Box Office italiano: esordio in seconda posizione per “Shadowhunters: Citta’ di Ossa”!

Il primo giorno di proiezione di “Città di Ossa” è andato discretamente, qui in Italia: stando a Screenweek, abbiamo incassato 216mila euro! :) Nei prossimi giorni i cinema che proiettano la pellicola dovrebbero salire a 400 – speriamo quindi che questo contribuisca a far lievitare ancor di più i guadagni!

 

Vi ricordiamo che le riprese di “Città di Cenere” cominceranno il prossimo mese, e che le premiere di “Città di Ossa” si sono concluse il 27 con quella messicana; il cast è dunque tornato a casa (a, si spera, rilassarsi e allenarsi).

Inoltre, questa sera su Real Time (alle 23:20) andrà in onda uno speciale dedicato al film. :) Dovrebbero esserci scene inedite (per chi non ha ancora avuto la fortuna di andare al cinema)!

Box Office: durante la prima settimana, Citta’ di Ossa ha incassato complessivamente circa 26 milioni!

L’ha annunciato su Twitter Martin Moszkowicz: « #TMIMovie ha incassato, durante questa prima settimana di proiezione in Nord America e alcuni altri Stati, 26,1 milioni di dollari. Durante questa nuova settimana il film uscirà anche in Germania, Italia, Spagna, Messico e altri posti! »

 

Sebbene in un primo momento i risultati al box office avessero preoccupato i fan, stando alle recenti dichiarazioni dei produttori e della Clare stessa (QUI potete leggere in italiano una recente intervista a Cassie in cui se ne parla) Città di Cenere verrà girato. Le riprese cominceranno a fine settembre, ed è già stata confermata Sigourney Weaver nel ruolo dell’Inquisitrice Herondale. :) Voci non ancora certe vorrebbero inoltre Lily Cole nel ruolo della Regina Seelie.

 

Non ci resta che dire: andate a vedere il film più volte possibile, Shadowhunters! Cerchiamo di renderlo un successo! :D

Intervista tradotta: Cassie per Moviefone!

Dal momento che, causa influenza, mi tocca passare il compleanno a letto (e – sigh – mi è anche saltata l’anteprima di stasera), ho pensato di approfittarne e tradurre qualche articolo che penso vi piacerà leggere. ;)

Quella qui di seguito è un’intervista fatta da Moviefone alla nostra Cassie: oltre a parlare del film in sé, si dice qualcosa di davvero interessante sulla pellicola basata su Città di Cenere. Vi consiglio vivamente di dargli un’occhiata! X)

 

 

 

 

 

 

1 – Non aspettatevi una fotocopia del libro:  « Ogni adattamento cinematografico, sottolinea la Clare, è esattamente quello, un adattamento; non si tratta di raccontare di nuovo la storia parola per parola, né potrebbe mai essere così (sempre ammesso che non si voglia girare un film lungo cinque ore). E anche se una piccola percentuale di autori ha la possibilità di scrivere il copione del film basato sul suo libro, per la Clare non è stato così. “Sono stata coinvolta più di quanto solitamente vengono coinvolti gli autori,” ha spiegato a Moviefone. “Ma non ho scritto io la sceneggiatura. Ho avuto la possibilità di fare degli appunti. Ho scritto loro circa cinquanta pagine di note; alcune le hanno prese, altre no.” Ma “anche se hanno fatto un sacco di cambiamenti rispetti al libro,” ha aggiunto, “hanno tenuto gli elementi essenziali della storia”. »

 

2 – No, Alex Pettyfer non è Jace: « Prima che Città di Ossa fosse castato, i fan della serie fantasy hanno fatto pressioni online perché l’attore inglese Alex Pettyfer interpretasse il bellissimo e sarcastico Shadowhunter Jace. E anche dopo che i protagonisti erano stati scelti, alcuni fan di TMI hanno continuato a dirsi non convinti. La Clare dice: “Tutto ciò che ho potuto fare è stato ripetere: ‘Ho visto le loro audizioni, e lì hanno interpretato i personaggi in maniera grandiosa, quindi non giudicateli prima di aver visto il film’”. E sì, Pettyfer era uno dei preferiti dai fan, ma secondo la Clare questo dipende dal fatto che il libro è uscito nel 2007: “All’epoca Alex Pettyfer era un bellissimo adolescente,” ma quando è arrivato il momento di fare i veri casting, nel 2012, “aveva l’aspetto di un adulto, grande e con spalle ampie. Non era più il Jace delicato, etereo e bellissimo che avevo descritto. Quindi i fan che continuavano a parteggiare per lui non stavano davvero castando Alex Pettyfer, quanto piuttosto l’Alex Pettyfer In Grado Di Viaggiare Nel Tempo, e senza un TARDIS non è fattibile.” »

 

3 – L’azione è intensa: « “Non vedo sul serio l’ora che i fan vedano le scene d’azione. Credo abbiano fatto un ottimo lavoro con tutte quelle sequenze,” ha dichiarato la Clare. “I coordinatori delle acrobazie e il regista hanno portato avanti l’idea che gli Shadowhunters non sono supereroi. Si fanno male; sanguinano. Sono più forti e veloci delle persone normali, ma non indistruttibili.” Dal momento che gli attori hanno fatto da sé la maggior parte delle acrobazie, la Clare sostiene che danno una “certa sensazione viscerale che manca in un sacco di film d’azione.” »

 

4 – I produttori hanno tenuto l’umorismo: « Anche se ci sono un sacco di scene d’azione in stile demone contro Shadowhunter, nel film, i fan di Città di Ossa saranno felici di sapere che il regista ha anche tenuto una cosa che secondo la Clare è parte integrale dei personaggi: “Sapevo che era necessario che mantenessero l’umorismo di Jace e Simon. Sono divertenti entrambi, anche se in maniere diverse. Simon ha un umorismo più alla geek, mentre Jace è davvero sarcastico.” I tipi di umorismo diversi dei due personaggi sono chiaramente visibili nel film, come quando risponde, dopo aver sentito parlare del mondo degli Shadowhunters, con un esilarante riferimento a Ghostbusters. “Non potevano togliere l’umorismo a quei due, o li avrebbero resi personaggi differenti,” ha detto la Clare. »

 

5 – È a favore degli Stregoni Asiatici Fighi: « Uno dei personaggi più memorabili nei libri è Magnus Bane, il Sommo Stregone di Brooklyn. Immortale sexy, il personaggio nei romanzi è eurasiatico, ma per il film i produttori volevano un attore bianco, all’inizio. Cosa che non vedeva per niente d’accordo la Clare. “Penso che di default si tenda sempre a castare bianchi, così quando mi hanno dato la lista dei sette attori a cui pensavano per la parte, l’elenco era pieno di nomi di attori bianchi,” ci ha raccontato la Clare. “A quel punto ho reagito dicendo, tipo: ‘No. O Magnus è asiatico, o me ne vado. Me ne andrò e dovrete continuare a lavorare al film senza il mio aiuto.’ A loro favore va detto che dopo aver visto la mia reazione hanno ceduto: ‘Okay. Se è una cosa che ritieni così importante, e si tratta di un tratto fondamentale del personaggio, allora prenderemo un ragazzo asiatico’. Così hanno visionato solo attori asiatici per la parte.” Quanto a Godfrey Gao, il modello-diventato-attore che hanno preso, dice: “È praticamente l’uomo più bello sulla faccia della Terra; è un supermodello; è semplicemente stupendo.” »

 

6 – Certe scene sembravano fondamentali: « Come la scene nella foresta in Twilight, o il bacio nella caverna in Hunger Games, ci sono certe scene tratte da libri molto amati dai lettori che devono essere inserite nella trasposizione dalle pagine allo schermo, non solo perché servono a sviluppare la trama, ma anche come tributo per i fan. “Ho davvero sentito l’esigenza di vedere mantenuta nel film la storia di Jace, quella del falco che gli ha regalato suo padre quando era un ragazzino, perché racconta un sacco del suo personaggio.” E ovviamente c’è “la romantica e capace di mandare in estasi scena della serra, che cattura l’attimo in cui Jace e Clary realizzano per la prima volta di starsi innamorando,” e “il tema del ‘tutte le storie sono vere’.” »

 

7 – Vedere il suo mondo prendere vita è stato surreale: « Sebbene la Clare sia stata coinvolta nella realizzazione del film abbastanza da visitare il set e vedere i design della produzione e la prima versione del film, questo non l’ha preparata al momento in cui ha visto la pellicola finita. “È stato davvero emozionante vederla in grande e con un gruppo di persone,” ha detto la Clare durante la premiere. “L’avevo già visto nelle piccole stanze per la proiezione, ma quella non è stata un’esperienza cinematografica. Non avevano ancora mixato i suoni o la score né ben amalgamato gli effetti speciali al resto. Ma avere una vera esperienza cinematografica con un pubblico è stata un’esperienza eccezionale. Ho sentito i brividi, guardando il film, perché ho pensato: ‘Oh mio Dio, questo è il mio mondo che prende vita!’.” »

