Non può esserlo. Non ha senso…”

“Ma è così.” Perché non riusciva a capirlo? A lui sembrava così ovvio, così basilare. “Questo spiega tutto.”

“Intendi dire, questo spiega perché sei uno Shadowhunter così eccezionale? Perché sei una persona leale e impavida e onesta e tutto ciò che i demoni non sono…”

“Questo spiega,” disse lui, con lo stesso tono, “perché provo questi sentimenti per te.”

Un respiro sibilante le scappò tra i denti. “Che intendi?”

“Sei mia sorella,” le spiegò. “Mia sorella, il mio sangue, la mia famiglia. Dovrei volerti proteggere…” si strozzò con le parole, “proteggerti da quei ragazzi che desiderano fare con te esattamente ciò che vorrei fare io.”

La sentì trattenere il fiato. Lo stava ancora guardando, e sebbene lui si fosse aspettato di vedere orrore nei suoi occhi, un qualche tipo di repulsione – perché non gli risultava di aver mai pronunciato in maniera così chiara o priva di tatto ciò che provava esattamente –, non fu questo quello che scorse. C’era solo la curiosità della ricerca, come se lei stesse esaminando la mappa di un qualche paese sconosciuto.

Quasi distrattamente, Clary fece scivolare le dita lungo la guancia di Jace fino ad arrivare alla bocca, delineando i contorni delle sue labbra con l’indice, come se stesse tracciando un percorso. C’era una domanda nei suoi occhi. Jace sentì il cuore rigirarglisi nel petto e il suo cuore, sempre traditore, rispondere al tocco di Clary.

“Cos’è, esattamente, che vuoi fare con me?” gli chiese.

Jace non riuscì a frenarsi. Si protese in avanti, sfiorandole l’orecchio con le labbra: “Potrei mostrartelo.”

La sentì tremare, ma a dispetto del tremito nel suo corpo, gli occhi di Clary lo stavano sfidando. L’adrenalina nelle vene di Jace, mista al desiderio e all’incoscienza della disperazione, gli fece cantare il sangue. Glielo mostrerò, pensò. Metà di lui pensava che l’avrebbe respinto. L’altra metà era troppo piena di Clary: la sua vicinanza, la sensazione che gli dava averla contro di sé – per pensare come si deve. “Se vuoi che mi fermi, dimmelo adesso,” sussurrò, e quando lei non rispose lui le sfiorò con le labbra l’incavo della tempia. “O adesso.” Con la bocca trovò la sua guancia, la linea della sua mascella: assaggiò la pelle di Clary, dolcemente salata, polvere e desiderio. “O adesso.” Tracciò la linea della mascella con le labbra, e Clary si inarcò contro di lui, facendo sprofondare le dita di Jace nel terreno. Il respiro di Clary, sottile, affannato, lo stava facendo impazzire, e così poggiò la bocca su quella di lei per zittirla, sussurrandole, dicendole, non chiedendole: “Adesso.”

E la baciò. All’inizio gentile, ma poi improvvisamente la mani di Clary gli artigliarono il retro della maglia, e la morbidezza di lei era premuta contro il petto di lui, e improvvisamente Jace sentì il terreno solido sotto di sé mentre cadeva. La stava baciando come aveva sempre desiderato, con un abbandono selvaggio e totale, la lingua che impetuosa entrava nella bocca di Clary e duellava con quella di lei, e Clary era audace tanto quanto lui, lo assaggiava, esplorava la sua bocca. Jace raggiunse i bottoni del cappotto di Clary proprio mentre lei gli mordeva leggermente il labbro inferiore, e il suo intero corpo sobbalzò.

Clary posò le mani su quelle di Jace, e per un attimo lui ebbe paura che gli avrebbe chiesto di fermarsi, che gli avrebbe detto che tutto ciò era follia, che il giorno dopo si sarebbero odiati. Ma: “Lascia fare a me,” disse lei, e Jace si immobilizzò mentre Clary si sbottonava tranquillamente i bottoni, spalancando il cappotto. La maglia che indossava sotto era quasi trasparente, e Jace riusciva a vedere la forma del suo corpo al di sotto: la curva dei seni, la rientranza della vita, l’allargarsi dei fianchi. Gli sembrava di avere le vertigini. Aveva visto altre ragazze in questa situazione, ovviamente, ma mai prima di allora gli era importato.

E ora nient’altro aveva importanza.

Clary sollevò le braccia, gettò la testa indietro, una supplica negli occhi. “Torna qui,” sussurrò. “Baciami di nuovo.”

Jace fece un rumore che non gli sembrava di aver mai emesso in precedenza e le cadde di nuovo addosso, dentro di lei, baciandole le ciglia, le labbra, la gola, la pulsazione lì sul collo – infilò le dita sotto la fragile maglia e sentì il calore della sua pelle. Mentre armeggiava col reggiseno di Clary, si disse con certezza che tutto il sangue nel suo cervello doveva essere fluito via – il che era ridicolo, che motivo hai di essere uno Shadowhunter e un esperto nell’arte di fare qualsiasi cosa se poi non sai neanche sganciare un reggiseno? –, e quando il gancetto si aprì e con le dita riuscì a toccare la pelle nuda di Clary, la debole forma delle sue spalle che gli sfiorava le spalle, sentì il suo stesso debole ansimare. Per qualche ragione, il piccolo rumore che sfuggì a Clary quando finalmente riuscì a toccarla gli sembrò più erotico di qualsiasi altra persona avesse visto nuda in passato.

La mani di lei, piccole e determinate, raggiunsero l’orlo della sua maglia e cercarono di sfilargliela. Jace le tirò su la maglietta, oltre le sue costole, sentendo il bisogno di avere quanta più pelle possibile in contatto con quella di lei. Quindi era questa la differenza, pensò. Questo significava essere innamorati. Jace si era sempre vantato della sua tecnica, della sua capacità di mantenere il controllo, della risposta che sapeva suscitare. Ma ciò richiede valutazione, e la valutazione necessita di distanza, e tra loro al momento non ce n’era alcuna. Jace non voleva che ci fosse nulla tra sé e Clary.

Con le mani trovò la cintura dei jeans di Clary, la forma delle ossa iliache. Sentì le dita di Clary sulla sua schiena nuda, suoi erano i polpastrelli che gli trovavano le cicatrici e le accarezzavano leggermente. Jace non era certo che Clary sapesse davvero ciò che stava facendo, ma stava sfregando i suoi fianchi contro quelli di lui, facendolo tremare, facendogli venire voglia di andare troppo veloce. Le si appiattì ancora più contro e la tenne ferma contro di sé, allineando i fianchi di Clary con i suoi, e la sentì ansimare nella sua bocca. Pensò che forse l’avrebbe respinto, ma invece Clary gli circondò i fianchi con una gamba, tirandolo più vicino. Per un attimo, Jace pensò che sarebbe svenuto.

“Jace,” sussurrò Clary. Gli baciò il collo, la clavicola. Le mani di Jace erano sulla vita di lei, le risalivano la gabbia toracica. Clary aveva una pelle eccezionalmente morbida. Lei si sollevò leggermente mentre Jace le infilava le dita sotto al reggiseno, e gli baciò il marchio a forma di stella sulla spalla. Jace stava per chiederle se ciò che lui stava facendo andava bene, quando Clary si allontanò di scatto con un’esclamazione di sorpresa…

“Cosa c’è?” Jace si bloccò. “Ti ho fatto male?”

“No. È stato questo.” Clary toccò la catenella d’argento intorno al collo di Jace. Alla fine c’era un piccolo cerchio di metallo. Le era andato a sbattere contro quando si era sporta in avanti. Lo fissò.

Quell’anello – il pezzo di metallo esposto alle intemperie, quello con il motivo a forma di stelle sopra – lei lo conosceva bene.

Era l’anello dei Morgenstern. Lo stesso anello che Valentine aveva portato alla mano, scintillante, nel sogno che l’angelo gli aveva mostrato. Era stato di Valentine, che poi l’aveva dato a Jace, così come era sempre passato dalla mano del padre a quella del figlio.

“Mi spiace,” disse Jace. Tracciò la linea della guancia di Clary coi polpastrelli, un’intensità sognante negli occhi. “Non ricordavo di avere al collo quella roba maledetta.”

All’improvviso il gelo corse attraverso le vene di Clary. “Jace,” chiamò a bassa voce, “Jace, no.”

“No cosa? Non indossarlo?”

“No, non… non toccarmi. Fermati un secondo.”

 

Nuovo snippet da The Last Stand of the New York Institute!

Dal momento che la nuova Bane Chronicle, The Last Stand of the New York Institute, è stata pubblicata già da qualche giorno, Cassie ha pensato di regalarci un piccolo snippet del racconto.

Il breve estratto, denso di significato e molto, molto bello, presenta spoiler di Clockwork Princess, e quindi consigliamo a quanti non hanno ancora avuto modo di leggere o terminare La Principessa di chiudere la pagina. :)

Fateci sapere che ve ne pare, e se ha fatto scappare una lacrimuccia anche a voi!

 

 

 

 

 

“Stephen Herondale mi avrebbe uccisa, se mai ci fossimo incontrati. Non sarei stata salva, vivendo circondata da persone come te, o come lui. Sono la moglie e la madre di guerrieri che hanno combattuto e sono morti e mai hanno disonorato se stessi come hai fatto tu. Ho indossato l’uniforme, brandito lame e abbattuto demoni, e ho sempre e solo desiderato sconfiggere il male, così da poter vivere ed essere felice con le persone che amavo. Speravo di aver trasformato questo mondo in un posto migliore, più sicuro per i miei bambini. A causa del Circolo di Valentine, la linea degli Herondale, la discendenza dei bambini dei figli di mio figlio, si è conclusa. E tutto ciò è successo attraverso te, attraverso il tuo Circolo, attraverso tuo marito. Stephen Herondale è morto con l’odio nel cuore e il sangue della mia gente sulle mani. Non riesco a immaginare una fine più orribile per la discendenza mia e di Will. Dovrò sopportare per il resto della mia vita la ferita che mi ha inferto il Circolo di Valentine, e io vivrò in eterno.”

Extra tradotto: Because It Is Bitter

Per una volta, l’extra che abbiamo deciso di tradurre è dedicato a Clary e Jace. :) “Because It Is Bitter” (questo il titolo datogli da Cassie) è il POV di Jace di una famosa scena di Città di Cenere – una scena che si svolge al cospetto della Seelie Queen. E che implica un bacio.

L’extra non è molto recente (molti di voi lo conosceranno già), ma abbiamo pensato che a qualcuno avrebbe potuto far piacere leggerlo. ;) E così… eccolo qui!
Fateci sapere che ve ne pare!

 

“So che non lascerò mia sorella qui nella tua corte,” disse Jace, “e visto che non c’è nulla che tu possa apprendere da lei o da me, potresti farci il favore di liberarla?”

La Regina sorrise. Si trattava di un sorriso bellissimo, terribile. La Regina era una donna dall’aspetto adorabile; aveva l’inumana dolcezza delle fate, più simile alla dura dolcezza di un cristallo che alla bellezza di un essere umano. Pareva non avere un’età definita: avrebbe potuto avere indifferentemente sessanta o quarantacinque anni. Jace pensò che probabilmente c’erano persone che l’avrebbero trovata attraente – persone che per lei sarebbero morte –, ma a lui la Regina dava una sensazione gelida nel petto, quel genere di fastidio che provi quando hai bevuto acqua ghiacciata troppo in fretta. “E cosa succederebbe se ti dicessi che per liberarla sarebbe sufficiente un bacio?”

Fu Clary a rispondere, disorientata: “Vuoi che Jace ti baci?”
Mentre la Regina rideva, il ghiaccio nel petto di Jace crebbe. Clary non riusciva a capire le fate, si disse. Aveva cercato di spiegarglielo, ma in realtà non c’era alcuna spiegazione. Qualunque fosse la cosa che la Regina voleva da loro, di certo non si trattava di un suo bacio; avrebbe potuto chiederglielo senza tutta quella messinscena e quei discorsi insensati. Ciò che la Regina desiderava era vederli trafitti da degli spilli come delle farfalle, tutti presi a dibattersi. È questo il genere di cose che ti fa l’immortalità, era capitato spesso di pensare a Jace; le risposte taglienti, incontrollate e pietose degli umani erano per le fate simili al sangue fresco per i vampiri. Qualcosa di vivo. Qualcosa che loro non possedevano.

“Sebbene egli abbia molto fascino,” disse la Regina, lanciando un’occhiata a Jace – aveva gli occhi verdi, come Clary, ma totalmente diversi dai suoi –, “quel bacio non servirebbe a liberare la fanciulla.”
“Potrei baciare Meliorn,” suggerì Isabelle, scrollando le spalle.

La Regina scosse il capo lentamente. “Non lui. Né nessuno della mia corte.”

Isabelle alzò in alto le mani; Jace desiderava chiederle cosa si era aspettata – baciare Meliorn non avrebbe causato alcun disagio a Isabelle, quindi ovviamente alla Regina non sarebbe importato. Pensò che era stata gentile a proporsi, ma Iz, almeno lei, avrebbe dovuto capirci qualcosa. Aveva già avuto a che fare con le fate, in precedenza.

Forse non si trattava di conoscere la gente fatata, si disse Jace. Forse bisognava conoscere il modo di pensare delle persone che apprezzano essere crudeli per amore della crudeltà. Isabelle era sconsiderata, e a volte vanesia, ma non crudele. La vide gettare indietro i capelli neri e accigliarsi. “Non bacerò nessuno di voi,” disse con fermezza. “Giusto per ufficializzare la cosa.”