 

8 – Il sequel è già in lavorazione: « Città di Ossa è solo il primo libro di una serie di sei (l’ultimo romanzo uscirà il prossimo anno), e la Clare ha detto che lo studio è “intenzionato a girare Città di Cenere”, il secondo capitolo. “Hanno già un cast. Sigourney Weaver interpreterà l’Inquisitrice, e stanno procedendo con la produzione e lo storyboard, e tutti cominceranno gli allenamenti in un paio di settimane. Quindi quest’altra pellicola ci sarà.” Oltre alla Weaver, l’attrice inglese Lily Cole (“Biancaneve e il Cacciatore”) pare sia stata presa per il ruolo della Regina Seelie, il capo della manipolatrice corte delle fate. »

 

9 – La trilogia degli “Infernal Devices” sta aspettando: « Dopo aver iniziato The Mortal Instruments, Cassandra Clare ha scritto anche un’altra trilogia legata a TMI, The Infernal Devices, che si sviluppa nello stesso universo, ma nel diciannovesimo secolo. I produttori di Città di Ossa hanno opzionato pure quest’altra serie, anche se non è detto che verrà realizzata di sicuro. “Mi piacerebbe che li trasformassero tutti in film,” ha ammesso la Clare, “ma credo che per gli Infernal Devices aspetteranno prima di vedere come va The Mortal Instruments, perché vogliono costruirla a di fuori di essa.” Per i curiosi, The Infernal Devices comincia con Clockwork Angel, e parla della sedicenne americana Tessa, che va in Inghilterra per riunirsi con suo fratello maggiore ma viene catturata e trascinata nel terrificante universo dei demoni; resta pure immischiata in un epico triangolo amoroso con i migliori amici Will e Jem, entrambi Shadowhunters. »

 

10 – Ci sono altri romanzi YA che spera vengano adattati cinematograficamente: « La Clare non è solo un’autrice bestseller, ma è anche una grande lettrice di libri YA, e le piacerebbe vedere trasposti sullo schermo molti romanzi di suoi colleghi. “Amerei una versione cinematografica della Curse Workers series di Holly Black, mia grande amica; parla di una famiglia simile ai Sopranos che contratta in magia e non droga. È davvero grandiosa, e farebbe un bel film,” ha detto. “Ci sono un sacco di libri che mi piacerebbe vedere adattati, come Cercando Alaska di John Green, che potrebbe essere una buona pellicola alla Perks of Being a Wallflower, ma so che stanno già girando Colpa delle Stelle, quindi vedrò di accontentarmi. E La Chimera di Praga di Laini Taylor, che parla a sua volta di demoni e angeli, è davvero un bel libro. Potrei continuare ancora per un bel po’.” »

“Città di Ossa” read along: capitolo 20, NEL VICOLO DEI TOPI

Buonasera, Shadowhunters!

Dal momento che sono influenzata (sigh), ho delegato a Susi l’incarico di occuparsi di questo ventesimo capitolo del libro! :) Quindi ringraziate lei per il bel lavoro. <3

 

 

 

 47

 

 

Scomparsi Valentine e Jace oltre il Portale, Clary cerca con scarso successo di convincere Hodge a liberarla dal muro invisibile che la tiene bloccata.

Il vecchio cacciatore, ormai libero della maledizione, si allontana dall’Istituto dopo aver mandato un messaggio magico attraverso il camino.

 

 

Ripiegò il foglio in un quadrato e lo gettò nel fuoco, che mandò una fiammata di un vivace verde acido.
«Cosa stai facendo?» chiese Clary.
«Mando un messaggio.»

 He folded the paper he’d been writing on into a neat square and tossed it into the fire, which flared up a bright acidic green before subsiding.
“What are you doing?” Clary demanded.
“Sending a message.”

 

 

Rimasta da sola e bloccata dal muro invisibile Clary cerca, invano, di abbatterlo con la forza fin quando si ricorda di avere ancora con se lo stilo di Jace.

 

 

Balzò in piedi con il cuore che batteva a mille e cercò con la mano sinistra il muro invisibile. Quando lo trovò si fece coraggio e avvicinò la punta dello stilo con l’altra mano finché non toccò quell’aria solida e liscia. Le si stava già formando un’immagine nella mente, come un pesce che viene a galla nell’acqua torbida, il disegno delle sue squame sempre più chiaro mano a mano che si avvicina alla superficie. Iniziò – prima lentamente, poi con più decisione – a muovere lo stilo sulla parete, lasciando delle linee bianco cenere a fluttuare nell’aria davanti a lei.
Dopo un po’ sentì di avere finito di tracciare le rune e abbassò la mano, col fiato corto. Per un istante tutto restò immobile e silenzioso, e le parole restarono a mezz’aria come luci al neon, bruciandole gli occhi. Poi si sentì un suono fortissimo, come di una grande vetrata che andava in pezzi, come se si trovasse sotto una cascata di vetri e ascoltasse le schegge rompersi tutt’attorno a lei. La runa che aveva disegnato divenne nera e si disperse come polvere: il pavimento tremò sotto i suoi piedi e poi fu tutto finito, e lei seppe, senza alcun dubbio, di essere libera.

She bounded to her feet, her heart pounding, and felt with her left hand for the invisible wall. Finding it, she braced herself, inching the tip of the stele forward with her other hand until it rested against the smooth, level air. Already an image was forming in her mind, like a fish rising up through cloudy water, the pattern of its scales growing clearer and clearer as it neared the surface. Slowly at first, and then more confidently, she moved the stele across the wall, leaving searingly bright ash-white lines hovering in the air before her.

She felt when the rune was done, and lowered her hand, breathing hard. For a moment everything was motionless and silent and the rune hung like glowing neon, burning her eyes. Then came a sound like the loudest shattering she had ever heard, as if she were standing under a waterfall of stones listening to them crash to the ground all around her. The rune she had drawn turned black and sifted away like ash; the floor trembled under her feet; then it was over, and she knew, without a doubt, that she was free.

 

 

Ormai libera Clary non ci pensa due volte e parte all’inseguimento di Hodge.

Dopo una corsa sfiancante riesce a raggiungerlo in un vicolo deserto.

 

 

«Mi hai seguito» disse lui. «Non avresti dovuto farlo.»
«Se vuoi che ti lasci stare, basta che mi dica dove si trova Valentine.»

“You followed me,” he said. “You shouldn’t have.”
“I’ll leave you alone if you just tell me where Valentine is.”

 

 

Hodge si rifiuta categoricamente di tradire la posizione di Valentine, perché teme più la sua vendetta che la punizione del Conclave; cerca quindi di liberarsi di Clary.

 

 

[…] lei lo vide sollevare un braccio, e ricordò all’improvviso quando Jace aveva detto che l’arma preferita di Hodge era il chakram, la lama rotante.

[…] she saw him raise his arm- and remembered suddenly Jace saying that Hodge’s weapon had been thechakram, the flying disk.

 

 

Clary pare non essere in grado di contrastare l’attacco di Hodge, fino a che un lupo, sbucato dal nulla, si avventa sul Cacciatore, che una volta terminato lo scontro sembra morto.

Spaventatissima dalla ferocia del lupo, Clary cerca con tutte le sue forze di scappare, tentando di allontanarsi dal vicolo deserto, ma il lupo la raggiunge e, mordendola a una gamba, la fa sbattere violentemente a terra, al punto che la ragazza perde conoscenza.

Una volta risvegliatasi Clary si rende conto di trovarsi in una specie di cella; cercando di non svenire nuovamente prova ad alzarsi, ed è proprio allora che Luke compare nella stanza.

 

 

Vide una figura alta, con le spalle squadrate e i capelli ispidi: fu solo quando aprì la porta della cella ed entrò che Clary capì chi era.
[…]  «Luke?»  Sembrava lo stesso di sempre: jeans consumati, camicia sportiva e scarponi da lavoro, gli stessi capelli tagliati come veni-va, gli stessi occhiali abbassati sulla punta del naso.

 

She saw height, square shoulders, ragged hair; it was only when he pushed the door of the cell open and came inside that she realized who he was.
[…] “Luke?” He looked the same: worn jeans, denim shirt, work boots, same uneven hair, same glasses pushed down to the bridge of his nose.

 

 

Ben presto si scopre che Luke non è più un Cacciatore ma bensì il lupo, o meglio licantropo, che l’ha salvata da Hodge, e che in più è il capobranco di un gruppo licantropi (due dei membri del branco erano intervenuti durante lo scontro all’Hotel Dumort, dopo che Luke aveva dato loro il compito di tenerla d’occhio).

Sconvolta da queste notizie e dal rifiuto di Luke di aiutare la madre presa in ostaggio da Valentine nonostante fosse non un Cacciatore in esilio ma un forte licantropo, Clary si sente ancora più tradita.

 

 

[…] E a quanto ho capito, se voglio convincerti ad ascoltare quello che ho da dire, dovrò raccontarti la mia storia sin dall’inizio. È una lunga storia, ma credo che abbiamo abbastanza tempo.»

[…] And I can already see that if you’re going to be persuaded to listen to anything I have to say, you’re going to have to hear the whole story. It’s a long tale, but I think we have the time for it.”

 

 

Il capitolo termina così: con Luke intento a raccontare la sua storia per riconquistare la fiducia di Clary.

Intervista tradotta: Jamie per Interview Magazine!

Abbiamo tradotto l’intervista che Jamie ha rilasciato per Interview Magazine. :) Prima della traduzione, però, troverete le foto che accompagnano l’articolo sul loro sito.

Fateci sapere che ve n’è parso! X) Secondo noi Jamie è esilarante. ;D

 

 

 

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Una ragazza incontra un ragazzo misterioso ricoperto di tatuaggi; il ragazzo incoraggia la ragazza a combattere i demoni indossando stivali di pelle col tacco stratosferico. Un malvagio uomo vestito di pelle con svariati dreads rivela al ragazzo e alla ragazza che sono fratelli, e la loro storia viene stroncata sul nascere.

Tristemente o per buonsenso, ogni film Young Adult fantasy mira a diventare il nuovo Twilight. Al momento, quello con più possibilità è Shadowhunters: Città di Ossa, basato sull’esalogia YA di Cassandra Clare. Lily Collins interpreta Clary Fray, un’adolescente di Brooklyn che scopre di essere una “Shadowhunter”, una guerriera che discende da una stirpe di esseri con sangue angelico in un mondo popolato da vampiri, licantropi, stregoni, streghe e demoni. Interpretando Jace Wayland, l’interesse amoroso di Clary e suo possibile fratello, l’attore inglese Jamie Campbell Bower si mette in luce. Non c’è nulla di nuovo nella premessa del film, ma non è necessario che ci siano novità. The Mortal Instruments sa ciò che vuole essere e lo fa bene (o comunque meglio di Twilight).

The Mortal Instruments è il terzo franchise fantasy di Campbell Bower, e non è difficile capire il perché. I direttori del casting sono attirati dall’aspetto etereo di Campbell Bower: i suoi capelli biondi lunghi fino alle spalle, gli zigomi prominenti, la carnagione pallida, il fisico sottile e stranamente muscoloso. Il primo ruolo del ventiquattrenne è stato nel film musicale-gotico di Tim Burton, Sweeney Todd (2007). Dal quel momento in poi, il ragazzo ha raramente lasciato il genere fantasy; ha interpretato Re Artù nella mini-serie Camelot (2011), il giovane Gellert Grindewald in Harry Potter e i Doni della Morte (2010) e il capo di un antico covo di vampiri in Twilight: Breaking Dawn.

Gli abbiamo recentemente parlato a Los Angeles.

 

 

 

EMMA BROWN: « Ricordi la tua prima audizione? »

JAMIE CAMPBELL BOWER: « Oh, Dio, la mia prima audizione in assoluto. Sì, l’ho fatta per Harry Potter. »

BROWN: « Davvero? Dev’essere andata abbastanza bene, allora. »

CAMPBELL BOWER: « No, non è andata bene, perché l’ho fatta quando ero un bambino. Era un’audizione per il primo film di Harry Potter. »

BROWN: « Oh. E chi volevi interpretare? »

CAMPBELL BOWER: « Harry Potter! »

BROWN: « Non riesco a immaginarti coi capelli neri. »

CAMPBELL BOWER: « Ci pensi? Sarebbe così strano. Un agente venne nella mia scuola – avevano inviato agenti in tutte le scuole dell’Inghilterra – e ha scelto una manciata di noi. Me n’ero completamente dimenticato. Dovevamo raccontare una barzelletta, e io ne ho detta una davvero volgare. C’erano un albero di Natale ficcato nel sedere di una fata. Oh, Dio… »

BROWN: « Hanno riso? »

CAMPBELL BOWER: « Hanno riso, sì. Ma non penso che fosse proprio materiale da film di Harry Potter. [Ride] »

BROWN: « Ci sei rimasto molto male? »

CAMPBELL BOWER: « No, no. Ero troppo fissato con lo skateboard per restarci male. E sono ancora adesso troppo fissato con lo skateboard perché una cosa simile mi devasti. »

BROWN: « Quindi ti hanno tenuto presente per sei anni? »

CAMPBELL BOWER: « In verità sono stati più di sei anni. Non ho dovuto fare un’altra audizione; mi hanno semplicemente chiamato e chiesto: “Ti piacerebbe far parte di questo progetto?” Ovviamente questa è un’istituzione inglese, quindi ho risposto: “Certo che sì. In ogni caso, mi basterebbe anche essere una piccola parte. Sarebbe stimolante.” Ecco tutto. »

BROWN: « Hai mai detto a Daniel Radcliffe: “Mi hai rubato la vita!”? »

CAMPBELL BOWER: « [Ride] No, no, no. Dio, no. È una persona adorabile. No, nessun rancore. [Ride] »

BROWN: « Questo è il tuo terzo franchise fantasy. Devi essere in corsa per un qualche record. »

CAMPBELL BOWER: « Per la puttana più grande? [Ride] Le persone mi chiedono se lo faccio per una qualche scelta di carriera o simile – ma non è così. Volevo recitare in Harry Potter. Volevo recitare nel primo film di Twilight, e sfortunatamente non è andata granché bene. Quindi quando sono tornati e mi hanno chiesto: “Ti piacerebbe recitare nel secondo film?”, ho risposto: “Assolutamente”. E poi è arrivato The Mortal Instruments, ma non sapevamo che già prima dell’uscita della pellicola ci avrebbero approvato il seguito – abbiamo già ricevuto il via libera per girare un altro film, il che è folle. »

BROWN: « Qual è la cosa che preferisci del tuo personaggio, Jace? »

CAMPBELL BOWER: « L’ho ripetuto in un sacco di interviste, ma amo la sua vulnerabilità. È questo che mi piace di lui. Amo il suo sarcasmo. Amo la sua forza. »

BROWN: « Ha delle qualità che ti infastidiscono? »

CAMPBELL BOWER: « Sì, il suo essere così sarcastico per tutto il tempo – a volte dovrebbe fare un po’ l’adulto. [Ride] Mi sono in un certo senso innamorato di lui, ma Jace è così pieno di sé che non se n’è neppure accorto. [Ride] »

BROWN: « Hai letto tutti i libri? O non vuoi andare oltre il primo, perché hai paura di cambiare la tua interpretazione del personaggio? »

CAMPBELL BOWER: « Li ho letti tutti. Sto aspettando che Cassie [Clare] pubblichi l’ultimo. Ho letto i primi tre quando mi hanno chiamato per lo screen test, e poi, una volta ottenuta la parte, ho letto anche gli altri. Durante le riprese mi sono concentrato solo sul primo romanzo. Questo non ha offuscato la mia visione – la cosa grandiosa della letteratura è che in ogni caso devi creare una tua visione del personaggio. Inoltre, in pratica è come se ti venisse data una bibbia in cui ti si racconta chi è questo personaggio, e se non la leggi è come se ti stessi sparando da solo. »

BROWN: « Ci sono così tanti libri, in questa serie; non c’è stato un momento in cui hai pensato: “Oh, Dio, questa storia continuerà per i prossimi sei anni”? »

CAMPBELL BOWER: « [Ride] Guarda, se mi si garantisse un lavoro per i prossimi sei anni sarei il figlio di puttana più felice del mondo. Non mi faccio illusioni – questo tipo di gioco è incredibilmente volubile, l’industria funziona così, e io ne sono perfettamente consapevole. Se dovessimo riuscire a girare nei prossimi sei anni sarebbe grandioso. Se non dovessimo farcela sarà okay comunque. Però è meglio che si sbrighino a realizzarli, perché nessuno di noi ringiovanirà e non sono per quanto sarò in grado di farcela. Se gireremo l’ultimo film quando avrò trent’anni, e si suppone che il personaggio ne abbia diciannove, venti – già adesso comunque comincio a essere più brutto, mi stanno spuntando delle rughe –, sarò fottuto. »