“Non penso ce ne fosse bisogno,” asserì Simon, avanzando. “Se basta un bacio…”

Si avvicinò a Clary, che non indietreggiò. Il ghiaccio nel petto di Jace si trasformò in fuoco liquido; strinse le mani a pugno mentre Simon prendeva gentilmente Clary tra le braccia e la guardava in viso. Lei teneva le mani sul petto di Simon, come se quella scena si fosse ripetuta già milioni di volte in passato. E forse era davvero successo, per quel che ne sapeva Jace. Simon era innamorato di Clary, e di questo lui era a conoscenza; l’aveva capito sin dal momento in cui li aveva visti insieme in quello stupido caffè, con Simon che praticamente si stava strozzando per pronunciare le parole “Ti amo” mentre Clary si guardava intorno, irrequietamente viva, fissando i suoi occhi verdi su ogni cosa. Non le interessi, mondano, aveva pensato allora Jace con soddisfazione. Smamma. E poi si era sorpreso rendendosi conto di ciò aveva pensato. Che differenza facevano, per lui, i pensieri di una ragazza che conosceva a stento?

Sembrava essere successo tutto una vita prima. Ora non si trattava più di una ragazza che conosceva a stento: adesso era Clary. Era l’unica cosa nella sua vita a essere più importante del resto, e guardando Simon mentre le metteva le mani addosso nel modo in cui avrebbe voluto farlo lui non poteva non sentirsi di nuovo nauseato, debole e mortalmente arrabbiato. Il bisogno di avanzare e dividerli era così forte da impedirgli quasi di respirare.

Clary ricambiò il suo sguardo, i capelli rossi che le cadevano oltre le spalle. Sembrava preoccupata, cosa che da sola era già abbastanza brutta. Non poteva sopportare l’idea che lei provasse pietà per lui. Distolse lo sguardo, e si imbatté negli occhi della Regina della Corte Seelie, che rilucevano di delizia: adesso era questo che mirava. Al loro dolore, alla loro agonia.

“No,” rispose la Regina a Simon, la voce morbida come la lama di un coltello. “Non è neppure questo ciò che voglio.”

Simon si allontanò riluttante da Clary. Simile al sangue, il sollievo cominciò a scorrere nelle vene di Jace, soffocando tutto ciò che i suoi amici stavano dicendo. Per un attimo riuscì a pensare solo che dopotutto non sarebbe stato costretto a guardare Clary baciare Simon. Poi Clary cominciò a tornare a fuoco: era molto pallida, e Jace non poté evitare di chiedersi a cosa stesse pensando. Le dispiaceva non essere baciata da Simon? Era sollevata? Pensò a Simon che, qualche ora prima, le aveva baciato la mano e poi allontanò il ricordo con furia, senza smettere di osservare sua sorella. Alza lo sguardo, pensò. Guardami. Se mi ami, guardami.

Clary incrociò le braccia sul petto, come faceva ogni volta che aveva freddo o era irritata. Ma non alzò lo sguardo. Jace si sentì invadere da una rabbia inutile, e come al solito trovò una via di fuga solo attraverso il sarcasmo.

“Beh, io non ho alcuna intenzione di baciare il mondano,” disse. “Preferirei restare qui e marcire.”

“Per l’eternità?” chiese Simon. Aveva gli occhi grandi e scuri e seri. “L’eternità è un periodo di tempo tremendamente lungo.”

Jace tornò a fissare quegli occhi. Probabilmente Simon era una brava persona, pensò. Amava Clary, e voleva prendersene cura e renderla felice. Sarebbe stato quasi sicuramente un ottimo fidanzato. Di solito, Jace lo sapeva, è questo il genere di persona che desideri per tua sorella. Ma proprio non poteva guardare Simon senza desiderare di uccidere qualcuno. “Lo sapevo,” gli rispose con cattiveria. “Vuoi baciarmi, non è così?”

“Certo che no. Ma se…”

“Suppongo sia vero ciò che dicono. Non ci sono uomini etero in trincea.”

“È atei, idiota.” Simon era di un rosso scarlatto. “Non ci sono atei in trincea.”

Fu la Regina a interromperli, sporgendosi in avanti; il suo collo bianco e il seno si ritrovarono così proprio sulla scollatura dell’abito che indossava. “Benché trovi tutto ciò tremendamente divertente, sappiate che a liberarla sarà solo il bacio che lei desidera di più,” spiegò. “Solo quello, e nessun’altro.”

Simon passò dal rosso al bianco. Se il bacio che Clary desiderava non era quello di Simon, allora… il modo in cui il suo sguardo andava a Jace, da Jace a Clary, era la risposta.

Il cuore di Jace cominciò a battere. Incontrò lo sguardo della Regina. “Perché stai facendo tutto questo?”

“Preferirei pensare di starvi facendo un favore,” gli rispose. “Il desiderio non sempre viene smorzato dal disgusto. Né lo si può concedere, come fosse un dono, a colui che più lo merita. E poiché ciò che dico è sempre vincolato alla mia magia, puoi star certo che è la verità. Se lei non desidera il tuo bacio, allora non sarà liberata.”

Jace sentì il sangue propagarglisi sul viso. Era vagamente consapevole di ciò che stava dicendo Simon sul fatto che loro due erano fratelli, che non era giusto; lo ignorò. La Regina della Corte Seelie lo stava guardando, e i suoi occhi somigliavano al mare prima di una tempesta mortale, e lui desiderava poterla ringraziare. Grazie.

Ed era questa la cosa più pericolosa di tutte, si disse mentre intorno a lui i suoi compagni litigavano per decidere se Jace e Clary avrebbero dovuto davvero farlo, o che cosa avrebbero fatto loro pur di sfuggire alla Corte. Permettere alla Regina di concederti una cosa che desideri – che desideri davvero, davvero tanto – significa assoggettarti al suo potere. Come aveva fatto a guardarlo e capire, si chiese? Che era questo ciò a cui lui pensava, ciò che voleva, ciò che affollava i suoi sogni, la cosa per cui ansimava e sudava? Che quando gli capitava di pensare, pensare sul serio, che forse non avrebbe mai più avuto la possibilità di baciare Clary, allora desiderava morire o farsi del male o sanguinare così tanto da correre nell’attico ad allenarsi da solo per ore, fino a che non si sentiva così esausto da non poter far altro che svenire, distrutto. E al mattino aveva dei lividi, lividi e tagli e pelle raschiata; e se avesse potuto dare un nome a quei lividi, allora ne avrebbe scelto solo uno, sempre lo stesso: Clary, Clary, Clary.

Simon stava ancora parlando, dicendo qualcosa, di nuovo arrabbiato. “Non sei obbligata a farlo, Clary, è un trucco…”

“Non un trucco,” disse Jace. La calma con cui pronunciò quelle parole lo sorprese. “Un test.” Guardò Clary. Si stava mordendo il labbro, attorcigliandosi un ricciolo con una mano; gesti così caratteristici, così parte di lei, che gli spezzarono il cuore. Nel frattempo Simon si era messo a litigare con Isabelle, mentre la Regina tornava a distendersi e li osservava come un gatto divertito ed elegante.