BROWN: « Il tuo agente ti dice mai di stare lontano dal sole? »

CAMPBELL BOWER: « No, mai. Sanno perfettamente che se mi dicono di non fare qualcosa lo farò. [Ride] L’hanno scoperto di recente, quindi si limitano a evitare di parlarmi finché non hanno buone notizie. »

BROWN: « Credi che The Mortal Instruments presenti un ritratto dell’amore poco realistico? »

CAMPBELL BOWER: « Nel film, non c’è una volta che Jace si volti verso Clary e le dica: “Ti amo”. È un ritratto dell’amore poco realistico? Penso che ci siano volte, nella vita, in cui ti senti coinvolto in maniera automatica da qualcuno, ed è strano – vai un po’ fuori di testa. Penso che questo sia il genere di ritratto dell’amore che offre The Mortal Instruments. È qualcosa più profondo della semplice ammirazione estetica, suppongo. Non dichiarano di amarsi a vicenda – vogliono stare insieme, però è difficile; con loro due convinti di essere fratello e sorella c’è un sacco di merda da fronteggiare. [Ride] Non so se questo è realistico. »

BROWN: « Hai letto qualche libro per adolescenti quando eri un adolescente? »

CAMPBELL BOWER: « So che sembrerà davvero dozzinale e banale, ma c’è un libro chiamato “Le vite perdute di Christopher Chant” [di Dianne Wynne Jones, 1988], che è molto, molto simile a Harry Potter. Troppo simile, ha detto qualcuno. In un certo senso, ci ero fissato. Sono un ragazzino che ama lo sporco, mi piace stare all’aperto, mi piace correre in giro, mi piace sporcarmi. Quindi ho passato un sacco di tempo all’aria aperta, da ragazzino, a fare skate e comportarmi da disastro ambulante. Ero ossessionato da Dogtown – sono ancora adesso ossessionato da Dogtown, dagli Z-Boys. Amo Stacy Peralta e Jay Adams e Andrew Reynolds, tutti loro. Tempo fa ero convinto di essere Chad Muska. »

BROWN: « Dovresti girare un film sullo skateboard. »

CAMPBELL BOWER: « Mi piacerebbe tantissimo. Sarebbe una cosa fottutamente stimolante. I film sugli sport – come quelli sullo skate – sono difficili. L’ultimo ben fatto che ho visto probabilmente è quello di Catherine Hardwick, Lords of Dogtown (2005). Nel senso, c’è un film di Rob Dyrdek in uscita, ma è più un documentario. »

BROWN: « Da bambino eri ossessionato da un film? »

CAMPBELL BOWER: « Oh mio Dio, da Waterworld (1995). Waterworld di Kevin Costner. Mi ha fatto esplodere il cervello. Io e mio cugino Josh non facevamo altro che guardarlo tutto il tempo. Lo amavamo. »

BROWN: « Non lo conoscevo neppure. »

CAMPBELL BOWER: « Waterworld?! Sei serio? Oh mio Dio, vagli a dare un’occhiata. »

BROWN: « Sto dando un’occhiata adesso. È stato nominato per un Oscar! È un film serio? »

CAMPBELL BOWER: « Non così tanto. Sta facendo giri su una moto d’acqua e stronzate simili. Ma c’è una giostra, agli Universal Studios di Los Angeles – la corsa di Waterworld. Devi provarla. È un’esperienza. »

BROWN: « Sono stato solo a Euro Disney. »

CAMPBELL BOWER: « Euro Disney non è il mio genere. Non sono molto bravo a trattare con la roba Disney, amico. Non fa per me. »

BROWN: « Ma puoi trattare con la roba degli Universal Studios? »

CAMPBELL BOWER: « Sì, perché non fingono di essere felici tutto il tempo. [Ride] Non riesco a interagire così bene con le persone che fanno finta di essere felici. Quando avevo sedici anni andai con la mia fidanzata dell’epoca e la sua famiglia a Disneyland, e sono rimasto imbronciato tutto il tempo. »

BROWN: « So che al momento sei a Los Angeles, ma vivi ancora a Londra? »

CAMPBELL BOWER: « Come si dice, sopravvivo col contenuto di una borsa. Ho appena fatto caso a quello che mi sta succedendo, non tornerò in Inghilterra per più di una settimana a partire da adesso fino a marzo del prossimo anno, penso, ed è folle. A quel punto ci sarà un contratto di locazione sul mio appartamento! [Ride] Sto provando un qualche strano piacere nel fare il barbone. »

BROWN: « Non ti mancano la tua famiglia e i tuoi amici? »

CAMPBELL BOWER: « Ho i migliori amici che ci siano al mondo. Mi mancano, e mi manca la mia famiglia, ma vengono sempre a trovarmi. Ho frequentato un collegio, quindi non c’è troppa differenza tra i miei amici e la mia famiglia. Sono stato lì dagli otto ai diciassette anni – è da pazzi. Se ti guadagni la mia amicizia, diventi parte della mia famiglia e sta pur certo che per te farò qualsiasi cosa. »

BROWN: « È insolito per le persone che frequentano la tua scuola diventare attori? »

CAMPBELL BOWER: « Daniel Day Lewis è andato alla mia scuola. Juno Temple frequentava il mio stesso anno. Anche Lily Allen ha fatto quella scuola. È la stessa scuola che hanno frequentato i membri di quella band chiamata The Kooks. Ci sono un po’ di noi in giro, ma non è una scuola di recitazione, è semplicemente molto liberale e permette all’individuo di fare ciò che cazzo gli pare. [Ride.] »

BROWN: « Ricordi la tua peggiore audizione? »

CAMPBELL BOWER: « Sì, sono entrato nella stanza sbagliata. Hanno cominciato a dire robe tipo: “Ho letto che hai fatto parte della Royal Shakespeare Company”. E io ho pensato: “Oh mio Dio, il mio agente ha sparato cazzate, ha fatto tutto questo perché potessi entrare in questa stanza per l’audizione”. Quindi ho risposto: “Sì, sì, è stato grandioso” – scavandomi una fossa sempre più profonda. E poi è entrata questa tizia e io: “Che cazzo succede?” E loro: “Okay, ora faremo la scena del balcone”. Era un’audizione per Romeo e Giulietta! [Ride.] Ero, tipo: “Uhm, non dovevo farla io quest’audizione, mi spiace davvero”. [Ride.] Sono letteralmente fuggito dalla stanza. »

 

 

“Città di Ossa” read along: capitolo 18, LA COPPA MORTALE

Ho avuto di nuovo problemi col sito (che non mi ha automaticamente pubblicato il capitolo), quindi eccolo qui, in ritardo. XD Ma in serata arriverà normalmente anche il diciannovesimo. :)
Buona lettura!

 

 

3

 

« Jace era steso sul suo letto e fingeva di dormire – anche se nessuno era lì ad assistere alla sua recita – quando i colpi alla porta divennero insopportabili. Si alzò in piedi con una smorfia. Per quanto nella serra avesse dato mostra di stare bene, gli faceva ancora male tutto il corpo per i colpi della notte precedente.
Sapeva chi era ancora prima di aprire la porta. Magari Simon era riuscito a farsi trasformare di nuovo in topo. E questa volta, per quanto riguardava Jace Wayland, quell’imbecille poteva anche restare un topo per sempre. »
« Jace was lying on his bed pretending to sleep—for his own benefit, not anyone else’s—when the banging on the door finally got to be too much for him. He hauled himself off the bed, wincing. Much as he’d pretended to be fine up in the green house, his whole body still ached from the beating it had taken last night.
He knew who it was going to be before he opened the door. Maybe Simon had managed to get himself turned into a rat again. This time Simon could stay a goddamned rat forever, for all he, Jace Wayland, was prepared to do about it. »

 

27

 
Il capitolo comincia così, con noi nella testa di Jace: lo vediamo sospirare di fastidio mentre si alza dal letto, ben sapendo che dietro la porta troverà Clary, e ignorare l’adrenalina che alla vista di lei comincia a corrergli nelle vene.

Jace sa di averla offesa, poco prima. Ha desiderato con tutto se stesso farle male, e sa di essere riuscito nell’intento. Quindi perché è lì?

Prima ancora che lei possa aprire bocca la precede, facendole presente che se Simon è riuscito a trasformarsi in un qualche altro animale dovrà aspettare fino al mattino (“Sono fuori servizio. Guarda. Sono in pigiama.”).

Clary però lo ignora: ha qualcosa di importante da fargli vedere.