Isabelle sembrava esasperata. “E comunque, a chi importa? È solo un bacio.”

“Giusto,” concordò Jace.

Clary alzò lo sguardo, finalmente, e i suoi grandi occhi verdi si posarono su di lui. Le si avvicinò e, come sempre, il resto del mondo svanì lasciando solo loro, in piedi sul palco illuminato di una sala vuota. Jace le posò una mano sulla spalla, facendola voltare verso di lui. Clary smise di mordicchiarsi il labbro e arrossì, gli occhi di un verde brillante. Jace poteva sentire la tensione nel suo corpo, lo sforzo che stava facendo per non indietreggiare, per non tirarsela contro e approfittare di quest’unica possibilità, anche se pericolosa e stupida e per niente saggia, per baciarla come non avrebbe potuto fare mai più.

“È solo un bacio,” disse, e sentì l’asprezza nella sua stessa voce, e si chiese se anche lei l’aveva sentita. Non che questo fosse importante – non c’era modo per nasconderla. Tutto ciò era troppo. Non aveva mai voluto nessuna così, prima. C’erano sempre state delle ragazze. Si era chiesto lui stesso, nel mezzo della notte, mentre guardava le pareti bianche della sua stanza, cosa rendesse Clary così diversa. Era bellissima, ma anche le altre ragazze lo erano. Era intelligente, ma c’erano anche altre ragazze intelligenti. Lo capiva, rideva per le cose che facevano ridere lui, riusciva a vedere attraverso le difese che Jace aveva posto intorno a sé. Non c’era Jace Wayland più vero di quello che lui poteva scorgere riflesso negli occhi di Clary quando lo guardava.

Ma anche così avrebbe potuto, forse, trovare tutto questo da un’altra parte. Le persone si innamorano e perdono l’amore e vanno avanti. Non sapeva perché lui non ci riuscisse. Non sapeva neppure perché non gli andasse neanche di farlo. Però sapeva che avrebbe fatto buon uso di quell’opportunità, qualsiasi cosa gli avessero poi chiesto in cambio l’Inferno o il Paradiso.

Si chinò in avanti e le prese le mani, intrecciando le sue dita con quelle di lei, e le sussurrò all’orecchio, “Puoi chiudere gli occhi e pensare all’Inghilterra, se lo desideri.”

Clary socchiuse gli occhi, le ciglia che sembravano linee ramate contro la sua pelle pallida, fragile. “Non sono neppure mai stata in Inghilterra,” gli rispose, e la morbidezza, l’ansia nella sua voce quasi lo distrusse. Non aveva mai baciato una ragazza senza avere la certezza che fosse quello che desiderava anche lei, di solito anche più di lui, e questa era Clary, e lui non aveva la più pallida idea di cosa volesse. Fece scivolare le mani su quelle di lei, sulle maniche della sua camicia, sulle sue spalle. Clary teneva gli occhi ancora chiusi, ma tremò e si sporse verso di lui – lo fece appena, ma come permesso bastò.

La bocca di Jace si posò su quella di Clary. E fu tutto. Tutto l’autocontrollo che lui aveva esercitato su se stesso nelle settimane precedenti andò via, come acqua che fluisce attraverso una diga rotta. Le braccia di Clary si allacciarono intorno al suo collo e lui se la strinse ancora di più contro, e Clary era morbida e malleabile, ma allo stesso tempo forte come nessuna delle persone che Jace aveva abbracciato in precedenza. Le mani di Jace si posarono sulla schiena di Clary, premendola contro di sé, e lei si sollevò sulle punte dei piedi, baciandolo con la stessa fierezza con cui la stava baciando lui. Jace le accarezzò le labbra con la lingua, aprendole la bocca, e Clary aveva un sapore fatato e dolce come l’acqua delle fate. La strinse con più forte, affondando le dita tra i suoi capelli, cercando di dirle, con la sola pressione della bocca, tutte le cose che non avrebbe mai potuto pronunciare ad alta voce: ti amo; ti amo, e non mi importa se sei mia sorella; non stare con lui, non desiderarlo, non andare con lui. Sta’ con me. Desidera me. Resta con me.

Non so esistere senza te.

Le sue dita scivolarono sui fianchi di Clary, e la spinse contro di sé, perso nelle sensazioni che gli fluivano attraverso i nervi e il sangue e le ossa; non sapeva cosa avrebbe detto o fatto, subito dopo, se avrebbe pronunciato qualcosa che poi non avrebbe potuto fingere di non aver detto o rimangiarsi, ma una debole risata – la Regina delle Fate – raggiunse le sue orecchie, e lo fece tornare alla realtà. Si allontanò da Clary prima che fosse troppo tardi, scostando le braccia di lei dal suo collo per poi indietreggiare. Fu come tagliarsi la pelle da solo, ma lo fece.

Clary lo stava fissando. Aveva le labbra dischiuse, le mani ancora aperte. Gli occhi sbarrati. Dietro di lei, Isabelle li guardava a bocca aperta; Simon sembrava sul punto di vomitare.

È mia sorella, pensò Jace. Mia sorella. Ma quelle parole per lui non significavano nulla. Per quel che valeva, avrebbero potuto anche essere in un’altra lingua. Se aveva avuto qualche speranza di poter cominciare a vedere Clary come una semplice sorella, questa – ciò che era appena successo – era esplosa in un migliaio di pezzi, simile a un meteorite che va a schiantarsi contro la superficie della Terra. Si sforzò di leggere l’espressione di Clary – era lo stesso anche per lei? Sembrava non desiderare altro che voltarsi e scappare via. Lo so che l’hai sentito, le disse con gli occhi, e fu per metà un trionfo amaro, per metà una supplica. So che l’hai sentito anche tu. Ma sul volto di Clary non c’era risposta; si circondò con le braccia, così come faceva ogni volta che era arrabbiata, e si abbracciò come se avesse freddo. Distolse lo sguardo da lui.

Jace sentì il suo cuore stringersi. Si voltò verso la Regina. “Andava abbastanza bene?” domandò. “Ti ha divertito?”

La Regina gli lanciò un’occhiata: uno sguardo speciale e segreto e condiviso solo da loro due. L’hai messa in guardia su di noi, lo sguardo sembrava dire. Le hai detto che le avremmo fatto male, l’avremmo distrutta come si può rompere un ramoscello con le dita. Ma tu, che pensavi di non poter essere toccato – sei tu quello che è stato distrutto. “Ci siamo divertiti abbastanza,” gli rispose. “Ma non, penso, quanto voi due.”

Nuovo snippet natalizio da City of Heavenly Fire!

Cassie ci ha regalato, per festeggiare come si deve questo periodo di feste, un nuovo snippet da CoHF che si svolge proprio a Natale. :)
Protagonisti del non tanto breve estratto sono Simon e Clary, alle prese con lo shopping natalizio per… niente spoiler ;D, leggete!