« – Davvero? – disse indicando l’album da disegno. – Hai un’emergenza artistica? Ti serve un modello che posi nudo? Be’, non sono dell’umore. Potresti chiedere a Hodge – aggiunse, come se gli fosse appena venuto in mente. – Mi hanno detto che farebbe qualsiasi cosa per…
– JACE – lo interruppe Clary urlando. – STAI ZITTO UN SECONDO E ASCOLTA!
Jace sbatté gli occhi.
Clary prese un bel respiro e lo guardò. Un bisogno poco familiare sorse dentro Jace, quello di abbracciarla e dirle che andava tutto bene. Non lo fece. In base alla sua esperienza, raramente andava tutto bene. – Jace – disse lei a voce così bassa che lui dovette chinarsi in avanti per sentirla. – Credo di sapere dove mia madre ha nascosto la Coppa Mortale. È dentro un quadro. »
« “Don’t tell me,” he said. “You’ve got a drawing emergency. You need a nude model. Well, I’m not in the mood. You could ask Hodge,” he added, as an afterthought. “I hear he’ll do anything for a—”
“JACE!” she interrupted him, her voice rising to scream. “JUST SHUT UP FOR A SECOND AND LISTEN, WILL YOU?”
He blinked.
She took a deep breath and looked up at him. Her eyes were full of uncertainty. As unfamiliar urge rose inside him: the urge to put his arm around her and tell her it was all right. He didn’t. In his experience, things were rarely all right. “Jace,” she said, so softly that he had to lean forward to catch her words, “I think I know where my mother hid the Mortal Cup. It’s inside a painting.” »

Jace è confuso, perché i quadri a casa di Clary sono stati tutti tagliati dalle cornici, quindi se ci fosse stato qualcosa nascosto dietro l’avrebbero trovato.
Ma Clary non demorde; entrata nella stanza, mostra a Jace il disegno di una tazza di caffè. Lui fa dell’ironia (“Non vedo l’ora che tu disegni qualcosa di davvero complicato, tipo il ponte di Brooklyn o un’aragosta. Probabilmente mi manderai un telegramma musicato.”), ma quando Clary – davanti ai suoi occhi sbigottiti – infila una mano nel foglio e ne tira fuori la tazza, tutto il sarcasmo sparisce.

Jace sgrana gli occhi e le chiede notizie sulla runa usata da Clary – notizie che lei però non sa dare. Non sa neanche se la runa le sia stata mostrata da sua madre o no.

Di una cosa però è certa: ha visto la Coppa Mortale su una delle carte dei tarocchi di Madame Dorothea.
Jace, Clary, un imbronciato Alec, Isabelle (in accappatoio rosa) e Hodge si ritrovano velocemente in biblioteca, per discutere della faccenda.
Sono tutti d’accordo ad andare a cercare la Coppa – tutti tranne Alec, che propone di passare l’informazione al Conclave e lasciare che recuperino loro l’oggetto.

Jace non capisce il perché della reazione di Alec; Clary sì, invece: Alec ha solo paura che Jace si faccia di nuovo male.

« – Dai, Alec, sarà divertente. E pensa alla gloria se riporteremo la Coppa Mortale a Idris! I nostri nomi non saranno mai dimenticati.
– Non mi interessa la gloria – disse Alec senza smettere di guardare Jace. – Mi interessa non fare niente di stupido. »
« “Come on, Alec. It’ll be fun. And think of the glory if web ring the Mortal Cup back to Idris! Our names will never be forgotten.”
“I don’t care about glory,” said Alec, his eyes never leaving Jace’s face. “I care about not doing anything stupid.” »

Alec insiste ancora un po’, suggerendo senza mezzi termini a Clary di recuperarla da sola, la Coppa – poi però Jace lo accusa di aver paura di incontrare un Dimenticato, e gli suggerisce di restare a casa. E Alexander si trova costretto a capitolare.
Dal momento che serve loro un’auto, Clary è costretta a chiamare Simon (lei, che sedici anni li ha appena compiuti, ovviamente non ha la patente, e gli Shadowhunters di solito non devono preoccuparsi di cose simili); anche se arrabbiato, il poveretto accetta di farsi prestare il furgone da Eric e darle una mano.

Durante l’attesa, e mentre gli Shadowhunters si preparano, Clary e Hodge discutono brevemente dei dilemmi di potere e dei sentimenti non ricambiati. “Dove c’è un sentimento non ricambiato c’è uno squilibrio di potere.”
Hodge le spiega anche che in passato, quando erano ragazzini, Luke era convinto che un giorno avrebbe sposato Jocelyn; tuttavia lei si era innamorata di Valentine, e dopo il matrimonio dei due Lucian aveva abbandonato il Circolo e si era finto morto.

 

Lily Collins;Jared Harris
L’auto di Eric è un catorcio che un tempo era giallo, e che oggi somiglia a una banana marcia; il piccolo gruppo sale in macchina senza fare rumore, con Clary seduta davanti accanto a Simon.

Scopriamo che Alec non è l’unico a saper usare l’arco: Simon ha imparato in colonia. Non che questo impressioni troppo gli Shadowhunters.

« – Cos’è questa faccenda dell’“ehi”? – chiese mentre Simon faceva entrare il furgone sulla FDR Parkway, la superstrada che correva lungo l’East River.
– Quale faccenda dell’“ehi”? – rispose lui […].
– La faccenda dell’“ehi” che fate sempre voi maschi. Tipo quando hai visto Jace e Alec, tu hai detto “ehi” e loro hanno risposto “ehi”. Cosa c’è che non va nell’“ehi”?
A Clary parve di vedere un muscolo che guizzava nella guancia di Simon. – “Ehi” è da ragazze – la informò lui. – I veri uomini sono secchi. Laconici.
– Per cui più sei uomo e meno dici?
– Già – annuì Simon. […] – È per questo che quando i tipi strafighi si incontrano nei film non dicono niente, fanno solo un cenno con la testa che vuol dire: “Io sono uno strafigo e riconosco che anche tu sei uno strafigo.” Ma non dicono niente perché sono Wolverine e Magneto, e dare spiegazioni gli rovinerebbe il personaggio. »
« “So what’s with that ‘hey’ thing?” she asked as Simon maneuvered the car onto the FDR parkway, the highway that ran alongside the East River.
“What ‘hey’ thing?” he replied […].
“The ‘hey’ thing that guys always do. Like when you saw Jace and Alec, you said ‘hey,’ and they said ‘hey’ back. What’s wrong with ‘hello’?”
She thought she saw a muscle twitch in his cheek. “‘Hello’ is girly,” he informed her. “Real men are terse. Laconic.”
“So the more manly you are, the less you say?”
“Right.” Simon nodded. […] “That’s why when major badasses greet each other in movies, they don’t say anything, they just nod. The nod means, ‘I am a badass and I recognize that you, too, are a badass,’ but they don’t say anything because they’re Wolverine and Magneto and it would mess up their vibe to explain.” »

Arrivati a casa di Clary, lei e Simon restano sul vialetto mentre i tre Shadowhunters vanno a controllare i livelli di attività demoniaca.
Clary ne approfitta per cercare di parlare di ciò che è successo la sera prima – ma Simon si dice contrario, preferirebbe evitare l’argomento.
Quando Clary insiste, dicendogli che sì, lo sa, la risposta che gli ha dato non è quella che Simon sperava di sentirsi dire, lui risponde: “Vero. Ho sempre sperato che quando alla fine avessi detto ‘ti amo’ a una ragazza lei avrebbe risposto ‘lo so’, come Leila ad Han nel Ritorno dello Jedi.”
E Clary insensibilmente commenta: “Ma è troppo da sfigato!”

Simon la guarda male, e poi le chiede di provare a guardarlo. Di guardarlo sul serio. Però non ci riesce: gli incantesimi sono facili da aggirare, una volta capito il meccanismo. Guardare le persone sul serio, invece, è complicato: ci fermiamo a osservare solo ciò che desideriamo vedere.
Nel frattempo gli Shadowhunters tornano: i livelli di attività demoniaca sono bassi, quindi non c’è di che preoccuparsi.

Jace cerca di sistemare il bracciale di Alec, che si è slacciato – ma quando si allunga per aiutarlo, Alec si retrae come scottato (e sul viso di Jace si dipinge un’espressione ferita che fa sentire Clary in colpa).
Benché normalmente preferisca l’arco, Alec decide di prendere due Lame Angeliche come armi.

 

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Dopo aver lasciato un irritato Simon nel furgone, il quartetto si infila nell’edificio; bussano poi alla porta di Madame Dorothea, che si spalanca. La donna, a piedi nudi e con un turbante giallo in testa, abbraccia di slancio Clary – quindi fa spazio perché i ragazzi possano infilarsi nel suo appartamento.