 

 

 

I Fray non erano mai stati una famiglia religiosamente osservante, ma Clary amava Fifth Avenue a Natale. L’aria profumava come dolci castagne tostate, e le vetrine scintillavano d’argento e blu, verde e rosso. Quest’anno c’erano dei grossi cristalli a forma di fiocco di neve attaccati ai lampioni, che riflettevano il sole invernale in raggi d’oro. Per non parlare poi dell’enorme albero a Rockefeller Center. Li copriva con la sua ombra, mentre lei e Simon oltrepassavano il cancello al lato della pista di pattinaggio, osservando i turisti cadere nel tentativo di traversare il ghiaccio.

Clary aveva una tazza di cioccolata calda tra le mani, e il suo calore le si spandeva lungo il corpo. Si sentiva quasi normale – da che fosse in grado di ricordare, per lei e Simon era sempre stata una tradizione invernale, andare a Fifth Avenue per vedere le vetrine e l’albero.

“Sembra di essere tornati ai vecchi tempi, eh?” le disse lui, facendo eco ai suoi pensieri; nel frattempo si sistemò col mento poggiato sulle braccia conserte.

Clary gli lanciò un’occhiata di sottecchi. Simon indossava un soprabito nero e una sciarpa che enfatizzavano il pallore invernale della sua pelle. Aveva gli occhi velati; non doveva essersi cibato di sangue, di recente. Sembrava proprio ciò che era – un vampiro affamato e stanco.

Beh, pensò Clary. Quasi come ai vecchi tempi. “Abbiamo più persone per cui comprare i regali,” disse. “In più, c’è sempre la domanda traumatica: cosa comprare a una persona con cui stai festeggiando il primo Natale da quando vi siete messi insieme?”

“Cosa prendere allo Shadowhunter che ha tutto,” fece Simon, ghignando.

“A Jace piacciono soprattutto le armi,” sospirò Clary. “Ama anche i libri, ma all’Istituto hanno una libreria enorme. E anche la musica classica…” Si illuminò. Simon era un musicista; anche se la sua band era terribile, e cambiava nome di continuo – al momento si chiamavano Lethal Soufflé –, lui aveva pur sempre una formazione musicale. “Cosa compreresti a una persona che ama suonare il piano?”

“Un pianoforte.”

Simon.”

“Un metronomo davvero enorme che potrebbe usare pure come arma?”

Clary sospirò, esasperata.

“Spartiti. Rachmaninoff è roba dura, ma a lui piacciono le sfide.”

“Finalmente un suggerimento serio. Vado a vedere se c’è un negozio di musica qui intorno.” Dal momento che aveva finito la sua cioccolata, Clary gettò il bicchiere in un cestino poco lontano e poi tirò fuori il telefono. “E per quanto riguarda te? Che prenderai a Isabelle?”

“Non ne ho la più pallida idea,” rispose Simon. Avevano cominciato a dirigersi verso il viale, dove un flusso costante di persone osservava a bocca aperta le innumerevoli vetrine.

“Oh, andiamo. Isabelle è facile.”

“È della mia ragazza che stai parlando.” Le sopracciglia di Simon si trasformarono in una linea unica. “Penso. Non sono sicuro. Non ne abbiamo discusso. Della relazione, intendo.”

“Devi davvero DLR, Simon.”

“Che?”

“Definire la relazione. Che cos’è, in che direzione si sta muovendo. Siete ragazzo e ragazza, vi state solo divertendo, ‘è complicato’ o cos’altro? Quando lo dirà ai suoi genitori? Hai il permesso di vedere altre persone?”

Simon sbiancò. “Cosa? Seriamente?”

“Seriamente. E nel frattempo – profumo!” Clary afferrò Simon per il retro del suo cappotto e lo trascinò in un negozio di cosmetici che un tempo era stato una banca. All’interno era gigantesco, con file di bottigline scintillanti ovunque. “Qualcosa di insolito,” gli disse, trascinandolo nell’area del negozio dedicata alle fragranze. “Isabelle non desidererà profumare come nessun’altro. Vorrà su di sé l’odore dei fichi, o del vetiver, o…”

“Fichi? I fichi hanno un odore?” Simon sembrava scandalizzato; Clary era sul punto di ridere di lui, quando il suo telefono vibrò. Era sua madre.

Dove sei? È un’emergenza.

News: “The Infernal Devices” potrebbe diventare un telefilm!

Stando a una risposta data ieri su Twitter da Cassie, al momento si sta considerando la possibilità di trasformare “Shadowhunters: Le Origini” in una serie TV.

BabyGirlColeyXO: « Ciao, Cassandra, è vero che la trilogia degli Infernal Devices diventerà un film? »

Cassie: « L’ultima volta che ne ho parlato con loro stavano discutendo di un possibile telefilm. »

(LINK.)

 

 

Da un lato, una serie TV – secondo il nostro personale punto di vista – non sarebbe una cattiva idea: i telefilm danno a disposizione molte più ore, che si potrebbero usare per lavorare per bene sui personaggi.
Tuttavia, ed è un “tuttavia” enorme, va anche detto che non di rado le serie TV si prendono ENORMI libertà, discostandosi ampiamente dalla fonte originale (The Vampire Diaries, tanto per fare un nome).

Prima di bocciare o simpatizzare con l’idea bisognerà comunque attendere sviluppi. :) Ma per adesso, diteci: la prospettiva di un telefilm su TID vi piace? O preferireste un film?

Extra tradotto: Non adatto agli umani

Buon Natale, Shadowhunters! :)
Come vi abbiamo annunciato già qualche giorno fa, per ringraziarvi dell’affetto che ci dimostrate sia sul sito che qui in pagina, e per festeggiare questo giorno come si deve, abbiamo deciso di regalarvi una traduzione.

Si tratta di “Non adatto agli umani”, extra che fu mandato lo scorso anno a quanti avevano donato una determinata cifra (quindici dollari, se la memoria non mi inganna) a un Kickstarter a cui partecipavano anche Cassie e Holly Black.
Eh, sì, perché la storia qui di seguito non è solo farina del sacco della Clare: anche la Black (scrittrice, grande amica di Cassie; il prossimo anno uscirà “The Iron Trial”, il primo libro della serie middle grade a cui Cassie e Holly stanno lavorando insieme) ha contribuito. ;)

La storia è ambientata PRIMA dell’inizio di TMI. Niente Clary né Simon, purtroppo – ma Jace, Alec e Izzy sì! E c’è anche un “ospite speciale”, ma di lui non vi anticipo nulla. ;) Lo incontrerete leggendo!

Speriamo che questa traduzione contribuisca a rendere il vostro Natale più allegro! :)
PS: il disegnino che accompagna questo post l’ho *COFF* ovviamente fatto io. Niente di speciale, ahimè, ma ci piaceva l’idea di fare anche qualcos’altro oltre alla traduzione. :) Le mie capacità artistiche son quelle che sono, ma facciamo finta di niente e accontentiamoci, che ne dite?

 

 

 

Auguri

 

 

 

Kaye non si aspettava che gli Shadowhunters si sarebbero presentati al Moon in a Cup, specialmente non il giorno della sua apertura. In realtà non sapeva neppure con certezza cosa facessero, quei tizi lì. Parevano convinti che il mondo fosse minacciato dai demoni, indossavano un sacco di armi, si tatuavano a vicenda e non avevano la benché minima fiducia in nessuno che non fosse uno di loro. Una volta, parlando con uno Shadowhunter, Kaye aveva osservato che in vita sua non le era mai capitato di imbattersi in un demone, e sì che di cose strane ne aveva viste. Lui le aveva risposto che quella era la prova che gli Shadowhunters stavano svolgendo come si deve il loro lavoro. Da quel momento in poi, Kaye aveva smesso di provare a discutere con i nephilim.

Non si può dimostrare qualcosa di negativo, le aveva detto Corny. Il che però la infastidiva, perché gli Shadowhunters non solo credevano ai demoni, ma pensavano pure che le fate come lei appartenessero in parte alla loro specie. Idea che rendeva l’abitudine degli Shadowhunters di trascinarsi sempre dietro delle armi e le loro stranezze un po’ più snervanti di quanto sarebbero state altrimenti. Ma a Luis piacevano e, oltretutto, a Kaye servivano clienti.

Sperava solo che non avrebbero mangiato le focaccine.

Il Moon in a Cup era il suo sogno, e ora che si stava finalmente concretizzando Kaye era incredibilmente nervosa. Amava l’odore dell’espresso nell’aria, le nuvole di vapore e il rumore del latte mentre diventa schiuma. Amava tutte le cose che lei e i suoi amici avevano recuperato tra le offerte e dal ciglio della strada. Tavolini di legno logori che lei, Valerie e Ruth avevano decorato al découpage con cartoline e spartiti e pagine dell’enciclopedia. Sedie dipinte d’oro. Arte da strada e strane corna e alcuni paesaggi con serpenti acquatici dipinti sopra. Bicchieri spaiati che andavano dalla porcellana cinese alle ciotole scheggiate con disegni di papere sopra, fino ad arrivare a tazze con lo slogan di attività ormai chiuse da un pezzo. Ogni singolo oggetto era per Kaye un tesoro, ma prima d’ora non le era mai capitato di possedere qualcosa o di essere granché responsabile. La preoccupava non sapere se sarebbe riuscita a farcela – se le sarebbe piaciuto farlo, una volta che il tutto si fosse concretizzato.

Ravus e Luis avevano dipinto un cartellone enorme in cui si annunciava la loro GRANDE APERTURA, e che se ne stava appeso sopra al registratore. Lì, in dei contenitori piuttosto organizzati, stava il necessario per produrre varie cose, per mortali e non solo. Insieme a varie bevande al caffè, incluso il terrificante Red Eye e il Dirty Chai, avevano servito pure the alle erbe fatti con ortica, cardo mariano e dente di leone, cinorrodo e agrimonia eupatoria, fiordaliso e farfara.

Poi uno dei cavalieri della corte Unseelie, Dulcamara, aveva mandato a Kaye un grosso cestino pieno di dolci – focaccine, muffin, ogni sorta di crostata – preparati con la frutta delle fate; non le riusciva di immaginare un cavaliere mentre cucinava nessuna di quelle cose. Corny li aveva tirati fuori dal cesto, segnalando però con una scritta che erano NON ADATTI AGLI UMANI, cosa che Kaye temeva avrebbe potuto confondere le persone che giungevano in negozio dalla strada. Eppure l’unica cosa che aveva avuto il tempo di fare era stato ripromettersi che avrebbe tenuto quei dolcetti d’occhio.

Il locale era già pieno per metà quando gli Shadowhunters arrivarono. C’erano un sacco di creature fatate che Kaye non conosceva – abitanti della corte di Roiben che osservavano curiosamente l’arredamento. Corny stava dando una mano a Kaye dietro il bancone, preparando una tazza di the all’alga marina per un kelpie vestito di tutto punto che continuava a fargli l’occhiolino. Corny non ricambiava il gesto, probabilmente perché Luis lo stava osservando dall’altra parte della stanza con un sorrisino divertito; lo fiancheggiavano Val, coi suoi capelli rossi corti che si arricciavano sulle punte, Ravus e Ruth, la migliore amica di Val, insieme alla sua nuova ragazza coi capelli tinti dello stesso colore dei mirtilli.

Quando gli Shadowhunters entrarono, però, Luis smise di osservare il suo ragazzo e si voltò verso la porta. I nephilim tendevano ad attirare l’attenzione, anche se normalmente si nascondevano con delle rune, come se non fossero davvero interessati a farsi notare. Anche così non si poteva però ignorare facilmente un gruppo di persona alte e pesantemente armate, con zigomi affilati quanto le loro lame.

Era un gruppo formato da Shadowhunters: due ragazzi e una ragazza. Il più alto aveva i capelli neri e gli occhi azzurri, e portava in spalla la faretra di un arco. Teneva le mani in tasca e sembrava non desiderare affatto essere lì. Il giovane che gli stava accanto era biondo, di un biondo brillante, con gli occhi dello stesso oro di cui erano dipinte le sedie. Indossava una giacca di pelle lunga, che impediva di capire se portasse con sé armi oppure no; Kaye era sicura di sì. La ragazza aveva i capelli lunghi e neri, dello stesso colore del giovane alto – fratelli, tirò a indovinare Kaye –, ma i suoi occhi erano scuri. Indossava un top di pizzo e una gonna di velluto, e portava una specie di strano braccialetto dorato che le si arrotolava intorno al braccio.

“Meliorn!” chiamò entrando, e percorse a grandi passi la stanza per gettarsi tra le braccia di un cavaliere delle fate con l’armatura bianca. Kaye lo riconobbe come uno dei cavalieri della corte Seelie, un tizio silenzioso, spocchioso. Ricambiò l’abbraccio della Shadowhunter.

“Isabelle,” disse. “Sei adorabile come un salice.”

Kaye ridacchiò tra sé. Ah, i complimenti delle fate. Alcuni salici erano effettivamente adorabili, mentre altri no, quindi quella frase non diceva niente di particolare. In ogni caso, la Shadowhunter, Isabelle, sentendo le sua parole sembrò quasi fare le fusa; afferrandolo per le sue orecchie leggermente a punta, lo baciò con fermezza.

Beh, quella era una novità. Shadowhunters che uscivano con le fate?

I due ragazzi procedettero all’interno del locale, guardandosi intorno con l’aria di chi è convinto che qualsiasi persona si sentirebbe onorata potendogli servire il caffè. Kaye non era così sicura.

“E quindi cos’è un Red Eye?” domandò il biondo.

“Un espresso servito in una tazza da caffè,” spiegò Kaye. “Non adatto ai dilettanti.”

Il biondo ghignò. Aveva il genere di ghigno che hanno le persone belle e consapevoli di esserlo. Era più che lievemente intimidatorio. “Credo che scoprirai che non sono un dilettante in nulla.”