« – Non ti avevo forse letto le foglie del tè, Cacciatore? Ti sei già innamorato della persona sbagliata?
Jace disse: – Purtroppo, Signora del Rifugio, il mio unico vero amore resto io stesso.
Dorothea scoppiò in una risata: – Almeno non ti devi preoccupare di essere respinto, Jace Wayland.
– Non necessariamente. A volte mi dico di no, tanto per non farmi perdere interesse. »
« “Didn’t I read your tea leaves, Shadowhunter? Have you fallen in love with the wrong person yet?”
Jace said, “Unfortunately, Lady of the Haven, my one true love remains myself.”
Dorothea roared at that. “At least,” she said, “you don’t have to worry about rejection, Jace Wayland.”
“Not necessarily. I turn myself down occasionally, just to keep it interesting.” »

Clary interrompe il discorso dei due: non è andata lì per chiacchierare, ma per la Coppa.

Madame Dorothea risponde male all’insinuazione, convinta che le si stia dando della bugiarda; ma Clary si affretta a spiegare che no, non è una bugiarda. Ma la Coppa è davvero lì: solo che Dorothea questo non l’ha mai saputo.

Clary la sollecita a passarle le carte dei tarocchi – poi si fa dare lo stilo di Jace, e traccia la runa. A quel punto allunga la mano e la fa scivolare nella carta, e finalmente stringe la Coppa tra le dita.

 

“Città di Ossa” read along: capitolo 17, IL FIORE DI MEZZANOTTE

Benvenuti al diciassettesimo post dedicato al read along di “Città di Ossa”! :) Questa volta a Susi è toccato presentarci “Il Fiore di Mezzanotte” che, come leggerete, è uno dei suoi capitoli preferiti (e anche dei miei: chi non si è sciolto leggendolo?). <3

 

 

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Il Fiore di Mezzanotte personalmente è uno dei miei capitoli preferiti di Città di Ossa: l’ho letto fino allo sfinimento, al punto da consumare le pagine. Bando alle ciance, comunque: buona lettura!

 

Il capitolo precedente si era concluso con Jace intenzionato a festeggiare il compleanno di Clary con un picnic notturno.

 

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Arrivati alla serra, caratterizzata dal profumo inconfondibile della terra e da mille fiori diversi, Jace e Clary si accomodano per terra e iniziano a mangiare i tramezzini al formaggio preparati da Jace, spicchi di mele, e barretta al cioccolato con frutta e cereali.

Tra una chiacchiera e l’altra Jace racconta come sia importante festeggiare i compleanni ricordando come il giorno del suo compleanno fosse stato un giorno speciale in quanto era l’unico giorno in cui il padre gli permetteva di avere ciò che voleva.

 

«Qualsiasi cosa?» Clary scoppiò a ridere. «E tu che qualsiasi cosa volevi?»
«Be’, quando ho compiuto cinque anni ho voluto fare il bagno negli spaghetti.»
«Ma lui non te lo ha lasciato fare, giusto?»
«No, è proprio questo il bello, me lo ha permesso. Ha detto che non era una cosa costosa, e perché non avrei dovuto farlo, se era quello che volevo? Disse alla servitù di riempire la vasca da bagno di acqua bollente e pasta, e quando si raffreddò…» scrollò le spalle «ci feci il bagno.»

“Anything?” She laughed. “Like what kind of anything did you want?”
“Well, when I was five, I wanted to take a bath in spaghetti.”
“But he didn’t let you, right?”
“No, that’s the thing. He did. He said it wasn’t expensive, and why not if that was what I wanted? He had the servants fill a bath with boiling water and pasta, and when it cooled down…” He shrugged. “I took a bath in it.”

 

Tra il rivivere vari ricordi dell’uno e dell’altra sopraggiunge la mezzanotte, Jace fa alzare Clary e la avvicina al cespuglio verde, accanto a lui.

 

Da qualche parte stava suonando una campana. «Mezzanotte» disse rimettendosi in ta-sca il coltello. Si alzò in piedi e le porse le mani per aiutarla a sollevarsi. Le sue dita erano un po’ appiccicose di succo di mela. «E adesso guarda.»
Il suo sguardo era fisso sul cespuglio verde accanto al quale erano stati seduti, coi suoi numerosi boccioli luccicanti. Clary fece per chiedergli cosa avrebbe dovuto guardare, ma lui sollevò una mano per zittirla. Aveva gli occhi lucidi. «Aspetta» disse.
Le foglie del cespuglio erano immobili. All’improvviso uno dei boccioli chiusi iniziò a vibrare e tremare. Si gonfiò fino a raddoppiare le proprie dimensioni e poi si aprì. Fu come guardare la ripresa accelerata dello sboc-ciare di un fiore: i delicati sepali verdi che si aprivano verso l’esterno, libe-rando i petali chiusi al loro interno. I petali erano cosparsi di polline dorato e leggero come talco.
«Oh!» disse Clary, e quando sollevò lo sguardo vide che Jace la stava guardando. «Sbocciano tutte le notti?»
«A mezzanotte» disse lui. «Buon compleanno, Clarissa Fray.»
Clary si sentiva stranamente commossa. «Grazie.»

Somewhere, a bell was tolling.
“Midnight,” said Jace, setting the knife down. He got to his feet, holding his hand out to pull her up beside him. His fingers were slightly sticky with apple juice. “Now, watch.”
His gaze was fixed on the green shrub they’d been sitting beside, with its dozens of shiny closed buds.
She started to ask him what she was supposed to be looking at, but he held up a hand to forestall her.
His eyes were shining. “Wait,” he said.
The leaves on the shrub hung still and motionless. Suddenly one of the tightly closed buds began to quiver and tremble. It swelled to twice its size and burst open. It was like watching a speeded-up film of a flore blooming: the delicate green sepals opening outward, releasing the clustered petals inside. They were dusted with pale gold pollen as light as talcum.
“Oh!” said Clary, and looked up to find Jace watching her. “Do they bloom every night?”
“Only at midnight,” he said. “Happy birthday, Clarissa Fray.”
She was oddly touched. “Thank you.”

 

Ma non è tutto, come se lo spettacolo incredibile dei fiori che sbocciano nel cuor della notte, Jace regala a Clary una stragaluce.

 

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«Non è una pietra qualsiasi. Tutti i Cacciatori hanno una pietra runica di stregaluce.»
«Oh.» Clary la guardò con rinnovato interesse, chiudendola tra le dita come aveva visto fare a Jace nella cantina. Non ne era certa, ma le parve di vedere una piccola luce che faceva capolino fra le dita.
«Ti illuminerà» disse Jace «in tutti i luoghi oscuri di questo e di altri mondi.»

“It’s not a rock, precisely. All Shadowhunters have a witchlight rune-stone.”
“Oh.” She looked at it with renewed interest, closing her fingers around it as she’d seen Jace do in the cellar.
She wasn’t sure, but she thought she could see a glint of light peeking out through her fingers. “It will bring you light,” said Jace, “even among the darkest shadows of this world and others.”

 

Non appena giunge il momento di lasciare la serra, i due ragazzi fanno per salutare il fiore di mezzanotte – all’improvviso, però, Clary, che stava tentando di non calpestare il coltello con cui Jace aveva tagliato le mele, si ritrova tra le braccia del ragazzo.

 

Clary scattò velocemente indietro per evitare di calpestarlo e le sue spalle andarono a sbattere contro quelle di lui… Jace allungò una mano per sorreggerla proprio mentre lei si voltava per scusarsi e in qualche modo Clary si ritrovò nel cerchio delle sue braccia e lui la baciò.
All’inizio fu quasi come se non avesse voluto farlo: la sua bocca era ri-gida contro quella di lei. Poi le mise tutte e due le braccia attorno e la tirò contro di sé. Le sue labbra si ammorbidirono. Clary sentì il battito rapido del suo cuore, assaggiò la dolcezza delle mele ancora nella sua bocca. Infilò le mani nei capelli di Jace come aveva desiderato fare dalla prima volta che lo aveva visto. Li arricciò attorno alle dita, serici e sottili. Il suo cuore martellava e si sentiva un rombo nelle orecchie, come un battito d’ali…

She jerked hastily back to avoid stepping on it, and her shoulder bumped his-he put a hand out to steady her, just as she turned to apologize, and then she was somehow in the circle of his arm and he was kissing her.
It was at first almost as if he hadn’t wanted to kiss her: His mouth was hard on hers, unyielding; then he put both arms around her and pulled her against him. His lips softened. She could feel the rapid beat of his heart, taste the sweetness of apples still on his mouth. She wound her hands into his hair, as she’d wanted to do since the first time she’d seen him. His hair curled around her fingers, silky and fine. Her heart was hammering, and there was a rushing sound in her ears, like beating wings.

 

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Lasciata la serra i due si dirigono vero le camere; arrivati alla porta di Clary, Jace le si avvicina per baciala ancora, ma proprio sul più bello Simon spalanca l’uscio.

 

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Fu proprio in quell’istante che Simon spalancò la porta della camera da letto e uscì in corridoio.
Aveva gli occhi semichiusi e i capelli scompigliati ed era senza occhiali, ma li vide perfettamente. «Ma cosa diavolo…?» chiese a voce tanto alta che Clary si staccò da Jace con un salto, come se le sue mani l’avessero bruciata.
«Simon! Cosa… voglio dire… pensavo che stessi…»

It was at precisely that moment that Simon threw open the bedroom door and stepped out into the hall.
He was blinking and tousle-haired and without his glasses, but he could see well enough. “What the hell?” he demanded, so loudly that Clary leaped away from Jace as if his touch burned her.
“Simon! What are you-I mean, I thought you were-“

 

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Lasciando dietro di sé un Jace molto infastidito e arrabbiato per l’interruzione, Clary entra in camera dietro un altrettanto infastidito e arrabbiato Simon.

Lì il comportamento di Simon si fa ancora più strano; quella che sembrava una discussione normale si trasforma dal nulla in un litigio nel quale Simon, come un tornado, rivela i suoi sentimenti, non di amicizia, a un incredula Clary.

 

«Stavo cercando di ingelosirti!» gridò Simon. Aveva le mani strette a pugno lungo i fianchi. «Sei così stupida, Clary, sei così stupida! Ma non capisci proprio niente?»
Lei lo fissò sbalordita. Cosa diavolo voleva dire? «Stavi cercando di ingelosirmi? E perché avresti dovuto fare una cosa del genere?»
Capì subito che era la cosa peggiore che potesse chiedergli.
«Perché» rispose lui con tanta amarezza da scioccarla «sono dieci anni che sono innamorato di te e mi sembrava che fosse ora di scoprire se anche tu provavi lo stesso per me. E direi che la risposta è no.»
Era come se le avesse tirato un calcio allo stomaco. Clary non riusciva a parlare. L’aria le era stata risucchiata fuori dai polmoni. Lo fissò cercando di mettere insieme una risposta, una risposta qualsiasi.
Simon la bloccò in malo modo. «Lascia perdere. Non c’è niente che tu possa dire.» Clary lo guardò avvicinarsi alla porta come se fosse stata paralizzata: non riusciva a muovere un muscolo per trattenerlo, per quanto desiderasse farlo. Cosa avrebbe potuto dirgli? Anche io ti amo? Ma non era vero. Oppure sì?
Simon si fermò sulla porta, una mano sulla maniglia, e si voltò verso di lei. I suoi occhi, dietro gli occhiali, ora sembravano più stanchi che arrabbiati. «Vuoi sapere qual era l’altra cosa che mia mamma diceva su di te?»
Clary scosse il capo.
Lui sembrò non accorgersene. «Diceva che mi avresti spezzato il cuore» disse, e poi uscì dalla stanza. La porta si chiuse dietro di lui con un clic deciso e Clary restò sola.

“I was trying to make you jealous!” Simon screamed, right back. His hands were fists at his sides. “You’re so stupid, Clary. You’re so stupid, can’t you see anything?”
She stared at him in bewilderment. What on earth did he mean? “Trying to make me jealous? Why would you try to do that?”
She saw immediately that this was the worst thing she could have asked him.
“Because,” he said, so bitterly that it shocked her, “I’ve been in love with you for ten years, so I thought it seemed like time to find out whether you felt the same about me. Which, I guess, you don’t.”
He might as well have kicked her in the stomach. She couldn’t speak; the air had been sucked out of her lungs.
She stared at him, trying to frame a response, any response.
He cut her off sharply. “Don’t. There’s nothing you can say.” She watched him walk to the door as if paralyzed; she couldn’t move to hold him back, much as she wanted to. What could she say? “I love you, too”?
But she didn’t-did she?
He paused at the door, hand on the knob, and turned to look at her. His eyes, behind the glasses, looked more tired than angry now. “You really want to know what else it was my mom said about you?” he asked.
She shook her head.
He didn’t seem to notice. “She said you’d break my heart,” he told her, and left. The door closed behind him with a decided click, and Clary was alone.

 

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Rimasta da sola in camera Clary prende in mano il suo blocco da disegno e ripensa agli avvenimenti di quella intensa giornata, sfiorando con le dita il disegno di Jace che sotto gli occhi increduli della ragazza sembra prendere vita.

 

Le sue dita non avevano trovato carta, ma morbide piume. I suoi occhi corsero alle rune che aveva scarabocchiato nell’angolo della pagina. Erano luccicanti come quelle disegnate da Jace con il suo stilo.
Il cuore di Clary aveva iniziato a battere con un ritmo rapido e regolare. Se una runa poteva portare in vita un disegno, allora forse…

Her fingers had touched not dry paper but the soft down of feathers. Her eyes flashed up to the runes she’d scrawled in the corner of the page. They were shining, the way she’d seen the runes Jace drew with his stele shine.
Her heart had begun to beat with a rapid, steady sharpness. If a rune could bring a painting to life, then
Maybe…

 

Se siete curiosi di leggere quale è la scoperta fatta da Clary non perdete il prossimo capitolo del Read Along!

“Citta’ di Ossa” read along: capitolo 16, ANGELI CADUTI

Ed ecco arrivare il sedicesimo capitolo di Città di Ossa, “Angeli Caduti”! :)
Lo postiamo ora perché ieri sera dubitavamo l’avrebbe letto qualcuno (per via della premiere); comunque non preoccupatevi, in serata posteremo anche il diciassettesimo capitolo. X) Non tarderemo sulla nostra tabella di marcia.

Ah, piccola comunicazione: entro la fine della settimana scoprirete quali sono i possibili premi del giveaway e come vincerli. ;)
Non ce ne siamo dimenticate, aspettavamo solo il momento giusto! XD

 

 

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« Hodge era arrabbiatissimo. Era fermo all’ingresso, con Alec e Isabelle alle spalle, quando Clary e i ragazzi entrarono zoppicando, sporchi e coperti di sangue, e si era immediatamente lanciato in una ramanzina di cui la madre ci Clary sarebbe stata fiera. Non tralasciò la parte in cui gli avevano mentito sul posto in cui sarebbero andati – cosa che, a quanto pareva, Jace aveva fatto – o quella sul fatto che non si sarebbe mai più fidato di Jace, e infine aggiunse anche qualche orpello su faccende tipo le infrazioni di Jace alla Legge, il fatto che sarebbe stato buttato fuori dal Conclave e che avrebbe coperto di vergogna il nome antico e rispettato dei Wayland. »

« Hodge was enraged. He had been standing in the foyer, Isabelle and Alec lurking behind him, when Clary and the boys limped in, filthy and covered in blood, and had immediately launched into a lecture that would have done Clary’s mother proud. He didn’t forget to include the parte about lying to him about where they were going—which Jace, apparentely, had—or the parte about never trusting Jace again, and even added extra embellishments, like some bits about breaking the Law, getting tossed out of the Clave, and bringing shame on the proud and ancient name of the Wayland. »

 

Dopo la bravata dei nostri Jace e Clary (che, lo ricordiamo per chi si fosse perso gli scorsi capitoli e non lo ricordasse, hanno fatto la follia di andare nel covo dei vampiri per recuperare Simon Il Topo), Hodge non può che dirsi deluso e amareggiato e arrabbiato.

La sfuriata che fa loro è lunga e appassionata, e si conclude con un’accusa molto forte: con il suo gesto sconsiderato Jace non ha messo in pericolo solo la sua vita, ma anche quella di Clary e di Simon.
Comunque, dal momento che la spalla di Jace è lussata e quindi ha bisogno di cure, Hodge è costretto a interrompere il suo monologo prima del tempo e spedire sia lui che Simon in infermeria, dove una zelante Isabelle si dà da fare per aiutarli.

Clary, invece, passa per le mani di Hodge, che le medica i lividi e toglie l’asfalto da dosso.
In infermeria – dove Clary va appena finito con Hodge – Jace è parecchio annoiato (e di conseguenza scontento); per tirarsi un po’ di morale, prende in giro Clary, ricordandole un’inesistente promessa fatta al Dumort di vestirsi da infermiera e curarlo.
Lei, ghignando, gli risponde che a giurarlo è stato Simon – e quest’ultimo gli sorride vivacemente e commenta: “Appena sarò di nuovo in piedi, tesoruccio.”