“Questo significa che ne vuoi uno o no?” Kaye si sentiva sempre in imbarazzo quando i ragazzi come lui le stavano accanto; le davano l’impressione che stessero ridendo di lei.

“Credo significhi che se uscirai da là dietro e passerai qualche minuto con me in un posto un pochino più privato, la cosa non ti deluderà.”

Kaye lo fissò a bocca aperta. Le stava davvero suggerendo di fare sesso con lui? Del tipo, proprio in quel momento, nel mezzo del suo turno? O forse intendeva un’altra cosa. Gli lanciò un’altra occhiata. No, probabilmente no.

“Jace,” protestò il ragazzo che gli stava accanto. “Limitati a ordinare un cavolo di biscotto o qualcosa del genere.”

“Mi piacciono i biscotti,” rispose Jace, con un sorriso particolarmente affascinante, “ma ciò che preferisco sono le ragazze graziose con la pelle verde.”

“Rallenta, Capitan Kirk,” lo interruppe Corny. “Ha il ragazzo.”

“Uno serio?” domandò Jace – aveva ancora sulle labbra qual sorriso fastidioso che rendeva praticamente impossibile irritarsi davvero con lui.

“Ha una spada seriamente enorme,” disse Corny. “E potrebbe arrivare da un momento all’altro.”

La mano di Jace si spostò all’altezza della cintura. “Beh, se stiamo parlando di una spada seriamente enorme…”

Il ragazzo dai capelli neri sbatté con forza la testa sul bancone. “Smettila con quest’inutile flirtare,” sbuffò. “O trapasserò con la testa questa vetrina piena di dolci.”

“Preferirei non lo facessi,” commentò Kaye. “L’abbiamo appena installata.”

“Calmati, Alec.” Jace scrollò le spalle, per dire che non stava cercando di fare niente di male, e lanciò un ghigno a Corny. “In questo caso, immagino che prenderemo due Red Eye e una focaccina.”

“Le focaccine non sono per gli umani,” protestò Kaye.

“E noi non siamo umani,” disse Jace.

Kaye stava per protestare di nuovo, quando con un movimento fluido Corny fece scivolare un piatto con dentro una focaccina sul bancone.

Kaye voleva rimandarlo indietro – mangiare frutta delle fate non è saggio per nessuno –, ma probabilmente sarebbe stato dannoso per gli affari, se l’avessero vista togliere del cibo a dei clienti che per di più erano in procinto di pagarlo. La frutta li avrebbe fatti impazzire un po’, certo, e una volta Corny mentre li mangiava aveva recitato tutto il testo di Synchronicity, e un’altra probabilmente era rimasto coinvolto in un’orgia, ma nel complesso Jace sarebbe probabilmente stato bene.

Si presumeva che gli Shadowhunters fossero diversi. Forse avevano più controllo su se stessi rispetto ai normali esseri umani. Si diceva fossero in parte angeli, e Kaye non poteva immaginare degli angeli che corrono in cerchio recitando tutto il testo di Synchronicity o che finiscono in situazioni orgiastiche. E tuttavia non le riusciva neanche di immaginare un angelo che ci provava con lei.

“Goditelo,” disse infine, lasciandogli il piatto e sistemando i loro caffè sul bancone. Alec prese il resto che gli porgeva e lo mollò nel barattolo delle mance. Kaye si sentì male per lui. Aveva palesemente una piccola cotta per Jace, ed era altrettanto evidente che stava passando una brutta giornata.

Li osservò farsi strada attraverso il negozio e sistemarsi sul divanetto di fronte a quello di Isabelle e Meliorn, che erano stati occupati a sfiorarsi tra loro i nasi e farsi a vicenda facce carine. Jace e Alec rotearono gli occhi.

A quel punto entrò nel locale un altro ragazzo, barcollando un po’. I suoi capelli neri erano ritti sulla testa, impiastrati di brillantini, e il tizio aveva l’aria di essere molto, molto ubriaco. Portava con sé un mazzo di foglietti e continuava a distribuirli ai clienti. Ogni volta che qualcuno ne prendeva uno, l’aria si riempiva di un leggero sfrigolio di brillantini.

Finalmente si stravaccò sulla poltrona accanto a Isabelle, e si allungò verso di lei. Isabelle si allontanò da Meliorn, fissando il nuovo arrivato – che sembrava star dicendo qualcosa sul compleanno del suo gatto, mentre le passava un foglio. O forse stava parlando del suo stesso compleanno, dal momento che aveva gli occhi molto simili a quelli dei mici, che riflettono tutto e non battono le palpebre. Kaye si chiese cosa fosse quel tizio. Non era una fata, e neanche uno Shadowhunter.

“Il Magnifico Magnus?” domandò Isabelle, dubbiosa; poi scosse le spalle. “Ma, ehi, grazie per l’invito.” Prese il foglio, lo ripiegò e se lo infilò nella scollatura, prima di tornare a baciare Meliorn.

Per un paio di minuti, Kaye fu impegnata a preparare un’altra tazza di tè alle alghe, ad allungare tre espressi a un trio di folletti e a preparare un Dirty Chai per un’umana che indossava un tailleur e sembrava leggermente innervosita, come se, pur non essendo in grado di vedere attraverso il velo d’incanto che la circondava, le riuscisse di capire che gli altri clienti avevano qualcosa di strano. Scappò via appena Kaye le passò la bevanda, permettendo di nuovo a Kaye di vedere attraverso la stanza…

Il punto in cui Jace si stava togliendo gli abiti. Il piatto della focaccina che stava sul tavolino da caffè davanti a lui era vuoto, e sul viso Jace aveva un’espressione sognante – l’espressione sognante di un umano che ha mangiato frutta delle fate. Si era già sbottonato il suo lungo cappotto, e stava lavorando sui bottoni della camicia.

“Jace,” sibilò Alec. “Jace, che stai facendo?”

“Qui dentro fa caldo,” farfugliò Jace. Due coltelli colpirono il pavimento.

Dall’altra parte della stanza, svariate fate cominciarono a ridacchiare. Jace calciò via i suoi stivali e i calzini.

“Corny,” chiamò Kaye. “Fa’ qualcosa. Questa è tutta colpa tua, lo sai. Sei stato tu a dargli quelle focaccine.”

Corny stava osservando Jace mentre si spogliava con un sopracciglio inarcato e un’espressione di apprezzamento sul viso. “Penso che potrei essere una specie di genio. Non puoi chiedermi di fermare questo spettacolo.”

Jace si era sbottonato la camicia. Kaye squittì e fu costretta ad ammettere che Corny aveva ragione. Capita assai di rado di vedere un corpo simile fuori dalle riviste. Alcune persone hanno i muscoli addominali a sei tasselli; Jace di tasselli sembrava averne dodici. Non pareva umanamente possibile. “Potrebbe rivelarsi un bene per gli affari,” rifletté, e si preparò una tazza di espresso. Probabilmente ne avrebbe avuto bisogno.

“Magari potremmo convincerlo a spogliarsi tutti i giorni?” si chiese Corny, mentre Jace si sbottonava i jeans. Alec cercò di fermarlo, ma Jace si scostò agilmente da lui e tolse i pantaloni con un unico gesto.

“Non cercare di fermarmi, Alec,” disse. “Questo corpo è fatto per essere libero.”

Isabelle smise di baciare Meliorn e alzò lo sguardo; gli occhi le si allargarono. “Merda,” imprecò. “Jace…”

Cominciò ad alzarsi, ma Jace era già arrivato all’uscita. Si fermò lì e accennò un inchino – in risposta a un affatto considerabile applauso –, strappò il paio di corna dal muro e se le sistemò gentilmente sulla testa. A quel punto sfrecciò fuori dalla porta, proprio mentre Roiben entrava.

Roiben, con addosso il suo lungo mantello nero, inarcò entrambe le sopracciglia d’argento e guardò il punto in cui Jace era scomparso, un piccolo sorriso divertito che gli piegava gli angoli della bocca. Sembrava sul punto di fare una domanda a Meliorn, ma poi parve ripensarci. All’improvviso scoppiò a ridere.

“Oh, per l’Angelo,” fece Alec mestamente. “Un altro posto in cui non potremo più tornare. Penseresti che in una città grande come New York…”

Kaye notò che quell’ubriaco di Magnus il Magnifico stava osservando Alec con uno scintillio di interesse nei suoi occhi felini. Era davvero un peccato che Alec fosse troppo preso dallo sconforto per accorgersene.

“Avremmo dovuto appendere un cartello addosso a quel ragazzo,” osservò Corny. “Immagina la pubblicità che ci avrebbe fatto.”

E proprio in quel momento Kaye realizzò due cose. Uno: che gli Shadowhunters potevano anche essere bravi a ammazzare, ma le loro vite sentimentali erano un disastro. E due: che avrebbe amato essere la proprietaria di una caffetteria.

Gallery: nuove foto di Lily Collins per Lancôme!

Ieri abbiamo avuto modo di dare un’occhiata alla campagna di Jamie per Burberry (QUI). Quest’oggi, invece, possiamo dare un primo sguardo a Lily come nuovo volto di  Lancôme per la “Blanc Expert Collection Spring 2014”.

 
Le foto, di cui non abbiamo avuto modo di appurare la fonte originale, sono purtroppo in bassa qualità, ma non dubitiamo che a tempo debito potremo vedere gli scatti in alta risoluzione. :)
Che ve ne pare? Bella come sempre, vero?

 

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Vi proponiamo inoltre la copertina di Vanity Fair Francia su cui comparirà questo gennaio, insieme alle due foto promozionali scattate per presentarla come testimonial di  Lancôme:

 

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City of Bones è stato il quarto DVD piu’ venduto in America durante la sua prima settimana!

Come saprete di certo tutti, il 3 dicembre è uscito in America il DVD/Blu-Ray di City of Bones. :) Lunedì è stata resa nota la classifica dei DVD più venduti nel territorio americano; e “Città di Ossa” è riuscito a piazzarsi in quarta posizione!

 

La classifica è la seguente:

1#. Wolverine;
2#. I Puffi 2;
3#. Planes;
4#. The Mortal Instruments: City of Bones;
5#. Red 2;
6#. Turbo;
7#. Monsters University;
8#. Breaking Bad: The Complete Series;
9#. Man of Steel;
10#. Bond 50: Celebrating Five Decades.

Quanto alla classifica dei noleggi, Città di Ossa si piazza ottavo:

1#. Red 2;
2#. The Heat;
3#. The Internship;
4#. White House Down;
5#. R.I.P.D.;
6#. Un weekend da bamboccioni 2;
7#. Pacific Rim;
8#. The Mortal Instruments: City of Bones;
9#. Planes;
10#. I Puffi 2.

Vi ricordiamo che la distribuzione italiana del DVD/Blu-Ray di Città di Ossa comincerà il 15 gennaio. :) Pronti a comprare la vostra copia?

 

 

Fonte: X

Jamie Campbell Bower è il nuovo volto di Burberry!

Indovinate un po’, cari Shadowhunters, chi è stato scelto per la campagna primavera/estate di Burberry (un aiutino: è scritto nel titolo di quest’articolo)! ;)

Esatto – Jamie! Dopo Lily (nuovo volto di Lancôme), anche il nostro Jace cinematografico ha deciso di prestarsi per alcuni fantastici scatti pubblicitari, presentando una collezione chiamata “English Rose”.

 

Qui di seguito trovate tutti gli scatti che abbiamo reperito QUI (più la foto di Lancôme di Lily in cui si presenta la sua campagna. Dal momento che l’avevamo pubblicata solo in pagina, abbiamo pensato fosse carino metterla anche qui sul sito). :)

 

 

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Lily Collins parla a MTV delle sue canzoni preferite del 2013

D’accordo, Shadowhunters, questa non è certo una delle interviste più utili mai fatte. X) Ma in un periodo in cui di news ce ne sono poche, abbiamo pensato che vi avrebbe fatto piacere comunque. :)
MTV ha chiesto a Lily quali sono le sue canzoni preferite del 2013, e lei ne ha elencate cinque (trovate il link per ascoltarle accanto a ogni titolo), con tanto di spiegazione del perché le piacciono.

Vi piacciono i suoi gusti?

 

 

 

Si potrebbe pensare che la canzone del 2013 più amata da Lily Collins sia quella di Demi Lovato che accompagna la scena di “Shadowhunters: Città di Ossa” in cui pomicia con Jamie Campbell Bower. E in quel caso, indubbiamente, si starebbe cadendo in errore. Abbiamo chiesto all’attrice, ora che questo 2013 si avvia a concludersi, quali sono le canzoni che l’hanno presa quest’anno.

Da Disclosure a Lorde, la Collins ha nella sua playlist di fine anno una lista di brani piuttosto eclettica.

 

“Latch”, Disclosure (QUI): « Mi sento come se fosse estate, ogni volta che ascolto questa canzone, e mi fa sempre venire voglia di ballare. »

 

“Roar”, Katy Perry (QUI): « È l’inno delle ragazze definitivo; non posso fare a meno di cantarlo, quando lo sento. La amo. »

 

“Burn”, Ellie Goulding (QUI): « Sono una grande fan di Ellie da un pezzo. La sua voce è così caratteristica, e ha la straordinaria capacità di essere sia calmante e rilassante che energica e forte. »

 

“Colour In Your Hands”, D.L.i.d (QUI): « Ogni volta che la ascolto, questa canzone colpisce delle emozioni molto forti dentro di me. Ha un tono diverso da qualsiasi altra cosa io abbia mai sentito. »

 

“Ribs”, Lorde (QUI): « La voce di Lorde si trasmette come un’anima antica, e i suoi testi sono così veri e onesti. Questo ritmo, mescolato alla sua voce, è oro puro. »