L’umorismo gli è rimasto, ma comunque Simon ha l’aria di sentirsi un pesce fuori dall’acqua; Clary gli si avvicina per consolarlo, ma appena sente il tono pieno d’adorazione che Simon usa per Isabelle (che gli ha tagliato la scarpa, dal momento che il piede di Simon era troppo gonfio per sfilarla, e ha continuato a ronzargli intorno per il resto del tempo) si irrita.
Non può però restare irritata per troppo, dal momento che Simon le chiede di parlare; riluttante, gli risponde di andare a trovarla in camera sua non appena Hodge l’avrà rimesso in piedi.

A mettere ancora più a disagio Clary ci pensa il bacio che Simon le dà sulla guancia, e il modo in cui li fissano i presenti.

L’urlo di Alec (“Clary!”) la coglie quindi di sorpresa; e la frase successiva, “Ti devo parlare”, la confonde ancora di più.
La terza affermazione è però la goccia che fa traboccare il vaso: “Penso che te ne dovresti andare. A casa.”

 

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« – Mi era sembrato di sentirti dire che hai uno zio. Non puoi andare da lui? – Nella sua voce c’era una vena di disperazione.
– No. E poi Hodge vuole che resti – tagliò corto la ragazza.
– Non può – replicò Alec. – Voglio dire, non dopo quello che hai fatto…
– Quello che ho fatto?
Alec deglutì. – Hai quasi ucciso Jace.
– Ho quasi… ma di cosa stai parlando?
– Correre dietro al tuo amico in quel modo… Lo sai in che razza di pericolo lo hai messo? Lo sai…
– Stai parlando di Jace? – lo interruppe Clary. – Per tua informazione, è stata una sua idea. È stato lui a chiedere a Magnus dov’era la tana. È stato lui ad andare alla chiesa a prendere le armi. Se non fossi andata con lui, lo avrebbe fatto lo stesso.
– Non capisci – disse Alec. – Tu non lo conosci. Io lo conosco. Pensa di dover salvare il mondo e sarebbe pronto a uccidersi per farlo. A volte penso che voglia morire, ma questo non vuol dire che tu debba incoraggiarlo a farlo. »

« “You must have relatives you can stay with?” There was a tinge of desperation in his voice.
“No. Besides, Hodge wants me to stay,” she said shortly.
“He can’t possibly. I mean, not after what you’ve done—”
“What I’ve done?”
He swallowed hard. “You almost got Jace killed.”
“I almost—What are you talking about?”
“Running off after your friend like that—do you know how much danger you put him in? Do you know—”
“Him? You mean Jace?” Clary cut him off in midsentence. “For your information the whole thing was his idea. He asked Magnus where the lair was. He went to the church to get weapons. If I hadn’t come with him, he would have gone anyway.”
“You don’t understand,” said Alec. “You don’t know him. I know him. He thinks he has to save the world; he’d be glad to kill himself trying. Sometimes I think he even wants to die, but that doesn’t mean you should encourage him to do it.” »

 

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Alec è furioso e spaventato: non era mai capitato prima che Jace facesse qualcosa senza portare con sé Alec e Isabelle, e prendersela con Clary – che ai suoi occhi è la ragione di questo cambiamento – gli pare certamente logico.
Il tono di Alec – che nella sua rabbia pure riesce a mettere a segno qualche punto – scatena l’ira di Clary, che lo attacca a sua volta e gli ricorda che se c’è qualcuno di egoista quello è lui, che per paura non ha ucciso neanche un demone.

« Alec era sconvolto. – Chi te lo ha detto?
– Jace.
Il ragazzo sembrava aver ricevuto uno schiaffo. – Non lo farebbe mai. Non divrebbe mai una cosa del genere.
– E invece l’ha detta. – Clary capì quanto gli stesse facendo male, e ne fu felice. Tanto per cambiare, sarebbe toccato a qualcun altro stare male. – Puoi blaterare quanto ti pare di onore e onestà e di come i mondani non hanno né l’uno né l’altra, ma se tu fossi onesto, ammetteresti che stai facendo tutta questa scena solo perché sei innamorato di lui… e non ha niente a che fare con… »
« Alec looked stunned. “Who told you that?”
“Jace.”
He looked as if she’d slapped him. “He wouldn’t. He wouldn’t say that.”
“He did.” She could see how she was hurting him, and it made her glad. Someone else ought to be in pain for a change. “You can rant all you want about honor and honesty and how mundanes don’t have any of either, but if you were honest, you’d admit this tantrum is just because you’re in love with him. It doesn’t have anything to do with—” »

E a questo punto Alec, il silenzioso e quasi anonimo (anche se bellissimo) Alec, la spinge contro la parete e le intima di non dire mai una cosa simile a Jace; addirittura giura sull’Angelo – il che rende le sue parole ancora più forti.
Poi la lascia andare e se ne va barcollando, e Clary si rende conto di essere riuscita a farsi odiare davvero.

 

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Tornata in camera, Clary comincia a disegnare – disegna pezzi di ciò che ha visto quel giorno, e poi Jace in piedi sul tetto dell’hotel, con grandi ali da angelo. E poi sua madre, di cui finalmente riesce a vedere le cicatrici delle rune.

 

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Quando ha ormai risposto l’album arriva Simon, coi capelli aggrovigliati e i vestiti sporchi. Clary gli fa posto sul letto e cominciano a parlare del più e del meno.
Finché Simon non la ringrazia per averlo salvato, e lei minimizza, perché se lui fosse stato al suo posto avrebbe fatto lo stesso.

Simon conferma – il punto, però, è che pensava che le cose non stessero così, per lei. Agli occhi di Simon, è sempre stato lui quello ad aver bisogno di Clary, non viceversa.
Perché Clary alla fine l’ha sempre degnato solo di metà della sua attenzione, e per lui è sempre stato okay, perché: “Metà della tua attenzione è meglio di tutta quella di chiunque altro.”

Clary lo rassicura subito: ha sempre amato solo tre persone, sua madre, Luke e Simon. E non ha intenzione di perdere anche lui.
A quel punto cominciano a raccontarsi cose; per esempio, prima di essere trasformato in topo Simon faceva dell’ironia sui vampiri ebrei (LOL) con Isabelle, ma lei, a differenza di Clary, non ci aveva trovato niente di divertente nelle sue battute.
Poi Simon ipotizza che Izzy vada a letto con Jace, e Clary – che per qualche ragione si sente oltraggiata – fa notare che sono quasi parenti, e non lo farebbero mai.

Simon fa anche notare che il party di Magnus gli ha permesso di capire che Isabelle è pazza, e che se ha bevuto quella bibita sconosciuta è perché aveva visto Clary andarsene in compagnia di Jace e Alec, con un’aria e un portamento diversi dal solito. L’ha fatto per non sentirsi escluso dal nuovo mondo di Clary.
Il discorso continua ancora per un po’, finché Simon non si addormenta, occupando quasi tutto il materasso.
E poi qualcuno – Jace – bussa alla porta, ripulito e con i capelli ancora umidi.

« – Cosa ci fai qui?
– Qui nel senso di “in camera tua” o qui nel senso della grande domanda spirituale riguardo a qual è il nostro scopo in questo mondo? Se mi stai chiedendo se è tutto una grande casualità cosmica o se la vita ha un senso morale superiore, be’, sono secoli che l’uomo cerca di dare una risposta a questa domanda. Voglio dire, il mero riduzionismo ontologico è chiaramente un’argomentazione fallace, ma…
– Io torno a letto. – Clary fece per girare la maniglia.
Jace si infilò agilmente tra lei e la porta. – Sono qui – disse – perché Hodge mi ha detto che è il tuo compleanno.
Clary sospirò esasperata. – Non fino a domani.
– Non c’è motivo per non iniziare a festeggiare subito. »

« “What are you doing here, anyway?”
“‘Here’ as in you bedroom or ‘here’ as in the great spiritual question of our purpose here on this planet? If you’re asking whether it’s all just a cosmic coincidence or there’s a greater meta-ethical purpose to life, well, that’s a puzzler for the ages. I mean, simple ontological reductionism is clearly a fallacious argument, but—”
“I’m going back to bed.” Clary reached for the doorknob.
He slid nibly between her and the door. “I’m here,” he said, “because Hodge reminded me it was your birthday.”
Clary exhaled in exasperation. “Not until tomorrow.”
“That’s no reason not to start celebrating now.” »

A questo punto, Clary afferma di non voler parlare con lui (che a conti fatti è andato a cercarla perché è l’unica persona che lo sta ignorando e non vuole imporgli niente) e di avere fame.
E Jace la tenta con un picnic notturno. ;) Come dirgli di no?

Al prossimo capitolo, Shadowhunters!